Deathmask, dietro insistenza di Aphrodite, aveva organizzato un incontro tra le quattro ragazze in un locale nel centro di Atene.
Sebbene comprendesse il desiderio della donna di rivedere le sue amiche, la svedese aveva dovuto insistere non poco per convincerlo...
Il problema era che Deathmask non si sentiva affatto tranquillo all'idea che le ragazze si incontrassero da sole, soprattutto perché Saga e Kanon erano ancora a piede libero e, pur non conoscendo le loro intenzioni, era sicuro che non fossero buone.
Non volendo deludere quell'uragano nordico, che, oltre a farlo impazzire con il suo carattere esuberante, gli aveva inequivocabilmente rubato il cuore, si era lasciato convincere a patto di poterla accompagnare, ovviamente chiedendo ai suoi amici di fare altrettanto. Cosa che nessuno di loro rifiutò.
Deathmask non avrebbe mai rischiato l'incolumità del suo fiore. A dire il vero, aveva iniziato a prendere a cuore anche le vicende delle altre ragazze... dopo tutto quello che avevano passato a causa dei gemelli, oltre alle tristi storie di solitudine che avevano alle spalle, pensava sinceramente che meritassero un po' di tranquillità e la possibilità di vivere una vita normale.
E così, si era convinto ad organizzare quell'incontro che, ne era certo, avrebbe reso felice le ragazze, e soprattutto la sua.
L'italiano era indubbiamente una persona molto scaltra e furba. A prima vista si mostrava come un uomo arrogante e prepotente, e difficilmente si poneva problemi quando si trattava di affari, tuttavia...nella sua vita privata poteva diventare esattamente l'opposto. Quando prendeva a cuore qualcosa, o qualcuno, questi diventavano intoccabili, e sarebbe stato capace di dare la propria vita per difenderli. I suoi amici lo conoscevano molto bene, ed è per questa ragione che, malgrado fossero apparentemente diversi, i quattro uomini coltivavano una lunga e solida amicizia ormai da molti anni.
Pur essendo un giorno feriale, la gente affollava strade e marciapiedi della città, alla ricerca di regali o semplicemente incontrandosi per bere una cioccolata calda in qualche bar che offrisse un po' di tepore. Il Natale, ormai alle porte, permeava ogni angolo della capitale, con le luci calde e le vetrine addobbate, insinuando nelle persone la tipica euforia che precede le feste.
Nel tardo pomeriggio, Shaka e Mu passeggiavano per le vie del centro di Atene.
Dirigendosi con tutta calma verso il locale scelto per l'incontro, Shaka mostrò a Mu i luoghi più suggestivi che la capitale greca nascondeva sia ai turisti che agli stessi abitanti. Era necessario avere un buono spirito di osservazione per conoscere quegli angoli della città davanti ai quali migliaia di persone passavano ogni giorno senza curarsene.
Fortunatamente, Shaka era un buon osservatore.
Prima di immergersi tra le vie del centro, Mu rimase piacevolmente colpita dalle luci e dagli addobbi che decoravano la città durante il periodo natalizio.
Conosceva le usanze che gli occidentali praticavano per la celebrazione del Natale da ciò che aveva letto sui libri e su internet, tuttavia non aveva mai avuto la possibilità di vederle di persona, dato che il suo paese e la sua stessa religione non celebravano quella data. Ed infatti, anche la casa di Shaka non presentava quei decori.
Ciò che le piacque di più, fu il clima di leggerezza che traspariva dai volti e dagli atteggiamenti della gente, e, soprattutto, quella singolare sensazione di attesa che precedeva ogni festività importante.
Mu era deliziosa, avvolta in un candido cappotto bianco di cachemire, che Lita aveva trovato, ancora confezionato, tra gli abiti ben riposti della precedente padrona di casa.
Shaka aveva riconosciuto quel capo come un regalo che suo padre aveva riportato da uno dei suoi viaggi in India, ricordando perfettamente di non averlo mai visto indosso a sua madre...come la maggior parte di ciò che il marito le portava in dono dalla sua terra natale.
