"Ho quindici anni e tanta voglia di scappare dalla noia di mio padre. Ho un amore da dimenticare, consumato in sogno… no, buttato nel cesso…"
"Cosa scrivi, James?"
"Qualcosa da cantare, forse la mia rabbia repressa.""Chi è questo amore da dimenticare?"
- Mhh, mh, - mugolò James.
Era da solo nella sua camera da letto e quando apri gli occhi, ancora stanchi dal sonno, la sveglia segnava le 3:47. Era ancora buio dentro casa e le tende scure, lunghe fino al parquet, non erano d'aiuto alla vista. Le 3:48… così tardi eppure troppo presto per svegliarsi, e per questo provò a girarsi sul fianco nel tentativo di riprendere sonno.
"Ho quindici anni e tanta voglia di scappare", dove aveva letto o sentito quelle parole?
"Un amore da dimenticare, consumato in sogno che è più bello che provare", quindici anni e nel sogno scriveva su qualcosa di diverso da un foglio di pergamena. Dove scriveva a quell'età?
James cambiò nuovamente posizione nel vano tentativo di riprendere sonno e quelle parole continuavano a suonargli terribilmente familiari.
"Quindici anni già e un amore da dimenticare, consumato al cesso: questa volta volevo provare."
La sveglia segnava ora le 6:03. James non era riuscito ad addormentarsi ma aveva forse ricordato dove aveva letto quelle frasi; si alzò dal letto e andò diritto verso il suo armadio. Lì, sulla mensola più alta, conservava la sua scatola dei ricordi: era una cassettina di cartone verde smeraldo. Si mise sulle punte e la recuperò per poi aprirla e riversare tutto il contenuto sul parquet consumato. Non c'erano molte cose nella scatola: una vecchia piuma di fenice (la sua prima penna, regalo di nonno Arthur), il biglietto del primo concerto dei Sevendust e un diario nero dalla copertina in pelle. Proprio ciò che cercava.
Recuperò l'agenda e, dopo aver riposto tutto il resto nella cassetta, si andò a sedere sul letto sfatto.
- Pepe rosa e vaniglia, - sussurrò, poi accarezzò la copertina del diario con delicatezza. Un secondo dopo questo si aprì. Il ragazzo iniziò a sfogliarne le pagine; aveva incantato l'agenda affinché si aprisse con una parola d'ordine precisa e lui aveva scelto la fragranza preferita di Scorpius all'epoca. "Pepe rosa e vaniglia", la stessa che utilizzava lui all'attuale.
Arrivò poi alla data dell'aprile 2019; aveva quindici anni e Scorpius quattordici, eppure già a quell'età erano entrambi convinti dei sentimenti che provavano. James per Scorpius e quest'ultimo per Albus, ovviamente. Rilesse i versi a voce bassa, - Ho già un amore da dimenticare. Ho paura che Scorpius non ricambierà mai miei sentimenti, penso che gli piaccia mio fratello. Non posso odiare Albus, solo invidiarlo. –
James fece un sorriso amareggiato e proseguì, arrivando a qualche giorno dopo. –Volevo provare le labbra di S. e le ho assaggiate nei bagni dei maschi, dopo aver truccato la bottiglia senza che gli altri se ne accorgessero. Ha delle labbra belle e morbide; vorrei baciarle ancora e non voglio assaggiare altre labbra che non siano le sue. –
Potter sbuffò sonoramente mentre teneva il diario con entrambe le mani. Fissava le pagine con uno sguardo vago, quasi vuoto. - Sono sempre stato così patetico, allora. –
Poggiò l'agenda aperta sul letto e andò a prendere l'Artiglio di Drago che aveva acquistato il giorno precedente; preparò la sigaretta e la strinse tra le labbra. Mentre cercava di accenderla, ripensò alla pagina del diario. "Ho trascorso l'intero pomeriggio con S. e mi piace anche quando solleva il sopracciglio in segno di disappunto," lesse. - Patetico, - sbuffò e accese la sigaretta.
Quando l'orologio segnò le 8:02 e il suo stomaco iniziò a brontolare, James capì che doveva abbandonare la lettura dei ricordi malinconici e che avrebbe fatto meglio a preparare qualcosa da mangiare. Si stiracchiò allungando le braccia verso l'alto e nell'esatto momento in cui si mise in piedi qualcuno bussò alla porta. Strano.
