Q Promesse e alberi di Natale
I parte
Il Tensai è super felice. Oggi il suo immenso genio creativo troverà giusto tributo in un'opera maestosa che ogni misero mortale desidererà poter ammirare. Ovviamente sono dei poveri illusi, se vorranno contemplare il mio bellissimo lavoro dovranno pagarmi. Quanto sono bravo a unire l'utile con il dilettevole? Ehh così userò quei soldini per portare a cena fuori il mio cucciolo di volpe. Niente da fare nessuno può eguagliare il mio genio
«La finisci di ridere come un'idiota? Tanto finirà come ogni anno, con tua madre che dovrà rimediare da sola al tuo disastro.» Le parole di Mito non devono sfiorarmi, tanto la sua è tutta invidia. Lui non ha l'immenso talento del genio, ha bisogno di qualche lezione sull'argomento solo che non ha il coraggio di chiedermelo. Sarò magnanimo anche stavolta e lo onorerò dei miei preziosi consigli. Insomma sono passato l'altra sera a casa sua e quel coso è privo di armonia e delicatezza. Non mi stupisco nessuno può superarmi neanche la volpe congelata, anzi dovrà inchinarsi dinanzi alla mia bravura.
«Non mettere a paragone ciò che farò io con quello sgorbio che troneggia nel tuo soggiorno.»
«Hai un a bella faccia tosta! Vorrei ricordarti che l'anno scorso, posizionando le luci, gli hai fatto prendere fuoco.»
Inizio a fremere di rabbia. Calma Hanamichi oggi non puoi litigare con nessuno hai una promessa da mantenere. Yohei non sta facendo altro che pungolarmi, una cosa che posso lasciargli fare nella mia immensa bontà. «Non ricordi affatto bene, la colpa è tutta di quel filo dispettoso. Ancora non ho capito chi l'ha posizionato in modo sbagliato.»
«La vecchiaia avanza anche per il genio: sei stato TU, nonostante ti abbiamo più volte detto di non metterlo in quel modo.»
Borbottando come una pentola a pressione mi dirigo verso il posteggio delle bici, anche per non cadere alla tentazione di dare a questo finto amico la lezione che merita. Sto diventando troppo buono, questo è il risultato di tutte le testate che non gli ho dato negli ultimi mesi. Fumo ancora di rabbia quando raggiungo il volpacchiotto che alza giusto per un attimo lo sguardo su di me, prima di finire di chiudere il lucchetto della bici.
«La tua faccia è più brutta del solito.» Lapidario e piatto, questo è un altro che non riceve più testate e pensa di poter dire certe cose al genio... ma io li uccido tutti.
Calma Hana. Calma Tensai. Hai fatto una promessa quindi non cadere in queste stupide trappole d'infidi Iago, non fare la fine di Otello. Si superiore e reagisci con la solita classe. «Ma come ti permetti? Sarà bella la tua faccia da perenne addormentato!»
La voce mi tradisce, purtroppo per me il suo visino è da schiaffi ma bellissimo. Talmente bello che passo le ore a contemplarlo quando è addormentato. Comunque per non dargli soddisfazione mi volto intenzionato ad andarmene, la volpe però è meno addormenta di quanto pensassi e mi trattiene per un polso. «Come mai sei così arrabbiato? Con chi hai litigato?»
Ancora la colpa a me? «Ti viene mai il sospetto che non sono io a cominciare?»
«Qualche volta, però sei facilmente infiammabile... quindi dimmi cos'è successo. Almeno così potrò valutare se sei stato tu o no.»
Rukawa è peggio di me: non molla finché non ottiene quello che vuole. «Detesto quando si mettono in discussione le mie doti, in questo specifico caso quelle artistiche.»
Incrocio le braccia, insomma nessuno mi prende mai sul serio e questa cosa deve finire. «Quindi praticamente una cosa che succede sempre, non vedo perchè devi arrabbiarti di prima mattina. Inoltre... dubito che tu abbia delle doti artistiche.»
Insiste? Va bene che una promessa va mantenuta ma non credo LUI avrà da ridire se reagisco quando vengo palesemente provocato. Kaede si avvicina e il suo profumo particolare mi avvolge e per un momento lascio perdere i progetti vendicativi, ora vorrei solo abbracciarlo. «Chi è stato a mettere in dubbio le doti del genio?»
