"Principessa," disse il guardiano Hathaway, senza nemmeno un tremito nella sua voce. "Penso che dovrebbe sedersi. Dobbiamo farle alcune domande."
Lissa mi guardò un attimo, aggrottando le sopracciglia con aria interrogativa. Annuii, incoraggiandola a fare ciò che Janine aveva chiesto.
Proprio mentre Lissa si sedeva sul letto, il mio telefono squillò di nuovo. Il mio cuore sussultò nella speranza che fosse in qualche modo Rose, contro ogni previsione. O Alberta che chiamava per dirmi che avevano trovato Rose. Invece, era Yuri.
"Ehi Belikov. Allora, ho appena parlato con l'inserviente di turno qui, e lui dice che non ha visto nessuno di loro. Il problema è che è entrato in servizio alle 3:00."
Mi voltai verso la sveglia sul comodino tra il letto dove ora sedeva Vasilisa e quello disfatto accanto. Segnava le 3:23 del pomeriggio. L'uomo era a lavoro da meno di mezz'ora. Se Roza o qualcuno degli altri fossero stati lì, probabilmente se n'erano andati molto tempo prima che lui arrivasse.
"Puoi metterti in contatto con chi era di turno prima di lui?"
"Abbiamo provato a chiamarla, ma non risponde. Proveremo a chiamarla di nuovo tra altri quindici minuti. Ho anche cercato di ottenere l'autorizzazione per vedere i nastri di sicurezza, ma il direttore qui dice che le telecamere della stazione degli autobus non funzionano, dovrebbero essere riparate tra tre giorni. Potrei provare a ottenere alcuni video dalle telecamere del traffico o qualcosa del genere, ma significherebbe coinvolgere la polizia locale."
Ci voleva un bel po' per farmi venire un mal di testa da stress, ma Roza aveva un modo unico di farlo. Mi sedetti pesantemente sul suo letto prima di rivolgermi di nuovo a Yuri.
"Beh, se aspettassimo troppo dovremmo comunque coinvolgerli. A questo punto, è la nostra unica pista. Per quanto tempo Alberta vuole insistere prima di chiamare?"
"Non vuole rischiare. Se non riusciamo a contattare l'altra impiegata della biglietteria entro quindici minuti, contatterà gli Alchimisti e vedrà se riescono a trovare una soluzione."
"Per favore, tienimi aggiornato."
"Va bene, Belikov. Non preoccuparti, riavremo indietro la tua ragazza. È un vero peperino, ma è una brava studentessa. Nessuno di noi vuole perderla."
Terminai la chiamata, senza preoccuparmi di rispondere. Le parole di Yuri si ripeterono nella mia testa. La mia ragazza. La mia studentessa. Non poteva neanche immaginare...
Feci scorrere la mano contro il copriletto, ma invece del cotone che mi aspettavo, sentii della seta sotto il palmo. Abbassai lo sguardo, solo per scoprire che le mie dita erano aggrovigliate nel tessuto rosso e liscio dell'abito che Rose aveva indossato prima. L'ultima volta che l'avevo vista.
"Nessun aggiornamento?"
Il tono professionale del guardiano Hathaway mi riportò alla realtà. "No. C'è stato un cambio di turno. Stanno cercando di contattare la persona che potrebbe averli visti."
Janine annuì e si voltò di nuovo verso Lissa, come se non avesse appena assistito alla conversazione un attimo prima.
"Principessa, ha idea di dove possa essere Rose?"
"No. L'ho già detto prima a lei e al guardiano Petrov."
"E Christian? Sai dove potrebbe essere?" Se non sapeva dove fosse Rose, sapeva sicuramente dove fosse il suo ragazzo. Da prima di Natale erano sempre tutti insieme.
La mia teoria venne rapidamente gettata alle ortiche quando i suoi occhi si spalancarono per la sorpresa. "Anche Christian è andato?"
"Sì." La voce calma del Guardiano Hathaway stava iniziando a darmi sui nervi. Come poteva non mostrare un po' più di apprensione e nervosismo in un momento come quello? "Il signor Ozera è stato visto per l'ultima volta lasciare il cancello Nord in compagnia di Rosemarie, subito prima che lei aggredisse il guardiano in servizio."
