TW: Non-con/rape
Regina stringeva il piccolo tra le braccia, un sorriso sul viso così luminoso da far impallidire il sole. Emma non riusciva a distogliere lo sguardo da lei, era meravigliosa.
«Tutto bene?»
Emma si destò dai suoi pensieri e annuì.
«A cosa pensi?» chiese la principessa mentre si scostava il vestito per allattare il bambino.
«Che sei splendida» ammise con un sorriso.
Le gote della ragazza si tinsero di rosa acceso.
«Esagerata.»
«Lo sei. Si vede che sei felice.»
«Emma…» provò a dire Regina, ma venne interrotta dalla ragazza.
«Sono contenta che tu lo sia.»
«Tu mi rendi felice, lo sai questo.»
Emma annuì. Regina stava per replicare quando bussarono alla porta.
«Sì, potete entrare.»
Una servitrice fece il suo ingresso con un inchino.
«Principessa, il principe richiede la vostra presenza nelle sue stanze.»
Regina si irrigidì, da quando era rimasta incinta non aveva più passato la notte con lui. Anche perché il principe poco dopo il parto era partito per una missione diplomatica, quindi non avevano avuto alcun contatto. Il suo rientro due giorni prima era stato strano, il principe sembrava irritabile; forse le trattative erano andate male, ma non ne aveva discusso con lei. E perché avrebbe dovuto? Il suo compito era dargli un erede, non trattare con i regni confinanti.
Regina si era convinta che l'aver messo al mondo un erede avesse risolto tutto e invece… I suoi occhi incrociarono quelli di Emma e vide un lampo di tristezza attraversarli. Si fece forza. Si alzò, diede un bacio al bambino e lo mise tra le sue braccia.
«Prenditi cura di lui» mormorò con un filo di voce. Le sfiorò la mano e poi seguì la serva fuori dalla stanza.
Emma lasciò uscire le lacrime solo quando la porta si richiuse, il piccolo Henry richiamò la sua attenzione con un vagito. Quando erano da sole lo chiamavano solo Henry, George era un nome che non piaceva a nessuna delle due.
«Ehi piccolo, la mamma arriva subito.»
Il neonato le sorrise e lei non poté fare altro che ricambiare.
Dopo averlo cambiato lo mise a letto, per fortuna il piccolo era tranquillo e dormiva serenamente.
La mattina, quando Regina tornò in camera, Emma per poco non urlò. La principessa tremava, aveva un labbro gonfio e gli occhi colmi di lacrime.
«Regina…»
La principessa crollò a terra, Emma in un secondo fu al suo fianco e l'aiutò a sollevarsi portandola a letto.
«Regina che è successo?»
L'unica risposta una serie di lamenti e singhiozzi indecifrabili. La strinse.
«Regina ti prego mi stai spaventando.»
«Lui… lui…»
«Cosa? Cosa ti ha fatto.»
Regina entrò nella stanza.
«Mi avete fatta chiamare.»
«Era ora.»
«Mi dispiace, sono accorsa subito…» si scusò la principessa.
Il principe si avvicinò con passi veloci e la baciò con foga. Regina rimase ferma. Un secondo dopo si ritrovò sul letto con lui sopra.
«Vostra altezza…» tentò di protestare, ma il principe le strinse la mascella con una presa ferrea, dolorosa.
«Non devi parlare, adesso sei qui per soddisfarmi, ho aspettato anche troppo.»
Regina tremò a quelle parole. Era sempre stato gentile con lei e adesso sembrava un'altra persona. I suoi occhi sembravano pieni di rabbia e più scuri del solito. La paura le attraversò il corpo. Una sensazione di panico si fece strada in lei e cercò di sollevarsi.
«Ma…»
Lo schiaffo la colpì in pieno. Spalancò gli occhi. Che diavolo era appena successo? Il principe non l'aveva mai colpita. Non le aveva mai fatto del male, neanche durante le notti passate insieme era stato violento.
«Zitta!» ripeté il principe mentre le sollevava le vesti e le apriva le gambe. In un secondo si spinse dentro di lei con forza. Un urlo di dolore uscì dalle sue labbra, tentò di toglierselo di dosso ma il principe le bloccò le braccia sopra la testa e iniziò a spingere con maggiora forza, sempre più in profondità.
«Sì, era questo che volevate vero?»
Regina piangeva, incapace di credere a quello che stava succedendo, il suo corpo urlava di dolore, violato con tanta brutalità che le sembrava sul punto di lacerarsi. Poi sentì il principe gemere mentre riversava in lei il suo piacere.
Emma continuava a stringerla, incapace di fare altro. Le notti che Regina passava con lui le facevano male, ma questa volta era diverso. Il principe l'aveva picchiata. Non le sembrava reale. Per quanto odiasse quell'uomo era sempre stato gentile e premuroso verso Regina, sempre attento ai suoi bisogni e adesso… L'aveva picchiata. Non riusciva ancora a crederci ma le prove erano lì sotto i suoi occhi. Il labbro gonfio, la veste strappata che metteva in mostra i lividi sulle gambe…
«Regina…»
La principessa continuava a piangere, il viso arrossato e gli occhi colmi di lacrime, dolore e vergogna.
«Bagno» riuscì a sussurrare.
Emma la sollevò e la portò nella stanza accanto, poi riempì la vasca con l'acqua calda che, fortunatamente, era sempre a disposizione dei reali.
«Posso aiutarti a spogliarti?» le chiese con delicatezza.
Regina annuì, solo allora si avvicinò e le tolse la veste, o almeno quello che ne rimaneva. I suoi occhi si spalancarono. Le gambe erano piene di lividi, dove il principe l'aveva stretta con forza. I polsi erano contusi e sul seno… segni di morsi. Per poco Emma non svenne mentre tentava di trattenere le lacrime a vedere il corpo della sua amata così martoriato, ma si fece forza e la fece entrare nella vasca.
