Si sentivano grida da ogni parte della stanza. Mi alzai, grato che la mia altezza considerevole mi permettesse di tenere d'occhio Tasha mentre respingeva le accuse. La maggior parte urlò che si sbagliava. Che era pazza. Alcuni arrivarono al punto di suggerire che avesse cospirato con gli Strigoi per porre fine a entrambe le nostre razze. Nessuna delle cose di cui l'accusarono era una novità rispetto a ciò che le avevano detto in passato. Quando divenne chiaro che i guardiani non avevano intenzione di trattenerla o arrestarla, fui pronto ad andarmene. Sapevo che i Moroi che la attaccavano verbalmente non avrebbero iniziato uno scontro fisico. La non violenza tra Moroi era così radicata, che era raro che si tirassero anche solo uno schiaffo. Era considerato da selvaggi, al di sotto del loro lignaggio, riservato agli incivili. Ai Dhampir. La loro preziosa risorsa.

L'intero incontro mi aveva disgustato.

"Fareste meglio ad andarvene. Ormai non succederà nulla di utile." Il commento era diretto sia a Rose che a Mason, ma valeva anche per me. Iniziai a camminare, avevo bisogno di stare lontano da quella follia prima che avesse la meglio su di me. Sentii la coppia alzarsi.

"Tu vai avanti. Voglio restare a dare un'occhiata."

"Buona fortuna," rilanciò Rose.

Mi fiondai verso la porta, uscii nel corridoio e mi appoggiai al muro per riprendere il mio equilibrio mentale. Era già abbastanza brutto che le persone morissero e non avessimo modo di anticipare o fermare gli attacchi, ma i membri del Consiglio Direttivo Moroi - le uniche persone che avessero voce in capitolo su come venivano gestite tutte le nostre vite - stavano litigando tra loro. Era questo il pulpito da cui Tasha aveva deciso di parlare?

Feci un respiro profondo, ricordando a me stesso che avrei dovuto almeno essere grato che il suo sfogo avesse effettivamente distratto tutti dall'idea atroce di costringere al servizio Dhampir contro la loro volontà insieme a bambini impreparati.

Sentii i suoi dei passi delicati, udibili solo perché ero così abituato a loro, che mi seguivano nell'atrio vuoto. Erano passati giorni dall'ultima volta che le avevo detto più di due parole, ma sembravano anni. Desideravo ardentemente parlare con lei, non solo come distrazione da tutto il resto, ma per il ristoro mentale ed emotivo che sembrava fornirmi ogni volta. Sentivo anche un leggero desiderio di qualcos'altro con lei, qualcosa di un po' più fisico, ma esclusi quella possibilità.

"Non dovresti essere lì dentro a proteggere Tasha? Prima che la folla la aggredisca? Si troverà in grossi guai dopo aver usato la magia in quel modo."

Mi voltai al suono aspro della sua voce. A quanto pare non eravamo ancora in ottimi rapporti. "Sa prendersi cura di sé stessa."

"Sì, sì, perché è una tosta karateka con poteri magici. Questo lo so." Alzò gli occhi al cielo prima di incrociare le braccia in una posa protettiva. "Ho solo pensato che visto che stai per diventare il suo guardiano e tutto il resto..."

"Dove l'hai sentito?" La interruppi bruscamente, allarmato per quello che aveva appena detto. Se avessi accettato l'offerta di Tasha, avrei voluto essere io a dirlo a Rose. Volevo spiegare perché me ne stavo andando. Volevo assicurarmi che fossero presi accordi sia per la sua istruzione che per la protezione di Lissa prima di partire. In qualche modo avrei voluto sistemare le cose tra di noi. Tutto ciò era basato sull'idea del se me ne fossi andato, qualcosa di cui nemmeno io ero sicuro.

Uno sguardo a Rose, e capii che avevo già detto la cosa sbagliata. Aveva sperato che le dicessi che aveva torto. Però non potevo. Una cosa era nascondere delle informazioni, un'altra era mentirle apertamente.

