Nel frattempo, in un altro appartamento...

- Vieni qui! -

- No! -

- Guarda... non ho intenzione di fare niente che tu non voglia, quindi, per favore, smetti di girare intorno al divano e siediti! -

- No! -

Milo era impegnato nell'inseguimento di Camille...da quando, arrivati a casa, aveva provato ad avvicinarsi a lei, la ragazza aveva iniziato a correre intorno al divano del soggiorno con l'intenzione di sfuggire a quell'uomo, che considerava molto fastidioso.

Da quando avevano lasciato l'appartamento di Aiolos, Milo non aveva smesso di parlare neanche per un minuto.

Nel tentativo di far rilassare la bellissima rossa, che, al contrario di lui, non aveva quasi aperto bocca, l'aveva portata a fare un giro in macchina, cercando di mostrarle i posti più belli della città, prima di portarla a casa sua.

Milo abitava poco lontano dal centro di Atene; il suo appartamento, ampio e con una bellissima vista sul Pireo, era arredato con pezzi ultra moderni ed all'insegna dell'hi-tech. Al centro del soggiorno, era posto strategicamente un comodo divano rosso, pronto per accogliere i frequenti ospiti del padrone di casa, o meglio, le sue frequenti ospiti...

Quando, con un sorriso seducente sul viso, aveva invitato Cam ad accomodarsi, il rifiuto della ragazza era stato secco e deciso. In piedi, continuando a pensare che quello di fronte a lei fosse tutto fuorché un gentiluomo, non solo aveva risposto negativamente al suo invito, ma fuggiva quando Milo provava ad avvicinarsi.

- Cam... -

- Come ti permetti di chiamarmi così? -

- Ma Kanon ha detto che gli amici possono! -

- Ti sembro una tua amica?! - Camille guardò Milo in maniera ostile.

- Va bene, non siamo amici... - le mani avanti nel tentativo di placare gli animi - ma siediti, e, per favore, parliamo un po'... - vedendo che la ragazza non si muoveva, anzi, aveva incrociato le braccia in segno di totale chiusura, cercò di rassicurarla - guarda, facciamo così...ti siedi lì - disse indicando una delle estremità del divano - e io mi siedo qui, sul lato opposto... ok? -.

Soppesando le parole del greco, Cam gli rivolse uno sguardo sospettoso, ma fece come chiesto, rimanendo tuttavia estremamente vigile. Alla prima sciocchezza, si sarebbe sentita in diritto di andare via da quel luogo, nonostante non sapesse neanche dove fosse...inoltre, non era così sciocca da non sapere che Milo, essendo un uomo, potesse sovrastarla fisicamente, tuttavia, si costrinse a non pensare all'evenienza che quell'uomo potesse forzarla a fare una qualsiasi cosa...

Dal canto suo, Milo non avrebbe mai pensato di trovarsi in una situazione come quella che stava vivendo; per lui non era mai stato un problema interagire con le donne, anzi... di solito non le doveva pregare... ma la ragazza di fronte a lui era decisamente un osso duro.

Tuttavia, qualcosa lo costringeva ad essere perseverante... non avrebbe saputo dire se fosse la sua bellezza algida, o quegli occhi che, nonostante lo sguardo sprezzante, emanavano un inaspettato calore, oppure il fatto che stesse opponendo una resistenza alla quale non era abituato... indipendentemente dalla causa, voleva che quella ragazza si aprisse con lui, voleva ascoltarla, parlare con lei...

- Vuoi qualcosa da bere? - chiese per smorzare il pesante silenzio che si era creato nella stanza.

- Che cosa hai? - chiese inaspettatamente Camille. Evidentemente, gli eventi della serata dovevano avere scosso anche la sua imperturbabilità, nonostante l'impassibile apparenza.

Sorpreso, ma contento del fatto che finalmente volesse accettare qualcosa da lui, Milo fece un bel sorriso - Whisky, cognac, ouzo, brandy... - poi, pensando che forse Camille non bevesse alcolici si affrettò ad aggiungere - ...ho anche del succo di frutta se vuoi! -.

Cam alzò gli occhi al cielo - Non avresti del vino rosso? -.

Che idiota che sono... il vino ... Camille è francese! Sicuramente le piace il vino!

- Certo! Vado a prenderlo subito! - rispose Milo dirigendosi di corsa verso la sua cantina, posta in un angolo dell'ampio soggiorno.

