Se dico ciò che sto per dirvi mi odierete, ma lo faccio comunque. Pensavo di aver già pubblicato questo capitolo, due settimane fa... Non l'ho fatto apparentemente. L'ho lasciato pronto, dovevo solo cliccare "send"... mi dispiace?
Il NaNoWrimo è finito, non l'ho vinto, ma ho scritto molto, quindi ho altri tre capitoli. Uno, per farmi perdonare, probabilmente lo pubblicherò mercoledì.
Comunque grazie a davidmolina828, D. Mentalis119 e fenixrojo36 per aver iniziato a seguire ed aver messo tra i preferiti la mia storia!
Ringrazio poi anche Protecthelight per il commento, mi ha migliorato l'umore sicuramente. E ringrazio di nuovo fenixrojo36!
"Sirius Black"
"Si è svegliato anche Naruto" esclamò la voce di Hermione, facendo accorrere diversi passi.
Aprì gli occhi per trovarsi davanti diverse persone. Sbatté le palpebre un paio di volte.
"Come stai?"
"Che è successo?"
"Per fortuna sei sveglio!"
"Ci stavamo preoccupando..."
Le voci di quelli davanti a lui si sovrapponevano le une sopra le altre. Non riusciva a capire nulla, quindi le ignorò di buon grado. "Madame Pomfrey…?" chiese a voce bassa, facendo ammutolire tutti.
"Sì- si giusto, vado a chiamarla" corse Neville via.
Aveva un gran mal di testa, e almeno adesso davanti a lui nessuno lo stava attivamente peggiorando.
"Spostatevi" irruppe pochi momenti dopo la voce distinta dell'infermiera, che si fece spazio ed entrò nel suo campo visivo.
"Hey…" salutò debolmente provando a sorriderle.
"Quante volte ancora vuoi venire qui?" disse lei, sospirando.
"Madame- non è stata colpa sua-" intervenne Hermione.
"Sì, lo so" rispose lentamente, già mettendosi a lavoro. "Lo so" disse ancora, sembrava esausta.
Naruto quasi si sentiva in colpa, ma non è che gli piacesse andare in infermeria nemmeno. E poi comunque, con tutti quelli che gli torreggiavano sopra, non è che potesse dare sfogo a tutte le scuse che voleva fare.
"Ti preparo una miscela naturale, sarai stanco" iniziò la donna, cercando qualcosa nel carrello che si portava sempre dietro. "Poi cosa ti senti, mal di testa? Nausea? Vedi bene? I sensi come vanno?" chiese una domanda dopo l'altra, non fermandosi un secondo.
"Ehm, mi sento debole? Ho mal di testa, sì, niente nausea. Vedo bene, ma sento le orecchie otturate…?" rispose confuso, non sapendo bene spiegare la sensazione.
"Bene, ti preparo qualcosa. Voi altri, dategli pace, andate da qualche altra parte, siete troppi" disse a tutti quelli che ancora erano addossati al suo letto.
Salutarono, ed addirittura Ron ed Hermione furono costretti ad andarsene. La scusa del visitare Harry, che pareva essere l'unico svenuto insieme a lui, non funzionò questa volta.
"Bevi questo" l'infermiera gli passò un miscuglio di cui non voleva sapere le caratteristiche. Lui si alzò a sedere, e prese la medicina con entrambe le mani. La buttò giù in un sorso.
"Eww" si lamentò.
"Il prossimo è peggio. Dopo tre anni sarebbe anche il momento ti abituassi". Madame Pomfrey roteò gli occhi, e gli passò il prossimo bicchiere. Aveva un odore pessimo.
"Non penso lo farò mai" disse bevendo l'intera sostanza, per poi procedere a tossire. "Perché fanno schifo?"
"Così sono più efficaci"
"Lo so"
"Allora non chiedere".
Chiedeva per lamentarsi, non per sapere.
Mise su un finto broncio.
Alla donna non importava. Ciò fu ulteriormente provato da come gli voltò le spalle e se ne andò.
Si ristese bene sul letto: aveva ancora sonno, e non è che avesse molto da fare se non dormire.
"Come stai?" chiese Harry dal letto poco lontano, proprio quando chiuse gli occhi.
Non lo avrebbe ignorato, quindi, si girò dall'altro lato, per poterlo guardare.
Non sapeva nemmeno lui come stesse, era solo un po'… apatico? Era quello l'aggettivo corretto?
Aveva avuto uno strano sogno, lo sapeva, lo ricordava.
Ma niente di ciò che vide gli tornava in mente. Non ricordava assolutamente niente del sogno. Vuoto, nulla più totale.