"Ho le mie fonti," mormorò prima di sostituire la sua insicurezza con uno sguardo d'acciaio che mi fece preparare per il peggio. "Hai deciso di accettare, non è vero? Voglio dire, suona come un buon affare, visto che lei ha intenzione di offrirti anche dei benefici supplementari..."

Volevo dirle di no. Volevo dirle che non avrei accettato l'offerta di Tasha; una delle sue offerte. Ma come potevo dirglielo quando proprio la sera prima ero nella stanza di Tasha, sul suo letto. Se quella telefonata non fosse arrivata... non volevo pensarci.

"Quello che succede tra me e lei non ti riguarda."

"Beh, sono sicura che sarete felici insieme. Tra l'altro è proprio il tuo tipo. So quanto ti piacciono le donne che non hanno la tua stessa età. Voglio dire, lei avrà tipo, sei anni più di te? Sette? E io ne ho sette meno di te."

La sua voce si stava alzando, piena di amarezza e dolore, e sapevo che la conversazione doveva finire il più rapidamente possibile prima che qualcun altro ci sentisse.

"Già." Risposi. "E più questa conversazione va avanti, più dimostri quanto sei piccola."

La sua espressione scioccata, combinata con i residui dell'occhio nero che sua madre le aveva lasciato, mi lasciò davanti una scena che sembrava fin troppo familiare. Avrei anche potuto prenderla a schiaffi come aveva fatto mio padre con mia madre. Penso che le avrebbe fatto meno male.

Mi pentii subito delle mie parole. Mi pentii dell'intera conversione. Dovevo scusarmi per tutto ma prima di avere la possibilità di farlo, capii che non eravamo più soli.

"Piccola Dhampir." Adrian gridò dalla sua posizione nell'atrio. Ovviamente aveva sentito almeno una parte della conversazione, ma ero così concentrato su di lei che non potevo essere sicuro di quanto avesse sentito. Mi fece un breve cenno del capo, come confermare i miei pensieri che aveva sentito più che abbastanza.

Quando Rose si voltò per guardare l'uomo che con una specie di soprannome apparentemente si stava rivolgendo a lei, lui sorrise. Alzò le mani in un gesto casualmente difensivo. "Non avevo intenzione di interrompere o altro. Ho solo bisogno di parlarti, quando hai un momento."

Rose mi guardò da sopra la spalla, quasi come se stesse chiedendo il permesso. Ero sicuro che fosse istintivo, dopo mesi di allenamento con me, ma nel momento stesso in cui pensai di dirle di non andare con lui, lei se ne rese conto. E il momento in cui seppe che disapprovavo, fu l'istante in cui capii che sarebbe andata con lui. E non c'era niente che potessi fare per fermarla.

Si avvicinò a lui, rivolgendogli un sorriso civettuolo che sapevo avrebbe dovuto farmi dispetto, e gli fece scivolare la mano sotto il braccio. "Ho tempo adesso."

Mentre la portava via da me, Rose si guardò alle spalle. "Ci vediamo, guardiano Belikov."

Rose raramente mi aveva chiamato con il mio titolo ufficiale. Il fatto che lo facesse adesso bruciava. Sapevo che stava cercando di ferirmi come io avevo ferito lei. Saperlo, però, non lo rese meno doloroso.


Il mio turno trascorse in un turbinio confuso. Potevo ancora sentire la tensione nei miei muscoli, i tendini così strettamente incordati che il minimo movimento avrebbe potuto farli spezzare. Andai nella palestra locale dei guardiani, felice di vedere che non c'erano troppe persone. Supponevo che la maggior parte degli altri guardiani fosse di turno o cercasse di godersi un po' meritato riposo. Io non avrei potuto riposare in quel momento, anche se avessi voluto.

Pensai di iniziare con qualcosa di rilassante. Correre sulla pista al coperto, seguire la natura ripetitiva dell'allenamento con i pesi, o anche il Tai Chi. Alla fine, avevo solo voglia di colpire qualcosa.

