Rose si aggrappò a sua madre per il resto del breve volo di ritorno all'Accademia. Per quanto fosse difficile vederla crollare e annaspare senza fiato tra i singhiozzi, c'era un piccolo senso di sollievo nel vederla effettivamente elaborare quello che era successo negli ultimi giorni. Il mio istinto mi fece venire voglia di correre al suo fianco, ma sapevo che era importante per Rose e Janine avere questo momento insieme. Quando Rose avesse avuto bisogno di me, sarei stato lì per lei.

Non appena sbarcammo, guardai Rose mentre si allontanava con sua madre da una parte e Mia dall'altra. Christian e Lissa stavano camminando dietro di loro, tenendosi l'uno all'altra. Eddie chiudeva la fila, lasciando raramente che il suo sguardo si sollevasse dal pavimento davanti a lui. L'intero gruppo sembrava essere appesantito dal dolore.

"Me ne andrò alla fine della settimana. Ho chiesto il permesso di far tornare Christian a casa per qualche giorno fino a quando il semestre non ricomincia sul serio. Ho i documenti da inviare alla Corte non appena li firmi."

I miei occhi erano ancora fissi sul gruppo che si rimpiccioliva lentamente in lontananza, e mi ci volle un momento per rendermi conto che Tasha non aveva bisogno dell'approvazione della Corte perché Christian tornasse a casa per il fine settimana.

"Cosa?"

"La documentazione per il tuo trasferimento. Dovrai firmarla, così come il guardiano Petrov, ma per il resto è tutto pronto per essere inviato alla Corte. Se riusciamo a fare tutto per domani, dovrebbe essere tutto risolto prima della partenza del nostro volo."

Oh. Il trasferimento. Nella concitazione degli ultimi giorni, non avevo pensato nemmeno una volta a quel dilemma. Tutto quello a cui riuscivo a pensare era Rose. Quella realizzazione mi portò uno strano senso di chiarezza.

"No."

"Cosa intendi con 'no'?" Sembrò presa alla sprovvista dalla mia risposta sbrigativa.

"Intendo no, Tasha. Non verrò con te. C'è bisogno di me qui."

"Dimitri, per favore, pensa a quello che dici." A suo merito, mi guardò con compassione piuttosto che con rabbia. "Devi andartene. Se qualcuno scoprisse cosa stava succedendo tra voi due, potresti perdere tutto."

"Lo so, ma lei ha bisogno di me adesso."

"Ciò di cui ha bisogno è che la lasci andare prima che tu finisca per rovinare entrambe le vostre vite. Mi piace Rose, davvero. È intelligente, dedita e leale. L'hai addestrata bene. Sarà una guardiana fantastica una volta che si sarà diplomata ma in questo momento è ancora una studentessa. È ancora una bambina. So che non vuoi sentirlo ma chissà cosa vorrà tra un anno? È appassionata, ma è anche impulsiva e questa tragedia ne è solo un esempio".

"Non usare la morte di Mason per giustificare la mia partenza." Ero ancora abbastanza esausto dopo tutto quello che era successo, e il mio umore calante era solo un sintomo di ciò.

"Non era mia intenzione" disse velocemente prima di prendere un respiro profondo e lasciarlo uscire con un sospiro. "Davvero Dimitri, siamo tutti emotivamente provati. Un ragazzo è morto di una morte inutile. Hai quasi perso Rose. Pensavo di aver perso Christian. Capisco perché vuoi essere qui per sostenerla ma stai pensando logicamente o emotivamente?"

Sapevo che aveva ragione. Prima della scomparsa di Rose, ero pronto ad andare con Tasha. Sarebbe stato difficile, ma pensavo che fosse per il meglio. Ma in quel momento, non ne ero così sicuro. Quello di cui ero sicuro, era che Rose aveva bisogno di qualcuno su cui poter contare e che fosse lì a sostenerla. Volevo essere io quella persona.

"Non importa, Tash. Devo essere qui per lei."

"E che mi dici di te? Metti sempre gli altri al primo posto, e amo questa cosa di te, ma che ne sarà dei tuoi desideri? Una vera relazione, una famiglia, la libertà. Non puoi averle qui. Io posso darti tutto. Altri possono aiutare Rose e farle superare tutto questo, ma nessun altro può offrirti quello che ti sto offrendo io".

Naturalmente aveva ragione. Tasha mi stava offrendo più di quanto potessi mai sognare, più di quanto avessi mai osato sognare. Ma quei sogni non significavano molto se non li condividevo con la persona giusta. Quando avevo pensato a vivere la mia vita, creare una famiglia con mia moglie, sapevo che non era qualcosa che avrei potuto condividere con qualsiasi donna disponibile. In quel momento potevo solo immaginare di condividere quella vita con una donna soltanto.

