Ecco a voi il sesto capitolo della serie, spero vi piaccia! Se avete suggerimenti o cose che vorreste vedere o critiche costruttive sarò felice di ascoltare, nel frattempo buona lettura con le avventure della famiglia Coulson-May.

MELINDA P.O.V.

Io e Phil siamo a lavoro, è una giornata tranquilla, oserei quasi dire noiosa, qui al dipartimento di Intelligence e forze speciali non siamo molto abituati all'inattività ed essere bloccati in ufficio a fare scartoffie per noi è da considerarsi una specie di tortura. La monotonia viene interrotta dallo squillare del mio cellulare, lo afferro dalla tasca della giacca e rimango sorpresa quando l'id del chiamante mostra il nome della preside della scuole delle ragazze, nonostante la mia sorpresa non esito neanche per un secondo e rispondo alla chiamata, è inutile che io stia qui a chiedermi perchè mai la preside delle ragazze mi chiama lasciando immaginare al il mio cervello le più folli teorie, preferisco affrontare la situazione di petto e scoprire qual è il problema.

M: Qui Melinda May, che succede?

Rispondo al telefono saltando i convenevoli e andando dritta al punto.

P.T: Salve signora May, sono la preside Thompson, la chiamo per informarla che una delle sue figlie è rimasta coinvolta in una rissa a cui anche l'altra ha assistito

M: Stanno bene?

P.T: Si, loro stanno bene, non hanno neanche un graffio, sfortunatamente non posso dire lo stesso dell'altro ragazzo il cui naso non ha ancora smesso di sanguinare

M: Oh, capisco

P.T: Senta signora May, mi dispiace incredibilmente disturbarla in quella che presumo sia una giornata di lavoro, ma se lei o suo marito potreste raggiungerci in modo da poterne parlare e risolvere questa situazione le sarei estremamente grata, conosco Bobby da un pò e so che è una brava ragazza e lo stesso mi è sembrato riguardo a Natasha, ci tengo a loro e non vorrei che questo rimanesse sul loro record scolastico, soprattutto adesso che il mio istinto mi dice che c'è di più nella storia rispetto a quello a cui ho assistito personalmente

M: La ringrazio, davvero, saremo lì tra poco

P.T: Non c'è di che, a tra poco.

Termino la telefonata e mi alzo dalla mia scrivania per andare alla ricerca di Phil, una volta trovato gli riferisco quello di cui sono a conoscenza e dopo aver avvisato il nostro capo Nick Fury, ci dirigiamo verso la scuola. Una volta arrivati ci dirigiamo verso l'ufficio della preside e dopo che la segretaria ci ha annunciati, entriamo all'interno chiudendo la porta dietro di noi.

M: Buongiorno preside Thompson

P: Buongiorno

P.T: Buongiorno

M: Dove sono le ragazze?

P.T: Bobby l'ho lasciata proseguire con le lezioni in quanto non ha preso effettivamente parte alla lotta ma ha solo assistito, invece Natasha è seduta vicino alla reception del mio ufficio.

Osservo l'espressione della preside diventare confusa mentre dice l'ultima parte e ne capisco il motivo, noi siamo passati dalla reception e di Natasha non c'era alcuna traccia. Mi alzo di scatto dalla sedia su cui mi ero accomodata e mi affretto ad aprire la porta, poi sporgo la testa e scansiono l'area circostante, il risultato è lo stesso, non c'è traccia di Natasha.

M: Lei non è qui.

Dopo aver sentito la mia dichiarazione la preside chiama Natasha al microfono dicendole di presentarsi nel suo ufficio, restiamo ad aspettare per alcuni minuti ma quando diventa chiaro che non si presenterà, controlliamo l'elenco delle sue lezioni e ci dirigiamo verso la classe in cui dovrebbe essere ora, spero davvero che sia li.

NATASHA P.O.V.

