Il quaderno scritto all'interno della storia l'ho inventato, ma i personaggi attorno a Oswald sono tutti reali. Adoro la storia soprattutto quella che riguarda Kennedy. Leggendo la storia si capisce cosa ne penso io su Oswald.

IL QUADERNO

La giovane Natalie chiuse la bicicletta, l'appoggiò al muro all'esterno del locale di Dwayne Pride guardò l'ora sul polso, erano già le 8.45 il che significava 15 minuti per arrivare al lavoro puntuale. Al bancone c'era solo il fratello impegnato a preparare la colazione per un cliente. Era di fretta si guardò attorno, dalla cucina uscì Jimmy il fratellastro di Dwayne Pride porse la colazione al cliente "Non è arrivato!" la bocca di Natalie si curvò all'in giù "Uffi" tamburellò le dita sul bancone "Mi avverti se arriva?" guardò ancora l'ora "Si, quando viene ti avverto. Ho il tuo numero" lo ringraziò e volò di corsa al lavoro.

Natalie era bibliotecaria presso la biblioteca di New Orleans, era solare, dolce con tutti, e amante della storia in particolare la vita della famiglia Kennedy. Il sapere era la sua vita. Sapeva che un tizio frequentatore del locale di Dwayne Pride che da piccolo negli anni 60 viveva con la sua famiglia accanto alla casa di David Ferrie, e aveva molte domande da porgli. Digitava sulla tastiera del computer i codici dei nuovi libri arrivati da inserire nel database. la borsetta vibrò, prese il telefono nella tasca dentro, il messaggio che lesse era quello che aspettò con ansia. "Vieni alle 17,15. Mi ha detto che ti aspetta". Quella mattina non riusciva a rimanere concentrata sul lavoro, su un foglio scrisse tutte le domande che voleva fargli. A fine turno tornò a casa mangiò qualcosa, dopo un'ora dovette ritornare in biblioteca. Spingeva un carrello pieno di libri da inserire sugli scaffali in ordine di codice, gli impiegò praticamente tutto il pomeriggio. Era ormai la fine del turno e tra 15 minuti aveva l'appuntamento.

Jimmy le indicò il tizio col capo, capelli brizzolati, occhi verdi con fascino magnetico. Ordinò un milk shake alla fragola, un sorriso la presentò gli strinse la mano dichiarandosi "Salve sono Natalie Jimmy….." le strinse la mano "Alec, Sei la ragazza che mi ha detto Jimmy, prego siediti".col gesto della mano la invitò a sedersi "Allora che vuole sapere?" tutta emozionata stava estraendo il foglio con le tante domande scritte ma poi lo ripose nella borsetta lasciandola perdere "Dunque …. Che mi sa dire del periodo in cui Lee Oswald risiedeva a New Orleans?" si schiarì la gola col suo Scotch poi con la mente ritornò al ricordo "Era circa la fine di maggio e l'inizio di giugno, abitavo nella casa al fianco di David Ferrie, quella sera si teneva una piccola riunione a casa sua, io rimasi sulla veranda, stavo giocando con dei cowboy quando vidi delle figure arrivare su una Cadilac. Riconobbi subito Clay Shaw, Willie O'kiefe e un altro giovanotto seduto dietro" Natalie lo interrupe "Era Oswald il giovanotto?" riprese il ricordo "All'inizio non lo credevo, ma quando il 22 Novembre morì Kennedy lo riconobbi dalle foto del suo arresto"

"Che successe poi?" bevette un altro sorso "Restarono ore a parlare, nel silenzio si sentivano schiamazzi nella casa, oramai ero a letto da un pezzo ma rumori molesti mi svegliarono. Avevano alzato il gomito un po' tutti, accesi la luce del comodino e mi affacciai alla finestra, sentivo che parlavano della Baia dei porci imprecando per gli errori di Kennedy, su Castro e del Vietnam." Natalie rimase incantata durante il ricordo con bocca aperta, Alec gli chiuse la bocca mettendo la mano sotto il mento. Si ricompose scrollando il viso, riprese a succhiare il milk shake dalla cannuccia. "Stavo per rimettermi a letto quando Oswald disse qualcosa in russo"

"Non ti starai tirando indietro Per caso?"

