Malfoy si materializzò di fronte al locale, seguito subito dalla ragazza.
- Scorpius, – chiamò lei lanciandogli il mantello. Il ragazzo era uscito senza coprirsi e con quel freddo rischiava anche di ammalarsi, - tieni e… oh Merlino! –
- Cosa… oh porca Morgana! –
Il volto di Malfoy sembrava essere particolarmente preoccupato: il The Wizard Pandemonium stava bruciando, ma la cosa che l'aveva sorpreso di più era la totale assenza della squadra Auror. Lui si trovava nell'assurda situazione in cui era da solo, senza avere la più pallida idea di come muoversi o a cosa dare la priorità, mentre di fronte a lui delle fiamme altissime e diaboliche sembravano impadronirsi del locale.
- James, - urlò. Magari il ragazzo era fuori e non si trovava in pericolo di vita.
L'Allertatore Paffuto, però, continuava a gonfiarsi e non ci fu alcuna risposta: Potter era lì dentro ed era in pericolo.
Fece un passo verso l'ingresso e avvertì subito un grosso calore diffondersi sulla sua pelle… se fuori faceva così caldo, dentro era sicuramente un inferno. – James! – ruggì.
- Cosa facciamo, Scorpius? – chiese la ragazza preoccupata.
- Devo entrare lì dentro, - rispose il ragazzo, - James avrà provato a uscire e confido che abbia almeno tentato di lanciare qualche incantesimo, magari per fermare le fiamme o per proteggersi, io… devo entrare lì, - ripeté.
- Non puoi andare lì, è pericoloso! –
- Devo, è il mio lavoro! Tu resta qui e se riesci avvisa qualcuno, chiama i Sevendust, il signor Potter… non lo so, qualcuno, chiunque sappia usare una bacchetta! Io invierò un altro segnale alla squadra, - farfugliò, - chiamerò anche gli Spezzaincantesimi se necessario. –
In virtù di questo Scorpius estrasse un orologio da taschino e schiacciò il pulsante centrale. Si sentì immediatamente in colpa poiché era stato imprudente; aveva lasciato che James andasse al pub da solo solamente per avere una scusa per cercare quel mix di erbe, invece di mettere al primo posto la sicurezza del Mondo Magico. Forse c'era un motivo se non esistevano eroi fra i Serpeverde.
- Arriveranno presto, tu resta lontana, - raccomandò a Vanessa poi si diresse verso l'edificio.
L'ingresso era devastato dalle fiamme ed era quasi impossibile accedervi passandoci attraverso. Provò, allora, a materializzarsi ma qualcosa glielo impedì e finì col cadere con la schiena per terra.
- Scorpius! –
- Sta lontana Vanessa, - ribadì il ragazzo. Si rimise in piedi e cercò una crepa nello scudo che proteggeva il posto; il locale sembrava avvolto da una forza magica molto potente di cui, per quanto provasse, non riuscì a sfondare le barriere né con un "Deprimo" né con un "Bombarda".
- Bombarda Maxima! – tuonò.
Niente, nessun effetto: James era lì dentro e se lui non poteva entrare evidentemente l'altro non poteva uscire. Quella sera non ci sarebbero stati morti, però, né tantomeno uno dei figli di Harry Potter sarebbe finito abbrustolito.
- Bombarda Maxima! – esclamò di nuovo, riprovandoci ancora. - Bombarda Maxima! –
La barriera era ancora solida, come se non avesse provato minimamente ad attaccarla. Malfoy avvertì la rabbia e la disperazione farsi largo dentro di sé, - Bombarda Maxima! –
Stavolta, insieme a quella di Scorpius, parlò anche una nuova voce; il ragazzo si voltò e vide Harry lanciare il suo stesso incantesimo. Si sentì già più sollevato, più tutelato. I due, infatti, continuarono per un altro paio di minuti e poi l'uomo si girò verso la squadra di Auror che si era portato dietro.
