- Saga e Kanon...le hanno prese! -.
Quando Shaka realizzò le parole disperate di Shura, sentì un nuovo sentimento salire dalla punta dei piedi ed attraversargli il corpo, fino a fermarsi all'altezza del petto e soffocargli il respiro...paura. Mai, in vita sua, aveva provato paura, e, soprattutto, paura di perdere qualcuno.
Si precipitò dietro ad Aiolos, che, alle parole della sua ragazza, corse in strada nella speranza di trovare qualcuno che avesse visto qualcosa, ma dopo pochi minuti, il greco sospirò scoraggiato, seguito da Shaka nello stesso modo...nel punto indicato da Shura, una strada secondaria nei pressi del caffé, non sembrava esserci anima viva.
All'interno del locale, Aphrodite si stava occupando della spagnola, ancora sconvolta da ciò che era accaduto; e d'altronde, lei stessa era in pena per il destino di Mu e Camille...i gemelli dovevano essere arrabbiati per le manovre alle loro spalle, e temeva che le due ragazze ne pagassero le conseguenze per tutti.
- Masky... - Dite si rivolse all'uomo che, fino a quel momento, era stato stranamente silenzioso - che possiamo fare? - sentì i suoi begli occhi azzurri riempirsi di lacrime - Non voglio che quei due animali facciano del male a Mu e Cam...per favore Masky, se puoi fare qualcosa...falla... - la sua voce tradiva il pianto che le rigava il bellissimo viso.
Nonostante sentisse il suo cuore spezzarsi davanti al dispiacere di Dite, Deathmask le fece cenno di attendere...avrebbe voluto abbracciarla e rassicurarla, tuttavia, non c'era tempo per quello al momento. Se voleva avere una speranza di trovare tempestivamente Mu e Camille, ed evitare che quei due bastardi si vendicassero su di loro, doveva essere veloce...molto veloce... -.
Dal canto suo, Milo fissava un punto indefinito sul muro...apparentemente, sembrava che il suo cervello rifiutasse l'informazione appena passata attraverso le sue orecchie.
Non doveva, non poteva, non voleva accettare che Camille potesse essere nei guai, e che, con tutta probabilità, la responsabilità fosse sua...
Shaka rientrò trafelato nel locale e, ignorando Milo che non dava segni di vita, si diresse spedito verso Deathmask.
- Maschera...che sappiamo? Là fuori nessuno ha visto niente, quindi possiamo fare affidamento solo sui dannati cellulari! -.
Shaka sembrava avere perso ogni barlume della calma e freddezza che lo avevano sempre contraddistinto. Tuttavia, Deathmask non avrebbe potuto biasimarlo...se al posto di Mu ci fosse stata Aphrodite, avrebbe reagito peggio...molto peggio.
- Guarda - indicò all'indiano un punto sul suo telefono - per fortuna Mu ha portato il telefono con sé -.
- Lo fa sempre - rispose Shaka - credo che abbia capito a cosa serve...lei...lei capisce sempre tutto... - disse in un misto tra nostalgia e disperazione, mentre, frustrato, passava una mano tra i lunghi capelli.
- Cam invece ha lasciato la borsetta qui...per fortuna c'è Mu con lei altrimenti chissà cosa accadrebbe -.
La voce di Milo metteva i brividi. Catatonico, continuava a fissare il vuoto.
Deathmask e Shaka si scambiarono uno sguardo preoccupato, tuttavia, quello non era il momento di pensare a Milo.
Per fortuna Aiolos, rendendosi conto che qualcosa non andava nel cervello dell'amico, gli si avvicinò provvidenzialmente per aiutarlo a tornare in sé, permettendo a Shaka e Deathmask di concentrarsi sul da farsi.
- Maschera, perché siamo ancora qui?! Dannazione, stiamo perdendo tempo! - Shaka era sempre più nervoso.
- Kyriakos, Zenas, Giovanni e Ciril sono già partiti dietro a Saga e Kanon - disse serio Deathmask - gli ho detto di seguire il segnale del telefono di Mu e lo stanno facendo, però... - si fermò un momento quando vide sul telefono qualcosa che lo allarmò.
- Però? - Shaka strinse gli occhi.
- C'è qualcosa di strano...il segnale diventa via via più debole...e tra un po' perderanno le loro tracce - l'italiano si stava innervosendo all'idea che la situazione gli sfuggisse di mano.
Shaka, dal canto suo, portò una mano al suo volto, tentando di reprimere le lacrime che stavano cominciando a salirgli agli occhi.
