Pianificavo di pubblicarlo prima, ma beh, è tempo di esami a scuola.
Ringrazio mannenvenkatasridhar e slasherbro64 per aver iniziato a seguire ed aver messo tra i preferiti la mia storia.
Ringrazio tantissimo byron2093 per la sua recensione, ed anche Protecthelight!
"Sirius Black (2)"
"Sirius Black non è impazzito, vero? Non è mai stato pazzo" disse al professor Lupin.
Lo aveva fermato pochi minuti prima, trattenendosi dal dire tutte le sue domande in una volta, ma doveva sapere.
"Cosa?" chiese con tono sorpreso l'uomo. Portò le mani davanti a sé, vicino al petto, a disagio, e lo guardò con un'espressione mista tra la preoccupazione e la sorpresa per qualche secondo.
"Sirius Black. Pensi sia mai impazzito?" ripeté Naruto.
Il professor Lupin educò la sua espressione. "Non… non lo so" rispose incerto. "Perché me lo chiedi?" chiese titubante.
"Lo conoscevi bene, no? Eravate amici, al tempo della scuola" disse, quasi come se però stesse chiedendo conferma.
"Sì, lo eravamo". Non negò, invece si calmò e prese l'espressione di sempre, se non forze un po' forzata, ma sicuramente preoccupata per lui, e non per ciò che diceva lui. "Spero tu non lo stia cercando. E' un uomo pericoloso e se davvero lo stai cercando, immagino che dovrò fermarti qui dove sei" disse risoluto, guardandolo negli occhi, come se con uno sguardo potesse capire se mentisse.
"Non lo sto cercando" rassicurò subito Naruto.
"Ma?"
Improvvisamente qualcuno svoltò nel corridoio dove stavano, ricordandogli che erano comunque in un'area pubblica del castello e che c'era ancora gente, nonostante le festività. "Potremmo parlarne in privato?" chiese gentilmente, facendo capire dalla semplice espressione che stesse chiedendo un favore.
"Certamente" annuì il professor Lupin, guidandolo in silenzio verso il suo ufficio, non molto lontano fortunatamente.
Lo invitò dentro, e lo fece sedere dietro la scrivania, con lui di fronte.
"Quindi?" esortò il professore, con un sopracciglio alzato.
"Potrebbe prendermi per incauto, o pazzo, o forse solo stupido" disse come premessa, cercando di giustificare le sue idee.
"Non lo farò, tranquillo, continua pure" rasserenò l'uomo.
"Ho sentito la storia di cosa teoricamente successe alla morte dei genitori di Harry" disse, guardando in basso un punto fisso. Non disse della sconfitta di Voldemort né del sopravvivere di Harry, ma disse della tragedia che successe, che segnò la vita del suo amico per forza. "…E non potevo non pensare che… come dire, qualcosa non quadri" disse e alzò lo sguardo, forse per la rassicurazione che non stesse dicendo solo stupidaggini.
Il professor Lupin però deviò lo sguardo, e il suo viso assunse un'espressione malinconica, sofferente. "Guarda" iniziò, e Naruto capì subito che gli stava per dire qualcosa che non lo avrebbe soddisfatto. "Sirius era… non te lo saprei dire, ma era molto importante per me, era fantastico, sempre pronto a combattere per i suoi amici, forse troppo. Era orripilato dalla magia oscura" raccontò. Aveva uno sguardo distante, triste, di qualcuno che ne aveva passate. "Ma qualcosa è successo, è cambiato. Non è lo stesso di prima. È pericoloso" disse convinto, duro, girando lo sguardo per guardarlo.
Quegli occhi però raccontavano diversamente.
"Quindi dici che non è sempre stato così" affermò.
"Era un ragazzo diverso" partì in difensiva il professore.
"Così dicono anche gli altri. È stato il testimone del padre di Harry al suo matrimonio" disse, per rafforzare le sue parole.
"Dove vuoi arrivare?" chiese curioso il professor Lupin, inclinandosi leggermente avanti. La voce era ruvida. Gentile, ma ruvida. Forse l'uomo stava odiando avere questa conversazione.
"Gli altri dicono anche che non è impazzito però, che è sano" disse finalmente. "I Dementors hanno effetti terribili, anche su giovani menti come la mia. Eppure è sano. Sai che ha chiesto un cruciverba al Ministro della Magia?" chiese retoricamente. Il professor Lupin lo guardava titubante. Incerto forse su cosa dire, come comportarsi. Naruto vedeva che aveva il pugno chiuso ed il corpo teso però. Le sue parole avevano effetto. "È brillante come lo era a scuola. È ancora sarcastico. Eppure non dovrebbe essere possibile" ragionò, continuando mentre l'altro rimaneva in silenzio.
