La discesa dall'immensa pianta di fagiolo fu decisamente più facile della scalata, anche se rischiarono di rompersi l'osso del collo in un paio di occasioni. Non persero tempo, e si diressero in fretta verso il villaggio più vicino, un piccolo agglomerato di case di legno a qualche ora di viaggio dal castello. Lì avrebbero potuto prendere un paio di cavalli e tornare in fretta da Henry.

«Hai ancora i fagioli?» le chiese per l'ennesima volta Regina sottovoce. Emma alzò gli occhi al cielo.

«Sì, Regina, ce l'ho.»

«Da quando in qua ti rivolgi a me con questo tono?»

Sospirò.

«Perdonami. È che è la quindicesima volta che me lo chiedi.» Regina rimase in silenzio abbastanza a lungo da indurla a voltarsi verso di lei. «Non volevo offenderti...»

Ma Regina stava sorridendo, divertita. Emma le diede una spintarella sulla spalla, ridendo.

«Non prendermi in giro!»

«Scusa Emma, ma sei adorabile quando vai nel panico.» Regina fece un passo più rapido e le stampò un bacio sulla guancia che la fece sorridere.

Proseguirono verso il villaggio, raggiungendolo in meno di un'ora di cammino. Emma si sentiva esausta, ma piena di speranza. Avevano compiuto la missione che il Signore Oscuro aveva affidato loro, e ora non restava che consegnargli il fagiolo per suggellare il patto. Si sarebbero costruite una vita loro, insieme, lontane da quel regno. Al solo pensarci, sentiva il cuore scoppiarle di gioia.

Il villaggio non era presidiato e non aveva mura a difenderlo. Entrarono dalla via principale, e vagarono nelle scarne e brevi strade finché non trovarono una stalla. Fu Regina a trattare con il proprietario, e alla fine riuscì a comprare due cavalli non troppo giovani, ma in salute, ad un buon prezzo. Emma la aiutò a montare in sella, poi montò a sua volta.

Regina le sorrise.

«Pronta?»

Emma annuì.

«Andiamo.»

Tornarono al castello che era ormai notte fonda. Un paio di volte Emma si era addormentata in sella, e solo grazie all'intervento di Regina non era caduta da cavallo spezzandosi qualche osso. Anche lei era esausta, ma resisteva. Dovevano solo andare a prendere Henry, spostarsi in un luogo dove nessuno le avrebbe viste ed evocare di nuovo lo stregone. E poi sarebbero state finalmente libere di amarsi ed essere felici.

Nessuno le fermò quando fecero il loro ingresso al castello.

«Va' alle cucine e prendi provviste per un paio di settimane» disse a Emma sottovoce mentre camminavano rapide lungo i corridoi illuminati dalle torce. «Non farti vedere.»

Emma le rivolse un sorriso tirato dalla stanchezza e corse rapida verso le cucine. La osservò allontanarsi con una strana sensazione alla bocca dello stomaco. Come un'urgenza. Scosse la testa, scacciandola, e proseguì verso le sue stanze. A stento trattenne un urlo quando vide il suo piccolo tra le braccia di James.

«Voi.»

James le sorrise cullando il bambino.

«La mia amata sposa.»

«Che volete? Avevate detto che eravamo libere di andare.»

«Sì, ma poi ci ho pensato e… non posso lasciare che portiate via il piccolo.»

Regina aprì la bocca.

«È mio figlio.»

«Avete quindi una scelta da fare, scappare con la vostra serva o rimanere qui con vostro figlio e vostro marito.»

«Non siete mio marito.»

«Lo sono agli occhi del regno.»

«Non potete farmi questo, avevamo un patto.»

Gli occhi azzurri di James divennero di ghiaccio.

«Sono il principe, posso fare quello che voglio. È gentile da parte mia concedervi una scelta.»

Regina sentì un brivido scuoterla.

«Siete un mostro, voi non siete affatto come il vero principe» sibilò.

