CAPITOLO 153
«Cosa ci fai qui?! Che diamine vuoi!?» domandò Sharon digrignando i denti.
«Calmati, tesoro…agitarti non ti fa bene nelle tue condizioni» La voce di Jack e il suo tono così sarcastico le diedero i brividi. «Ti avevo detto che ci saremmo visti presto…dobbiamo parlare.»
«Non abbiamo niente da dirci. Vattene.» rispose energicamente lei.
«Sharon non fare la bambina capricciosa. Entriamo. Come ti ho detto, dobbiamo parlare.»
«Scordati che ti faccia entrare ancora in casa mia!»
«Casa nostra» la corresse.
«No. Mia. Ho lavorato anni e anni per estinguere il mutuo. Non ti appartiene un centimetro quadrato di questa casa!»
«Ma mi appartieni tu!» rispose lui con la stessa energia, avvicinandosi sempre di più a lei.
«Siamo divorziati, mettitelo bene in testa!»
«Sono il padre dei tuoi figli, saremo sempre legati tu ed io. Che ti piaccia oppure no!»
Sharon non potè controbattere, su quel punto lui aveva ragione, era innegabile.
«Proprio di questo sono venuto a parlarti.»
«Dei ragazzi?»
«Sono due gran bei maleducati, sai?» le disse Jack «dovevi educarli meglio, tesoro…»
Sharon decise di non cogliere la frecciatina che lui le aveva appena lanciato. «Che cosa vuoi, Jack!?»
«Mi hanno chiamato dopo che hanno saputo della nostra seratina…»
«E quindi?»
«E quindi diciamo che non sono stati molto gentili con me…e voglio che tu li rimetta in riga. Esigo rispetto.»
«Forse non te ne sei accorto ma non sono più bambini che possono essere messi in riga» ribatté lei facendogli sottilmente notare che lui era mancato dalle loro vite per molto tempo.
«Voglio che tu parli con loro e li convinca a riammettermi nelle loro vite. Sono il padre.»
«Un padre che non c'è mai stato»
«Il padre, comunque. Voglio che ricostituiamo la nostra famiglia.»
A quel punto Sharon rimase basita e comprese che doveva cambiare atteggiamento. L'uomo che aveva di fronte era accecato da qualcosa più grande di lui. «Jack la nostra famiglia non esiste più, lo sai bene. I ragazzi sono grandi e hanno le loro vite. Come anche noi. Devi fartene una ragione e andare avanti» cercò di farlo ragionare.
«Durante le settimane che ho passato qui eravamo una famiglia perfetta, una squadra! Tu, io e i ragazzi. E Possiamo ancora esserlo. È l'unica cosa che voglio.»
«Jack, tu non capisci la situazione. Non saremo mai più una famiglia. Mai più.» gli parlò chiaramente lei. «Forse è il caso che tu veda un medico che ti aiuti a superare questa cosa. Se vuoi posso darti i numeri di alcuni psicologi che collaborano con il dipartimento…»
«Non sono pazzo!» sbottò lui. «Non ho bisogno di nessun medico!» Jack si avvicinò ancora di più e le prese l'avambraccio stringendoglielo.
«Ahi! Jack, lasciami!Mi stai facendo male»
Jack allentò la presa e le lasciò il braccio ma continuò a restare molto vicino a lei costringendola ad arretrare fino a trovarsi contro la porta.
«Torniamo insieme, Sharon…» il suo fiato sempre più vicino le dava la nausea «sarà tutto bellissimo…quella notte è stata solo l'inizio…possiamo ancora essere felici…» le sue parole erano accompagnate dalle carezze morbose di un uomo ossessionato.
«Jack…ti prego smetti…» lo pregò lei cercando inutilmente di allontanarlo.
«Saremo felici di nuovo, te lo prometto» insistette lui.
«Basta Jack. Per favore…» lo implorò nuovamente Sharon mentre sentiva le sue mani muoversi sul suo corpo.
«Andiamo, non fare la timida…quella notte ti sei divertita anche tu…» iniziò a baciarla sul collo «Siamo entrambi single…possiamo divertirci ancora…»
Sharon riuscì a rimanere lucida nonostante la difficoltà del momento. Infilò una mano nella borsetta e nel giro di pochi secondi gli fece sentire la canna della sua 9 mm premendogliela contro la pancia all'altezza dello stomaco. «Ti ho detto di smettere. Non sono stata sufficientemente chiara?!» gli ringhiò fissandolo negli occhi.
Finalmente Jack si spostò e arretrò di un paio di passi con le mani alzate. «Ehi!Ehi! Ehi…» Jack non si aspettava una reazione del genere da lei. «Ok la smetto.»
«Vattene!»
«Me ne vado, sì. Avremo modo prossimamente di riprendere questo discorso»
«Non credo proprio.» Sharon continuava a tenerlo sotto tiro.
«Ho dei buoni argomenti per convincerti, credimi»
«Che argomenti? Cosa vuoi dire?!» chiese lei abbassando lentamente l'arma.
«Lo vedrai. Tempo al tempo.» rispose lui enigmatico «Tu occupati di parlare coi ragazzi.»
«Ma cosa credi che possa fare?! Sei tu che devi ricucire un legame con loro, non posso farlo io per te!»
«Tanto per cominciare puoi evitare di mettermi sempre in cattiva luce con loro»
«Io non ho mai parlato male di te coi ragazzi. Mai!»
«Bene, quindi non ti sarà difficile ora elogiare le mie qualità e comunicare loro che abbiamo ripreso a frequentarci»
Sharon si rese conto che chi aveva davanti non era più solo l'uomo arrogante e presuntuoso che aveva mandato all'aria la loro famiglia, ma era diventato un uomo ossessionato dall'idea di riaverla, mentalmente instabile e probabilmente anche pericoloso.
«Ci vediamo tra qualche giorno, non deludermi ancora.» le disse allontanandosi lungo il corridoio che portava agli ascensori.
Continua…