Il pesante sacco da boxe sospeso tremava colpo dopo colpo. Sapevo che avrei dovuto sostituire presto le fasce per le mani, soprattutto dopo il pestaggio a cui le stavo sottoponendo in quel momento. Continuai finché non persi la cognizione del tempo, mossa dopo mossa. Sapevo che stavo mettendo più potenza nei pugni di quanto avrei dovuto, ma una parte di me si stava nutrendo del dolore che alla fine svanì nel torpore. Avrei rimproverato Rose se avesse praticato la stessa tecnica - o non tecnica - che stavo usando io, ma era bello avere il controllo del dolore.

Quando avevo iniziato a perdere il controllo? Avevo passato anni a imparare a bilanciare le mie emozioni, a dominarle e sopprimere quelle che mi rendevano debole. Immagino che il quando non avesse davvero importanza a lungo termine. Era il chi a fare davvero la differenza. Rose in qualche modo era sgattaiolata oltre quelle barriere, così silenziosamente che non me ne ero nemmeno accorto. Nessuno di noi aveva voluto quella situazione e sapevo di essere in torto per aver sfogato la mia frustrazione su di lei qualche ora prima. Le dovevo ancora delle scuse.

Alla fine, la mia forza iniziò a venir meno. Impiegai alcuni minuti per riprendere fiato prima di svuotare gradualmente metà della mia bottiglia d'acqua. Erano passate ore senza che me ne accorgessi. Era ora che me ne andassi. Avevo bisogno di trovare Rose.

Era già abbastanza tardi, quindi il primo posto in cui cercai fu la sua stanza. C'era un leggero senso di déjà-vu dalla sera prima, quando bussai alla porta. Mi aspettavo di sentire qualche sorta di rumore. Dubitavo che Rose o Lissa dormissero, ma nella loro stanza c'era silenzio. Dopo aver bussato ancora una volta e aver aspettato altri cinque minuti, uscii per cercare nel resto dello chalet.

Fu subito chiaro che quella sera non l'avrei trovata nel rifugio. Provando una strana combinazione di rimorso e sollievo per non doverla affrontare quella sera, mi avviai verso la mia stanza con l'intento di lasciarmi sopraffare dalla stanchezza per la notte.

Quando l'ascensore si aprì sul mio piano, l'idea mi colpì spontaneamente. Era uno di quei pensieri che vengono fuori dal nulla, ma si insinuano nella tua mente così profondamente che non hai altra scelta che agire di conseguenza. Sapevo che cercare di ignorarlo sarebbe stato del tutto impossibile.

Tornai all'ascensore, scesi di alcuni livelli su un nuovo piano e mi diressi verso un'altra stanza degli ospiti. Il file sul mio telefono mi assicurava che avevo il numero di stanza corretto, e questa volta quando bussai potei sentire movimenti e passi dall'altra parte. Un adolescente sconosciuto aprì la porta.

"Il novizio Ashford è qui?"

Il ragazzo dai capelli scuri si raddrizzò un po', come se volesse mettersi sull'attenti. "No, signore. Credo che Mason sia con Rose Hathaway e le sue amiche. Ha parlato di una festa a cui stavano andando. Vuole lasciare un messaggio per lui?"

"No, preferisco vederlo il prima possibile", o meglio, vorrei vedere Rose il prima possibile, "Sai dove si tiene questa festa?"

"Mi dispiace, signore, non lo so. Tutto quello che posso dirle è che deve essere in una delle piscine. Ha portato con sé un costume da bagno."

Sapevo che stava cercando di essere il più utile possibile, ma sfortunatamente, quell'informazione non portò a molto alla fine. C'erano quattro piscine sul posto, tre che potevano essere affittate per eventi. Per non contare le vasche idromassaggio presenti in alcune delle suite più lussuose. Rose e Lissa ne avevano persino una in camera, sebbene fosse piuttosto piccola. Alcune delle suite più grandi ne avevano una che poteva contenere 10 persone o più.

"Novizio..." mi interruppi, chiedendo il suo nome.

