Non mi piacerebbe vivere nel Medioevo, un periodo in cui le donne non erano considerate se non come animali da riproduzione, ma questo è un Medioevo reinventato e storicamente inaccurato, proprio come la serie tv su cui si basa; né io sono un'esperta di storia medievale, per cui non aspettatevi l'assoluta precisione di usi, costumi, possibilità tecnologiche o altro, propria di un professionista. Anche le date degli eventi reali sono qui diverse rispetto alla Storia e seguono invece quelle della serie televisiva.

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Capitolo I

Terrasanta, un villaggio abbandonato, 1194

Vaisey, sceriffo e barone di Nottingham, era appostato dietro l'angolo di un edificio polveroso, tra le mani un arco con la freccia incoccata. Faceva un caldo infernale, in quel buco di villaggio abbandonato, a poca distanza da Acri, e lui stava sudando copiosamente nei suoi vestiti neri, per di più adorni di una mantellina in pelliccia di faina.

Stava aspettando re Riccardo Cuor di Leone, deciso ad ucciderlo una volta per tutte, dopo un attentato fallito due anni prima, quando aveva mandato Gisborne a fare il lavoro sporco e quest'ultimo era stato fermato dal tempestivo intervento di Robin di Locksley. Al comando dei Cavalieri Neri, la setta fondata dal principe Giovanni allo scopo di sbarazzarsi del fratello Riccardo per salire al trono al posto suo, Vaisey si era deciso a prendere la situazione nelle proprie mani per arrivare finalmente più vicino al proprio obiettivo ultimo: il trono d'Inghilterra, che ambiva per se stesso. Dopo la morte di Riccardo, Giovanni sarebbe stato proclamato re d'Inghilterra, ma essendo un debole, sarebbe stato facile detronizzarlo e, a quel punto, poiché vantava una parentela abbastanza vicina con i Plantageneti, Vaisey si sarebbe impadronito della corona…

I suoi pensieri vennero interrotti dal rumore di zoccoli al piccolo trotto; Vaisey trattenne il fiato, in attesa di scoprire di chi si trattava, e pochi istanti dopo, scorse la figura imponente di Riccardo d'Inghilterra, avvolto nel suo candido mantello da crociato, elegantemente drappeggiato dietro di lui sulla possente schiena del cavallo da guerra. Non c'era possibilità che il sovrano lo vedesse da quell'angolazione, e rendendosene conto, Vaisey sogghignò trionfante; tese l'arco, prendendo accuratamente la mira, poi scoccò. La freccia si diresse sibilando verso Riccardo e si piantò nella sua spalla. Vaisey imprecò: aveva mirato più al centro, dove c'era il cuore; in quella posizione, la freccia non avrebbe ucciso il Cuor di Leone sul colpo.

Riccardo s'inarcò all'indietro con un grido di dolore e poi si piegò sul collo del destriero, ma riuscì a non cadere; il cavallo continuò a trottare nella direzione in cui era stato indirizzato in precedenza, che lo portò ad uno spiazzo con un pozzo nel centro. Qui, sopraffatto dal dolore, il fiero sovrano sentì le forze abbandonarlo e scivolò di sella, cadendo prono sulla sabbia infuocata. Si mosse nel vano tentativo di raggiungere la freccia e strapparsela dalle carni, ma la sofferenza divenne insopportabile e perse i sensi.

In quel preciso momento, dall'altra parte dello spiazzo, sir Guy di Gisborne comparve nell'arco tra due case, la mano sull'elsa della spada.

Dalla cima della scala in cui s'era nascosta, lady Marian di Knighton aveva visto sopraggiungere il re, stranamente curvo sulla sella; con orrore, lo vide cadere a terra e, allo stesso tempo, scorse Gisborne. Con un'esclamazione rabbiosa, balzò fuori dal suo rifugio.

"Guy!" gridò.

Al suono della sua voce, Gisborne rimase interdetto. L'aveva lasciata ammanettata nella casa che lo sceriffo aveva affittato ad Acri: com'era riuscita a scappare? Comunque fosse, lui era lì per compiere una missione, che gli avrebbe dato tutto quello cui ambiva da tanti anni: denaro e potere oltre ogni immaginazione. Non poteva perder tempo in elucubrazioni. Ci avrebbe pensato più tardi.

Sguainò lo spadone, guardando Marian con aria truce; lei corse giù dalle scale e si precipitò a frapporsi tra lui e il re ferito.

"Fermatevi!" gridò ancora, arrestandosi e sollevando le braccia, non in un gesto di resa, ma d'intimazione, "È finita, Guy."

Lui l'ignorò ed avanzò.

"Toglietevi di mezzo."

"Per tutto questo tempo ho lottato per l'Inghilterra", disse Marian fieramente, "Pensate che vi permetterò di uccidere l'Inghilterra ora?!"

"Marian… toglietevi di mezzo!" urlò Guy, brandendo la spada. Lei sussultò, ma non si mosse.

"Dovrete prima uccidermi", dichiarò a denti stretti, tutta la sua tempra da Guardiano Notturno che tornava a prendere il sopravvento dopo mesi d'inattività forzata.

"No", ringhiò Guy, "Possiamo ancora uscirne. Farò questa cosa, e poi avrò potere oltre ogni misura, e noi staremo insieme."

Marian gli rise in faccia.

"Preferisco morire che stare con voi, Guy di Gisborne", dichiarò senza mezzi termini, quasi con crudeltà. Guy s'immobilizzò, sconvolto e incredulo.

"No…"

"Io sposerò Robin Hood", continuò Marian, tornando a sorridere spavaldamente; Guy la fissava senza capire, incapace di afferrare il senso delle parole che gli stava gettando, "Io amo Robin Hood", proseguì la giovane donna, nella voce una nota quasi d'incredulità, "Io amo Robin Hood", ripeté, stavolta con sicurezza, in tono definitivo.