Era troppo presto per essere Vanessa e Albus gli aveva detto di troppo impegnato per andare a trovarlo. Andò ad aprire la porta senza curarsi di mettere su qualcosa per coprire le proprie nudità e girò il pomello. Quando tirò l'anta verso l'interno fu più che sorpreso dall'immagine che si trovò di fronte.
Quella mattina Draco Malfoy aveva arricciato il naso di fronte allo specchio. Lui dava da sempre grande importanza alle apparenze e ci teneva ad essere preparato e non sfigurare davanti al proprio interlocutore. Aveva indossato dei pantaloni neri dal taglio classico e vi aveva abbinato una camicia dello stesso colore; la stessa tonalità di nero, della stessa stoffa, per non creare differenze fra le gradazioni. Il difficile era abbinarci una cravatta che potesse contrastare con il nero degli abiti senza essere un pugno nell'occhio; era indeciso tra il verde smeraldo e il blu pavone. Scelse quest'ultimo, ritenendolo più elegante, e annodò la cravatta con maestria.
Prima di uscire da casa verificò di aver messo tutti i documenti nella sua borsa, compresa la lettera di convocazione da parte del Capo del Dipartimento Auror. C'era tutto, per cui si coprì con il mantello invernale e uscì da casa diretto verso il Ministero.
Draco si sistemò per la millesima volta la cravatta blu prima di bussare alla porta dell'ufficio di Harry Potter. Se c'erano delle cose che erano mutate dai tempi di Hogwarts, la sua precisione e mania di perfezione non erano fra quelle: ogni dettaglio del suo abbigliamento doveva essere in ordine, pulito e ben stirato, senza nemmeno una pieghetta. S'impettì, mettendosi diritto con la schiena, e diede un'occhiata alla borsa di pelle, nera e pregiata, che reggeva con la mano destra. Mise su la sua solita aria superba e schizzinosa, bussò con due tocchi secchi alla porta di legno massiccio e attese una reazione dal signor Potter.
Trascorse qualche minuto ma non ebbe alcuna risposta; iniziò a spazientirsi ma provò a bussare ancora.
Sebbene la sua tolleranza fosse aumentata nel corso degli anni, la sua pazienza era già giunta al limite e si sentì pronto a scagliare una maledizione contro quell'imbecille di Harry Potter se non gli avesse aperto immediatamente.
Grazie all'impiego da Capo dei Pozionisti era riuscito a sopportare l'idea di qualche ritardo o qualche comportamento poco professionale, ma poteva giustificare i suoi allievi, studentelli appena usciti da Hogwarts, non di certo il Capo del Dipartimento Auror. Soprattutto se si trattava del signor Potter.
Una voce familiare, però, lo distrasse dai propri pensieri omicidi.
- Papà! –
- Scorpius! –- Ciao papà, - salutò il ragazzo, sorpreso di vederlo lì e a quell'ora. – Come stai? –
- Bene figliolo, sono qui per un consulto. Tu come stai? –
- Bene… io bene, sono solo sorpreso di… un consulto? È successo qualcosa? –
- No, o meglio, non lo so. Il signor Potter mi ha invitato qui per un consulto alle 8:00 di questa mattina ma vedo che, sebbene siano le 8:05, non è ancora in ufficio. Forse pensa che siamo tutti cialtroni come lui. –
- Non è ancora arrivato? Strano, dovevo consegnarli anch'io dei documenti… forse è in ritardo! Se hai da fare puoi lasciare tutto a me, li darò io al signor Potter. –
- Non preoccuparti, ormai sono qui: aspetterò quel buono a nulla! –
- Vuoi entrare nel mio ufficio? Puoi sederti, posso anche farti portare un caffè… -
- Farà tanto tardi? –
- Conoscendolo, sì. -
Harry Potter, in effetti, non era nel suo ufficio. In quel momento si trovava in un sobborgo della Londra babbana: Clapham Junction.
