Si svegliò dopo un paio d'ore. Emma era accanto a lei, sorrise accarezzandole il viso. Emma sorrise nel sonno e la strinse a sé.
«Vorrei che fossi felice» sussurrò.
«Sono felice...» mormorò la ragazza, ancora mezza addormentata.
«Vorrei poterti rendere felice.»
«Tu mi rendi felice... sei l'unica cosa bella della mia vita...»
Regina trattenne un sospiro mentre osservava le sue forme, familiari, rassicuranti. Era così bella, così terribilmente indifesa, vulnerabile per colpa sua, eppure disposta a starle accanto.
«Vorrei che fossi sincera. Che mi dicessi come stai davvero. Come stai le notti in cui siamo lontane...»
Emma aprì gli occhi e la guardò con quelle iridi che avevano assunto il colore del ferro.
«Mi manchi. Vorrei che fossi con me» rispose, finalmente. Il dolore che quella confessione le provocò fu intenso, bruciante.
«Vorrei passare tutte le notti con te» le disse, come se anche solo dirlo a voce alta potesse rendere reale quel desiderio, quel bisogno.
«Anche io» mormorò Emma, abbassando lo sguardo. Non poteva sopportare oltre la sofferenza tratteggiata su quel viso che amava.
«Devo alzarmi adesso, credo che James voglia dare la bella notizia al regno.»
Emma annuì.
«Vengo con te.»
«Mi prendi il vestito verde?»
Emma le sorrise, come sempre.
«Ma certo» rispose prima di precipitarsi all'armadio ed estrarne il vestito per portarglielo. Nei suoi occhi si riflesse il colore della seta, rendendoli smeraldini.
«Grazie» disse Regina, facendo scivolare la camicia da notte per terra. Lo sguardo di Emma cadde su di lei.
«Sei bellissima» sussurrò.
Le diede un leggero bacio sulle labbra.
«Voglio esserlo per te.»
«Lo sei ogni giorno di più.»
«È la gravidanza» rispose con un sorriso portandosi le mani sul ventre ancora piatto.
Emma sorrise.
«Pare che l'idea inizi a piacerti...»
Regina scrollò le spalle.
«Ho sempre voluto dei figli.»
Emma arrossì e abbassò lo sguardo.
«Se fossimo state solo noi due, non li avresti mai avuti.»
«Avremmo potuto chiedere ad uno stregone. Vorrei che fosse nostro.»
Emma strinse i denti.
«Lo vorrei tanto anch'io...»
«Mi dispiace. Deve essere difficile per te.»
Emma si strinse nelle spalle.
«Lo è di più per te.»
«Amo te, lo sai, vero?»
La ragazza annuì e tornò a guardarla.
«Lo so» disse piano, sorridendole appena.
«Tu... non mi credi. Pensi che questo bambino cambierà le cose.»
Emma aggrottò la fronte.
«No. Io ti credo. Mi chiedo solo... mi sembra impossibile credere che sarei abbastanza per te. Tu sei così... perfetta. Io non sono nulla» confessò, lo sguardo basso.
«Ne abbiamo già parlato. Noi siamo uguali. Io voglio te, solo te. Non ho mai voluto essere una principessa.»
«Lo so, ma...» si strinse nelle spalle «Scusami.» le sorrise. «È che mi sembra ancora impossibile che tu mi abbia anche solo presa in considerazione. L'ho sognato per così tanto tempo...»
Regina le rivolse un sorriso furbo.
«Tutte le notti passate insieme non ti hanno convinto?»
«Sì» rise piano la ragazza prima di baciarla delicatamente.
Regina la strinse forte cercando di trasmetterle tutto l'amore che provava per lei.
«Ti amo» sussurrò Emma timidamente accanto al suo orecchio.
«Anch'io.» Le diede un altro bacio prima di staccarsi. «Devo andare.»
«Ti accompagno.»
James la baciò appena entrò nella stanza.
«Sei radiosa!» La prese per mano con un gran sorriso sul volto. «Stasera ci sarà una grande festa.»
«Grazie» riuscì a dire a stento. Non era molto in vena di festeggiare, ma non aveva scelta, d'altro canto.
«Stiamo per avere un bambino!» James la baciò ancora. Provò un leggero fastidio, come ogni volta. «Vi amo così tanto.»
«Siete molto generoso con me» si costrinse a dirgli.
«Non pensavo che un matrimonio combinato mi avrebbe reso così felice.» James sembrava davvero in estasi. Almeno, suo marito era felice di avere un figlio. Aveva sentito di uomini che ignoravano completamente la prole, ed era contenta che almeno il principe non avrebbe fatto parte di quella categoria. «Venite, ho fatto preparare la colazione in giardino, so che vi piace tanto.»
«Siete molto dolce.»
Emma, rimasta in disparte, li seguì a qualche passo di distanza, lo sguardo che ogni tanto si alzava su di loro, sui loro sguardi, i gesti.
James condusse Regina in giardino, le scostò la sedia e la fece sedere.
«Va bene del tè, mia adorata?»
«Sì, va benissimo, grazie.»
Stette in piedi a guardarli di nascosto, fingendosi in attesa di ordini. Regina non era tesa, ma sembrava avvolta da una rassegnazione che le riempiva il cuore di angoscia.
Il principe le fece un cenno con la mano perché servisse loro la colazione. Emma si riscosse di colpo e portò loro le vivande.
«Grazie» le sussurrò Regina cercando il suo sguardo. Emma ammiccò verso di lei e poi tornò al suo posto.
James le sorrise e le strinse la mano, per poi spostarla sul suo ventre. Emma abbassò lo sguardo trattenendo a stento l'istinto di strappare la mano del principe dalla sua amata.
«D'ora in poi non dovete far altro che riposare e occuparvi del nostro bambino.»
Regina gli rivolse un sorriso finto.
«Lo farò.»
«Mi rendete felice» disse lui prima di baciarla.
Emma strinse i pugni.
«Grazie, siete stato sempre gentile e amorevole con me.»
«Faccio del mio meglio. So che non abbiamo iniziato bene, ma spero che adesso voi siate felice.»
«Sì, lo sono»
Emma chiuse gli occhi per un momento, cercando di calmarsi.
«Bene. Adesso devo lasciarvi, ho delle questioni importanti da sbrigare ma voi godetevi questa bella giornata di sole.» Il lieve stridio della sedia di ferro battuto annunciò i movimenti del principe, ed Emma tirò un discreto sospiro di sollievo. «Riposate e rilassatevi, stasera festeggeremo.» Emma lo guardò rubarle ancora un bacio prima di andare via.
Non appena James fu rientrato, Regina si voltò verso di lei.
«Emma» la chiamò, facendole poi cenno di sedersi accanto a lei.
Emma ubbidì, tesa.
«Mangia qualcosa.»
Emma le rivolse uno sguardo amareggiato.
«Non ho molta fame, grazie.»
«Che hai?» le chiese sfiorandole la mano.
Emma scosse la testa, lo sguardo sfuggente. Regina sbuffò scostando la mano con uno scatto.
«Che ho fatto questa volta?»
Si strinse nelle spalle.
«Il principe è gentile e amorevole con te. Ti rende felice.»
«È gentile con me, sì, mi tratta bene. Ma non mi rende felice.»
«Ma gli hai detto di sì» sussurrò Emma.
Regina si alzò di scatto, furiosa.
«Tu non hai il diritto di giudicare! Io faccio quello che devo per sopravvivere, per andare avanti» le urlò per poi camminare velocemente verso il palazzo.
Emma rimase ferma dov'era, afflitta.