Sapeva di averlo avuto in primo luogo solo perché si era svegliato nel bel mezzo della notte e, anche allora, la sua mente aveva solo memorie offuscate di quei pochi minuti.
"Non lo so" disse infine, onesto. Era inutile dire qualcosa che entrambi sapevano sarebbe stata una bugia. "E tu? Sei caduto, poi?"
"Silente mi ha salvato, a quanto dicono" gli disse. "Ma non so come mi sento. Solo, triste? Confuso?"
Quasi sperava che Harry gli rispondesse che tutto gli andava bene, anche se sapeva fosse una bugia. Semplicemente, tutto era più facile quando si stava bene.
Ci fu silenzio per un minuto intero quasi. Era imbarazzante e nessuno dei due sembrava sicuro di come trattare la situazione. Non si stavano nemmeno più guardando. Avevano gli occhi puntati al soffitto, condividendo la vista del bianco e vuoto spazio che era sopra le loro teste.
Fu sempre Harry a riprendere la parola. "Hai visto, o sentito, qualcosa? Mentre eri incosciente" gli chiese. Il suo tono di voce non era deciso, come se fosse pronto a riprendersi tutto ciò che gli fosse appena uscito dalla bocca. Come se avesse fatto uno sforzo per aprirsi e dirglielo. "Io sentivo la voce di una donna. E di un uomo, urlavano, e c'era luce verde… forse è stupido".
"Non lo è. Io non ricordo cosa ho visto o sognato, ma so che è successo" provò a spiegare, ricordandosi di non sentirsi stupido, visto che nessuno dei due lì capiva cosa stesse succedendo. "Mi sono svegliato prima, questa notte, dopo un incubo di qualche tipo. Penso ansimassi e sono sicuro di essere andato al bagno" alzò il braccio, guardando la mano in alto a sé. "Non ricordo nulla del sogno adesso," chiuse a pugno le dita. "E' uno spazio vuoto nella memoria" disse, abbassando infine la mano. Girò il viso per guardare Harry, che però rimase con lo sguardo al soffitto. "E tu? Sai cosa stesse succedendo? Nel sogno dico"
"Sì, ricordo" disse il suo amico. Rimase in silenzio poi, e Naruto non spinse, smettendo di guardarlo. Andava bene se non parlasse, ma Harry riprese la parola. "Era la notte in cui morirono i miei genitori. Ne sono sicuro" disse con voce aspirata. "Mio padre disse a mia madre di scappare, prima di morire. Voldemort rideva, maniacalmente. Mia madre si è provata a sacrificare, chiedendo che io invece potessi vivere" aveva una voce monotona, distaccata sul piano emotivo da ciò che stava dicendo. "Ricordi che quella volta sul treno, chiesi chi è che avesse urlato?" chiese mandandogli un'occhiata.
"Sì" annuì.
"Era mia madre, subito prima di… sai, morire" disse debolmente. La sua voce suonava distante. Ma non fredda. Nonostante Naruto lo considerasse il suo primo amico, non pensa avessero mai avuto un momento talmente intimo prima di allora.
Il silenzio successivo durò qualche minuto.
Non avrebbe dato le solite parole di conforto. Sapeva cos'era essere orfano, la pietà o il dispiacere altrui non servivano a nulla. Volevi essere ascoltato, non capito, non compreso, non aiutato. Solo ascoltato.
Riprese lui la parola questa volta. "Non so chi siano i miei genitori" socchiuse gli occhi, avendo sentimenti contrastanti sull'argomento. "Non ho idea se siano morti o se mi abbiano solo abbandonato, semplicemente. Non so se fossero maghi, non so nemmeno se fossero inglesi insomma" scherzò un po'. Non aveva mai parlato di questo a nessuno prima. "All'orfanotrofio ci sono un sacco di bambini e ragazzi. Tutti da esperienze diverse e con storie diverse. Solitamente parlare di genitori è qualcosa che non si fa. È un argomento che non piace a nessuno, e solo i più disperati li tirano fuori come soggetto"
"Non c'è un problema del genere alla scuola pubblica. Lì dove andavo erano tutti privilegiati" disse Harry. "Ero l'unico orfano e mio cugino ha fatto di tutto in modo che la gente lo sapesse".
"Dev'essere stato brutto"
"Lo era, battute su mia madre, mio padre. Erano anche in famiglia. Ora so che non è vero ma…"
"Da piccoli si crede a tante cose" completò Naruto.
"Anche a te, allora?"