"…Non so perché tu stia prendendo le difese di Sirius Black ma…"
"Ma non lo sto facendo" interruppe Naruto prontamente. "C'è qualcosa di strano nella storia" disse alzandosi e gesticolando ampiamente, non guardando l'altro. "Dovrebbe essere tutto diverso, no?" chiese alzando un po' la voce, mentre spiegava energicamente. "E perché avrebbe tradito il suo miglior amico all'improvviso? Non ha per niente senso! A meno che ovviamente non lo stesse pianificando da sempre…"
"Magari lo era allora!" scattò ad alta voce il professor Lupin, alzandosi dalla sedia. Non lo guardava in viso.
Naruto si zittì. E vide il professore davanti a lui calmarsi e distendere le spalle. Il professor Lupi lo guardò, ora con l'espressione di sempre, solo molto più… triste.
Si sentì in colpa all'improvviso. Ora sentiva di potersi fidare del professore, ma aveva risvegliato brutti ricordi…
"Per i primi tempi non ci ho creduto" parlò calmo, rassegnato, l'uomo malinconico. "Non ci volevo credere, nulla aveva senso e non sapevo cosa pensare. Ho perso i miei amici più cari nel giro di una notte" disse, in una strana apertura. "Non conosci Sirius come facevo io. A volte ancora non ci credo, ma è la realtà" disse, come se però si fosse arreso.
Sembrava un vecchio in un corpo di un trent'enne.
Si era rassegnato.
"Vengono fatte cose che non capiamo a volte. Le persone sono così" disse, come se fosse qualcosa che avesse già usato per convincere sé stesso tempo prima. "La vita è strana" disse anche.
Naruto capiva cosa cercava di dirgli. La sua mente sapeva che la cosa più logica fosse fidarsi dell'adulto che già ci era stato anni. Che già aveva esperienza. Ma non riusciva ad abbandonare la cosa.
"Più cerchi su Sirius Black, più ti farai male. Non ne vale la pena," disse. Aveva gli occhi tormentati. Sembrava un veterano di guerra, tradito, pugnalato alle spalle, reduce di tragedie e maturato troppo presto. Sembrava avesse visto troppo. Forse aveva davvero passato tutto questo. "Fidati di me".
"Mi fido di te" disse, e lo intendeva, ma comunque non avrebbe lasciato la questione. "Mi scusi per il disturbo e grazie per tutto" chinò il capo in segno di rispetto, prima di mettere a posto la sedia e allontanarsi.
"Buona giornata, Naruto".
"Arrivederci".
Natale era finalmente arrivato, ed anche finito. La mattina dopo, come se fosse un regalo in ritardo, ricevette un invito per andare all'ufficio del Preside.
A prima mattina, prima ancora che si svegliassero Harry e Ron, arrivò un gufo in camera, con un invito ufficiale a recarsi davanti al gargoyle dell'ufficio dell'uomo, con allegata parola d'ordine, diversa dall'ultima.
Diverso dall'ultima volta era anche che era relativamente a suo agio, non avendo nulla di cui preoccuparsi, quindi bussò senza aspettare troppo.
"Avanti" rispose immediatamente il professor Silente, e la porta si aprì davanti a lui automaticamente.
C'era anche la professoressa McGonagall, e non aveva una bella espressione sul suo volto.
Il Preside era solenne come sempre, ma il suo sorriso era più rassicurante, o forse preoccupato, che gentile.
Naruto subito si insospettì, un po' spaventato: cosa stava succedendo?
"Buongiorno professori," salutò educatamente, nonostante fosse un po' sconcertato.
"Buongiorno a te, è una mattinata stupenda, no?" con una mano aperta il professor Silente accennò al tempo fuori. Il sole batteva forte sulla bianca neve, creando un'atmosfera più che azzeccata per l'occasione.
"Buongiorno, signor Naruto, spero tu abbia passato un ottimo Natale" sorrise educatamente la professoressa McGonagall.
"Sì, è stato meraviglioso," rispose facilmente. "Spero sia stato lo stesso per voi".
"E' una festa gradita a tutti" disse il professor Silente. "Per favore, prendi posto" indicò la sedia di fronte alla sua scrivania, di fianco a dov'era in piedi la professoressa McGonagall.
Naruto prese lentamente posto, guardandosi intorno incerto, non sapendo ancora come mai fosse qui.
"Gradisci un po' di tè? Ne stavamo giusto per fare un po'" offrì l'uomo, indicando una teiera vicino.
"No, no grazie" rifiuto educatamente.
