- Mio padre lo sa? –
- Lo sa, - sbuffò Langley. Il ragazzo si accomodò sul divano e sembrò pensieroso.
- È stato Scorpius? –
- No, non è stato lui… mi sono assicurato che lui non glielo dicesse. –
- E allora chi? –
- È stato suo padre. –
- Il signor Malfoy? –
- Proprio lui. –
- E come ha fatto a saperlo? –
- Stando ai documenti firmati da tuo padre, che l'aveva consultato per delle analisi, il signor Malfoy ha trovato dei dettagli quasi impossibili da scovare sul sangue di tuo fratello e così glielo ha detto. –
Albus restò in silenzio per il tempo necessario per versare del caffè nella sua nuova tazza, poi andò a sedersi accanto al fidanzato.
– Beh… se James non è morto, e non è finito ad Azkaban, vuol dire che dopotutto non è tanto grave, no? –
- No, se escludi il fatto che Harry voglia interrogare tutti i guaritori sotto Veritaserum. -
- Oh merda. -
Harry Potter aveva trascorso l'intera giornata a picchiettare con le dita sulla scrivania. Non perché non avesse altro da fare, come avrebbe pensato il vecchio Draco Malfoy, bensì perché non aveva potuto fare a meno di scervellarsi sulla situazione in cui era si era infilato suo figlio e, di conseguenza, di darsi la colpa delle scelte nefande di James.
Quando suo figlio gli aveva confessato di essere omosessuale, lui gli aveva consigliato di andare da uno Psicoguaritore invece di abbracciarlo e digli "va tutto bene, figliolo"; quando gli aveva detto di voler fare il cantante gli aveva risposto che non sarebbe arrivato da nessuna parte, che quella non era una vera e propria carriera ma soltanto un hobby.
Mai una volta che gli avesse detto "sei bravo" o che gli avesse fatto un complimento sincero.
Come poteva biasimare James?
Come poteva pretendere che suo figlio non lo odiasse?
Cosa avrebbe dovuto fare?
Cosa avrebbe dovuto dire a Ginny? Anzi… glielo avrebbe dovuto dire? Lei e il figlio non si parlavano da anni, e se Harry poteva almeno dire di averci almeno provato, la donna sembrava averlo semplicemente cancellato dalla propria vita. No, non avrebbe avuto senso avvisare sua moglie.
- Signor Potter, - la voce calma di Scorpius ruppe il filo dei pensieri dell'uomo, che si massaggiò le tempie stancamente.
- Dimmi, ragazzo. –
- Sono le 18:00… io andrei. –
- Vai da James? –
- Io… sì, ho appuntamento da lui alle 19:00. Vorrei passare prima al Paio… ehm, a casa per cambiarmi. –
- Va bene, vai pure. Tienimi aggiornato e se c'è bisogno di qualcosa… -
- Non si preoccupi signor Potter, davvero! –
- Tenterò, - rispose l'uomo con tono stanco. - Hai inviato le richieste al San Mungo? –
- Ho parlato con il guaritore Mitchell, il capo di tutto l'ospedale. Mi ha detto che loro conservano le copie delle prescrizioni per sei mesi dopodiché le cancellano, per cui ho richiesto tutte quelle che sono in loro possesso. Le avremo fino a sei mesi fa e, inoltre, gli ho anche chiesto il massimo riserbo sull'indagine. –
Harry l'ascoltò attentamente e, quando il ragazzo terminò il discorso, sorrise compiaciuto.
- Somigli molto a tuo padre, lo sai? –
- In che senso? –
- Quando lavorate siete diligenti e fate il massimo per ottenere un risultato non solo ottimo ma perfetto. –
- Si fa quel che si può, signor Potter. Mi piace il mio lavoro e lo faccio con giudizio anche se, a volte, e glielo confesso con qualche remora, questo distintivo pesa più sul cuore che in tasca. –
- Hai ragione… ma tu diventerai un bravo Auror, - rispose, - e non mi sorprenderebbe che tra qualche anno sedessi dietro questa scrivania. –
- Solo quando lei diventerà Ministro della Magia, - rise il ragazzo seguito dall'altro.
- Ora va, non far aspettare mio figlio: lo sai che perde pazienza facilmente! –
- Ha ragione! Arrivederci signor Potter, ci vediamo domani, - salutò il ragazzo lasciando l'ufficio subito dopo.
