Love me like you do
Sospiro stiracchiandomi, la mattina è sempre un trauma svegliarmi. Ultimamente lo trovo piacevole solo perché il Do'hao ha preso l'abitudine di baciarmi finché non apro gli occhi. Inutile dire che di proposito faccio finta di continuare a dormire per avere più a lungo possibile le sue labbra su di me, anche se non serve questo espediente. Gli piace strami addosso, praticamente non smetterebbe mai e io non sono da meno. Però qualcosa non mi torna: come mai stamattina niente? Mi muovo e non percepisco le braccia di Hanamichi intorno a me, né il calore del suo corpo. Apro un occhio infastidito: dov'è andato? Sbadiglio appoggiando una guancia sul cuscino, muovendola piano. Lo sa che non mi piace svegliarmi senza il bacio del buongiorno. Dannata scimmia prima mi fa prendere certe abitudini e poi me le toglie. La porta della stanza si apre, eccolo l'impiastro è di ritorno con un bicchiere di spremuta in mano. Un pensiero gentile, lo ammetto, ma io voglio un bacio. Mi siedo tra le lenzuola, mettendo su un'espressione imbronciata. Lui ride, ha capito perché sono contrariato.
«Buongiorno volpetta.» Si fionda su di me, letteralmente, rischiando di inclinarmi le costole. Ma quanto è scemo.
«Do'hao!» Gli pianto una gomitata nello stomaco, mi ha quasi soffocato.
«Ahi! Kitsune ma perché?» Inizia a piagnucolare.
Ha il coraggio di chiedermelo anche? «Per la tua innata delicatezza.»
Pianta le mani al lato del mio corpo per sostenersi e guardami negli occhi. «Sbaglio o stanotte non ti dava fastidio la mia irruenza.»
Mugolo, muovendomi sotto di lui, accarezzo le braccia tese arrivando alle spalle e lo tiro contro di me. Basta poco per ammansirlo, non ho voglia di litigare appena sveglio quando possiamo passare il tempo in modo più piacevole. «No, mi piaceva tanto, tanto, tanto…»
Adoro guardare la sua faccia soddisfatta quando si tocca questo argomento. Ovviamente nel suo modo di fare esaltato crede di essere migliore in ogni campo. Be, so di non avere termini di paragone, non li voglio neanche, Hanamichi è l'unico a cui ho sempre permesso di toccarmi, ma mi piace come fa l'amore con me. Il modo che ha di sfiorarmi come se fossi prezioso. Mi riempie di tenerezza e passione. Ha un'indole tenera questo teppista megalomane, ed io sono felice di esserne avvolto in ogni momento. Avvicino il viso al suo, sporgendo le labbra, voglio il bacio del buongiorno che non mi ha dato ancora. Non si fa pregare coinvolgendomi subito in una battaglia appassionata. Lo abbraccio offrendogli la bocca, gli piace quando gli cedo il controllo. Cosa che gli concedo di rado perché mi diverte sfidarlo anche su questo campo. Le nostre lingue si sfiorano e cercano, in una lotta senza fine.
Si allontana, anche se non vorrei, guardandomi con desiderio. Mi manca il respiro, come fai ad avere un simile effetto su di me. «Sei una tentazione continua.»
Sorrido riprendendo a baciarlo. È esaltante sapere che non riesce a togliermi le mani di dosso. Questo bisogno costante di tenermi stretto. Mi eccita percepire il suo desiderio, la voglia di fare l'amore con me in ogni momento.
«Kaede non fare così, altrimenti non riesco a fermarmi.» Non vedo perché dovrebbe, direi che siamo in due a volerlo.
Gli succhio il collo, affondando le dita nei muscoli della sua schiena. «Non devi fermarti, Hana.»
Lo rovescio sul letto, rimanendo a cavalcioni su di lui. Mi chino a succhiargli il collo, lasciandogli segni rossi sull'epidermide ambrata. Soddisfatto passo al petto, dove mordicchio i capezzoli facendolo gridare. Traccio con la lingua gli addominali, assaporando il gusto della sua pelle. Il suo profumo mi stordisce ed eccita allo stesso modo. Sospiro nel sentire l'effetto delle mie carezze su di lui.
«Kaede...» Alzo gli occhi sul suo viso. Quando è tenero, ha le guance rosse e gli occhi lucidi. Si imbarazza facilmente, anche in questi momenti viene fuori l'anima innocente del mio idiota. Che poi di innocente, quando ha il mio corpo tra le mani, non ha niente. Anzi diventa sempre più audace, finalmente sta iniziando a capire che non deve esserci nessun tipo di pudore tra noi. Però mi diverte, vediamo se riesco a farlo arrossire ancora di più. Senza distogliere gli occhi dai suoi scendo ancora più giù con la bocca. Sussulta, ha capito cosa voglio fare. È la prima volta che lo faccio, ma non ho esitazioni quando sigillo la bocca sulla sua eccitazione. Grida, portando una mano sulla mia nuca. In un primo momento penso che voglia spostarmi ma poi preme leggermente, un invito a non lasciarlo che accolgo volentieri. Mi esalta sapere che sta godendo per quello che gli sto facendo. Sento i suoi fianchi spingere e muoversi in cerca del mio calore. Continuo a farlo impazzire finché non lo sento venire. Assaggio il suo sapore forte, fino all'ultima goccia. Lo bacio ripercorrendo la strada arrivando alle labbra. Lui tiene il viso nascosto sotto un braccio, il respiro alterato è per il piacere.
«Avanti Do'hao. Non dirmi che ti sei imbarazzato? Esci da lì.» Gli mordo il collo, senza insistere.
«Baka!» Finalmente riesco a specchiarmi nei suoi occhi, mi tira a sé baciandomi. Cerca sulle mie labbra il suo sapore con la lingua. «Mi farai impazzire. Sei così sensuale e sexy.»
«Davvero?» Gli sorrido, muovendomi sopra di lui e gli mordicchio il lobo dell'orecchio. Pensare che neanche sapevo di esserlo finché non ha iniziato a toccarmi. Insomma la colpa è sua che ha tirato fuori questo lato nascosto di me. Adoro averlo addosso, farmi accarezzare e baciare. Non credo ma impazzisco, quando mi entra dentro, sentirlo muoversi e gridare per il piacere che gli sto dando.
«Davvero! Lo sai che non riesco a smettere di volerti, di toccarti e sentire i tuoi sospiri. Ho sempre voglia di fare l'amore con te, inizio a sentirmi sbagliato.»
«Non pensarlo neanche.» Mi sistemo su di lui. Gemo quando lo sento. Sfioro il suo sesso di nuovo teso con il mio. Sono terribilmente eccitato, c'è questo calore che si espande nel mio corpo. Quello che gli ho fatto, le sue parole. Lo voglio ancora. Voglio sentirlo dentro di me, nonostante tutte le volte che lo abbiamo fatto stanotte. «Invece di dire stupidaggini, prendimi.» Sento appena le sue dita umide prepararmi. Assecondo quel movimento per un po', non mi basta io voglio lui. «Hana...»
Non devo dire altro, mi penetra lentamente per non farmi male. Serro gli occhi quando arriva in fondo, cerco di non far caso a quel poco di dolore. Ora so che appena sarà passato proverò un piacere unico. Adesso, quando prende a spingere in profondità e io mi muovo con lui. È un rapporto diverso da quelli di stanotte, c'è passione ma non la frenesia di annullarci l'uno nell'altro.
«Stai bene, volpetta?» Non lo vedi da solo?
«Mai stato meglio, idiota.» Mi inarco e grido quando tocca un punto, vado in totale blackout. Non capisco più niente, mi ritrovo a gridare a chiedergli di non smettere. Mi accontenta. Lo sento venire, continua a muoversi finché il mio piacere non gli esplode tra le mani. Mi accascio senza forze su di lui, che subito mi stringe accarezzandomi.
Sono completamente rilassato e senza forze. È bello, come fare l'amore, questo silenzio fatto di sospiri veloci.
«Ti amo tanto.» Strofino la guancia contro la sua in risposta. Abbiamo ancora il respiro affannoso, il suo corpo scotta come il mio eppure non ho intenzione di spostarmi. «Anch'io ti amo, luce dei miei occhi.»
Mi allontano per guardarlo. Ma che sta dicendo? «Cosa?»
«Niente rispondevo per te. Visto che non mi dici mai niente di carino e romantico.»
Scivolo al suo fianco. Ora voglio proprio divertimi. «Quando mai sono romantico? Precisiamo anche se lo fossi non ti direi mai che sei la luce dei miei occhi.»
«Attento a te, Kitsune!» Si infiamma subito. È esilarante vederlo così arrabbiato.
«Ripensandoci con quel colore di capelli un po' di luce potresti farmela.» Scanso all'ultimo un pugno diretto al volto.
«Ritira subito quello che hai detto, razza di bestiaccia pulciosa e antipatica.» Devo trattenermi dal ridere, capite che effetto mi fa, davanti alla sua faccia furente. Sei buffo, Hana.
«Non ci penso proprio...» Non finisco la frase che lui mi rovescia sul letto. Mi acciglio cosa crede di fare adesso?
«Ti avverto quando avrò finito, se sarò così magnanimo da smettere, sarà solo perché mi avrai implorato di farlo.»
«Mai implorato in vita mia.» Mi preparo a bloccare qualunque scemenza abbia in mente. Solo che non ho pensato che potesse fare questo! «Idiota, no!» Provo a sgusciare via, ma la differenza di corporatura gioca in suo favore. Questo cretino mi tiene bloccate le gambe con le sue e solletica i miei fianchi facendomi contorcere. «Finiscila!»
Mi mordo le labbra, non voglio dargliela vinta ma dopo un po' non riesco più a trattenermi. Inizio a ridere cercando di liberarmi.
«Lo soffri il solletico, dannata volpe.» Certo deficiente.
«Do'hao, smettila.» Prende a ridere con me. «Basta.»
La finisce solo quando lo imploro. Ho le lacrime agli occhi per il troppo ridere e mi fanno male le guance. Lui si stende vicino a me guardandomi, senza presunzione, estasiato.
«Sei bellissimo. È bellissimo sentirti ridere. È bellissimo sapere che sono riuscito a farti ridere.»
«Non lo facevo da tanto.» Mi hai restituito il sorriso, oltre a darmi un amore che non pensavo di poter suscitare. Cosa ho fatto per meritarti nella mia vita? Sarò mai in grado di darti la metà di ciò che mi doni?
«Perché?» Alzo un sopracciglio. «Perché non ridevi da tanto?»
Stringo le labbra, odio parlare della mia infanzia perché mi ricorda lei che non c'è più. Però Hanamichi merita di sapere, aprirgli quella porta sigillata e permettergli di conoscermi davvero.
Mi sa che la volpetta non ha preso bene la domanda. Conosco l'avversione di Kaede a parlare della sua infanzia, solo mi piacerebbe sapere cosa gli è successo per farlo chiudere così. Cioè, credo che sia nato con un carattere chiuso, però qual è stata la causa del suo respingere chiunque?
«Mia madre riusciva a farmi ridere. Quando è morta ho smesso di farlo.» Non dice altro, come se questo bastasse a darmi una spiegazione. Gli sorrido dolcemente. Non credevo mi rispondesse, questo è un piccolo passo di apertura che mi rende felice. Si volta dandomi le spalle, prendo a baciarlo sulla nuca. Il sapore della sua pelle è così buono dopo che abbiamo fatto l'amore.