- Questo non è normale... - Deathmask cercava di ragionare - i localizzatori di questi telefoni dovrebbero funzionare sempre, in ogni luogo - spalancò gli occhi quando un'idea gli attraversò la mente - a meno che... -.
- A meno che? - gli fece eco Shaka.
Deathmask si alzò di scatto. Ricordava solo un posto, talmente sperduto, da essere impermeabile a qualunque tecnologia. Lui stesso c'era stato di rado, molti anni prima, con i gemelli, prima che questi prendessero altre strade...
- Dite... - disse rivolgendosi alla bella svedese - resta qui con Shura, e per nessuna, e sottolineo nessuna, ragione, uscite di qui! E tu Aiolos - indicò l'amico - fà in modo che non accada loro nulla di male -. Aiolos annuì solennemente.
- Muoviamoci! - disse perentorio a Shaka avviandosi in fretta verso l'uscita - Non abbiamo più alcun vantaggio su di loro! -.
Deathmask stava per partire con la sua auto, l'indiano al suo fianco, quando sentì la portiera della macchina aprirsi e qualcuno sgattaiolare velocemente...
Girandosi, i due uomini videro Milo che, tornato in sé, ora li fissava con impazienza - Che accidenti stiamo aspettando?! -.
Né Shaka né Deathmask dissero nulla...era giusto che Milo fosse lì con loro.
Dopo che furono partiti, Shaka, sempre più teso, volle sapere dall'amico cosa stesse accadendo.
- Dove stiamo andando? Perché non abbiamo più alcun vantaggio?! Dove sono i tuoi uomini? - l'indiano non faceva alcun mistero del nervosismo che lo stava divorando, e la raffica di domande ne era la prova.
Il volto di Deathmask mostrava tutta la tensione che l'uomo stava sentendo...era conscio di dover dare spiegazioni all'amico, tuttavia, in cuor suo pregava di aver avuto la giusta intuizione.
- Il segnale del telefono di Mu è andato perso - prese un respiro profondo prima di continuare - e questo non è normale...non per quei telefoni...i geo localizzatori sono estremamente potenti! -.
- E questo che significa? - domandò Shaka allarmato - Che non sappiamo più dove siano? E allora dove diavolo stiamo andando?! -.
Malgrado stesse guidando, l'italiano si prese un istante per voltarsi verso il suo amico prima di riportare gli occhi sulla strada - Nell'unico posto dove una cosa del genere sarebbe possibile -.
Piccoli singhiozzi arrivarono dal sedile posteriore. Voltandosi, Shaka vide le mani di Milo coprire il suo volto nel vano tentativo di soffocare il pianto. Non avrebbe potuto biasimarlo...lui stesso faceva ormai fatica a reprimere i tentativi del suo cuore di poter sfogare nelle lacrime tutta la disperazione che provava.
Shaka non aggiunse altro. Doveva fidarsi di Deathmask...e d'altronde, ora come ora, rappresentava l'unica possibilità di ritrovare la sua Mu.
Dopo tanto, troppo tempo dall'ultima volta che era accaduto, non riuscì a trattenere oltre il pianto che silenziosamente cominciò a scorrere dai suoi bellissimi occhi. Non posso perderla...
Procedettero per diversi chilometri a velocità sostenuta quando, improvvisamente, il cellulare di Deathmask cominciò a suonare.
- Non ora - ringhiò l'italiano.
Non guardò neanche chi lo stesse chiamando, deciso ad ignorare l'inopportuno seccatore, tuttavia, quando vide lampeggiare con insistenza l'ultimo nome che avrebbe mai immaginato di vedere in quel momento, impallidì, costringendo l'auto ad una brusca frenata.
Si voltò di scatto guardando Shaka che, a sua volta, lo fissava con occhi sgranati...
Nel frattempo, un'altra auto correva spedita, con un buon distacco da chi la inseguiva.
La strada che stava percorrendo attraversava per chilometri una fitta boscaglia, che, oltre ad essere impenetrabile di per sé, era a sua volta riparata da ripide pareti di roccia.
All'interno, Mu e Camille erano sedute sui sedili posteriori.
Kanon, alla guida, si limitava a lanciare di tanto in tanto qualche occhiata dallo specchietto retrovisore, mentre Saga, seduto accanto a lui, tentava di infastidire le ragazze.
- Allora...non avete risposto alla mia domanda...vi siamo mancati? - il sorriso cinico che si allargava sul suo volto avrebbe messo i brividi a chiunque.
