Erano le uniche persone nel museo da quelli che sembravano anni. L'arte contenuta lì per centinaia di anni si stava chiaramente rovinando piano paino ma inesorabilmente. L'alba stava facendo posto alla notte e i rumori di alcuni topi e degli uccelli erano gli unici che si sentivano.

Un padre abbronzato con i capelli neri stava davanti ad una scultura con sua figlia dai capelli rossi. Stettero in silenzio per alcuni minuti prima che il padre iniziasse a parlarle.

"Noi, come esseri umani siamo molto bravi a distruggere le cose, è quello che abbiamo fatto per migliaia di anni" iniziò guadagnandosi rapidamente l'attenzione dalla figlia. "Ma c'è ne erano alcuni, distanti e rari tra di loro, che riuscivano a creare cose fantastiche e bellissime con le loro mani" continuò l'uomo mentre guardava la scultura davanti a lui. "Credo che non c'è ne siano stati abbastanza però, e la terra ci sta abbandonando lasciandoci bruciare con i nostri peccati" finì lui.

La bambina accanto a lui, che aveva ascoltato con rapita attenzione considerò brevemente le parole del padre. I suoi occhi cercarono quelli dell'uomo, ma egli stava guardando la scultura con tale attenzione, come se volesse imprimerla nella memoria. La bambina guardo la statua cercando il motivo per cui suo padre la guardava con tale attenzione.

"E' per questo che c'è la malattia? è una punizione? Come il diluvio di cui mamma mi ha raccontato?" domandò curiosamente la rossa, i suoi occhi guardavano ancora una volta il padre, ma la sua attenzione pareva solo per la statua.

L'uomo scosse la testa "Per millenni abbiamo abbattuto, rovinato, esaurito e inquinato la terra, abbiamo ignorato tutti gli avvisi che ci ha mandato, pensò che sia la soluzione finale, come quando stai male, il tuo corpo aumenta la temperatura per uccidere il virus che ti sta facendo male, la terra sta facendo lo stesso con noi" rispose il padre.

"Siamo cattivi allora?"

L'uomo considerò la domanda e guardò finalmente bimba. I suoi occhi scuri si scontrarono per un momento con quelli identici della figlia, prima che distogliesse lo sguardo colpevolmente.

"Io... io, si. L'umanità è cattiva, ma tu, Diana, mi dulce niña, tu no. Tu sei a bambina più buona del mondo. E si, probabilmente farai cose cattive, ma è la nostra natura fare cose cattive per sopravvivere" rispose il padre.

-.-

Diana era sdraiata su un letto, incatenata, c'erano due persone nella stanza con lei, il primo era un uomo sulla quarantina, una siringa in mano, la seconda era una bionda, il suo taccuino in mano mentre guardava la bambina dimenarsi.

"Non essere difficile Lilith, devi solo accettare il tuo nuovo nome e poi puoi tornare con gli altri bambini, non deve essere così difficile" incoraggiò l'uomo avvicinandosi alla bambina.

La rossa continuava a dimenarsi, le lacrime scorrevano sul suo viso abbronzato come quello di suo padre.

"Mi nombre es Diana" sibilò la bimba cercando ancora una volta di uscire dalle sue restrizioni,

L'uomo sospirò come se fosse una stupida che non riusciva a capire facendo infuriare ancora di più la bambina. Le si avvicinò iniettando qualunque cosa ci fosse dentro alla siringa. Non meno di un secondo dopo la bambina stava urlando, nuove lacrime scorrevano sul suo viso, mentre il farmaco faceva effetto.

Non si ricordava neanche da quanto tempo era in quella stanza, mentre quei dottori psicopatici cercavano di farle accettare quel nome stupido.

"Andiamo Lilith, devi solo accettare il tuo nome" continuò l'uomo, prendendo una nuova siringa e comportandosi come se non stesse torturando una bambina di sette anni.

