Emma lanciò un'occhiata alla sua destra. Regina stava per alzarsi, lo sapeva: lo vedeva dal modo in cui stringeva il tovagliolo di cotone bianco, la tensione nelle spalle, nei polpacci. Erano tre ore che erano sedute a quel tavolo, probabilmente dopo cinque bicchieri di vino bianco doveva andare in bagno. Dio, lei stessa avrebbe voluto andarci, ma odiava andare nei bagni pubblici. L'ansia che qualcuno bussasse e aspettasse fuori dalla porta, i germi, gli spazi asfittici. No. Quella dannata cena di beneficenza sarebbe finita entro un'ora al massimo. Poteva resistere. Piegò meglio il tovagliolo sulle ginocchia e raddrizzò appena la schiena.Inizio modulo

Regina poggiò il tovagliolo sul tavolo e scostò delicatamente la sedia mentre si alzava. Accennò un sorriso alla donna alla sua sinistra e si avvicinò a lei.
«Devo fare una chiamata, torno subito» le sussurrò all'orecchio poi si sporse verso di lei per darle un leggero bacio sulle labbra. Emma alzò la testa per incontrare quelle labbra morbide, quasi estranee ormai, eppure più familiari dell'aria stessa. Una chiamata, pensò mentre la osservava allontanarsi con la coda dell'occhio e tornava casualmente a sorridere all'uomo seduto di fronte a lei, dall'altro lato del tavolo rotondo. Una chiamata a chi, alle dieci e mezzo di sera?

Regina le accarezzò il viso e poi si allontanò dalla sala, dirigendosi fuori dal locale, dove il frastuono era attenuato. Prese il telefono e digitò velocemente i numeri.
«Sì, lo so. Va bene...Domani.»

L'uomo, di cui Emma ricordava vagamente il nome (Barry o Manny, forse), le chiese qualcosa riguardo al cibo. Gli disse, senza farci troppo caso, che era squisito, nonostante avesse lasciato metà della tartarre sul piatto. Addusse come scusa il fatto di essere sazia, ma la realtà era che niente di quella cena le era piaciuto. Nemmeno lo stare accanto a sua moglie, dato che l'aveva ignorata per la maggior parte del tempo, se non per quelle sporadiche strette alla sua mano a favore dei presenti o quel bacio casto e fugace prima di alzarsi per telefonare. Di nuovo, il sospetto la erose dall'interno.

Regina tornò dopo cinque minuti, la fronte leggermente aggrottata, fece scivolare il telefono nella borsa e si sedette accanto a lei. Le sfiorò la mano per un secondo ed Emma le rivolse uno sguardo che tradiva il sentimento. Cercò i suoi occhi ma lei la guardò solo per un secondo, un lieve sorriso sul volto prima di riprendere la conversazione con la donna alla sua destra, un avvocato facoltoso che per quanto le riguardava poteva anche esplodere per autocombustione lì sul momento.

Emma strinse appena le palpebre. Evitava il suo sguardo, quel sorriso era falso. Serrò la mandibola e lisciò le pieghe del tovagliolo, di nuovo. Si schiarì la voce e sorrise di nuovo a Barry o Manny che fosse, chiedendogli cosa ne pensasse del vino.

Un'ora dopo erano a casa. Regina salì subito in camera per togliersi il vestito e rimuovere il trucco in modo da potersi preparare per andare a letto, Emma rimase al piano inferiore. Con calma, si tolse il soprabito e usò il bagno degli ospiti per poi dirigersi nello studio. Lì prese uno dei bicchieri dal bordo d'oro, uno dei pochi regali di nozze che usavano davvero, e lo riempì di bourbon. Si sedette sul divano in pelle beige e si tolse i tacchi, rilassando la schiena con un gemito.

Regina si guardò allo specchio. Il viso ormai pulito da ogni traccia di trucco, era un po' pallido ed esibiva delle leggere occhiaie. Indossò un pigiama di seta e tornò in camera da letto. Emma non era ancora salita. Emise un sospiro di frustrazione mentre si sdraiava.

Si prese il suo tempo per finire il drink e far evaporare con esso la rabbia, la gelosia. Erano ormai un paio di mesi che aveva il sospetto che Regina la tradisse, ma non l'avrebbe mai affrontata. L'aveva deciso non appena quel pensiero aveva iniziato a perforare la sua mente. Affrontare l'argomento avrebbe significato, inevitabilmente, la fine del loro matrimonio. Quindi l'avrebbe lasciata fare, rodendosi nella gelosia e nella frustrazione, ma sperando che, presto, l'avrebbe finita con quella sciocchezza. Chiunque fosse non valeva tutto quello che avevano passato insieme, tutto quello per cui avevano lottato. Non avrebbe buttato via sette anni di matrimonio per un paio di sveltine in qualche hotel di periferia.
Posò il bicchiere vuoto sul tavolino di vetro temperato, recuperò le scarpe e spense la luce, salendo poi le scale che portavano al piano superiore. Andò in bagno per struccarsi e lavarsi i denti, poi entrò silenziosamente in camera posando le scarpe sul pavimento e si spogliò, dando le spalle al letto.

Mise il vestito nel cesto del bucato e indossò la camicia da notte di seta blu. Si infilò nel letto, voltò le spalle alla moglie e spense la luce.
«Buonanotte» mormorò, il tono dolce nonostante i gesti distaccati.

Regina ebbe un sussultò quando la sentì entrare; chiuse gli occhi facendo finta di dormire mentre il suo cuore batteva forte. Le lacrime minacciavano di uscire ma poteva nasconderlo, come faceva da mesi ormai. Emma a malapena la guardava e lei cercava di starle lontana.

Non le rispose. Allungò una mano quasi a sfiorarle la schiena ma all'ultimo la ritrasse. Si addormentò con le lacrime che le rigavano il viso.