- Formazione a Velenottero, voglio che vi alterniate con gli incantesimi! A destra con Aguamenti, a sinistra Acqua eructo! –
- Sì capo! -
Scorpius, però, ignorò l'ordine e si diresse verso la porta dopo averla fatta saltare con un altro incantesimo. Aveva preferito non materializzarsi perché non sapeva dove fosse il punto più sicuro per farlo e, quando l'ingresso fu libero, provò a valicarlo.
- Dove credi di andare? –
- Ma io… signore, io… c'è James lì dentro e devo entrare, io… lo devo salvare, - disse e prima che Harry potesse obiettare o ordinargli di restare fuori entrò, venendo colpito a pieno da un raggio d'acqua.
- Così almeno sarai meno sensibile al calore, - spiegò l'uomo.
Scorpius sorrise e si addentrò tra le fiamme. – James, - chiamò ma non ricevette risposta. Non che ci avesse sperato, in realtà; il locale era completamente coperto da quelle lingue di fuoco alte e vive nonostante i potenti incantesimi degli Auror.
L'aria era irrespirabile, tant'è che Malfoy tossiva ad ogni passo; sebbene fosse zuppo riusciva ad avvertire il calore pungergli la pelle. Immaginò che per James la situazione fosse addirittura peggiore.
- James, - chiamò ancora. Non era rimasto granché dell'arredamento del pub; tavoli e sedie erano ridotti in pezzi o cenere e molti complementi d'arredo metallici erano semplicemente caduti a terra. La puzza si faceva sempre più persistente.
– Invenient, - farfugliò. Aveva inventato quell'incantesimo a Hogwarts e l'aveva fatto per ritrovare Albus quando si perdeva tra i corridoi. La sua utilità era indicare il posto in cui si trovava qualcuno in particolare di cui si erano perse le tracce.
Una scia di luce giallognola, infatti, lo circondò e poi si schiantò contro il bancone del pub.
- James! - sbraitò ancora. C'erano un bel po' di fiamme che lo separavano dal bancone ma Potter era lì e lui doveva salvarlo. Cercò di farsi largo con degli incantesimi acquatici e, quando raggiunse il retro del bancone, si rese conto che non solo era completamente asciutto ma che un lembo del suo mantello stava addirittura andando a fuoco.
- Merda… Aguamenti, - sbuffò. – James? Dove se… James! –
Il corpo del ragazzo sembrava essere senza vita, accasciato accanto al frigorifero.
- Aqua eructo, - disse Scorpius, spegnendo il fuoco che stava per investire il mantello dell'altro. Si chinò verso di lui e gli afferrò il polso cocente: il battito c'era, seppur lieve.
– Reinnerva! –
L'incantesimo curativo, tuttavia, non sortì alcun effetto. Scorpius aveva il cuore a mille, era spaventato non solo per sé ma anche per James; il fumo stava conquistando tutto lo spazio nei suoi polmoni e l'Auror tossì un'altra volta.
Decise di stendersi sopra James e lo abbracciò saldamente, per poi smaterializzarsi fuori di lì pochi secondi dopo.
Scorpius e James si materializzano a pochi metri dalla squadra Auror. I due capitombolarono e perfino Malfoy, che tutto sommato era vigile e in ottima forma, finì col cadere e strisciare con il braccio sull'asfalto. Restò steso a pancia in su per qualche manciata di secondi, il tempo necessario a far circolare aria pura nei suoi polmoni.
- Malfoy! James! - La voce di Harry suonò allarmata e l'uomo smise di lanciare incantesimi contro il locale per tentare di raggiungere il figlio.
- James, - bofonchiò Scorpius sbarrando gli occhi; si alzò di scatto e lo raggiunse prima dell'uomo.
- Dobbiamo portarlo al San Mungo, anzi, lo porto io. Ci vediamo in ospedale, - disse e sparì lasciando Harry con la bacchetta ferma a mezz'aria.
- Resti fermo qui, le chiamo subito il Guaritore di turno, - la voce della signorina che aveva assistito Scorpius fu gentile e il ragazzo non poté fare a meno di sorriderle.