Tuttavia, quel ricordo malinconico fu presto abbandonato quando vide Mu comparire all'ingresso di casa, pronta per uscire.
Vedendola emergere dall'interno della casa, con la sua usuale presenza serafica, il sorriso dolce, i capelli raccolti, la sua camminata elegante e distinta, il suo cervello andò in tilt...per un attimo, o forse qualcosa di più, desiderò che fosse la signora di quella casa, della sua vita...
Chiuse gli occhi nel tentativo di ritrovare la sua naturale razionalità.
Che accidenti stava pensando? Conosceva Mu solo dal qualche giorno!
È vero che se ne era innamorato praticamente subito, ma non capiva perché la sua mente stesse viaggiando senza controllo!
Quei desideri appartenevano ad un altro tipo di sentimento, ben più profondo...
D'altronde, questa era stata anche la conclusione alla quale, insieme a Mu, era giunto poche ora prima.
Alla domanda cosa siamo? la risposta era stata una seria riflessione da parte di entrambi... non potendo né volendo negare quel sentimento che li stava avvicinando ogni giorno di più, decisero di volerlo vivere, imboccando una strada che, per quanto sconosciuta ad ambedue, si presentava come l'unica ormai percorribile. Affidandosi a ciò che sentivano, solo il tempo, ed una conoscenza più approfondita, avrebbero decretato l'evoluzione o la fine di quel percorso.
Certo...a parole!
Nei fatti, tutta la logica ed il buon senso si scontravano con l'irrazionale imprevedibilità di quei battiti frenetici che nessuno dei due era in grado di controllare quando si trovavano l'uno di fronte all'altra...
Non appena varcarono la soglia di casa per uscire, Shaka cinse la vita di Mu attirandola a sé, per non lasciarla andare più.
- Allora Mu... che ne pensi di Atene? - domandò Shaka quando, uscendo dai vicoli del centro, si incamminarono verso il locale in cui avrebbe avuto luogo l'appuntamento.
- È molto bella, su questo non c'è dubbio, ma... - Mu si fermò un momento a riflettere.
- Ma? - le fece eco Shaka alzando un sopracciglio.
- ... ciò che mi piace di più è quello che sento... - Mu chiuse gli occhi inspirando profondamente e visualizzando nella sua mente ciò che stava per descrivere - la storia Shaka... la culla della civiltà occidentale... la filosofia, la nascita del pensiero libero, il mito e i cantori di poemi, le divinità dell'Olimpo, l'infrangersi delle onde quando le navi solcavano le acque recando fortune alterne, la polvere sotto i calzari dei sacri guerrieri... -.
Stringendola ancora di più a sé, Shaka si limitò a guardarla affascinato.
Diversamente da lui, Mu aveva ancora la capacità di sognare, e questo gli piaceva...molto.
La tibetana gli era affine per il modo di vivere, la discrezione, la riflessività, i valori fondamentali, ma gli era complementare in altri aspetti. Mu era dolce, generosa, comprensiva, sapeva ascoltare senza emettere giudizi, ed aveva la straordinaria capacità di riuscire a vedere il buono anche nelle situazioni più impensabili.
Allo stesso tempo, poteva anche essere molto testarda e chiudersi in silenzi ostinati quando pensava di aver ragione, ma malgrado ciò, a Shaka piaceva tutto di lei, persino quei cipigli dispettosi... Onestamente, non avrebbe più neanche provato a negarlo.
- Ci siamo - disse Shaka aprendo la porta di un elegante caffè per poi cedere il passo a Mu - gli altri sono arrivati - aggiunse facendo un leggero cenno del capo in direzione del tavolo dove le altre coppie si erano già accomodate.
- Hai visto anche tu quello che ho visto io? - sussurrò Aiolos a Shura, vedendo Shaka e Mu, fuori dal locale, arrivare abbracciati.
Shura, come sempre indecifrabile, si limitò a guardare il greco ed annuire, tuttavia, lo sguardo che gli rivolse mostrava una dolcezza insolita per la spagnola. Quando Aiolos le accarezzò una mano per poi stringerla delicatamente, lo ricambiò con la stessa tenerezza.
