Il tempo passava inesorabile. Erano le 6:30 del mattino e Will non aveva fatto altro che girarsi e rigirarsi nel letto.
Le lenzuola sembravano avere le spine.
Aveva ipotizzato di alzarsi diverse volte, ma non ne aveva né la forza né la voglia quindi scelse di continuare a poltrire sotto le coperte.
Prese una bottiglietta d'acqua che per abitudine teneva sul comodino e ne bevve qualche sorso.
Un senso di malessere lo attanagliava. Aveva trascorso la notte che tanto aveva di bisogno per riposare senza riuscirci. Aveva mal di testa, nulla di nuovo in quei giorni.
Aprì il cassetto e prese due Tylenol sperando di alleviare il dolore e senza accorgersene circa tre quarti d'ora dopo si era addormentato profondamente.
Si svegliò di soprassalto più o meno un'ora dopo da un rumore improvviso.
Meggie quella mattina era libera, avrebbe iniziato il turno in ospedale alle 11:30.
Aveva quindi deciso di andare a trovare Will. Voleva approfittare del fatto che entrambi avrebbero dovuto lavorare più tardi quel giorno per fare colazione insieme e parlare un po'. Era determinata a scoprire cosa avesse il suo amico.
In ospedale non c'era mai il tempo o la privacy necessaria per parlare tranquillamente.
Arrivata davanti casa del dottore la Lockwood posteggiò e prima di salire comprò due bei cornetti per fare colazione assieme.
Prima di entrare nell'edificio l'infermità si guardò intorno e non vide la macchina del dottore.
Forse lui era già uscito, forse aveva qualche faccenda da sbrigare prima di iniziare a lavorare.
L'infermiera fu tentata ad andare via, ma qualcosa la spinse ad entrare ugualmente.
Era come se sentisse dentro di sé che il Will fosse ancora a casa.
Salì le varie rampe di scale e quando si ritrovò davanti alla porta iniziò a bussare.
Un paio di colpi in attesa che lui aprisse.
Sapeva che se fosse stato in casa a quell'ora Halstead sarebbe stato già in piedi. Aveva l'abitudine di svegliarsi presto, e quando aveva bisogno di riposarsi preferiva andare a dormire prima perché la mattina non riusciva a stare a letto fino a tardi.
Al suo bussare però non vi fu nessuna risposta.
Continuando a farlo, via via sempre più energicamente Meggie si accorse che la porta non era ben chiusa. Era tenuta ferma solo dalla catenella interna.
Spingendola in avanti riuscì a dare un'occhiata all'interno dall'appartamento dallo spiraglio che si era creato.
Le scarpe, le chiavi, la giacca di Will erano ancora lì all'entrata lasciati qua e là alla rinfusa. Anche quello non era da Will. Era un tipo piuttosto ordinato, metteva tutto a posto anche quando era sfinito.
Vedendo tutto ciò iniziò a preoccuparsi. Decise di bussare più forte per farsi sentire. Di una cosa ormai era certa il dottore era in casa.
Will aprì lentamente gli occhi sentendosi molto stordito. Aveva dormito per un'ora più o meno e si sentiva peggio di quando si era addormentato. Sì era svegliato di soprassalto sentendo un rumore.
Quando fu abbastanza lucido si rese conto che stavano bussando alla porta.
Erano le nove. Era già tardi, a quell'ora sarebbe dovuto essere già quasi pronto per poi uscire per prendere la metro.
Ma poi chi era alla porta?