Lui non era messo male, aveva qualche piccola ustione, qualche graffio, nulla che non potesse risolversi da solo… quello messo peggio era sicuramente James. Tuttavia, aveva deciso di farsi medicare solo per avere una scusa per restare lì qualche tempo in più e fare compagnia all'altro ragazzo.
Janet gli aveva fatto togliere la maglietta e poi gli aveva detto di aspettare il Guaritore. Il ragazzo sbuffò e si accasciò contro la spalliera del letto su cui era seduto.
Quando era arrivato in accettazione James era stato subito portato nel reparto d'urgenza e da quel momento era passata almeno un'ora senza avere sue notizie. E se James fosse morto? Se gli fosse successo qualcosa di grave, tipo perdere la possibilità di cantare? Ora non aveva neanche più il pub e…
- Buonasera, - disse il Guaritore.
Malfoy aggrottò le sopracciglia, poiché quella voce era familiare, e sollevò lo sguardo.
- Albus? –
- Malfoy, - salutò l'altro, freddo.
Scorpius non disse altro; era stato colto di sorpresa e non si sarebbe mai aspettato di vederlo "da paziente". Restò in assoluto silenzio mentre lo guardava maneggiare bende e unguenti. Albus gli afferrò il polso delicatamente; sembrava essere assorto e molto minuzioso in quella procedura medica.
- Queste qui sono ustioni di secondo grado. Come te sei procurate? –
Davvero voleva saperlo? Albus si stava interessando a lui? Il ragazzo sorrise dolcemente e cercò di parlare senza mostrarsi eccitato come un bambino da Mielandia.
- Oh, io… sono entrato nel pub di tuo fratello, che era in fiamme, e… -
- So cos'è successo a James, - tagliò corto Potter, - dico, sai quale incantesimo te le ha procurate? –
- Ah… - sospirò Malfoy. Era ovviamente una domanda con scopi medici. - Forse un Incendio o un Ardemonio, non so dirti di più. –
- Incendio o Ardemonio? –
- Non so dirti di più, - ripeté Scorpius atono. - Come sta James? – chiese, infine.
- Non sono affari che ti riguardano, - rispose l'altro inacidito.
Malfoy stava per chiedergli se per caso un Doxy gli avesse vomitato nel pudding quando Albus iniziò a spalmargli una sorta di crema sulle ferite. L'Auror si morse il labbro dall'interno per evitare di urlare dal dolore e si lasciò medicare in assoluto silenzio.
Il Guaritore sembrava sicuro di sé in quei gesti nervosi eppure tanto sapienti; per un po' Scorpius si era incantato a guardargli le mani, bellissime mani affusolate, massaggiargli la pelle e poi aveva distolto lo sguardo, indispettito.
- Malfoy, sei qui! Oh ciao, tesoro, - la voce del signor Potter ruppe il silenzio. L'uomo andò a scompigliare i capelli del figlio e poi si rivolse all'altro.
- Dovrei licenziarti. –
- Lo so, - rispose Scorpius.
- Hai disobbedito a un ordine! –
- M-mi dispiace… -
- Hai ignorato le procedure d'emergenza! –
- Io… lo so. –
- Hai rotto la formazione! –
- Io… -
- Ma hai anche rischiato la tua vita pur di salvare quella di mio figlio, - sancì, infine. – Grazie. –
- Cosa? Non mi licenzia? Non mi riporta al capo? –
- Sono io il capo. –
- Nessuna nota di demer… ahio! – si lamentò Malfoy, dato che Albus gli aveva storto il polso.
- Scorpius, hai rischiato la tua vita per salvare quella di un altro mago. Sei… un bravo Auror. - Harry sorrise paterno e il ragazzo arrossì lievemente, distogliendo poi lo sguardo.
- Come sta James? – chiese, stavolta all'uomo. Era veramente preoccupato per il suo amico.