"Rose ha aggredito un guardiano?" La voce di Lissa imitava quella che nella mia mente aveva inizialmente reagito a quella notizia. "Perché dovrebbe fare una cosa del genere?"
"Questo è esattamente ciò che stiamo cercando di discernere. Oltre a Rose e Christian, sembra che anche Mason Ashford, Edison Castile e Mia Rinaldi siano scomparsi. Non sono stati visti con Rose e Christian, ma se ne sono andati poche ore prima. Sai dove sono? "
Vasilisa sembrava quasi... abbattuta. "No. Non ho idea di dove siano. Nessuno mi ha detto niente."
Non sembrava che li stesse coprendo, ma speravo disperatamente che fosse comunque così. "So che stai solo cercando di proteggerli" assicurai gentilmente, "ma abbiamo bisogno di sapere dove si trovano".
Lissa mi guardò, senza un accenno di inganno nei suoi occhi. "Ve l'ho detto, non lo so. Non so cosa sia successo."
"Non posso credere che non ti abbiano detto dove fossero diretti." Janine aveva ripreso a camminare dietro di me. Forse non era così stoica riguardo alla situazione come appariva all'esterno. "Soprattutto tenuto conto del vostro... legame."
"Funziona solo in un senso" sbottò Lissa, o almeno con il tono più simile a uno sfogo che l'avessi mai vista usare fino a quel momento. Sembrava più che altro triste. "Lo sapete."
Mi inginocchiai accanto a lei, davanti al letto dove era seduta, finché non ci trovammo occhi negli occhi. "Sei sicura che non ci sia niente? Niente in assoluto che tu possa dirci?" Non volevo dire a Lissa che era praticamente la nostra ultima speranza di trovare una pista. Senza l'addetta che avrebbe potuto aver venduto loro i biglietti, non avevamo altro. Anche nelle vicinanze le telecamere del traffico sarebbero state utili solo per dimostrare che erano stati nella zona, ma non dove avrebbero potuto essere andati. Non volevo nemmeno pensare a cosa sarebbe potuto accadere se fossimo riusciti a metterci in contatto con l'impiegata della stazione e lei non si ricordasse di Rose o degli altri. Avevamo bisogno che Lissa ci dicesse qualcosa. Io avevo bisogno che lei mi dicesse qualcosa. "Non sono da nessuna parte in città. L'uomo alla stazione degli autobus non li ha visti... anche se siamo abbastanza sicuri che siano passati di lì. Abbiamo bisogno di qualcosa, di qualsiasi cosa per andare avanti." Mi chiedevo vagamente se la mia disperazione fosse evidente a qualcun altro oltre a me.
Lissa rispose fissandomi, quasi sibilando tra i denti mentre parlava. "Non pensi che se lo sapessi ve lo direi? Non pensi che anch'io sia preoccupata per loro? Non ho la minima idea di dove siano. Nessuna." La sua voce si calmò un po' mentre veniva presa dai suoi pensieri. "E non so neanche perché se ne sono andati... non ha alcun senso. Soprattutto perché se ne sono andati con Mia, tra tutte le persone."
La guardai un po' incredulo, scioccato e alquanto sconvolto dal fatto che, con tutto quello che era successo, avesse la capacità emotiva di sentirsi ferita per il fatto di non essere stata coinvolta. Mi sedetti sui talloni, trattenendo un sospiro e resistendo all'impulso di strofinarmi gli occhi stanchi. Almeno adesso avevo la mia risposta. Lissa non aveva nessuna informazione per noi. Sfortunatamente, sapevo che di per sé era un piccolo indizio su ciò che stava facendo Rose. Se non sveva coinvolto la Principessa, era perché qualunque cosa Rose stesse facendo era troppo pericolosa per coinvolgerla. Roza non avrebbe mai messo in pericolo la sua migliore amica, il nostro Moroi. Potevo sentire i miei livelli di ansia aumentare mentre cercavo ancora una volta di capire dove fossero andati Rose e gli altri.