"Anche a me" disse lui, annuendo. "Mi dicono come non mi vogliano, di come mia madre sia probabilmente una prostituta, o che mio padre fosse uno stupratore. Ne ho sentiti di tutti i tipi" era vero. Prima gliene importava così tanto. "Sai, quando compii 11 anni, per quanto mi arrabbiai, la magia accidentale fece cadere tutti e tre i bulletti dalle loro sedie. Si sporcarono tantissimo con il cibo, e fu piuttosto divertente" ricordò. Fu poco prima dell'arrivo del professor Silente. "Poi mi spaccarono una sedia in testa e finii in infermeria, ma quello non è poi così bello".
"Ha fatto male?"
"Non lo so, non ricordo" scrollò le spalle. Ormai era passato.
"Io gonfiai mia zia quest'estate invece. Parlava male di mia madre, se lo meritava" rise un po'. "La scena di lei che volava in alto fu piuttosto divertente" disse, sorridendo. "Io in strada da solo subito dopo fu un po' meno, ma ha comunque portato alla miglior estate della mia vita, quindi penso possa contarla come vittoria" ci scherzò un po' su.
Mentre ridacchiava, qualche Naruto se ne uscì con un'improvvisa domanda: "sei fiero dei tuoi genitori?"
Tornarono seri e, lui, poteva vedere il viso di Harry trasformarsi. Non gli cadde il sorriso, ma nei suoi occhi si vedeva la serietà tornata. "Sì" rispose serio, con un sorriso pacifico. "Sono sicuro fossero degli eroi. I migliori" disse, guardando in alto, verso il cielo.
Eroi.
Si poteva relazionare a questa parola.
Non conosceva i suoi genitori. Non sapeva chi fossero. Perché gli avessero dato un nome talmente strano, ma… Eroi. Voleva pensare lo fossero.
"Solo…" riprese Harry, "preferirei fossero qui con me"
"Anche io".
Lunedì, il professor Lupin era di nuovo a lezione. Aveva borse scure sotto gli occhi stanchi e la posizione di chi è stato malato ed era ancora esausto.
Però, comunque, sorrise ai ragazzi e ascoltò le loro lamentele, rassicurandoli che non avrebbero dovuto svolgere il tema assegnato loro dal professor Snape.
(Lo aveva già finito, ma non disse nulla)
La lezione sui fuochi fatui, ammise, era meno interessante di quella sui lupi mannari, ma preferiva di gran lunga come insegnava il professor Lupin.
Alla fine della lezione, il professore fece rimanere un po' lui ed Harry, per parlare con loro.
"Ho sentito dei Dementors" iniziò, non che qualcuno avesse frainteso il perché li stesse facendo restare. "Nessuno ha visto il professor Silente tanto infuriato prima".
Harry non perse l'opportunità per parlare, per chiedere. "Perché tormentano noi? Perché? Non siamo…"
"Deboli?" completò il professor Lupin. "Assolutamente no".
"Sono attratti dalla sofferenza" disse Naruto. "Vanno da chi ha più brutti ricordi, spesso almeno" finì di dire. "Che c'è? Mi sono informato" aggiunse scrollando le spalle, quando vide la confusione di Harry.
"Esattamente, risucchiano ogni ricordo felice finché uno non rimane altro che un contenitore vuoto e pieno di tristezza. Fanno rimanere solo le parti brutte della vita. Probabilmente a voi due sono successe cose che altri possono solo immaginare" disse, fissandoli negli occhi.
Non pensava di aver sofferto più di tutti lì. Aveva avuto un'infanzia relativamente buona. Non aveva visto sua madre morire come nel caso di Luna. Non aveva visto entrambi i suoi genitori venire assassinati come Harry, non aveva i genitori al St. Mungo's come Neville.
Cos'era successo di tanto brutto?
Mentre rifletteva, la conversazione andò avanti, soffermandosi inevitabilmente su Azkaban. Come fosse un posto orribile. E di come fosse teoricamente impossibile scappare.
"…Eppure Sirius Black è fuggito" disse il suo amico lentamente.
Naruto subito si mise a guardare la reazione del professore, la cui valigetta, che teneva quasi in mano prima, cadde dalla cattedra.
"Sì" confermò l'uomo, rialzandosi dopo averla ripresa da terra. "Black deve aver trovato il modo di combatterli" disse, con voce distante, rozza.
Naruto non sapeva se quell'atteggiamento arrivasse dal dolore che possibilmente il professore provava ripensando a Sirius Black, o perché sapeva qualcosa, qualcosa che altri non sapevano.
"Anche tu sai farlo! Hai mandato via quel Dementor sul treno!" fece notare Harry.