James aveva buon gusto per tutto; la sua casa, sebbene piccola, era stata arredata con criterio, e quella sera, grazie ad un incantesimo, aveva decorato l'appartamento con delle lampade di carta fluttuanti che rendevano l'atmosfera informale e rilassante. Fu proprio così che si sentì Scorpius: sereno.
La luce soffusa, la musica da camera a volume basso e una cena leggera e saporita avevano contribuito a rendere il tutto naturale; ogni cosa sembrava essere al proprio posto e Scorpius si era sentito così a proprio agio che si era perfino tolto le scarpe. Aveva incrociato le gambe sulla sedia e, dopo aver posato la forchetta sul bordo del piatto pieno per metà, aveva preso il calice di vino per fare un sorso.
- Questo spezzatino è davvero squisito, - commentò, - neanche l'elfo domestico che abbiamo al Manor ce ne sa preparare uno così. Come cavolo fai? –
- È nel mio DNA… mia nonna Molly, ricordi? - rise James.
Scorpius lo guardò appoggiare il bicchiere sul tavolo e pensò che fosse veramente attraente; aveva i capelli sciolti, spettinati come al solito, indossava una t-shirt nera e dei jeans: era vestito in modo semplice, informale, disordinato… perfetto. Come poteva essere tanto affascinante in quelle condizioni? Era sicuro che, nella medesima situazione, lui sarebbe sembrato uno sciattone e invece James aveva imparato a fare pregio dei propri difetti.
- Dici che è una questione di geni? Quindi dato che sono un Malfoy non potrò mai equipararti ai fornelli? –
- Avete usato elfi domestici per secoli, dubito che vuoi Malfoy sappiate mettere mano a pentole e mestoli! –
- Ma siamo abili pozionisti, non conta niente? –
- No, niente. –
- E che palle, però! - rise ancora, poi posò il calice di vino sul tavolo.
- Potter vince su Malfoy 1 a 0. –
- Troverò qualcosa in cui posso batterti, ho solo cercato dal lato sbagliato. –
- Io sono imbattibile e… - iniziò col dire James, ma fu bloccato dal suono del campanello.
- Aspetti qualcuno? - chiese Scorpius.
- No, nessuno… vado a vedere chi è, - disse l'altro alzandosi. Aggrottò poi le sopracciglia, indispettito per l'interruzione, e sperò vivamente non fosse di nuovo suo padre.
Malfoy recuperò immediatamente la bacchetta e l'infilò nella tasca posteriore dei pantaloni, poi lo seguì, pronto a intervenire qualora fosse stato necessario.
- Anche la guardia del corpo, - scherzò James e aprì la porta. Almeno stavolta non era nudo.
- Vanessa? –
La ragazza non gli diede neanche il tempo di aprire la porta totalmente che gli si riversò tra le braccia, piangendo. James, che la conosceva abbastanza da sapere che non aveva la lacrima facile, fu preoccupato dalla sua reazione. Lanciò uno sguardo all'altro ragazzo, che chiuse la porta.
Vanessa aveva il labbro spaccato e delle ferite superficiali sulle braccia; sembrava essere stata coinvolta in una tipica rissa da bar babbana. Era in forte stato di shock.
- Scusa… - mugolò.
- Cosa è successo? –
- Io… - la ragazza provò a parlare ma le frasi sembrarono morirle in gola e riprese a singhiozzare.
- Vanessa, vogliamo andare al San Mungo? Chi è stato a ridurti così? –
La ragazza scosse la testa e restò tra le braccia di James. Scorpius, che guardava la scena in silenzio, si passò una mano tra i capelli e una ciocca bionda si posò di nuovo sui suoi occhi. C'era qualcosa di angosciante nell'aspetto della ragazza.
- È per il pub… -
- Cosa è successo? –
- Aspetta James, - disse Scorpius. Lasciò che il proprio lato professionale prendesse il sopravvento, - sediamoci. La tua amica sembra essere confusa e, uhm, hai del cioccolato? –
Potter si convinse che quanto proposto dal ragazzo fosse la cosa più razionale da fare, tant'è che qualche attimo dopo i tre erano seduti sul divano e Vanessa si rigirava tra le mani una barretta di cioccolato al caramello salato.