Non avevo ancora elaborato completamente quel pensiero nella mia mente, quando il guardiano Hathaway rispose al suo telefono con un riflesso così rapido che non l'avevo nemmeno sentito squillare.
Disse solo due o tre parole prima di riattaccare. Nessuna di loro mi diede alcuna indicazione su ciò che la sua chiamata significasse. Tuttavia, le sue parole successive erano dirette a me.
"Guardiano Belikov, abbiamo una riunione tra cinque minuti. Hanno contattato l'impiegata."
"Scusatemi." Volevo arrivare all'incontro e sapere cosa avessero trovato il prima possibile, ma sentii Lissa che ci chiamava con delle domande.
"L'hanno trovata? Dov'è? Sta bene? Christian è con lei? Perché se n'è andata?"
Tutte quelle domande erano le stesse che correvano nella mia mente, quindi non avevo una risposta per lei. Per fortuna, Janine prese il controllo.
"Principessa, la aggiorneremo non appena sapremo qualcosa, ma prima dobbiamo andare all'incontro."
Lissa annuì, permettendoci di andarcene ma guardandoci speranzosa mentre ci allontanavamo.
La stanza era di nuovo piena di gente quando arrivammo, tutti in cerca di un aggiornamento sugli studenti scomparsi. Avevo notato che a Tasha era stato permesso di partecipare, ma oltre alla Preside Kirova, era l'unica Moroi presente.
Non appena mi sedetti nel posto vuoto accanto a Tasha, la riunione venne dichiarata aperta.
"Grazie per il vostro tempestivo arrivo. Più che mai, il tempo è essenziale. Il guardiano Novakovic è stato finalmente in grado di contattare l'addetta alla stazione degli autobus che era in servizio. Per fortuna, ricorda di aver visto gli studenti e dove fossero diretti. La notizia sfortunata è che hanno acquistato dei biglietti per Spokane, Washington. "
Diversi guardiani, me e il guardiano Hathaway inclusi, sussultarono mentre la notizia ci travolgeva. Solo circa la metà di noi era a conoscenza delle informazioni su ciò che avrebbe potuto essere in agguato in quel posto.
"Come alcuni di voi sanno", continuò Alberta, "Spokane è il luogo in cui abbiamo iniziato a sospettare che una grande popolazione di Strigoi si nasconda. Questo è lo stesso gruppo che riteniamo sia responsabile sia degli attacchi ai Badica che ai Drozdov. Senza qualsiasi altra informazione sulle motivazioni degli studenti, dobbiamo gestire la situazione come se stessero cercando questo gruppo".
Sentii Tasha sussultare leggermente dietro di me, e mi passai le dita tra i capelli. No...
"Come hanno saputo del gruppo di Strigoi?" chiese un guardiano in fondo alla stanza. "Persino alcuni tra noi guardiani non ne erano al corrente."
Alberta scosse la testa frustrata. "A lungo termine non importa, e non ricaveremmo nulla indagando. Per quanto ne sappiamo, le informazioni potrebbero essere state estorte con la compulsione. La necessità primaria ora è mettere insieme un piano per riportarli indietro il prima possibile."
Colpa mia... è stata colpa mia. Gliel'ho detto io. È colpa mia.
Mi sentivo come se quell'ultimo filo di sanità mentale che mi teneva insieme si fosse spezzato con quella realizzazione, e non ero l'unico che si spezzava.
"Mia figlia si sta dirigendo in un nido di Strigoi e non pensi che valga la pena indagare su chi l'abbia mandata lì?"
"Janine..."
"No!" Molti dei guardiani intorno a me sembrarono colti di sorpresa dal suo sfogo. "Rose è tua quanto mia, Alberta. Devi essere arrabbiata per questo. Chi ha infranto il protocollo deve essere ritenuto responsabile!"
"Non importa!" Da quando lavoravo all'Accademia, non avevo mai visto il nostro capitano perdere il controllo. Dai volti degli altri, neanche loro. Fece un respiro, ricomponendosi di nuovo. "Non importa, Janine. Ciò che conta ora è riavere Rose... riaverli tutte. Stiamo perdendo tempo a discutere. Dobbiamo mettere a punto un piano d'azione e farlo approvare dal Consiglio."