Quella mattina si era svegliato con il buon proposito di arrivare puntuale in ufficio ma durante il tragitto era stato distratto da un pensiero persistente: James Sirius Potter. Così aveva guardato l'orologio da taschino e si era detto che nessuno lo avrebbe rimproverato se avesse fatto mezz'ora di ritardo. Aveva quindi fatto una deviazione ed era arrivato fuori all'appartamento dove abitava il suo primogenito; era rimasto immobile per dei secondi dinnanzi a quella porta bianca, ma solo quando l'orologio aveva segnato le 08:03 aveva trovato il coraggio di bussare. Se ne era pentito quasi un istante dopo: forse James aveva lavorato tutta la notte e avrebbe preferito dormire piuttosto che vedere suo padre sull'uscio, di certo non si aspettava di ritrovarselo di fronte completamente nudo.
- Ah, sei tu, - disse diffidente. James aveva tra le labbra i residui di una sigaretta spenta da poco e i suoi capelli, seppur legati in un codino, risultavano spettinati come quelli del padre. La sua espressione, però, sembrava essere alquanto delusa.
- James, tesoro, ti sembra il caso di aprire la porta in queste condizioni? –
Il ragazzo strinse le spalle e spalancò la porta per far entrare il padre. - Pensavo fosse il gigolò che avevo prenotato, - rispose sarcastico.
L'aveva detto con una tale nonchalance che, dall'espressione che aveva messo su, Harry sembrava averci creduto. - Mi dispiace… non volevo disturbare. –
- Scherzavo, - rispose James.
Harry entrò e chiuse la porta dietro di sé.
- Cosa ti porta qui? –
- Come stai? –- Non si risponde a una domanda con un'altra domanda. –
- La mia domanda è più importante. –
- Ah certo! Le domande del signor Harry Potter sono sempre più importanti. –
- Ti ho chiesto come stai, James, non di prestarmi mille galeoni; come stai è importante, - sbuffò Harry esausto. In una vita precedente doveva essere stato molto cattivo per dover sopportare tutto quello o forse, e gli costava parecchio orgoglio ammetterlo, suo figlio gli somigliava più di quanto pensasse. James aveva incrociato le braccia e gli aveva rivolto uno sguardo sospettoso.
- Tutto bene, tu? –
- Sto bene anche io. Ti sei fatto un tatuaggio? – chiese, cercando di non mostrarsi imbarazzato. Per palesarsi sicuro di sé gli indicò pure il fianco con lo sguardo, dove vi era incisa la frase "fortis manes" in un carattere ad ampiezza fissa.
- Sì, un mese fa. –
- E cosa significa? Non sembra inglese. –
- È latino, significa "sii coraggioso". –
- Bello, - disse sorridendo, - un mantra molto Grifondoro: mi piace! –
James sembrò sorpreso dall'affermazione tanto sincera del padre; "mi piace" gli aveva detto. Quando era stata l'ultima volta che suo padre gli aveva detto "mi piace" mostrando tanta approvazione? Forse molti, troppi, anni prima. - Ti va del caffè con la cannella? - domandò poi affabile. Riuscì perfino a sorridergli con naturalezza.
- Sì, grazie figliolo, - rispose l'uomo. Si sentì già sollevato, dopo quella domanda, tanto da togliersi il mantello, che poggiò sullo schienale della sedia sulla quale si accomodò. Suo figlio gli aveva offerto il caffè e la giornata sembrava già più luminosa.
Alle 9:07 Harry varcò la soglia d'ingresso del Ministero e cinque minuti più tardi era seduto dietro la propria scrivania. La sua giornata era iniziata con un caffè e quattro chiacchiere col suo primogenito che gli aveva anche proposto di rivedersi.
- Potter. Allora ti ricordavi di dover venire in ufficio stamattina? –
Il tono usato da Malfoy rassomigliava a uno sfottò più che a una constatazione, ma l'umore dell'altro uomo era troppo raggiante per farsi buttare giù.
- Buongiorno Malfoy, aspettavi da molto? –
Draco diede una rapida occhiata all'orologio da taschino e fece l'espressione più ironica che potesse, - oh no, solo da un'ora. –
- Dai, un'ora! Pensavo peggio. –
- Un'ora, Potter! Dovevi essere qui alle 8:00! Ho un lavoro anche io, sai? –
- Beh… i tuoi subordinati me ne saranno grati, - scherzò.
Malfoy sembrò rassegnarsi a quel fare tanto sornione e, dopo aver sbuffato sonoramente, si sedette di fronte all'altro e gli rivolse un'occhiataccia. - Non hai rispetto per il lavoro altrui, Potter. Io sono arrivato puntuale e il minimo che tu potessi fare era presentarti qui all'orario previsto. Ho faticato per portarti quello che mi hai chiesto, - disse. Draco parve essere sollevato dopo quello sfogo e Harry si limitò a sorridergli gentile.
