Sentivo come se ci fosse un tacito accordo tra me e Tasha sul fatto che qualunque cosa avesse programmato per l'indomani, il mio giorno libero, non fosse più all'ordine del giorno. Sapevo che la mia confessione l'aveva fatta infuriare e, come Rose, aveva un carattere feroce. La grande differenza era che l'umore di Rose tendeva a divampare con una grande fiammata e dissiparsi rapidamente, quasi come uno spettacolo pirotecnico. Anche se ero diventato bravo a controllarlo, il mio carattere era molto simile al suo. Un lampo di energia e poi nient'altro. Tasha era l'opposto invece. Il suo temperamento ardeva e impiegava un po' a svanire, più come un falò con le braci lasciate ad ardere dopo che l'incendio si era spento. Ognuno aveva i propri problemi. Gli sfoghi di Rose tendevano ad attirare l'attenzione e a metterla nei guai, anche se raramente avevano un impatto duraturo. Quelli di Tasha, se lasciata inosservata e incontrollata, potevano diventare un inferno che distruggeva tutto ciò che incontrava sul suo cammino. Tuttavia, una volta che le fiamme iniziali erano state spente, di solito era meglio lasciarla calmare da sola.

Mi girai e rigirai per ore, sentendomi completamente solo sapendo che i miei rapporti con Roza e Tasha erano in crisi. Sapevo che le cose potevano andare ancora peggio. Rose e io avevamo effettivamente avuto una conversazione civile, la prima dopo giorni, ed era stata un successo anche se non si era conclusa con lo scenario migliore. Non ero nemmeno sicuro di quale avrei considerato lo scenario migliore. Per quanto ne sapevo, forse la nostra conversazione era finita in quel modo. E Tasha... aveva tutto il diritto di vergognarsi di me. E il Signore sa che io mi vergognavo delle mie azioni. Non intendo dire che mi vergognassi di essermi innamorato di Roza, perché non riuscivo a capire come qualcuno potesse conoscerla e non innamorarsi di lei, ma mi vergognavo di aver permesso alla nostra relazione di andare fuori controllo e diventare il disastro che era in quel momento. Nonostante tutto, però, Tasha era accanto a me e mi offriva una via d'uscita da quel casino.

Era più di quanto meritassi.

Alle 4 del pomeriggio, molto tempo dopo che tutti si erano addormentati, ero steso nel mio letto esausto e irrequieto. Sapevo di aver bisogno di dormire, ma ero una palla di energia nervosa che nulla sembrava dissipare. A quanto pareva, lo sforzo fisico sarebbe stato il mio unico conforto quella sera. Ammettendo la sconfitta, mi infilai dei vestiti sportivi e afferrai la borsa per andare nella palestra dei guardiani aperta 24 ore su 24. La pista avrebbe dovuto essere vuota e ringraziai per la piccola benedizione. Almeno non avrei avuto alcun testimone del mio esaurimento.

Stavo per uscire dalla porta quando il telefono mi squillò in mano. Risposi automaticamente.

"Belikov."

"Ho bisogno che tu faccia immediatamente rapporto nella stanza del guardiano Hathaway." Era Alberta, ma non mi salutò e chiuse la telefonata senza congedarsi in alcun modo.

Non mi preoccupai di cambiarmi d'abito, sapendo che l'urgenza nella voce del Guardiano Petrov rendeva chiaro che qualunque cosa stesse accadendo fosse di estrema urgenza, considerando che anche le formalità erano state gettate nel dimenticatoio. La mia mente andò immediatamente a un altro attacco di Strigoi. Speravo disperatamente che non fosse così, che forse fossero giunte solo più informazioni sull'attacco ai Drozdov o ai Badica, ma sentivo che si trattava di qualcosa di più pressante.

Quando finalmente arrivai nella stanza del Guardiano Hathaway, vidi le persone che si radunavano, scambiandosi incessantemente informazioni. Avevo appena varcato la porta quando Alberta si voltò verso di me.

"Dimitri. Hai idea di dove sia Rose? Per favore dimmi che ti ha contattato."