"Preferiresti invece della cioccolata?" disse invece il professor Silente.
"Sarebbe perfetto, grazie" rispose. Non avrebbe sicuramente guastato.
Osservò un po' stupito nonostante tutto come bastarono un paio di movimenti di mano dell'anziano mago per mettere tutto in moto.
La professoressa McGonagall invece rimaneva in piedi, guardando in silenzio, come se non sapesse come affrontare la situazione. "Ti sono stati utili gli ultimi libri che ti ho consigliato?" chiese, mettendo in mezzo un argomento che sicuramente non era quello per cui era venuto.
Si riferiva agli ultimi due libri che aveva chiesto poco prima delle vacanze, sul cambio di proprietà nella Trasfigurazione. Sapeva di essere abbastanza vicino allo scoprire come utilizzare la magia in un modo del tutto nuovo, almeno a lui.
"Piuttosto," disse, tirando fuori la mano. "Guardi qua" abbassò la manica del maglione che indossava, per far vedere i polsini di metallo, e con l'altra mano tirò una parte per far vedere l'elasticità dell'oggetto. Erano simili ad elastici per capelli.
"Sono colpita," disse la professoressa McGonagall, guardandolo un po' orgogliosa, "non pensavo saresti riuscito a capirlo così in fretta".
Naruto arrossì un po' per il complimento, e tirò di nuovo giù il braccio, contemporaneamente a quando arrivò la sua cioccolata calda. "Grazie mille" sorrise felice.
Passarono qualche minuto poi in deboli e piccole chiacchiere, o nel silenzio totale, nessuno dei due sembrava essere in procinto di dire il perché fosse lì.
Quindi posò la sua tazza sulla scrivania, decidendo di aver aspettato anche troppo. Voleva sapere. "Sono molto grato per l'ospitalità e chiacchierare con voi è fantastico, ma, scusate per la maleducazione, vorrei sapere come mai io sia stato chiamato qui, se non vi dispiace" disse, guardando come la professoressa McGonagall pian piano si spostò più verso il Preside e di fronte a lui e guardò l'uomo come se stesse aspettando solo lui.
Il professor Silente non la guardò indietro, invece annuì lentamente, finendo di sorseggiare il suo tè e poggiandolo sulla scrivania. "Sì, penso sia arrivato il momento" disse aprendo un cassetto della scrivania e prendendo una busta.
Era già aperta.
L'uomo gliela porse lentamente, e lui allungò la mano per prenderla.
"L'ha mandato il tuo orfanotrofio" informò l'altro.
Lui la rigirò e vide, infatti, l'indirizzo di provenienza, che coincideva con quello del suo orfanotrofio. Guardò dentro, prendendo il foglio piegato al suo interno.
"È arrivata ieri mattina, ma non volevamo disturbarti la festa. Immagino però tu avresti voluto leggerla al più presto" disse con tono piatto. "Vorresti leggerla tu, o preferiresti che ti dicessimo noi cosa c'è scritto?"
"Voglio leggerla io" rispose subito, volendo affrontare la cosa frontalmente.
Deglutì, avendo leggermente paura, ma aprì il foglio, riconoscendo subito la calligrafia ordinata della matrona.
Passò i suoi occhi tra le righe, leggendo velocemente la lettera scritta senza emozioni, nella scrittura banale e formale della signora Roberts e apprese le informazioni meccanicamente.
Ci mise solo un paio di minuti prima di finire le ultime righe e riposare i suoi occhi sulla stupida firma della matrona.
Non permise alle sue emozioni di trasparire, mentre si metteva la lettera in tasca, senza nemmeno pensarci.
I due davanti a lui lo guardavano compassionevolmente. Sembravano pronti ad agire, come se stessero solo aspettando che crollasse così da poter agire. Si aspettavano una reazione, forse, ma c'era un problema.
Non sapeva nemmeno lui cosa pensare.
Si alzò lentamente dalla sedia.
"Se è possibile, vorrei tornare dai miei amici" chiese, più come affermazione. Portò istintivamente la mano alla tasca, e strinse la targhetta che si portava dietro da tempo e tempo.
La professoressa McGonagall però si avvicinò, e gli mise una mano sulla spalla. "Come stai?" chiese, dolce e attenta, come se lui fosse una bomba ad orologeria. "Hai bisogno di qualcosa? Ci siamo sempre. Dopo aver ricevuto delle informazioni del genere…"
"Sto bene" rispose secco, avendo bisogno di un po' di tempo per sé. "Grazie, ma sto bene, non ho bisogno di niente" disse facendo un passo indietro dalla mano della professoressa.