L'ultima frase finalmente penetrò nella nebbia che aveva avvolto la mente di Guy. Con un urlo di rabbia e di dolore, si gettò contro di lei, sollevando la spada, deciso a punirla per la sua insolenza. Doveva metterla fuori combattimento, uccidere il re e poi trascinarla via con sé fino in Inghilterra, dove l'avrebbe obbligata a sposarlo.

Marian si trasformò all'istante nel Guardiano Notturno e reagì con forza, sollevando le braccia e bloccando la mano di Guy che reggeva lo spadone. Sorpreso dalla sua inaspettata resistenza, Guy tardò a contrastarla e per poco non perse la presa sull'elsa. Lottarono furiosamente, muovendosi in tutte le direzioni nello spiazzo e sollevando un polverone. Marian cercava di disarmarlo e allo stesso tempo di sospingerlo più lontano dalla figura accasciata e incosciente del re. Per contro, Guy cercava di svincolarsi per stordirla e finire il sovrano, senza ferirla. Sfruttando la sua forza superiore, abbassò la spada tra di loro intenzionato a liberare il polso che Marian teneva con entrambe le mani; un movimento convulso della donna, forse nel tentativo di spingere Guy indietro, la fece invece finire addosso a lui. I suoi occhi si dilatarono all'improvviso mentre le sfuggiva un ansito; barcollò all'indietro e, terrificato, Guy vide una macchia scarlatta allargarsi sul davanti del suo caffettano bianco. Fece involontariamente un passo avanti, tendendo la mano come a volerla aiutare; abbassando gli occhi, vide la punta della sua spada sporca di sangue. Si bloccò e, con un gemito d'orrore, lasciò cadere l'arma a terra.

Marian si premette le mani sul ventre, dov'era stata trafitta; guardò Guy, che era tornato a sollevare gli occhi su di lei con un'espressione di assoluto raccapriccio. Il bel viso della giovane donna era atteggiato a dolore, incredulità e paura in pari misura.

"No", mormorò Guy, disperato. Senza un suono, Marian si accasciò sulla sabbia; Guy si mosse per correre a inginocchiarsi vicino a lei, ma in quel momento echeggiò l'urlo angosciato di Robin:

"Marian!"

Guy lo vide avvicinarsi di corsa ed arretrò precipitosamente. Robin si gettò in ginocchio accanto alla donna ferita, mentre nello spiazzo risuonavano altre urla costernate, quelle dei compagni di Robin. Guy arretrò ancora; Much e Little John corsero da Marian, mentre Djaq andava dal re, seguita da Will Scarlett. Dietro di sé, Guy sentì rimbombare l'urlo di Vaisey:

"Gisborne!"

Si girò e lo vide correre al suo cavallo.

"Non è finita, Hood!" sbraitò lo sceriffo, strafottente come sempre, mentre afferrava le briglie del destriero, "Io avrò l'Inghilterra!"

Fece un gesto perentorio a Gisborne che, abituato ad anni di cieca obbedienza, si ritrovò a correre verso di lui. Vaisey si issò in sella e Guy salì dietro di lui, stordito, la mente vuota di ogni pensiero, il cuore a pezzi. Lo sceriffo spronò furiosamente il cavallo, che partì al galoppo, portando via i due uomini dal villaggio deserto, mentre infine anche Allan A Dale sopraggiungeva e li guardava allontanarsi, impotente a fermarli.

Sballottato sulla groppa del destriero lanciato al galoppo, Guy si aggrappò allo sceriffo per non cadere. Nella sua mente si ripeteva all'infinito la scena di Marian che arretrava vacillando, il sangue che macchiava il candore della sua lunga tunica sprizzando dalla ferita al ventre. Non riusciva a rammentare se era stato lui a spingere la punta della spada in avanti per colpirla, o se era stata lei che, finendogli addosso nella frenesia della lotta, si era infilzata da sola. Di sicuro, non era stata sua intenzione ferirla. Voleva solo stordirla, così da poter finire il lavoro, e poi l'avrebbe trascinata via da lì, viva anche se forse non incolume. Voleva sposarla, maledizione, non ucciderla! E invece adesso giaceva nella sabbia, una ferita al ventre di cui lui non conosceva la gravità. Aveva visto molte ferite all'addome e sapeva che, se non era un taglio abbastanza superficiale, le probabilità che sopravvivesse non erano molte. Certo, poteva contare sull'assistenza di Djaq, che era un'eccellente cerusica, ma neppure lei poteva operare miracoli.

Aveva ucciso la donna che amava.

Aveva ucciso la donna che amava.

Questo non se lo sarebbe mai perdonato. Mai. Perché questo aveva fatto di lui un mostro senza possibilità di redenzione.

Nell'oscurità del dolore e del rimorso che ottenebrava la sua ragione, si fece strada, insistentemente, una domanda che già si era posto: come poteva Marian essere stata lì, in primo luogo? Come si era liberata dalle catene che l'ammanettavano nell'interrato della casa affittata dallo sceriffo? Come aveva incontrato Hood e re Riccardo nel deserto? Hood doveva averla trovata, per quanto improbabile la cosa potesse sembrare, e quindi doveva essere stato lui a liberarla. E di conseguenza, era colpa di Hood se Marian si era trovata in quel villaggio abbandonato ed era intervenuta a difesa di Riccardo.

La mente di Guy, alla disperata ricerca di sollievo dalla lancinante sofferenza e dal terribile tormento che l'affliggeva, trovò un'ancora di salvezza nella rabbia.

Era tutta colpa di Robin Hood.