«Come mai non mi chiedi altro?» Trattengo il fiato spiazzato. Sono curioso di sapere di più ma non voglio più forzarlo, deve volerlo lui. Mi sono ripromesso di aspettare, sebbene sia l'impazienza personificata.
«Mi basta quello che mi hai detto, per ora. Sei una volpetta silenziosa, non vorrei farti usare troppo le corde vocali. Mi sembra che hai parlato abbastanza stanotte... be anche prima.» Mi arriva una gomitata che incasso senza lamentarmi. Gli accarezzo il fianco, godendo del leggero fremito della sua pelle. È così rilassato tra le mie braccia, lo amo tanto. «Mi piaci così come sei, Kitsune.»
«Vorrei ben vedere!» Ma guarda con quanta sicurezza afferma questa cosa. Proprio gli piace farmi incavolare, ma adesso me la paga anzi userò le sue stesse armi. Stavolta non mi freghi bestiaccia indisponente.
«Guarda che suscitare l'interesse del genio è difficile, non essere così convito di riuscirci sempre.» Ho una nomea da Tensai da difendere.
«Lo so, serve qualcuno con doti davvero particolari.» Visto piano piano ma lo ammette.
«Esatto!» Finalmente sta capendo chi è la parte forte della coppia tra noi due.
«Ho sempre avuto un'alta considerazione di me. Grazie di averlo ammesso alla fine.»
Salto su, maledetta infida volpe. «Come osi prenderti gioco del genio?»
Ho la netta impressione che si stia divertendo un mondo. Insomma ma perché il mio non può essere un ragazzo dolce e gentile. Oddio, inorridisco al pensiero. Bruscamente lo volto facendolo stendere sul materasso. Ha gli occhi ridenti e un piccolo sorriso a incurvargli le labbra... praticamente è splendido. Potrei restare a guardarlo per ore... no, non posso dargli questo potere. Merita una punizione, una piccola, piccola testata non te la leva nessuno. Ecco, così impari. Rukawa si acciglia, anche se non gli ho fatto male. Ho solo appoggiato la fronte alla sua. «Cosa volevi dimostrare?»
«Ti ricordo che non devi prendere in giro il genio. Altrimenti sarai punito di conseguenza.»
«Do'hao!» Lo bacio, perché in fondo so bene che può fare di me quello che vuole. Sono in suo potere. Un potere che gli do io. Perché credere che lo chiamo Kitsune. È infido e furbo come uno spirito volpe e lo amo da impazzire. Lo abbraccio, voglio coccolarlo per bene. Si coccolare Kaede Rukawa, cosa che ho scoperto gli piace pure parecchio. Mai quanto a me, posso stare ore a toccare la sua pelle mentre lui dorme rilassato nel mio abbraccio.
Il bello delle nostre domeniche mattina: io e la volpe a letto fino all'ora di pranzo. Poi se abbiamo voglia andiamo al capetto o restiamo sul divano. Toglietevi quei sorrisi hentai dalla faccia, non è che passiamo la giornata a fare quello, capita a volte... spesso, ma è anche un modo per conoscerci. Capite io e Kaede DOBBIAMO conoscerci in ogni senso. Certo è strano, Rukawa odia essere toccato o avere troppe persone introno lo infastidisce (almeno che non sia un capo da basket) eppure mi ha sempre permesso di toccarlo. Le nostre scazzottate resteranno nella storia dello Shohoku, anche se la più bella la ricorderemo solo noi due (quella dopo la sconfitta con il Kainan) Sono una persona che ha bisogno di contatto fisico, lui lo sa e non mi allontana. Anzi gli piace, anche se si morderebbe la lingua a sangue piuttosto che ammetterlo.
Lo stringo forte, baciandogli una spalla dolcemente. Dorme supino con il volto appoggiato sul cuscino, percepisco il suo respiro lento e regolare. Chissà se un giorno mi permetterà di dirgli che è mio. Chissà se un giorno si sentirà mio e mi considererà suo. Questa fiera volpe è libera e ribelle, non penso accetterebbe mai una simile catena. Sapete una cosa: mi va bene. Dopo quella sera qualcosa è cambiato tra noi. Piccola e impercettibile, ma finalmente sta incominciando a fidarsi di me. Sebbene non capisco da dove venga tutta questa diffidenza nel Tensai, insomma solo per qualche problemino dovuto ad Haruko.
Sorrido, la mia volpetta diffidente non ha più motivo di esserlo, il genio ha sbagliato una volta e non lo farà nuovamente. Non ora che mi ha detto ti amo. Kaede mugola nel sonno avvicinandosi a me. Eccolo qui mister ghiacciolo in cerca di coccole, anche se so che sta cercando il suo personale materasso riscaldato. Ma guarda che fine che ho fatto... una fine bellissima. Chiudo gli occhi stringendolo, sono tanto felice.
Ovviamente come auspicato dal genio abbiamo passato la domenica come due coniglietti. Detto tra noi mi sento leggermente stanco, sarà che invece di dormire passo il tempo a contemplarlo. Sarà che di freddo e distaccato la volpe non ha proprio niente in queste settimane. Ma non può pensare mica che io regga questi ritmi: scuola, basket, basket, basket, sesso, sesso e ancora sesso con una misera porzione di Okonomiyaki.
«Ru senti ma non è che possiamo ordinarci qualcosa di più sostanzioso?» Come al solito alza un sopracciglio, insomma come fa a non risentire di tutta l'attività fisica che facciamo? Già dorme e la fatica maggiore la faccio tutta io.
«Hai fame, idiota?» No, voglio ordinare da mangiare così perché mi piace spendere i soldi.
«Secondo te!» Se non la smette di guardarmi come una bestia rara lo picchio. «La finisci? Ho fame. Vorrei ricordarti che abbiamo saltato la colazione, il pranzo e la merenda. Praticamente non mangio da più di ventiquattro ore.»
«Il solito maiale.» Arrossisco, non mi è piaciuta questa osservazione. Però non ho voglia di litigare, anche perché abbiamo (sai la novità) due visioni diverse per il cibo. La volpe mangia normalmente, io sono di altra levatura quindi ho bisogno del doppio delle porzioni. Comunque alla fine ordiniamo dal take way qui vicino e io finalmente posso dirmi soddisfatto. Metto in ordine la cucina, volpe dispotica, e lo raggiungo in soggiorno. Stranamente lo vedo armeggiare con il cellulare… chi è che cerca il MIO volpino, qualche pazzo che vuole morire tra atroci sofferenze. «Che fai?»
«Leggo un paio di messaggi.» Una spiegazione direi esaustiva, ma cos'ha nel cervello segatura?
«Certo ora è tutto chiaro.» Metto su un broncio proverbiale e mi metto a girare i canali nella speranza di vedere qualcosa di carino. Dopo un po' Kaede posa quel malefico aggeggio e si appoggia alla mia spalla, non dico niente. Sono geloso, non riesco a limitarmi, mi dà fastidio che qualcuno guardi o parli con lui.
«Idiota!» Ecco lo ha capito che mi sono ingelosito. Frega niente, ha preso il pacchetto completo e mi tiene come sono. «Mi ha scritto mio padre. Torna a fine mese.»
«Ah!» Ci guardiamo, questo significa che a breve dovrò dormire a casa mia. Dovrei farlo visto che mia madre ormai mi dà per disperso, ma io senza la volpe non so stare. L'altro giorno, quando mi ha chiamato, sapete cos'ha avuto il coraggio di dire? "Ma siamo sicuri che è un ragazzo e non mi nascondi che ti sei fidanzato?" Ho riattaccato dicendole che non è per niente perspicace come il genio. Questa situazione inizia a pesarmi, nel senso che odio mentire alla mamma e non mi piace trascorrere meno tempo con lei. Sono suo figlio ed è per colpa mia se non ha più papà. Però non so come la prenderebbe, insomma il suo unico figlio è gay e lei ha sempre fantasticato su nipotini.
«Non pensarci ora.» Kaede si alza, ma dove va? Stavamo per fare i mici mici sul divano. Lui incurante della mia faccia offesa inizia a salire le scale.«Hai davvero voglia di guardare la tv?»
Secondo voi posso resistere a un simile dolce richiamo? Assolutamente no. Tempo due secondi e lo raggiungo in stanza.
Voglio vederti felice
Asciugo il sudore con la fascetta al braccio. Oggi gli allenamenti sono parecchio faticosi, stiamo provando da due ore gli schemi di gioco. Dobbiamo essere pronti, il campionato invernale è alle porte. Siamo affaticati tutti, anche Hanamichi. Anzi è la prima volta che lo vedo in difficoltà, ha sempre energie in esubero. Corre, salta e si agita il doppio degli altri ma oggi noto in lui pesantezza. Lo guardo attentamente mentre prende un rimbalzo, effettivamente ha saltato meno del solito. Bisogna dire che il Tensai ultimamente fa un sacco di attività fisica extra. Sorrido ripensando alle nostre domeniche da coniglietti, come le chiama l'idiota. In realtà passerei la mattina a dormire, per poi andare al campetto ma quando non è lui sono io. Già è tanto se ci ricordiamo di mangiare. Poi ho ricevuto un messaggio da mio padre, a breve tornerà dal suo viaggio di lavoro. Non mi ha detto molto, può darsi che resti più del solito weekend, così ieri sera ci siamo portati avanti per il periodo di lontananza che ci aspetta. Quindi è normale che il Da'hao sia senza forze.
«Hanamichi di nuovo. Muoviti e stavolta vedi di concentrarti. Oggi sei peggio del solito.» Il capitano vuole rischiare la vita? Oltre a essere stanco è parecchio nervoso, sebbene non capisco il motivo. Magari è successo qualcosa durante le lezioni, però quando ci siamo incontrati negli spogliatoi era tranquillo.
«Ehi, tappo! Con chi credi di parlare? Io sono un genio del basket, non sono come voi miseri mortali che avete bisogno di allenarvi per ore.» È partito in quarta con le sue solite sparate megalomani.
Alzo un sopracciglio, sa benissimo che detesto quando non si concentra. «Infatti essendo idiota devi ripetere le cose il triplo delle volte, e forse riesci a cavarne qualcosa di passabile.»
Sakuragi salta su come se lo avessi colpito, diciamo che non ho usato un tono tenero e lui l'ha capito. «Non darmi dell'idiota, volpaccia!»
Un giorno lo farò, anche se temo che smettendo mi prenderebbe a testate. Ormai è parte di noi. «Allora allenati, mi stai dando sui nervi.»
Fumando rabbia, a passo di carica si dirige verso di me. Non ho voglia di rissa, ci farebbe perdere tempo e poi sa bene come andrebbe a finire. Davanti alla squadra non credo sia il caso. «Teme Kitsune, non continuare se non vuoi una testata.»
Non cambio espressione, ma è troppo tenero quando fa così. «Concentrati, altrimenti potrei anche spedirti a casa da stasera.»
Noto che gli altri ci guardano preoccupati, l'unica a sorridere divertita è Ayako. Lo sapevo che non avrebbe perso occasione per mettermi in imbarazzo, tra altro senza riuscirci. Hana mi guarda intensamente, non deve aver preso bene quello che ho detto. Mi allontano riprendendo a tirare, meglio finirla qui. Però ottengo di calmarlo.