"Sicuro? Voglio dire…"
"Minerva" interruppe il professor Silente. "Se vorrà, verrà da noi" disse, guardandolo.
Lui annuì, dondolando un minimo su sé stesso. "Posso andare?"
"Sì. Ti manderò in futuro un gufo per discutere di cosa succederà poi quest'estate" disse. "Puoi andare" disse, dolcemente.
"Grazie" rispose. "Arrivederci allora, grazie ancora" disse.
E quindi se ne andò, chiudendo la porta dietro di sé.
La sua cioccolata non era finita.
Camminava per il Castello indisturbato, non avendo idea di come passare il tempo, visto che non poteva andare in biblioteca e stare con Ron, Hermione ed Harry, che in quel momento stavano solo lì.
Al castello poi non sapeva molto chi fosse rimasto. C'erano sicuramente i due Corvonero dell'anno prima del suo, ma non sapeva davvero dove trovarli, e probabilmente avrebbero comunque preferito rimanere da soli.
La lettera della signora Roberts era ancora in tasca, non toccata da quando quella mattina l'aveva letta nell'ufficio del Preside.
Nei suoi giri, finì nella Stanza dei Trofei.
Non c'era stato così spesso, ma stesso lui aveva un premio a lui dedicato, insieme ad Hermione, e mai era venuto a guardarlo.
Gli si avvicinò, giusto per scrupolo, rileggendo piacevolmente il suo nome sulla targa e, dopo qualche secondo, iniziò a girare per la stanza guardandosi intorno.
Lesse nomi e nomi, molti erano dedicati al professor Silente, un po' a Tom Riddle, nonostante fosse cresciuto per diventare Voldemort, ce ne erano un gruppetto anche della professoressa McGonagall.
Poi si fermò ad uno in particolare.
Era dedicato a Sirius Black. E non era l'unico, ce ne erano più di un paio.
Si avvicinò ad una targa che lodava un concorso che vinse in Trasfigurazione tempo prima, poiché vide che era leggermente incrinata (probabilmente così dall'ultima volta che qualcuno pulì i trofei).
Ne prese i bordi per rimetterla dritta e, inclinandola, vide qualcosa sbucare da dietro. Era dell'inchiostro.
Curioso, alzò la targa e la girò, solo per vedere dei commenti scritti in ortografie diverse, e anche gli inchiostri avevano colori leggermente dissimili.
Prima c'era qualcosa a coprirle, probabilmente, ma era caduto, o era stato staccato da qualcuno nella foga.
"Buon lavoro, Padfoot (Felpato)!"
"Ti avevo detto avresti vinto" -M.
"Li hai battuti tutti!"
Erano sicuramente dei commenti scritti da degli amici e sapeva che il professor Lupin e il padre di Harry erano suoi amici.
Poi anche un certo Peter Pettigrew, che apparentemente era morto nella stessa notte dell'assassinio dei Potter, ucciso dallo stesso Sirius.
'M.' per cosa stava invece?
Però, 'Padfoot'… era riferito a Sirius, ma dove lo aveva letto per intero?
Mise la targa apposto, e andò a vedere se vicino gli altri premi del ragazzo c'erano cose simili.
Trovò scritte sul muro dietro un mobile dov'era posto un trofeo a Sirius Black, trovando commenti simili di lode, e ora c'era un altro soprannome: Wormtail (Codaliscia).
Non sapeva a chi dei quattro si riferisse, ma aveva finalmente ricordato da dove provenissero.
La mappa di Harry.
Quelle iniziali e nomi le aveva viste anche da qualche altra parte, ma non era strano pensare di averle lette sul muro da qualche parte, magari in un vagone del treno, vista la natura di questi ragazzi, a cui non sembrava importare scrivere ovunque.
Trovò altri di questi commenti anche vicino ad un trofeo a James Potter, dov'era scritto: "Anche Moony (Lunastorta) è venuto a vederti!" -P.
Moony sicuramente coincideva con "M." e un soprannome del genere, tra i quattro, sicuramente si riferiva al professor Lupin.
Ora gli rimanevano solo da associare gli ultimi due soprannomi.
Uno era 'Wormtail' e l'altro qualcosa con la P, non ricordava bene, ma iniziava con 'Pr'.
Beh, non pensava fosse poi così importante, ma pian piano qualcosa gli si stava formando in mente.
Erano quasi finite le vacanze invernali ormai. Un paio di giorni e tutti sarebbero di nuovo stati nel castello.
Si era fatto raccontare da qualche quadro dei cosiddetti "Marauders (Malandrini)". Non riusciva a ricavare nulla di Sirius Black, ma alcuni parlavano dei suoi amici.