"Reyes, Shane Reyes."

"Novizio Reyes, sai chi ospitava l'evento di stasera?"

"Nessun indizio. So che Adrian Ivashkov è quello che li ha invitati però. Mason si stava lamentando. Penso che sia preoccupato che Ivashkov abbia un debole per Rose o qualcosa del genere."

Non è l'unico, pensai velenosamente. "Grazie per il tuo aiuto."

Shane lo prese come un segnale per andarsene e chiuse gentilmente la porta mentre tornavo nel corridoio. Ovunque fossero Rose e le sue amiche, potevo solo sperare che fosse un posto più pubblico della suite privata di Adrian. Ma anche se fossero state lì, non avevo idea di dove potesse essere. L'unico posto in cui potevo sperare in un'ulteriore risposta era la reception.

"Buonasera. Sto cercando il numero della stanza di Adrian Ivashkov."

"È con la scuola?"

"Sì signora. Sto cercando un gruppo di studenti. Lui potrebbe sapere dove si trovano."

"Mi dispiace, guardiano. Non posso darti il numero della sua stanza perché non è nella lista dell'Accademia, ma posso chiamare la sua suite se lo desidera."

Contemplai l'idea. Comprendevo la preoccupazione per la sicurezza nel non divulgare i numeri delle stanze a chiunque lo chiedesse, ma dubitavo che Adrian avrebbe offerto liberamente informazioni se avessi chiamato. Poteva facilmente mentire sul numero della sua stanza e sul fatto che avesse o meno visto Rose. Non sarebbe servito a niente.

"No, non fa nulla. Puoi dirmi se una delle piscine sia stata prenotata stasera?"

"Questo posso dirglielo." L'addetta alla reception cercò sul computer per alcuni istanti prima di darmi l'informazione. "Sembra che l'unica piscina affittata per un evento stasera sia la piscina con spa nel seminterrato."

"Grazie." Stavo camminando verso gli ascensori prima ancora che finisse il suo saluto educato e professionale. Sapevo esattamente dove andare da lì, avendo memorizzato la disposizione delle aree principali per il viaggio. La piscina era al piano inferiore della struttura, scolpita nella pietra naturale. Era anche alimentata da una sorgente. L'intera area dava la sensazione di trovarsi in una grotta segreta.

Raggiunsi l'ingresso solo per vederlo affiancato da un guardiano su entrambi i lati. Non li riconobbi, quindi fu facile dedurre che fossero guardiani privati, magari assunti per quello specifico evento.

"Buonasera", offrii loro la mano in segno di saluto. "Sono il guardiano Belikov. Sono qui con l'Accademia di San Vladimir."

"Guardiano Logan." Rispose il primo.

"Hatcher" disse il secondo.

"Sto cercando un gruppo di studenti che mi è stato detto potrebbe essere stato invitato a questo evento. Vi dispiace se mi guardo intorno?"

I due guardiani si scambiarono un'occhiata, chiaramente a disagio per la mia semplice richiesta.

"Mi dispiace, guardiano Belikov. Ci sono state date istruzioni specifiche per vietare l'ingresso a chiunque a meno che non sia sulla lista degli invitati. Guardiani inclusi." Il guardiano Hatcher, che sembrava essere il più giovane dei due uomini, appariva angosciato nell'informarmi di quelle istruzioni quanto io lo ero nell'ascoltarle.

"State scherzando? Quelli sono studenti dell'Accademia. Sono una mia responsabilità."

"Capisco" rispose Logan. "Se può aiutarla, ho la lista degli invitati proprio qui. Posso vedere se sono sulla lista e se hanno registrato il loro ingresso."

"Bene." Era meglio di niente. Almeno avrei saputo dov'era Rose, anche se non avrei potuto raggiungerla. "Sto cercando Rosemarie Hathaway, Mason Ashford, Vasilisa Dragomir e Christian Ozera."

Il guardiano Logan esaminò l'elenco dei partecipanti che sembrava essere lungo diverse pagine. "Ho gli ultimi tre e una Rose Hathaway..."

