Questa fanfiction si concentra sulla caratterizzazione dei personaggi, cercando di approfondire soprattutto quelli che non avevano POV nei libri.

Ho cercato di essere il più fedele possibile al loro carattere, aggiungendo scene che potessero essere verosimili, oltre che godibili.

La storia inizia ad Approdo del re, in cui vediamo meglio come Sansa e il Mastino hanno iniziato a nutrire interesse reciproco, per poi passare a 5 anni dopo, a Grande Inverno, quando si incontrano di nuovo. Canon divergent sul finale (non solo per Sansa e Sandor, ma anche per altri personaggi) con qualche piccolo (e molto umile) colpo di scena che spero possiate apprezzare.

Se qualcuno fosse capace e desiderasse tradurre questo testo in inglese per poi pubblicarlo, si senta libero di farlo (e magari dirmelo).

Buona lettura

SANDOR

Scese le scale della balconata accompagnata da due cappe dorate: dal modo in cui Joffrey la faceva scortare pareva che fosse un fottuto bruto, e non una bambina.

Attraversò la sala tenendo la schiena dritta, e il passo fermo, ma doveva essere spaventata: ormai aveva fin troppa esperienza per illudersi che quando il re la mandava a chiamare non fosse per fare del male fisico o morale, o entrambi.

«Bene bene» le disse con quel sorrisetto perfido che non preannunciava nulla di buono «eccola qui la mia promessa sposa!»

Sansa si fermò alla base dei gradini e fece l'inchino, era dannatamente leggera e perfetta, anche quando sapeva che qualcosa di terribile stava per succederle. Che genere di ragazza non tremava come una foglia davanti ad un re stupido e maligno che si divertiva a torturarla?

Che genere di ragazza alla mercé di Boros e Trent, manteneva i lineamenti impassibili e gli occhi vuoti come quelli di un cadavere?

Probabilmente una che sapeva ciò che sarebbe successo se avesse mostrato emozioni.

«Vostra Grazia» rispose alzando lo sguardo.

«Devo darti un triste notizia» fece una pausa «riguarda il tuo fratello traditore» altra pausa «sai cosa ha fatto?»

«No maestà» disse piano.

«Ha attaccato il mio esercito, ha falciato via un'intera guarnigione di soldati, uomini dei Lannister, cavalieri, fanteria.. valorosi soldati fedeli a me, a me, il re!» gridò.

«Sono desolata altezza... »

«Desolata?» rise «lei è desolata! Sai cosa me ne faccio della tua desolazione?»

«Nulla vostra maestà»

«Esatto, nulla!» tuonò «È tuo fratello che voglio. La sua testa, là, fuori, sulla stessa picca su cui era quella di tuo padre!»

Lei non disse nulla, non si mosse, inespressiva come sempre.

«Non è quello che vuoi anche tu?» continuò Joffrey.

La risposta tardò un istante.

«Non è quello che vuoi anche tu?» strillò. Quel figlio di puttana non era un re, era una fottuta gallina starnazzante.

«Sì altezza» rispose.

«Non mi sembri convinta Sansa, non è che li stai difendendo vero?»

«No, maestà!» e le sue spalle ebbero un tremito.

Joffrey ghignò. Era un povero coglione per la totalità delle cose che lo riguardavano, ma pareva avere un dono per cogliere gli attimi di fragilità della sua vittima preferita.

«Io invece ho il sospetto di sì...»

«No maestà, ve lo giuro, non so dove sia, non so più nulla di Robb...»

«Osi chiamarlo per nome? È un traditore, un rifiuto, un morto che cammina e ben presto bacerai la sua testa mozzata!»

Sansa non rispose.

«Dov'è?»

«Non lo so»

«Dov'è? Dimmi i suoi piani!»

«Non lo so maestà ve lo giuro!»

Era logico che non lo sapesse, erano due anni che non vedeva la sua famiglia, erano due anni che è era prigioniera e ostaggio nella fortezza rossa. L'eunuco la sorvegliava, Ditocorto la sorvegliava. La regina la sorvegliava. Anche lui la sorvegliava.

Nessuno avrebbe potuto farle avere alcuna notizia dei suoi, men che meno informazioni militari.