Balbettando Oswald annuì, cambiò argomento parlando della moglie e della bambina "E' tutto il giorno che non vedo Marina e mia figlia June" portò una mano tra i capelli, era stanco e pallido. Shaw alzò lo guardò accorgendosi della mia luce accesa e la mia sagoma scura. Mi abbassai e la spensi". Natalie scavava col cucchiaio sotto la panna si riempì la bocca "E hai più visto Oswald?" lui annuì continuando con un secondo ricordo "Lo vidi una seconda volta, ero sulla Camp Street in direzione dell'ufficio informazione della Marina a New Orleans dove mio padre lavorava, quella mattina mi portò con se, la maestra ci aveva assegnato un tema ed io scelsi di scrivere di mio padre. Ad ogni modo, quella mattina il traffico era intenso, sul marciapiede alla mia destra Oswald passeggiava assieme a Guy Banister. Oswald parlava di un quaderno"

"Un quaderno?" ripetè lei "Per lui era importante" un sorriso spuntò in volto di lei, gli occhi spalancati dalla curiosità "E dov'è questo quaderno?" fece spallucce "Nessuno lo sa". Frullava nella mente idee assurde su come avere quel quaderno. Lesse il polso ed doveva tornare a casa, strinse la mano al gentil signore, posò i soldi sul tavolo. Nell'uscita si scontrò col petto di Pride "Dwayne non ti ho visto, Oh mio dio dove ho la testa?!" Pride rise la prese per le spalle "Non preoccuparti" lei era già fuori dal locale "Ti vedo stasera?" in quel momento rimase perplessa "Stasera?"

"Il concerto!" - "Già, il concerto, mi era passato di mente. Comunque si ci sono".

Erano circa le otto di sera. Al piano di sotto in cucina il padre impegnato con la cena, il profumo arrivò fino in camera ma lei era indaffarata con le sue ricerche. La sua camera era piena di libri, fumetti, manga, foto dei Kennedy alle pareti, statuette varie. Tra computer e libri cercava informazioni sfuggite mettendo in fila i pezzi. Il padre l'aveva già chiamata diverse volte "La cena è pronta" mise una mano avanti mostrando il palmo, tra le dita la biro "Ho sentito … arrivo tra un secondo". La scrivania era coperta di libri, biografie di Oswald, John Kennedy, i fatti di Cuba,le operazioni della CIA. "Che stai leggendo?"

"Nulla" conosceva bene sua figlia e quando si fissava su qualcosa non mollava l'osso "Ti conosco bene da quando eri piccola così" abbassò la mano per indicare la statura da bambina "Stai pensando ancora a Oswald?" mugugnò qualcosa, finì di scrivere e scese giù da basso. Dopo cena andarono entrambi al concerto nel locale di Pride, stava ascoltando il gruppo ma la sua mente lavorava mettendo insieme le idee.

Era seduta al tavolo con il bicchiere vuoto davanti, reggeva la testa con la mano con lo sguardo assorto "Allora ti piace il concerto?" la voce di Pride la risvegliò dai pensieri le posò un secondo bicchiere pieno "Oh! Grazie"

"Va tutto bene?" – "Si perché?" – "Mi sembri distratta" rispose lui "Tuo padre mi ha detto che ultimamente sei persa … è per la storia di Oswald?" si fermò per un paio di istanti di risucchiare la bevanda dalla cannuccia "Credi che sia pazza?" no rispose sorridendo "Non l'ho mai pensato. Ma voglio solo che stai attenta, se scavi troppo infondo ….. "

"So quello che stai pensando, ma ormai la maggior parte delle persone non sanno nemmeno chi è Oswald oppure lo hanno dimenticato". Le scostò una ciocca dal viso "prudenza però!". Le sorrise annuendo "ma certo".

Il mercoledì era giorno libero per Natalie, prese la macchina foto e un foglietto con delle indicazioni stradali. Non disse al padre dov'era diretta solamente che sarebbe uscita. Al 4911- 4905 in Magazine Street a New Orleans Oswald prese un appartamento con la moglie Marina e la prima figlia June. Dove ci restò dal maggio a settembre del 1962. Una modesta casa probabilmente compra tata dalla mamma Margareth. Ora è abitata e modernizzata, Natalie si fermò dall'altro lato della strada scattando diverse foto. Ritinteggiata di bianco, fioriere sulla veranda e sotto le finestre, sistemate all'ingresso due sdraio. Si avvicinò per fotografare il giardino posteriore senza dare nell'occhio. Ma gli abitanti della casa si accorsero della sua presenza e chiamarono la polizia.

Con l'arrivo della volante imprecò, vide la tenda della finestra scostarsi, alzò le mani "Agente avverta Dwayne Pride del NCIS!".

Natalie osservò la sala interrogatori dove lei era tenuta, un tavolo in mezzo alla stanzetta e il classico specchio finito, uguale in tutte le serie di Polizia. Pride entrò deluso "lo so, non avrei dovuto, ma ora so che lì c'è nascosto qualcosa" Pride aggrottò la fronte "quindi scatti foto alle case degli altri?!'