"Rose?" L'argomento Rose era praticamente in cima alla lista delle cose che non mi aspettavo che lei chiedesse. "Non ho sue notizie da ieri sera al banchetto dei Voda. Perché?"

Sia Alberta che Janine dietro di lei emisero un respiro angosciato.

"Un guardiano è stato attaccato poco fa al cancello Nord."

Il mio cuore iniziò a battere all'impazzata alle parole di Janine, incerto su cosa sarebbe venuto dopo ma sapendo che non sarebbe stato bello.

"Secondo la sua testimonianza, è stata Rose. Non siamo stati in grado di localizzarla." Fu Alberta a concludere, ma sembrava molto più preoccupata lei rispetto al comportamento freddo e professionale di Janine.

"È scomparsa?" Riuscivo a malapena a trattenere lo stress dalla mia voce.

Tutto ciò che Janine offrì in risposta fu un secco cenno del capo. Mi sarei aspettato che mostrasse un po' di preoccupazione per la scomparsa della figlia, ma l'unico accenno di emozione che colsi da dietro la sua maschera impassibile fu quasi una traccia di... offesa. Come se Rose l'avesse offesa personalmente attaccando sconsideratamente un guardiano. Non che non fossi preoccupato del fatto che avesse aggredito fisicamente la guardia al cancello. Stavo avendo difficoltà a capire perché avesse mai sentito il bisogno di fare qualcosa del genere. Doveva aver avuto un disperato bisogno di andarsene. Ma se era così importante, perché non era venuta prima da me?

"Per quanto ne sappiamo. L'ultimo a vederla è stato il Guardiano Peterson. A quanto pare lei e Christian gli si sono avvicinati verso le due del mattino. Christian gli ha chiesto di lasciarli passare, ma quando il Guardiano Peterson si è rifiutato, Rose lo ha colpito in testa con una torcia, lasciandolo privo di sensi. Quando Peterson ha ripreso i sensi se n'erano andati."

"Dove può essere andata?" E perché se n'è andata con Christian? Avevano una certa affinità e si comprendevano a vicenda, ma in realtà non si erano mai cercati per il piacere della reciproca compagnia. Sarebbe stato molto più logico per lei andarsene con Lissa o Mason.

"Non abbiamo la più pallida idea di dove stessero andando. A un'ora da qui c'è una piccola città con una stazione degli autobus. Potrebbero andare quasi ovunque da lì. Speravamo che tu potessi avere più informazioni".

"Io... non lo so." Se me lo avessero chiesto la settimana precedente, avrei sentito di poter prevedere ogni movimento di Rose, ma recentemente si era creata così tanta distanza tra noi... non riuscivo nemmeno a immaginare cosa avesse in mente. "Avete già parlato con Vasilisa? Con Mason Ashford, magari?"

"Non abbiamo ancora informato la Principessa della sua scomparsa, ci siamo solo assicurati che non fosse nella sua stanza, ma dovremmo prima interrogare il novizio Ashford?"

"Sì. Quando l'ho vista l'ultima volta, mi ha detto che aveva intenzione di parlare con lui. Potrebbe sapere perché se n'è andata e dove sta andando."

Alberta si pizzicò il ponte del naso, combattendo lo stress e la tensione. Sapevo che considerava Rose come una figlia, e il fatto che fosse scomparsa la turbava tanto quanto lo me e Janine. O almeno, tanto quanto avrebbe dovuto turbare Janine. Alla fine, parlò di nuovo.

"Bene. Dimitri, vorrei che localizzassi il signor Ashford e controllassi se sa qualcosa. Manderò un paio di guardiani a controllare la stazione degli autobus per vedere se abbiano avvistato Rose o Christian."

Il nome di Christian mi ricordò che Rose non era l'unica scomparsa e, cosa più importante, c'era qualcuno che si sarebbe preoccupato per la sua scomparsa.

"Qualcuno ha avvisato Lady Natasha Ozera?" Guardai tra il guardiano Petrov e gli altri guardiani che la circondavano.

"Non ancora," ammise, "speravamo che potessi avere qualche informazione per noi prima di farlo. Le parlerò personalmente adesso." E con questo ci dividemmo.