«Allora? Baciapiselli e tappo ci muoviamo? Il tempo del Tensai è prezioso.»
Basta poco per farlo lavorare seriamente, continuiamo ad allenarci e stavolta senza più interruzioni. Ovviamente, dopo che la squadra è andata via, io e la testa rossa restiamo per una seduta in solitaria. Stiamo provando i tiri da tre punti, che ancora non padroneggia e purtroppo stasera è peggio del solito. Lo guardo: mette sempre meno forza sulle ginocchia e suda tantissimo. Mi avvicino. Lui è voltato verso il canestro e non mi sente, finché non gli appoggio le mani sulle braccia salendo lentamente sino alle spalle. Cerco di sciogliere la tensione nei suoi muscoli e dopo un po' ci riesco.
«Sei stanco?» Annuisce con la testa, so quanto deve essere difficile questa ammissione per lui? Il magnifico Tensai che non c'è la fa. Gli poso un bacio sul collo. «Vuoi smettere?»
«No, volpe. Il genio non si arrende.» Si volta verso di me, mi sorride prima di abbracciarmi e baciarmi. «Sakuragi alla riscossa!»
Torna sulla linea da tre e riprende a tirare. Mi piace questa sua testardaggine, si impegna e so che lo fa perché vuole migliorare. È un valido giocatore, ha talento e non deve sprecarlo. Ha capito che questo sport gli piace davvero. Mi riempie d'orgoglio sapere che non lo fa per me, che resto il suo nemico da abbattere. Alla fine quando ci avviamo verso casa il Do'hao è mezzo morto. Appena apro la porta getta la cartella e borsa a terra per cadere a peso morto sul divano, mugolando soddisfatto.
«Il genio non ha la forza che credeva, forse dovremmo fare un po' di pausa sulle nostre attività extra.» Lo pungolo, è più forte di me.
«Non ironizzare proprio su questo, altrimenti la forza per prenderti a pugni la trovo lo stesso.»
Sbuffo andando in cucina a vedere cosa c'è per cena, credo che stasera Hana non mi darà una mano. Va bene che devo solo riscaldare quello preparato dalla governante. Mio padre si ostina a darle le stesse mansioni di quando ero piccolo, in fondo posso anche cucinare da solo. Metto l'acqua per tè a bollire, qualcosa di caldo ci farà bene, se non sbaglio stasera dovrebbe esserci una partita interessante in tv. Dovremmo anche studiare, un po' per la squadra ma anche per la promozione al secondo anno. Oltre devo cercare informazioni per andare in America dopo il liceo, studiare le squadre e quale corso mi piacerebbe frequentare all'università. Mi mordo le labbra, faccio ancora questi progetti anche se la mia vita è cambiata. Certo voglio andare a giocare negli Stati Uniti, ma potrei lasciare il mio idiota? Assolutamente no. Può sembrare strano, siamo giovani e da poco insieme eppure il solo pensiero di me senza di lui per un momento mi ha tolto il respiro. Forse questa è una di quelle cose di cui dovrei parlargli, metterlo al corrente per capire cosa ne pensa.
Quando torno in soggiorno Hanamichi si è addormentato, il gatto è accoccolato accanto alla sua mano che sporge dal divano, toccando il tappeto. Lui è sdraiato supino, dorme come un bambino. Poso le tazze sul tavolino basso e mi sdraio anch'io, coprendolo con il mio corpo.
«Volpe non sto dormendo.» Sorrido baciandogli il collo.
«Lo so.» Mi sposto per non pesare troppo su di lui.
«Resta mi piace averti su di me.» Mi piace però meglio non indugiare troppo.
«Staresti scomodo e non voglio pesarti, sei stanco» Faccio per alzarmi ma lui si volta e mi trattiene.
«Vieni qui!» Con poca delicatezza mi induce a sdraiami al suo fianco.
«Ho preparato il tè.» Facciamo lo sforzo di metterci seduti per berlo, noto che i suoi lineamenti si distendono. Appena finito mi tira di nuovo a sé.
«Non hai fame?» Lo dico senza trattenere uno sbadiglio. Che posso farci se così rilassato è comodo, praticamente il materasso migliore su cui riposare.
«Mangiano dopo…» Mi avvolge tra le braccia e io mi addormento avvolto dal suo calore.
Anche nel dormiveglia percepisco il corpo della kitsune stretto al mio. Socchiudo le palpebre deve essere tardi, la casa è avvolta nel buio. Non capita quasi mai che ci addormentiamo quando torniamo dagli allenamenti, oggi siamo (va bene SONO, ma non ditelo alla volpe altrimenti vi ammazzo.) sul distrutto andato. Kaede strofina il volto contro il mio collo e sorrido: mister ghiacciolo che fa le fusa come un gattino. Gli accarezzo i capelli e lui mugola leggermente, segno che si sta svegliando.
«Hana...» Il suo è un mormorio così dolce, quasi una conferma nel cercare la mia presenza. Lo abbraccio ancora più forte.
«Ben svegliata volpetta.» Gli bacio i capelli, senza nessuna intenzione di lasciarlo. «Hai fame? Credo che l'ora di cena è passata da un po'.» Spero che dica di sì, il mio stomaco sta iniziando a borbottare sempre più forte.
«TU hai fame di sicuro!» Eccolo, quando mai non si risparmia una frecciatina.
«Kitsune, il genio ha bisogno di energie, non ricominciamo con questa storia. Non sono mica come te che vivi di aria e basket!» Ecco puntualizziamolo ultimamente anche il Tensai mangia meno a causa sua.
«Vivo anche di altro in questi giorni.» Arrossisco, possibile che stia sempre zitto mentre per mettermi in imbarazzo la voce la trova. Comunque qualcosa mi urta nella sua affermazione e anche prima ha fatto un'allusione che non doveva. Lo allontano da me, devo guardarlo negli occhi.
«Ma ti stai lamentando di qualcosa?»
Deve solo provarci, giuro che è la volta buona che regalo alla mamma una pelliccia di volpe. «No!» Sbaglio o quello che gli leggo negli occhi sembra malizia. «Mi piace tanto... tanto... tanto... vivere anche di altro.»
Sottolinea il tutto mordendomi il labbro inferiore. Frase insolitamente lunga che dimostra quando mi ama e non può fare a meno di me. Inutile che sindacate, una volta mi ha detto che mi ama però dopo il vuoto. Certo non ho intenzione di costringerlo, neanche lo voglio perché me lo dimostra quando facciamo l'amore. Concedendomi il suo splendido coro senza riserve, quindi quando mi parla così e come se me lo dicesse. «Anch'io volpetta.»
Ci baciamo dolcemente per poi alzarci e andare in cucina. Chissà cosa ci ha preparato la governante. Stiracchio le braccia, sono a pezzi ma voglio continuare a esercitarmi più che posso. Non voglio far rimpiangere il gorilla. «Fortuna che il campionato inizia dopo natale, è snervante allenarsi con questa pressione.»
Ormai mi muovo come se fossi a casa mia e ci metto poco ad apparecchiare la tavola mentre Ru finisce di scaldare la zuppa. «Sei teso perché devi ricoprire il ruolo di Akagi?»
Mi legge nel pensiero, dovrò farci l'abitudine. Il mio amore parla poco ma mai senza un motivo. Comunque ha centrato il punto, il gorillone è inimitabile. Anche se nella partita contro il Kainan mi sono fatto valere sostituendolo. In questi mesi sono migliorato, grazie agli allenamenti con Rukawa, ma so di non essere ancora alla sua altezza. Insomma forse la squadra si aspetta troppo da me, anche a causa del mio proclamarmi genio e ho paura di deluderla. «Non ti azzardare a dire una cosa del genere. Quando mai si è visto il genio nervoso?»
«L'elenco è lungo.» Lo guardo male, ma come osa? «Non ci sarebbe nulla di male, è normale esserlo.»
Mangiamo restando in silenzio, però penso a quello che ha detto: Rukawa si taglierebbe la lingua piuttosto che ammettere di essere nervoso. Oddio, sempre che lo sia per qualcosa visto che non mi è mai capitato di vederlo. Ma non dovrebbe fare la predica a me se tendo di nasconderlo. «Converrai con me che Akagi è stato il pilastro per tre anni dello Shohoku. Gli devo molto. Credo che nonostante i suoi borbottii anche lui sapesse quanto sono un genio del basket.» Kaede sbuffa, ma non dice niente. «Mi mette ansia essere paragonato a lui, non sono il gorilla.»
«No, non ne hai l'aspetto. Sei più scimmia.» Vope antipatica ma come osa. «Però già una volta hai giocato al suo posto. Sei migliorato dalla partita con il Kainan e la tua schiena è guarita completamente.» Adoro il tono morbido nella sua voce. «Gioca come hai sempre fatto. Non sei Akagi, sei un rossino pazzoide e non devi cambiare per la squadra»
Mi sorride e ricambio, a modo suo mi ha dato la spinta per non farmi prendere dal panico. Lo farà anche in partita quando mi dimenticherò di queste parole, non posso che ringraziare il mio amore per la fiducia che leggo nei suoi occhi. Lo guardo, mi capita spesso ora più di prima, è così bello. In questi giorni è rilassato oltre a essere cambiato. Non so se è quello che stiamo scoprendo insieme o la mia presenza ma lo vedo diverso.
«Che hai da fissarmi?» Poso le bacchette accanto al piatto e appoggio la guancia su una mano.
So di avere un'aria sognante e non me ne importa. Voglio che sappia quanto ormai non posso vivere senza di lui. «Sei cambiato. Resti sempre un freezer a due gambe.» Schivo un destro diritto al volto. «Ma il processo di scongelamento è avviato e neanche tu puoi fermarlo.»
«Invece tu resti sempre il solito Do'hao!» Rido riprendendo a mangiare la zuppa di miso. Mi ha dato dell'idiota ma i suoi occhi brillano. Ho visto poche volte quelle iridi così scintillanti, le ricordo tutte ma quella che ho impressa nella memoria è quando ci siamo svegliati la mattina dopo aver fatto l'amore per la prima volta. Lo guardo ancora e stavolta non riesce a nascondermi un piccolo sorriso. Che volete farci, lo amo da impazzire.
Finiamo di cenare e ordiniamo la cucina abbastanza in fretta, ormai questi gesti stanno diventando parte di noi. In effetti sto più qui che a casa mia, non riesco a stargli lontano visto che lo siamo stati per troppo tempo. Adesso voglio tenerlo stretto a me il più possibile. Poi non mi piace saperlo in questa grande casa, so che Ru ama la solitudine e non gli pesa ma non mi va che resti solo. Guardo il bellissimo ragazzo davanti a me, no… il Tensai non può lasciarlo solo.
«Accendi la tv, c'è una partita interessante.» Si mette comodo sul divano e subito il gatto gli salta in braccio. Mi accomodo anch'io e sbirciando il micio che Kaede continua ad accarezzare. Posso sentire le fusa della palla di pelo nera, le stesse che emetto io quando mi accarezza. Adoro Ace, si ha chiamato il gatto Asso, poi sono io il megalomane. Comunque oltre a voler bene al gatto per essere stato l'unica compagnia del mio volpino è un coccolone. Diciamo che come il padrone mi ha scambiato per un materasso riscaldato. Molte volte salta sul mio torace e resta a ronfare per ore. Chi vi ricorda?