"Tasha, sei una persona meravigliosa. Non ti ringrazierò mai abbastanza per essere disposta a fare tutto questo, ma entrambi meritiamo di vivere la vita senza fare compromessi sulle persone con le quali viviamo quella vita."

"E se non lo vedessi come un compromesso?" Rispose docilmente. Tasha – la Tasha forte, vivace, schietta - sembrava completamente vulnerabile e improvvisamente mi sentii un idiota per non averlo notato prima.

"Oh Tasha" sussurrai, la mia voce persa nell'improvvisa comprensione. Avevo pensato che la sua offerta fosse dettata dalla nostra amicizia e dalla sua innata natura altruista. Avevo pensato che fosse un accordo di convenienza e rispetto reciproco. C'era attrazione tra noi, sì, ma non avevo mai veramente pensato che l'amore facesse parte dell'equazione. "Io non... mi dispiace ma..."

Liquidò le mie parole con un gesto della mano, distogliendo il viso da me per nascondere le sue emozioni. "Va bene Dimitri. L'ho capito abbastanza presto. Non mi ami, almeno, non come ami Rose. Pensavo che forse avresti potuto amarmi ma..."

"Lei ha il mio cuore" conclusi. "Ci tengo a te Tasha, davvero, ma Roza ha catturato il mio cuore senza che me ne accorgessi e non credo di volerlo indietro. Anche se non succedesse mai niente tra me e lei, sarebbe impossibile per me amare un'altra. Meriti di meglio di così. Meriti di meglio di me."

Si lasciò sfuggire una piccola risata priva di allegria e mi sorrise. "Beh, siamo d'accordo di non essere d'accordo su questo, Dimka."

Offrii un piccolo sorriso in cambio, sapendo che il mio soprannome era il segno di una tregua tra noi.

"Non posso supportare il tuo affetto per lei, non quando ha la stessa età di Christian. Spero che tu capisca. Ma, fintanto che prometti di non fare nulla di stupido fino a quando non avrà diciotto anni e si sarà diplomata, non dirò nulla. Può non piacermi quello che sta succedendo, ma lei ovviamente ti rende felice e il minimo che possa fare è non portartelo via. Per favore, stai attento, okay? Non vorrei che ti succedesse qualcosa."

"Lo prometto. Grazie." Sapevo che era a disagio, ma considerando tutto, il suo silenzio era più di quanto avrei potuto sperare. Tornai a guardare Rose e gli altri, ormai quasi fuori dalla mia vista. "Come sta Christian?"

"Sta tenendo duro. Penso che una parte di lui si senta in colpa per non aver pensato prima alla cosa del fuoco, quando tutti erano ancora nel pieno delle forze."

Era un tale peccato che fossimo così condizionati a non usare la magia, tanto da non riuscire a pensare a un modo così semplice per scappare da una situazione di pericolo se non pochi giorni dopo. Certo, almeno Rose e Christian ci avevano pensato. Non potevo dire che avrei fatto lo stesso se mi fossi trovato al loro posto. "Non può incolpare sé stesso per questo."

"Lo so, e gliel'ho detto anch'io. Forse questo potrebbe servire da lezione, però, per il motivo per cui dovremmo prendere in considerazione la magia offensiva. Si sarebbe potuta evitare gran parte della tragedia se fossero stati semplicemente in grado di scappare prima."

Annuii, ma non ero sicuro di essere d'accordo con lei. Si erano trovati contro delle considerevoli difficoltà, e penso che la fortuna abbia avuto a che fare con la loro fuga tanto quanto l'abilità. Tuttavia, Tasha era disposta a utilizzare qualsiasi argomento ritenesse necessario per promuovere la causa di cui era così appassionata.

"Non è questo ciò che lo preoccupa veramente, però" continuò Tasha tristemente, una distinta cupa oscurità alla base del suo tono. "Apparentemente il maschio conosceva Lucas e Moira e ha usato questa cosa per schernirlo. Gli ha detto come avessero pianificato di trasformarlo quando fosse stato più grande. Ha suggerito che avrebbe potuto farlo lui in loro onore."

Mi sentii disgustato a quel pensiero. Avere a che fare con gli Strigoi era sempre spiacevole, ma avere un legame personale peggiorava le cose. Ti faceva dubitare di te stesso, ti rendeva vulnerabile e ti rendeva più soggetto a commettere errori. Era un peccato che Christian fosse stato torturato psicologicamente oltre a tutto ciò che avevano passato.