- Mu, tesoro, sei bellissima...come sempre! - fu il saluto euforico di Dite quando vide i due giovani avvicinarsi - Intendiamoci...mai quanto me...però comunque bellissima! - aggiunse accarezzando i suoi fluenti riccioli celesti.
Camille e Shura alzarono gli occhi al cielo, mentre Mu si limitò a mostrare un sorriso divertito.
Deathmask non poté evitare di guardare Dite incantato...divertito dai suoi modi schietti e completamente affascinato dalla sua persona.
Camille fu la prima ad alzarsi per salutare Mu, ricevendo dalla ragazza un abbraccio caloroso e carico d'affetto.
La francese non era di certo una donna da moine e smancerie, questo era chiaro, tuttavia, sentire il conforto dell'amica le fece abbandonare tutte le sue remore, portandola a ricambiare con la stessa intensità.
- Ti trovo bene Mu - le sussurrò Camille all'orecchio.
- Anch'io ti trovo bene Cam - rispose Mu con la stessa discrezione - Milo si sta comportando bene? - aggiunse in tono divertito.
- Poteva andarmi meglio...ma poteva anche andarmi peggio! - rispose Camille ripetendo la stessa frase sibillina che aveva già usato nella conversazione telefonica con le sue amiche. Tuttavia, il suo tono mostrava un certo divertimento...segno che, in fondo, Milo non era poi così male...
Dal canto loro, gli uomini si stavano rivolgendo i soliti saluti di rito, ognuno, ovviamente, a modo proprio.
- Ehi Shaka...stai una favola! - esordì Milo facendo un bel sorriso - Posso essere il tuo testimone di nozze? - aggiunse a bruciapelo ridacchiando, godendosi l'imbarazzo dell'amico ed il rossore sul viso di Mu.
- Il drink sta cominciando a salire... - fu il laconico commento di Camille.
- La pianti di fare l'idiota? - il rimprovero di Deahmask arrivò accompagnato da uno scappellotto sulla nuca del greco.
- Stavo solo chiedendo... - Milo agitò le mani mostrando una smorfia di finta innocenza.
- Milò - Camille lo richiamò - comportati bene! -.
- Agli ordini...capo! - Milo finse di mettersi sull'attenti, mentre rivolgeva alla francese uno dei suoi sorrisi affascinanti. Uno di quei sorrisi ai quali sapeva bene che Camille non poteva resistere...
L'atmosfera era assolutamente rilassata. Si poteva facilmente intuire come tutti loro avessero trovato un equilibrio in quella che era partita come una delle situazioni più spiacevoli e moralmente deprecabili che avessero mai vissuto.
Aiolos e Shura, pur essendo molto discreti, non riuscivano a nascondere la complicità che, in pochi giorni, sembravano aver creato tra di loro.
Shura stava dando un grande aiuto al greco anche con i suoi affari. Con la collaborazione di Aioria, stava rivedendo tutti i progetti, in maniera tale da tirare la loro compagnia fuori dai guai nei quali l'aveva messa Saga.
Certo, avere a che fare con Aioria non era sempre facile...il suo carattere esplosivo li portava spesso a discutere, e Shura, dal canto suo, non era di certo un agnellino, ma Aiolos riusciva sempre a mediare e a ristabilire l'equilibrio. Onestamente, stavano facendo un buon lavoro.
Deathmash e Aphrodite erano indubbiamente molti passi avanti a tutti gli altri...in tutti i sensi!
Il loro scontro iniziale si era dimostrato essere solo il preludio di quella che, in pochi giorni, era diventata già una vera e propria relazione.
Una relazione scoppiettante e con molti fuochi d'artificio...ma di certo molto coinvolgente!
La bellezza estatica di Dite, ammaliante per l'italiano, rappresentava solo la copertina di quel libro fantastico che portava scritto nel suo animo...Aphrodite era una donna colta, intelligente, affascinante...era anche assolutamente ingestibile per via del suo carattere esuberante ed incline al comando. Tuttavia, lungi dall'esserne infastidito, Deathmask amava la costante lotta con quella donna bella e folle, che, a dispetto di ciò che poteva sembrare, portava dentro di sé anche un'insospettabile tenerezza...