"Ci sono… delle difese a cui si può ricorrere. Non che siano raggiungibili per chi è ad Azkaban, senza bacchetta..." disse il professor Lupin. "Con un solo Dementor è facile però. Più sono… più è difficile resistere".
"Quali difese?" chiese subito Harry. "Puoi insegnarcele?"
Apprezzò che il suo amico si ricordò fosse anche lui lì, includendolo nella richiesta. Dopotutto, voleva anche lui imparare a difendersi.
Eppure il professor Lupin non sembrava entusiasta di farlo. "Non mi ritengo esperto della lotta contro queste creature, Harry. Tutt'altro…"
"Ma se si presentassero di nuovo… magari non ci sarà nessuno a fermarli la prossima volta".
Il professore guardò entrambi, esitante. Ma entrambi erano determinati. Lui aveva bisogno di imparare a contrastarli. "Beh… d'accordo" concesse infine. "Vi aiuterò, ma temo che potremo iniziare solo dopo le vacanze" disse, muovendosi per accompagnarli alla porta. "Dovrei poter avere un Boggart per allora" disse anche, guardando lui in particolare.
Uscirono dalla classe salutandolo educatamente.
Non aveva mai visto l'uomo così esitante. Quando gli chiese riguardo al Boggart, sembrava solo disponibile ad aiutare.
Lanciò un'occhiata ad Harry, che camminava piuttosto sollevato, rispetto al solito, di fianco a lui. Il professor Lupin era strano di fianco al suo amico.
Quella volta che lo guardò con quasi nostalgia, e l'esitazione di prima che aveva guardandolo.
Era come se volesse avvicinarsi al ragazzo, ma allo stesso tempo ne avesse paura.
Oppure poteva essere che avesse problemi con l'incantesimo per respingere i Dementors.
O poteva essere entrambe le cose.
Aveva troppi pochi dati su cui formulare una teoria, ed era un po' frustrante.
Non ci poteva fare nulla.
E in quel momento, aveva per la testa troppe cose. Doveva concentrarsi sulla lezione successiva: la professoressa McGonagall sarebbe già stata arrabbiata per il loro ritardo.
Passò un po' da tempo dall'ultima volta che ci furono grandi guai.
Era stato bene.
Le cose stavano cambiando però. Era strano non fare più lezione con il professor Snape, com'era strano leggere libri sulla crescita e sull'aiuto personale (si scopre che essere determinato non è tutto ciò che basta per imparare a stare meglio).
Ora era quasi certo che il suo professore fosse un lupo mannaro, ma aveva smesso di leggere qualunque cosa sull'argomento. Nulla che lesse fu lontanamente utile alla sua causa, né ovviamente lusinghiero. Il professor Lupin, anche se poteva non essere, sembrava un tipo apposto e, anche se non lo fosse stato, Naruto sapeva con certezza che però non andasse in giro a mordere studenti ogni notte, e che non avesse molti più peli del dovuto, o unghie lunghe che graffiavano anche nella forma umana.
Però, non è che potesse semplicemente andare dall'uomo e chiedergli se fosse un lupo mannaro.
Beh, almeno non pensava funzionasse in questa maniera.
Sulla faccenda della possibile combutta con Sirius Black invece, aveva ancora da formulare una piena opinione.
Se fosse stato audace come un Weasley o schietto come Hermione, non si sarebbe fatto problemi ad interrogare il professore riguardo la sua amicizia con il criminale, ma non l'avrebbe fatto. Anche perché il professor Silente non sembrava preoccupato sulla questione, e se non lo era il Preside, probabilmente non era nulla di cui preoccuparsi, o stava già essendo gestito.
O comunque, questo era ciò che si diceva.
Dopo quella discussione con il professor Lupin, le cose sembrarono pian piano assumere una nuova normalità.
Passarono diverse settimane, ed ormai il primo trimestre era al termine. Prima che se ne accorse già arrivo la seconda gita ad Hogsmeade.
Le cose andavano avanti, anche se una figura che prima ammirava ora odiava le sue viscere.
A malincuore iniziò ad abituarsi al nuovo rapporto che aveva con il professor Snape.
Poi, da quando leggeva cose sulla cura di sé, capì che non tutto è valido per tutti.
Qualcosa che dicevano le sue varie letture funzionava, altre cose no.
Ad esempio, da molte parti lesse che fare di questa cosa una sfida personale non fosse la cosa migliore, ma lui si trovava bene in questa maniera.
Voleva dimostrare a sé stesso di essere capace di stare meglio e più rilassato.
Lo avrebbe dimostrato, ci credeva.
Stava anche facendo studi per quanto riguardasse le anomalie della sua magia. Ma non trovava nulla se non citazioni nel reparto normale.