- Ti va di dirci cosa è successo, Vanessa? - chiese Scorpius. Aveva usato un tono conciliante, quasi rassicurante. Sebbene la sua carriera fosse iniziata da poco, aveva già affrontato diversi casi di violenza ai danni di maghi e quindi sapeva qual era il modo più opportuno per interfacciarsi con le vittime. In un secondo momento si voltò verso James, sentendosi osservato. "Quando ti vesti d'autorità mi fai venire voglia di sbatterti contro al muro, e Merlino solo sa cosa ti farei…" queste erano le parole che James gli aveva rivolto qualche giorno prima. Chissà perché gli erano venute in mente proprio in quel momento; tuttavia gli sorrise e tornò a guardare la ragazza.
- Ero a casa e non trovavo i Cappelli Decapitanti che avevo comprato per Vince… sai, per il compleanno, no? Te l'avevo detto… comunque, vabbè, mi sono ricordata di averli lasciati al Pandemonium e allora volevo andarli a prendere per impacchettarli e portarglieli. Quando sono andata lì ho trovato la porta della cucina aperta. Era strano, l'avevamo chiusa, no? - chiese retoricamente a James, che annuì. - Allora sono andata a controllare. Era tutto buio e ho lanciato un Lumos… - la ragazza tirò sul col naso, preoccupata.
- Tranquilla Vanessa, sei al sicuro qui, - ribadì James posandole una mano sul ginocchio. La ragazza cercò di tranquillizzarsi e fece un respiro profondo per riprendere fiato. - C'era qualcuno in cucina… non ero spaventata, mi sembrava quasi familiare, come se lo conoscessi già o l'avessi già visto ma… - Vanessa chiuse gli occhi per ricordare meglio e strinse di più la barretta tra le mani, - pensavo fossi tu. Mi sono avvicinata e ti ho chiamato ma… ho ricordi confusi, come se mi avessero obliviata! Mi ricordo che a un certo punto mi mancava l'aria, sentivo il sapore del mio sangue sulla mia lingua… ero a terra e di fronte a me c'era qualcuno di molto potente, probabilmente capace di utilizzare qualche incantesimo pesante, che stava per lanciarmi contro qualche altra fattura e io mi sono materializzata qui. Penso che siano ancora al pub. –
- Resta qui, Vanessa. Io ora vado al pub. –
- Non puoi andarci da solo! – sostennero i due all'unisono.
- È il mio pub, - spiegò James, - e sono un mago abbastanza abile da fronteggiare un duello. –
- Sei un imbecille, - si pronunciò Vanessa.
Scorpius sembrava essere d'accordo con lei. - Vengo con te, anzi, tu resti qui con Vanessa e io vado al pub. -
- No, devo andare io! –
- Non puoi andarci da solo! Sarai un abile mago ma sei un civile. Io sono un Auror, ricordi? –
- Per questo potresti restare qui con lei, sai, se dovesse succedere qualcosa o magari dovesse ricordare altro… -
- Smettila di fare il Grifondoro, testa di cazzo, - l'insultò la ragazza, - ha ragione lui! Scorpius è un Auror, può usare degli incantesimi diversi, senza considerare che è addestrato. Abbi un minimo di rispetto per la tua vita! –
- Il Pandemonium è la mia vita, - urlò James, - ci ho investito tanto tempo e tanti galeoni, ho lavorato duramente per portarlo avanti e non posso non andare a vedere cosa cavolo sta succedendo! Ne ho il diritto! –
- Fermi tutti, - disse Scorpius infilando le mani in tasca. Gli occhi di Vanessa e James e si posarono su di lui. - James, tu puoi iniziare ad avviarti al pub e nel frattempo io avviso la squadra di turno al Ministero e l'indirizzerò lì, va bene? Io resterò qui con Vanessa, però se dovesse essere necessario il mio intervento… - Il ragazzo tirò fuori un ciondolo dalla tasca e, dopo averlo spezzato, gliene porse una metà. - Devi solo stringerlo tra le mani, così saprò che hai bisogno d'aiuto. -
- Cos'è? - chiese Potter, guardando quel ciondolino. Era un mezzo cerchio ramato con sopra delle rune incise; non ne aveva mai visto uno prima.