- Che domanda idiota! - sbottò Camille, poco tollerante alle prese in giro di Saga.
Voltandosi verso il finestrino per evitare lo sguardo folle del gemello, non si accorse del colpo che stava per ricevere su una gamba.
Tuttavia, con la stessa rapidità con la quale nel pomeriggio aveva impedito a Balder di toccarla, Mu fermò la mano di Saga impedendogli di colpirla - Non pensarci nemmeno! - sibilò stringendo gli occhi.
Più che la sua forza, furono la rapidità e l'audacia con la quale Mu agì a lasciarlo sorpreso...
Lo stupore, però, durò poco, giusto il tempo di far arrabbiare ancora di più Saga - Vorrà dire che sfogherò tutto su di te allora - allungò una mano per toccarla, ma Mu la schiaffeggiò con la stessa rapidità.
Anche se non aveva speranze, si sarebbe difesa come poteva fino alla fine...
- Piantatela! - per la prima volta quella sera, Kanon fece sentire la sua voce - Sistemerete i vostri problemi a destinazione...mi avete stancato! -.
Con grande incredulità di Saga, Kanon fermò l'auto sul ciglio della strada deserta.
- Che diavolo stai facendo?! -.
Senza scomporsi, Kanon si limitò ad alzare un sopracciglio e a mostrare una smorfia maliziosa - La natura chiama fratello! -.
- Adesso?! - Saga lo guardava sbalordito.
- Perché...c'è un orario forse? - si limitò a rispondere Kanon.
Una vola uscito dall'auto, prima di allontanarsi, aprì la portiera dal lato di Mu. Guardando la ragazza con un sorriso di traverso, si chinò sul suo bel viso, facendola indietreggiare allarmata.
Per fortuna, non accade nulla di ciò che la ragazza aveva temuto, e Kanon non poté evitare una risata divertita - Calma tesoro...volevo solo dire...evitate di ammazzarvi se potete...io torno subito -.
Mu non capì il suo gesto, tuttavia, quando sentì una mano scivolare con discrezione dentro la tasca del suo cappotto e prenderle il telefono, sentì il vuoto aprirsi sotto ai suoi stessi piedi...
Approfittando della distrazione di Saga, che stava nuovamente battibeccando con Camille, Kanon si avvicinò all'orecchio di Mu - A te non serve più, ma a me sì... - dopodiché si allontanò, lasciando Mu pietrificata.
Malgrado la paura le stesse attanagliando lo stomaco, una domanda le attraversò la mente, impedendole di perdere la calma.
Perché Kanon non aveva detto nulla a Saga?
- Mu? - domandò titubante Deathmask rispondendo alla chiamata.
Sapeva perfettamente che c'erano poche probabilità che fosse davvero Mu. E questo preoccupava sia lui, che, in modo molto più disperato, il biondo accanto a lui.
- Gli amici preferiscono chiamarmi Kanon! - rispose il gemello divertito.
- Che vuoi? - fu la brusca domanda di Deathmask.
Se Kanon lo stava chiamando significava che la faccenda si stava complicando più del previsto.
Allo stesso tempo però, non era detto che fosse più complicata per loro...
Kanon era un delinquente, un farabutto, un degno figlio di sua madre, ma...al contrario di Saga, non era pazzo, e soprattutto, agiva sempre e solo per i propri interessi, non lasciandosi sopraffare dalle emozioni. Positive o negative che fossero.
- Ti propongo uno scambio... Maschera... - un sorriso cinico riempiva, soddisfatto, il volto del gemello minore.
Dopo un tempo che gli parve infinito, Saga sentì i nervi salirgli a fior di pelle. Dove diavolo era finito Kanon?
Come se qualcuno avesse risposto alla sua invocazione, vide il gemello sbucare dalla boscaglia che si stendeva in lungo ed in largo fino al ciglio della strada.
- Era ora! Che fine hai fatto?! - gli domandò agitato. Era evidente che Saga non vedesse l'ora di arrivare a destinazione...
- Te l'ho detto...la natura - ripeté Kanon con noncuranza, poi, risalendo in macchina ed avviando nuovamente il motore aggiunse con malizia - Se vuoi che episodi del genere non si ripetano, la prossima volta che dobbiamo rapire qualcuno portami a mangiare in un ristorante decente... -.
Saga non rispose alla presa in giro limitandosi a rivolgergli uno sguardo infastidito.
Dal canto suo, Mu non sapeva che pensare...si limitava a tenere d'occhio Kanon che, di tanto in tanto, le mostrava un sorriso storto dallo specchietto retrovisore.