Rileggendo anche i nomi sulla loro mappa, presa in prestito (il fatto che non avesse avuto il permesso era irrilevante) da Harry, riuscì finalmente ad associare ogni nome ad un soprannome, non che aiutasse molto, visto che non capiva a cosa si riferissero.
L'unico che in mente sua aveva un senso era 'Moony', che sicuramente si riferiva alla forma di lupo mannaro del professor Lupin.
Sapeva perfettamente di star facendo questa stupida ricerca per non pensare sempre ai suoi problemi, ma il fatto era che non aveva ancora affrontato la lettera, nonostante la rileggesse ogni sera.
Non è che volesse scappare dalle emozioni che portava, ma semplicemente non sapeva cosa provare.
Quel pezzo di carta quindi rimaneva in tasca tutto il tempo, come promemoria, mentre viveva la sua giornata come se nulla fosse.
Era attualmente sul piccolo ponte nella sezione ovest del castello, dove le mura davanti riparavano dal vento freddo, non che quel pomeriggio ce ne fosse tanto.
Non c'era nessuno, mentre solitamente tante persone ci passavano durante i giorni scolastici.
Era davvero una bella atmosfera, e la brezza fredda gli rilassava la mente.
Faceva freddo, ma era quasi bello da sentire addosso. Perché comunque la sensazione della pelle tremolante era una buona distrazione, e lo faceva pensare più liberamente, meno ossessivamente.
Lo teneva nella realtà in un certo senso.
Era rimasto lì per forse un'oretta, seduto prima a terra e ora sulla specie di davanzale che c'era.
Aveva la brezza sulla schiena, che gli scompigliava leggermente i capelli.
Guardò nel vuoto per un po', pensando a come tra un paio di giorni sarebbe ricominciata la frenesia della scuola.
Ogni anno c'era qualcosa che lo tormentava, che tormentava tutti e non faceva vivere l'anno con serenità.
Il mondo magico era per forza così? Doveva per sempre contenere costante tensione?
"Pensieri profondi?"
Naruto si girò subito verso il suono della voce. Non aveva notato il professor Lupin arrivare.
"Mi godo il panorama" rispose scrollando le spalle.
Non si era ancora scusato con l'uomo per come aveva parlato giorni prima.
"Lo facevo anche io molto, quando ero ancora a scuola. Ogni tanto torno semplicemente a farlo, sorprendendomi ogni volta" sorrise, avvicinandosi ed appoggiandosi di fianco a dov'era seduto.
La testa dell'uomo era poco più in alto della sua, mostrando ancora quando fosse alto il professor Lupin.
Si godettero il silenzio per un po', prima che fosse Naruto a riprendere la parola: "Mi volevo scusare per come mi sono comportato la scorsa volta, alla vigilia" forzò le sue parole fuori, lanciando di sfuggita un'occhiata all'altro.
"E' tutto passato, tranquillo. Va bene lasciar andare i propri dubbi ogni tanto".
A questo seguì ancora altro pacifico silenzio.
Fu di nuovo Naruto a romperlo: "Non ho fermato le mie ricerche però" disse sincero, non come sfida, ma solo come informazione.
"Lo so"
"Te l'hanno detto i quadri?"
"No, so solo che tipo sei. Non lasceresti qualcosa a metà finché non capisci tutto, vero? E scommetto che non hai detto ancora a nessuno delle scoperte che hai fatto" disse, continuando a guardare avanti e senza girarsi fino all'ultimo, per guardarlo attraverso i suoi occhi profondi.
Sembrava stanco, molto stanco. Poco prima c'era stata la luna piena.
Ma aveva capito tutto.
Naruto si voltò avanti, interrompendo il contatto visivo. "Non ti piacerebbe sapere ciò che so" rispose, senza dire altro.
"So che sei un ragazzo intelligente però, quindi forse hai capito già qualcosa" disse, guardando anche lui avanti.
Il suo corpo non tremava, ma la voce era cauta, un po' incerta, come se non gli piacesse che qualcun altro sapesse.
E poteva immaginare il perché.
"Il professor Snape fa delle pozioni che ti aiutano durante la luna piena?" chiese, decidendo che questa cosa del dire senza dire davvero non gli piaceva.
"Sì, è molto gentile da parte sua" disse, un minimo più rilassato di prima. "Se posso chiedere, da cosa l'hai capito?" si girò di nuovo verso di lui, finalmente, dopo forse essere venuto all'accettazione del fatto che ormai così era, lo sapeva e non poteva farci nulla.
