L' infermiera offrì a Will un passaggio per raggiungere l'ospedale in orario. Sperava, non essendo riuscita a scoprire nulla a casa, che, trascorrendo il più possibile del tempo insieme il dottore, lui si decidesse ad aprirsi un po' con lei.
Il viaggio però trascorse silenziosamente.
Erano quasi arrivati al Med quando il telefono del dottore squillò.
- Halstead - rispose
- Dottore salve... - disse la voce al telefono.
Era il proprietario della casa.
- A causa di problemi pervenuti inaspettatamente ho bisogno del suo appartamento quindi mi deve scusare davvero tanto, ma avrei bisogno che lo lasciasse il prima possibile. Ovviamente le do tutto il tempo materiale di cercare un'altra sistemazione.
Prima però riesce ad andare via, meglio è. Non glielo avrei chiesto se non fossi stato costretto.-
Per Will quello fu un altro colpo al cuore. Non si aspettava nemmeno lontanamente di essere sbattuto fuori di casa e con tanta veemenza e rapidità. Soprattutto poi in quel modo, con una telefonata.
Se avesse riflettuto bene si sarebbe reso conto che per cacciare una persona di casa ci volevano motivi validi ed almeno sei mesi d'anticipo. Avrebbe potuto procedere per vie legali.
Ma chi poteva aiutarlo? E con quali soldi avrebbe pagato gli avvocati? Aveva risolto più o meno il suo problema economico, ma comunque per intentare una causa e pagare un avvocato ci sarebbero voluti troppi soldi, ciò anche per pagare un nuovo affitto di una casa.
- La ringrazio per per avermi avvertito, le farò sapere fra qualche giorno. -
Furono queste le ultime parole del dottore prima di chiudere la telefonata.
Non era neppure lontanamente la risposta che avrebbe dovuto dare, ma se da un lato cercò di rimanere imparziale per non far capire nulla all'infermiera, dall'altro non aveva la forza di opporsi o di pensare a qualcosa di meglio.
Stava passando per uno stupido.
Ovviamente però fu tradito dalla sua espressione del viso che lasciò trapelare il suo disappunto e la sua tristezza... di infatti subito Maggie gli domandò:
- Problemi? -
- No, tutto bene tranquilla - rispose mentendo ancora una volta il dottore voltandosi poi a guardare fuori dal finestrino. La Lockwood lo conosceva bene, erano amici da tanto tempo ormai. Per lei lui era come un libro aperto, quindi era semplice capire quando lui le diceva le bugie.
I due raggiunsero il parcheggio dell'ospedale con Will che aveva continuato a guardare fuori mentre alcune calde lacrime gli rigavano il viso.
Come avrebbe fatto a trovare un altro posto che non costasse troppo e in poco tempo?
In realtà non poteva permettersi nulla al momento. Quando era arrivato a Chicago la prima volta era stato fortunato. Aveva trovato un posto dove vivere molto carino e che non aveva un affitto elevato.
Will si sentiva uno schifo, non aveva più la sua donna, non possedeva una macchina, si era allontanato dai suoi amici e dal fratello perché avevano troppe cose di cui farsi carico per pensare anche ai suoi problemi ed ora non aveva più nemmeno un posto dove tornare, dove sentirsi al sicuro.
La sua vita da quando era tornato Chicago era radicalmente cambiata.
A volte pensava che sarebbe stato meglio morire nell'incidente occorsogli con Natalie.
Non appena entrato al pronto soccorso mantenendo la testa bassa, si diresse in sala medici e si nascose in un angolo lontano dalla vista di chi entrava. Si sedette a terra con la schiena poggiata contro il divano e si lasciò andare iniziando a piangere disperatamente.
Aveva bisogno di sfogarsi.
- Perché va tutto male? Perché succede tutto a me? - ripeteva nella sua mente
Era così nervoso, così carico di rabbia che per potersi liberare di essa ad un certo punto si ritrovò a tirare vari pugni con grande foga contro il muro, ferendosi seriamente la mano predominante. Le nocche, nelle quali dopo il colpo dato in bagno si erano più o meno create delle croste, erano ancora una volta sanguinanti.
Cominciò, inoltre, ad avere nuovamente mal di testa. Era così che a livello somatico sfogava tutta quella agitazione, quel nervosismo che provava.
Concentrarsi sul dolore fisico, però, sembrava aiutarlo a stare un po' meglio. Lo distraeva da tutti i suoi guai, nonostante fosse anch'esso negativo.
Sapeva di non poter rimanere lì a lungo, c'era un lavoro da fare, non poteva permettersi di perdere anche quello.