"Si tratta di un'operazione di soccorso e recupero", dissi all'improvviso, senza nemmeno rendermi conto che stavo interrompendo il suo briefing, "perché dovremmo chiedere l'approvazione del Consiglio?"
"In genere, avresti ragione, non dovremmo chiederla. Di solito non abbiamo bisogno dell'approvazione per i salvataggi, ma poiché questa operazione ci porterebbe direttamente verso la tana degli Strigoi, il Consiglio vuole essere sicuro che qualsiasi piano abbiamo sia abbastanza solido da non rischiare la vita di guardiani ufficiali per recuperare un piccolo numero di studenti che se ne sono andati di loro spontanea volontà".
"Anche con un Moroi reale tra loro?" Mi voltai verso Tasha mentre un guardiano poneva sua domanda. Era sempre stata pallida, ma in quel momento sembrava quasi malata per la preoccupazione e non la biasimavo. La stessa disperazione stava attraversando me. Raggiunsi la sua mano, un gesto di solidarietà più che altro, e lei me la strinse con uno sguardo vuoto che mi fece sentire ancora più in colpa di prima. Non solo avevo messo in pericolo la vita della mia Roza, avevo inavvertitamente messo in pericolo anche Christian.
"Mi dispiace, anche con il signor Ozera come parte del gruppo scomparso, non posso garantire l'approvazione della missione. Il massimo che possiamo fare a questo punto è raccogliere quante più informazioni possibili, creare un solido piano d'azione e sperare per il meglio." Il guardiano Petrov sembrava affranta dal fatto che non ci fosse nient'altro da fare.
Dietro di lei, Janine appariva spaventosamente calma mentre scuoteva lentamente la testa. Senza spostarsi dalla sua posizione, simile a una statua contro il muro, guardò i guardiani presenti. "Chiunque si sia lasciato sfuggire questa informazione, il loro sangue è sulle sue mani. Se un solo studente viene ferito a causa di questa cosa, se mia figlia muore..." scosse di nuovo la testa, incapace di continuare.
Ci volle ogni grammo della mia forza di volontà per non sottrarmi al suo sguardo mentre scorreva su di me. Se Rose venisse ferita, sarei io quello da incolpare. Se morisse, sarebbe colpa mia. Ho bisogno che torni da me. Non può morire a causa mia...
Ci volle circa un'ora per studiare un piano. Era semplice e vago, ma con le poche informazioni che avevamo, era il meglio che potessimo fare. Il gruppo che sarebbe andato a recuperare Roza, Christian e gli altri era composto solo da volontari. Erano stati scelti dieci di noi, anche se più del doppio erano disposti ad andare. Sapevamo che il Consiglio non ne avrebbe approvati di più, ammesso e non concesso che ne approvassero dieci. Io, Alberta e Janine eravamo nel gruppo designato per andare, non appena avessimo avuto l'ok.
Il piano, per quanto limitato, fu approvato quasi immediatamente dal Consiglio dei Guardiani. Il ritardo si verificò quando fu il turno dei leader Moroi di esaminarlo. Fu una vittoria anche solo il fatto che non venisse immediatamente respinto, ma si presero tutto tempo per rivedere ogni minimo dettaglio. L'attesa mi stava lentamente uccidendo.
Diverse ore dopo, ero esausto per lo stress mentale dovuto alla preoccupazione e al mio incessante camminare su e giù fin dal momento in cui inviammo la proposta alla Corte. Avevo bisogno di un po' di aria fresca o sarei impazzito prima che avessimo la possibilità di raggiungere Spokane.
Tuttavia, sembrava che non fossi l'unico ad aver avuto quell'idea. Non appena salii sulla terrazza posteriore, sentii diverse voci, inclusa una che stava diventando sempre più riconoscibile. Il guardiano Hathaway stava parlando con un anziano signore Moroi. Dai suoi vestiti, notai che era abbastanza ricco, ma erano i suoi occhi a confermare che fosse un reale. Il blu scuro era un omaggio alla sua discendenza Szelsky.
"Ci sono state notizie in risposta, Guardiano Hathaway?"