Quella di Joffrey era tutta scena.

Infatti in istante dopo fece un cenno a Boros che la colpi allo stomaco.

Quel bastardo non aveva esitato un attimo. Non esitava mai. Non gli interessava che fosse una cosina esile e piccola, non gli importava ch3 gli occhi le diventassero lucidi, non gli interessava che soffocasse i lamenti. La rabbia gli fece contrarre i muscoli delle braccia.

Lei barcollò all'indietro ma non cadde e si ricompose davanti al re.

«Maestà vi prego...»

Boros estrasse la spada la colpi col piatto della lama, sulla schiena e al ventre.

Ma Joffrey non era soddisfatto, evidentemente Sansa restava troppo composta o lui non si accontentava più di vederla barcollante «Ser Meryn, questa traditrice non conosce l'umiltà».

A quel punto, mente Boros la teneva per le spalle, Trent afferò lo scollo del vestito e lo lascerò, insieme a parte della sottoveste.

Si piegò su se stessa cercando di coprirsi, ma dal suo posto in piedi alla sinistra del re, la pelle bianca del seno gli si offrì inaspettata e, malgrado il modo, irresistibile.

Finalmente le lacrime le salirono agli occhi e scesero silenziose, ma il piccolo bastardo non sembrava ancora soddisfatto.

Fece un altro cenno a Trent che allungò una mano verso Sansa che gridò.

Senza rendersene conto portò la mano alla spada e scese un gradino, poi una voce lo fermò.

E con lui tutto il resto.

Il folletto.

Sansa fu lasciata libera di scivolare a terra, le braccia strette intorno al petto nudo.

«Detele qualcosa per coprirsi» ordinò il nano.

Non aspettava altro. Scese i gradini mancati, si sfilò il mantello e glielo pose sulle spalle.

Sansa lo strinse a sé «Grazie» non dimenticò di dire, guardandolo per un istante con gli occhi ancora lucidi.

«State bene mia signora?» disse Tyrion.

Annuì.

«Scortate Lady Sansa nei suoi appartamenti» gli disse.

La aiutò ad alzarsi.

Camminò in silenzio, un passo dietro di lei, finché non giunsero alla porta delle sue stanze.

«Vi ringrazio molto» la dolcezza nella sua voce era insopportabile.

«Vuole vederti piangere, gridare, implorare. Fallo e basta, no?»

«Io non più niente ser, a parte la mia dignità. È tutto ciò che mi rimane che abbia ancora un valore» gli parve che accennasse un sorriso.

«Buona giornata» e chiuse la porta dietro di sé.

Quella sera, poco dopo essere rientrato nella sua stanza, una donna gli bussò alla porta «Lady Sansa vi ringrazia per i vostri servigi».

Gli aveva rimandato il mantello.

Si stese sul letto.

Ragazzina..

"I vostri servigi".

Quali servigi? Stare immobile come tutti gli altri a guardare mentre quello stronzetto la umiliava davanti alla corte?

Nessuno aveva mosso un dito.

Gli venne il vomito.

Non era certo il tipo d'uomo che provava rimorsi, nella sua vita aveva fatto cose ben peggiori che rimanere a guardare, eppure quella sera era diverso: si faceva schifo.

Avrebbe dovuto ucciderli.

Trent e Boros li avrebbe volentieri impalati insieme, come pezzi di maiale su uno spiedo, quel piccolo pezzo di merda invece avrebbe voluto infilzarlo sulle lame di quel dannanto trono.

Ghignò. Già avrebbe voluto farlo, e poi l'avrebbe portata via. A casa sua, da sua madre. Gli avrebbero dato un bel po' di denaro, si disse.

Chiuse gli occhi e quelle piccole mani che cercavano di coprirsi il seno gli balenarono davanti.

Sì alzo, buttò giù un lungo sorso di vino e poi si stese di nuovo, su un fianco.

"Dormi!" si disse.

Di nuovo. Di nuovo l'attimo in cui la stoffa si lacerava mostrando quel seno piccolo e rotondo. Solo un attimo, un battito di ciglia, un niente, eppure era ancora lì, nella sua testa.