Voleva capire come avesse fatto a rafforzare la presa sulla fiala al punto di romperla, o a correre così velocemente.
Chissà se avrebbe trovato anche qualche altro modo per utilizzare la magia in modo simile.
Perché per forza era magia.
Aveva bisogno di un permesso per studi del genere, e programmava di chiederlo al professor Lupin più avanti.
O almeno, il professor Lupin sembrava il più disponibile, e aveva pensato che comunque, gli convenisse di più finire in punizione con lui che con altri, come la professoressa McGonagall per esempio. Con il professor Flitwick invece non era cosa, visto che lo stava già facendo irritare per la sua mancanza di libro.
A proposito, l'ultima volta gli aveva detto di procurarsene uno entro l'inizio del secondo trimestre.
Non sapeva come avrebbe fatto.
I suoi pensieri furono fermati dall'arrivo di Harry, che bloccò il suo cammino verso nessun posto specifico.
"Hey" gli disse il ragazzo, piuttosto eccitato. Aveva appena finito di correre, lo avrebbero notato tutti per il rossore e l'ansimo che aveva. "Ho un modo per andare ad Hogsmeade!" esclamò senza nemmeno farlo iniziare a rispondere.
Aveva un sorriso gigantesco in volto, entusiasta di condividere con lui l'esperienza.
"Come? In che senso?" chiese, iniziando a farli salire in volto un sorriso.
"Spiego dopo, c'entra questa mappa," disse indicando la pergamena che aveva in mano, "ma non importa adesso. Quello che importa è muoverci" gli prese il polso e lo trascinò verso il terzo piano. Nel mentre gli spiegò in modo veloce ed arronzato che aveva preso questa cosa dai gemelli, e che dovrebbe esserci un passaggio per Hogsmeade, e aveva provato che funzionasse.
Arrivarono piuttosto velocemente alla statua della strega gobba del terzo piano e, ancora più velocemente, Harry lo portò dentro il passaggio che si apriva all'incantesimo "Dissendium".
Entrarono nel passaggio, lasciando un piccolo urletto quando si ritrovarono in uno scivolo, a cui seguì un atterraggio su di un terreno umidiccio e freddo.
"Lumos" disse Naruto, seguito anche da Harry, e gli si aprì la vista di uno stretto passaggio, di cui non vedevano la fine.
"Secondo te per quanto va avanti?" si girò il suo amico verso di lui, non smettendo di puntare la bacchetta avanti.
"Un po' immagino" alzò le spalle, iniziando ad incamminarsi. Hogsmeade era un po' lontana da Hogwarts, ma non ci era mai andato, quindi non avrebbe saputo dire quanto.
Quando 5 minuti dopo di silenzio vide che il passaggio non finiva, come aspettatosi, Naruto decise che almeno potevano un po' parlare nel mentre. "Cosa vuoi fare arrivato lì?"
"Prendere di sorpresa Ron ed Hermione, mangiare quelle fantastiche caramelle, bere la butterbeer (burrobirra) di cui parlavano, guardare un negozio di scope… non lo so ancora, un po' di tutto immagino… ah e potrei…" parlava, divagando elettrizzato. Naruto non lo fermò, e lo ascoltò invece chiacchierare per un paio di minuti.
Non sapeva perché Harry si sentisse così a suo agio con lui, ma gli piaceva fosse così.
"…e tu?"
"Beh," iniziò il biondo, non davvero sicuro, "mi farò un giro, mi guarderò un po' intorno… Cercherò di non prendere attenzioni su di me, visto che non dovrei nemmeno starci" disse. Si portò le mani dietro la testa, tenendo la bacchetta in tasca, in modo che la luce uscisse e illuminasse comunque il percorso.
"Non vuoi provare tutte quelle cose? Magari andare in libreria e comprare un paio di libri?" chiese, cercando di incoraggiarlo, motivarlo forse.
"Se trovassi il libro di incantesimi sarebbe perfetto" scherzò un po'. "Ma non è che comunque abbia tutti questi soldi per fare compere" disse.
Doveva risparmiare.
Col lavoro estivo aveva abbastanza da comprare qualche cosetta, e sicuramente poteva permettersi qualche libro o uno nuovo di incantesimi, ma ormai era così abituato a non spendere che qualsiasi cosa volesse comprare gli sembrava uno spreco.
Forse era un po' tirchio.
O forse era una conseguenza del non avere soldi e di aver iniziato a guadagnarsi i propri averi da quando aveva letteralmente 12 anni.
Mi sa che avrebbe evitato di fare regali di Natale anche quell'anno.