"No signore, stiamo ancora aspettando l'approvazione." Janine era sull'attenti, ma le sue spalle sembravano portare un peso invisibile che si sforzava di sostenere. Dalla loro apparente familiarità e interazione, immaginavo che quest'uomo fosse il suo Moroi. Rose mi aveva detto che sua madre faceva la guardia agli Szelsky da più di dieci anni.
Il volto di Lord Szelsky si abbassò leggermente mentre sospirava. "Ho chiamato alcuni dei miei contatti a Corte. Spero che saranno in grado di accelerare la decisione."
"Grazie Signore."
"Non avevo ancora finito, mia cara" il suo sorriso conteneva un po' di malizia. "Se il Consiglio non invia notizie presto o, il cielo non voglia, quegli idioti negheranno la richiesta, allora vorrei offrirti un po' di quelle ferie dovute da tempo e che ti suggerisco da anni. Fa' quello di cui hai bisogno per salvare tua figlia e i suoi amici. Ho parlato con entrambi i miei figli e con i loro guardiani e sia il Guardiano Marsh che il Guardiano Brown sono disposti ad accompagnarti. "
Janine annuì in silenzio in risposta mentre pensavo tra me e me: forse dovrei prendermi un po' di vacanze anch'io...
"Ma voglio che tu mi prometta una cosa, Janine. Quando riavrai tua figlia, non perderla di nuovo. Voglio che ti prenda un po' di tempo per te stessa e che provi a conoscerla. Sei stata fuori dalla sua vita troppo a lungo, nonostante il mio incoraggiamento a fare altrimenti, e questa volta non accetterò un no come risposta. Assumerò un altro guardiano mentre sei via, ma voglio che tu crei un rapporto con la giovane Rosemarie. Siamo d'accordo?"
Una mano sul mio avambraccio mi strappò dalle mio origliare. Lissa era in piedi accanto a me, con un'aria esitante e speranzosa. Dietro di lei, Tasha sembrava come se si stesse trattenendo a malapena.
"Rose vi ha contattato?"
"Mi dispiace, Principessa. Non abbiamo avuto notizie da Rose o dagli altri e stiamo ancora aspettando l'approvazione finale prima di poter partire. Ti prometto però che li troveremo." Guardai Tasha. "Approvazione o meno, farò di tutto per riportarli a casa."
"Voglio venire con te."
"No. Mi dispiace Tasha, ma andare senza l'approvazione sarebbe già abbastanza illegale. Portare un Moroi, un Moroi reale per giunta, probabilmente ci farebbe perseguire tutti. Inoltre, se la situazione è così grave come temiamo possa essere, dovremmo concentrarci completamente sul salvataggio degli studenti. Non sarò in grado di farlo se sono preoccupato di proteggere anche te."
"Al diavolo!" Sapevo che il suo sfogo non era personale, ma solo il risultato di tutta la tensione che ci circondava. "A quanto pare non gli interessa che Christian sia di sangue reale, perché dovrebbero preoccuparsi se lo sono io? E non rifilarmi quelle storie sul dovermi proteggere, sai che posso cavarmela..."
"Non contro una cosa del genere. Un gruppo di Strigoi è qualcosa di nuovo per tutti. Per la tua sicurezza, per la sicurezza di tutti noi, ho bisogno che tu ti faccia da parte e permetta a me e agli altri di fare ciò che sappiamo fare meglio."
Tasha non sembrò molto soddisfatta, ma represse la sua frustrazione.
Fu Lissa a calmarla alla fine. "Tasha, per favore, guardami." Nel momento in cui lo fece, Tasha sembrò rilassarsi. "Rimani con me. Lascia che il guardiano Belikov e gli altri li trovino. Riporterà indietro Christian e Rose. Rimani con me."
Rimasi sorpreso dalla rapidità con cui Tasha si dichiarò d'accordo con Vasilisa, ma non avevo intenzione di discutere con lei. Invece, tornai nella mia stanza e iniziai a raccogliere tutte le provviste necessarie di cui avrei avuto bisogno. Che avessimo o meno l'approvazione, li avrei riportati indietro. Non avrei abbandonato la mia Roza.