Dal canto suo, Aphrodite non avrebbe mai permesso al proprio orgoglio di ammetterlo, ma...adorava sentire su di sé quegli occhi blu scuro che l'ammiravano insolenti, amava il modo in cui quell'uomo dispettoso e volitivo le desse filo da torcere per qualunque sciocchezza, ed impazziva letteralmente quando la sua insolenza si trasformava in una dolcezza tale da rendere estatici i suoi baci ed i suoi tocchi maliziosi...ciò che amava di più, però, era la determinazione con la quale lo vedeva affrontare ogni difficoltà e l'abnegazione che dedicava a ciò in cui credeva. Irresistibile per la bella Dite...
Milo e Camille rappresentavano, ad occhi estranei, la coppia più improbabile di quel convivio.
Il greco, impetuoso e vivace, era una gioia per gli occhi di chi guardava...Milo sfoggiava naturalmente un sorriso affascinante, era divertente, a volte sfacciato al limite dell'irriverente, mentre Camille era una ragazza molto riservata, distinta, elegante, e discretamente scostante.
Anche adesso, vedendoli bisbigliare, con Milo che tentava di convincere Camille a rilassarsi, e la francese intenta a redarguirlo per le sue pessime battute, nessuno avrebbe mai scommesso sulla durata di quella coppia. Eppure...sarebbe bastato guardare con un po' di attenzione negli occhi color nocciola di Camille, per leggervi dentro tutto quello che la donna non esprimeva a parole...
E come tutto ciò che appare bello e rilassato può essere un piacere per chi lo vive, allo stesso tempo può suscitare sentimenti meno nobili in chi guarda. Soprattutto, se a guardare è qualcuno che da tempo immemore non si preoccupa di mostrare sfacciatamente il proprio interesse nei confronti di uno dei presenti.
- Shaka, tesoro, come stai? -.
Approfittando dell'atmosfera gioviale, una donna con lunghi capelli color argento ed occhi di un intenso color rosso scuro, si avvicinò di soppiatto al convivio.
- Buonasera Balder - si limitò a rispondere l'indiano, con un tono di voce talmente distaccato da far invidia a Camille.
Mu aggrottò leggermente la fronte. Non le piaceva affatto il modo in cui quella donna si rivolgeva a Shaka.
Notando il fastidio di Mu, Balder, alla quale non era sfuggito il modo in cui Shaka guardava la ragazza, volle stuzzicarla ancora di più.
- Allora, Shaka...non mi presenti la tua nuova conquista? - e vedendo che nessuno accennava a fare qualcosa aggiunse altro veleno - com'è carina...un po' semplice forse, niente a che fare con le altre... - con finta noncuranza guardò Mu dalla testa ai piedi.
In realtà, dentro di sé, ribolliva di rabbia...quella ragazza era una meraviglia, e dal modo in cui l'indiano non le toglieva gli occhi di dosso, avrebbe potuto giurare che l'idiota si fosse innamorato!
Volendo continuare a stuzzicare Mu, che, almeno in apparenza, non sembrava minimamente considerare quella donna inopportuna e sgradevole, Balder allungò una mano per toccarla.
Nell'illogica convinzione che la ragazza fosse un'innocua bambolina, la sua intenzione era quella di sollevare il mento di Mu per poterla guardare meglio e rilasciare altro veleno, tuttavia, la sua mano non arrivò a destinazione...
Con una presa rapida quanto predatoria, tanto da lasciare perplesso persino Deathmask, Mu fermò la mano di Balder a pochi centimetri dal suo viso. Per Shaka, che osservava attento ciò che stava accadendo, la cosa più sorprendente fu vedere la calma impressa sul volto della tibetana.
- Non le ho concesso questa libertà, signorina... - pur risuonando pacato come sempre, il tono usato da Mu, mentre lasciava andare la mano di Balder senza alcuna cura, non ammetteva repliche.