"Te li do io" rispose Harry, spiazzando un po' Naruto che, essendosi perso nei suoi pensieri, dovette riprendere il punto della questione per capire a cosa il suo amico si stesse riferendo.
"Cosa?" chiese incredulo.
"I soldi. Ne ho tanti, non mi servono così tanti" disse iniziando a frugare nelle sue tasche e tirando fuori una manciata di monete. "Vedi?" allungò la mano.
Lui spinse la mano indietro. "Non voglio i tuoi soldi" disse. Non aveva bisogno della carità, e non avrebbe preso dei soldi così, giusto per sfizio.
Non gli servivano, e non avrebbe comunque potuto ridarli.
Harry sospirò. "Sapevo avresti detto così, li hanno rifiutati anche i Weasley" disse. Non era confuso, ma sembrava comunque non capisse appieno il motivo.
"Li capisco. Accettare soldi da un bambino… Non è dignitoso" spiegò, "né giusto moralmente. Non dovresti offrirli così. Se la sanno cavare, non hanno bisogno di carità" assicurò, riflettendo anche i suoi pensieri in questa spiegazione.
L'altro rimase in silenzio per qualche secondo. "E se ti offrissi una butterbeer invece?"
Lui rise un po', capendo subito l'intento di sdrammatizzare dell'altro. "Ci farò su un pensiero" fece un occhiolino, che non sapeva se si potesse vedere, vista la poca luce intorno ai loro visi.
Ridacchiò un po' anche Harry, e si stanziarono in un facile scambio di battute ed una leggera conversazione, mai così lunga da agosto.
Circa un'ora dopo arrivarono a destinazione, dopo una piccola salita.
C'era infatti una botola, socchiusa.
Harry prese il comando, e la spalancò, dando anche a lui poi spazio di salire nella cantina in cui si ritrovarono.
Sembrava il piccolo deposito di un negozio, e questa teoria fu verificata quando un uomo entrò per prendere e posare altre scatole.
Presero l'occasione al balzo, poiché non sapevano se ce ne sarebbe stata un'altra, ed uscirono dalla porta della cantina, salendo le scale e ritrovandosi nel negozio di dolciumi ad Hogsmeade.
Lui perse Harry nella folla, ma non ci pensò troppo, vedendolo andare dai suoi amici.
Si trovò quindi da solo nel negozio forse più affollato di Hogsmeade (o almeno non aveva ancora visto quanti fossero da Zonko), e non sapeva nemmeno dove fosse l'uscita.
I minuti dopo furono piuttosto comici, a suo parere.
Qualcuno gli poggiò in mano una bustina, chiamandolo "Sam" o qualcosa del genere, e fu imbrigliato da una commessa che dopo avergli fatto fare un assaggio gratuito iniziava a tempestarlo di richieste, per farlo comprare.
Quasi rimpiangeva essere venuto.
Qualche minuto dopo, riuscì ad uscire, trovandosi con diverse cose che era sicuro di non aver comprato in mano, in mezzo alla tormenta di neve.
Era in momenti come questi che ringraziava ancora la signora Weasley per il maglione e Madame Malkin per la sciarpa.
Il mantello di Hogwarts completava l'outfit, ma si pentiva di non essersi messo il cappello, non che quello a punta scolastico riparasse molto dal gelo.
Fuori, l'aria era molto più rilassata e silenziosa, poiché nessuno, con quel tempo, osava passeggiare per le strade, ed erano tutti riparati tra negozi e negozi.
Camminava per conto suo lui, invece, mangiando di quando in quando i dolci che s'era ritrovato tra le mani, di cui non gli importava sapere il nome.
Aveva le mani congelate, tenute per di più in tasca dentro il mantello, e la neve spinta dal vento gli graffiava il viso, facendogli gelare il naso.
Se respirava si faceva la nuvoletta di vapore, se così voleva chiamarla, visto quanto fosse freddo il luogo, e non voleva sapere in che stato fossero i suoi capelli già spettinati ed indomabili.
Guardava perlopiù in basso, poiché alzando lo sguardo gli dava fastidio il vento gelido negli occhi, e presto si rifugiò nella libreria, qualche minuto dopo.
Qui c'era molto più caldo, forse per via anche delle fiammelle in giro (opportunamente messe lontano e al sicuro dai libri), e questo era sicuramente parte del motivo per tutto l'affollamento, che immaginava fosse molto di più del normale.
Andò nella sezione incantesimi, per cercare un tomo di seconda mano che potesse sostituire il suo libro per il professor Flitwick, visto che lo aveva incenerito.
Beh, se doveva essere sincero, non era diventato totalmente cenere, ed alcune pagine nemmeno si strappavano al tocco.