Come al solito l'infida bestiaccia sa come ammansirmi. Restando sulle mie gli rispondo a mezza bocca. «Yohei!»
Perché mi fissa in quel modo? «Allora non c'è motivo di arrabbiati, Mito ti sfotte sempre anche quando non te ne rendi conto.» Sbadiglia, coprendosi la bocca con la mano, segno che sta iniziando a stancarsi di parlare. Effettivamente è un miracolo che abbia detto più di tre parole di fila, la mattina è meno ricettivo del normale.
«Lasciamo perdere tanto è inutile spiegarti, sia mai che mi difendi.» Metto su il broncio che detesta.
«Posso soddisfare io la tua curiosità, Rukawa?» Mi si drizzano i peli sulle braccia, Mito avanza tranquillo verso di noi. «Il genio è convito di essere un maestro eccelso nell'addobbare l'albero di Natale. Peccato che dimentica i numerosi disastri compiuti negli anni.»
Adesso basta! Kaede intuisce le mie intenzioni e mi blocca in tempo dal dare una sonora lezione al mio ex migliore amico. «Stai buono.»
«Ma lo hai sentito? Devo difendere il mio onore.» Sono sempre io il capo della Sakuragi gundan, non posso mica permettere al mio secondo di trattarmi così!
«Dovresti ricordarti della promessa, Hanamichi, oggi non puoi arrabbiarti né picchiare nessuno.»
Strattono il braccio con cui il mio ragazzo mi tiene fermo e vado via, trovo ingiusto questo modo di fare proprio in questa giornata. Yohei sa anche che non posso venire meno alla promessa ma allora perché istigarmi? Faccio pochi passi e di nuovo la Kitsune mi ferma. «Mollami, come sempre dai manforte agli altri mai che spendi una parola per me. Anzi ti diverti pure.»
«Sai che adoro vederti alterato. Una scimmietta tutta rossa terribilmente dolce.» Mi sta prendendo in giro, visto che sono solito ricordargli che non mi dice mai parole dolci.
«Prima di essere così romantico potresti farmi digerire la colazione? Sai non ci sono abituato alle tue smancerie.» Ci cambiamo le scarpe, intorno a noi le voci degli altri studenti riempiono l'ingresso. Chiudo l'armadietto con stizza mentre Rukawa come al solito raccoglie le lettere delle sue ammiratrici avviandosi verso il cestino della spazzatura. Sbotto infastidito. «Non si arrendono mai!»
«Do'hao!» All'improvviso Kaede mi spinge verso un angolo appartato, ci guardiamo intensamente negli occhi e, come accade ultimamente, non servono parole per spiegare. Questo modo di interagire è nostro e lo sarà sempre indipendentemente dal sentimento che ci lega.
«Baka Kitsune!» Non ci siamo ancora sfiorati eppure il cuore batte più forte, credo che stia capitando anche a lui perché ci protendiamo entrambi finché le nostre labbra non si sfiorano. È solo un fugace tocco, purtroppo non possiamo fare altro ma basta per sedare temporaneamente la voglia di stringerlo a me. «Ci vediamo in pausa pranzo, così ti spiego tutto con calma.»
Annuisce, un ultimo sguardo prima di prendere direzioni diverse. Ammetto è riuscito a farmi tornare il sorriso, lo so basta poco sono come un bambino in questo. Poi oggi è speciale per me, tutto si collega a una promessa fatta a mio padre; così è nato il giorno dell'addobbo dell'albero di Natale.
Arrivo in classe e il professore ancora non è arrivato, ne approfitto e mi lascio andare sulla sedia affondando il volto tra le braccia incrociate sul banco. Guardo fuori dalla finestra, le nuvole si rincorrono nel cielo così grigie e cupe, mi piacerebbe vedere la neve imbiancare la città rendendo l'atmosfera unica. Chiudo gli occhi lasciando che la tristezza si impadronisca di me, mi sembra di sentire ancora la voce del mio papà, ricordo ogni particolare di quella mattina è accaduto quando avevo sei anni. Sono sempre stato un bambino vivace e capitava spesso di azzuffarmi con gli altri, anche ragazzini più grandi di me. Quel giorno, il dodici dicembre, papà mi accompagnò a scuola e prima di lasciarmi entrare mi disse: se oggi non ti arrabbi e azzuffi con i compagni di scuola quando torni a casa decoreremo insieme l'albero di Natale.