- È un Allertatore Paffuto, lo utilizziamo in missione quando dobbiamo separarci… se uno di noi è in pericolo lo stringe tra le mani e questo coso inizia a gonfiarsi fino a raggiungere dieci volte la dimensione originale. Dopodiché scoppia in seguito a un rumore assordante. Fastidioso ma utile. Mettilo in tasca e usalo anche se c'è qualcosa che possa solo lontanamente sembrarti pericoloso, d'accordo? –
- Va bene. Allora vado, ci vediamo, - salutò James, uscendo di fretta.
Scorpius tirò un sospiro amareggiato, ponderando sul fatto che avrebbe quantomeno dovuto specificare cosa intendesse per "pericoloso", e si lasciò cadere con la schiena contro il divano.
- Non hai ancora mangiato la cioccolata. –
- Fa ingrassare, - sostenne Vanessa.
- Ne hai bisogno e non metti su venti chili per una barretta, - disse Scorpius inarcando il sopracciglio destro.
La ragazza fece una smorfia e iniziò a scartare il cioccolato, poi diede un morso alla barretta.
- Sono preoccupata per James, - pronunciò, infine.
- Lo sono anche io… vado a scrivere alla squadra ok? Spero solo che non ci sia Harry Potter. –
- Trovi carta e pergamena nella camera di James! –
- Grazie mille, - rispose Malfoy e si alzò per dirigersi verso l'altra stanza.
La camera era disordinata ma tutto sommato rispecchiava la mente confusa del proprietario e, anche se avrebbe voluto dare un'occhiata, quello non era tempo di darsi a pettegolezzi da vecchie comari. Doveva cercare della carta e dell'inchiostro; senza considerare che nessun momento sarebbe potuto essere più utile di quello per mettere le mani nei mobili e cercare il mix di erbe da fumare. Tirò un sospiro e decise di iniziare dai cassetti del comodino: lì trovò solo biancheria, un pacco di preservativi XL, un paio di fialette di lubrificante e una corda appallottolata.
"Interessante", pensò, per poi riporre tutto al proprio posto. Successivamente si avvicinò alla cassettiera e aprì il primo tiretto: maglie, altre mutande, sex toys, calzini… nulla di utile o incriminante; il secondo cassetto era del tutto vuoto; il terzo, invece, sembrava fare al caso suo. Trovò un'agenda di pelle nera, un sacchetto di tela con dentro un miscuglio di erbe e una piuma di fenice.
"Tana!", sorrise compiaciuto tra sé e sé per poi infilarsi la bustina nella tasca dei pantaloni. Portò con sé l'agenda e la piuma in cucina e raggiunse la ragazza. Non c'era traccia di inchiostro.
- Pensavo che i cantanti scrivessero i propri testi! Qui non c'è traccia di inchiostro, - si lamentò Scorpius. Spostò poi i piatti, ancora mezzi pieni, per poggiare l'agenda sul tavolo.
- Impossibile! Hai guardato bene? –
- Non ho messo le mani tra le sue mutande ma sì. –
- Vado a cercare io, poi andrò a fare una doccia, se non ti dispiace. –
- Tranquilla, vai pure. –
Malfoy ebbe a malapena il tempo di verificare che l'agenda fosse aperta quando la ragazza rientrò portando con sé una boccetta di inchiostro e delle pergamene da lettera.
- Eccoli qui! –
- Dove diavolo li hai trovati? –
- Nel suo armadio! –
- E perché conserva inchiostro e carta nell'armadio? –
- Perché è disordinato, - rise Vanessa. Sembrava già stare meglio. - Vado a fare una doccia! –
Scorpius le fece un cenno di adesione, poi intinse la piuma di fenice nella boccetta di inchiostro e iniziò a scrivere.
"Con urgenza!
Si richiede l'intervento di una squadra Auror al The Wizard Pandemonium.
Sospetto furto, magia oscura e aggressione ai membri dello staff.
- S.H. Malfoy"
Non c'era tempo per affidarsi ai gufi, quindi fece materializzare quel comunicato direttamente al secondo livello del Ministero della Magia; inoltre, preoccupato per l'altro ragazzo, tastò le tasche per verificare che l'Allertatore Paffuto non si stesse gonfiando. Era tutto ok.
Sospirò, rilassandosi sulla sedia. Perché era tanto in pena?
Il ragazzo si accasciò contro lo schienale della sedia e iniziò a giocherellare con la piuma di fenice quando la sua attenzione fu catturata da quell'agenda nera. Era aperta e un biglietto fungeva da segnalibro, così l'allargò proprio su quella pagina. Cosa sperava di trovare? Nomi, indirizzi, dettagli di qualche procacciatore di droghe? Qualcosa del genere, qualunque cosa che potesse dargli un indizio in più e invece… trovò tutt'altro.
