Ok, avevo l'intenzione di scrivere altro, ma poi mi è venuto in mente questo crossover, e visto che sapevo come iniziarlo, eccolo qui!

Vorrei riuscire a finire questa storia, perché credo sarà abbastanza lunga, ma sono un po' pigra e penso sempre che le cose che scrivo non piacciano agli altri. Quindi una cisa in generale, scrivete sempre una recensione o un vostro parere ad un autore o artista o chiunque che fa qualcosa che vi piace. Perché a molti, come me, basterebbe sapere che una sola persona apprezza quello che fanno, 0er continuare a scrivere, disegnare o qualunque cosa, al meglio delle loro capacità.

Ora, questo primo capitolo è piuttosto corto, ma gli altri li allungherò.

NON CREDO TRADURRÒ QUESTA STORIA IN UN MOMENTO PRESTO, SE QUALCUNO LO VUOLE FARE, IN QUALUNQUE LINGUA, È PREGATO DI SCRIVERMELO, E DI DARE I CREDITI ALL'INIZIO DELLA LORO TRADUZIONE.

Ok, ora che l'ho detto, vi faccio andare alla storia.

Disclaimer: né Naruto né Harry Potter sono miei, appartengono rispettivamente a Masashi Kishimoto e J.K. Rowling. Per fortuna, oserei aggiungere.


"La Rinascita di un Eroe"

Prologo

Un rumore sordo, un corpo che cade, sangue che scorre, una spada nel petto.

Non un suono, non c'era nessuno che potesse piangere per la morte di un'altra vita persa.

Nessuno era rimasto per farlo.

Naruto Uzumaki, appena diciassettenne, è morto, ucciso da Madara, e non c'era nessuno che potesse piangere per lui, urlare il suo nome, chiudere i suoi occhi, che ancora stavano aperti in un'espressione sofferente e scioccata.

Nessuno che lo potesse seppellire.

Era l'ultima speranza, gli altri morti o dormienti, ed era morto, aveva perso. Madara era l'unico rimasto in piedi.

Una luna rossa si vedeva in cielo, rifletteva sulla sua pelle, una volta abbronzata, un bagliore rossastro.

Ora era pallido, in poco tempo il suo corpo sarebbe diventato freddo, i suoi occhi blu erano opachi, privi del bagliore di una volta.

Il suo sorriso radioso era assente, e i suoi vestiti, altrettanto luminosi, erano ormai troppo sporchi, fra sangue, fango e lacrime per infondere la speranza che davano una volta.

Il ragazzo, con il suo sogno di essere Hokage e di avere una famiglia, era morto. Uno tra i tanti.

Naruto, che promise di portare la pace, di finire il ciclo dell'odio, aveva infranto il suo nindo. Non aveva protetto le sue persone preziose, e aveva perso.

La spada ormai era stata tolta dal suo petto, quasi come se avesse tirato fuori la vitalità da quel corpo steso sul pavimento.

La spada era tornata al proprietario, il vero ultimo Uchiha.

Madara non si prese neanche la briga di dare una seconda occhiata alla sua vittima, ma si apprestò ad usare la piccola zona ancora pulita dei vestiti del ragazzo per pulire il sangue dalla sua lama.

Il biondo una volta sorridente era lì, steso a terra, immobile, in un posto lontano dagli altri corpi, quasi come per ricordargli di essere sempre stato solo, e lo sarebbe stato sia da vivo che da morto, quasi come una maledizione.

Era il ragazzo della profezia, ma se non ha salvato il mondo, significa solo che è il portatore della sua rovina. Morendo era come se avesse spento la speranza dei ninja, come un cattivo che infrange i sogni degli altri.

Eppure lui, che voleva solo avere una famiglia, che aveva solo il desiderio di essere amato, sembrava essere maledetto. Destinato ad essere solo in qualsiasi situazione si trovasse.

Il solo a cui era stato tolto anche il diritto di avere qualcuno amareggiato per la sua fine. L'ultimo a morire.

Era una tragedia che nessuno poteva vedere, di cui nessuno poteva addolorarsi, eppure, una lacrima scese invisibile, dagli occhi degli shinobi addormentati nei propri bozzoli.

Un pianto globale, invisibile e, nonostante così debole, eterno. Si potrebbe dire quasi magico.

Fu così che la Quarta Guerra Ninja finì, con la vittoria del nemico, una luna rossa che donava un bagliore cremisi al campo di battaglia, e l'ennesima vita persa.


23 Luglio 1980

Era una notte di Londra come le altre, pioveva, ma non era una novità.

Fu quella notte che davanti alla porta di un orfanotrofio, venne lasciata da mani sconosciute una cesta.

Al suo interno, avvolto in una coperta arancione c'era un bambino non nato da molto, con un ciuffetto di capelli biondi, e tre baffi su ogni guancia.

C'era solo una targhetta che potesse dare un'identità al neonato.

"Naruto", era il nome scritto sul pezzettino di legno, con un piccolo vortice rosso accanto. Nessun cognome.

La cesta era stata lasciata lì, asciutta nonostante il maltempo, al sicuro dalla pioggia sotto una piccola tettoia.

Il campanello era stato suonato dalla persona che lasciò il bambino, per questo motivo fu poco tempo dopo, che una guardia notturna si accorse del biondo addormentato.

Fu così che, solo dopo che l'attuale matrona del "Wool's Orphanage" prese il bambino e lo portò al riparo, la stessa persona che lasciò il bambino poté andarsene da quell'angolo con un sospiro di sollievo, sperando, che questa volta tutto potesse andare per il meglio.


La mattina seguente

Ed ecco che, dopo quella notte piovosa, un arcobaleno poteva vedersi nei cieli di Londra, quasi come il ritorno della speranza dopo un periodo caotico. E forse, era anche vero...


Questo primo capitolo è corto, ma gli altri saranno più lunghi...