- Wow! - esclamò piccata Balder - Non sei l'agnellino che sembri, tesoro... - poi, rivolgendosi a Shaka, che la ricambiò con assoluta sufficienza, aggiunse in tono ancora più acido - Immagino che ti sentirai solo quando avrai finito di divertirti...come con tutte le altre... -.
- Tutte...tranne te Balder, vero? - stanco della fastidiosa interruzione, Milo intervenne con l'intenzione di allontanare la donna - Sappiamo tutti quello che ti infastidisce...è da quando andavamo all'università che tormenti Shaka con le tue ridicole avances - un sorriso di scherno adornava il bel viso del greco - ma sappiamo altrettanto bene come ti abbia sempre respinto... - concluse alzando le spalle con noncuranza.
Balder, pur rendendosi conto di non essere una presenza gradita, non volle ingoiare gli insulti di Milo senza rilasciare il livore che le stava rodendo lo stomaco.
- Al contrario tuo...vero Milo? - con voce sgradevolmente melliflua, la donna si avvicinò a Milo, che, a sua volta, socchiuse gli occhi sospettoso - Ci siamo divertiti parecchio...io e te... -.
Milo impallidì all'improvviso...l'aveva completamente dimenticato!
Per lui, quella con Balder era stata un'esperienza talmente insignificante da averla rimossa dalla sua mente, e d'altronde...quando era successo, molti anni prima, era talmente ubriaco da ricordare a malapena che fosse accaduto.
In circostanze normali non si sarebbe minimamente curato delle parole di quell'arpia che aveva avuto la sfortuna di incrociare insieme ad Aiolos e Shaka ai tempi dell'università, tuttavia, lo sguardo omicida che gli stava rivolgendo di soppiatto Camille lo preoccupava, e non poco.
Approfittando del fatto di non essere più al centro dell'attenzione, Shaka si premurò di chiarire quel malinteso.
- Mu, ascoltami - sussurrò alla donna che osservava attenta ciò che stava accadendo - ti giuro che non è mai successo niente con Balder...davvero, non avrei potuto... - il suo tono di voce tradiva una leggera apprensione.
Mu gli rivolse un piccolo sorriso - Lo so, e credimi...è l'ultima cosa che penserei di te! - disse in tono divertito, non riuscendo, tuttavia, a nascondere una certa inquietudine.
- C'è qualcosa che non va? - domandò Shaka, notando il suo cipiglio.
- Camille - rispose Mu accigliata - mi preoccupa... -.
In effetti, la francese stava facendo un grande sforzo per non mandare al diavolo quella donna fastidiosa e sfacciata, che non mostrava ritegno nello sbandierare le sue fugaci avventure.
In realtà, era semplicemente gelosa...aveva facilmente intuito che Milo non fosse uno che si poneva troppi problemi, ma...diamine, a tutto c'era un limite!
Pur mantenendo il solito contegno freddo e distaccato, il suo fastidio fu facilmente intuito da Balder, che non esitò a stuzzicarla, proprio come avrebbe voluto fare con Mu qualche minuto prima.
- Oh...la tua ragazza non se l'aspettava...mi sa che ho parlato troppo - disse Balder con aria fintamente dispiaciuta - ma non preoccuparti cara...mi ha dimenticata in fretta, come fa con tutte... -.
Camille si limitò a rivolgerle una glaciale occhiata di sufficienza, tuttavia, dentro di sé si stava aprendo un vuoto enorme, come intuito da Mu che continuava a guardarla preoccupata.
Come aveva potuto anche solo pensare che Milo potesse interessarsi a lei? Che cosa avevano in comune? Milo aveva sempre avuto una vita sociale molto, molto, intensa...in confronto, lei era un noioso arredo da biblioteca...avrebbe mai potuto tollerare che le sue precedenti conquiste si sentissero in diritto di prendersi gioco di lei?
Aphrodite, stanca di quell'inutile teatrino che, ne era certa, stesse logorando i nervi di Camille, decise di intervenire per sbarazzarsi definitivamente di quella donna insolente.
