Quando Shaka raggiunse il suo ampio terrazzo, intenzionato a chiarire i dubbi che aleggiavano nella sua mente, trovò Mu, placidamente seduta, ad attenderlo.

Quella parte dell'abitazione, arredata con divani e poltroncine bianchi e bellissime piante esotiche, era chiuso all'esterno da ampie pareti di vetro, che consentivano al padrone di casa di godere della meravigliosa vista sulla città in qualunque periodo dell'anno. Il Partenone, maestoso e splendidamente illuminato, sembrava fondersi integralmente con l'arredo sobrio ed elegante della casa.

Mu, seduta comodamente su una poltrona posta di fronte a quella meraviglia, osservava rapita il solenne panorama che si stagliava davanti ai suoi occhi; una parte di sé era grata per la fortuna di godere di tanta bellezza. Tuttavia, un sommesso buonasera la fece tornare alla realtà, manifestando la presenza di qualcun altro nella stanza...

- Buonasera signor Shaka - non sapendo ancora come relazionarsi con l'uomo, Mu ricambiò il saluto in modo piuttosto formale; gli occhi, puntati sul pavimento, tradivano il suo nervosismo.

- Solo Shaka per favore...-.

- Allora...buonasera...Shaka... - il suo tono, più morbido, fece capire all'indiano di aver apprezzato il tentativo di smorzare l'atmosfera.

Quanto gli piaceva sentire il suo nome pronunciato da Mu... quel tono di voce dolce e pacato scioglieva qualcosa all'interno di quel biondo apparentemente freddo e distaccato...

- Non c'era fretta, potevi rilassarti e fare con calma - Shaka tentò, nei limiti del possibile, di essere gentile. Non che normalmente fosse scortese; piuttosto, le altre persone non lo interessavano, e non si era mai preoccupato di mettere qualcuno a proprio agio.

- Non si preocc...non preoccuparti - si corresse Mu - di solito non impiego troppo tempo per prepararmi...-.

Perché non ne hai bisogno pensò tra sé Shaka, schiaffeggiandosi mentalmente quando si rese conto che ancora una volta i suoi pensieri andavano in una direzione.

D'altro canto, però, questo era inevitabile...avrebbe dovuto essere cieco, sordo, o folle per non notare la donna che aveva di fronte...la sua bellezza così evidente nella sua semplicità, il portamento elegante, la voce dolce, il sorriso timido...

Per l'ennesima volta quella sera si costrinse ad uscire fuori dai suoi pensieri, rompendo il silenzio con il motivo principale che lo aveva spinto ad incontrare la ragazza con una certa urgenza.

- Innanzitutto Mu...come stai? - era raro che il biondo lo chiedesse perché fosse davvero interessato, ma in questo caso la sua preoccupazione era sincera.

- Bene, grazie Shaka, a proposito... - la ragazza fissò gli zaffiri dell'uomo - ti sono davvero grata per esserti comportato in modo così...sì insomma...gentile! - concluse la frase arrossendo leggermente in viso e distogliendo lo sguardo imbarazzata.

A Shaka sembrò adorabile quel rossore sulle sue guance...

- Non ti farò niente Mu, non ti costringerei mai a fare nulla... - c'erano tante cose che Shaka voleva capire e pensò che la cosa migliore fosse far rilassare la giovane donna.

- Vorrei farti una domanda...posso? - gli smeraldi lo guardarono in attesa, e con un leggero cenno del capo Mu lo invitò a continuare -Vieni dal Tibet, vero? - l'espressione meravigliata della donna, che sgranò gli occhi ed aprì leggermente le labbra, lo confermò - Non devi essere sorpresa, è solo che l'anno scorso ho conosciuto una persona che aveva i tika come i tuoi...- spiegò Shaka toccandosi la fronte con due dita.

- Hai incontrato qualcuno di Jamir? - domandò Mu ancora stupita - Perdonami ma è molto strano, perché tutte le persone con quelle caratteristiche vengono da Jamir, proprio come me... -.

