CAPITOLO 154
Sharon entrò in casa e chiuse la porta a chiave. Quell'incontro con Jack l'aveva scossa e le aveva lasciato una sensazione strana che non aveva mai provato in vita sua. Era impazzito? Cosa aveva fatto in modo che in lui scattasse quella morbosa ossessione nei suoi confronti? Le avrebbe fatto del male? Ne avrebbe fatto ai loro figli? Sarebbe potuto arrivare a tanto? Tutte domande alle quali Sharon non riuscì a trovare una risposta. Perse la cognizione del tempo quando rimase appoggiata alla porta per vari minuti ripercorrendo con la mente tutto ciò che era successo in quella mattinata. La giornata era ancora lunga e lei si domandò chissà cosa avrebbe ancora potuto aspettarsi. Non sapeva cosa fare. Avrebbe desiderato poter parlare con qualcuno, avere un aiuto o quantomeno un consiglio. Ma era sola. In quel momento avrebbe desiderato il conforto di Andy, avrebbe voluto essere abbracciata da lui, sentire il suo profumo, averlo accanto. Quello che fino a qualche settimana fa era qualcosa di così semplice e naturale ora era diventato un desiderio quasi irrealizzabile. Pensò ai suoi figli e alle parole di Jack. Che cosa tramava ancora? Cosa avrebbe potuto raccontare ancora per rovinarla più di quanto non avesse già fatto finora?
Provò a non pensare e dopo aver preso le sue medicine come di consueto, pranzando solo con un piatto di triste insalata, si rannicchiò sul letto per riposare.
Si addormentò velocemente, esausta delle emozioni di quella giornata così stressante. Poco dopo sentì una presenza nella stanza. Qualcuno salì sul suo letto e iniziò ad avvicinarsi a lei piano. Una mano la carezzava lentamente sulla gamba dalla caviglia alla coscia. Nel torpore del sonno non riusciva a svegliarsi e a fare in modo che quella sensazione svanisse. Si sentì avvolta in un abbraccio che però tutto era fuorché piacevole. «Sei mia…e lo sarai sempre…» riuscì a distinguere chiaramente la voce di Jack ed ebbe un brivido di terrore. Era immobile, paralizzata. La sua mente gridava ma il suo corpo era inerme. Voleva divincolarsi da quell'abbraccio insistente e morboso ma i suoi muscoli non reagivano. Voleva gridare ma per quanto tentasse di farlo, la sua gola non emise alcun suono. Di fronte a lei vide Andy, in piedi accanto al letto. Li guardava con disprezzo e con espressione schifata. «Andy!» Sharon tentò di gridare ma lui non la sentiva. Poco a poco vide la sua immagine sbiadire fino a scomparire del tutto mentre Jack continuava a toccarla e stringerla a sé.
I sogni, si sa, sono la rappresentazione della realtà elaborata dal nostro inconscio. Il più delle volte le nostre paure e i nostri problemi ci vengono riproposti in sogno sotto forma di incubo per costringerci a metterci di fronte al problema che durante la veglia si cerca di allontanare o sminuire.
Sharon si svegliò di soprassalto quando sentì il campanello suonare insistentemente. Si alzò in fretta e corse alla porta «Chi…chi è!?» balbettò ancora poco lucida.
«Sharon, sono io, Patrice!»
Confortata dalla voce amica che sentì al di là della porta, aprì.
«Sharon! Ti ho chiamata un sacco di volte!» le disse preoccupata Patrice.«Santo cielo! Sei tutta sudata e pallida come la carta! Cosa ti succede?» le carezzò il viso.
«Io…» era ancora scossa dall'incubo e faticava a parlare «ho avuto un incubo…ma…sto bene…tranquilla»
«Come faccio a stare tranquilla? Tesoro, guardati…vieni, siediti» andarono a sedersi sul divano. «Sharon…amica mia, ti va di raccontarmelo?»
«È stato orribile» confidò con lo sguardo assente «sembrava così reale…» iniziò raccontando «ero a letto, come prima nella realtà quando ad un certo punto ho sentito qualcuno che mi toccava, mi carezzava in modo...» rabbrividì «morboso.»
Patrice l'ascoltava senza interromperla.
«Era Jack, mi diceva che sono sua e che lo sarò sempre...io non riuscivo a muovermi, ero sveglia e gridavo ma non potevo muovermi e la voce non usciva. Ero come viva in un corpo morto.»
«Santo cielo!».
«Mentre Jack mi toccava sempre più insistentemente è apparso Andy che mi guardava in un modo che...» si interruppe «non trovo neanche le parole per descriverlo. Gli facevo schifo, mi disprezzava...io cercavo di chiamarlo ma non riusciva a sentirmi...poi d'un tratto scomparve lentamente, come un fantasma, lasciandomi lì senza potermi difendere da Jack...» si fermò nuovamente «poi per fortuna il suono del campanello mi ha svegliata...tremo al solo pensiero di come sarebbe potuto continuare»
«Oh, tesoro...».
«Jack è stato qui oggi» aggiunse.
«Come?»
«Sì, quando sono tornata l'ho trovato fuori dalla porta ad aspettarmi.» ripensò a quell'incontro e il suo sguardo si perse nuovamente nel vuoto.
«Sharon, cosa ti ha detto? Sei sconvolta»
«È ossessionato. Vuole che torniamo insieme, vuole che lui, io e i ragazzi torniamo ad essere la famiglia di un tempo...non capisce che questo non potrà mai più accadere!»
«Dopo quel che ha combinato io al suo posto sparirei dalla faccia della terra» opinò Patrice.
«Mi ha messo le mani addosso» confessò Sharon con gli occhi colmi di lacrime.
«Cosa!?»
«Mi toccava, mi baciava... voleva entrare in casa...» si fermò ancora nel racconto «gli ho puntato la pistola alla pancia» io suo sguardo era fisso sulla parete come se potesse rivedersi dall'esterno nella proiezione di quel ricordo «sono stata sul punto di uccidere il padre dei miei figli» confessò piangendo.
«Vieni qui» Patrice abbracciò Sharon che riuscì a trovare un po' di conforto dopo aver confidato le sue paure all'amica «tesoro, questa situazione ti sta logorando, non puoi andare avanti così, specialmente nella tua situazione. Dobbiamo fare qualcosa»
Continua…