"Non riesco a smettere di pensare a quel bacio."
"Ho sognato di nuovo S. stanotte. Perché non sparisce dalla mia testa?
Perché non esiste un modo per farlo innamorare di me?"
"Oggi S. aveva lo sguardo triste, mi accorgo quando non è di buon umore.
Ha impiegato venti minuti per accorgersi che il suo gufo gli aveva consegnato una lettera."
"S. soffre come me per un amore non corrisposto. Sono stato con lui tutto il pomeriggio: è stato bello stringerlo a me. Come farò? Riuscirò a dirgli quello che provo?"
Man mano che s'addentrava nella lettura il senso di colpa iniziava a farsi largo dentro di sé. James era evidentemente innamorato di lui che invece lo stava sfruttando solamente per ottenere delle informazioni su un caso. Chiuse il diario di scatto e lo posò sul tavolo, e si chiese se non avesse fatto meglio a riporlo lì dove l'aveva trovato.
- Novità? –
Vanessa era dietro di lui. Il giovane si limitò a scuotere la testa pensieroso e poi infilò la mano in tasca per estrarre l'Allertatore Paffuto, guardandolo fisso e silenzioso.
- Chissà se la squadra è arrivata, - farfugliò la ragazza.
- Spero di sì… aspetta, - disse Scorpius. Strabuzzò gli occhi e si voltò verso di lei, - sbaglio o si sta gonfiando? –
Vanessa diedi un'occhiata all'oggetto; no, non si stava sbagliando. Si stava ingrandendo.
- Merda, - disse lei.
- Dobbiamo… devo correre, tu puoi restare qui ma io ora vado, - proferì Scorpius, che non si curò di mettere il maglioncino né il mantello, e si smaterializzò subito.
- Ma… - sbuffò la ragazza nel vederlo svanire. Incrociò le braccia e poi, una volta preso un mantello a caso dall'armadio, lo seguì.
James era arrivato nel suo locale con la bacchetta già sguainata. Avrebbe voluto correre nelle cucine ma, ricordandosi di come era stata ridotta Vanessa, ritenne opportuno un approccio più cauto.
- Homenum revelio! – esclamò.
Un fascio di luce blu investì la stanza e poi tornò tutto buio un attimo dopo. James pensò di aver fallito o che magari non c'era più nessuno e strinse le spalle.
– Lumos! – gridò.
I tavoli e le sedie erano al loro posto, mancava qualche bottiglia dal retro del bancone e la cassa era stata aperta. Com'era possibile che gli incantesimi di protezione non avessero sortito effetto? Potter aggrottò le sopracciglia indispettito: solo qualche settimana prima aveva subito una tentata rapina, tra l'altro sventata da Scorpius, e Langley si era impegnato nel creare vari sortilegi difensivi a detta sua insuperabili.
"Questo qui farà scattare l'intervento immediato della squadra Auror di turno," aveva detto sicuro di sé; intanto qualcuno era entrato e si era portato quei pochi galeoni che aveva lasciato di fondo cassa.
"Ti assicuro, James, che solo un mago abile come tuo padre può avere le forze necessarie per distruggere questo scudo," eppure James nutriva qualche serio dubbio a riguardo: suo padre non avrebbe certo sprecato la sua serata nel derubare locale.
- Bah, - sbuffò James in una sintesi di scetticismo, superiorità e disappunto.
Chiuse manualmente la cassa e tirò un sospiro stanco e amareggiato, non tanto per il maltolto ma per quello che era successo a Vanessa, e soprattutto perché si sarebbe aspettato un dopo cena diverso.
Non che avesse intenzione di scoparsi Scorpius… o meglio, avrebbe davvero voluto portarselo a letto ma non ne faceva una priorità; ne avrebbe approfittato per estorcergli un altro bacio, forse anche due o tre, e gli sarebbe bastato lo stesso.
Afferrò la prima bottiglia di liquore che trovò sottomano, rum al lampone, e se ne versò un cicchetto. Gli mancava solo l'alcolismo, ma aveva dimenticato il fumo a casa e doveva trovare un altro modo per danneggiarsi qualche organo dopo l'ennesimo pensiero deprimente. Mandò giù il liquore, lavò il bicchiere e lo ripose lì dove l'aveva preso.