Cercò il volume per qualche minuto e, non trovandolo, si diresse in cassa.
"Mi scusi" chiese, con la voce un po' tremolante. "Mi scusi" ripeté più forte, prendendo finalmente l'attenzione della donna che continuava a girare lì tra gli scaffali di fianco alla scrivania con la cassa.
Lei subito si girò, palesemente stanca ma comunque sorridente, invitandolo a parlare.
Lui chiese velocemente un'edizione preferibilmente usata o di seconda mano del libro che gli serviva, e ne rimase un po' deluso quando venne a scoprire non ci fosse.
Non c'era nemmeno nuovo, e questo poteva solo significare che dovesse ordinarlo via gufo, per avere quindi un'edizione nuova, più pagando i costi di spedizione.
Questa era la vera tragedia del mese, altro che… no okay, era meglio non sfidare la fortuna.
Decise di non rimanere ancora di più in un posto così attraente per lui e, con un po' di coraggio, uscì nuovamente nella tormenta per andare ai "Tre Manici di Scopa" ("The Three Broomsticks").
Non sapeva davvero che farci, ma almeno avrebbe smesso di occupare la libreria dove i libri erano fragili.
Arrivò strusciandosi le mani e provando a scaldarsi i palmi, scrosciandosi la neve di dosso all'entrata per non sporcare il posto.
Si diresse verso il fondo del bar, ma invece qualcuno stava cercando di prendere la sua attenzione dall'altra parte, vicino all'albero di Natale: era Ron.
Sorrise e si avvicinò a loro, sedendosi sul divanetto all'angolo.
"Sei venuto anche tu?" domandò Hermione non impressionata, mentre Ron gli dava orgoglioso una pacca sulla spalla invece. La ragazza si batté simbolicamente il palmo sulla fronte.
Iniziarono a parlare ed Harry mantenne la sua parola offrendogli una butterbeer che non riuscì a rifiutare.
Fu tutto piuttosto divertente e rilassante, fino all'arrivo della professoressa McGonagall, il professor Flitwick ed Hagrid seguiti da Cornelius Fudge, il Ministro della Magia.
Subito spostarono di pochi centimetri l'albero di Natale per nasconderli ed origliarono in maniera piuttosto poco lusinghiera la loro conversazione.
Ma non è che lui ed Harry potessero parlare, non dovendo rivelare di essere ad Hogsmeade.
Ascoltarono per qualche minuto la conversazione che presto and a parare sull'argomento top di quell'anno: Sirius Black.
"…di tutti quelli che passano al lato oscuro, lui era quelli che meno mi sarei immaginata" rivelò Madame Rosmerta sconsolata. Naruto aguzzò le orecchie.
"Non hai la più pallida idea della cose peggiori che ha fatto" rispose Fudge burbero.
"Cose peggiori?" chiese lei incuriosita, "cosa c'è di peggio di uccidere tutta quella gente?"
"Dici che te lo ricordi ad Hogwarts, Rosmerta" intervenne mormorando la professoressa McGonagall. "Ti ricordi chi era il suo miglior amico?"
"Ma certo" ridacchiò la barista. "Come scordarli? Dove c'era uno c'era anche l'altro. Due burloni quei due. Oh che coppia, Sirius Black e James Potter!"
Harry lasciò cadere il boccale, che fortunatamente non si ruppe, mentre Naruto semplicemente iniziò a pensare a come c'entrasse anche il professor Lupin in questa storia.
Ascoltava ciò di cui parlava la professoressa McGonagall, mentre il suo cervello programmava senza di lui cosa chiedere al professor Lupin.
"…Poi lo scelsero come padrino di Harry. Lui non lo sa ovviamente, l'idea lo torturerebbe" sentì a tutte orecchie.
Aprì le orecchie e ascoltò inorridito della storia della morte dei genitori del suo amico.
Era arrabbiato e si sentiva tradito lui stesso dalla roba che successe. Così tanto che solo a metà si accorse che forse Harry potesse avere bisogni di supporto.
Quando si girò verso il suo amico, lo vide sgomento ed atterrito. Gli occhi erano aperti e fissi, e le sopracciglia mostravano la sua rabbia.
Era rigido come un filo teso, e lui gli mise la mano sulla coscia, sperando di poterlo rassicurare. Lo sentì tendersi un po' di più, prima di rilassarsi leggermente. Così poco che non si notava la differenza.
Sentirono tutti Hagrid urlare di come avesse consolato Sirius Black che, bianco come un lenzuolo era "venuto" con la sua motocicletta a vedere la situazione.