- Non sono aff… -
- Sta meglio, - rispose, - ha respirato molto fumo e ha gravi ustioni sul braccio e sulla schiena ma sta bene, tutto sommato. Dovrà restare qui un paio di giorni per valutare l'effetto delle cure ma sta meglio. –
Rassicurato da quelle parole, Malfoy tirò un sospiro, - grazie signor Potter. E Vanessa? –
- L'ho accompagnata a casa… era spaventata! –
- Sì, lo era. È stata aggredita anche lei… -
- Sul serio? –
- Sì, le scriverò tutto sul rapporto… ahio! –
- Ora pensa a rimetterti! Al, tesoro, fai attenzione… mi servono tutte intere le mani di questo ragazzo! -
Era notte fonda e, sebbene fosse stanco da morire, Scorpius non riusciva a chiudere occhio: il suo cervello sembrava fin troppo attivo. La verità era che non aveva realizzato quanta solitudine avesse provato in quei giorni fino a quando non aveva incrociato lo sguardo di Albus. Quando si era trasferito temporaneamente al Paiolo Magico lo aveva fatto d'impulso e senza esitazioni. Non che il ragazzo non gli fosse mancato ma non aveva realizzato quanto forte avesse avvertito quell'assenza. Lo aveva scoperto nel suo sguardo glaciale, nei suoi gesti rapidi e impazienti, nel suo tono di voce inacidito.
Albus se ne era andato dopo averlo medicato e non gli aveva neanche detto "ciao". Stava bene, ma aveva rischiato la vita: se fosse morto gli sarebbe importato qualcosa? Se fosse stato lui al posto di James avrebbe forse ottenuto più apprensione?
Scorpius si stropicciò gli occhi pizzicanti e si mise a sedere al centro del letto. Non ce la faceva a stare lì, doveva andarsene, camminare, stancarsi pur di finire senza forze sul pavimento in maniera tale da riposarsi.
Per questo si alzò e uscì dalla stanza. Non c'erano molte persone; i Guaritori di certo non erano tra i corridoi e si sentì libero di girovagare per l'ospedale. Il suo intento era quello di andare al quinto piano e prendere qualcosa di caldo da bere quando, nel silenzio tombale in cui era avvolto il posto, udì un mugolio provenire dalla stanza in fondo. Incuriosito vi si avvicinò e, notandola socchiusa, si affacciò e capì che quella era la camera in cui riposava James.
Aprì la porta cercando di non fare rumore e entrò.
James, che inizialmente era steso sul letto, scattò seduto e sbarrò gli occhi spaurito.
- Chi è? –
- Shhh, - farfugliò Scorpius. La stanza era buia e il tono di voce di James era allarmato ma, del resto, doveva risollevarsi da un trauma. - Sono Scorpius, - lo rassicurò.
- Ah, Scorpius… - soffiò e si stese di nuovo.
- Posso? - chiese il ragazzo stringendosi nelle spalle.
- Vieni pure, - rispose l'altro.
Malfoy sorrise e, dopo aver accostato la porta, si avvicinò al ragazzo. Dalla luce fioca che illuminava la stanza poteva intravedere poche cose ma notò subito le bende che fasciavano le braccia e il busto di James. Lasciò che la sua mano si muovesse da sola, leggiadra, per accarezzargli le spalle nude e gli sorrise; Potter non lo stava guardando e teneva gli occhi puntati verso il muro.
- Come ti senti? –
- Sono vivo… un po' arrostito, - scherzò, - ma ora ti devo la vita. –
- Io ti devo tanto altro, - rispose Scorpius. Senza farlo di proposito si ritrovò a fargli una carezza sulla guancia; fu un movimento delicato, dolce.
Dopo essersi fatto coccolare un po', James si voltò a guardarlo. Scorpius era rimasto in piedi, con i capelli spettinati e la mano sulla sua guancia, vicino le labbra. Potter ne approfittò e gli lasciò un bacio leggero sulle dita.
- Hai gli occhi tristi. –
- No… no, è il buio, - lo smentì. Perché continuava a leggergli dentro in quel modo?