Una parte di me voleva insistere per parlare personalmente con Tasha, ma considerando come erano andate le cose la notte precedente, non sapevo se sarei stato benaccetto. Se fosse stata ancora furiosa per la nostra conversazione, probabilmente avrebbe iniziato una discussione prima che potessi parlarle dell'improvvisa scomparsa di Christian. Era meglio che le parlasse Alberta in quel momento, io le avrei fatto visita non appena avessi potuto.

Non ci volle molto per ritrovare la stanza di Mason, soprattutto perché ero stato lì solo poche notti prima. Provai un senso di déjà-vu nel bussare di nuovo a quella porta. I miei primi colpi vennero ignorati, il che non fu troppo sorprendente considerando che gli studenti avrebbero dovuto essere profondamente addormentati in quel momento, ma al mio terzo tentativo, la porta si aprì improvvisamente.

"Che cavolo! Oh..." fu il novizio Shane Reyes a rispondere, ovviamente appena svegliato, e meno che contento della faccenda. Quando mi vide, il suo sguardo di rabbia si trasformò in uno di preoccupazione.

Interruppi ogni forma di scusa. Non potevo biasimarlo per essersi arrabbiato dal momento che era stato trascinato giù dal letto nel cuore della notte. "Mi dispiace di averti svegliato. Devo parlare immediatamente con il novizio Ashford. Posso entrare?"

Si fece da parte, lasciandomi attraversare la porta. "Certo, ma Mason non è qui. Non è mai tornato ieri sera."

"Cosa intendi con "non è mai tornato"? Non hai pensato che fosse qualcosa di cui informare un funzionario scolastico?" Il mio tono era un po' più duro di quanto avessi voluto, e vidi Shane sussultare in risposta.

"Forse? Voglio dire sì, in circostanze normali, l'avrei fatto. Ho solo dato per scontato..."

"Hai dato per scontato cosa?" La mia pazienza si stava assottigliando sempre di più ad ogni momento di esitazione del ragazzo. Sapevo che la mia frustrazione non aiutava, ma la mia preoccupazione per Rose stava avendo la meglio su di me.

"Lei non è l'unico ha sta provando a trovarlo. Rose è passata parecchie ore dopo che se n'era andato la scorsa notte, e anche lei lo stava cercando. Quando ieri sera non è tornato ho pensato che avevano... ehm ... che si erano trovati." Sembrava un po' titubante di fronte a quello che stava suggerendo, sapendo che avrebbe potuto metterli entrambi nei guai.

Ignorai l'ovvia conclusione a cui era giunto riguardo alla loro ubicazione e continuai a fare le mie domande. "E da allora non li hai più visti?"

"No. Le dirò la stessa cosa che ho detto a Rose però. Stava preparando una borsa prima che se ne andasse. Pensavo che avrebbe fatto qualche gesto romantico per lei, qualcosa come, non so, magari un picnic o una cosa del genere. Onestamente, però, se ora ci penso, non ha molto senso. Sì, ha preso qualche spuntino, ma stava prendendo anche dei vestiti e altre cose. Se non sapessi che è impossibile, penserei che avesse intenzione di lasciare il rifugio."

La teoria di Shane mi raggelò. Sembrava che Christian e Rose non fossero gli unici scomparsi. Forse anche Mason se n'era andato. Ma non era stato visto con Rose quando lei aveva aggredito la guardia, quindi se ne erano andati insieme? Forse è andato a cercarla... no... non poteva essere. Sembrava che si stesse preparando a partire prima che Rose parlasse con Shane. Quindi, forse era il contrario? Forse Rose era andata a cercare Mason. Per quale motivo Mason avrebbe dovuto andarsene da solo?

"Grazie Novizio Reyes. Torna pure a letto, ma dovrei avvertirti che altri guardiani potrebbero venire prima o poi per chiederti qualche altra informazione."

Gli occhi di Reyes si spalancarono, forse spaventato dalla possibilità di trovarsi in guai tali da richiedere ulteriori chiarimenti, ma non avevo il tempo di placare le sue paure. Mi ero voltato e avevo tirato fuori il telefono, sentendo la porta della stanza chiudersi dietro di me.