Sto camminando da un pò cercando di schiarirmi la testa e pensare alla prossima mossa, tra poche ore sarà buio e non voglio restare in strada però di certo non posso tornare dai Coulson, ho pensato di prendere un autobus per andare da qualche parte ma con me non ho i soldi necessari , così faccio l'unica cosa che mi sembra sensata in questo momento e mi incammino, direzione casa famiglia. Dopo circa 30 minuti mi ritrovo davanti alla porta della casa famiglia e dopo aver bussato scorgo il viso familiare di suor Eleonor che mi accoglie, sembra alquanto confusa, ma mi fa comunque entrare, sedere e mi offre qualcosa da mangiare e da bere che rifiuto educatamente, mangiare è l'ultima cosa che mi va adesso. Una volta volta che si è seduta anche lei rimane ferma a studiare il mio comportamento per qualche istante poi mi porge la domanda che so che vuole chiedermi da quando mi ha vista sulla soglia del portone.

S.E: Va tutto bene?

N: Certo.

Continuo a guardare il pavimento anche se so che suor Eleonor mi sta fissando, non credendo neanche per un secondo alla risposta forzata che gli ho dato, sa che sto mentendo così come lo so anch'io anche se cerco di convincermi di stare bene non sto affatto bene, ma sono venuta qui solo per avere un posto sicuro dove stare, non per raccontarle i miei problemi e poi non è che io abbia tutta questa voglia di ammettere ad alta voce i miei fallimenti. Suor Eleonor deve percepire che non voglio parlare del motivo per cui mi sono presentata alla sua porta, visto che sposta la sua attenzione su un altro argomento.

S.E: Allora, cosa è successo alla tua mano?

Alzo brevemente gli ho occhi e mi accorgo che suor Eleonor sta fissando la mia mano, quella con cui ho dato il pugno a quel bullo e su cui si è già formato un livido piuttosto evidente.

N: Non è niente.

Le rispondo tirando la manica della giacca sulla mia mano ferita in modo da nasconderla dalla sua vista, la sento sospirare prima che mi chieda la domanda successiva.

S.E: D'accordo, non vuoi parlare, va bene, puoi almeno dirmi se i Coulson sanno che sei qui?

N: No, non lo sanno.

La vedo scuotere la testa in disapprovazione, ma non dice niente in reazione alla mia dichiarazione negativa, credo che si aspettasse questa risposta, quello che fa è alzarsi per parlare al telefono, non so con chi, ma ritorna dopo pochi minuti.

S.E: Stanno arrivando

N: Chi?

S.E: I Coulson tesoro

N: Oh... Stanno venendo a firmare i documenti per la rinuncia dell'affidamento?

S.E: No tesoro, perchè dovresti pensarlo?

N: Io ho fatto un casino

S.E: Ti va di parlarne?

Esito, ma poi decido di raccontarle tutto quello che è successo, al termine del racconto ho le lacrime agli occhi , alcune sono cadute mentre parlavo ma le ho asciugate rabbiosamente ed ora mi sto ostinatamente rifiutando di lasciarne cadere altre. Mi aspetto che suor Eleonor sia arrabbiata dopo quello che gli ho detto ma invece mi sta sorridendo, sono confusa e lei deve vederlo perchè mi accarezza il viso e mi rassicura.

S.E: Tesoro, hai fatto un'errore, succede, ma posso assicurarti che Phil e Melinda non vogliono rimandarti indietro, anzi stanno arrivando qui per riportarti a casa, erano molto preoccupati, e quando li ho chiamati per dirgli che eri qui con me al sicuro e stato come se gli avessi appena ridato l'ossigeno nei polmoni, loro ti amano e ti vogliono nella loro famiglia, devi solo lasciarli essere li per te

N: Quindi non vogliono rispedirmi indietro?

S.E: No

N: Oh...

S.E: Ascolta, va tutto bene, quando arrivano parlagli e fidati di loro per ascoltarti e comprenderti d'accordo?

Annuisco e mi ritiro nei miei pensieri, voglio credere alle parole di suor Eleonor, davvero, ma se lei si sbagliasse? Sono davvero pronta a rimettere il mio cuore in gioco? E i Coulson mi vogliono veramente nella loro famiglia? Non so la risposta a queste domande, ma immagino che tra poco lo scoprirò.