Shaka fece un piccolo sorriso...quando l'argomento destava il suo interesse, Mu diventava più loquace...

- In realtà, lo scorso anno sono stato a Lhasa per alcuni giorni...volevo acquisire l'esclusiva per la vendita di un prodotto brevettato dall'università e li ho incontrato... - ma non riuscì a terminare la frase.

- Shion...hai incontrato Shion... - disse Mu con un filo di voce, mentre il suo sguardo vagava tristemente nel vuoto.

Fu il turno di Shaka di rimanere a bocca aperta...come accidenti faceva Mu a conoscere Shion?! Ok, magari Jamir era un posto molto piccolo e si conoscevano tutti...ma perché pronunciava il suo nome con quella voce così...così nostalgica?!

Ricordava bene Shion...indubbiamente era un uomo molto bello, in grado di attirare l'attenzione sia di donne che di uomini, ma Mu sembrava conoscerlo bene, sembrava quasi che ne sentisse la mancanza...uno strano fastidio gli pizzicò lo stomaco.

- Sembri conoscere bene Shion... - disse con finta noncuranza.

- Ovviamente... - Mu allargò per la prima volta un bellissimo sorriso - Shion è mio zio! -.

In quel momento Shaka si sentì un perfetto idiota...tuttavia, una insolita leggerezza prese il posto del fastidio...inoltre, notò con piacere che l'imbarazzo di Mu aveva lasciato il posto alle sue parole, oltre ad un sorriso che aveva illuminato completamente il suo volto.

Per la prima volta in vita sua, si scoprì sinceramente interessato a conoscere qualcuno...

- Beh...è stato un osso duro, devo confessarlo, però alla fine sono riuscito a spuntare l'esclusiva...e devo ammettere che quel prodotto è stato uno dei miei migliori affari... - Shaka fece spaziare lo sguardo compiaciuto.

- La Rivoluzione Stellare? - chiese Mu, stranamente interessata alla conversazione.

Il biondo aggrottò leggermente le sopracciglia, ma poi capì...Mu doveva aver visto il prodotto nel bagno nella sua stanza.

Annuì leggermente continuando a guardarla negli occhi - Sì, anche se non sono ancora riuscito a decifrare la composizione...mi manca qualcosa... -.

- Sicuramente il giglio bianco... - disse Mu senza riflettere, poi rendendosi conto di aver parlato troppo - e.…non so...forse qualcos'altro... - il suo balbettio mostrò il nervosismo di essersi tradita davanti alla persona meno indicata...

Stavolta Shaka non si preoccupò di mostrare il suo sgomento...nel giro di qualche secondo la sua mente brillante mise insieme le informazioni, ma la conclusione lo lasciò ancora più basito di quanto già fosse. Non poteva essere vero...oppure sì?! Ricordò le informazioni che gli aveva dato Shion...quella formula era stata creata da un chimico dell'università che faceva le sue ricerche in un piccolo villaggio arroccato sulle montagne himalayane...

Poteva, il mondo, essere davvero così piccolo?! Oppure qualche divinità si stava divertendo alle sue spalle?

- Chi sei Mu? - costringendosi nella sua postura impassibile, capì che era arrivato il momento di mostrare le carte in tavola...anche se ormai era quasi certo di trovarsi di fronte alla persona che gli era valsa una fortuna... Accomodandosi su una poltroncina di fronte alla donna, le fece intendere di essere in ascolto.

Mu sospirò incerta sul da farsi. Non era sicura di potersi fidare di quell'uomo...ma d'altronde gli aveva già rivelato più di quanto avesse mai fatto con chiunque altro, Shion compreso.

Per un attimo si interrogò sul perché...perché le era stato così facile abbandonare la sua naturale reticenza? Per quale ragione le piaceva parlare con quest'uomo di cui non sapeva nulla? Perché di una cosa era certa...la presenza di Shaka le piaceva...

