Meggie, che dalla sua postazione continuava a tenere d'occhio Will, aveva notato che il suo amico si stava ormai svegliando, così si mosse immediatamente andando verso la sua stanza.

Non voleva assolutamente che lui si svegliasse ritrovandosi solo.

Con un gesto prima di entrare nella stanza fece capire al dottor Choi ciò che stava accadendo,e quest'ultimo la raggiunse subito.

Pochi istanti dopo, mentre i due si erano posizionati ai lati del letto di Halstead, quest'ultimo aprì gli occhi.

Si sentiva confuso, non ricordava molto di ciò che era accaduto qualche ora prima.

- Che.. che è successo? - domandò

- Devi esserti sentito male - disse Choi - ti ho trovato steso sul pavimento del bagno svenuto. -

- Non ricordi nulla? - chiese Meggie

- No, è tutto confuso. - rispose Will.

- Come ti senti adesso? - chiese Ethan

- Sto bene, molto meglio di prima sicuramente. Sono solo un po' stanco - disse Halstead

Nella sua mente erano presenti solo alcuni stralci di ciò che era accaduto, ma ciò che distintamente sapeva erano i sintomi corporei che erano quelli che rimanevano sempre più impressi.

Ethan e Meggie iniziarono i controlli e ciò che aveva detto il dottore era stato confermato, stava meglio. Anche la pressione era risalita ed il dottore aveva ripreso un po' di colorito in viso.

- Potrei continuare il mio turno? - chiese Will desiderando di potersi rimettere a lavoro al più presto possibile.

Sembrava essere tornato il solito dottor Halstead, quello che non era capace di stare con le mani in mano, quello che lavorava anche se malato fino a quando non era più in grado di reggersi in piedi.

I due non erano d'accordo, ma il dottore non volle sentire ragioni, non aveva intenzione di restare ancora in quel letto d'ospedale.

Si sentiva bene per cui era in grado di alzarsi e fare il suo dovere per cedere il letto a chi realmente ne aveva bisogno.

L'infermiera allora, sapendo quanto fosse inutile lottare contro la testardaggine del suo amico, disse:

- Ok, allora se vuoi veramente fare qualcosa rimarrai con me al banco a smistare arrivi e cartelle cliniche. -

A malincuore Will accettò, era diventato medico per curare i pazienti, non per la scartoffie. Ma in quel momento qualsiasi cosa era meglio di stare in un letto d'ospedale.

E così fece per tutto il resto del pomeriggio.

Ovviamente quel giorno gli fu impedito di fare degli straordinari e visto che si sentiva meglio fu spedito a casa.

Meggie immaginava che Will avrebbe preso la sua auto per tornare a casa, come faceva ogni giorno. Gli aveva consigliato di mangiare qualcosa di caldo e di cercare di riposare il più possibile visto che il turno l'indomani sarebbe iniziato alle 11:00.

Il dottor Halstead uscito dall'ospedale sotto lo sguardo attento dell'infermiera, invece, fece finta di dirigersi verso il posto auto dove era solito parcheggiare, ma poi quando ebbe notato che lei era rientrata tornò indietro per raggiungere la fermata della metro.

Controllando gli orari notò che quella che avrebbe dovuto prendere era già passata da dieci minuti. Quella volta aveva fatto tardi. La successiva era alle 19.00. Aveva davanti a sé circa un'ora d'attesa.

Avrebbe potuto prenderne un'altra, ma sarebbe rimasto sulla metro per più tempo perché faceva il giro contrario rispetto a quello che serviva a lui.

Tra le due opzioni quindi preferì aspettate.

Il freddo a Chicago in quei giorni era pungente. Il dottore trovò un angolo riparato dal vento che gelido continuava a soffiare e si sedette su una panchina attendendo che arrivasse la metro.

Era lì fermo, le sue mani, nonostante i guanti erano congelate. Il freddo era così pungente che penetrava fin dentro le ossa.

Sembrò trascorsa un'eternità quando finalmente la metro arrivò. Will, il più rapidamente possibile, salì su di essa cercando un posticino dove sedersi ed accucciarsi cercando di riscaldarsi nn po'.

Come rimpiangeva la sua macchina.

Sospirando tristemente affrontò il viaggio.

In pochissimo tempo, complice la stanchezza ed i medicinali iniettatigli per la nausea e la costante emicrania il dottore si addormentò.