"Beh, per prima cosa, il tuo Boggart, sembrava un po' una luna, ma chi avrebbe paura della luna?" chiese retoricamente, iniziando il suo elenco. "Poi la pozione che ha portato il professor Snape, per non contare il fatto che sembravi sparire o comunque essere più stanco in prossimità della luna piena" contò sulle dita le cose finora. "Ma, se devo essere sincero, se il professor Snape non ci avesse fatto studiare i lupi mannari, non ci sarei mai arrivato" scrollò le spalle. "Non penso nessuno oltre ad Hermione possa capirlo però, i miei compagni non mettono insieme i fattori, spesso".
Questo sembrò rilassare l'uomo almeno leggermente, ma comunque, non sembrava così a suo agio. Beh, non che si aspettasse differentemente.
"Poi" disse, dopo qualche secondo, ripensandoci, "L'ha solo confermato il soprannome 'Moony'" rise un po' dello stupore del professor Lupin. "Cosa? Scrivere sui muri non è così furbo se deve celare le vostre identità, soprattutto dietro i trofei di amici" scherzò consapevolmente.
Rise un po' anche l'altro, ora sembrando molto più rilassato. "A scuola facevamo davvero molte stupidaggini, ripensandoci. Ne valevano la pena però" gli disse facilmente, a tono leggero.
A Naruto piacque sapere di aver fatto ridere l'uomo. E almeno, rispetto alla volta prima, non stava rovinando la conversazione, né l'umore dell'altro.
"E tu invece?" gli chiese improvvisamente l'uomo.
"Come?"
"Pianifichi altri scherzi? Magari al sottoscritto?" sorrideva divertito, alzando un po' le sopracciglia.
"Sicuramente non te lo direi in quel caso" rispose, come se fosse ovvio. In effetti era abbastanza ovvio.
"Scommetto fossi il tipo da creare molti guai nel posto in cui vivevi" chiese il professor Lupin divertito, girandosi verso di lui.
A Naruto cadde il sorriso però, stringendo al foglietto che teneva in tasca con una mano e la targhetta con l'altra.
Vedendo l'aumento di tensione nelle sue spalle, anche al professore cadde il sorriso.
"Stai bene?"
Lui non rispose, non lo sapeva.
Rimase in silenzio, e deviò lo sguardo.
Il professore rimase di fianco a lui in silenzio, come se stesse aspettando.
E Naruto avrebbe voluto dirgli che stava aspettando inutilmente, perché non si sarebbe aperto, ma il fatto è che sarebbe stata una bugia, perché voleva raccontarlo a qualcuno. In quel momento era pronto a parlare e il professor Lupin gli stava offrendo tutto lo spazio ed il tempo che voleva per farlo.
Inevitabilmente, Naruto lo avrebbe raccontato e, forse, non sarebbe stato male.
Eppure, passarono altri minuti prima, mentre metteva in ordine i suoi pensieri.
Il vento soffiava calmo come al solito, ricordandogli di restare a terra, di non scappare nella sua mente.
I suoi polsi erano freddi.
"Se…" iniziò a dire, ma bloccandosi subito, sentendo la sua stessa voce strozzata.
Eppure aveva preso comunque tutta l'attenzione del professore. O forse non l'aveva mai persa.
Si schiarì la voce.
"Se improvvisamente ritrovassi che il posto che hai chiamato casa per sempre, non lo fosse più, che faresti? Cosa proveresti?" chiese, le parole si sentivano pesanti in bocca, la sua gola era secca.
Guardò il professor Lupin, che non subito ritornò lo sguardo. "Non posso dirlo per certo". Naruto deglutì, il professor iniziò a guardarlo.
"Però? Cosa faresti?" chiese comunque.
"Non lo so, devo essere sincero" disse. "Immagino… quello che più sento io voglia fare".
Non era una risposta, il professore non capiva.
"Sicuramente ti mancherà quel posto, e forse i tuoi amici, ma…"
Non capiva.
Non capiva niente.
E come poteva, se non conosceva la situazione?
"Il fatto è diverso" disse, velocemente. Voleva risposte, ne necessitava, e la sua voce probabilmente sembrava disperata. Sì, ridicolmente disperata. "Non sono triste, o altro. Odio quel posto" disse sincero. "Faceva schifo, e ci aspettavamo tutti chiudesse ormai. Voglio dire, era un orfanotrofio senza fondi…" spiegò, con voce distante. "E non avevo comunque amici, il contrario direi" ironizzò.
Il professore lo guardava, aspettando.
"La matrona mi odia. Sono anche scappato da lì" scrollò le spalle. "In quel posto… non riesco a stare bene, rilassarmi, divertirmi" disse scendendo dal davanzale, girandosi per stare con il viso al vento.
