BOBBY P.O.V.

Mentre cammino per strada, non posso smettere di sorridere, quando Phil e Melinda mi portarono a casa ero una ragazzina molto timida e chiusa in me stessa, che non pronunciava una parola a meno che non mi si rivolgeva una domanda diretta e nonostante ci fosse voluta tutta la pazienza di due genitori, ora sono diventata una splendida adolescente con più autostima e fiducia, e con la possibilità di guardare il mondo con gli occhi di una 16enne, come avrei sempre dovuto fare, prima non potevo ma ora si perchè non devo più portare il peso del mondo sulle sue spalle, ora ho i miei genitori che si prendono cura di me, mi guidano e mi sostengono, e adesso avrò anche una sorella oppure un fratello. Sono così immersa nelle mie riflessioni che che quasi mi scontro con il mio fidanzato Lance Hunter, non accorgendomi di essere arrivata all'angolo di strada dove ci incontriamo quotidianamente per poi proseguire da li, insieme, la restante strada verso scuola. Lui mi saluta come al solito con un bacio poi mi indirizza un ghigno.

L.: Hey piccola, non mi hai proprio visto, dovrei iniziare a preoccuparmi? Ti stai forse dimenticando di me?

B.: No amore, puoi stare tranquillo non mi dimenticherò mai di te, dopottutto ti sopporto tutto il giorno tutti i giorni.

Scoppio a ridere all'espressione finta offesa e scioccata di lui poi gli schiaffeggio scherzosamente il braccio al prossimo commento.

L.: Hey, sono io che sopporto te

B.: Se lo dici tu

Ci facciamo avanti per un altro bacio, successivamente intrecciamo le nostre mani l'una contro l'altra e si percepisce la fine del momento giocoso che lascia il posto ad uno di serietà.

L.: Davvero Bobby va tutto bene?

B.: Si, è tutto perfetto stavo solo ripensando a qualcosa che hanno detto mamma e papà stamattina

Hunter mi lancia uno sguardo inorridito.

L.: Non hanno mica scoperto di noi vero?

Roteo gli occhi ma non riesco a sopprimere un sorriso in risposta alle sue buffonate.

B.:No Lance, non l'hanno scoperto, ancora

Il mio ragazzo tira un sospiro di sollievo evidente.

L.:Menomale

B.:Sai dovremmo dirglielo prima o poi

L.:E affrontare l'ira di tua madre e tuo padre?! no grazie, non ci tengo minimamente

B.:E tu saresti il mio ragazzo coraggioso?

L:. Sono coraggioso, ma tua madre e tuo padre restano comunque spaventosi.

Ridiamo entrabi e penso che se c'è qualcosa che mi ha fatta innamorare di lui è sicuramente il suo modo di essere.

B.:Comunque quello che mi hanno chiesto era se volevo avere una sorella o un fratello,ho detto si quindi ora ne avrò uno.

Gli occhi di Lance si spalancano come hanno fatto i miei solo una decina di minuti prima, poi mi attira in un abbraccio e mi sussurra all'orecchio " é fantastico, sarai una sorella strepitosa". Continuiamo il percorso talmente attaccati l'una all'altra, che quasi sembriamo un'unica persona, fino a quando a malincuore siamo costretti a staccarci, scorgendo il mio nostro amico Clint Barton, che ha un anno in meno di me e Lance, che invece abbiamo gli stessi anni.

C.: Andiamo ragazzi non dovete continuare a farlo, l'ho capito già da un pò che voi due state insieme.

Lance si passa una mano tra i capelli imbarazzato, mentre io mi affretto a spiegare.

B.: Ciao Clint , ci dispiace davvero tanto di non avertelo detto; è solo che cercavamo di tenerlo il più segreto possibile, è estremamente importante che i miei genitori non lo sappiano potrebbero letteralmente uccidere Lance,devi prometterlo Clint, ti prego.

Barton alza entrambe le mani, cercando di fermare il mio parlare incontrollabile e confuso.

C.: D'accordo , d'acordo, sta tranquilla, sarò muto come un pesce, te lo prometto.