Stasera invece di lottare con la Kitsune per farlo sistemare su di me sono io che mi appoggio a lui. Mi sento stanco, il che è anormale insomma dove sono finite le infinite energie del genio? Sta a vedere che la volpe mi ha trasmesso la sua narcolessia cronica. Credo sia dovuto a quello che facciamo per ore la notte, la mattina, insomma fosse per me lo farei anche prima degli allenamenti.
«Ahio, ma sei scemo?» Mi ha dato una gomitata nel fianco. Sicuramente mi ha perforato qualche organo vitale.
«Stavi pensando a qualcosa di scemo, quando hai quello sguardo è sempre così!»
Ora pretende anche di sapermi leggere nel pensiero? «Non è vero!»
La partita comincia quindi finiamo di battibeccare, perché non sia mai lo distraggo. Rischio la vita. Seguire le azioni diventa sempre più difficile. Il gioco è avvincente, stanno giocando due squadre che mi piacciono, però ho sonno. Dopo un po'al mio ennesimo sbadiglio kaede si alza e spegne la tv. Lo guardo stranito. Sta male, vuoi vedere che ha la febbre e non mi ha detto niente? «Che fai la partita non è ancora finita.»
Mette il gatto nella cesta e spegne tutte le luci, controlla che le porte siano chiuse e poi mi guarda. «Mi è venuto sonno, andiamo a dormire.»
Qui volpe ci cova, da quando gli viene sonno guardando una partita? Entriamo nella sua stanza, che considero anche un po' mia, ci mettiamo poco a prepararci per la notte. Quando il tepore delle coperte mi avvolge mugolo soddisfatto. Kaede si piega su di me dandomi un leggero bacio sulle labbra. «Notte, Do'hao.»
Lo trattengo facendomelo cadere addosso, deve stare tra le mie braccia. «Passerei la notte a baciare ogni parte di te.»
«Lo so, mai dubitato di questo» Si sistema cercando il mio calore. «Ma è bello anche stare così»
Affondo il volto nei suoi capelli. «Bellissimo. Notte Kitsune.»
Apro gli occhi un po' prima del suono della sveglia, Hana dorme sul mio petto. Lentamente provo a muovermi per trovare una posizione più comoda. Ieri era proprio stanco appena messo la testa sul cuscino si è addormentato, una cosa rara. Fortuna che stasera danno la replica della partita, sono curioso di sapere com'è finita. Però a un certo punto non ce l'ho fatta più a guardarlo mentre mi nascondeva l'ennesimo sbadiglio. Conoscendo il soggetto era inutile dirgli di andare a dormire. «Do'hao.»
Lo sussurro al suo orecchio prima di baciarglielo dolcemente. «Baka Kitsune.»
Borbotta. Abbasso lo sguardo ma dorme ancora profondamente eppure mi ha sentito. Sorrido appoggiando il volto sui suoi capelli. Ripenso a quello che mi ha detto ieri sera prendendomi in giro: a forza di stare con questo idiota sto cambiando. Non proprio cambiando ma stanno venendo fuori lati di me che non credevo di possedere. Mi ritrovo a essere meno freddo, più disponibile verso gli altri, specialmente la squadra. Ho persino accettato di uscire questo fine settimana con lui e la sua banda di pazzi. Inoltre mi sono scoperto di volere la sua attenzione sempre su di me, sono possessivo e geloso dei sorrisi che dispensa a destra e manca. Ovviamente non lo limiterei mai, sono una persona libera e indipendente e non potrei incatenarlo. Non che corro il rischio di doverlo fare, mi fa capire il suo bisogno di me in ogni modo.
Il suono penetrante della sveglia rompe il silenzio. «Ahhhhhhhh no, non voglio alzarmi. Spegni quella cosa, Kitsune.»
L'idiota nasconde la testa sotto il cuscino e io spengo l'infernale oggetto. «Non possiamo arrivare in ritardo di nuovo. Vuoi essere buttato fuori dal club?»
Ultimamente è capitato spesso, causa attività straordinarie di coppia. Ora capite perché Hana è crollato ieri, insomma non sta mai fermo io almeno dormo in classe. Dobbiamo riuscire a venirne fuori insomma peggio di due coniglietti. Forse dovremmo riprendere con le risse… no, tanto finiscono tutte allo stesso modo. Intanto però continua a lamentarsi, quando è in questo stato non ascolta nessuno e di prima mattina non ho molta voglia di parlare. «Uffaaaaa! Non vedo l'ora che questa tortura finisca, pensare che mancano ancora due anni.»
Scuoto la testa e lo lascio al suo delirio. Vado in bagno a prepararmi, meglio evitare di cambiarci uno davanti all'altro altrimenti finisce che non entriamo neanche alla seconda ora. Quando torno con la divisa indosso lui è seduto sul letto che si stropiccia un occhio. Quanto è tenero, un bambinone di quasi due metri da coccolare. «Ancora a letto? Muovi è tardi.»
Gli tiro i vestiti e lui non gradisce. «Parli tu? Mister sonno profondo.»
Borbottando contro le volpi dispotiche finalmente si alza. È completamente matto. Scendo al piano di sotto per la colazione, pensate che lui possa uscire a stomaco vuoto?
Arriviamo a scuola con anticipo, abbiamo ancora un po' di tempo da passare insieme. In verità non vedo l'ora di poggiare la testa sul banco, inizio a temere per l'anno prossimo. Insomma dovrò fare più attenzione per la squadra e mettere basi solide per andare in America. Sbadiglio mentre camminiamo per i corridoi affollati, all'improvviso Hana si ferma e guarda diritto davanti a sé. Seguo la direzione del suo sguardo e noto l'Akagi poco lontano che parla con delle amiche. Non devo osservarlo, basta la tensione che percepisco in lui. So quanto male gli facciano ancora le parole che gli ha rivolto. Ma non è solo quello il comportamento di quella ragazzina agli allenamenti è di una cattiveria inutile. Più volte è stata ripresa da Ayako per delle scortesie inutili nei confronti del nostro numero dieci.
Eccola che si volta verso di noi, ma quando guarda Hana mette su uno sguardo disgustato che mi fa incazzare, dura un attimo prima che entri in classe. Come può trattarlo così? Con quale diritto poi?
«Hanamichi?» La mia voce è un soffio, ma so che mi ha sentito. Vorrei stringerlo, ma devo trattenermi per non dare spettacolo inutile.
«Tranquillo kitsune va tutto bene.» Porta una mano dietro la nuca, la classica posizione quando è imbarazzato o sta dicendo una bugia. Mi sta dicendo una bugia, a fin di bene ma non mi piace. Gli ho detto che può dirmi tutto senza timore.
«Ci vediamo in pausa pranzo?» Una domanda superflua, ma ottengo di distrarlo dai spiacevoli pensieri. Tanto so bene che continuerà a chiedersi se ha sbagliato con lei.
«Certo volpe.» Mi sorride, però vorrei davvero fare qualcosa per lui. Parlare con quella è da escludere, anche se sarebbe la cosa più giusta. Non è da me, però non voglio che la persona che amo soffra e purtroppo, anche se mi dà fastidio, Hana ci soffre parecchio. Forse potrei andare contro il mio carattere, magari se fosse il nemico giurato dell'idiota (ancora non abbiamo detto a nessuno di noi. Sanno che ci alleniamo insieme ma nulla di più, per lo Shohoku siamo ancora nemici) a dire una parola gentile lei capirebbe. Scuoto la testa inorridito dal mio stesso pensiero.
Durante gli allenamenti li osservo parecchio il Da'hao e Haruko, devo dire che impossibile non notare come si evitano. Alla squadra hanno detto entrambi che sono fatti privati ma la tensione è palpabile e non so quanto faccia bene al gruppo. D'accordo tra noi non siamo mai andati d'accordo, parole pesanti ne sono volate qua dentro come i pugni eppure non ci siamo mai voltati le spalle. Forse è l'unico modo che ragazzi un po' particolari come noi hanno di interagire. Anche Ayako ha sempre fatto cameratismo perché quella ragazzina deve rovinare tutto?
Stasera, dopo aver cenato, quando vedo che Hana sta per accendere la tv lo fermo. Sono una persona che non ama spingere gli altri a dirgli le cose, ma il mio idiota non è tutti gli altri. Mi sono ripromesso sforzarmi e parlare perché voglio che capisca quanto lo amo. Inoltre non so niente di più di quello che mi ha detto la sera che ci siamo chiariti, però sento che deve essere successo dell'altro e il fatto che non vuole rendermene partecipe un po' mi ferisce. «Hana hai mai pensato di parlare nuovamente con l'Akagi?»
È un salto nel buio questa domanda, perché mi ha fatto capire più di una volta che non vuole discuterne. Sebbene non ne comprenda il motivo. Anzi mi fa innervosire, specialmente dopo quello che è successo per la nostra incomunicabilità.
«Ci ho già provato.» Sono sorpreso. «L'altro giorno ci siamo ritrovati soli in palestra, ma lei mi ha allontanato.»
Alza le spalle come se non fosse niente di importante, ma io so che questo ennesimo rifiuto deve averlo ferito. «Ci tieni tanto a riallacciare il rapporto con lei?»
«Si!» Deglutisco a vuoto, dovrei evitarlo ma mi sento in competizione. Un pensiero stupido perché so che lui mi ama. Gli do le spalle, non sono sicuro di riuscire a non far trapelare questi sentimenti. Sussulto quando mi abbraccia all'improvviso da dietro. «È una persona a cui tengo, ma anche per il bene della squadra. Questa tensione non deve esserci. Solo questo, non c'è altro.»
Sorrido mollandogli un pizzicotto, mi da fastidio che abbia percepito la punta di gelosia nella mia voce. «Ti adoro, volpetta.»
«Vorrei vedere, visto che ti sopporto è il minimo.» Mentre lo dico però mi volto e stringo il mio idiota forte. Scosto di poco il volto e poso le labbra sulle sue. Subito mi coinvolge in un bacio passionale a cui rispondo con lo stesso impeto. Con decisione lo spingo a sedere sul divano salendo a cavalcioni su di lui. «Ti va di provare quanto è comodo il divano di casa mia?»
«C'è bisogno di chiederlo?» Poggia le mani sul mio fondoschiena attirandomi a sé. Deve piacergli parecchio, le sue mani finiscono sempre lì. «Oggi ti faccio conoscere un nuovo schema, volpacchiotto.»
Rido, possibile che debba essere sempre così Do'hao.
Mi piace da matti guardare il volpino dormire, soprattutto dopo esserci sfiniti di piacere per quasi tutta la sera. Dovevo recuperare visto che ieri sono crollato. Sorrido, è bello fare l'amore con lui ma è altrettanto meraviglioso tenerlo tra le braccia. Capita che a volte restiamo in silenzio, si anch'io, paghi del nostro calore poi lui si addormenta e io lo contemplo per ore. Siamo ancora distesi sul divano e ormai è tardi, non mi va di svegliarlo però dormire qui sarebbe scomodo. Abbiamo bisogno di riposo, gli allenamenti sono abbastanza pensati e noi facciamo anche tanti extra. Decido di prenderlo in braccio, per portarlo al piano di sopra, sperando non si svegli altrimenti potrei essere squartato. Volpe indisponete. Come farebbe senza il suo Tensai? Lo tengo stretto a me, mi dà un senso di forza incredibile vederlo così fiducioso e abbandonato. Capitemi, adoro la sua forza ma a volte credo che sia troppa. Che per dimostrami di essere indipendente e libero non si lasci andare. Vorrei che non ci fosse questo tra noi, anche perchè nessuno meglio di me conosce quanto è forte.
