CAPITOLO 156

«Possiamo uscire a prendere una boccata d'aria in giardino?» suggerì Sharon.

«Ok, andiamo»

Prima di uscire, Andy si affacciò alla porta della cucina per avvisare Patrice e Provenza.

«Sharon, prima che tu mi dica quel che vuoi dirmi, vorrei scusarmi con te per il mio comportamento di ieri. Sono stato un villano e mi sono lasciato sopraffare dalla rabbia. Non avrei dovuto parlarti in quel modo, ti chiedo scusa» non era stato facile ma era riuscito a recuperare alla mancanza del giorno precedente. Era cosciente del fatto che avrebbe dovuto scusarsi immediatamente dopo aver pronunciato quella infausta frase in ospedale ma dopotutto, meglio tardi che mai.

«Non c'è problema» rispose lei disposta a dimenticare quel brutto episodio.

Si sedettero sul dondolo in giardino, c'era silenzio e niente avrebbe potuto interromperli.

«Sono tutto orecchi…»

Sharon si sentiva agitata. «Sì…è che non so da dove cominciare…»

«Dall'inizio. Da quella sera.»

«Ok…dopo che Wilson Polley ti ha pugnalato con quel gancio tu eri in gravi condizioni e…io ero sconvolta. Mi avevi salvato la vita ed eri sul punto di perdere la tua.» si fermò un attimo per respirare. «Dovevi essere sottoposto ad una difficile operazione e dato il mio stato emotivo il medico mi ha consigliato di tornare a casa promettendomi che mi avrebbero chiamato dall'ospedale se ci fossero state novità. Mi diede delle gocce per calmarmi, disse che mi avrebbero semplicemente aiutata a rilassarmi e riposare qualche ora. Se non mi credi puoi chiedere a Provenza, lui era lì con me in quel momento.»

Andy la guardò e rimase in silenzio ad ascoltarla.

«In ospedale vennero anche Rusty e Jack. Rusty restò con Provenza lì ad aspettare che l'operazione terminasse mentre Jack mi riaccompagnò a casa.» deglutì. Affrontare quel ricordo non era facile «Una volta a casa ricordo che ho bevuto un bicchiere di vino, avevo bisogno di calmarmi. Non l'avessi mai fatto.» fece una ulteriore pausa «Da quel momento in poi ho pochi ricordi. Il medicinale che mi diede il medico insieme all'alcool mi hanno causato una sorta di amnesia temporanea. Il mattino seguente al risveglio mi sentivo bene, rilassata, ma appena mi sono resa conto che accanto a me c'era Jack e non tu è stato uno shock. Non sapevo cosa fosse successo ma era evidente.»

Si posò una mano sul petto e sentì il cuore battere forte. Fece un gran respiro e proseguì. «Cercai di ricordare ma nella mia mente c'erano solo pochi flash sconclusionati. In ogni ricordo c'eri tu, non lui. Io ho fatto l'amore con te, non con lui.»

«Sharon cosa stai dicendo? Pensi che io creda a questa storiella?»

«Spero che tu possa, voglia e riesca a credermi perché è la verità, l'unica verità che posso offrirti.»

Andy scosse la testa e si alzò iniziando a passeggiare avanti e indietro davanti a lei. «Non è possibile comportarsi così.»

«Sì invece. Il giorno seguente chiesi al medico se il medicinale che mi ha dato poteva provocare allucinazioni o amnesie e lui mi ha detto che era possibile in concomitanza di alcool o droghe.»

Andy la fissò qualche istante e si fermò a pensare. «Ok. Ammesso e non concesso che quel che dici sia vero…»

«Lo è» ribatté lei.

«Ammesso che lo sia e che tu non ti rendessi conto di quel che stavi facendo, Jack lo sapeva bene.»

«Sì. Era soddisfatto. Mi disse che "era la sua occasione"» si fermò a ricordare quegli istanti «Carpe Diem. Ha colto l'attimo. È stato terribile sentirlo vantarsi come se avesse conquistato un trofeo.» la voce le tremava.

«Voglio sapere una cosa» le disse Andy con tono impassibile.

«Tutto quello che vuoi.»

«Ti è piaciuto?»

Poche parole ma dense di molteplici significati così contrastanti. Cosa voleva sapere realmente? Cosa voleva arrivare a farle dire?

«Non capisco»

«Non è difficile. Voglio sapere se ti è piaciuto andare a letto col tuo ex.» scandì più lentamente le parole.

«Perché mi chiedi questo?»

«E tu perché non vuoi rispondere?» la incalzò lui rispondendo ad una domanda con un'altra domanda.

Passarono alcuni secondi prima che Sharon riuscisse a rispondere. «Ok, te lo dirò. Sì mi è piaciuto. Mi è piaciuto tantissimo! È questo che volevi sentire!? Eh!?» gli gridò «E sai perché?» continuò «perché ero così sconvolta e in preda alle allucinazioni che io credevo di essere con te! Credevo fossi tu ad amarmi! Vedevo te! Baciavo te! Ed era bellissimo! Mi sentivo benissimo come ogni volta che sto con te!» gli urlò «Che stavo...che stavo con te.» Si corresse. Sentì le gambe tremare e si risedette respirando affannosamente.

Qualche attimo dopo aver ripreso fiato, Sharon abbassò la testa, si sfilò l'anello di fidanzamento dall'anulare della mano destra, si rialzò «È chiaro che non vuoi perdonarmi» allungò la mano verso Andy consegnandogli il gioiello. «Ora continua pure ad odiarmi come hai fatto in queste settimane. Ricorda una cosa però. Io non ti ho mai giudicato per i tuoi errori, per il tuo passato, mai, è ingiusto che tu ora giudichi me per un errore che ho commesso, oltretutto involontariamente.»

Si voltò per allontanarsi e rientrare in casa quando le parole di Andy la fermarono.

«Perché non me l'hai detto subito? Perché siamo dovuti arrivare a questo punto?!»

Sharon si voltò e fece qualche passo fino ad essere di fronte a lui.

Continua…