Ovviamente l'avremmo fatto lo stesso però sapevo che dietro quelle parole papà mi stava chiedendo di imparare a essere più conciliante, a fatica ma riuscì a mantenere la promessa. D'allora questa è diventata la giornata dell'albero di Natale. Una tradizione nella famiglia Sakuragi che, alla morte di mio padre, ho voluto mantenere a ogni costo. Così dopo la scuola, per fortuna niente allenamenti il sabato e la domenica in questo periodo, io e la mamma andremo a comprare la nostra sana e folta creatura verde da riempire con luci e palline. Berremo la cioccolata calda e "parleremo" con papà di quello che ci passa per la testa, come se lui fosse presente insieme a noi. Per questo ci tengo a mantenere la promessa fatta quel giorno è come se ci fosse anche lui ad aspettarmi a casa.
«Così è questa la storia dell'albero di Natale? Però come mai Mito sembrava intenzionato a farti andare fuori di testa?» Bisogna avere la mia faccia monoespressiva per non restare stupiti dopo il racconto di Hanamichi. Il gigante casinista, un capo banda di teppisti sempre pronto a menare le mani che nasconde un cuore tenero come quello di un bambino, in grado di emozionarsi ancora all'idea di addobbare un semplice abete.
«Gli piace rimarcare i fallimenti del Tensai.» Sollevo un sopracciglio e lui arrossisce. «Diciamo che un paio di volte ho combinato qualche piccolo disastro.»
«Quindi devo dedurre: piccolo disastro uguale catastrofe?» Diventa rosso come un peperone, quando dice le bugie è troppo facile sgamarlo.
«Non osare baka!» Fa per colpirmi ma paro facilmente il pugno, ormai non ci sono più scazzottate serie tra di noi preferiamo altre attività più piacevoli.
«Stai venendo meno alla promessa, Tensai.» Devo trattenermi dal ridere alla sua espressione offesa.
«Te ne stai approfittando non è vero?»
Solo un pochino, sei troppo tenero quando ti arrabbi e inoltre mi piace come degenera spesso la cosa: io e te avvinghiati da qualche parte. «Lo dico per te altrimenti niente albero di Natale.»
Sbuffa borbottando e riprende a mangiare il suo pranzo. Lo osservo attentamente è bello vedere com'è rimasto attaccato ai ricordi dell'infanzia. Hanamichi non mi ha mai palato tanto della morte di suo padre, sembra quasi vergognoso quando tocchiamo l'argomento e conoscendolo so che dentro di lui non si da pace. Anche se non lo è, una parte di lui sentirà sempre la colpa per non essere riuscito a salvarlo. Lo ammiro, io non ho avuto quella forza di trattenere a me i ricordi di mia madre anzi preferisco non parlare di lei quasi come non fosse mai esistita. Questo crea l'unica spaccatura nel rapporto con mio padre. Lui che parlerebbe della donna che ha amato per ore.
Sospiro, dovrei dire all'idiota che non ho mai amato il Natale anche quando era viva la mamma. La ritengo solo una festa consumistica importata dall'occidente, sebbene i miei ci abbiano provato più volte a coinvolgermi il solo pensiero che mi rallegrava era la neve, passavo ore a costruire pupazzi di neve. Ma questa festa, importante per alcuni, non ha nessun significato per noi Giapponesi e resto del parere che voglio restarne fuori quanto più possibile... cosa difficile quando il tuo ragazzo sembra adorarla.
«Voi fate l'albero di Natale, Kaede?» La domanda giunge inaspettata ma non sono sorpreso.
Inclino la testa di lato osservandolo mentre finisce il pranzo. «Quando ero piccolo, poi piano piano abbiamo abbandonato questa usanza.»
Papà ha provato ma dopo la morte della mamma nulla aveva più lo stesso sapore. Il mio rossino mi sorride dolcemente. «Allora ammirerai l'opera del Tensai. Forse così avrai voglia di riprendere a farlo.»
«Cerca di uscirne vivo e senza dare fuoco alla casa, per quanto mi riguarda non amo il Natale.» Sbadiglio prendendo comodamente posso addosso a lui. «Prima che mi dimentichi: domani è domenica vieni da me? C'è una partita interessante e mi piacerebbe guardala insieme.»