I capelli andavano indomati. "Odio quel posto, sul serio" strinse gli occhi. "Eppure…" strinse le labbra, sentendo il vento trapassarlo. "Era comunque il mio posto" disse. Era la sicurezza a cui tornava ogni estate. Il posto che… Il posto che sarebbe stato lì, anche se un giorno si fosse svegliato e Hogwarts non sarebbe più esistito. "E ora che succederà? Per agosto sarà chiuso definitivamente, ed io sarò mandato da qualche altra parte. Magari meglio, magari peggio".
Prendeva la brezza frontalmente, aveva le guance rosse sicuramente.
Si girò verso il professore, che si era voltato con lui e lo guardava.
Lo guardò incerto, gesticolando con le mani ora fuori dalle tasche. "Dovrei essere felice? O dovrei essere triste?" chiese, volendo risposte. "Dovrei esultare, forse, ora che non potranno più toccarmi? Dovrei gioire della chiusura di casa mia? O dovrei piangere, disperato perché non so come andrà a finire questa storia? Dovrei implorare che si risolva? O dovrei ringraziare che sia successo?" era ancora confuso, ed il professor Lupin non sembrava in procinto di dargli risposte. "Non capisco. Perché non provo ciò che dovrei provare?" chiese, in generale. Domande senza risposta. Lo sapeva già. "E' tutto così strano…"
"Lo è" rispose finalmente l'altro. "Non posso dirti cosa provare. E va bene tu non lo sappia". Gli mise una mano sulla spalla, che aiutò in parte a sciogliere la tensione. "Le emozioni sono strane. Si sta per aprire un nuovo capitolo della tua vita, no? Magari sarà buono, che ne sai" gli offrì un sorriso rilassante.
"Il professor Silente dice che capiremo assieme cosa mi succederà"
"È buono, no? Ti fidi del professor Silente?"
Annuì.
"Puoi venire anche da me, a parlare" disse, gentilmente. "Se vuoi"
Ci pensò su un attimo. Sapeva quale sarebbe stata la risposta, ma ne voleva la rassicurazione. "Anche per altre cose?"
"Ovviamente" rispose senza nemmeno pensarci l'altro.
E forse per questo, forse perché si sentiva al sicuro lì, in quel momento, con il professore, si sentiva accettato.
Voleva parlare di come dimenticasse le cose, ma come poteva? Lo avrebbe solo preso per pazzo.
Quindi, invece, dopo qualche secondo, sorrise, facendo cadere la facciata seria, e disse: "Non è che ti capita avere un libro di incantesimi per quest'anno scolastico? Ho incenerito accidentalmente il mio"
"Temo di no"
"Eh, mai sperare troppo" si staccò dal davanzale, lasciando cadere la mano del professore dalla sua spalla.
"E io che pensavo stessimo avendo un buon momento" scherzò il professore. "Arrivi tu e mi chiedi di incantesimi, nemmeno la mia materia".
Lui rise un po', alleggerito rispetto a prima e sapendo stesse scherzando. "Grazie per la conversazione".
"Se ti ha aiutato, quando vuoi"
Beh, sicuramente si era sfogato.
"Grazie" disse il biondo.
"Di nulla" sorrise gentile. "Non ti preoccupare" disse poi.
"Bene, allora ci vediamo in futuro" disse, tagliando corto la conversazione, sarebbe stato presto occupato ad avere un monologo interno cercando di capire se avrebbe dovuto pentirsi di essersi aperto o meno.
Iniziò ad andare via, dopo che il professor Lupin gli rispose con un cenno di mano. Si girò un secondo. "Ed un ultima cosa," disse, "il tuo segreto è al sicuro con me".
Quindi, si voltò ed andò via, pronto a dormire fino al giorno successivo.
Finite le vacanze e ripreso il suo permesso per andare in biblioteca, ricominciò le sue ricerche, ad una velocità normale e non preoccupante.
Almeno non lo avrebbero buttato fuori in questo modo.
Passò meno di una settimana, prima che capì cosa gli convenisse fare per sapere di più su una famiglia nobile che non faceva trasparire nulla di brutto nei reperti ufficiali.
Chiedere ad un'altra famiglia altrettanto nobile per sapere di tutti gli sporchi segreti.
Voleva dire, andare a chiedere a Draco.
Quel ragazzo amava parlare di pettegolezzi, soprattutto quelli che avrebbero messo altri in brutta luce, e Naruto sapeva che la maggior parte delle volte i suoi pettegolezzi erano veri.
Perché avrebbe mai dovuto parlarne a lui?
Perché Sirius Black era un Grifondoro, e Draco avrebbe fatto qualsiasi cosa per umiliare i Grifondoro.