"È lei."

"Sembra che tutti e quattro, più una ragazza di nome Mia Rinaldi e un novizio Eddie Castile, siano ospiti di Lord Adrian Ivashkov. Si sono registrati tutti. Potrei mandare Hatcher a chiamarne uno se è un'emergenza."

Ero tentato di farlo. Molto tentato. Non avevo idea di cosa stesse succedendo dietro quelle porte chiuse, ma la mia immaginazione stava facendo del suo meglio per evocare le idee peggiori. Tuttavia, non avevo davvero una buona scusa per tirarla fuori da una festa in cui era circondata da amici, anche se Adrian era tra loro.

"No. Finché puoi assicurarmi che sono lì e che c'è una sicurezza adeguata per la Principessa Dragomir e gli altri studenti, lascerò andare la cosa."


Tre ore dopo, stavo ancora camminando vicino alla loro stanza. Era ormai ben oltre quello che sarebbe stato considerato il coprifuoco per gli studenti dell'Accademia, ma al momento quelle regole non venivano applicate rigorosamente. Semplicemente non erano una priorità in quel momento. Tuttavia, stava rapidamente salendo di importanza nella mia personale lista di priorità. Quando il pensiero errante di Rose che non tornava nella sua stanza per la notte mi travolse di nuovo, iniziai un'altra ronda tra i corridoi degli alloggi degli studenti per calmare i miei nervi.

Non importava, non c'era nessun segno di lei o degli altri con cui apparentemente era stata tutta la notte. Decisi di passare davanti alla sua suite un'ultima volta, solo nella remota possibilità che fosse tornata, prima di andare nella mia stanza.

Il mio comportamento era ridicolo. Se non potevo lasciarla stare per una sola notte senza impazzire, come avrei affrontato il suo diploma? Non ero solo protettivo, ero iperprotettivo.

Svoltai l'angolo solo per vedere una piccola forma rannicchiata a terra avvolta in una cosa che sembrava essere una coperta. Dopo qualche altro passo capii che non era una coperta, era un asciugamano. Un groviglio di capelli leggermente umidi e arruffati sporgeva dalla cima.

"Rose?"

La testa si alzò in risposta, rivelando il suo viso. "Dimitri!"

Capii subito che qualcosa non andava, la sua voce era un po' troppo alta ed eccessivamente entusiasta.

"Cosa stai facendo? Perché sei seduto qui fuori? Dov'è Lissa?"

"Lissa è con Christian, ma," si portò un dito alle labbra, "shhhhh. Non dovrei dirlo a nessuno. È un segreto." Cercò di alzarsi dal pavimento, ma scivolò, riprendendosi a malapena e scoppiando in una risatina.

"Hai bevuto? Sei ubriaca?"

"Forse un po'."

Più di un po' da quello che potevo vedere. Era così andata che dubitavo che l'indomani si sarebbe ricordata qualcosa. Non valeva nemmeno la pena di farle una predica a quel punto. "Ti porto a letto. Su."

Le afferrai la mano per aiutarla ad alzarsi e divenne abbastanza chiaro che avrebbe avuto bisogno di più sostegno per stare in piedi. L'altra mano andò alla sua vita quando cadde tra le mie braccia e la mia offerta di aiuto divenne un abbraccio involontario.

Sapeva di casa, una sensazione calda e confortante. Potevo sentire il solito formicolio che era così familiare ogni volta che ci toccavamo. Dallo sguardo sul suo viso, non ero l'unico. Mi guardava con gli occhi spalancati, e fu solo la loro leggera lucentezza che mi trattenne dal baciarla in quel momento. Chiusi gli occhi per interrompere il contatto visivo. "Dov'è la tua chiave?"

"Non riesco a trovare una chiave da nessuna parte sul mio portachiavi."

"È una chiave magnetica, Roza."