- Meglio che torni a casa, - si disse e provò a smaterializzarsi. Non ci riuscì, per cui si accigliò.
- Ma cosa… - si chiese, - forse non mi sono concentrato bene. Casa… - provò di nuovo senza risultati: era sicuro che ci fosse qualcosa ad impedirglielo.
"Farò in modo che nessuno, a parte te e Vanessa, possa smaterializzarsi o materializzarsi qui dentro," aveva detto Langley quella notte. Perfetto, ma lui si era materializzato lì solo pochi minuti prima e ora non riusciva a uscire: cosa stava succedendo?
"Devi solo stringerlo tra le mani e saprò che hai bisogno di aiuto," queste erano state le parole di Scorpius. Per sicurezza estrasse l'Allenatore Paffuto dalla tasca e si recò verso l'uscita. Se non poteva materializzarsi forse poteva lasciare il locale nella maniera meno magica possibile… no, la porta era bloccata. Provò a spingerla con violenza ma fu inutile.
- Alohomora! – esclamò, ma l'uscita restò sigillata.
- Ok James, non allarmiamoci. Sii coraggioso, sii coraggioso, ok? - il ragazzo continuò a ripeterselo anche quando verificò che addirittura le uscite d'emergenza erano state chiuse.
- E ora che cazzo faccio? Non posso chiamare Scorpius e dirgli che mi sono chiuso dentro il mio locale e che non sono neanche in grado di fare un Alohomora… cazzo, dai, l'ho imparato perfino prima di andare a scuola, - sbuffò ancora.
Guardò quello strano oggetto per riporlo in tasca quando il suo naso iniziò distinguere chiaramente puzza di bruciato. - Porca Morgana, - disse e strinse forte l'Allertatore Paffuto.
Il suo pugno era saldo e concentrò tutta la forza che aveva in corpo per tenerlo stretto. Da dove proveniva quella puzza? Il ragazzo iniziò a correre nel locale per esaminare la situazione e poi avvertì un boato provenire dal piano di sopra. Corse subito sulle scale ma delle fiamme alte, quasi demoniache, gli impedirono di andare oltre il secondo gradino.
- Cazzo, - disse, - cazzo, cazzo, cazzo… l'alcool… io non posso uscire! Merda! MERDA! Io… morirò qui! Che faccio? Morirò! No, no, no, no. James! Avevamo detto sii coraggioso, ricordi? –
Il suo respiro era diventato concitato e il fumo sprigionato da quelle vampate non era d'aiuto. – Aguamenti, - provò, ma anche questo incantesimo fu un fiasco. – Cazzo… Aqua eructo! - ma niente.
- Aguamenti! Aqua eructo! Aguamenti! - James lanciò quegli incantesimi a ripetizione ma i suoi sforzi furono vani. Guardò il fuoco diventare sempre più forte e vivo ed ebbe paura, tanto da sgranare gli occhi, e tossì.
Afferrò di nuovo l'Allertatore Paffuto e lo strinse più forte di prima, infine corse verso il bancone e si rannicchiò lì sotto. Era consapevole che avrebbe dovuto fare qualcosa di più sensato, come fare evanescere tutto l'alcool lì presente, ma la paura e la disperazione del momento gli impedirono di ragionare con lucidità. James, incastrato fra il frigobar e la mensola dei piatti, si portò le mani sulla testa e chiuse gli occhi. Qualcuno aveva dato fuoco al lavoro di tanti anni e lo aveva fatto con lui chiuso lì dentro. Chi poteva essere stato? James non aveva nemici, non qualcuno che lo odiasse tanto da volerlo morto.
L'odore acre dei materiali che andavano a fuoco rendeva l'aria sempre più irrespirabile e il ragazzo, infatti, continuò a tossire per l'assenza di ossigeno. Il cuore gli batteva così forte che se non l'avesse ucciso il fuoco probabilmente sarebbe morto di infarto. Cercò tra i meandri della sua memoria qualche incantesimo che potesse tornare utile, ma a Hogwarts non gli avevano insegnato come fronteggiare una situazione come quella.
Solo e disperato, si poggiò con la testa contro il legno spesso del bancone e sperò con tutte le sue forze che qualcuno dall'esterno arrivasse a salvarlo.
