Will stava riposando pacificamente o almeno inizialmente era così.
Dopo circa un'ora iniziò a lamentarsi e girarsi e rigirarsi nel lettino.
Stava sognando. Era un incubo.
Era in ospedale, visitava i vari pazienti che gli venivano affidati e poco dopo, uno dopo l'altro morivano. Tutti lo guardavano contrariati e lo allontanavano sempre più.
Era solo, anche nei sogni la sensazione era quella.
Tutti gli ripetevano la stessa frase:
- Mi fai schifo Will.-
Nuovamente quella sensazione di nodo in gola e di petto stretto in una morsa tanto da non poter respirare si faceva strada sempre più in lui.
Poco dopo si ritrovò seduto in mezzo al letto ansimando e tremando come una foglia. Aveva la bocca asciutta ed era come se l'aria non riuscisse ad entrare nei suoi polmoni.
Le lacrime ripresero a scendergli sul viso, avrebbe voluto urlare, rompere tutto. Ma non poteva farlo.
Si alzò barcollando continuando a piangere.
Le lacrime erano così tante che sembrava non piangesse da secoli.
Come se avesse dei serbatoi che aveva riempito via via nel tempo.
Uscì dalla stanza e di diresse in bagno.
La testa aveva ripreso a martellare, anche peggio di quando la Lockwood lo aveva fatto stendere un po'.
Guardò l'orologio che aveva al polso. Erano le 18:45. Solo 15 minuti e poi sarebbe potuto tornare a casa, se non avesse firmato ormai per fare lo straordinario fino alle 23.
Avrebbe potuto avvisare e dire che non si sentiva bene ed andare via, ma quei soldi gli servivano come il pane.
Fisicamente era a pezzi, a stomaco vuoto dalla mattina, se il caffè poteva chiamarsi colazione.
Aveva i nervi a fior di pelle, era infastidito dal suo malessere.
Tutt'un tratto si voltò e tirò un pugno contro il muro del bagno vicino al lavandino. Mise in quel colpo tutta la rabbia che aveva dentro di sé.
Si sentiva incapace di salvare i pazienti, di tenere al suo fianco l'amore della sua vita... Immediatamente il muro bianco si macchiò del sangue della sua mano.
Lui mise l'arto sotto l'acqua fretta e dopo averla asciugata la avvolse in un fazzoletto.
Attese ancora qualche minuto e dopo essersi più o meno calmato tornò al pronto soccorso andando a controllare i suoi pazienti.
Meggie intanto era andata a controllare il suo amico, ma non lo trovò. Ipotizzò che si fosse alzato e lo cercò in giro per il pronto soccorso.
Poco dopo lo vide parlare con la madre di un suo paziente, gli stava spiegando la problematica e la modalità di cura per là patologia del tihlio.
L'infermiera notò che il dottore teneva una mano chiusa a pugno ed in essa sembrava esserci un fazzoletto.
Cosa diavolo gli stava succedendo?
Avrebbe voluto chiederglielo, sapeva che Halstead non sarebbe rimasto oltre le sette poiché avrebbe terminato il turno.
Dieci ore di lavoro non erano poche. Sarebbero sembrate il doppio se non ti sentivi al 100%.
Mancavano ormai una decina di minuti scarsi alle 19.
Aveva bisogno di parlargli nuovamente. Voleva scoprire cosa avesse.