"ma in quella casa ci abitavano Oswald con la famiglia prima di andare a Fort Worh"

lui rise per non piangere "ti hanno svuotato la macchina foto. poi te la ridanno. finirai nei guai se non lasci tutto" sbuffò incrociando le braccia "ma perché? ci siamo vicini, in quel quaderno ci possono essere qualsiasi informazione importante "

si portò le mani in volto, disperato, è probabile che qualcuno sapesse della sua ricerca impossibile.

"hai pensato che forse il quaderno lo abbia portato a Fort Worh?"

"impossibile" disse lei convinta "l'appartamento era una topaia fatiscente, lo hanno demolito qualche anno fa. se non è in quella casa allora è all' edificio in Via 544 Camp Street che faceva angolo con 531 Lafayette Street"

"ti ricordo che lo hanno demolito anche quello, ora è un distretto federale il

Hale Boggs Federal Building. quindi dubito..."

"hai ragione" disse lei. delusa si distese sul tavolo col petto e la testa fra le braccia dilungate "non c'è bisogno di abbattersi così"

"lo dici tu" la posizione del capo volto al basso era difficile da comprendere "ti porto a casa, forza alzati" il tono pacato di Pride la tirò un po' su "grazie Pride, lo so anche da me che ho fallito" lo abbracciò forte.

sulla strada di casa nessuno dei due parlava "senti che ne diresti di fare un salto alla casa di Oswald?" la guardò "non guardarmi così! sono seria che c'è di male ad entrare e chiedere?" la guardò in cagnesco "col rischio di sembrati pedante mi servirebbe in mandato per entrare"

"e procuratelo" sollecitò lei "ci troverai delle prove!" fece occhioni dolci "per favore, devi solo svoltare a destra" guardò il semaforo verde, mise la freccia e la accontentò. alla porta una giovane donna uscì sulla veranda "ancora tu? sei venuta per qualche altra foto?"

"mi scusi non vogliamo mettere disagio, Sono Dwayne Pride NCIS!"

"Cosa vuole l'NCIS?

la ragazza si intromise scostandosi dal corpo di Pride "lui è un amico, non abbiamo un mandato ma vorrei farle qualche domanda" non molto contenta li fece entrare "prego. volete del caffè o una bibita?" declinarono "allora ditemi"

"lei sa che questa casa era di Lee Oswald nel 1962?"

"i mie genitori comprarono la casa e accennarono quelli dell'agenzia che era di Oswald, l'uomo che uccise il presidente Kennedy" Natalie si sentì offesa, avverti un scricchioli alle ossa "non è stato Oswald! disse con tono serio "non ci sono le prove".

Pride la rischiamo' "Natalie!'

"comunque Oswald perse un quaderno, disse a Guy Banister che lo aveva perso."

"e quindi?" disse la donna confusa "è possibile che lo abbia poi ritrovato e nascosto in questa casa o nel edificio di via 531 Lafayette Street dove stampava i volantini pro Cuba".

"la mia amica ci tiene molto a questo caso e vuole solo risolverlo anche disturbando Persone!" la squadrò con lo sguardo. "scusate ma tra poco arriva mio marito" il tono di voce indicò che li voleva fuori casa, erano già sul liscio della porta "tenga. è il mio numero. se avesse intenzione di aiutarci mi chiami. senta lo so che a lei non interessa, ma a me invece interessa molto, adoro tutto di Kennedy e soprattutto il complotto, io credo che non sia stato Oswald ma lo abbiamo incastrato. Lee non era un Angelo certo ma alla sua famiglia ci teneva molto". con sguardo basso uscì dalla casa. ad aspettarli in strada due agenti in nero "Aspettami in macchina" risposto Pride.

"Dwayne Pride, NCIS"

"sappiamo chi è agente Pride" rispose uno dei due uomini "chi siete voi?"mostrò il tesserino della sicurezza nazionale "vogliamo solo che la convinca a mollare l'osso" rise "lei non la conosce! è testarda e non lascerà perdere!"

"la convinca" ribadì.

Per due o tre giorni avvertì del malessere, tristezza, voglia di non far nulla, al lavoro era distratta, continuava sempre alla ricerca del quaderno, cercando ogni singolo posto in cui lui avesse messo piede, ma ormai tutti quei posti erano stati demoliti o ristrutturati. Una sera dopo aver cenato, caricò la lavastoviglie, sparecchiò il tavolo e si distese sul divano col padre, il telefono le squillò, era un numero sconosciuto "Pronto? Chi? Oddio i scusi ho avuto un lapsus, dice sul serio? Senta io domani lavoro anche al pomeriggio le va di vederci alle 18? Ok a domani". Scrisse un messaggio a Pride "Che succede?"