"Oh." Si mise più dritta, ma spostò una parte maggiore del suo peso sul mio braccio mentre infilava la mano nella tasca dei jeans e ne tirava fuori un portafoglio sottile. Sfogliò un paio di carte di plastica, per lo più carte regalo, finché non vidi la carta blu scuro con il logo dorato del resort. Se la passò tra le dita, ovviamente non riconoscendola come la chiave della sua stanza. La estrassi dalle altre e la feci scorrere nel lettore di schede. La piccola luce verde si accese seguita dal clic rivelatore del rilascio della serratura.

"Andiamo, riesci a camminare?"

Rose fece uno o due passi incerti, rimanendo a portata di mano prima di annuire gentilmente con la testa. Anche quel semplice movimento la fece aggrappare allo stipite della porta per evitare di cadere di nuovo. A quel ritmo non sarebbe mai riuscita ad andare a letto senza farsi del male.

Diedi una sbirciatina nel corridoio vuoto, sapendo che oltrepassare la soglia avrebbe causato qualcosa di più del semplice inarcamento di sopracciglia se qualcuno ci avesse visto. Tuttavia, Rose aveva bisogno di aiuto e non potevo lasciarla a badare a sé stessa in quelle condizioni.

La vidi vacillare in piedi e accorciai la distanza che ci separava in tre falcate, lasciando che la porta si chiudesse dietro di noi.

"Rose. A cosa stavi pensando? Non riesci quasi a camminare."

"Stavo pensando..." Era come se si fosse improvvisamente resa conto con chi stesse parlando. Si girò così velocemente che è stato un miracolo che non sia caduta. Il fuoco le accendeva gli occhi. "Stavo pensando che sono stanca di farmi il culo per renderti orgoglioso solo per essere trattata come una bambina."

Rendermi orgoglioso?

"Stavo pensando che se tutti mi trattano come un disastro, allora qual è il punto? Perché continuare a provare? L'Accademia voleva cacciarmi. A mia madre non importa nulla di me. Ora tu..." Si sedette pesantemente sul letto, il viso tra le mani.

La stavo lasciando...

"Rose..."

"No. Non farlo. Non voglio la tua pietà. Volevo solo dimenticare tutto per qualche istante. Prometto che tornerò ad allenarmi domani. Lo prometto. Potresti aver rinunciato a me, ma io non l'ho fatto."

Anche se mi stava parlando, credo che avesse dimenticato che fossi nella stanza quando iniziò a tirare su il fondo della sua maglietta. Notai una grande maglia che pendeva su una sedia e la lanciai accanto a lei prima di voltarmi per darle un po' di privacy.

Potevo sentire i suoi vestiti frusciare nel silenzio. Il suono del tessuto che colpiva il pavimento. Il letto scricchiolare sotto di lei mentre si spostava. Cercai di focalizzare la mia attenzione su qualcos'altro fino a quando lei non mi avesse detto che potevo voltarmi, ma l'oggetto sul quale alla fine mi concentrai era uno specchio, o meglio, il riflesso di Roza nello specchio.

La maglietta che indossava era già stata tolta, probabilmente gettata a terra accanto a lei, e la vidi allungarsi dietro per tirare il nodo del top del costume. Sapevo che avrei dovuto distogliere lo sguardo, ma ero completamente estasiato dalla ragazza che perseguitava i miei sogni. Aveva una presa su di me che nemmeno io riuscivo a capire.

Il mio respiro si fermò quando la parte superiore del bikini cadde, rivelando il profilo perfetto della sua figura e di tutte le dolci curve femminili che aveva da offrire. Anche con le luci soffuse, riuscivo a distinguere le punte scure dei suoi seni quando allungava le braccia sopra la testa, rilassando i muscoli dopo una lunga giornata. Il guardiano razionale e controllato dentro di me mi pregò di distogliere lo sguardo e di smettere di fissarla, ma la bestia primordiale non voleva altro che voltarsi e mostrare il mio apprezzamento per la sua bellezza.

Il suo involontario spettacolo giunse al termine quando si fece scivolare la grande maglietta sopra la testa, aggiustandola fino a coprirsi completamente. Fissai dritto davanti a me, come se in qualche modo mi scagionasse per l'averla guardata solo pochi secondi prima.

