Will si alzò dal letto e sbandando un po' si diresse verso la porta per vedere chi fosse.

Diede quindi un'occhiata dal lato leggermente aperto dove c'era la cordicella.

- Meggie? - chiese stupito mentre continuava a stropicciarsi gli occhi con le dita.

- Ho portato la colazione. - disse lei con un gran sorriso sulle labbra.

Immediatamente il dottor Halstead aprì la porta e la fece accomodare.

Era felice, gli faceva piacere che qualcuno avesse pensato a lui. Era da un po' che ciò non succedeva.

Il dottore si diresse in bagno per sciacquarsi il viso e rendersi presentabile. Si cambiò e dopo circa dieci minuti tornò in cucina dalla

sua ospite.

- Eccomi, scusami per lattesa. Preparo un caffè? - chiese Will

- Si, lo accetto volentieri.- rispose lei. Considerava del tutto normale che i dottore dovesse ancora vestirsi per uscire. Ci voleva ancora tempo per iniziare il turno. Ciò che risultava strano età che lui sembrava essersi svegliato nel momento in cui lei era arrivata. Anche se a volte anche quello poteva capitare.

Halstead prese la macchinetta, la sistemò, la poggiò sul fornello e raggiunse nuovamente la sua amica sedendosi al tavolo con lei.

Non molto tempo dopo, non sentendo il caffè salire, osservando la caffettiera, si rese conto di non avere acceso il gas.

- Scusami, sono un po' distratto. - disse a sua discolpa.

- Non preoccuparti. - rispose lei sempre più stranita.

Una volta pronto il caffè i due iniziarono a fare colazione.

Il dottore ne diede una tazza all'infermiera e poi ne riempi una bella piena per lui, addolcendone il contenuto.

- Prendi un cornetto Will. Cioccolato o crema? Quale preferisci? - gli disse Meggie mostrandogli la spasa che aveva portato.

Il medico rimase qualche istante a riflettere e poi disse:

- No, ti ringrazio, ma .. non ho molto appetito. Scusami -

Osservando l'espressione seria dell'infermiera decise di sforzarsi a mangiare qualcosa prenderndone solamente un pezzettino giusto per accettare. Sarebbe stato arduo, la era giusto mangiarne un pochino.

Quello era per lui il terzo giorno che era digiuno.

Lentamente cercò di assaporare il cornetto bevendo diversi sorsi di caffè per mandarlo giù.

- Prendine ancora un po'.- gli disse Meggie.

- No, ti ringrazio, ma proprio non posso. Non ce la faccio. - spiegò con sincerità il dottore. Il suo stomaco era chiuso.

- Will, cosa ti sta succedendo? Sei pallido, svieni, sei disidratato. - domandò la Lockwood preoccupata

- Nulla, sto bene. Sono solo un po' stanco.- rispose lui deviando la domanda. Non aveva voglia di parlare. Non ci riusciva. Non riusciva a capire nemmeno lui fino in fonfo.che cosa gli stesse succedendo.

Meggie sapeva che era una bugia, o per lo meno aveva intuito che non si trattava solo di questo.

Poco tempo dopo lei si alzò dal tavolo ed iniziò a sistemare i cornetti avanzati sistemandone uno in modo da provare a convincere Will a portarsene almeno uno a lavoro per poterlo mangiare dopo.

Il suo amico appariva così sciupato in quei giorni e poi c'era la questione della pressione bassa che aveva.

Tra i due ci fu un po' di silenzio prima che l'infermiera parlasse nuovamente mentre era ancora girata di spalle.

Quello era il momento giusto per lei per scoprire la verità.

- Will, parlami. Cosa ti sta succedendo in questo periodo? - chiese lei con il cuore in mano mentre terminava di mettere tutto a posto.

Quella domanda però non ottenne nessuna risposta.

Non riuscendo a capire come mai Halstead non gli parlasse si voltò e fu proprio in quel momento che si accorse che lui era crollato, si era appisolato e dormiva profondamente con la testa appoggiata sul suo braccio che era piegato con il gomito che toccava il tavolo. Che strano addormentarsi così di punto in bianco.

L'infermiera decise di lasciarlo riposare ancora un po', anche se la posizione non era l'ideale preferiva non svegliarlo. Se era crollato significava che ne aveva bisogno.

Lei approfittò del fatto che il suo amico dormisse per toccargli la fronte cercando di capire se avesse la febbre. Poi gli controllò il polso nella mano sinistra poggiata sul tavolo. Tutto era normale.

Nel frattempo andò in camera del dottore e sistemò un po' il letto e poi prese la coperta che era su di esso e la pose sulle sue spalle.

L'ambiente era un po' freddo ed i riscaldamenti spenti.

Passò circa un'ora e mezza ed alle 10:40 Maggie, dato che il dottore avrebbe dovuto iniziare il turno alle 11, con mezz'ora d'anticipo rispetto a lei, decise di svegliarlo.

- Will, svegliati è ora di andare.- lo chiamò.

Il dottore dormiva troppo profondamente per sentirla.

- Will, Will - ripeté più volte Maggie scuotendolo delicatamente.

Fu allora che lui aprì gli occhi. Era stranito, non si era reso conto di essersi appisolato.

- Maggie, mi dispiace, perdonami. Tu sei venuta a trovarmi ed io mi sono addormentato. Stanotte non sono riuscito a riposare bene - disse scusandosi Halstead.

- Non devi scusarti, sono cose che possono capitare. - disse la Lockwood, nonostante realmente ciò che era accaduto non fosse una cosa mormale. La donna poi gli chiese - Cos'è che ti assilla così tanto da non ti fa dormire? sono preoccupata per te -

- Non devi esserlo, sto bene. Non c'è nulla che non va - cercò di tranquillizzarla lui.

- No, non stai bene. - disse Meggie con voce ferma e decisa - Ti vedo Will, non sono cieca! sei giù, sei triste, sei sempre stanco. In questi giorni sei svenuto più volte, ti stai trascurando e ti sei disidratato. Ti addormenti così di punto in bianco...-

Will non aggiunse altro, sapeva che l'infermiera aveva ragione. Si stava lasciando andare, ma non aveva né la forza né la voglia di combattere. Non c'era nulla per lui di così importante da spingerlo a lottare.

Alle parole di Maggie, lui rimase in silenzio sospirando mantenendo uno sguardo basso.

Tutt'a un tratto riflettendo sul fatto che sarebbe dovuto andare a lavoro, cambiando il discorso, il dottore chiese:

- Che ore sono? -

- Le 10:45 - rispose Maggie rimanendo comunque in attesa della risposta alla sua domanda.

- Dannazione, è tardi - disse agitandosi il dottore - avrei dovuto prendere la metro un'ora fa. -

- Perché la metro? - domandò Maggie starnita - Dov'è finita la tua auto? -

- Io l'ho v... L'ho portata dal meccanico - mentì il dottore che inizialmente stava per dire la verità.

Aveva cambiato rapidamente idea, non era il caso di far sapere a tutti che l'aveva venduta. Preferiva tenere per sé il problema economico che aveva avuto e che aveva fortunatamente risolto.