«Era debole, non si era nemmeno accorto che sua moglie si intratteneva con una serva, l'avete reso ridicolo.»

«Io…»

«Cosa? Siete una sgualdrina e così siete stata trattata.»

Serrò i denti, trattenendo a stento l'impulso di schiaffeggiarlo.

«Siete un mostro, voi mi avete…»

«Come se non vi fosse piaciuto.»

E in quell'istante lo odiò, come non pensava sarebbe mai stata capace di odiare.

«Maledetto!»

James rise.

«Cosa scegliete, dunque? Vostro figlio o quella serva?»

Regina era nel panico, doveva proteggere suo figlio ma desiderava stare con Emma, non doveva niente a quell'uomo non era mai stato gentile, anzi… lui aveva abusato di lei, l'aveva umiliata, maltrattata non era l'uomo che aveva sposato.

Si avvicinò a lui.

«Datemi il mio bambino.»

James sorrise stringendo il bambino.

«La vostra è una scelta saggia, non vi farò rimpiangere la biondina.»

Regina si avvicinò ancora di mezzo passo. Poi, fulminea, sfoderò il pugnale del falso principe dalla sua cintura e gliela piantò nel ventre. L'uomo spalancò gli occhi, incredulo mentre mollava la presa sul bambino che prontamente venne preso dalla madre.

«Va tutto bene tesoro mio» disse stringendo il figlio e controllando che non fosse ferito. «Adesso andremo via.» Si voltò, ma non fece in tempo a fare un passo che si sentì afferrare dai capelli e fu scaraventata sul pavimento. Riuscì in qualche modo a cadere di schiena per proteggere Henry, che scoppiò comunque in un pianto spaventato.

James, gli occhi iniettati di sangue, troneggiava su di lei, una mano a coprire la ferita al fianco.

«Stupida sgualdrina, pagherai per questo.»

Regina strisciò fino al muro proteggendo Henry con il suo corpo.

«No, vi prego!»

«Dovevate pensarci prima, adesso la vostra serva verrà giustiziata e vostro figlio scoprirà quanto sua madre sia solo una poco di buono.» Sollevò la spada pronto a colpire. Regina alzò il braccio per proteggere Henry e chiuse gli occhi.

Un gemito riempì la stanza.

Con il cuore che le martellava nel petto, Regina si costrinse a riaprire gli occhi. Vide il corpo di James cadere bocconi ai suoi piedi, lo sguardo vitreo. S rannicchiò con un piccolo grido e allora vide Emma dietro di lui. Il pugnale che aveva fatto cadere dopo aver accoltellato il principe era nelle sue mani, sporche di sangue.

La osservò accertarsi, pallida, che l'uomo non potesse più nuocere a nessuno.

«Stai bene?»

Regina annuì sollevata ma poi il terrore si materializzò nei suoi occhi scuri.

«Ci uccideranno, Emma.»

«No, non lo faranno.» le accarezzò il viso e poi chiamò lo stregone. «Rumplestiltskin.»

Il Signore Oscuro apparve con il suo sorriso sinistro.

«Vedo che siete state impegnate» disse alludendo al corpo steso sul pavimento, la chiazza di sangue che si espandeva lenta sui tappeti.

«Abbiamo quello che ci hai chiesto, adesso aiutaci.»

«Datemi il fagiolo.»

«Prima dicci come intendi aiutarci.»

Il demone ringhiò.

«Mi sento generoso e farò finta di non aver notato la tua insolenza, sguattera. Visto che il principe è morto potrei suggerire un'idea… come dire… stravagante» rise.

«Parla, prima che arrivi qualcuno» lo intimò Emma lanciando occhiate nervose alla porta. Qualcuno sarebbe potuto entrare da un momento all'altro. Magari avevano sentito il grido, o il corpo che cadeva sul pavimento, e lei sarebbe stata condannata a morte nelle migliori delle ipotesi. Forse sarebbe riuscita a salvare Regina, ma a che prezzo?

«La serva può prendere il posto del principe.»