Sorrido poggiandolo sul letto, due secondi e si gira dandomi le spalle. Lo spoglio, un'impresa non facile, e lo avvolgo bene nel piumone non riuscirei mai a mettergli il pigiama. Pochi minuti e lo raggiungo stringendolo a me. Mi spiace avergli mentito, dopo il nostro chiarimento ci siamo promessi di dirci tutto. Avergli taciuto l'incontro con Haruko è stato un errore, ma non voglio si arrabbi. So che non la sopporta e non gli è andato giù quello che mi ha detto. Anzi non capisce come possa difenderla dopo il modo in cui si comporta e questo lo innervosisce. Secondo me è per gelosia, ma sto ben attento a dirlo. Che male c'è poi, io sono gelosissimo di lui. So che gli mentirò di nuovo per mettere a posto questa storia e devo solo sperare che capisca. Mi avvicino e chiudo gli occhi. «Ti amo, Kaede.»
Sabato mattina per fortuna siamo esonerati dalle lezioni, quindi niente sveglia ma possiamo crogiolarci nel tepore delle coperte ancora per un po', nel pomeriggio andremo al campetto ad allenarci. Neanche a dirlo la Kitsune è ancora nel modo dei sogni, dorme appoggiato con la schiena al mio torace. Strofino il viso si suoi capelli morbidi.
«Do'hao…»Quando mai, possibile che ancora non possa dirmi qualche frase carina e dolce. «Come ci siamo arrivati a letto?»
Ohi! Ohi! Ora che gli dico? Stava dormendo alla grande forse non si ricorda niente. «Con le nostre gambe, mica volando. Che razza di domande fai?»
«Davvero? Peccato, pensavo che ti fossi preso cura di me invece mi hai svegliato.» Ma come osa dire una cosa del genere.
«Volpe narcolettica e scimunita, se non fosse stato per il Tensai staresti dormendo sul divano. Invece il genio ti ha portato in braccio fin qui e messo a lettoooo.» Mi ha dato un pugno sul naso, ma è tutto scemo. Insomma come devo dirglielo che il naso è l'orgoglio del genio.
«Non ti azzardare più a portarmi in braccio, so benissimo camminare. Do'hao!» Vuole morire e io l'accontento.
«Prima mi dici che devo prendermi cura di te poi mi meni. Sul naso poi…» Ma io devo andare in biblioteca a cercare un manuale di come addomesticare una volpe.
«Era una prova per farti dire la verità.» Ahhhhhhh, vendetta pronta vendetta. Lo rovescio sul letto, adesso vediamo cosa fai.
Ovviamente passiamo la mattinata a rotolarci nel letto, non per cose piacevoli. Ma anche una bella rissa, senza lividi perché non mi piace vederli sul suo bellissimo corpo, fa sempre bene.
Nel pomeriggio andiamo al campetto vicino alla spiaggia, quello sempre deserto e dove posso baciare ogni tanto il mio amore. Verso il tramonto mi lascio andare a terra con le braccia allargate. Maledetto il giorno che ho detto alleniamoci insieme. Non so quanto ore mi ha fatto allenare con il gioco di gambe e le finte, ci casco troppo ancora. «Sai che potresti fare una splendida carriera militare. Il cipiglio del comandante lo hai.»
«Hn!» Rido, deve essere stanco anche lui. In effetti Rukawa vuole dimostrare di essere diventato ancora più forte. Chiudo gli occhi, inizia a fare freddo, dovremmo tornare a casa e siamo parecchio sudati meglio non prenderci un'infreddatura. Sento un fugace bacio sulle labbra e allora alzo le palpebre per specchiarmi nei suoi occhi. Quanto sono belli, pieni di mille sfumature.«Ti amo tanto, Kaede»
Lui sorride e bacia nuovamente senza rispondermi. Non deve farlo, mi basta guardarlo è felice e quella piega dolce sulle sue labbra me lo conferma. «Andiamo a casa?»
Annuisco, camminiamo lentamente prendendo le stradine laterali. Sono felice e voglio che niente turbi questa felicità che ci stiamo guadagnando giorno dopo giorno. Dopo tante scazzottate, parole d'odio e stupidi litigi desidero solo avere Kaede vicino.
Il Tensai ha avuto un'idea degna del suo genio. Dopo una lunga battaglia ho convinto la volpe a uscire con la mia banda. Con calma, insieme a Yohei, ho spiegato la situazione agli altri e volete sapere cosa hanno avuto l'ardire di asserire? "Devi avergli fuso il cervello a Rukawa, con le tue testate, per farlo mettere con te." Testate ne sono volate quel giorno per metterli a tacere. Come osano dire una cosa del genere. Comunque sono felici per me, hanno detto che ho fatto il salto di qualità. Mai nessuno che pensasse che forse è la volpe fortunato ad avermi.
Onde evitare posti affollati, che non piacciono al mio amore e per me che non voglio troppe occhiate su di lui, ho optato per andare al chiosco di Ramen vicino alla sala giochi. Frequentato per lo più da famiglie. Però ho dimenticato che il sabato lavora qualche cameriere in più. Ora capitemi, già devo stare zitto davanti alle oscenità che gridano al mio ragazzo quelle invasate del suo fan club, mica posso starmene in silenzio davanti a questo finto cameriere che ci sta spudoratamente provando con il MIO volpino?
«Posso portarti altro se non ti piace il ramen, stai guardando il menù da un po'.»
«Schioda, stai dando fastidio. Quando abbiamo deciso ordiniamo.» L'armata parte in una risata altisonante, ovviamente hanno capito che sono geloso marcio.
«Idiota.» Lo fulmino con lo sguardo, non deve darmi dell'idiota quando sono nervoso. Comunque bisogna dire che Kaede non da spago, anche perché finirebbe male. È spassoso assistere allo sguardo sconvolto della Kitsune per quanto siamo capaci di mangiare, soprattutto quella scrofa di Takamya, ma spero capisca che siamo tipi dal consumo facile di energia. Usciamo abbastanza presto dal chiosco e andiamo in sala giochi. Strano che Ru non sia mai entrato prima qui dentro.
«Davvero non hai mai giocato?» I gundan sembrano sorpresi quanto me, però riflettendoci con chi sarebbe dovuto venire se non ha mai avuto amici? Dopo l'iniziale smarrimento, assumo la mia posa megalomane preferita. Ho l'occasione giusta per battere l'infido. «Ah! Ah! Ah! Bene ti sfido volpaccia.»
«Guarda come si è esaltato!» Noma
«Ci credo è l'unica occasione che ha di battere Rukawa.» Okuso
«Be potrebbe sempre restare fregato. In fondo è il re degli idioti.» Takamya
«Volete che vi dia una testata?» Ma io li sfascio, come si permettono? Loro ridono mentre io afferro il volpacchiotto e lo porto davanti a un videogioco. «Teme Kitsune, finalmente mangerai la polvere»
Un'ora dopo sono completamente sconvolto. «Battuto! Com'è possibile? Tu hai barato, sai giocare ai videogame. Ammettilo, hai teso un tranello al mitico genio per farti beffe di lui.»
Rukawa mette su quell'espressione indifferente che mi da sui nervi. «Sei lento e prevedibile.»
«Ma come osi?» Ora è l'amore del cuore mio e io non gli potrei mai fargli del male, però ho una voglia matta di rifilargli una testata. Come quella che gli ho dato quando ci siamo conosciuti. «È la classica fortuna del principiante.»
«Tanto basta, Do'hao!» Ah ma allora vuole la rissa, ma basta dirlo che lo accontento. Come una furia mi porto davanti a lui agitando i pugni. «Che vuoi fare?»
Me lo sussurra quasi sulle labbra e io non riesco a reprimere un brivido. Ecco lo sapevo, l'idea era quella di menarlo ma il suo profumo mi avvolge e ho solo un forte desiderio di baciarlo. Così mi avvicino in modo che possa sentirmi solo lui. «Aspetta che torniamo a casa. Allora sconterai l'ira del genio.»
Ovviamente essendo un volpino spudorato, altamente allusivo e perversamente sexy. «Mi piace quando fai l'hentai.»
Arrossisco e incasso ritirandomi, anche perché non posso fare niente. Però la mia ritirata non passa inosservata a quei quattro disgraziati che hanno il coraggio di definirsi amici. «Così Rukawa ti ha messo ko in tutto Hanamichi.»
«Come osi palla di lardo. Il Tensai non sarà mai sconfitto da una Kitsune addormentata.» Insomma la mia autorità di capo dov'è andata a finire.
«Ma se ti batte praticamente da sempre. Sai è un bene che sia il tuo ragazzo, così almeno non hai il complesso di inferiorità.»
La vena sulla mia tempia inizia a pulsare pericolosamente. Questo è troppo, hanno davvero tirato la corda. «Io vi cambio i connotati.»
Quei codardi iniziamo a correre incuranti dell'ira del genio. Ma se credono di farla franca si sbagliano, gli vado dietro inveendo come un pazzo. Distanziando Kaede e Mito che camminano tranquillamente.
Perché deve sempre fare l'esagitato? Sorrido leggermente, guardandolo affannarsi per raggiungere i tre che hanno osato offendere il genio. Adoro la sua vivacità e nulla deve spegnerla, ho visto Hana triste alcune volte e mi sono ripromesso che non lo sarebbe stato più a causa mia. Avevo dei dubbi per quest'uscita, non sono amante della folla e del chiasso. Sospiro, come posso dirlo visto il soggetto che mi sono scelto? Comunque devo dire che mi sento bene, la serata scorre piacevole e ho scoperto anche quanto possono essere divertenti i videogiochi. Devo informami se esiste qualcuno sul basket, potrebbe essere una specie di allenamento.
«Ti devo delle scuse, Rukawa.» Io e Yohei siamo separati dal resto del gruppo che sta fuggendo da una testa rossa furiosa. Mi volto a guardarlo sorpreso. Ho sempre pensato che avesse qualcosa da dirmi ma non certo "scusa", poi per cosa? Non credo di averlo mai trattato in modo differente dagli altri, anzi forse meglio. Ho un grande rispetto per lui, ancora mi sovviene quel giorno della rissa in palestra. Nel silenzio generale non ha avuto paura di prendersi la colpa. «Hn!»
Mi spiace ma l'idiota è uno dei pochi, meglio il solo, che riesce a farmi cacciare la voce. Poi ho la netta impressione che voglia parlare, quindi lo farà indipendentemente da me. «L'avevo capito da un po' che il Tensai era follemente innamorato di te, è troppo cristallino nei sentimenti. Nonostante tutto è stato bravo a tenerli nascosti, forse proprio questo mi ha fatto capire che è una cosa seria. Però, sarà stato per egoismo, non credevo fossi la persona giusta per lui.» Mi blocco sul posto mentre Mito continua a camminare, finché si accorge che non sono al suo fianco. Resta di spalle, quasi intimorito di guardarmi. Non sono arrabbiato, mi dispiace che abbia avuto un'impressione sbagliata. «I primi tempi, quando lo vedevo spesso abbattuto, gli ho detto spesso di pensare bene se voleva davvero stare con te.»