Si costrinse ad abbandonare le sue riflessioni e a tornare alla realtà. Quale sarebbe stata l'alternativa? In fondo Shaka era stato buono con lei finora, inoltre sapeva che l'indomani sarebbe di nuovo tornata da quegli odiosi gemelli...cosa aveva da perdere?

Annuì leggermente, prima di iniziare il suo racconto. Sapeva bene che, sebbene si conoscessero solo da poche ore, l'uomo che le sedeva di fronte necessitava di spiegazioni...

- Come hai detto Shaka sono tibetana...per la precisione di Jamir, un villaggio arroccato tra le cime dell'Himalaya - Mu fissò lo sguardo sul biondo, che la ricambiò concentrato sulle sue parole - i miei genitori sono morti quando ero poco più che una ragazzina, una tempesta di neve li ha colti di sorpresa e non sono più tornati a casa... - la voce si incrinò leggermente ma continuò risoluta - per fortuna avevo ancora Shion, il fratello di mia madre, l'uomo che hai incontrato lo scorso anno...anche se viveva già da tempo a Lhasa, per via del suo lavoro all'università, si è preso cura di me come meglio ha potuto... -.

- Hai vissuto con lui a Lhasa? - chiese Shaka sinceramente curioso.

- No - Mu scosse leggermente il capo in segno di diniego, facendo un piccolo sorriso - Shion mi affidò alle cure di una coppia di Jamir che era molto legata alla mia famiglia...ma appena poteva veniva a trovarmi, si è sempre interessato di tutto ciò che mi riguardasse... sono rimasta nel villaggio finché non è arrivato il momento di andare a Lhasa per dedicarmi agli studi universitari... - si fermò un istante spostando lo sguardo sulla splendida visuale del Partenone - mio padre mi aveva insegnato i rudimenti della chimica da quando ero poco più che una bambina, quindi per me è stato naturale indirizzarmi verso quel tipo di studi...però, anche quando studiavo a Lhasa, non vivevo insieme a lui - vedendo lo sguardo interrogativo di Shaka continuò - Shion aveva la sua vita, inoltre, si era già preso cura di me per molto tempo...non volevo invadere il suo mondo e la sua privacy...inoltre, grazie ai miei voti ho sempre ottenuto una borsa di studio, che mi ha permesso di poter vivere da sola ed essere autonoma -.

Shaka rifletté su quanto fossero state diverse le loro vite...lui, nonostante la perdita dei suoi genitori, aveva sempre vissuto una vita agiata, e non si era mai dovuto scontrare con le difficoltà che Mu aveva dovuto fronteggiare fin da piccola; sapere che quella ragazza, apparentemente fragile e delicata, avesse affrontato situazioni ben più grandi di lei, lo affascinava incredibilmente. Mu era fragile solo all'esterno...

- Sei rimasta a lavorare all'università dopo la laurea? - Shaka scrutava la donna in modo attento. Gli piaceva ascoltarla, lo attirava il modo in cui quegli smeraldi vagavano nello spazio prima di fissare i suoi occhi, e quel delicato modo di muoversi che spesso lasciava scoperto il collo pallido...

- Sì, sono diventata una ricercatrice - Mu annuì leggermente - ma sono tornata a Jamir -.

- Perché? - Shaka aggrottò le sopracciglia - Non dovresti aver bisogno di laboratori e.…quant'altro? - domandò perplesso.

Mu sorrise leggermente - Proprio per questa ragione sono tornata nel mio villaggio...la mia casa, quella che ho ereditato dai miei genitori, che in realtà è più una torre, ha un laboratorio in cui mio padre svolgeva i suoi studi, anche lui era un chimico; inoltre, mi sono specializzata nell'uso delle piante, e a Jamir ce ne sono molte con un interessante uso officinale... -.

- La Rivoluzione Stellare... - Shaka guardò attentamente Mu negli occhi, conoscendo già la risposta alla domanda che stava per fare - è tua, vero? -.

Mu chiuse gli occhi e annuì con un bel sorriso - Sì, è mia, ma il brevetto appartiene all'università di Lhasa -.