"Sono vestita," sussurrò qualche istante dopo.

Invece di voltarmi immediatamente, entrai in bagno e riempii il bicchiere vuoto vicino al lavandino. Un cesto di frutta era poggiato sul tavolino appena fuori dal bagno e presi uno dei pacchetti di cracker che conteneva.

"Bevi questo, tutto" le dissi, scalciando via il costume da bagno dimenticato e gli indumenti che giacevano ai suoi piedi. "Dovresti anche provare a mangiare dei cracker per avere qualcosa nello stomaco. Hai mangiato qualcosa stasera?"

Allontanò la tazza quasi vuota dalle labbra prima di scuotere la testa.

"Probabilmente domani avrai i postumi di una sbornia. Bere a stomaco vuoto non è l'idea più saggia."

"'Saggia' non era quello che stavo cercando stasera. Mi sentivo più sulla falsariga di 'ribelle'."

Scambiò il bicchiere vuoto con il pacchetto di cracker e andai a prenderle altra acqua. Stava finendo l'ultimo salatino quando tornai.

"Se puoi, prova a bere un po' di più. Potrebbe non essere piacevole ora, ma ti farà sentire meglio al mattino."

Rose bevve un piccolo sorso prima di mettere il bicchiere da parte sul comodino, chiudendo gli occhi e prendendo un respiro profondo prima di guardarmi di nuovo. Ancora una volta, potei vedere i suoi occhi accendersi di fuoco, ma questa volta era un tipo completamente nuovo di fiammata. Uno che mi terrorizzava più della sua rabbia di prima.

"Sai," cantilenò, "c'è qualcos'altro che mi farà sentire meglio. Ci farà sentire meglio entrambi. E sono abbastanza sicura che sarà anche piacevole." Fece scorrere la mano sul mio petto, lasciando una raffica di scintille nella sua scia.

La mia mano andò automaticamente alla sua vita, ma esitai non sapendo se intendessi avvicinarla o spingerla via. La volevo così tanto e, accidenti a lei, lo sapeva. Ma non la volevo così. Era ubriaca, sconvolta e vulnerabile. Non avrei mai approfittato di lei.

"Rose, hai bevuto," le ricordai mentre la spingevo delicatamente via da me e di nuovo sul letto, "non stai pensando chiaramente."

"Cosa c'è che non va con voi due stasera?" La sua voce si bloccò quando le lacrime iniziarono a riempirle gli occhi. Il mio rifiuto ovviamente l'aveva offesa. Nel suo improvviso cambiamento di umore, mi ci volle un secondo in più per elaborare esattamente ciò che aveva detto.

"Voi due?"

"Sì," rispose con disinvoltura come se stessimo parlando del tempo, "Mason mi ha detto di 'no' prima. 'Ha detto che avremmo parlato domani quando sarei stata sobria." Rose si strofinò gli occhi. A quanto pareva, il richiamo del sonno stava avendo la meglio su di lei.

"Mason è un bravo ragazzo. Non dovresti stare con nessuno nel tuo stato attuale." Mi sentivo come se un coltello mi si torcesse nello stomaco alla consapevolezza che Rose si era offerta a Mason, ma ero grato che lui fosse così onorevole da dire di no... almeno per ora. In base alla mia esperienza attuale, non era così facile come si potrebbe pensare. "Infilati sotto le coperte."

L'aiutai a sostenerla mentre tirava giù le lenzuola, dandole una leggera spinta per aiutarla a salire sul materasso. Sembrava innocente come una bambina mentre poggiava la testa sul cuscino e si copriva con le coperte. Le scostai i capelli scompigliati dagli occhi e le diedi un leggero bacio sulla tempia, guadagnandomi un lieve mormorio di approvazione.

Mentre mi allontanavo, la sua mano scattò per afferrare la mia, dimostrando che i suoi riflessi non erano così compromessi come avevo pensato inizialmente.

"Non andare..."

"Rose, sai che non posso restare qui."