Lei scosse la testa Diana era il nome di sua nonna materna, il nome che sua madre le aveva dato, l'unica cosa che gli rimaneva di lei, non lo avrebbe ceduto come se fosse una scarpa vecchia. Ma, forse se avesse fatto finta di accettarlo, forse l'avrebbero lasciata andare.

"Mi chiamo Lilith smettila" finse cercando di divincolarsi ancora dalle restrizioni. La donna la guardò chiaramente non impressionata prima di parlare per la prima volta da quando era arrivata.

"Non prenderci in giro, non sei l'unico bambino ad averlo fatto, accetta solo il tuo nome" le disse facendo un segno all'uomo per continuare, facendo urlare ancora una volta la bambina.

Non avrebbe, non avrebbe mai dimenticato il suo nome, si dimenò, urlò, pianse, ringhiò, ma niente di quello che faceva sembrava importare ai dottori, volevano solo che accettasse Lilith come nome.

Non avrebbe dimenticato il suo nome, Lilith non era il suo nome. Diana era il suo nome.

...

Non avrebbe accettato Lilith come nome, non era il suo nome.

...

Il suo nome non era Lilith.

...

Il suo nome non...

...

il suo nome era...

...

Si chiamava Lilith.

-.-

"Chi diamine sei?"

"Mi chiamo... mi chiamo Lilith"

-.-

"Non tornerà Lily" disse un ragazzo dai capelli biondo sporco. Stavano entrambi davanti ad uno dei quattro spacchi nell'altissimo muro che circondava la radura.

"Tornerà" rispose la ragazza senza distogliere lo sguardo dal corridoio di pietra che si rivelava dopo lo spacco nel muro.

Il ragazzo la guardò, la preoccupazione nei suoi occhi. Il giorno dopo l'incidente, dopo che Nick rimase la notte nel labirinto, dopo che stupidamente era entrato per cercare di salvare un corridore che non era ancora tornato, dopo che avevano perso il loro capo, lei non aveva ancora accettato che non tornerà.

I primi giorni, era andata a cercarlo, rientrando a malapena in tempo, ma dopo che rischiò veramente di rimanere bloccata nel labirinto di notte Alby le proibì di ritornare a meno che non avesse accettato che Nick era morto.

Pensavano di aver risolto la questione, ma lei, lei era sempre lì, a guardare il corridoio del labirinto aspettandolo.

"Lilith lui non tor-" lei lo interruppe. "Tornerà Newt, smettila di dire che non lo farà" sibilò guardando ancora il labirinto.

"Nessuno torna dopo aver passato la notte nel labirinto" esclamò. Lei doveva capire, non poteva rimanere bloccata con la sua morte, lei era il motivo per cui i gladers ancora non avevano gettato la spugna, era il motivo per cui lui non aveva ancora gettato la spugna.

L'unica ragazza nella radura, la ragazza che era nella radura più tempo di tutti, il primo corridore, il braccio destro di Nick.

Non resisti nella radura, nel labirinto, se rimani bloccato da una morte. Non importa quanto fa male, dovevi resistere se volevi sopravvivere, e per farlo doveva smettere di guardare il maledetto muro e capire che non può tornare

"Maledizione guardami" urlò girandola in modo che lo guardasse negli occhi. "Non tornerà".

"Lui lo farà, lui- lui deve farlo" sussurrò. Gli occhi di Newt si addolcirono mentre la guardava, ma non la lasciarono. All'improvviso gli occhi scuri della rossa iniziarono ad inumidirsi, Newt la tirò velocemente in un abbraccio mentre Lily iniziò a tremare a a piangere.

"Promettimi, promettimi che tornerai da me" sussurrò ancora una volta la ragazza. Newt non la guardò neanche prima di annuire "lo prometto".

-.-

"Chi è lei? Pensavo che non ci fossero ragazze nella radura"

"Lei è Lilith, l'unica ragazza della radura"

"..."