- Vuoi dire che non ne hai guadagnato nulla? - Shaka era pur sempre un uomo d'affari...sapendo quanto gli stava rendendo la vendita di quella linea di prodotti, gli sembrava assurdo che il suo ideatore non ne avesse ricavato nulla.

Il sorriso di Mu si allargò ancora di più...sapeva bene che agli occhi di chiunque questo potesse sembrare folle, ma a lei non importava...si riteneva fortunata per quello che aveva ottenuto con le proprie forze, ed era più che soddisfatta della sua vita semplice.

- Ho lo stipendio che mi paga l'università, per me è più che sufficiente...e poi la vita a Jamir è piuttosto modesta, davvero non saprei che farmene di molto denaro - concluse alzando le spalle.

Shaka rimase perplesso...lo stava prendendo in giro? Non aveva mai incontrato una donna alla quale non interessasse il denaro...alle sue frequentazioni piacevano i ristoranti di lusso, i viaggi confortevoli, i regali costosi...tuttavia non aveva l'impressione che Mu stesse mentendo, o anche solo scherzando; per di più, sapeva bene a chi girava una parte dei suoi cospicui guadagni ogni mese, e non era di certo la persona che gli sedeva di fronte.

Tuttavia, decise di dedicarsi a quei pensieri in un altro momento, dato che c'era ancora qualcosa da chiarire, qualcosa di molto importante...

- Mu, devo chiederti una cosa, e voglio che tu sia sincera con me come lo sei stata finora... - disse alzandosi e dirigendosi verso l'angolo bar per servirsi un generoso bicchiere di cognac. Immaginava che avrebbe avuto bisogno di qualcosa di forte... Lo offrì anche a Mu, che però rifiutò, preferendo il succo di frutta che la governante le aveva lasciato a disposizione.

Dopo aver preso qualche piccolo sorso, Shaka tornò a sedersi, puntando i gomiti sulle ginocchia e fissando lo sguardo nei profondi smeraldi che lo guardavano in attesa. Per Zeus! Era sicuro che, dopo quella sera, quegli occhi lo avrebbero perseguitato per molto tempo...

- Premetto che sono davvero mortificato per il modo in cui ci siamo conosciuti... - vide la ragazza abbassare lo sguardo imbarazzata - ma come sei finita in questa storia con i gemelli? Perché è abbastanza evidente che non appartieni a quel mondo ...- cercò di essere il più attento possibile con le parole.

Mu sospirò incerta sul da farsi...ricordava bene le minacce che i gemelli avevano fatto a lei e alle sue amiche se avessero raccontato a qualcuno la verità, ma non aveva senso mentire a Shaka...il giorno successivo sarebbe tornata al suo incubo, e questo non lo avrebbe potuto cambiare nessuno, tantomeno lo sconosciuto che le sedeva di fronte.

Errore. Ma questo non avrebbe ancora potuto immaginarlo...

Istintivamente strinse le braccia intorno al corpo alla ricerca di un po' di calore, prima di rivivere nuovamente l'incubo...

Flashback

Qualche settimana prima, Mu aveva ricevuto via e-mail un invito per un convegno che si sarebbe tenuto ad Atene alla fine di novembre. Su due piedi non aveva prestato molta attenzione all'evento, e d'altronde era molto raro che si allontanasse da Jamir. Le poche volte in cui partiva, lo faceva solo per recarsi all'università di Lhasa, e di solito stava via solo pochi giorni. Tuttavia, l'invito venne ripetuto più volte, ed approfondendo la questione, aveva scoperto che gli argomenti di cui si sarebbe trattato erano proprio quelli di suo interesse.

L'invito era accompagnato dalla presentazione di un sito web in cui erano dettagliati gli incontri, il luogo, gli alloggi, e tutto ciò di cui gli ospiti avrebbero avuto bisogno. Ciò che l'aveva attirata di più era stato il fatto che gli incontri sarebbero stati tenuti da professori molto stimati nell'ambiente, e che avrebbe sempre voluto incontrare, avendo trascorso gli anni dell'università a studiare sui loro libri.