Dopo averla servita, cercò di sistemarsi un po' più vicino a Camille, rispettando comunque la distanza di sicurezza che la ragazza aveva imposto tra loro.

- Ascolta Cam... Camille! - Milo fece un respiro profondo, cercando di attingere alla pazienza che solitamente non aveva - Lo so che questa è una situazione particolare... e mi sembra di aver capito che non ti trovi particolarmente a tuo agio... -.

- Dici? - chiese ironicamente la donna inarcando un sopracciglio.

Per Milo la situazione stava diventando snervante, e Camille non collaborava minimamente... non sarebbe stato scortese, ma aveva bisogno di chiarire alcune cose.

- Immagino che tu sappia che ho pagato una bella somma per poter essere qui con te stasera... - vedendo la donna irrigidirsi ancor più di quanto già fosse, si affrettò a chiarire - tuttavia, Cam, non sono di certo un animale, e non ho intenzione di costringerti a fare nulla...che tu ci creda o meno, non ho mai costretto una donna a fare qualcosa che non volesse, e non ho intenzione di cominciare questa sera con te... -.

Sebbene non lasciasse trasparire alcuna emozione, Camille tirò un sospiro di sollievo. Certo, sarebbe comunque rimasta vigile, non si sarebbe fidata solo delle sue parole, tuttavia, c'era qualcosa in quest'uomo che, paradossalmente, la faceva sentire tranquilla. Probabilmente il fatto di essere schietto nelle sue parole, o forse qualcos'altro...

- C'è qualcosa che non mi torna in tutta questa storia, Cam, e vorrei che mi aiutassi a capire... - Milo, vedendo la francese leggermente, molto leggermente, più a suo agio, cercò di indagare nella speranza di saperne di più - Si vede chiaramente che non sei una donna...come dire...una di quelle donne... - cercò di essere il più attento possibile con le parole - quindi non capisco perché tu abbia scelto questo tipo di vita... - alzò le spalle a sottolineare quanto stesse dicendo.

- Ti sembro una che ha scelto... Milo?! - per la prima volta quella sera, Camille chiamò l'uomo per nome.

Sorpreso da quella piccolissima confidenza, Milo non poté nascondere un sorriso. Gli piaceva come suonava il suo nome detto da Cam...con quel caratteristico accento francese...tuttavia, quello che aveva appena detto, lo preoccupò, e non poco.

- Per prima cosa Cam... ti chiedo di non rispondere ad una domanda con un'altra domanda... dato che finora hai fatto solo questo... - la ragazza fece una smorfia infastidita ma non controbatté...era vero... - e ti chiedo di dirmi la verità... - Milo incrociò le braccia al petto ed accavallò le gambe, sistemandosi comodamente in posizione di ascolto - come diavolo sei finita in questa storia Camille? -.

Cam sospirò stanca... dopo aver fatto roteare il liquido rubino nel bicchiere, ne prese un sorso per darsi un po' di conforto, dopodiché spostò i suoi caldi occhi nocciola sull'uomo che le stava di fronte.

Non era certa di potersi davvero fidare di lui, ma, a questo punto, non aveva più nulla da perdere...

Nel frattempo, in un villino situato in una zona residenziale della capitale...

- No! Quello no! Mettilo giù! - urlò Deathmask allarmato.

- No? E perché no? Vediamo che cosa abbiamo qui... - con un sorriso perfido sul viso, Aphrodite rigirò tra le mani la statuetta che aveva preso qualche istante prima da uno dei mobili del salotto.

- Aphrodite... lascialo... ora! -.

- Che paura... e che fai se non obbedisco?! - la ragazza si prendeva gioco del padrone di casa, facendo dondolare pericolosamente il pezzo davanti ai suoi occhi.

Deathmask aveva intuito sin da subito che Aphrodite sarebbe stata un bel grattacapo, ma non avrebbe mai immaginato le dimensioni del problema.

Da quando erano arrivati a casa dell'uomo, un bel villino situato in una zona residenziale e tranquilla della città, la ragazza non aveva fatto altro che tirargli addosso tutti gli oggetti che aveva incontrato... per fortuna Deathmask non era un grande amante di ninnoli e soprammobili, ma Aphrodite aveva già distrutto tutto ciò che le era capitato a tiro!