Non appena rispose, iniziai a parlare. "Alberta, abbiamo un altro studente scomparso. Sembra che Mason Ashford non si sia visto da ieri sera."

"Ti prego dimmi che è uno scherzo..."

"Temo di no." Non ero certo uno che generalmente aveva l'abitudine di scherzare, ed era ancora meno probabile che lo facessi in quella situazione. Alberta lo sapeva, ma credo che in quel momento sperasse contro ogni speranza.

"Quindi anche lui se n'è andato con Rose e Christian?"

"Non posso dirlo con certezza, ma ne dubito. Non è stato notato con la coppia al cancello. Penso che Mason se ne sia andato per primo, e Rose lo abbia seguito. Lo stava cercando ieri sera e il compagno di stanza di Mason ha visto lei poche ore dopo che Mason se n'era andato con una valigia pronta".

"Fantastico... tre studenti scomparsi."

"Non possiamo esserne certi. Probabilmente dovremmo assicurarci che non ci siano altri studenti che mancano all'appello prima di andare oltre. Forse ci condurrà a qualche informazione in più."

La linea era silenziosa, ma potevo praticamente sentire il ronzio dei nervi del Guardiano Petrov che si tendevano. Con un respiro profondo, sospirò. "Raduno i guardiani della scuola. Voglio tutta la collaborazione possibile fino a quando la questione non sarà risolta." E poi riattaccò.

Ci vollero quindici minuti per riunire ogni guardiano scolastico che non fosse impegnato in un turno di guardia in quel momento. I guardiani risposero in maniera estremamente efficiente. Dopo una rapida analisi della situazione, Alberta chiese se qualcuno avesse visto Rose, Christian o Mason. Una coppia ammise di aver visto Rose tra l'una e l'una e mezza, ma stava chiedendo di Mason. Inoltre Christian non era con lei in quel momento. Il terzo guardiano a parlare fu Alan Kendall.

"Ho visto sia Rose che Mason. Rose è venuta da me chiedendomi di Ashford nello stesso orario dichiarato dagli altri. Le dissi che avevo lasciato uscire lui, Edison Castile e Mia Rinaldi dal cancello Nord intorno alle 11."

Gli occhi di tutti scattarono verso il guardiano alla sua confessione, ma fu Alberta a rompere il silenzio con tutta la furia di una mamma orso che protegge i suoi piccoli.

"Tu cosa? Vuoi dire che hai semplicemente lasciato che tre studenti uscissero dal cancello senza fare domande? Perché avresti fatto una cosa del genere?"

"Me l'hanno chiesto..." Alan sembrava confuso, come se la sua risposta fosse la cosa più logica del mondo. Sentivo la mia rabbia crescere per la sua incompetenza e seppi dagli sguardi sui volti degli altri che non ero il solo. Una persona però, qualcuno che mi sarei aspettato di vedere molto più infuriato, sembrava innaturalmente calma.

"Alberta, guardalo negli occhi." La strana richiesta di Janine fece concentrare anche me sugli occhi di Alan. Niente sembrava fuori dall'ordinario finché Janine non parlò di nuovo. "Guardiano Kendall, chi di loro ti ha chiesto espressamente di lasciarli uscire dalla porta Nord?"

Immediatamente, vidi le pupille di Alan allargarsi e i suoi occhi sembrare annebbiati. "La signorina Rinaldi," rispose.

"Credo che il guardiano Kendall sia stato oggetto di un qualche tipo di compulsione, guardiano Petrov."

"Penso che tu abbia ragione, Janine." Alberta si strofinò gli occhi per un attimo prima di rivolgersi al resto di noi. "Qualcun altro ha lasciato che altri studenti uscissero dai confini, volontariamente o meno?"

La stanza rimase in silenzio in risposta.