Pensando che, per una volta nella vita, avrebbe potuto concedersi il lusso di allontanarsi dai luoghi che le erano familiari, aveva finito con l'accettare l'invito. Per di più, la segreteria che si occupava dell'organizzazione, era stata molto professionale nel contattarla e concordare con lei orari e sistemazione.

Quando arrivò all'aeroporto di Atene, trovò un autista ad attenderla all'uscita, come concordato con l'organizzazione, tuttavia, dopo essere salita in macchina ed aver percorso già un discreto numeri di chilometri, qualcosa cominciò a renderla vigile...era evidente dal paesaggio che non stessero andando verso la città, ma piuttosto fuori, e dalle informazioni che aveva preso prima di partire, l'università si trovava nei pressi del centro di Atene. Provò a chiedere informazioni all'autista, ma questi le fece intendere di non conoscere l'inglese, la qual cosa le sembrò ancora più strana...possibile che un'organizzazione apparentemente così efficiente le avesse mandato un autista che parlava solo greco?

Arrivati a destinazione, una grande villa situata in piena campagna, capì subito che quel luogo non aveva niente a che vedere con l'università, ma, prima che potesse anche solo pensare di scappare, due uomini, praticamente identici, la prelevarono a forza dall'auto mettendole un fazzoletto davanti al naso...

Quando, diverse ore dopo, si svegliò in un letto a lei sconosciuto, si rese conto di non avere altro addosso che i suoi vestiti. Non vi era traccia né dei suoi bagagli, né dei suoi documenti. Dopo aver fatto vagare lo sguardo smarrito per la stanza, vide altre tre ragazze che la fissavano in attesa che riprendesse conoscenza. Per evitare che si agitasse, come invece era successo ad ognuna di loro quando si erano trovate nella stessa situazione, una ragazza dai capelli rossi le si avvicinò lentamente parlandole in inglese.

Camille le raccontò quello che era accaduto, essendo state attirate in quel luogo nello stesso modo, ovviamente in base agli interessi di ognuna di loro...

Camille veniva dalla Francia, in cui già da diverso tempo si dedicava agli studi sulla letteratura classica francese; Aphrodite, invece, una bellissima ragazza svedese che la guardò strizzandole un occhio e rivolgendole un bel sorriso, era un'arredatrice ed un'organizzatrice di mostre d'arte, mentre Shura, una bella asturiana che le rivolse uno sguardo malinconico, era un ingegnere...

Fine Flashback

Sforzandosi di mantenere un atteggiamento fermo, Shaka in realtà stava ribollendo di rabbia...come avevano osato quei due miserabili fare una cosa del genere?!

Attirare ad Atene quattro donne, chiaramente intelligenti e brillanti, per venderle come...ah!

Neanche per un attimo pensò che Mu stesse inventando quella storia; il suo modo di parlare, il suo sguardo, tutto gli diceva che quella squallida storia fosse assolutamente vera. Inoltre, conosceva bene i gemelli, e tra loro e la ragazza di fronte a sé non aveva dubbi su chi stesse dicendo la verità.

Nonostante la rabbia stesse prendendo il sopravvento sulla sua lucidità, Shaka si costrinse a non essere troppo brusco - Perché proprio voi quattro? Dovete avere qualcosa che vi accomuna oltre al fatto di essere...sì beh...insomma...vergini! E poi...come facevano a saperlo?! - quando vide Mu abbassare gli occhi per la vergogna, si rese conto di essere stato un po' troppo diretto...

Le candide guance di Mu arrossirono violentemente, tuttavia tenne il viso basso per non darlo a vedere - Beh...sicuramente il fatto di essere tutte orfane e di non avere familiari o amici che si sarebbero allarmati... - strinse le mani nervosamente - e.…per quanto riguarda...sì...beh...quello... - si vergognava di parlarne, ma si sforzò di affrontare il discorso con maturità - non deve essere stato difficile scoprirlo...non ho mai accettato inviti né avuto...come dire...un ragazzo...all'università e a Jamir ne erano tutti a conoscenza...e per le altre ragazze deve essere accaduta la stessa cosa -.