Nonostante il suo comportamento spavaldo, l'uomo non aveva messo un dito addosso alla ragazza, né si sarebbe sognato di farlo...quella furia dagli occhi ammalianti gli piaceva, e molto, ma aveva compreso sin da subito che tutta la faccenda nascondeva dei lati oscuri. Per uno come lui abituato ai chiaroscuri della vita, non era stato difficile comprendere che quelle quattro ragazze non avessero nulla a che fare con il vizioso mondo dei gemelli...

Dal canto suo Aphrodite, presa dalla singolare lotta con quell'uomo che, volente o nolente, non le era differente, stava cercando di tenerlo distante da sé il più possibile...soprattutto perché non avrebbe potuto garantire sul suo autocontrollo; la rabbia che provava era principalmente nei propri confronti...

Perché le piaceva come quegli occhi insolenti si posavano sulla sua figura? Perché le piaceva quel sorriso malizioso? Avrebbe dovuto odiare quest'uomo che l'aveva comprata come se fosse un oggetto... ma, semplicemente, non riusciva a farlo, anzi la lotta la intrigava...

Tuttavia, mentre si prendeva gioco di lui rigirando tra le mani quell'oggetto che sembrava essere così importante per Deathmask, considerato lo sguardo terrorizzato che le stava rivolgendo, all'improvviso si fermò lasciando che le parole le morissero in gola...

Dopo lunghi istanti persi nella contemplazione di quella statuetta, Aphrodite alzò lo sguardo meravigliato verso l'uomo; Deathmask, notando l'improvviso cambio di espressione ed il silenzio che ne era seguito, la guardò preoccupato.

- Dove... dove l'hai presa? - chiese la ragazza con un filo di voce, mentre le lacrime stavano cominciando a riempire i suoi bellissimi occhi.

- Perché lo vuoi sapere? - chiese Deathmask aggrottando le sopracciglia, non staccando gli occhi di dosso dalla ragazza.

Nel giro di qualche secondo, la situazione aveva preso una piega inaspettata...

Ignorando la domanda, Aphrodite tornò a guardare l'oggetto... le lacrime scendevano sul suo bellissimo viso, arrivando a lambire le labbra rosse tremanti, mentre i ricordi le affioravano alla mente come sequenze di un film dolce e doloroso.

- Eri a Berlino l'anno scorso? - chiese con un tono di voce stranamente dolce.

Sgranando gli occhi, Deathmask fece un passo indietro... come diavolo faceva a saperlo? Chi era davvero Aphrodite?

Cercando di far leva sul suo lato razionale, Deathmask ritrovò la sua solita postura, anche se la sua naturale spavalderia aveva lasciato il posto ad una nuova sensazione... incertezza. Si ritrovò completamente disorientato, e la sorpresa fu rendersi conto di essere spiazzato a causa delle sensazioni che la presenza di questa donna aveva scatenato dentro di lui.

Deciso a conoscere la verità, e approfittando del momento di calma, Deathmask si avvicinò ad Aphrodite, prendendole con delicatezza la statuetta dalle mani e sollevandole gentilmente il mento con un dito per costringerla a guardarlo negli occhi... la voce, abitualmente autoritaria, divenne insolitamente dolce fissando lo sguardo nei due cieli che lo guardavano colmi di lacrime...

- Voglio sapere chi sei davvero... Aphrodite -.

Nel frattempo, nell'appartamento dove tutto aveva avuto inizio, Shura era alle prese con un Aiolos visibilmente confuso e preoccupato.

- No.…non è vero...non posso credere a quello che mi hai raccontato! - Aiolos si agitava nervosamente, camminando avanti e indietro per il suo ampio soggiorno. Sembrava un animale in gabbia.

- Fa' come credi...non mi importa cosa pensi! - la risposta secca, l'espressione sul viso come sempre indecifrabile, Shura sedeva su uno dei divani; braccia incrociate e gambe accavallate, teneva lo sguardo fisso su un punto immaginario della stanza.

- Li conosco da una vita Shura...non posso credere che i gemelli siano arrivati a tanto...questo non è neanche toccare il fondo...qui non c'è neanche il fondo! -.

Dopo aver ascoltato la storia di Shura, Aiolos, incredulo e arrabbiato, aveva cominciato ad agitarsi nervosamente.

In realtà era partito con tutte le buone intenzioni... dopo che gli amici avevano lasciato la sua casa, aveva tentato di mettere la ragazza a proprio agio il più possibile.

Shura gli piaceva, eccome se gli piaceva...ma era fredda, distante, parlava come un risponditore automatico, e sembrava insensibile a qualunque gentilezza.