"Starà bene?" Non avevo dubbi che Christian fosse forte, ma anche gli uomini forti hanno le loro debolezze.

"Sì." Tasha prese fiato e si riscosse dallo stordimento in cui era caduta prima di guardarmi. "Ha solo bisogno di un po' di tempo. Sa chi è e di cosa è capace. Molte persone lo sottovalutano, ancora di più lo fraintendono, ma non si lascia influenzare dagli altri. E ora che ha delle persone che si prendono cura di lui e lo sostengono, e lui permette loro di farlo, starà benissimo. È forte."

Non era l'unico. "Sai, gran parte di ciò è merito tuo Tasha. Hai fatto un buon lavoro crescendolo. Gli hai insegnato bene."

La vidi illuminarsi un po' al mio complimento. Non definirei Tasha una donna orgogliosa, ma quando si trattava di Christian, era orgogliosa, protettiva e potente. Avrebbe mosso cielo e terra per lui.

"Grazie," rispose sinceramente. "Non posso prendermi tutto il merito però. Ho avuto dei buoni amici che mi hanno aiutato nei momenti difficili".

Ricordai le nostre conversazioni di tanto tempo prima e sentii un po' di pace. Tasha sarebbe stata bene. Questa non era la fine della nostra amicizia. Le presi la mano nella mia prima di chinarmi per baciarla sulla guancia, non per salutarla, ma per ringraziarla. "Ci vediamo in giro, Tasha. Grazie di tutto."

"Qualsiasi cosa per te, Dimka."

Con un'ultima stretta della sua mano, ci separammo. Si diresse ai dormitori dei Moroi dove erano diretti gli altri e io mi avviai verso il mio piccolo appartamento. Avevo bisogno di dormire un po' prima di tutte le scartoffie che avrei dovuto compilare l'indomani.

Pensai brevemente di controllare di nuovo Rose. Per quanto volessi, decisi di non farlo. Doveva ancora rispondermi e reagire veramente. Ogni volta che avevo provato a parlarle, ero stato accolto con silenzio e lontananza. Per ora, sembrava che stesse meglio con Janine e gli altri. Le avrei dato spazio per il momento e avrei provato a contattarla di nuovo l'indomani.


Ci vollero tre giorni perché lasciasse la stanza del dormitorio. Considerato tutto ciò che era successo, nessuno forzò la questione. Alberta approvò che le portassero i pasti e io mi assunsi il compito di portarle colazione, pranzo e cena. Fu l'unica volta che la vidi in quei giorni. Non apriva la porta a nessuno tranne che a Lissa. Usavo la mia chiave per portarle il cibo, ma non mi rispondeva mai se provavo a parlarle. Non potevo nemmeno dire che mi stesse ignorando, perché sembrava che non riuscisse proprio a vedermi. Qualunque fosse il mondo oscuro in cui era intrappolata, la stava accecando.

Doveva essersi alzata dal letto per mangiare, perché al mio ritorno mancava sempre qualche boccone dal vassoio sulla scrivania, ma non la vedevo mai fare altro che stare sdraiata a letto rivolta verso il muro. Il primo giorno, mi sedetti sul letto accanto a lei e le lisciai i capelli mentre cercavo di sussurrarle parole di conforto. Rimasi per più di due ore fino all'inizio del mio turno. Non si mosse mai. Non parlò mai. Cominciai a chiedermi se sarebbe mai tornata da me. Il mio cuore si spezzò, mentre mi chiedevo inutilmente cosa avrei potuto fare per aiutarla.

Alla fine, non fui io a riportarla nel mondo dei vivi, ma Mason. Il giorno del suo funerale, lei entrò nella cappella pochi istanti prima dell'inizio della funzione. Indossava lo stesso vestito che aveva indossato il giorno in cui eravamo andati a casa dei Badica per il suo esame. Potevo ancora vedere lo sguardo disorientato e stordito nei suoi occhi, ma il fatto che fosse lì era monumentale.

La stanza cadde nel silenzio mentre si dirigeva verso la parte anteriore della cappella dove era esposta la bara di Mason. I suoi genitori avevano scelto di tenere il feretro chiuso durante il funerale, ma una foto di lui che sorrideva sotto una massa di ricci capelli rossi era poggiata in cima alla bara. Fece scorrere la mano sul legno liscio e lucido prima di tirare fuori qualcosa dalla tasca e appoggiarlo delicatamente sopra di esso. Non sapevo cosa avesse messo lì, ma quel gesto sembrò alleggerire il peso del mondo sulle sue spalle, almeno un po'.