- Grazie per essere venuto. Mi dispiace averti fatto aspettare. –
- Non importa. Allora, a cosa ti servono questi dati? –
- Beh, per un caso che avevo affidato a Scorpius. –
- Hai affidato a mio figlio un caso di droghe? È pericoloso! –
- Malfoy, tuo figlio è un Auror, per lui anche solo stare qui in ufficio è pericoloso. –
- Ma un caso di droga… -
- Resta meno pericoloso di quello che noi abbiamo affrontato alla loro età, - sancì Harry.
- Era diverso, - sentenziò Draco con una nota d'astio nel tono. Potter aveva ragione ma lui doveva avere per forza l'ultima parola. - Comunque qui c'è l'elenco di tutte le sostanze che sono state trovate dalle analisi del sangue degli ultimi maghi ricoverati. Sono state suddivise in due categorie madre, illegali e legali, e poi elencate in ordine alfabetico. –
Il pozionista gli allungò alcuni fogli di carta che Harry prese dalle sue mani per dar loro una rapida occhiata. Come al solito il suo lavoro era stato meticoloso.
- Perfetto. –
- Lo so, l'ho fatto io. Sai qual è la cosa sconcertante? –
- Qual è? –
- Che la maggior parte di queste erbe sono perfettamente legali. Si possono acquistare in farmacia tranquillamente, anche se alcune hanno bisogno della prescrizione di un Guaritore. Alcune, come l'aconito, si trovano perfino ad Hogwarts e quindi sono acquistabili liberamente da chiunque… ma ingredienti come la corteccia di salice, per la Pozione Rimpolpa-Sangue, la possono comprare solo un Guaritore o un mago dietro prescrizione. –
Harry ascoltò quella descrizione completamente allibito. - Potrebbe essere chiunque… -
- …chiunque sia esperto di erbe. E non guardare me, Potter! Non sono io, ho abbastanza soldi da vivere come nullafacente per tutto il resto della mia vita. Non ho bisogno di produrre questa robaccia. –
- Non pensavo a te, Malfoy… -
- Meglio così. –
Potter diede uno sguardo più approfondito ai documenti e tirò un sospiro sfibrato. In ogni campione di sangue analizzato c'era sempre qualche ingrediente che doveva avere la prescrizione di un guaritore.
- Se non hai altre domande, Potter, io andrei. –
- Puoi andare Malfoy, scusa ancora il mio ritardo. –
Draco si limitò a fare spallucce e, una volta recuperata la propria borsa, si diresse verso la porta. Prima di aprirla, però, si morse un labbro dall'interno, come se fosse indeciso sul rivelare un ultimo dettaglio; ci rifletté su qualche attimo e poi sostenne che, se fosse stato al posto di Potter, avrebbe preferito saperlo. - Ah, Harry… -
- Draco? – C'era qualcosa che non andava: l'aveva appena chiamato per nome.
- So che sto per violare lo Statuto di Segretezza dei Maghi ma ritengo tu debba saperlo. –
- Sapere cosa? –
- Vedi… abbiamo analizzato il sangue degli ultimi dieci maghi ricoverati in ospedale. Uno di questi è ufficialmente anonimo ma… -
- "Ma" cosa? Parla! Sto per iper-ventilare… hai una faccia così seria! –
- Uno di questi maghi, apparentemente arrivato quasi in fin di vita, era di tuo figlio. –
- Di James? –
- Sì, di James. -
Langley aveva appena finito di mangiare il pranzo che gli aveva preparato Albus: si trattava di un semplice sandwich ma aveva messo così tanta mostarda che era quasi immangiabile.
- Troppa mostarda? - chiese Scorpius sarcastico.
- Decisamente, - rise l'altro. - È così piccante che la sento addirittura nel naso. –
- Prendi un po' di marmellata ai mirtilli, - consigliò l'altro, - dovrebbe migliorare il sapore. –
- Ottimo suggerimento! –
La loro mattinata era stata abbastanza fiacca ma la visita del signor Malfoy aveva messo Scorpius di buonumore; in qualche modo il sorriso del padre gli aveva restituito un minimo di fiducia in più e, inoltre, il ragazzo non poteva fare a meno di pensare che la sera sarebbe stato a cena da James. Con un pizzico di fortuna e un goccio di Veritaserum nella Burrobirra era sicuro di poter ottenere qualche informazione utile.