Dopo essersi asciugato gli occhi si alzò da dove era rannicchiato per dirigersi in bagno a darsi una sistemata e mentre si accingeva a raggiungere la porta April entrò nella stanza.
Will non si era accorto della sua presenza, se ne rese conto solamente quando lei lo salutò.
- Buongiorno dottor Halstead - disse l'infermiera
- Buongiorno - rispose lui con un tono roco dopo qualche vano tentativo di schiarirsi la voce
- Va tutto bene? - chiese la Sexton notando che lui non era al 100%
- Si, tranquilla, tutto bene - le disse
- Ne sei sicuro? Sembri strano. - rispose l'infermiera.
- Si, solo un fastidioso mal di testa - disse Halstead. Sì vedeva che non era al massimo della forma, per cui decise di dire più o meno la verità.
- Ho del Tylenol se può esserti utile - e così April aprì il suo armadietto offrendoglielo e prendendogli un bicchiere d'acqua.
Il dottore prese le due pastiglie e le ingoiò bevendo qualche sorso d'acqua e dopo ringraziandola uscì dalla sala medici.
Will a quel punto si diresse in bagno, si sciacquò il viso e poi mise la mano insanguinata, che era riuscito a nascondere l'infermiera, sotto il getto freddo dell'acqua.
Poco dopo prese dei tovaglioli di carta dalla macchinetta attaccata al muro, alcuni li usò per asciugarsi il viso, mentre altri per avvolgere la mano che ancora continuava a sanguinare anche se di meno rispetto a prima.
Prima di uscire si guardò allo specchio. Era completamente un'altra persona. Il suo viso era pallido e sciupato. Il rosso dei suoi capelli spiccava notevolmente rispetto ad esso.
Una volta fuori dal bagno si diresse verso Meggie per prendere il suo iPad e mettersi al lavoro. Passando davanti alle stanze notò che su uno dei mobiletti vi era della garza e del disinfettante. Decise quindi di perdere ancora qualche minuto per sistemare al meglio la mano sanguinante.
Non era cosa facile con quella non dominante fare una fasciatura decente, ma era ugualmente deciso a fare del suo meglio.
Da bravo medico disinfettò quindi le ferite ed una volta finito iniziò ad avvolgerla nella garza mentre qualcuno si era fermato alle sue spalle ad osservare ciò che stava facendo.
Sì trattava del dottor Choi che passando per i corridoi notando il dottore, da solo, seduto sul lettino, di spalle rispetto alla porta, indaffarato a fare qualcosa si fermò a guardarlo.
- Will che succede? - chiese Ethan avvicinandosi pian piano a lui.
Halstead sobbalzò, non si aspettava l'arrivo di qualcuno. Immediatamente si voltò cercando di nascondere la mano alla vista del collega nel miglior modo possibile.
- Ethan non ti ho sentito entrare, mi hai spaventato. - disse con sincerità il dottore dai capelli rossi.
- Scusami, non volevo. Che cosa stavi facendo? Passando ti ho notato, eri così preso. Ma questo è sangue - disse il medico asiatico vedendo i pezzi di ovatta ed i tovaglioli sporchi dentro la ciotolina che era sul mobiletto - Ti sei ferito? Dove? Con che cosa?-
Will era immobile, ma involontariamente fece intuire al collega che la ferita era nella sua mano destra.
- Fa vedere - disse a quel punto Choi.
- Non preoccuparti, non è niente, solo qualche graffio. Un piccolo incidente - rispose Halstead cercando di nascondere le ferite che aveva.
- Non direi graffi. Con chi hai fatto a pugni? - sottolineò Choi dopo avergli osservato a distanza la mano. Iniziò a fargli delle domandesulle ferite inoltre cercando di capirci qualcosa in più.
- Davvero sembra peggio di quello che è. Non ho fatto a pugni tranquillo - aggiuse Will spostando la mano dalla vista del dottore.in realtà lo aveva fatto, ma con il muro.
Ma Ethan era irremovibile e alla fine Will fu costretto a mostrargli le ferite.
- La mano è gonfia e le nocche sanguinano ancora. Riesci a chiuderla? - domandò.
Halstead provò a dare risposta affermativa dimostrando che poteva farlo, ma il dolore era ancora forte e riuscì a muoverla pochissimo.
- Si sta gonfiando ancora e sta diventando di colore giallastro. Avresti bisogno di una radiografia. Potrebbe essere rotta. -
- Non è così grave, ma la farò in seguito se sarà necessario. -
Detto ciò Ethan gli fece una fasciatura per permettergli di lavorare dicendogli che gliel'avrebbe ricontrollata più avanti.