"nulla, ma sappi solo che Dio esiste!" il padre sorrise divertito "Lo sapevo questo!. Spero solo che non stai mettendo Pride in quale pasticcio"

"Ma che vai a pensare papi? Va tutto bene!".

Il pomeriggio successivo come d'accordo andò con Pride nella casa di Oswald. Portò con se un doglio piegato nella tasca e la biro speciale la donna tirò fuori da un mobiletto del soggiorno una scatola di latta contente un quaderno con la copertina rossa. "lui è Frank mio marito" con una stretta di mano forte si presentò. "Questa scatola l'hanno trovata i miei genitori appena comprata la casa, era nascosta dentro un mobile in legno giù nello scantinato, non era tenuto male ma lo tenerono ugualmente per sistemarlo. C'era un cassetto bloccato, mio padre cercò di sbloccarlo e la trovò nascosta"

"Posso vederlo?" nel quaderno conteneva di tutto, parlava della famiglia, del lavoro a Minsk scritto in russo e in inglese. In alcune pagine si appuntò dei nomi come David Ferrie, Clay Shaw. Gli occhi di Natalie si dilatarono, la colpì molto, tirò fuori il foglio in tasca ricopiando il testo "è scarica!" – "Oh no! È per precauzione, posso leggere solo con la luce ultravioletta …. Si usava a scuola durante le verifiche". Continuò a sfogliare il quaderno, descriveva anche del contatto con George Demorensild annotando acanto al nome cosa non andava. Poi lesse la pagina successiva in cui parlava male del Generale Walker incollato sulla pagina al fianco la sua foto con un mirino rosso disegnato in volto "Non si sa se sia stato davvero lui, non ce ne sono le prove. Secondo l'FBI era pulita, nessuna impronta e per di più nessuno ha visto nulla ha udito solo lo sparo". Disse in tono convinto e illuminato nel dire la sua.

Ricopiò tutto anche le frasi in russo in seguito fece anche le foto "Si sa mai!". Nel girare un'altra pagina cadde a terra una foto di loro tre in bianco e nero e dietro una frase in russo e la data 8 Giugno 1962 "Posso tenerla?" la donna sorridente disse di si. Discorsero ancora "Non potevo sapere che in tutti questi anni qualcuno si sarebbe fatto vivo nel cercare il quaderno,ma poi quando ti ho ascoltato ho cambiato idea" strinse in mano il quaderno "Vorrei che lo avessi tu" fu colpita "Grazie". Balbettò "Non so come ringraziarvi".

Raccolse tutto e uscì con Pride, ancora instrada i due uomini in nero "Lei mi faccia vedere la borsa e il telefono "Cosa? Non potete. Non ne avete l'autorità"

"Natalie, possono farlo invece, sono della sicurezza nazionale" le disse con rammarico, lei protestava a voce alta, gli presero il quaderno e cancellarono le foto sul telefono "Pride non dici nulla?"

"Agenti vi prego! Non c'è nulla in quel quaderno che può nuocere la sicurezza nazionale" gli uomini non dissero nulla "Che cosa tiene in tasca?" lei si ribello "Cos'è questo?" – "Nulla che lei possa capire "Lo aprì "Interessante" erano schizzi disegnati "E' per il prossimo tatuaggio" alzò il sopracciglio e aggrottò la fronte "The last of us? Anche mio figlio ci gioca, ma non capisco come possiate amare quel gioco" lo ripiegò e lo restituì al legittimo proprietario.

"so che sei delusa e mi dispiace" le disse Pride, Natalie porse due tazze di caffè "Cos'è andato storto?"

"i piani alti mi hanno sequestrato il quaderno, era ormai in mio possesso papi! Ma ho questo però" prese la foto di Oswald e il foglio bianco "Usa questa" con la luce ultravioletta illuminò il foglio "Mio dio! Hai ricopiato il quaderno"

"Non tutto, solo le parti più importanti, era l'unico modo per avere una parte del quaderno"

"avevi previsto tutto! Potevi almeno dirmi di stare al gioco!" fece occhiolino "non la definirei una missione fallita, almeno so che la teoria di Jim Garrison era vera ed è questo che conta e poi c'è la foto. E con questa foto so che amava la sua famiglia, certo capitava che sfogasse la sua rabbia sulla moglie Marina. Non era uno stinco di santo ma un cuore lo aveva". Il padre fu leggermente scettico ma era fiero della curiosità della figlia che nutriva in ogni cosa "mi fa piacere che ti accontenti per le piccole vittorie ma la maggior parte delle persone lo crede colpevole, un ragazzo disturbato, e un comunista"

"Marxista – Leninista" puntualizzò lei "se gli altri lo credono colpevole in tutto, ma io penso il contrario. E questa foto la voglio incorniciare".