Aiolos non era uno sciocco, aveva compreso fin da subito che Shura fosse una ragazza seria, magari un po' troppo sostenuta, ma comunque una brava ragazza, e non si era bevuto la storia dei gemelli; quando le aveva chiesto qualcosa di più sulla sua vita, Shura, nonostante la naturale riluttanza nel parlare con gli estranei, gli aveva raccontato come fosse finita in quella situazione, non omettendo lo sporco trucco che Saga e Kanon avevano utilizzato per "catturare" sia lei che le sue amiche.

- Dammi una buona ragione per la quale dovrei crederti Shura! - sebbene fosse sconvolto da quello che la bella spagnola gli aveva raccontato, una piccola parte di sé dava comunque credito alle sue parole...forse si trattava di quella parte della sua coscienza che, in fondo, sapeva che i gemelli erano capaci di tutto...

- Te l'ho detto...non mi interessa che tu mi creda o meno... - il tono di voce monotono - tuttavia, ti ho detto chi sono e cosa faccio nella vita, quindi, se vuoi una prova che quei gemelli ti stanno prendendo per il naso...non ho alcun problema a fornirtela! -.

- Che intendi dire? - chiese con un filo di voce...

Aiolos andò completamente in confusione...perché Shura parlava in quel modo? Per un attimo, ma solo un attimo, il dubbio che la ragazza fosse a conoscenza dell'affare che Saga gli aveva aiutato ad ottenere gli attraversò la mente, tuttavia...no, non era possibile...o sì?!

Alzando gli occhi al cielo, Shura si sistemò meglio sul comodo divano. Un po' gli dispiaceva vedere le reazioni di quell'uomo davanti a sé...non lo avrebbe mai confessato, ma gli faceva una grande tenerezza. Nonostante le apparenze ed il modo dubbio in cui si erano conosciuti, era certa che quell'uomo fosse una brava persona...magari un po' ingenuo...ma comunque buono.

Per di più, aveva gli occhi più dolci che avesse mai visto...

Apparentemente imperturbabile, la ragazza si limitò a guardarlo di traverso - Sì...è la risposta alla domanda che sta frullando nella tua mente... - Aiolos sgranò gli occhi in preda al panico, la gola secca non permetteva alla sua voce di uscire - non fare quella faccia per favore! Lo so solo perché quegli idioti non si sono neanche presi la briga di essere discreti sulla questione...ed evidentemente, non si sono preoccupati delle mie competenze tecniche! - aggiunse leggermente piccata.

- Hai intenzione di ricattarmi? - quelle furono le uniche parole che il greco riuscì ad articolare, comprendendo infine che la ragazza fosse a conoscenza di tutto.

Una smorfia ironica sul viso, un sopracciglio alzato, Shura si limitò a sottolineare l'ovvio - Ti sembro nella posizione di poter ricattare qualcuno? -.

Effettivamente no; anzi, in quel frangente era lei a trovarsi in posizione di svantaggio...

Aiolos scosse la testa in segno di diniego - Perché mi dici queste cose Shura? Che cosa ne ottieni? -.

La ragazza alzò gli occhi al cielo...com'era possibile che quello di fronte a lei, un uomo d'affari, fosse così ingenuo?

- C'è qualcosa che ti sfugge... - lo guardò con la solita freddezza, ma in fondo le dispiaceva vederlo in difficoltà...e poi c'erano sempre i suoi occhi... - Io non ne ottengo niente, ma tu hai tutto da perdere... - davanti allo sguardo confuso dell'uomo aggiunse in tono deciso - Aiolos...la prossima volta che sentirai parlare di questa storia sarà dal tuo avvocato...in prigione! -.

Gli occhi sgranati, un passo indietro - C.…che stai dicendo? - una goccia di sudore scese dalla fronte imperlata...Aiolos stava andando in iperventilazione...

Shura si alzò per andare a soccorrere l'uomo che stava avendo un attacco di panico. Si schiaffeggiò mentalmente per la propria mancanza di tatto, ma, purtroppo, il suo carattere schietto e poco diplomatico non le permetteva di essere empatica con le altre persone.

Nonostante, come in questo caso, le persone fossero anche di suo gradimento.