- Tesoro, anzi no, cara... - Dite mise subito in chiaro le sue intenzioni - credo che i tuoi amici ti stiano aspettando...ansiosi di rivederti naturalmente! - aggiunse strizzando un occhio.
Balder fece per controbattere, ma Dite fu più veloce.
- A proposito...non preoccuparti per me...il mio uomo - disse indicando Deathmask - mi ha già messa al corrente della sua movimentata vita sociale e sentimentale, quindi risparmia il fiato, perché non sono affatto scandalizzata, né triste, né depressa, né arrabbiata, anzi... - rivolse all'italiano un eloquente sguardo malizioso - mi piace che sia una persona di esperienza...come tutti i qui presenti...ad eccezione di te, tesoro, che hai bisogno di infastidire gli altri per esistere! -.
Balder strizzò gli occhi furiosa, tuttavia, capì che era arrivato il momento di ritirarsi. Girando sui suoi tacchi si allontanò rabbiosa dal gruppo, senza salutare così come quando era arrivata.
- E tu...non c'entri niente in questa storia? - sussurrò Shura all'orecchio di Aiolos.
Dopo ciò a cui aveva appena assistito, avere qualche dubbio era il minimo.
Aiolos mise le mani avanti in segno di diniego - Ti giuro di no...ho altri gusti! - affermò deciso il greco.
- Quali? - domandò Shura alzando un sopracciglio.
Aiolos si avvicinò di soppiatto al suo orecchio parlando con voce roca - Alta, mora, slanciata, misteriosi occhi verdi, intelligente, sagace, seria...molto, molto, molto seria... -.
Quando Shura incrociò lo sguardo di Aiolos, si rese conto di quanto fossero pericolosamente vicini...ed il brivido che la percorse da capo a piedi le fece capire quanto le piacesse quella vicinanza...
Dopo che Balder, con estremo sollievo di tutti, fu allontanata da un'incontenibile Dite, Mu e Shaka poterono finalmente sedersi al tavolo.
Tuttavia, la calma durò solo qualche secondo, poiché Camille, che non aveva ancora digerito lo sgradevole incontro né i propri pensieri nefasti, si alzò dal suo posto, prendendo il suo cappotto.
- Dove stai andando Cam? - le domandò Milo aggrottando le sopracciglia. A dirla tutta, era un po' preoccupato per ciò che era appena accaduto. Non era stato facile, in quei giorni, mettere Camille a proprio agio, e proprio quando sembrava che avessero raggiunto una sorta di equilibrio, la dannata Balder aveva fatto saltare in banco... dentro di sé imprecò per la sua sfortuna.
- Fuori, vado a prendere una boccata d'aria! - fu la secca risposta della ragazza.
- Aspetta, Cam... - intuendo il turbamento dell'amica, anche Mu si alzò con l'intenzione di seguirla, ma Shaka fu più veloce quando la fermò tenendola delicatamente per un braccio.
- Dove stai andando Mu? - le domandò parlando a bassa voce.
La tibetana lo guardò confusa, non capendo cosa ci fosse di male nel voler raggiungere l'amica - Vado da Camille...non sono tranquilla sapendola sola... - rispose sussurrando.
- Per favore Mu - Shaka la guardò preoccupato - non è prudente per nessuna delle due...e...non voglio che ti accada nulla di male... -.
Mu lo guardò con dolcezza, mostrando un bellissimo sorriso - Esco solo per convincerla a tornare dentro - poi, dopo essersi infilata il cappotto aggiunse - torno subito - lanciando all'indiano uno sguardo carico di sentimento.
Shaka la seguì con gli occhi finché non la vide uscire e, anche una volta uscita, continuò ad osservarla dall'interno del locale.
Una sensazione di angoscia gli mordeva il petto, rendendolo visibilmente teso.
Quando, qualche minuto dopo, vide le due ragazze allontanarsi, il suo istinto lo fece alzare per seguirle, tuttavia, Milo lo fermò prendendolo in giro.
- Avanti Shaka...stanno solo parlando...non vorrai mica invischiarti nei pettegolezzi tra donne? Non fa per te, amico! - disse il greco sorridendo.