Si gira e il mio viso deve esprimere bene quello che sento. Conosco l'amicizia che lega lui e Hana, la invidio anche perché io non l'ho avuta nella mia vita però mi chiedo perché spingerlo lontano da me. Asserisce di aver compreso i sentimenti dell'idiota, eppure non l'ha incoraggiato.
«Non prendertela, non è facile andare d'accordo con il genio ma anche con te non lo è. Però ora so che avete trovato il modo per capirvi e vedo il mio migliore amico davvero felice. Per questo ti chiedo scusa.»
Forse riesco a capire il suo discorso, sebbene mi dia fastidio. Mito ha sempre sostenuto Hana, è quello dell'armata che lo prende meno in giro quasi conoscesse perfettamente la soglia oltre il quale non spingersi. Gli vuole bene e temeva di vederlo cambiare per piacere a me, per stare con me, e questo non può accettarlo. Cosa che neanche io voglio, la mia scimmietta deve restare così com'è. Annuisco, un modo per fargli capire che va tutto bene e non servono le scuse.
«Mi raccomando è un ragazzo forte e determinato, un pazzo megalomane, ma ha una profonda insicurezza e un cuore buono. Sbaglierò a chiedertelo però... prenditi cura del Tensai.»
Mi sorride dirigendosi verso quella banda di scalmanati, scuoto la testa non deve chiederlo. Io mi prenderò sempre cura del mio idiota. «Che facce scure, c'è qualche problema?»
Eccolo, abbandonati i propositi di vendetta è venuto da me. Sento i suoi occhi scivolarmi addosso nella più tenera delle carezze. «No, ho solo fatto presente a Rukawa quanto sei poco adatto per lui. Insomma ha pretendenti di un certo calibro, come ha fatto ad accattarsi uno come te resterà un mistero.»
«Non riuscirai a farmi arrabbiare. Scommetto che la volpe ti ha zittito.» Si volta verso di me speranzoso, sei buffo e proprio per questo ho ancora più voglia di prenderti in giro.
Alzo un sopracciglio. «Veramente l'ho rassicurato che ho tenuto i numeri di telefono in caso avessi cambiato idea.»
«Ma kitsune...» Devo trattenermi dal baciarlo è così dolce in questo momento.
«Visto, io fossi in te starei attento.» Yohei ride schivando una testata.
«Sei finito razza di finto amico.» Li guardo scherzare, forse dopo tanta solitudine non è così male scoprire che può piacermi stare in mezzo a questa banda di pazzi. Ma di cosa mi meraviglio, quando mi sono fidanzato con il più matto di tutti.
Alla fine, ormai sono le undici passate, io e il Do'hao siamo sulla strada di casa. Camminiamo vicino, le nostre mani si sfiorano a ogni oscillazione e io mi scopro non così assonnato come pensavo. Dopo tante urla è riposante questo silenzio, anche preoccupante insomma quando mai la scimmia sta zitta?
«Sei stato bene, Kaede? Non ti sei annoiato vero?» Ah, stava pensando a come chiedermi se mi è piaciuta la serata. C'è una punta d'ansia nella sua voce, potrei rispondergli di sì però ho sempre una reputazione da mantenere.
«Si, in fondo ti ho battuto anche in qualcosa in cui credevi di essere migliore di me. Quindi direi che è stata una bella serata. Ha confermato ancora una volta chi è il genio tra noi due.» Arrossisce di brutto stringendo i pugni.
«Ah ma solo quello ti viene in mente, sempre il solito ghiacciolo.» Si allontana camminando con le braccia aperte come un pazzo, borbottando contro le volpi siberiane che non sanno divertirsi.
Sorrido raggiungendo, lo stringo da dietro inalando il suo profumo. È vero che siamo in strada ma è tardi e non mi importa molto, desidero stringerlo e percepire il calore della sua pelle.
«Kitsune che fai?» Si gira sorpreso, forse anche un po' intimorito. Non avere paura, non stiamo facendo niente di male. Sto per dirglielo ma lui mi sorprende stringendomi forte e premendo le labbra sulle mie. Mi lascio trasportare da questo bacio dolce. «Morivo dalla voglia di baciarti, è passato troppo tempo dall'ultima volta.»
«Non far passare più così tanto tempo.» Allaccio le braccia al suo collo cercandolo ancora. Mancavano anche a me. Mi stacco quando la situazione inizia a degenerare. «Siamo in strada…»
«Non vedo dove sta il problema. Ti bacio dove e quando voglio, chi vuole scandalizzarsi faccia pure non è un problema mio.» Stavolta lo coinvolgo in un bacio profondo.
«Andiamo a casa?» Provo a muovermi, anche se non ci sciogliamo dal nostro abbraccio. Mancano pochi metri e ho voglia di lui.
«È una proposta indecente?» Continuando a baciarci arriviamo davanti al cancello. Lo apro in fretta.
«Dipende vediamo se mi fai passare il sonno, idiota.» Non è facile aprire la porta con lui praticamente addosso che mi divora il collo. Più volte la chiave inserita nella toppa non è quella giusta.
«La porta volpacchiotto.» Ha anche il coraggio di sfottermi. Finalmente riusciamo a entrare. Il tempo di togliere i capotti e le scarpe che lui mi spinge contro il muro.
«Che intenzioni hai?» Ho i brividi, voglio che mi prenda subito eppure mi piace da matti portare avanti il nostro gioco.
«Portarti a letto. Spogliarti e fare l'amore con te per tutta la notte.» Mi manca il respiro per un attimo.
«Cosa stai aspettando?» La sua mano si stinge alla mia. Saliamo come due ubriachi le scale. Durante il tragitto i maglioni finisco a terra, arriviamo in camera e i pantaloni, con un po' di difficoltà, fanno la stessa fine.
Mi stendo nudo sul letto invitandolo con una mano a raggiungermi. Sorrido al suo sguardo adorante, eppure lui resta in piedi mentre io voglio il suo corpo addosso.
«Che c'è?» Si mette al mio fianco continuando a mantenere un'espressione estatica. Cosa sta pensando quella testa matta ora?
«Io... a volte credo... di non... sei... sei sicuro di volere me?» Lo afferro, inducendolo a sdraiarsi su di me, come puoi pensare una cosa del genere? Posso permetterti di essere insicuro su tante cose ma non sul fatto che voglio te. Non senti il desiderio di averti. Il bisogno di unirmi a te in ogni modo.
«Idiota.» Ci rimane male, ma deve capire che questa frase non la voglio più sentire. Mi muovo accarezzando la sua pelle con la mia, beandomi dei gemiti di piacere che non può nascondermi.
«Baka Kitsune.» Sei un dolcissimo ingenuo Hanamichi. Gli chiudo la bocca, deve sentire quanto è importante per me. Che non ho scelto di stare con lui, era l'unico che poteva risvegliarmi dal mio torpore. Che lo stavo aspettando… solo lui. Nessun altro avrebbe potuto farmi perdere la testa così.
«Volpaccia mi dici cosa ti ha detto Yohei?» Lo sapevo, ma perché deve essere sempre una scimmia curiosa?
«Adesso?» Pretende che parlo in questo momento?
«Dai Volpetta.» Mi riempie il viso di baci, ovunque tranne le labbra anche se io provo a catturargliele.
Sbuffo fermandolo. «Sei proprio un Do'hao. Comunque se vuoi saperlo, Mito mi ha chiesto di prendermi cura del Tensai.»
Ecco ora già so che ci sarà la replica. «Tu... tu ti prenderai cura del Tensai?»
Assumo la mia espressione più indifferente e con tono piatto. «No!»
Devo trattenermi dal prenderlo tra le braccia per cancellare quell'espressione triste. «Kaede.»
Salta su mortalmente offeso. Non resisto mi premo contro di lui, affondando il volto contro il suo collo. «Io mi prenderò cura del mio Do'hao.»
Mi scosto per guardarlo e il cuore trema leggermente. I suoi occhi sono un concentrato di passione, desiderio, dolcezza e amore tutte per me. La sua stretta si fa appassionata e bollente. «Ti amo tanto, Kitsune»
Non sai quanto ti amo io, Hana. Finalmente smette di parlare o meglio "parliamo" in modo diverso e devo dire che mi piace da matti.
Il mio amore per te
Voglio il MIO Kaedeeeeeeeeee! Sospiro sprimacciando il cuscino in cerca di una posizione per dormire. Mi rigiro per l'ennesima volta, mi manca il mio amore non so dormire più senza la sua testa appoggiata sulla spalla e il calore del suo corpo. Mannaggia a mia madre, come ha osato separarmi da lui. Va bene non sa di noi, lei continua a credere che è solo un amico della squadra di basket e che gli faccio compagnia perché il padre è sempre fuori. Però giustamente, quando ha preso una settimana di ferie, mi ha chiesto di passare un po' di tempo insieme e non ho potuto dirle di no. Risultato? Sono quattro giorni che non vedo il mio volpino se non a scuola e agli allenamenti. Insomma una tragedia, anche perché tra un po' tornerà a casa il padre di Ru e quindi dovremmo stare per forza di cose separati. Si avvicina Natale, non che qui da noi abbia un significato particolare, abbiamo giusto qualche giorno a scuola di vacanza e dopo capodanno inizierà il torneo invernale. Devo anche prepararmi per le ultime interrogazioni, sia mai che il genio si fa bocciare. Comunque ho deciso di invitare la Volpe per la viglia, qui si usa così, ho già in mente un posto carino dove andare e spero abbiano ancora posto. Devo anche pensare a un giusto regalo… ora che ci penso il primo gennaio è anche il suo compleanno. Mmmm, ma guarda che data si è andato a scegliere uno, uno e scommetto che è nato allo scoccare della mezzanotte. Volpaccia esaltata. Mi rilasso, tanto il sonno non arriva. Ho passato queste notti a pensare a lui a questi pochi mesi insieme, a quello che stiamo scoprendo l'uno dell'altro. Certo la Kitsune così possessiva non la facevo, però sono contento perché io sono geloso di chiunque gli respiri a meno di dieci metri di distanza. Capirete, giocando a basket è abbastanza difficile. Afferro il cellulare, starà dormendo ma troverà il mio messaggio domani mattina.
"Non riesco a dormire senza il mio orsacchiotto di volpe."
Stavolta credo che mi ucciderà appena mi vede. Il vibrare del telefonino mi distoglie dalle possibili ripercussioni del mio amore.
"Neanch'io senza la mia scimmia rumorosa."
Mi ha risposto, dovrei alterarmi per avermi dato del primate e per aver sottolineato che russo ma… lui che non riesce a dormire senza di me. Ho gli occhi a cuoricino me lo sento.
"Teme Kitsune non offendere il genio."
Chissà come mai è ancora sveglio, forse potrei chiederglielo.
"Non offendo dico la verità."
Peccato che non posso dargli una lezione. Comunque voglio sapere come mai ancora sveglio. Sto per scrivere l'ennesimo messaggio quando mi arriva una chiamata dal mio amore. «Non azzardarti mai più a dire che russo.»
«Io non l'ho detto.» Quanto è bella e sexy la sua voce anche per telefono.
«Era sottinteso.» Mettiamo i puntini sulle I
«Coda di paglia?» Me lo immagino sdraiato sul letto con gli occhi ridenti. Bellissimo e sensuale da perderci la testa. Il mio è il ragazzo più bello del mondo. Sospiro estasiato.
