CAPITOLO 152

«Cosa ci fa lei qui?!» Sbottò Andy rompendo l'incantesimo con prepotenza.

Sharon sentì un brivido percorrerle la schiena.

«Era preoccupata, ti ha visto sull'ambulanza mentre davano la notizia al telegiornale.» lo informò Provenza.

«Sto bene. Può andarsene.» Andy parlava di lei come se non fosse presente.

«Gliel'avevo detto, tenente…» Sharon si rivolse a Provenza.

«Detto cosa?!» Andy si intromise non capendo a cosa si riferisse.

«Voleva andare via perché era sicura che non avresti voluto vederla. Io l'ho trattenuta. Quindi se vuoi prendertela con qualcuno prenditela con me» gli spiegò il collega.

«Mi fa piacere vedere che stai bene» riuscì solo a dire con un filo di voce. Era emozionata e titubante.

«Ecco, ora che mi hai visto puoi anche andare! E non preoccuparti. L'ultima volta che dicevi di essere preoccupata per me hai finito per farti scopare dal tuo ex.» Tuonò Andy con la delicatezza di un elefante. Calò il gelo. Si pentì immediatamente di aver pronunciato quelle parole ma il dolore, la rabbia e l'orgoglio non gli permisero di scusarsi.

Sharon lo guardava con gli occhi spalancati e umidi per le lacrime che sentiva arrivare. Come poteva essere stato così crudele? Come poteva avergli detto una tale cattiveria? Sentiva il cuore palpitarle nel petto, riusciva a percepire i movimenti di quell'organo che le stava dando così tanti problemi ultimamente, muoversi sotto la pelle. In quegli istanti quasi si scordò di come si facesse a respirare e riuscì a compiere quella così naturale azione solo una volta fuori dall'edificio, sola. Si sedette su una panchina poco lontano e cercò di respirare a fondo lasciando entrare e uscire piano l'aria nei suoi polmoni. Le parole di Andy rimbombavano nella sua testa. Quella frase così infelice e pungente le aveva spezzato il cuore.

Patrice la seguì e la raggiunse, preoccupata. Provenza intanto si occupava di portare a casa Andy prima di tornare in centrale.

«Sharon…» Patrice si sedette accanto a lei.

«Sto bene, grazie.» rispose lei.

«Vuoi che ti acc…»

Sharon la interruppe. «No. Prenderò un taxi» il suo tono era sempre più secco.

«Sei sicura?»

«Sì! Dannazione! Sì! Sono sicura!» si mise in piedi alzando il tono della voce. «Sono stanca che tutti mi chiedano come sto! Se devono portarmi di qua e di là! Posso farcela da sola! Non ho bisogno della babysitter!» stava sfogando tutta la rabbia repressa. «E se anche mi succedesse qualcosa cosa cambierebbe!? A chi importerebbe?!» Si agitò di nuovo. Guardò il viso di Patrice e si rese conto di aver esagerato. Si risedette. «Scusa. Ho perso la testa, scusa…non volevo urlare con te…»

«Non ti preoccupare, lo capisco. Ti senti destabilizzata, confusa, triste.»

Sharon annuì. «Ho perso il grande amore della mia vita» disse con rassegnazione «Non mi perdonerà mai. E ha tutte le ragioni per non volerlo fare. Probabilmente, a parti inverse, io reagirei nello stesso modo…se solo sapesse la verità… se solo mi lasciasse spiegare cosa è successo…le cose forse cambierebbero. Entrambi siamo stati vittime della mente malata di Jack.»

«Cosa vuoi dire?»

«Niente. Non importa…non ha senso…niente ha più senso ormai…» sospirò.

«Si risolverà tutto, non so come né quando ma riuscirete a risolvere questa situazione. Il vero amore può tutto.»

«Chissà…» rispose Sharon sconsolata. «Vado a casa, grazie di tutto e…scusa ancora…»

«Tranquilla…»

«Hai esagerato, lo sai, vero?» lo rimproverò Provenza durante il tragitto fino a casa.

«Lo so.» Andy era mortificato. Non avrebbe voluto ferirla in quel modo. Era arrabbiato e il rancore parlava al suo posto.

«Sono passate due settimane, forse è ora che ascolti la sua versione dei fatti»

«Mentirebbe come mi ha mentito per settimane»

«E allora cosa farai? Lascerai che tutto finisca così? La condannerai senza processo? Solo sulla base delle parole di quel megalomane arrogante di Jack Raydor?» lo incalzò Provenza.

«Non lo so»

«Beh è ora che tu faccia qualcosa o la perderai. È questo che vuoi?»

Andy non rispose e Provenza comprese la sua confusione.

Sharon tornò al condominio, durante il viaggio in taxi ricordò quanto successe al pronto soccorso. Non riusciva a credere che Andy le avesse potuto parlare in quel modo. Nella sua mente iniziò a farsi largo l'idea che probabilmente non ci sarebbe stata una seconda occasione. Era tutto finito.

Attraversò l'atrio del palazzo a testa bassa e prese l'ascensore fino al piano. Percorse l'ultimo corridoio indaffarata a cercare le chiavi nella borsetta e solo quando arrivò a pochi metri dalla porta del suo appartamento notò l'ombra scura di qualcuno poco distante.

Continua…