Per nulla convinto, Shaka si rimise a sedere, rimanendo teso ed in allerta.
Con discrezione, Deathmask cercò lo sguardo dell'indiano, e, quando lo incrociò, gli fece un impercettibile cenno con il capo, segno che aveva tutto sotto controllo. Questo rassicurò Shaka solo un po'...la sensazione di oppressione al petto stava diventando sempre più pesante...
In una strada che costeggiava il locale, Mu seguiva Camille che procedeva a passo spedito senza alcuna meta.
- Cam, torniamo dentro per favore - Mu cercò di farla ragionare.
- No, Mu, non posso, non ce la faccio! - a dispetto della sua espressione ferma, Camille in realtà era molto nervosa - Come posso guardare Milo in faccia? Tutta questa situazione mi ha dato la nausea...che faccio se succede ancora? -.
- Ascolta, Cam...ascolta bene ciò che sto per dirti - Mu fissò Camille dritto negli occhi - Capisco ciò che provi e so che sei spaventata, ma devi guardare la faccenda cercando di essere obiettiva... - davanti allo sguardo confuso della francese continuò - fino a qualche giorno fa questi uomini avevano la loro vita, che conducevano come meglio credevano, e non sta a noi giudicarla... -.
Camille strizzò gli occhi irritata ma lasciò Mu libera di continuare.
- Malgrado non sia dipeso dalla nostra volontà, non possiamo negare che, da un giorno all'altro, siamo piombate nelle loro vite stravolgendole completamente... -.
- Non l'ho voluto io Mu, e tu lo sai bene - controbatté Camille, tuttavia, il suo tono era meno aspro.
- Né io, né Dite, né Shura...ma è quello che è successo, e non possiamo considerare solo il nostro punto di vista! E d'altronde... - Mu si fermò un momento, notando quanto già si fossero allontanate dal locale, e quanto deserta sembrasse quella strada...
All'interno del caffé, l'atmosfera era tutto fuorché rilassata. A parte Milo, che tentava di risollevare gli animi, una strana inquietudine serpeggiava tra tutti i presenti, non vedendo le due ragazze tornare.
- Vado a chiamarle! - Shura, stanca di aspettare senza fare nulla, si alzò da dove era seduta, prendendo il cappotto ed appoggiandolo distrattamente sulle spalle. Malgrado la solita espressione distaccata, la spagnola era preoccupata per le sue amiche.
- Vuoi che venga con te? - le domandò Aiolos.
- Ci metto un attimo - rispose avviandosi rapidamente verso l'uscita.
- D'altronde? - le domandò Camille tirandola di nuovo dentro la conversazione.
- D'altronde non puoi negare che nessuno di loro, Milo compreso, abbia reclamato ciò per cui aveva pagato, anzi...ci hanno aperto la loro casa e le loro vite, nonostante tutti i problemi che gli stiamo causando... - terminò Mu, ma prima che Camille potesse rispondere, esortò l'amica a tornare indietro - Andiamo Cam...continuiamo dopo...non mi sento per niente tranquilla qui fuori... -.
Camille annuì, rendendosi conto lei stessa di essere stata un po' troppo avventata nell'allontanarsi dagli altri e nell'aver trascinato Mu con sé, tuttavia, quando si voltarono per tornare indietro, il sangue si gelò nelle vene di entrambe quando due imponenti figure bloccarono loro la strada.
- Vi siamo mancati? -.
Raramente, in vita sua, Shura aveva sentito la necessità di piangere; neanche nei momenti più bui della sua solitudine si era concessa quella debolezza...eppure, dal punto in cui si trovava, vedere Mu e Camille trascinate dentro un'auto da quei due soggetti disgustosi, le riempì gli occhi di disperazione.
Quando, qualche istante dopo, entrò trafelata nel locale, Aiolos si precipitò ad aiutarla, ma prima che il greco potesse anche solo domandare cosa fosse accaduto, Shura non riuscì a trattenere le lacrime che scesero senza controllo sul suo bel viso.
- Saga e Kanon...le hanno prese! -.