Dopo essersi calmato davanti all'evidente imbarazzo della donna, Shaka fece un piccolo sorriso...era così tenera... - Quanti anni hai Mu? - domandò nel tentativo di cambiare discorso. Ormai gli era tutto chiaro. Più tardi, quando fosse rimasto solo, avrebbe pensato al da farsi.

- Ventiquattro, tu? -.

- Trenta -.

Mu annuì con un leggero sorriso. Lo aveva immaginato.

Qualche istante dopo, un leggero brontolio nello stomaco della ragazza li riportò alla realtà...

- Che ne dici se adesso andiamo a mangiare qualcosa? Sicuramente devi avere fame...e, a dirti il vero, anche io! - Shaka cercò di minimizzare l'imbarazzo di Mu - Anche perché chi la sente Lita se ne nessuno si degna di mangiare quello che ha preparato?! - aggiunse alzandosi ed offrendo una mano a Mu per aiutarla a fare lo stesso.

Mu sorrise apertamente alle parole di Shaka, ed accettò la sua mano; tuttavia, nel gesto di alzarsi, forse un po' troppo rapido, il suo corpo le fece chiaramente intendere di essere a digiuno da troppe ore...un forte capogiro le annebbiò la vista facendo venire meno le sue gambe...sarebbe caduta rovinosamente a terra se l'uomo non l'avesse presa prontamente. Tuttavia, quando, pochi istanti dopo, riaprì gli occhi, si ritrovò a pochi centimetri dal viso di Shaka, che la teneva delicatamente per la vita incollata al proprio corpo...

Mu sentì le guance prendere fuoco, mentre il suo cuore iniziò a battere ad un ritmo incalzante...era certa che Shaka potesse sentire perfettamente i battiti picchiare furiosamente contro il suo petto, così come lei stessa li sentiva rimbombare nella testa. Un calore, mai provato prima, cominciò a correre sotto la sua pelle, ed il rapido saliscendi tradì il suo respiro sempre più svelto. Non aveva mai conosciuto prima di quel momento le sensazioni che stava provando, ma, lungi dall'esserne spaventata, quel groviglio di emozioni le piaceva terribilmente. Tenendo i suoi occhi incollati ai bellissimi zaffiri che la guardavano con un'intensità spiazzante, non sapeva come uscire da quella situazione...né se lo volesse...

Dal canto suo Shaka era completamente perso...alternava lo sguardo tra gli smeraldi che lo chiamavano magneticamente, e quella bocca così perfettamente disegnata dalla natura...una scarica violenta aveva percorso interamente la sua colonna vertebrale quando aveva stretto a sé Mu, cingendole la vita sottile...rispondendo al proprio istinto, avrebbe voluto assaggiare quelle labbra così sfacciatamente perfette e vicine alle sue, mentre la sua mente fantasticava sulla loro morbidezza, dolcezza, sapore...

Tuttavia, non si sarebbe mai permesso di farlo, non senza l'esplicito consenso di Mu...

Temendo che la donna si accorgesse a breve di quello che stava accadendo al suo corpo come naturale conseguenza di quel contatto ravvicinato, Shaka si costrinse, contro la propria volontà, a lasciarla andare. Lo fece con cura, assicurandosi che fosse in grado di stare in piedi, inalando con discrezione quel dolce profumo che proveniva dai suoi capelli...o era la sua pelle? O erano entrambi?

Dopo aver congedato Lita, che si ritirò velocemente nella sua stanza, i due giovani cenarono in terrazzo. Potendo godere di quella visuale privilegiata, Shaka preferiva consumare i suoi pasti ai piedi del Partenone piuttosto che da solo all'enorme tavolo della sala da pranzo. Naturalmente, Mu non poteva che esserne contenta. Per qualche strana ragione quell'angolo della casa le sembrava familiare. Forse il fatto di poter spaziare in lungo ed in largo con lo sguardo le ricordava le sue montagne aspre, o forse, il fatto che favorisse una certa intimità, o forse entrambe le cose...