Pensò che, con tutta probabilità, dovesse aver gettato il telefono nella boscaglia, tuttavia...le sembrò strano che non avesse condiviso quell'informazione con il gemello.
Intuì che Kanon stesse tramando qualcosa alle spalle di suo fratello. Non che le importasse della sorte di quei due delinquenti, anzi...sperava solo che questo potesse rappresentare qualcosa di buono per sé e per Camille.
Quando, dopo parecchi chilometri, arrivarono a destinazione, Saga scese dall'auto, urlando contro suo fratello - Abbiamo impiegato una vita per arrivare! Dannazione...non sai che ci stanno inseguendo?! -.
Senza scomporsi, Kanon si limitò ad alzare gli occhi al cielo - Te lo ripeto per l'ennesima volta...la strada principale è bloccata da mesi per lavori. L'altro giorno sono venuto e ho visto che non era cambiato nulla...alla fine ho impiegato il doppio del tempo di oggi per arrivare qui - lanciò uno sguardo cinico al gemello - Avresti potuto attendere tanto... Saga? -.
Mu e Camille, ancora nell'auto, si guardavano intorno cercando, inutilmente, di capire dove fossero. Che non stessero andando alla villa dei gemelli lo avevano già capito durante il viaggio; i chilometri ed il paesaggio erano completamente differenti. Inoltre, la sensazione di aver percorso parecchi chilometri in salita si rivelò essere corretta, quando si resero conto di trovarsi nel cortile di una casa posta in cima ad una scogliera. A strapiombo sul mare.
La casa era in realtà un villino dalla struttura moderna, non eccessivamente grande, ma indubbiamente grazioso, circondato da un bel giardino chiuso da una recinzione in ferro.
In altre circostanze, quel panorama avrebbe potuto rappresentare uno scenario suggestivo, tuttavia, non era quello il caso...anzi...la collocazione di quella proprietà risultava assolutamente inquietante.
Senza perdere altro tempo, i gemelli tirarono fuori dall'auto le due ragazze.
- Kanon, pensa tu agli allarmi e.…a Camille! - disse Saga con espressione trionfante - Io ho da fare! - aggiunse con un sorriso lascivo, spingendo Mu senza alcuna gentilezza all'interno della casa.
Per quel che le era possibile, Mu cercò di resistere alla forza di Saga, che dovette letteralmente trascinarla...sfortunatamente, questo non era un problema per l'imponente gemello.
Kanon si limitò a portare Camille all'interno dell'abitazione, in modo decisamente meno rude di Saga.
Una volta dentro, senza alcuna intenzione di parlare con la ragazza, si preoccupò di legarla mani e piedi ed imbavagliarla per farla tacere.
Camille era convinta che Kanon l'avrebbe uccisa. Non aveva alcun dubbio. Pensava che, così legata ed imbavagliata, l'avrebbe portata al limite dello strapiombo per poi buttarla giù dalla scogliera.
In cuor suo, cominciò a rivivere i momenti più importanti della sua vita, sorprendendo se stessa quando si accorse che quei momenti contemplavano anche gli ultimi giorni vissuti accanto a Milo.
Milò...
Solo in quel momento, davanti alla sua imminente e prematura morte, Camille realizzò di essersi innamorata di quel greco esuberante, chiacchierone, fastidioso e malizioso, ma altrettanto affascinante e di buon cuore.
Le lacrime inondarono i suoi occhi senza poterle controllare...non avrebbe mai più rivisto Milo.
Alzò gli occhi al cielo attendendo l'inevitabile fine, tuttavia, ciò che seguì fu strano quanto inaspettato...
Portando l'indice alle labbra in una muta e chiara richiesta di silenzio, Kanon si allontanò da lei, non prima di aver nascosto una borsa tra i cuscini del divano sul quale era sdraiata Camille.
La francese osservò ogni movimento del gemello. Che stava facendo Kanon? Allora...forse, non aveva intenzione di ucciderla...Che c'era dentro quella borsa? Perché l'aveva nascosta?
Sgranò i suoi bellissimi occhi nocciola quando, tornando in sé, capì ciò che Kanon le aveva fatto intendere. Lì dentro c'era qualcosa per lei, e Saga non avrebbe dovuto trovarlo...
In un'altra stanza della casa, Mu tentava di scappare da Saga.