"Smettila di guardarla"

-.-

"Perché lo fai ogni mattina?" chiese Chuck riferendosi alla candela che aveva acceso Lily. Lei lo guardò prima di guardare la candela e chiudere gli occhi. Rimase in silenzio alcuni istanti prima di mettere in ordine i suoi pensieri.

"Prima di venire qui, mi ricordo che la mia abuela una volta mi disse che era il modo per contattare gli dei e chiedergli di avverare i desideri" rispose la rossa. Il bambino grassottello inclinò la testa confuso, come farebbe un cucciolo di cane. "Ma non sei sicura che rispondano, e cosa ti fa credere che esaudiranno il tuo desiderio?" domandò ancora.

Lei sorrise, non aprendo ancora gli occhi. "Non lo so, ma se le mie preghiere fanno in modo che i miei amici siano al sicuro anche se non li vedo, continuerò a farlo, ogni mattina" gli disse prima di aprire finalmente gli occhi e guardarlo.

"Pensi, pensi che possa chiedere di rivedere i miei genitori, una volta fuori di qui, ai tuoi dei?" sussurrò il bambino castano, gli occhi speranzosi. L'adolescente di sedici anni annui con un sorriso, Chuck si mise velocemente in ginocchio copiando la posa della rossa e chiudendo gli occhi. Qualche secondo dopo li riaprì vedendo il sorriso divertito di Lily.

"Fatto?"

"Fatto"

Lei sorrise ancora una volta prima di soffiare sopra la fiamma della candela, spegnendola, e alzarsi spazzolandosi lo sporco dalle ginocchia.

"Andiamo?" chiese al bambino, egli annuì, alzandosi velocemente e seguendola.

-.-

"Sei bellissima"

Lei arrossì vivacemente alle parole del ragazzo

-.-

"Un'altra ragazza?" Frypan chiese, guardando la ragazza.

"Chiedo dibs su questa"

"Ehi, l'ho vista prima io"

-.-

"Questa sarà l'ultima" lesse Newt, guardando preoccupato Lily prima di volgere lo sguardo a Thomas.

-.-

"Thomas" urlò la rossa seguendolo, le porte si chiusero qualche secondo dopo dietro di lei.

-.-

"Si è svegliata, la ragazza si è svegliata"

-.-

"Credo, credo di aver innescato la fine" disse la ragazza, Teresa.

-.-

"E' l'unico modo per uscire dal labirinto"

-.-

"Io prendo il nome da Thomas Edison, Gally, da Galileo Galilei, Chuck da Charles Darwin e Lilith dal-"

"Dalla prima donna sulla terra secondo la bibbia ebraica" lei interruppe Thomas, che annui.

"Esatto. Questi non sono i nostri veri nomi, sono nomi che loro ci hanno dato"

"Chi?" chiese Minho.

"W.C.K.D." rispose Lily per Thomas, alzando l'orologio per far vedere le parole marchiate sopra.

-.-

"Siamo qui per salvarvi"

Lily li guardò velenosamente, prima di volgere lo sguardo di Chuck, ancora tra le bracci di Thomas, immobile, freddo, bianco. Per poi guardarli ancora una volta.

"Siete in ritardo"

-.-

" Una malattia, si chiama Flare"

-.-

"Dovete arrivare al posto disegnato e vi daremo la cura" Disse l'uomo ratto guardandoli.

-.-

Soggetto A0 la valchiria, marchiata sulla sua pelle. Lei rivolse il suo sguardo a Teresa, lei scosse la testa, ma lo vide comunque.

Soggetto A1 la traditrice.

-.-

".. e le persone non immuni sono- lei ignorò quello che disse l'uomo ratto per veder le facce pallide dei suoi amici- ...Newton"

I loro sguardi si bloccarono e lei voleva veramente piangere per quanto fosse ingiusto.

-.-

"Please, Tommy, Please" pregò Newt, la pistola premuta contro la sua testa. Thomas lo guardò prima di fare una scelta e premere il grilletto.

