Il viaggio in metropolitana, per andare dal Med a casa di Will, aveva una durata di circa quaranta minuti. Era un giro prestabilito con diverse fermate e ad esse era necessario aggiungere poi il pezzo di strada che bisognava fare dalla stazione fino all'abitazione del dottore.
Purtroppo essendosi addormentato però Halstead non scese dove doveva e si svegliò quando la metro stava per giungere ad un'altra fermata, due dopo la sua.
Era andato via dal pronto soccorso intorno alle 18:00. Ci erano voluto circa dieci minuti a piedi per raggiungere la fermata della metro che era vicino l'ospedale. Avendo saltato la propria Will sarebbe stato costretto ad aspettare ancora rimanendo sul mezzo. Aveva superato la stazione alla quale sarebbe dovuto scendere da un po' e così sarebbe stato necessario attendere che la metro rifacesse il giro. Ci sarebbe voluta circa un'ora prima di arrivare a quella che avrebbe consentito a Will di tornare a casa sua.
Erano più o meno le 19:15 quando si addormentò. Alle 20:45 circa, quando si svegliò, si rese conto della situazione e sapendo che le fermate non erano molto distanti l'una dall'altra, 10/15 minuti circa, decise, per evitare di rimanere ancora tanto tempo su quel mezzo, di scendere alla prima stazione utile e di tornare indietro a piedi. Non vedeva l'ora di giungere a casa sua così da poter mettere fine a quella giornata.
Avrebbe potuto anche aspettare un'altra metro per tornare indietro ma avrebbe dovuto impiegarci ancora di più.
Il tempo stava peggiorando, il vento gelido soffiava sempre più facendo intirizzire quelle poche persone che camminavano a piedi. Sembrava una bufera.
Will era molto stanco, faceva fatica a reggersi in piedi. Ciò era amplificato da quello che stava vivendo in quel periodo.
Per due giorni era finito su un lettino con le flebo e vari medicinali iniettati in essa oltre che la fisiologica.
La prima volta era stato a causa del liquore che aveva bevuto ubriacandosi, la seconda per un malessere fisico personale. Entrambe le volte fu poi fatto uscire e tornare a casa.
La sua stanchezza, il suo sfinimento non erano dovuti tanto ad un qualcosa di fisico. Era per lo più, una condizione psicologica. Troppo stress, troppe cose negative gli stavano accadendo. Ormai non aveva più la forza di andare avanti e di combattere.
Ogni giorno però si sforzava a pensare che sarebbe andata meglio, ma anche se ciò accadeva all'inizio poi tutto peggiorava rapidamente.
Non aveva forze per fare nulla, non aveva appetito. Erano quasi due o tre giorni che quas non toccava cibo. L'unica cosa che riusciva a fare era lavorare. Ciò avveniva per inerzia perché non poteva mollare e fermarsi.
Will era a terra, depresso, per usare un termine che avrebbe detto il dottor Charles.
La cosa peggiore però era che oramai si stava lasciando andare senza chiedere aiuto. Era un tipo testardo ed orgoglioso. Voleva e doveva assolutamente farcela sempre da solo.
Erano quasi le 22 quando finalmente arrivò a casa. La distanza non era così ampia, ma lui si muoveva trascinandosi e spesso aveva sentito il bisogno di fermarsi un attimo per prendere fiato.
Non appena entrato nel suo appartamento si tolse la giacca e le scarpe e così com'era si diresse verso la camera da letto e si gettò prono sul suo letto sperando di poter dormire così da permettere all'ennesima brutta giornata di terminare.
Prima di chiudere gli occhi controllò gli orari della metro per la mattina dopo. Sarebbe dovuto uscire di casa alle 9:30.
Non appena poggiò il telefono sul comodino, tremando per il freddo patito, si coprì fino alla testa sperando di riuscire a scaldarsi.
Di punto in bianco, senza capirne bene il perché, iniziò a piangere disperatamente.
Le lacrime solcarono le guance per molto tempo, finché, alla fine, il dottore non crollò sfinito e vinto dalla stanchezza addormentandosi.
