CAPITOLO 151

Mantenne la promessa fatta a Rusty. Si preparò una tisana rilassante e si sforzò a mandar giù un paio di biscotti. Non poteva considerarsi una cena ma il fatto che avesse mangiato era già qualcosa. Passò la notte in bianco ripensando ai vari momenti della giornata appena conclusa. Sperava di potersi addormentare e al risveglio scoprire che si era trattato solo di un incubo ma non era così. Era la realtà ed era più dura di quanto avesse immaginato.

Fece una doccia calda per tentare di sciogliere la tensione che provava. Poco prima di andare a lavorare, Rusty passò a trovarla per accertarsi che stesse bene. La trovò in cucina a sorseggiare un po' di succo di frutta.

«Buongiorno mamma, come stai oggi?»

«Buongiorno Rusty…sto bene…grazie per preoccuparti per me» rispose carezzandogli la guancia come fosse ancora quell'adolescente dai capelli lunghi e spettinati che era quando lo accolse in casa sua qualche anno prima. Era diventato ormai un uomo ed aveva spiccato il volo. E lei ne era veramente orgogliosa tanto quanto lo era dei suoi figli naturali.

«Mamma…senti…se oggi mi capitasse di vedere Andy…vuoi che gli dica qualcosa da parte tua?»

«No, lascialo tranquillo…mi ha chiesto del tempo e voglio darglielo. Sta soffrendo anche lui…»

«Non so come comportarmi con lui…»

«Normalmente, come sempre. È un problema nostro, mio e suo. Non sentirti tirato in causa solo perché sei mio figlio. Sono sicura che Andy non ha nulla contro di te»

Rusty sospirò poco convinto. «Ora vado o farò tardi…se hai bisogno…» venne interrotto dalla madre.

«Se avrò bisogno ti chiamerò. A qualunque ora.» disse come una cantilena.

«Già. Vado» diede a Sharon un bacio sulla guancia e uscì per andare al lavoro.

Passarono due settimane lente e monotone. Sharon veniva controllata a vista dal figlio Rusty e a distanza da Emily e Ricky che ogni giorno la chiamavano, anche più volte al giorno. Spesso la sua amica Patrice le faceva compagnia, tenendola aggiornata riguardo ad Andy. Lui era spesso taciturno, si era immerso a capofitto nel lavoro per evitare di pensare ai problemi personali. Non aveva mai risposto alle chiamate di Sharon, ne ai suoi messaggi.

Quella mattina Sharon stava distrattamente leggendo un libro sul divano quando la sua attenzione fu catturata dal servizio che il telegiornale stava trasmettendo.

«Pochi minuti fa, nel quartiere San Bernardino, una lunga sparatoria ha avuto luogo tra l' FBI col supporto della Polizia di Los Angeles e gli uomini di Victor Ramala, noto narcotrafficante messicano. Ascoltiamo la nostra corrispondente che si trova sul posto.» annunciava la giornalista lasciando la parola alla collega «Durante la sparatoria sono stati feriti alcuni agenti, in questo momento sono in corso le operazioni per trasportarli al per le cure del caso. Nessun agente risulta essere in pericolo di vita.» Le immagini dei soccorsi accompagnavano le parole della donna. Sharon vide nel servizio che la tv stava mandando che Andy era uno degli agenti feriti ed era sdraiato sulla barella mentre lo caricavano sull'ambulanza. Accanto a lui riuscì a distinguere nitidamente le figure di Provenza e Julio, incolumi. «Alcuni uomini di Ramala sono morti nello scontro a fuoco, altri invece sono stati arrestati insieme al loro boss. Maggiori dettagli nella prossima edizione del telegiornale. Da qui è tutto, linea allo studio…» Sharon spense la tv e rimase immobile per qualche secondo. Cercava di mantenere la calma ma era alquanto difficile riuscirci. Decise di chiamare immediatamente un taxi e dirigersi personalmente in ospedale. Mentre si trovava sull'auto ricevette la chiamata di Patrice, anche lei venuta a conoscenza della sparatoria, e la informò di essere già in viaggio per l'ospedale. Si misero d'accordo per trovarsi là.

Pagò il tassista e aspettò l'amica all'ingresso dell'ospedale per qualche minuto.

«Sharon, non saresti dovuta venire, non ti devi agitare»

«Mi sarei agitata di più stando a casa senza sapere nulla» rispose lei «Hai sentito Provenza?»

Le due donne andarono verso l'entrata del pronto soccorso.

«Sì, proprio mentre venivo qui. Sta aspettando che finiscano di visitare Andy e Amy»

«Anche Amy è rimasta ferita? È grave?»

«Le hanno sparato ad un braccio da quel che mi ha raccontato Louie. Ma sembrava essere solo di striscio.»

Arrivarono in quegli istanti nella sala d'aspetto del pronto soccorso dove videro Provenza che camminava nervoso su e giù per la stanza. Accanto a lui, Julio.

«Tenente!» lo chiamò Sharon.

«Capitano! Patrice! Non era il caso di venire fin qui.»

Patrice abbracciò il marito.

«Tesoro, come stai? Sei tutto intero?»

«Sì, Patrice, te l'ho detto anche poco fa, sto bene, non preoccuparti»

«Ci sono notizie di Andy e Amy?» chiese Sharon.

«Li stanno ancora visitando» rispose l'uomo.

Lo sguardo di Sharon si spostò sul giubbotto antiproiettile che aveva in mano. Non era certamente il suo dato che lui lo indossava ancora.

«È il giubbotto di Andy?»

«Sì…» Provenza lo alzò e Sharon rimase sconcertata nel vedere, all'altezza dello stomaco, il foro lasciato dal proiettile che era stato fermato dal giubbotto.

«Santo Cielo…»

«Andy come al solito ha tentato di fare l'eroe della situazione. È grazie a lui che non ho io quel foro nel giubbotto» rivelò Provenza.

In quel momento il medico uscì dalla sala visita e andò ad informare loro e Julio riguardo alle condizioni di Amy. La ferita era pulita e la ragazza sarebbe stata dimessa la mattina seguente. I medici volevano tenerla una notte sotto osservazione per assicurarsi che non sorgessero infiammazioni o febbre. Riguardo ad Andy comunicò loro che sarebbe potuto tornare a casa di lì a poco e che non era necessaria la degenza. Il proiettile fermato dal giubbotto aveva lasciato un grosso livido doloroso ma nulla di più.

«Grazie dottore»

«Dovere, agenti.» salutò prima di rientrare a svolgere il suo lavoro.

Sharon fece un paio di passi indietro e si fece pensierosa.

«Sharon, cosa c'è?» le chiese Patrice.

«È meglio che io vada…Andy non vorrà vedermi…»

«Capitano, credo che per una volta si possano accantonare un momento i problemi, sono certo che sarà felice di sapere che è venuta a vedere come sta.»

«Non credo, tenente»

Non fece in tempo ad aggiungere altro che Andy uscì dalla sala visite. Era dolorante e si teneva le mani sulla pancia fasciata sotto la camicia abbottonata in modo disordinato. I loro occhi tornarono a incontrarsi dopo tanto tempo e per un attimo infinito tutti intorno a loro scomparvero.

Continua…