Clint viene avvolto da un'abbraccio da me e una pacca sulla spalla da Lance.

L.: Grazie amico, mi hai salvato la vita.

Barton lancia una piccola risata alla drammaticità del suo amico, poi gli fa un cenno, e insieme andiamo in classe.

NATASHA P.O.V.

Torno dalla mia corsa e come mi aspettavo, ormai i bambini sono tutti svegli, facendo, di conseguenza, finire il silenzio. Andiamo a fare colazione e poi ci dirigiamo nella sala comune nella quale i bambini tirano subito fuori i loro giocattoli preferiti dallo scaffale a più compartimenti e si mettono a giocare formando dei gruppi in base ai giochi che hanno voglia di fare in quel momento. Io invece ci vado solo per scegliere un libro da leggere per poi rintanarmi in un posto tranquillo lontana da tutto e tutti. Mentre sto scegliendo uno dei romanzi tra quelli gialli e quelli d'azione, che sono i miei due generi letterali preferiti, la mia attenzione viene attirata da uno dei bambini più piccoli, Lucas, che si mette a piangere poichè vuole il pupazzo di Topolino e non riesce a prenderlo essendo riposto su un piano dello scaffale abbastanza rialzato, così mi avvicino per aiutarlo afferrano Topolino e mettendolo tra le sue braccia, cosa che lo rallegra immediatamente e mette un sorriso anche sul mio volto che spazzo via rapidamente mentre prendo il mio libro e mi precipito fuori dalla stanza. Vengo fermata sullo stipide della porta da Suor Eleonor che è accorsa sentendo le grida di Lucas e che mi guarda con un sorriso affettuoso dopo aver assistito alla scena.

S.E.: Lo sai è molto carino quello che hai appena fatto per Lucas

N.: Non ho fatto nulla, gli ho preso il pupazzo solo perchè altrimenti il suo pianto isterico non mi avrebbe permesso di concentrarmi e scegliere un libro, tutto qui

S.E.: O glielo hai preso perchè ti importa di lui e degli altri nonostante la maschera da " non mi importata di niente e di nessuno" che ti ostini ad indossare?

N.: No, non è cosi

S.E.: Sai Natasha, non c'è niente di male nell'aver cura di qualcuno

N.: Si, c'è molto di male perchè avere qualcuno o qualcosa a cuore significa avere qualcosa da perdere...

Mi fermo qui ma considerando lo sguardo addolorato che adorna la faccia della donna più anziana, deve avere capito il resto della frase ovvero " ed io non credo di poter sopportare di perdere altre persone". Nell'istante in cui Suor Eleonor cerca di offrirmi parole confortanti, io scappo dalla stanza, sicura di non poter affrontare la sua compassione senza rompermi, e non posso rompermi, perchè ciò sighificherebbe affrontare la miriade di emozioni che tengo accuratamente rinchiuse in piccole scatole sepolte molto in profondità nella mia mente che però minacciano di riaffiorare ogni qual volta qualcuno finge, perchè sono sicura che fingano, di preoccuparsi. Mi siedo sull'erba in cortile con la schiena poggiata ad un albero di arance e apre il mio libro "American Sniper, la biografia del cecchino più letale d'america", che ho comprato appositamente, non essendo un libro per bambini piccoli e che tengo sull'ultimo scaffale in altezza dove loro non possono arrivarci. Non è la prima volta che lo leggo ma è sempre come se lo fosse, amo cosi tanto questo genere di librial punto di averne un intera collezione, ne prendo uno lo leggo in ogni momento libero, lo porto anche a letto per leggerlo nel silenzio della notte, lo finisco, lo poso e ne inizio subito un altro, è la mia valvola di sfogo la lettura. Mi immergo completamente e le cose intorno a me non esistono più, e come se fossi li al fianco di Chris Kyle, vivendo quello che vive lui, provando quello che prova lui, passo l'intera giornata cosi fermandomi solo per i pasti. Non so perchè mi attirano tanto queste persone, o forse si, loro sono Eroi, aiutano, salvano e cambiano la vita agli altri ed io vorrei essere proprio come loro e chi lo sa, forse un giorno lo sarò davvero.