«Mi manchi volpaccia.» Lo sa, ma voglio dirglielo. Oggi ci siamo sfiorati appena, dopo il nostro allenamento supplementare, un bacio talmente intenso che ancora mi fa venire le ginocchia tremanti e salire l'eccitazione. Kaede non mi risponde e va bene così, in fondo prima ha detto che gli manco. Magari questa potrebbe essere l'occasione giusta per chiedergli di uscire con me la sera della vigilia. «Kaede, ecco…io…noi…cioè…magari ti dà noia. Però… potresti dirmi di sì… ma anche no…»
«Che diavolo farneticando, idiota? Ti ricordo che è quasi mezzanotte e la mia testa è meno ricettiva.»
«Baka, dai al genio il tempo di chiederti se vuoi uscire con lui la sera della vigilia. Insomma ho i miei tempi, anche perché devo convincere una Kitsune mezza scongelata.» Continuo a sbraitare, non si mette fretta al Tensai.
«Sei proprio tutto matto.» Sta ridendo? No com'è possibile, di solito devo ricorrere al solletico. «Mi stai chiedendo un appuntamento?»
Ehhh, come ha fatto a capirlo? Io ancora non gli avevo esposto nulla. «Si.»
Ora che ci penso non gli ho mai chiesto di uscire insieme. Cioè con l'armata è successo un paio di volte, poi c'è stata la serata con i ragazzi della squadra e i nostri incontri al campetto. Però noi due soli mai. «Va bene, Do'hao. Però visto che mio padre sarà fuori per la cena con i colleghi devo rientrare massimo per le undici e mezza.»
Sorrido, mi ha detto praticamente che quella sera il padre è fuori. «Tranquilla Kitsune, ti riaccompagno fin sulla porta di casa per l'ora stabilita.»
Un piccolo sbaglio mi fa capire che è ora di lasciarlo andare. «Notte, Kaede.»
«Notte, Hana.» Un mormorio che mi fa battere il cuore. Mi distendo sul futon, meglio dormire così domani mattina vado a prenderlo a casa e facciamo la strada insieme.
Sbadiglio rumorosamente, beccandomi un'occhiataccia dal professore di matematica. Uffa, ho sonno. Ieri sera per addormentarmi ho impiegato tempo, stamattina sono andato a prendere la Volpe per passare un po' di tempo insieme e ora voglio dormire. Appoggio la testa sulle braccia incrociate e chiudo gli occhi. Avevo proprio bisogno di stare con Kaede, non è che abbiamo fatto chissà che cosa ma anche camminare vicini e parlare del più e del meno, va bene io parlo e lui ascolta, è bello. Ogni cosa fatta con la Kitsune è bella, che posso farci sono un ragazzo profondamente innamorato. Voglio bene a mamma però mi tiene lontano da lui e inizio a risentirne. Insomma siamo due sedicenni alle prese con la prima esperienza, poi diciamolo come si fa a non desiderarlo in ogni momento. È come l'aria. Più respiro e più ne voglio. Non è solo il sesso,sebbene sia meraviglioso scoprirlo insieme giorno dopo giorno, ma è la sua vicinanza di cui ormai non posso fare a meno. Ru è la persona più introversa di questo mondo ma io con lui mi diverto. Forse sarà questa altalena di emozioni che c'è tra di noi. La voglia di insultarci e picchiarci che poi diventa desiderio di fonderci in un unico essere. Molte volte mi fermo a guardarlo, capitava anche prima, e quando realizzo che lui sta con me. Vuole me. Cerca me. Mi prende una strana emozione e vorrei stringerlo, gridare al mondo che il testardo e bellissimo Kaede Rukawa mi appartiene. È solo di Hanamichi Sakuragi. Ovviamente mi trattengo dal farlo perché so già che mi si rivolterebbe come una iena, non sia mai che si senta legato. Eppure io lo sono a lui a doppia, che dico, tripla mandata. Non ho problemi a sentirmi suo, anzi voglio esserlo. Ma anche in questo siamo gli opposti e quindi devo rispettare la sua scelta. Tanto è mio e non lo può negare.
Le lezioni passano tra una dormita e una strigliata da parte dei professori, oggi non ho neanche visto il mio amore per pranzo. Praticamente era in stato catalettico sul banco e non ho rischiato la vita per svegliarlo. Mentre tornavo in classe ho incontrato anche Haruko, questa storia inizia a pesarmi e vorrei trovare una soluzione. Se mi permettesse di parlarle, so che non è cattiva e le cose che ha detto vengono dalla rabbia. Sono il genio e troverò una soluzione, mi dispiace in fondo è una manager della squadra e mi dispiace vedere come la guardano male gli altri.
«Fate largo schiappe arriva il mito vivente.» Devo ammetterlo senza i pugni del Gori non c'è più sfizio. Non finisco neanche di pensarlo che mi arriva una pallonata in faccia. «Chi è stato?»
Mi massaggio il naso e guardo con occhi di fuoco la mia nemesi. «Rukawa, sempre il solito mentecatto.»
«Hanamichi stai buono. Guarda che in assenza di Akagi ci vuole qualcuno che ti rimetta in riga. Te ne approfitti perché io alla tua testa bacata non ci arrivo.» Borbottando contro nani malefici e volpi ibernate, mi avvicino al cesto dei palloni e Haruko è proprio lì, ci fissiamo di nuovo e nei suoi occhi non leggo astio solo tanta tristezza.
«Tutto bene?» Mi aspetto che si allontani intimandole di lasciarla in pace. Lei annuisce, mi piacerebbe davvero sistemare le cose. So che meno di due settimane fa mi ha intimato di non parlarle, però… «Haruko, ti andrebbe di parlare dopo gli allenamenti?»
Lei annuisce di nuovo. «Bene dopo i supplementari con la Kitsune ci vediamo fuori dalla palestra.»
Prendo il pallone con rinnovata grinta. Le sorrido, sperando che nessuno noti questo gesto e prendo ad allenarmi. Tra non molto ci sarà una pausa di qualche giorno per Natale e passato capodanno inizierà il torneo. Un po' mi mette tristezza sapere che Akagi e Kogure non hanno voluto rimare nel club. Credo che il Gori sia profondamente dispiaciuto di non essere riuscito a portare lo Shohoku almeno alle finali del campionato nazionale. Riguardo a me, ho sempre detto di essere il suo successore e dovrò dimostrarlo anche nei fatti. Osservo la volpe andare a canestro, penso proprio che le squadre avversarie dovranno vedersela con il nostro numero undici che è parecchio agguerrito.
«Do'hao?» Come mai si avvicina quando ci sono ancora gli altri? Ha voglia di rissa?
«Che c'è?» Non ho fatto nulla di male vero? No perché ho la sensazione che voglia scuoiarmi, ma forse mi sto impressionando.
«È successo qualcosa?» Con la testa fa un cenno all'Akagi ferma vicino al nonetto. Sono sorpreso, non pensavo mi avesse visto. Non mi va dirgli che parlerò con lei, magari finisce come le altre volte.
«Cosa doveva succedere?» Odio mentirgli, tanto mi sgama subito e quello sguardo accigliato la dice lunga. Però non aggiunge altro e torna in campo. Gli allenamenti finisco e piano piano tutti vanno via, come al solito restiamo soli a provare schemi e tiri. Abbiamo deciso di collaborare, posso passare qualche volta la palla a questa volpaccia nella mia magnanimità sebbene ancora non ho smesso di volerlo battere. Un giorno ci riuscirò, anche solo per una volta, ma vincerò uno one on one contro di lui. Guardo l'orologio, stranamente Ru non ha intenzione di chiudere presto la nostra sessione solitaria, però io ho un appuntamento e non posso mancare.
«Senti Kitsune, per oggi basta così.» Butto il pallone nel cesto avviandomi negli spogliatoi. Non aspetto una sua risposta, sono teso e nervoso. Nemmeno sotto l'acqua calda riesco a rilassarmi, ho paura di essere nuovamente ferito. Forse avrei dovuto lasciare le cose come stanno, nella speranza di migliorarle potrei solo peggiorarle. Due braccia candide si chiudono introno alla mia vita spingendomi indietro. Piccoli baci sulla nuca spandono deliziosi brividi lungo la mia schiena. «Che fai?»
«Mmmm... devo spiegartelo davvero, idiota?» Rido girandomi nel suo abbraccio, è così bello sotto l'acqua. La sua pelle assume un candore brillante e le gocce sembrano tanti diamanti. Gli sfioro il naso con il mio, una tenera carezza prima di abbracciarlo forte.
«Ho una voglia matta di fare l'amore con te.» Stiamo parlando di cinque giorni di astinenza e sapete com'è mi sono trattenuto parecchie volte. «Ma non voglio farlo qui.»
Cioè vorrei, ma non posso. Capite quando sono scemo? Ho la volpe sexy e bagnata tra le braccia, ma non posso fare niente perché Haruko mi sta aspettando. Posso darmi dell'idiota da solo?
«Perché no?» Lo sapevo, mi sta praticamente spingendo a dirgli il motivo del mio nervosismo. Pensa Hana, avanti sei un genio e puoi trovare una scorciatoia.
«Non abbiamo chiuso la palestra e la porta, pensa se dovesse entrare qualcuno della squadra. Già è tanto che gli permetto di vederti nudo sotto la doccia. Quando sei eccitante e mortalmente sexy devo vederti solo io.»
«Do'hao.» Ecco si è scostato, aprendo la doccia di fianco alla mia e stavolta mi ha insultato proprio.
«Kit ti spiace se vado, ho un impegno con mia madre e sai com'è.» Kaede non mi risponde, solo il classico mormorio. È arrabbiato, dovrò strisciare ai suoi piedi per farmi perdonare di tutte queste bugie.
Ho già detto che odio quando l'idiota mi dice una bugia? Direi di sì. Bene allora dovrebbe piantarla di seguitare a farlo. Non mi offende il fatto che abbia inventato una palla, abbastanza credibile, per non fare l'amore con me ma che è andato via senza dirmi il vero motivo. Sono arrabbiato, deluso e ferito. Insomma volevo stare un po' con lui e invece è andato via. Cosa aveva di tanto urgente da fare non riesco a capirlo. Chiudo la palestra con rabbia avviandomi verso la mia bicicletta, a metà strada però mi ricordo che oggi sono venuto a piedi. Sto per fare dietrofront quando una voce conosciuta mi arriva all'orecchio. Che ci fa ancora qui, non doveva andare dalla madre? Mi avvicino ma quando noto che non è solo mi nascondo dietro il muro. Come mai sono insieme? Non dovrei però sento la gelosia invadermi. È irrazionale ma non posso impedirmelo. Forse perché i suoi Harukina cara ancora risuonano nelle mie orecchie o perché fino a poco fa lei era una mia rivale. Non so cosa mi prende, so solo che detesto sentirmi così. Detesto sapere che mi ha mentito di nuovo a causa sua.
«Grazie di essere qui. Sai non ci speravo dopo l'ultima volta.» Questo tono così dimesso, lo prenderei a pugni. Guarda che ha sbagliato lei non tu.
«Sono stata odiosa, avrei dovuto tenere quello che è successo fuori dall'attività del club.» Almeno si dimostra un pochino meno stupida di quanto pensassi.
«Ascolta, io so di non essermi comportato bene…» L'idiota non riesce a finire la frase che lei gli si butta addosso iniziando a piangere. Posso sentire il suo sussulto ma non la spinge via,anzi le appoggia delicatamente le mani sulle spalle. Come a volerla consolare. Stringo forte i pugni, per impedirmi di correre lì e allontanarla. L'idiota desiderava parlare con lei per chiarire e non è giusto che io mi metta in mezzo tra loro.