Era riuscita a sgusciare via dalla sua presa, evitando, fino a quel momento, che le mettesse le mani addosso, tuttavia, lo spazio nel quale l'aveva rinchiusa era troppo piccolo perché quella fuga potesse durare a lungo. Se nessuno fosse intervenuto in suo aiuto, la sua resistenza sarebbe presto crollata.
Ma chi avrebbe potuto aiutarla? In un barlume di razionalità si rese conto che nessuno sarebbe intervenuto per difenderla...
Ed infatti.
In un gesto carico dell'impazienza e dell'attesa che lo stavano distruggendo, Saga riuscì ad afferrare Mu gettandola, senza un minimo di riguardo, sul letto al centro della stanza.
Con lo sguardo velato dalla follia che annebbiava la sua mente, fissava Mu come se fosse un agnello sacrificale, tremante in un angolo, pronto per essere divorato.
Quanto aveva atteso quel momento...aveva dovuto rinunciare ai suoi propositi a causa delle velleità del fratello, che aveva voluto sfruttare le "qualità" delle ragazze per ricavarne un bel po' di soldi. Ma si era ripromesso di prendere da Mu quello che voleva nel momento in cui fosse stata nuovamente alla sua mercé...momento che dovette essere ancora una volta rimandato a causa di quel ficcanaso di Deathmask e dei suoi amici ricchi.
Quando seppe che Mu sarebbe rimasta a casa di Shaka, la sua follia raggiunse livelli in precedenza solo sfiorati...nella sua mente squilibrata giurò a se stesso che avrebbe trovato il modo di farla sua comunque...
Mentre vedeva Saga avvicinarsi con misurata lentezza, nel chiaro tentativo di innervosirla ancora di più, il viso di Mu si rigò di lacrime cariche di disperazione e frustrazione.
Un solo pensiero aleggiava nella sua mente, un solo nome, un solo viso...Shaka...
In quei giorni che avevano passato insieme, Mu si era illusa che quell'uomo bello e gentile sarebbe stata la persona con la quale avrebbe vissuto tutto ciò che aveva trascurato fino a quel momento. L'indiano aveva svegliato cose che neanche immaginava fossero sopite dentro di sé...ed ora...tutte le sue speranze stavano per crollare miseramente a causa della follia di Saga.
L'idea che quest'uomo immondo si sostituisse con la forza all'unica persona che desiderasse davvero, mandò in cortocircuito il cervello di Mu. Quando Saga fu talmente vicino da essere quasi sopra di lei, il pensiero dell'indiano la portò a compiere un gesto disperato quanto efficace nella sua imprevedibilità.
Con un movimento rapido, sferrò un calcio sul volto del gemello, colpendo, con il tallone, il suo naso, che cominciò a sanguinare copiosamente.
Non aspettandosi la reazione di Mu, e irato da quel gesto di ribellione, il volto di Saga si contrasse in una smorfia di cattiveria pura.
Se, in un primo tempo, la sua intenzione era stata quella di divertirsi e fare sua la tibetana, ora le avrebbe fatto pagare quell'affronto prima di sottometterla ai suoi desideri.
Le avrebbe fatto capire chi era al comando in quella situazione. E non era di certo lei.
Quando vide Saga alzare la mano destra caricandola di forza e rabbia, Mu nascose istintivamente il viso tra le braccia nell'illusione di attutire il colpo che, ne era certa, l'avrebbe spezzata in due.
L'immagine di Shaka nella sua mente era l'unica cosa che impediva all'anima di uscire dal suo corpo.
Trattenendo il respiro, trascorse in quella posizione qualche frazione di secondo nell'attesa di ricevere il colpo...tuttavia, dopo aver atteso, immobile, qualche altro istante, sbirciò, vigile e prudente, sopra le sue braccia.
Quello che vide la meravigliò.
Kanon tratteneva con forza la mano di Saga che, sorpreso dal gesto del fratello, stava impiegando tempo per reagire.
- Adesso basta Saga! - lo ammonì il gemello minore.
- Che diavolo... - ma non riuscì a terminare la domanda, perché Kanon lo anticipò.
- Ho assecondato la tua follia, ma a tutto c'è un limite... - il minore era serio come raramente appariva, mentre lasciava andare la mano del gemello - siamo ancora in tempo Saga, ho raccolto tutti i nostri soldi, e c'è uno yacht che ci aspetta a qualche miglio di distanza da qui...possiamo sparire e goderci la nostra fortuna dove ci pare! -.
Kanon parlò camminando verso l'uscita - Lo sai anche tu che la polizia sta stringendo il cappio intorno al nostro collo...se non sarà oggi per la storia delle ragazze, sarà domani per gli appalti, o dopodomani per le opere d'arte... -.