La pioggia si mischiava alle sue lacrime e voleva non averlo mai fatto, poi sentì un urlò straziante. Lei era lì, i suoi capelli bagnati, Minho la teneva per impedirle di muoversi, ma le sue braccia erano allentate per lo shock.

Le mani di Lily erano davanti alla sua bocca cercando inutilmente di attenuare il suono, i suoi occhi erano spalancati e la sua mano pallida. Si liberò da Minho.

Una litania di no uscivano dalla sua bocca, mentre lo scuoteva, le lacrime offuscavano la su a vista.

"Avevi promesso" disse mentre guardava Newt-il cadavere di Newt. Scosse la testa in senso di diniego perché no, lui non poteva morire lo aveva promesso, lui aveva promesso.

"Mi dispiace, mi dispiace" interruppe Thomas che fissava la pistola nelle sue mane come se fosse una cosa che non capisse.

-.-

Non lo ha ancora perdonato

-.-

"Un posto segreto, non ci sono persone infettate dal Flare, costruisci un posto dove potete vivere, proteggili, Valchiria" disse Ava Paige.

-.-

Hanno trovato traccia di sopravvissuti, Minho era andato con Aris, Sonya e altri sette, per la prima volta da anni, fuori a cercarli.

Lasciandola a capo del loro accampamento.

-.-

Non erano tornati, sapeva che non lo avrebbero fatto.

-.-

Ogni giorno, alle prime luci dell'alba lei era lì davanti al 'cancello' del luogo sicuro. "Non torneranno" e per un attimo Lily si era aspettato Newt a dire le parole, ma quando si girò c'era Thomas.

Si rigirò verso il sentiero che li conduceva fuori prima di annuire.

"Lo so" e quello era, rimasero in silenzio per il resto del tempo prima che anche il resto del campo si svegliasse e iniziare la giornata.

Si fece vedere anche il giorno seguente, e il giorno seguente, e il giorno seguente ancora.

Non l'avrebbe mai perdonato, ma era un inizio.

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Alla fine W.C.K.D. li trovò, e lei morì così, proteggendo quella che era diventata casa sua, la sua gente.

Si ricordò, negli ultimi istanti della sua vita, una frase che aveva sentito da piccola

'Per millenni abbiamo abbattuto, rovinato, esaurito e inquinato la terra, abbiamo ignorato tutti gli avvisi che ci ha mandato, pensò che sia la soluzione finale''

E non poté fare che essere d'accordo. La malattia non era una punizione, era la cura.

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Un uomo, o almeno qualcosa che somigliava ad un uomo, guardò un'anima con molto interesse, l'anima che quasi ogni giorno pregava lui, non per sé stessa, ma per altre persone, per aver buon soggiorno nel suo dominio.

Era curiosa, unica, e decisamente speciale decise, annuendo tra sé stesso, si, doveva fare qualcosa a riguardo.

-.-

"Un'altra possibilità?" chiese l'uomo dai capelli biondi dal suo trono all'uomo dai capelli scuri.

Una donna dai capelli castani annuì in accordo al tono poco convinto dell'uomo dai capelli biondi. "Non abbiamo mai dato questo dono a nessun umano prima, cosa c'è di speciale in lei?" chiese all'uomo in piedi.

"Lei è l'unica a meritarselo" disse sbrigativamente, prima di licenziarla e volgere lo sguardo all'uomo dai capelli biondi.

"Se è vero che ti penti delle scelte che hai fatto, delle azione che hai intrapreso contro di me, concedimi di farlo, come mio unico desiderio, fratello" continuò guardando l'uomo.

Lui lo guardò qualche secondo prima di annuire lentamente. "Se questa cosa si ritorce contro di noi, nemmeno il tuo regno ti proteggerà dalle conseguenze, ricordatelo" e con queste parole minacciose acconsentì al desiderio del fratello maggiore.