- Li vedo perfino al buio, - farfugliò Potter provando a mettersi seduto.
- No, no, riposa, sta giù, - si raccomandò il ragazzo, accarezzandogli il capo.
- Vieni qui, - disse, facendogli spazio nel letto.
- Io… posso? – chiese, per poi mordersi il labbro. No, non aveva il diritto di restare in quel letto con lui. Quando il ragazzo, però, si spostò per dargli lo spazio necessario, Scorpius non se la sentì di rifiutare l'invito e gli si stese affianco.
- Ti fa ancora male? –
- No, - mentì James, - poggiati pure qui con la testa, - disse indicandogli la propria spalla.
Malfoy non se lo fece ripetere due volte e si rannicchiò contro il corpo del ragazzo. Era così bella la sensazione di calore che avvertiva al cuore quando si stringeva a lui… James era premuroso, gentile, nobile d'animo, galante, rassicurante… perché non si era innamorato di lui? Perché non aveva dato neanche una possibilità a quel ragazzo tanto perfetto che ora aveva accanto?
Il respiro di Potter si fece più calmo e regolare, segno che si stesse addormentando. Scorpius piegò le gambe incrociandole con quelle dell'altro ragazzo, e, nascosto sotto la spalla di James, iniziò a piangere silenziosamente.
Perché fuggiva sempre lì? Perché si sentiva tanto sicuro solo tra le braccia di quel ragazzo che si sforzava di odiare?
Tirò su col naso e avvertì la mano di Potter che, seppur fasciata, gli accarezzava il fianco. I suoi singhiozzi si fecero più pesanti e rimase lì, tra le braccia di James, fino a quando non sopraggiunse il sonno.
- Buongiorno! –
Il saluto di Janet giunse alle orecchie dei due ancora stesi e abbracciati.
- Shh, - disse James, - lui dorme ancora! –
- Mi dispiace per il signor Malfoy ma è ora di cambiare le bende! –
- Uh? Cosa?
La voce di Scorpius era ancora impastata dal sonno quando aprì gli occhi, - dove… oh, mee… giorno, buongiorno, - disse, confuso.
James e l'infermiera risero.
- Vedo che vi siete tenuti compagnia stanotte! – commentò la donna indicando le loro gambe ancora incrociate. Scorpius le ritrasse subito e fece per scendere dal letto, imbarazzato.
- Per il corpo di mille Kappa, scusa James… ti ho occupato tutto il letto! –
- Puoi occuparmi tutto quello che vuoi, - ammiccò.
- Cretino, - l'ammonì Scorpius, arrossendo.
James sembrava essere di buon umore e ridacchiò; lui riusciva sempre a trovarsi a proprio agio in qualunque situazione, non si lasciava imbarazzare neanche in momenti come quelli.
- Allora Janet, credi mi resteranno le cicatrici? –
- Spero di no, - rispose la donna iniziando a togliere le bende dalle braccia.
- Speri? Janet! –
- Non dovrebbero rimanere… forse sulla schiena! –
- Non devono rimanere, - la corresse il ragazzo, - da nessuna parte. –
- Ma eventualmente sarebbero solo sulla schiena… -
- No Janet, io sono un cantante, un performer… non posso permettermi una cicatrice! Non verrà più nessuno a letto con me! –
- Sono sicura che il tuo fidanzato non baderà a queste cicatrici, - disse Janet lanciando un'occhiata verso Scorpius.
- No, lui non è il mio fidanzato, - smentì ancora, - e poi non c'entra: non voglio cicatrici! –
- Le cicatrici sono belle, fanno figo, - commentò Malfoy.