In realtà, il suo intento, oltre che andare via da lì il prima possibile, era anche quello di allontanare il fratello da Mu...se voleva che il suo piano andasse in porto, avrebbe dovuto rispettare gli accordi presi con Dethmask. Il che implicava Mu e Camille sane e salve.
Fortunatamente per lui, Saga, che non aveva compreso nulla di ciò che gli aveva detto il fratello, dimenticandosi momentaneamente di Mu, lo rincorse fino al cortile esterno della casa, con l'intenzione di capire di che accidenti stesse parlando.
Tuttavia, quando lo raggiunse, la sua mascella per poco non cadde a terra vedendo fuori da casa sua tre uomini che gli puntavano un'arma dritta in faccia, mentre suo fratello caricava diverse valigie nel bagagliaio di un'auto nera.
Per la seconda ed ultima volta, Kanon ripeté impaziente la sua proposta - Allora, vieni? Devi decidere...ora! -.
Il tempo stava stringendo, e non avrebbe potuto tergiversare ancora.
Saga lo fissò incredulo senza parlare.
I nostri soldi...il bastardo li ha tenuti nascosti qui!
Quello fu l'unico pensiero sul quale rifletté, prima che Kanon, non ricevendo alcuna risposta, si infilasse in macchina, esortando l'autista a partire in fretta.
Saga vide l'auto nera sparire nella polvere sollevata dagli pneumatici. Se ne era andato... Kanon se ne era andato lasciandolo solo...
Ancora sotto tiro (era certo che quelli fossero gli uomini di Deathmask!), prima che potesse anche solo realizzare il tradimento e la fuga del suo gemello, Saga vide un'altra auto sopraggiungere in senso inverso rispetto a quello preso da Kanon. Riconobbe immediatamente l'auto di Deathmask.
Tuttavia, fu solo quando vide una macchina della polizia giungere dietro alla coupé nera dell'italiano, che capì di non avere più speranze.
Kanon lo aveva consegnato alla giustizia, barattandolo con la propria libertà.
Se non fosse stato disperato, Saga avrebbe persino potuto ridere dell'astuzia di Kanon. Lo aveva abbandonato, e ora si sarebbe goduto la loro fortuna in qualche luogo paradisiaco, lasciando lui a pagare per entrambi.
Un sorriso storto ed inquietante si aprì sul viso del gemello...ormai non aveva altra scelta...non avrebbe pagato per tutti...
In un ultimo gesto di quella follia, che, ne era ormai certo, fosse stata l'unica fedele compagna della sua vita, Saga, ormai incurante di essere sotto tiro e sprezzante di tutto e tutti, si lanciò in una folle corsa verso lo strapiombo, lasciando i suoi ultimi pensieri al vuoto che improvvisamente avvolse il suo corpo...
Nel frattempo, all'interno della casa, Mu aveva approfittato della distrazione di Saga per cercare Camille.
Per fortuna la casa non era grande, e non impiegò troppo tempo per trovarla, rannicchiata su un divano, mentre tentava inutilmente di slegare le corde che le stringevano mani e piedi.
Si precipitò ad aiutarla e, in due, riuscirono a liberarla in pochi minuti.
Erano in procinto di correre via, quando Camille si ricordò di qualcosa - Aspetta, Mu! -.
- Che c'è Cam? - Mu la guardò nervosa - Non abbiamo molto tempo! -.
Ovviamente né Mu né Camille erano al corrente di quanto stesse accadendo fuori.
Scostando i cuscini del divano, Camille prese al volo la borsa che Kanon aveva nascosto. Non sapendo cosa aspettarsi, le sue mani tremavano, nel timore di scoprire che fosse una brutta sorpresa da parte del gemello.
- Di chi è quella borsa? - Mu la guardò stupita. Decisamente non era quello il momento di curiosare...
- L'ha lasciata Kanon...credo, sì beh...che sia qualcosa che ci riguardi - rispose Camille nervosa.
Mu si avvicinò con cautela. Con una mano allontanò Camille e poi, con la massima prudenza, aprì la cerniera della borsa.
Quando videro ciò che nascondeva, Mu e Camille si scambiarono uno sguardo meravigliato. I documenti di Mu, Camille, Aphrodite e Shura, ordinatamente riposti, erano davanti ai loro occhi.
Tuttavia, prima che potessero anche solo porsi delle domande, due voci ben note ruppero il silenzio che regnava nella stanza.
- Mu! -.
- Camille! -.