- Ma perché mette tutta questa mostarda?
- È buona la mostarda. –
Di improvviso la tranquillità del momento fu interrotta dal rumoroso ingresso di Harry. Scorpius trasalì e tolse i piedi dalla scrivania per metterli a terra mentre Langley balzò in piedi dopo aver ingoiato per intero l'ultimo boccone del tramezzino.
- Signor Potter! –
- Dovete trovarmi tutti i Guaritori che hanno prescritto queste erbe, - disse e gettò con violenza dei fogli sulla scrivania di Langley. Il suo tono, così come i suoi gesti, sembrava colmo di rabbia e Harry si muoveva scattosamente. La sua voce era affannata e somigliava a James in piena crisi d'ira, solo con i capelli più scuri.
- Queste sono tutti gli ingredienti contenuti in quelle droghe e quasi tutte sono con obbligo di prescrizione. Entro domani voglio l'elenco di tutti i Guaritori che le hanno prescritte e di tutti i maghi che le hanno comprate. E se non dovesse bastare, voglio tutti a depositare sotto Veritaserum. –
- Capo, ma… -
- Avete capito cosa ho detto? –
- Sì signor Potter, ma… -
- Voi siete amici di Albus, no? Parlate anche con lui. –
- Lo faremo ma… -
- Signor Potter, si calmi, - esordì Scorpius, - e ci spieghi cosa è successo! Lei sta tremando dalla rabbia! –
- Lo sapevate che James usava o… usa, non lo so, quella roba? –
Langley rimase in silenzio mentre Scorpius scuoteva la testa repentinamente; stava mentendo al proprio capo e si sentiva felice per aver reagito in modo tanto astuto.
- James? Ne è sicuro? –
- Sì. Io vado da lui e voi fate quello che vi ho detto, - si raccomandò e uscì dall'ufficio.
Il giovane Malfoy lo seguì per i corridoi chiamandolo con urgenza, - signor Potter! Aspetti! –
- Devo andare a parlare con mio figlio! –
- Signor Potter, mi ascolti solo un minuto! –
- Avanti, - rispose Harry fermandosi, - sessanta secondi e non uno di più: la questione è urgente! -
- Signor Potter, non voglio intromettermi nelle vostre dinamiche familiari ma… ne sono stato coinvolto abbastanza da sapere che lei e James non avete avuto dei bei momenti ultimamente. So che sta provando a mettere le cose posto, e se lei adesso dovesse andare lì rovinerà tutti i suoi sforzi. –
- E cosa devo fare, Malfoy? Lasciare che mio figlio muoia tra una canna e l'altra? - La domanda di Harry gli riportò alla mente l'immagine del figlio quella mattina. Non era solo nudo, né aveva un tatuaggio in più; aveva una sigaretta tra le labbra, era un minuscolo dettaglio a cui non aveva dato peso.
- No signor Potter, ma può fidarsi dei suoi sottoposti… può fidarsi di me. Stasera ho un appuntamento con suo figlio… una cena a casa sua. Io potrei… potrei ricavare qualcosa, se è vero che usa quella roba ce l'avrà anche in casa, ne potrei requisire un po' per analizzarla. Senza farglielo capire, ovviamente, lo sa meglio di me che lui è un tipo un po'… suscettibile! –
- Aveva una sigaretta tra le labbra stamattina, - disse.
Harry aveva gli occhi sbarrati ma spenti. Rilassò le spalle e il suo tono di voce divenne debole, quasi si sentisse colpevole di quanto era accaduto al figlio. Se fosse stato un padre diverso, un genitore più presente e attento, più comprensivo, forse suo figlio non si sarebbe rifugiato nelle droghe.
Scorpius si avvicinò all'uomo e gli poggiò la mano sul gomito, sorridendo affabile. - Non ti preoccupare, Harry, salveremo James. –
Ora Scorpius poteva dire di avere più che un valido motivo per seguire quel caso; non si chiese come l'uomo fosse venuto a conoscenza della situazione di James, ma la sua coscienza si era alleggerita di qualche grammo. Non era sicuro ma pensò di dover ringraziare suo padre e la sua meticolosa attenzione ai dettagli.