Era stato facile provocare il ragazzo. Bastò dire a Sally-Anne della Casa di Sirius, e nel giro di tre giorni lo seppe tutta la scuola.
Non che la ragazza non sapesse tenere segreti, ma era piuttosto influenzabile da alcune delle sue molte amiche.
C'entrava anche il fatto che Naruto aveva fatto intendere gli servisse che tutti lo sapessero.
Quindi, quando arrivò Draco per prenderlo in giro, non fu inaspettato, né tantomeno sgradito, per una volta.
Ebbe, non tutte ma molte, informazioni su un piatto d'argento, probabilmente provenienti dal padre del ragazzo, che aveva raccontato ciò che poteva alle richieste del figlio.
Andava abbastanza fiero del suo successo, e non poté nascondere l'aria di vittoria intorno a Draco quando questi venne da lui raccontando tutto ciò che sapeva. "Grazie, Draco" rispose, prendendolo in giro. "Mi hai detto tutto ciò che volevo sapere" disse, inclinando la testa con un sorrisetto provocatorio.
"Tu… come scusa?" sembrava confusa, ma non gli ci volle molto per capire il suo gioco, grazie al suo intuito, e la confusione si trasformò nell'aggressiva rabbia a cui era abituato. "Sporco mud-blood…"
Lui sorrise e basta.
Non è che volesse prendere in giro Draco così tanto, era solo che provava una certa soddisfazione nel vedere cadere il ghigno arrogante e l'atteggiamento superbo del ragazzo.
Pagò le conseguenze del suo piccolo trucchetto un paio di giorni dopo, durante la lezione di Pozioni. Draco si approfittò per l'ora risentimento che Snape provava per lui, ed in poco tempo gli fece perdere 10 punti per Grifondoro.
Ne era comunque valsa la pena.
Quei due eventi però, diedero vita a qualcosa di più grande.
Ricominciò la loro specie di rivalità, ora accentuata da scherzi, non amichevoli, che facevano l'un all'altro, se così potevano essere chiamati, visto che non miravano a far ridere, quanto a umiliare l'altro.
La loro era uno strano tipo di relazione.
E non capiva se Draco in realtà lo odiasse o meno.
Comunque, ciò su cui voleva più concentrarsi era il fatto che il giorno dopo, giovedì, avrebbe iniziato le lezioni per combattere i Dementors con Harry ed il professor Lupin, ma, soprattutto, Hermione aveva capito del segreto del professore.
"Naruto tu l'hai capito, vero? Il perché sta spesso così male, no?" gli chiese quella mattina mentre utilizzavano assieme la Time-Turner.
"Sì, mesi fa" disse, facendo un piccolo favore al suo ego. Vide il leggero stupore che Hermione mascherò subito. Era piuttosto lusinghiero per lui.
"Non è pericoloso? Cosa stava pensando il professor Silente" chiese forse più a sé stessa, avendo ricevuto la conferma ai suoi dubbi. "Un lupo mannaro…"
"Il professor Lupin non è un pericolo per noi" partì subito per difenderlo. "Mi fido di lui, e dovresti anche tu. Sa cosa fa" disse.
A difesa di Hermione, anche lui aveva questi dubbi all'inizio.
"Sì, lo so, ero solo…" scosse la testa. "Nulla immagino" disse facilmente. Continuando a camminare, prima di fermarsi di scatto e voltarsi verso di lui. "Aspetta. Lui sa che lo sai?"
"Sì" annuì, "e sa anche che lo sai tu" disse, scrollando le spalle, aspettando solo di vedere la reazione della ragazza mentre realizzava.
Il viso della sua amica accolse prima confusione, poi un po' di stupore, poi ammirazione, prima di tornare all'indifferenza e poi alla sua normale espressione, mascherando in pochi secondi il viaggio di emozioni che si era fatta.
"Il tuo viso è troppo aperto per cercare di velare il tuo stupore" rise un po', prendendo il passo per primo, questa volta, con lei che lo seguì poco dopo.
Fu tartassato di domande, non che non se lo aspettasse, e fece il possibile per rispondere senza rivelare nulla di ciò che aveva scoperto.
La ragazza non aveva idea fosse amico di Sirius Black, e così doveva rimanere.
Dopotutto, la ragazza non sapeva nemmeno che lui dubitasse della colpevolezza di Sirius.
Chissà perché quell'uomo gli stesse così simpatico da fargli fare tutte queste ricerche senza nemmeno che lo avesse incontrato.
Magari aveva davvero preso troppo simpatia per Sirius Black.
Okk, stiamo arrivando ad un punto interessante immagino, ci vediamo al prossimo capitolo!