"No. Lo so. Voglio dire, non andartene." Aveva gli occhi aperti, ma sembrava che non riuscisse a guardarmi direttamente. "Dimitri, per favore non lasciarmi."

"Oh, mia Roza," mi sedetti sul bordo del suo letto, realizzando esattamente quello che mi stava chiedendo. Non sapevo cosa dirle più di quanto non sapessi cosa dire a Tasha. Tutto quello di cui potevo essere certo era che la mia indecisione stava ferendo entrambe queste donne forti e belle. Non lo meritavano. Non potevo promettere un per sempre a Roza, ma avrei potuto concederle quella sera, anche se al mattino non se lo sarebbe ricordato. "Che ne dici se resto finché non ti addormenti?"

Rose finalmente incontrò il mio sguardo, come se stesse controllando per vedere se avessi capito ciò che mi aveva chiesto. Vidi e sentii il suo cuore spezzarsi quando si rese conto che lo avevo capito, ma stavo scegliendo di ignorarlo. Quel suo cuore spezzato si rispecchiava con la stretta nel mio petto.

Annuì.

Dopodiché rimanemmo in silenzio, godendoci quei pochi momenti da soli insieme. Non c'era niente di sessuale nelle nostre posizioni; Rose sdraiata sotto le coperte e io seduto accanto a lei mentre il mio pollice scorreva sulle nostre mani giunte. Tuttavia, sentii quell'amore per lei amplificarsi di momento in momento.

Dieci minuti dopo, il respiro regolare e il leggero russare mi confermarono che la sua stanchezza l'aveva sopraffatta.

I miei pensieri cominciarono a correre, chiedendomi come avrei potuto abbandonare questa ragazza che era diventata così importante per me in così poco tempo. Ripetei le conversazioni che avevamo avuto nel corso della giornata, dalla nostra discussione dopo la riunione alle parole disinibite che aveva pronunciato quella sera.

"Più questa conversazione va avanti, più dimostri quanto sei piccola."

Non avrei mai dovuto dirlo ...

"Stavo pensando che sono stanca di farmi il culo per renderti orgoglioso solo per essere trattata come una bambina."

La spingevo al massimo nell'allenamento e lei soddisfaceva o superava ogni aspettativa, eppure difficilmente glielo avevo detto...

"Quello che succede tra me e lei non ti riguarda."

Non c'è niente tra me e Tasha, almeno niente in confronto a ciò che condividiamo io e te...

"Potresti aver rinunciato a me, ma io non l'ho fatto."

"Roza," sussurrai, sapendo che stava dormendo profondamente e che non si sarebbe svegliata per un po' di tempo. "Non si tratta di arrendersi, ma di arrendersi a te. Vorrei... vorrei poter farti capire che sto cercando di fare la cosa migliore per te, per entrambi, anche se mi uccide e ti ferisce. Un giorno lo capirai e forse mi perdonerai. Non mi perdonerò mai per averti causato dolore, ma forse tu potrai perdonarmi. "

Detto questo, mi chinai per premere un bacio sulla sua guancia prima di cambiare idea e premerlo invece sulle sue labbra. Probabilmente non avrei mai avuto un'altra possibilità di baciarla, e non potevo lasciarmela scappare.

Raccolsi i suoi vestiti dal pavimento e li piegai prima di metterli ai piedi del letto. Rose non aveva mai finito il suo secondo bicchiere d'acqua, ma ne aveva bevuta un po', quindi lo riempii di nuovo prima di metterlo accanto a lei sul comodino. Sapevo che ne avrebbe avuto bisogno l'indomani mattina. Alla fine, misi le compresse di aspirina dal piccolo kit di pronto soccorso nella mia tasca accanto al suo bicchiere. Contemplai la possibilità di lasciare un biglietto, ma decisi di non farlo, pensando che non avrei dovuto lasciare nessun'altra traccia della mia presenza.

Mentre uscivo dalla porta, le diedi un'ultima occhiata.

"Mi dispiace, ti prego perdonami."