Quella sera, Shaka e Mu parlarono degli argomenti più vari, rendendosi conto di avere spesso posizioni convergenti nonostante i differenti punti di vista. L'indiano era certamente pragmatico nel modo di vedere le cose, mentre Mu, pur avendo i piedi ben saldi a terra, non aveva abbandonato la sua parte idealista e sognatrice.

Quando un piccolo sbadiglio sfuggì dalla bocca della donna, si resero entrambi conto di come il tempo fosse volato e l'ora fosse tarda. Dopo essersi alzata, la bella tibetana si congedò augurando la buonanotte al padrone di casa.

- Buonanotte Shaka... - lo salutò con un piccolo sorriso - e grazie ancora...per tutto... - senza riflettere su ciò che stava facendo, dato che il sonno si stava già impadronendo di tutto il suo corpo, Mu si chinò per dargli un leggero bacio sulla guancia, come faceva con le sue amiche ogni sera prima di andare a dormire.

Quando, in un barlume di lucidità, si rese conto di ciò che aveva appena fatto, la vergogna la fece arrossire fino alle orecchie. Temendo di poter dire o fare qualche altra sciocchezza, si allontanò rapidamente in direzione della stanza degli ospiti.

Shaka rimase per qualche istante con gli occhi sgranati...sapeva che Mu aveva agito senza riflettere, ma quel contatto, seppur breve e piccolo, gli era piaciuto, eccome...la seguì con lo sguardo fino a quando non scomparve dalla sua vista, dopodiché, con un sospiro, tornò a fissare il panorama davanti ai suoi occhi.

Nonostante la giornata fosse stata impegnativa e ricca di emozioni, l'indiano non aveva un briciolo di sonno. Tuttavia, si costrinse a non pensare a quello che la nuova presenza nella sua casa stesse provocando dentro di sé. Per ovvie ragioni, questo era estremamente difficile dato che la persona che, nel giro di qualche ora, aveva creato una rivoluzione nella sua mente, stava dormendo sotto il suo stesso tetto.

Fortunatamente, lo squillo del suo cellulare lo distrasse dai pensieri che tentava di ricacciare in un angolo della mente.

Quando lesse il nome che lampeggiava sul display, intuì che chi lo stava chiamando dovesse essere nelle sue stesse condizioni.

- Buonanotte Deathmask! -.

- Buonanotte Shaka...scusami per l'ora...ma ho immaginato che anche tu non stessi dormendo né facendo altro... - disse con una punta di sarcasmo.

- Hai immaginato bene - si limitò a rispondere, conciso come al solito.

- Che ne pensi di tutta questa storia? - Deathmask sapeva che, come lui, anche l'amico avrebbe cercato di indagare sulla ragazza con cui era andato via.

- Mi lascia indignato sapere di cosa possano essere capaci quei due delinquenti, ma credimi quando ti dico che non ho dubbi sul fatto che Mu abbia detto la verità... -.

L'italiano fece un sorriso storto tra sé...Shaka non aveva mai neanche ricordato i nomi delle donne che frequentava...inoltre, il suo tono di voce suonava stranamente appassionato. Qualcosa gli disse che, contrariamente alle proprie aspettative, l'indiano sarebbe stato il più facile da coinvolgere nei suoi piani...

- L'unica cosa che non riesco a capire... - continuò Shaka - è perché i gemelli si siano presi la briga di organizzare tutta questa messa in scena solo per spillarci un po' di soldi! È vero che abbiamo pagato una bella somma a testa, ma questo non ha senso... -.

- È vero, non ha senso - lo interruppe Deathmask - e proprio perché non ha senso, mi sono preso la briga di attivare i miei canali di informazione...che ovviamente hanno dato i loro frutti...ma quello che ho scoperto, credimi, ha lasciato sconcertato persino me... -.

Alle parole dell'amico, Shaka si allarmò...che cosa avevano architettato i gemelli da poter sorprendere addirittura Deathmask?!