Naruto ascoltò ed ascoltò ed ascoltò alla storia di Hagrid, che poi sfociava in Fudge che parlava di Peter Pettigrew, per poi continuare con la tragedia che accadde, dei muggles uccisi, della rabbia provata.
E di come Sirius Black non fosse pazzo, ma completamente ragionevole.
Quando i professori uscirono di lì, erano tutti senza parole.
Naruto accompagnò Harry nel viaggio di ritorno verso il Castello, e per un'ora intera o forse di più, non si scambiarono una parola, anzi.
Passarono anche la cena in silenzio, non sapendo cosa dire.
Fu quella notte, tardi, quando si accorse che Harry non sembrava riuscire proprio a chiudere occhio, che si avvicinò al ragazzo.
Provò a distrarlo, non sapendo come, ed infine gli chiese la spiegazione di come funzionasse la mappa che ricevette.
Rimase per tutti i tre minuti di silenzio che seguirono la sua domanda di fianco al ragazzo, prima che questo fece qualcosa.
Scesero in Sala Comune, vuota, ed Harry, pian piano, gli spiegò come funzionava ogni cosa.
A Naruto importava soprattutto perché sembrava capace di distrarre il ragazzo, e non pensò troppo di guardare le varie cose scritte.
Prima dell'alba, riuscì a far addormentare il suo amico, esausto, sul divano, e si prese qualche minuto rimanente per accertarsi che fosse tutto apposto, prima di prendere la mappa e decidere di chiuderla, come Harry aveva spiegato si facesse.
Si concentrò per qualche secondo su quei nomi, che doveva ringraziare per aver distratto il suo amico, a lui familiari per qualche motivo.
Non ci pensò e chiuse tutto, mettendola in tasca ad Harry ed andando a dormire lui stesso.
Il giorno dopo, il primo delle vacanze, non si poteva togliere dalla testa né quei nomi/soprannomi, né tutta la storia.
Ci stava pensando da ore, ora in modo ragionevole, e non poteva togliersi dalla mente il pensiero che ci fosse qualcosa di strano, un pezzo mancante.
L'atteggiamento di Sirius Black sembrava quello di un pazzo, eppure non lo era apparentemente.
E perché avrebbe dovuto rivoltarsi all'improvviso?
Domande su domande gli giravano in mente: chi era Sirius Black? Perché era successo ciò che era successo? Dove aveva visto i nomi su quella mappa?
Quindi, ancora scosso ma volenteroso di risposte, si diresse nell'unico posto che sapeva essere utile: la biblioteca.
La famiglia Black era rinomata, qualcosa su di loro dovrà esserci scritto, pensò.
Aprì libri su libri per ore ed ore, sfogliando tutto ciò che riusciva sfogliare, leggendo in maniera quasi ossessiva ogni minima informazione fino a memorizzarla. Ripetendole ancora ed ancora allo sfinimento.
Le origini, la dinastia purosangue, ciò che succedeva a chi rinnegava gli ideali di famiglia, etc.
Aveva trovato addirittura un libro intero, di una certa Rita Skeeter, su Sirius Black stesso che, nonostante sembrasse solo pieno di stupidaggini da quello che aveva sfogliato ossessivamente, sembrava poter avere qualcosa di utile.
Non aveva nemmeno pranzato, troppo preso dalla sua ricerca di risposte.
Prima di cena, fu cacciato dal luogo dalla stessa Madame Pince, che gli fece prendere solo un libro in prestito e lo mandò a cena.
Ma la mattina dopo era nuovamente nella stessa situazione.
A malapena si accorse quando Ron, Harry ed Hermione presero dei libri sugli animali, e non chiese a riguardo né parlò loro, troppo concentrato sulle stesse cose.
Al terzo giorno in cui saltava completamente o quasi i pasti, gli fu proibito di tornare prima della fine delle vacanze, se non con un permesso.
Non poteva chiedere ad altri di fare ricerche per lui e passò un giorno a crogiolarsi su sé stesso, nervoso leggendo e rileggendo quello che aveva preso in prestito.
Alla vigilia di Natale, si recò di nuovo davanti all'entrata della biblioteca, ma gli fu negato l'accesso.
Invece, si imbatté nel professor Lupin, che sembrava essere sparito in quei giorni di vacanza (o forse era solo lui a non avere contatti con il mondo).
Doveva parlargli.
Si era impuntato e ne era un bisogno, quindi non si fece scappare l'occasione e l seguì, cercando di attirare la sua attenzione.
Ed anche questo capitolo è finito!
Non ho molto da dirvi, quindi, immagino ci vediamo la prossima volta!
Ja ne!