Non parlò con nessuno durante o dopo il funerale. Non appena fu offerta l'ultima preghiera, lasciò la chiesa prima che potessi raggiungerla. Volevo seguirla, ma prima sentii il bisogno di porgere i miei ultimi omaggi a Mason.

Quando ebbi l'opportunità di farlo, notai che diverse persone avevano lasciato dei doni simbolici sulla sua bara. Alcuni avevano lasciato un fiore. Altri avevano lasciato un gingillo di qualche tipo. Eddie aveva lasciato un paio di fasce per le mani blu, del tipo che si indossa per la boxe o per il lavoro pesante. Nessuno fece domande, ma era chiaro che avesse un significato personale per lui. Io non avevo niente da offrire, ma mentre guardavo i tributi, uno mi colpì. Era la fotografia di due bambini che non potevano avere più di cinque o sei anni; uno con riccioli rosso vivo, l'altra con lunghi capelli scuri. Anche allora, si poteva dire che Mason adorava Rose dal modo in cui la guardava. Aveva passato la vita ad amarla e, per me, ci sono modi molto peggiori di trascorrere la propria vita che amare Roza. Forse l'unica cosa che avrebbe potuto essere migliore era avere il suo amore in cambio.


L'annuncio per la cerimonia dei molnija di Rose arrivò la mattina successiva. Immagino che non avrei dovuto essere sorpreso, ma mi era totalmente sfuggito di mente il fatto avrebbe ricevuto i suoi primi tatuaggi. Sembrava una cosa insignificante alla luce di tutto quello che era successo. Il significato dietro di essi però, beh, era quasi troppo da gestire. Rose era troppo giovane, ma aveva già visto e inflitto la morte.

Le cerimonie dei marchi non erano mai accompagnate da una grande fanfara. La maggior parte dei guardiani imparava rapidamente che non era qualcosa da celebrare, almeno non nel senso tradizionale del termine. La realizzazione dei primi marchi di un guardiano di solito era presenziata da alcuni colleghi stretti, ma questo era tutto. Era raro che un Moroi, incluso quello per cui si lavorava, fosse lì. Era una cosa difficile da capire a meno che non si fosse la persona sotto l'ago. L'intero evento era tipicamente tranquillo e solenne e, più di ogni altra cosa, offriva la possibilità di riflettere.

Quindi figurarsi la mia sorpresa quando entrando nella Sala dei Guardiani vidi quasi tutti i guardiani del campus presenti. Sapevo che ne mancavano alcuni. Qualcuno doveva essere di pattuglia in quel momento, ma non riuscii a identificare subito chi non fosse lì come dimostrazione di sostegno a Rose. Era chiaro che, sebbene potesse non credere di avere una grande famiglia, fosse amata da tutti in quel posto e la considerassimo una dei nostri.

Nel momento in cui Rose entrò nella stanza con sua madre, ci disponemmo tutti in una formazione piuttosto ordinata intorno alla sedia del tatuatore. Alberta, Janine e io eravamo i più vicini. Un guardiano di nome Lionel era all'ago. Non c'erano molti guardiani addestrati per dare i marchi, ma il Consiglio dei Guardiani cercava di assicurarsi che ce ne fosse sempre uno vicino a qualsiasi grande comunità di Moroi e Dhampir.

Nessuno parlò mentre Rose si sedeva sullo sgabello, tirando su i capelli e spostandoli di lato per esporre il collo. Era nudo, come una lavagna vuota. In pochi istanti, avrebbe avuto un ricordo permanente del suo incubo. Una cicatrice fisica che corrispondeva a quelle emotive.

Iniziò una conversazione mormorata tra Lionel e Alberta.

"Non riceverà il marchio della promessa. Non si è diplomata." Capivo da dove venisse la sua preoccupazione, ma una piccola fitta di fastidio si scatenò dentro di me alle sue parole. Eravamo tutti dolorosamente consapevoli che Rose fosse troppo giovane per vivere tutto questo.

Sembrava che non fossi l'unico infastidito dalle sue parole. Un'ombra di irritazione che aleggiava sulla risposta di Alberta: "Succede". La sua voce si addolcì un po', in evidente preoccupazione per Rose. "Ha ucciso. Falle i molnija e in seguito riceverà il marchio della promessa."

Quando l'ago prese vita, vidi i muscoli di Rose tendersi. Sembrava ancora un po' spaventata, anche se lo nascondeva bene. Pochi istanti dopo che l'inchiostro nero iniziò a lasciare il segno, il labbro inferiore di Rose venne intrappolato tra i suoi denti e i suoi occhi si strinsero, anche se non emise alcun suono. Ricordo la sorprendente puntura che arrivò con il mio primo marchio. Ovviamente era stato il mio marchio della promessa, ma visto che mi ero diplomato con il massimo dei voti quell'anno, fui il primo della mia classe a riceverlo. Era un tipo di dolore molto diverso da quello a cui eravamo abituati, e sapevo che nessuno l'avrebbe biasimata per aver reagito. Aveva già dimostrato la sua forza sul campo di battaglia.