Emma stava ancora tremando con gli occhi puntati alla porta quando si girò alle parole di Rumplestiltskin.

«Come?» Abbassò lo sguardo su Regina che si stava sollevando in quel momento dal pavimento. Era riuscita in qualche modo a calmare Henry, che ora emetteva solo dei bassi lamenti.

«Posso lanciare un incantesimo che ti farà apparire come se tu fossi il principe. Beninteso, la tua dolce principessa non verrà inclusa, quindi per lei sarai sempre tu.»

Vide Regina rilasciare un sospiro, di sicuro non sarebbe stato piacevole per lei averla accanto nelle sembianze dell'uomo che l'aveva violentata. Ma era un'idea folle. Troppo folle.

«Che ne pensi?» le domandò. Regina ci pensò per un istante soltanto, poi annuì, decisa.

«Facciamolo. Potremmo stare insieme senza doverci nascondere.»

«Sei sicura che ti stia bene?»

«Certo.»

«Allora?» chiese il demone.

«Accettiamo» rispose Emma prendendo il fagiolo «Lancia l'incantesimo e fai sparire il corpo di James o come diavolo si chiama.»

«Dai già ordini come se fossi un vero principe» la stuzzicò Rumple. Bastò un gesto della mano, o almeno così sembrò alle due donne, e il corpo di James sparì. Un altro movimento delle falangi dello stregone, e una nuvola nera avvolse Emma per qualche secondo. «Fatto, adesso datemi il fagiolo.»

«Come facciamo a sapere che ha funzionato?» si intromise Regina, che non vedeva nessun cambiamento.

Rumplestiltskin sibilò, muovendosi a scatti.ì.

«Facciamo una prova» disse con voce rabbiosa facendo un cenno verso di Emma e poi indicando la porta.

Emma deglutì e aprì la porta. Dopo qualche secondo una guardia che stava facendo il giro di ronda si fermò davanti a lei inchinandosi.

«Vostra Maestà, state bene? Vi occorre qualcosa?»

Emma spalancò gli occhi. Funzionava.

«No…no, potete andare» disse rientrando nella stanza. «Non ci credo.» sussurrò, sconvolta. Tutti l'avrebbero scambiata per un uomo. Un principe.

Regina sorrise con le lacrime agli occhi.

«Bene, adesso…» Lo stregone allungò la mano, una luce di violenta impazienza negli occhi spaventosi. Emma rovistò nelle tasche e si affrettò a consegnargli il fagiolo. Rumplestiltskin sorrise, compiaciuto. «È stato un piacere far affari con voi.» Un istante dopo un denso fumo nero se l'era portato via.

Emma si avvicinò a Regina. Aveva ucciso un uomo, e aveva preso il suo posto come principe, e come marito di Regina. E non riusciva a sentirsi in colpa, neanche un po'.

«Stai bene?» le chiese la principessa. Sua moglie. Emma le sorrise, ancora incredula. La sua mente faticava a digerire tutte le novità.

«Siamo libere? Lo siamo davvero?»

Regina sorrise.

«Sì, amore mio» rispose per poi baciarla.

Quando si divisero, Emma abbassò lo sguardo sul bambino, che ricambiò succhiandosi il pollice. Un cruccio la fece accigliare.

«Anche lui mi vedrà come James?»

Regina sospirò.

«Suppongo di sì. Ma sarai un padre fantastico.»

Avvampò a quel commento, anche se Regina stava sorridendo.

«P-pensi che potremo mai dirgli la verità?»

La principessa abbassò lo sguardo sul figlio.

«Quando sarà abbastanza grande da sopportarla.» Poi tornò a guardarla. «Ma ti amerà, Emma.» Le accarezzò il viso. «Tutti ti ameranno.»

E solo in quel momento Emma si rese conto che sarebbe diventata Re. Re, lei, una serva. Re, accanto a Regina. La paura durò solo un istante grazie a quel pensiero. Con lei, avrebbe affrontato qualsiasi cosa.