- Ti ascolto -.

L'italiano sospirò...in tutta onestà, aver scoperto i piani in cui avrebbero coinvolto il suo fiorellino lo aveva fatto arrabbiare, ma soprattutto, gli aveva fatto male...

- Questo è solo l'inizio Shaka...l'obiettivo è ben più ambizioso e squallido! - la voce tradiva la sua collera - Le hanno vendute a noi per ricavarne un bel po' di soldi, ma lo scopo è farne delle escort di lusso per uomini facoltosi...queste ragazze sono intelligenti, brillanti, ovviamente bellissime, in pratica le galline dalle uova d'oro...politici, uomini d'affari, chiunque pagherebbe qualunque cifra per la loro compagnia... -.

Shaka rimase a bocca. Per lunghi secondi non riuscì ad articolare una risposta. La sua mente lavorava a mille all'ora immaginando Mu, la sua Mu, in compagnia di uomini lascivi che mettevano le loro sudicie mani su quell'angelo. Nel giro di brevi secondi qualcosa mandò in cortocircuito il suo cervello...

- No -.

- Come? - domandò stupito Deathmask. Il tono dell'indiano gli aveva gelato il sangue, ma non aveva capito se lo stesse appoggiando o se si stesse defilando...

- Ho detto no... - ribadì freddo Shaka - per cui, qualunque cosa tu abbia in mente... - Deathmask sbuffò aspettandosi che l'amico lo rimproverasse per il suo tentativo di coinvolgerlo - ti appoggerò in ogni modo! Dimmi solo cosa vuoi che faccia... -.

Fortunatamente il telefono non permetteva la visuale dell'interlocutore...altrimenti Shaka avrebbe visto la mascella di Deathmask cadere miseramente...

Tuttavia, riprendendosi velocemente dallo stupore si affrettò a rispondere - Se per te va bene potremmo incontrarci domani, in tarda mattinata, nel mio ufficio -.

- Naturalmente ci sarò. Hai già parlato con Milo e Aiolos? -.

Deathmask tentennò per qualche istante ricordando le conversazioni che aveva avuto con gli altri due uomini - Sì, ho parlato con entrambi, ma Aiolos non mi sembrava molto lucido...mentre Milo era un po' indeciso sull'entrare o meno in questa storia...probabilmente non è in grande sintonia con la ragazza...comunque verranno anche loro all'incontro -.

- Non mi interessa se sia entrato in sintonia o meno, nessuno di noi può abbandonare queste ragazze al proprio destino! - il tono del biondo era sprezzante.

- Shaka...perché sei così interessato? - chiese Deathmask sinceramente perplesso. Era la prima volta che il suo amico si mostrava così coinvolto in qualcosa che non riguardasse il suo lavoro.

- Per prima cosa, tutto questo è profondamente ingiusto, e tu lo sai, inoltre...beh...Mu non lascerebbe mai le sue amiche da sole e non voglio che le accada qualcosa di male! -.

Deathmask cominciò a pensare che la sua mascella sarebbe rimasta aperta per sempre...

- Bene, allora ci vediamo domani da me. Ti auguro una buonanotte Shaka, devi essere stanco anche tu... - Deathmask concluse la telefonata più imprevedibile che avesse mai fatto in vita sua.

Ancora perplesso, spostò gli occhi sulla figura celestiale che lo guardava impaziente, in attesa di sapere come fosse andata la chiamata.

- Si può sapere che diavolo ha di speciale questa Mu? - le domandò sinceramente curioso.

Aphrodite allargò un sorriso malizioso, sinceramente contenta che la sua amica avesse incontrato qualcuno che sembrava tenere a lei...Sebbene la conoscesse da poco tempo, non aveva potuto evitare di affezionarsi a quella ragazza dolce e discreta, che tuttavia sembrava avere dentro di sé una forza granitica...fissando intensamente l'uomo che le stava di fronte pronunciò poche, precise, parole:

- Da Mu non si torna indietro -.