Ci volle solo una decina di minuti per completare i tatuaggi. Uno specchio venne sollevato in modo che Rose potesse vederli, e notai la sua espressione rabbuiarsi leggermente. Rose una volta vedeva i segni come un distintivo d'onore. Aveva ammirato i miei e desiderava i suoi. Ora... potevo vedere che avrebbe rinunciato a quei marchi in un istante se avesse potuto evitare le circostanze che avevano portato ad essi. Provammo entrambi un piccolo senso di sollievo quando i tatuaggi vennero bendati.

Strinse educatamente la mano di Lionel e Alberta si fece avanti. Mettendo le mani sulle spalle di Rose, accolse silenziosamente Rose tra i nostri ranghi prima di stringerla in uno stretto abbraccio. Tutti sapevano quanto fossero vicine Rose e Alberta e come Alberta la considerasse la figlia che non aveva mai avuto. Quindi, anche se era molto insolito, nessuno trovò quel cambiamento nella cerimonia fuori dall'ordinario o sgradito.

Prima di avere la possibilità di rimuginare troppo sulle cose, mi ritrovai in piedi dietro al Guardiano Petrov. Non abbracciai Roza, perché non ero certo che sarei stato capace di lasciarla andare. Provai a pensare a qualcosa, qualsiasi cosa, da dirle ma quando mi guardò divenne chiaro che tra noi non fossero necessarie parole. Come tante volte prima, capivamo il non detto. Ero orgoglioso di lei per essere sopravvissuta, non solo alla sua battaglia, ma a tutto ciò che era venuto dopo. Mi è dispiaciuto non essere arrivato prima per impedirlo. Ero lì per lei, non appena fosse stata pronta.

C'era un piccolo tremito nelle sue labbra mentre cercava di tenersi dritta in piedi davanti a me. La mia mano si protese per lenire la tensione, prendendole delicatamente la guancia. Nel momento in cui la toccai, la sentii appoggiarsi al mio palmo e i suoi occhi si chiusero come se il mio gesto potesse fornire il tanto necessario e meritato conforto. Quando mi guardò di nuovo, solo un momento o due dopo, potei vedere il calore che le era mancato dal momento in cui l'avevamo trovata. Lasciai uscire un sospiro di sollievo. Rose sarebbe stata bene. Non sarebbe successo dall'oggi al domani, e probabilmente non sarebbe più stata la persona che era prima, ma non sarebbe rimasta intrappolata nel suo dolore. La mia Roza sarebbe tornata.

Vidi Janine offrire le sue parole di saggezza a sua figlia prima che il guardiano Stan Alto si facesse avanti. Con le loro personalità spesso contrastanti, non mi aspettavo che l'abbracciasse. Dall'espressione sul viso di Rose, nemmeno lei se l'aspettava. Le sussurrò qualcosa all'orecchio e lo sguardo di shock non fece che aumentare. Il mio corpo si irrigidì, preoccupato che avesse detto qualcosa che avrebbe potuto scatenare un disaccordo, ma mentre lo guardava allontanarsi e lasciare che la persona successiva offrisse il suo sostegno, vidi gli angoli delle labbra di Rose rivolti verso l'alto. Non era proprio un sorriso, ma era la cosa più vicina che qualcuno fosse stato in grado di suscitare in lei in tutta la settimana. Sentii una piccola ondata di gratitudine per il duro istruttore.

Il personale della scuola aveva preparato un piccolo rinfresco per tutti, e mentre Rose parlava con le persone qua e là, si capiva che lo faceva in modo più robotico e automatico che altro. La vidi stringere gli occhi e strofinarsi le tempie, come se stesse combattendo contro un mal di testa. O forse stava semplicemente combattendo i suoi incubi. La vidi rilassarsi un po' mentre i guardiani cominciavano ad allontanarsi per il loro turno successivo, forse desiderosi di trovare la pace e la tranquillità della solitudine. Mi aspettavo che Rose tornasse al suo dormitorio, ma rimasi sorpreso quando invece si diresse verso la palestra e le lezioni dei novizi.

I miei piedi non fecero neanche tre passi verso la porta prima che sentissi una mano sulla spalla. "Guardiano Belikov, penso che dovremmo sederci e parlare per un momento."