«Mi manchi tanto, Hana-chan.» Spalanco gli occhi. «Sei sempre stato gentile con me. L'unico ragazzo con cui riuscivo a palare tranquillamente. L'unico che non mi vede come una stupida.» Affonda ancora di più il volto contro il suo petto. «Ho passato così tanto tempo dietro un sogno irrealizzabile, prima di capire che avevo vicino una persona che mi voleva e quando… è stato come vedermi sfumare davanti agi occhi un altro sogno.» Tira su col naso, alzo lo sguardo su di lui. «Sono stata odiosa e infantile, non avrei mai dovuto dirti quelle cose. Mi sentivo ferita e umiliata, non ho pensato a come potessi sentirti tu.»
«Ho sbagliato anch'io. Posso solo dirti che durante la riabilitazione ho fatto chiarezza dentro di me…»
«Questo non cambia che sono innamorata di te. Che spero ancora, potresti renderti conto che non è quello che vuoi...» Chiudo gli occhi, non voglio ascoltare più niente. Non voglio sapere. So che dubitare dei sentimenti di Hana equivale a non fidarmi di lui, però una parte di me temerà sempre quella ragazzina. Forse perché per troppo tempo a causa sua ho provato sulla pelle l'odio dell'unica persona che ho sempre amato. Perché abbiamo sprecato un anno dove avrebbe potuto esserci solo rivalità.
Arrivo a casa abbastanza presto, le luci spente mai come ora mi metto malinconia. Avrei potuto avere il mio idiota vicino ma ha preferito chiarirsi con quella e lasciarmi solo. Sono ingiusto con lui, conosco il bisogno di comprendere il motivo di quelle parole però sono geloso e possessivo e questa reazione così stupida non riesco a impedirmela. Accendo la lampada sul tavolino accanto al divano prima di sdraiarmi e coprirmi gli occhi con un braccio. Ace mi saltella sul petto in cerca di coccole, sorrido deve aver percepito il mio stato d'animo inquieto. Adoro i gatti, l'indole altera e solitaria, decidono loro se fidarsi o no di qualcuno così come quando vogliono le carezze. Passo la mano con un gesto ipnotico, sul pelo nero, cercando di allontanare da me i pensieri, ci riesco e dopo un po' cado addormentato. Il sonno è sempre stato mio amico ed è venuto a soccorrermi anche ora. Non so quanto tempo passa a svegliarmi è il trillo martellante del campanello. Mugolo, alzandomi contro voglia per andare a vedere chi è lo scocciatore. Resto sorpreso quando mi trovo Hanamichi davanti, ha il respiro alterato per la corsa e i capelli scarmigliati. Senza dire niente lo lascio entrare eppure non so c'è qualcosa in lui di strano. Sto per chiederglielo quando mi ritrovo pressato contro il muro con la sua bocca incollata alla mia. Mi coinvolge in un bacio profondo e umido, le nostre lingue si cercano con violenza, la sua stretta è bruciante come la mia. Non so cosa gli è preso, francamente non so neanche cosa provo io ma non deve smettere. «Hana...»
Scende a tormentarmi il collo, baci e morsi, che mi fanno gemere di dolore. Domani avrò un sacco di lividi, provo ad allontanarlo ma in realtà lo spingo ancora di più a me. Dovrei intimargli di smettere, fargliela pagare per l'ennesima bugia ma andrei contro me stesso. È sempre stato così dalla prima volta, questa corrente che ci lega e a volte sfocia in qualcosa di violento. Prima erano i pugni ora è il desiderio di appartenenza.
La mia felpa finisce sul pavimento, vorrei spogliarlo anch'io ma le mani tremano e scivolano sui bottoni della sua divisa. «Spogliati anche tu.»
Glielo mormoro sulla bocca e per una volta ubbidisce senza dire nulla. Mi preme contro il muro, ho gli occhi chiusi e il capo rovesciato all'indietro. Infiamma anche me sentire il suo desiderio, il suo sesso teso preme contro la mia gamba, lo sfioro casualmente mordendomi le labbra e lui geme contro la pelle del mio petto mandandomi una cascata di brividi lungo la schiena.
«Ti voglio.» Non finisce di pronunciarlo che mi ritrovo a terra con lui sopra.
C'è un'urgenza nei suoi movimenti che non comprendo, sebbene non sia mia intenzione fermarlo... sono giorni che ci sfioriamo appena e ancora non mi è andato giù quanto successo negli spogliatoi... «AH! Hana...»
Stavolta mi ha fatto gridare di dolore. Ansima assestando la prima spinta, provo a concentrarmi su quel poco di piacere che avverto ma non posso impedirmi un altro grido di dolore. «Scusa... non riesco a frenarmi.»
Scuoto il capo cercando di rilassarmi per permettere al suo corpo di affondare ancora di più. «Non farlo... non trattenerti...»
Mi afferro alle sue spalle andando incontro ai suoi movimenti sempre più veloci e forti. Dovrei detestarlo per la presa di possesso che sta avendo su di me eppure non ci riesco. È come se entrambi avessimo bisogno di questo amplesso violento per rimarcare quanto siamo legati. Come se ancora una volta avessimo messo in pericolo il sentimento d'amore che proviamo l'uno per l'altro. Mi inarco piantandogli le unghie nella schiena. Le nostre grida sono spezzate dai respiri sempre più affannosi, finché il piacere esplode intenso come mai prima lasciandoci storditi e privi di fiato uno addosso all'altro.
Mi muovo leggermente, lui è ancora dentro di me, gli accarezzo un fianco e scivola sul pavimento tenendo un braccio intorno alla mia vita. Non mi sono ripreso per niente e stranamente anche Hana sta zitto.
Prendo un lungo respiro, mentre il cuore torna a battere lentamente. «Perché?»
«Se non sbaglio ti è piaciuto.»Gli assesterei volentieri un pugno, ma le successive parole hanno il potere di bloccarmi. «Ti ho detto una bugia, di nuovo.»
Ci giriamo sul fianco per poterci guardare negli occhi. «Ero con Haruko, non dovevo correre a casa.» Sembra timoroso ma non ho intenzione fare ancora niente. Voglio solo capire perché non me lo ha detto. «Oggi per la prima volta, quando le ho parlato, non si è scostata disgustata. Così le ho chiesto di parlare e ha accettato.»
«Potevi dirmelo, ti avevo chiesto espressamente di essere sempre sincero.» Mi rivesto allontanandomi per andare sul divano.
«Davvero? Sapendo come la pensi sarebbe finita in una litigata.»
Gli sfugge un particolare. «Cosa stiamo facendo adesso?» Apre la bocca ma la richiude subito. Sospiro sedendomi e appoggiando il capo sullo schienale. «Ti ho visto. Potrei anche non dar peso alla cosa, conoscendo quanto era importante per te chiarirti con lei.» Mi muovo leggermente e soffoco un gemito di dolore, è stato irruente e ora ne pago le conseguenze.
«Kitsune, tutto bene?» Non gli è sfuggito il mio lamento.
Faccio finta di non aver sentito e vado avanti. «Sai come mi sono sentito quando te ne sei andato lasciandomi come un cretino negli spogliatoi?» Abbassa la testa, non ci ha pensato. «Mi hai fatto credere che era più importante andare a casa che stare con me.» Poi scopro che eri con lei, ovviamente questo non lo aggiungo ho ancora un orgoglio da difendere. «Però nulla ti ha frenato dal venire qui e saltarmi addosso.»
«Sono stato pessimo lo so. Però questa cosa riguardava me.» Spalanco gli occhi. «Hanno offeso me quelle parole e volevo capirne il perché. Cosa c'era dietro la rabbia da spingerla a trattarmi in quel modo. Anche a distanza di giorni.»
«Ci sei riuscito?» Chiedo più conciliante. Temo un po' la sua risposta, quando sono andata via lei si è dichiarata apertamente.
«Si, è innamorata di me. Io invece pensavo di essere solo un ripiego per lei.» È colpa quello che sento nella sua voce?
«Hana?» Mi alzo raggiungendolo, credo di non aver capito.
Sbuffa. «Insomma lei diceva di essere innamorata di te poi cambia idea e lo è di me. Reputavo i suoi sentimenti infantili, un po' come i miei per le cinquanta ragazze che mi hanno scaricato. Invece è davvero innamorata. Ha provato anche a farmi cambiare idea.» Ok, ma non capisco cosa gli importi. «Vedi lei mi parlava dei suoi sentimenti, di come sarebbe stato più facile tra noi due e io per un momento ho pensato...» Kimi, mi sento stranamente male e se volesse stare con lei? «A come davvero sarebbe potuto essere... ma non ci riuscivo. Io vedevo solo il tuo volto e i tuoi occhi, volevo solo tornare da te e stringerti.»
Butto fuori un respiro tremulo. «Cosa le hai detto.»
«Che non potevo comandare il mio cuore. Tu sei ciò che voglio. Per questo sono corso da te, avevo bisogno di sentirti e volevo che lo sentissi anche tu che ormai senza di te io non riesco a stare.»
Lo abbraccio forte, affondando il volto contro il suo collo. «Non mentirmi più, Hana. So che a volte lo fai a fin di bene ma non mi piace.»
«Mai più, Kaede. Stavolta il Tensai è risoluto nel mantenere la sua promessa.» Sorrido mordendogli la pelle delicata. «Ahio, non affilare i tuoi denti su di me.»
«Te lo meriti.» Ci guardiamo negli occhi. Adoro il suo sguardo caldo e innamorato. La limpidezza delle sue iridi, dovrò ricordarmene quando mi dirà un bugia per farmi qualche sorpresa
«Devo dirti un'altra cosa, volpetta.» Kimi ancora? «Sai che stasera non devo tornare a casa.» Ah, ecco perché mi sta piano piano spingendo verso le scale. Ora voglio provocarlo.
«La cosa dovrebbe interessarmi?» Non c'è spettacolo più bello della sua faccia.
«Direi. Perché adesso ti porto di sopra e non ti lascerò andare finché non avremmo recuperato i giorni passati lontano.»
Reprimo un brivido. L'idea è allettante però ecco prima è stato parecchio violento e non vorrei peggiorare la mia situazione. «Prospettiva interessante. Però Hana mi raccomando più piano stavolta. Domani ci sono gli allenamenti e non vorrei dare troppe spiegazioni. Sarebbe difficile. Vero che sono una volpe spudorata però sarebbe imbarazzante spiegarlo a Miyagi.»
«Non capisco, che spiegazioni vuoi dare al nanerottolo?» Mi guarda stranato, possibile che sia così Idiota. Mi avvicino al suo orecchio e gli spiego direttamente il problema. Lui arrossisce e io devo trattenermi dal ridere. «Kitsune, mi dispiace» Mi bacia la punta del naso, mentre le sue guance sono rosse per l'imbarazzo. «Forse è il caso che torno a casa, così ti riposi.»
Alzo gli occhi al soffitto. Lo trascino di peso in stanza buttandolo sul letto. «Idiota, smettila di dire stupidaggini e datti da fare.»
Mi sorride afferrando la mia mano per indurmi a sdraiarmi su di lui. In fondo una bugia a fin di bene può portare conseguenze mooolto piacevoli.
Fine(per ora)