Dopo averlo aiutato a sedersi sul divano, corse all'angolo bar e versò un bicchiere d'acqua per permettergli di recuperare un minimo di lucidità. Lo aiutò a bere e quando fu certa che Aiolos avesse ripreso un po' del suo colorito naturale, si sedette accanto a lui, cercando di spiegargli la situazione nel modo più calmo possibile. Ovviamente considerando i propri limiti.

- Hai mai visto i documenti di progettazione? - domandò Shura con cautela.

- No - Aiolos muoveva nervosamente gli occhi senza guardare un punto preciso - Saga mi ha aiutato a condizione che la progettazione fosse in mano sua...credo che abbia affidato il lavoro ad un tale...Radamanthys...se non mi sbaglio -.

Shura sospirò seccata - Lo so...ho riconosciuto la firma di quell'idiota... - vedendo lo sguardo smarrito di Aiolos capì che doveva spiegarsi meglio - come ti ho detto, i gemelli non si sono mai preoccupati di essere discreti...ho avuto la possibilità di visionare bene i progetti di Radamanthys che, per inciso, nell'ambiente è noto per essere un autentico incompetente, oltre che un delinquente...Aiolos, mi dispiace dirtelo ma i calcoli sono completamente sbagliati, quei ponti non reggerebbero neanche una settimana... - notando che il respiro del greco cominciava a farsi più pesante si affrettò ad aggiungere - però nulla è perduto...ci vorrà un bel po' di lavoro, ma puoi ancora sistemare i progetti... -.

Aiolos non poteva credere a quello che aveva appena sentito...come accidenti era possibile che quei due farabutti fossero disposti a mandarlo in prigione? Non avrebbe mai immaginato che potessero arrivare a tanto...anche se, dopo quello che avevano fatto a queste ragazze, era chiaro che non avevano più alcun limite...

Intuendo il malessere interiore di Aiolos, la bella spagnola si sforzò di fare un piccolo, ma proprio piccolo, sorriso - Ascolta, capisco ed è naturale che tu non possa fidarti di ciò che ti sto dicendo, d'altronde non ci conosciamo...ma...normalmente chi si occupa della progettazione? -.

- Mio fratello Aiolia - rispose Aiolos ancora stordito - anche se stavolta ha dovuto starne fuori per via della richiesta di Saga... -.

- Bene! - esclamò Shura - Allora mandagli i progetti e faglieli visionare...se ciò che ti ho detto è falso ti prometto che farò tutto quello che mi chiedi! -.

Sorpresa da ciò che lei stessa aveva appena detto, nonché dal proprio improvviso slancio emotivo, Shura tentò suo malgrado di mantenere la sua solita postura; ovviamente non avrebbe mai fatto una cosa del genere, essendo certa di ciò che diceva...

Il greco rimase spiazzato, soprattutto dalla proposta della ragazza, ma cercò di non darlo a vedere - Ora? Ma è tardi... -.

Shura inarcò un sopracciglio - Fidati se dico che è anche nel suo interesse...e non credo che si preoccuperà dell'ora quando vedrà di che si tratta... -.

Aiolos fece quanto chiesto da Shura; dopo aver chiamato Aiolia, con la scusa che fosse necessaria la sua supervisione, gli inviò i progetti rimanendo d'accordo di incontrarsi la mattina dopo in azienda per discuterne.

Era passata poco più di un'ora quando il cellulare di Aiolos squillò, facendolo trasalire dalla poca calma che era riuscito a recuperare.

Quando rispose, Aiolia non gli dette neanche il tempo di salutare, ma urlò talmente forte da rendere persino superfluo il vivavoce che aveva azionato - Aiolos...no dico...sei impazzito? Che diavolo ti è saltato in mente? Vuoi farci finire in prigione? Dannazione...questi ponti non reggeranno neanche una settimana! -.

Shura si limitò ad alzare le spalle...ma quando vide Aiolos in procinto di svenire, sistemò con cura i cuscini di velluto dietro la sua schiena e corse a prendere un altro bicchiere d'acqua, che dovette reggere per aiutarlo a bere. Rimase spiazzata quando l'uomo si distese appoggiando la testa sulle sue ginocchia per calmarsi, tuttavia, pur rimanendo apparentemente imperturbabile, una insolita sensazione di benessere invase completamente il suo corpo. Sapendo di non essere vista, allargò un piccolo sorriso guardando Aiolos con dolcezza, e quando, dopo diversi minuti, fu certa che si fosse assopito, scostò delicatamente dalla sua fronte una ciocca di morbidi capelli.

Sarebbe stata una lunga nottata...