"Bene. Beh, almeno sappiamo chi è scomparso adesso. Guardiano Kendall, vorrei parlare con te e con il collega lavorava con te al cancello. Celeste, chiama Yuri alla stazione degli autobus e informalo che stiamo cercando anche Mason, Eddie e Mia. Speriamo che qualcuno abbia visto uno dei nostri studenti. Belikov, penso che tu e il guardiano Hathaway dovreste fare due chiacchiere con Vasilisa e vedere se ha modo di contattare Rose o gli altri in qualche maniera. Il resto di voi resti a disposizione. Vi aggiorneremo e assegneremo il lavoro man mano che arriveranno ulteriori informazioni. Siete congedati."

Il gruppo si sciolse rapidamente. La mia mente era ancora tormentata da una domanda. Perché? Perché Mason, Eddie e Mia avevano voluto andarsene? Perché Rose li aveva seguiti? Perché aveva portato Christian con sé? Perché non era venuta prima da me? Quest'ultima domanda mi divorava più di ogni altra cosa, perché era l'unica in cui mi sentivo abbastanza certo della risposta: Rose aveva perso fiducia in me.

Non vorrei essere frainteso, sapevo che si fidava ancora di me come istruttore. Si rivolgeva ancora a me come suo mentore. Tuttavia, non si fidava abbastanza di me per mettermi a parte dei suoi problemi come faceva prima. Avrei potuto farle varcare il cancello senza il bisogno di aggredire un guardiano; cosa che sarebbe finita nel suo curriculum indipendentemente dalla motivazione, accettabile o meno, che l'avesse spinta a farlo. Probabilmente avrei anche potuto farle ottenere il permesso di andarsene. Avrei potuto essere a disposizione per qualunque suo bisogno. Ma no, aveva voluto fare tutto da sola perché non sentiva più che fossi lì per lei.

Ci sei per lei? Volevo rispondere di sì, che sarei sempre stato lì per lei quando avesse avuto bisogno di me, ma come potevo prometterlo quando avevo intenzione di lasciarla a badare a sé stessa. E non alla fine dell'anno scolastico, ma non appena fossimo tornati in Accademia.

No, non avevo motivo di chiedermi perché Rose non fosse venuta da me, perché conoscevo già la risposta: la stavo lasciando.

Dietro tutte quelle domande c'era qualcosa che non volevo ammettere. C'era paura, e molta. Se avessi accettato quella paura, allora temevo che avrei ceduto completamente e sarei stato completamente inutile. Tutti gli altri potevano pensare che la natura spericolata di Rose avesse semplicemente portato a un viaggio non programmato per lei e i suoi amici, e se si guardava solo ai fatti superficiali, chi avrebbe potrebbe biasimarli? Rose era già scappata. Aveva portato con sé la Principessa l'ultima volta. Due compagni novizi, un Moroi sconosciuto e un reale che era stato quasi esiliato dalla sua famiglia non erano niente in confronto all'ultimo Dragomir ancora in vita.

Ma io la conoscevo. Rose non faceva nulla senza motivo. Più spericolato era il comportamento, più importante era la ragione che si nascondeva dietro di esso. Questo... era più che spericolato, anche per i suoi standard. Qualcosa del genere avrebbe potuto benissimo significare che la vita di qualcuno fosse in pericolo, ed ero completamente all'oscuro di che direzione prendere da lì.

Avrei dovuto mettere da parte i miei problemi ed essere lì per lei. Se non come amico - o qualsiasi altra cosa del genere - almeno come suo mentore. Forse se avessi saputo guardare oltre la mia stupidità, avrei potuto vedere qualunque cosa avesse portato a quel gesto. Sarebbe stato molto più facile credere che il nostro discorso della sera precedente, o forse una conversazione complicata con Mason, l'avesse spinta a desiderare un po' di libertà e di tempo per sé stessa, ma non potevo di certo fingere che fosse così. Dovunque fosse Rose, si stava dirigendo verso il pericolo, se non era già lì.

La mia ultima speranza era che, ovunque fosse, si fosse confidata con Lissa.

Il percorso fino alla porta della Principessa fu più breve di quanto pensassi. Janine bussò alla sua porta e una ragazza dagli occhi assonnati rispose in pigiama di flanella e una vestaglia rosa. Divenne più vigile all'istante, guardando dietro di noi con speranza.

"Dov'è Rose? L'avete già trovata?"

E quell'ultimo filo di speranza venne reciso.