- Fanno figo se sono ferite di guerra, non se stavi per fare la fine dell'Augurey allo spiedo. –
- Io sono d'accordo con lui, - disse la donna, - ora però siediti. Mi raccomando, le gambe fuori dal letto… vediamo com'è la situazione qua dietro! –
James eseguì l'ordine e si mise con le gambe a penzoloni fuori dal letto, sorridendo verso Malfoy. - Poi sono sempre nudo, vedono le cicatrici… -
- Beh, - commentò l'altro, - non è che ti farebbe male vestirti, di tanto in tanto… -
- Ma io devo puntare a mettere in mostra il mio corpo finché farà sangue! Come me lo trovo un fidanzato altrimenti? –
- Se tu avessi un fidanzato, - iniziò l'altro, poggiandogli le mani sulle ginocchia, - sono sicuro che ti troverebbe attraente anche con mille cicatrici. –
Scorpius si chinò e avvicinò le sue labbra a quelle del ragazzo, senza però sfiorarle; Potter sogghignò e gli leccò la punta del naso, provocatorio.
- Che schifo! – ridacchiò Malfoy.
- E poi prenda suo padre… anche lui ha una cicatrice, proprio sul viso, ed è considerato un sex symbol! –
- Quello perché ha salvato il Mondo Magico, altrimenti sarebbe stato solo uno sfigato! –
Janet terminò di togliergli le bende e osservò la situazione. La pelle del ragazzo era ancora ustionata, si presentava rossastra e a tratti violacea per le contusioni. La donna gli sfiorò uno di quei punti più scuri e chiese, - le fa male se la tocco qui? –
- Ah, sì, cazzo, sì! –
- Gli unguenti non hanno sortito l'effetto desiderato, signor Potter, vado a chiamare subito il Guaritore! –
- Mi resteranno le cicatrici e addio sex appeal, - sbuffò James in tono lamentoso.
Scorpius storse il naso e si sedette accanto a lui, - con o senza cicatrici, James, tu resti… cioè… tu sei splendido e affascinante. Non è solo il tuo aspetto, è il modo in cui ti poni, come ti mostri, il modo in cui riesci a farti guardare… è che tu, quando sei sul palco, liberi quello che hai qui, - spiegò, fermandosi nel poggiargli una mano sul petto nudo, all'altezza del cuore, - e tu, qui, sei bellissimo. –
Mai come quella volta, Scorpius fu veramente sincero. James l'aveva ascoltato, sempre, l'aveva abbracciato quando ne aveva bisogno, gli aveva offerto una spalla su cui piangere e si era tenuto dentro tutto quell'amore di cui aveva scritto su quel diario pur di non complicargli la vita. Gli era stato vicino pur facendosi da parte e, anche se Scorpius sapeva di non meritarselo, gli era maledettamente grato; perché James non era solo un figo da paura ma anche un impeccabile, cavalleresco ex Grifondoro.
Per alcuni secondi Potter restò immobile e lo guardò sorpreso; infine gli rivolse un sorriso e poi poggiò la testa contro la sua.
- Ci stai provando con me? –
- Imbecille, - l'insultò ancora Scorpius ma contemporaneamente strofinò la testa contro quella dell'altro ragazzo, staccandosi qualche secondo dopo.
Entrambi avevano lo sguardo fisso verso il muro vuoto lì di fronte e facevano dondolare le gambe in attesa dell'arrivo di un guaritore.
- Scorpius, - chiamò Potter, voltandosi di poco verso l'altro.
- Mh? –
- Me lo dai un bacio? –
L'Auror non sembrò sorpreso da quella richiesta e arricciò le labbra nel fingersi pensieroso.
- Non so… devo pensarci! –
James roteò gli occhi e si sporse verso l'altro; portò un braccio a cingergli le spalle, storcendo il naso per il dolore, e lo tirò a sé per schioccargli un bacio.
Scorpius assaporò le labbra carnose e si lasciò trascinare dall'impeto nel ricambiare il gesto con passione, tanto da stringersi di più all'altro.
- Lo sapevo che erano fidanzati, - bisbigliò Janet nell'orecchio del Guaritore. Quest'ultimo guardò i due con scetticismo e sollevò un sopracciglio, indispettito.
- Ero convinto che mio fratello non elargisse baci. -