Ecco che compare lo sguardo angosciato. «Ci sarà anche tuo padre?»
Ancora? Ma cos'è questa paura di incontrarlo? Sbuffo annoiato. «Si, ma lui non è particolarmente interessante meglio se vieni solo per la partita.»
«Il tuo sarcasmo mi commuove.» Mi solletica i fianchi per farmela pagare. Lo so che lo sta facendo per distrarmi.
«Non mi hai risposto.» Meglio metterlo alle strette, insomma ci vediamo meno anche a causa di questa fobia che non so da dove nasce. Almeno se riuscissimo a vederci a casa dell'uno o dell'altro sarebbe già un po' di tempo in più, oltre al fatto che staremmo al caldo e non in giro. Le strade sono terribilmente affollate in questo periodo.
«Vedremo se il mitico Sakuragi onorerà la tua casa con la sua eccelsa presenza.» Mi accoccolo meglio su Hana chiudendo gli occhi, con la sua voce in sottofondo che continua a sparlare di cose senza senso.
Natale mi fa venire in mente che il mio ragazzo mi ha chiesto di uscire per la vigilia, una cosa comune qui in Giappone. Ho detto di sì perché è un modo per stare insieme ma è proprio questa festa che non mi va giù. Non solo per l'aspetto consumistico ma soprattutto per l'ipocrisia di cui si è impregnata negli anni. L'essere buoni per forza a ogni costo come se sono in quei giorni fosse necessario. Ho visto persone che non si sopportano scambiarsi regali di circostanza con un sorriso falso tanto da farmi detestare anche questo rituale. Sembra brutto da dire ma non ho mai comprato un regalo per nessuno, nemmeno per mio padre, però ora dovrò farlo. Eppure non la sento una costrizione. Hana sta lavorando per mettere i soldi da parte proprio per questo e... io desidero solo vedere il suo volto allegro, saperlo felice per qualcosa che gli ho donato. Il mio amore è legato a questa festa, anche se non lo dice soprattutto perché è legata al padre. So che sente molto la sua mancanza. Non posso sostituirlo però posso creare nuovi ricordi felici così da scacciare via quelli tristi.
L'amore… come ho potuto cadere in una simile infida trappola? Stringo a me il corpo caldo del mio ragazzo, sono felice di essere caduto nella trappola tesami dal mio Do'hao. L'unico in grado di aprirmi il cuore ai sentimenti e farmi tornare il sorriso.
«Kitsuneeeeeeeeeee la pianti usarmi come cuscino?»
Alla fine delle lezioni salto su correndo verso il posteggio delle bici, ho poco tempo per tornare a casa e quindi devo muovermi se non voglio far aspettare la mamma. Voi non avete idea di quanto è difficile trovare il giusto abete, ci sono una quantità diversa di forme, altezze e i rami più o meno folti. Ovviamente ogni anno riesco a prendere il più bello, mica credevate che bastasse guardarne uno e via. No la scelta è curata nei minimi particolari. Saluto la volpe con un bacio veloce sulla bocca. «Mi farò sentire appena ho finito di addobbarlo.»
«Tradotto: rischio di non vederti più?»
Sono quasi al cancello ma il suo mormorio mi raggiunge lo stesso, freno di botto e torno indietro. «Ora non ho tempo ma questa non te la faccio passare liscia.»
Riparto a tutta velocità sotto il suo sguardo allibito, non ho tempo per litigare con lui, non posso far aspettare la mamma. So che anche lei è molto legata al ricordo di questa giornata, le fa sentire la presenza di papà, però alcune volte mi è sembrata triste come se volesse qualcosa di diverso. Con il fiatone apro la porta di casa, forse un po' troppo bruscamente visto che prima ancora di vederla mi giunge il suo rimprovero.
«Fai piano, la tua leggendaria delicatezza da elefante, non vorrai scardinarla di nuovo!»
«Mamma sono un po' in ritardo, scusa.» Faccio finta di non aver sentito altrimenti parte la filippica e rischiamo di non trovare la solita ampia scelta.
«Hana non fa niente per il ritardo, anzi...» Sembra nervosa e parecchio agitata. «Vedi ho ricevuto una telefonata, poco prima che tornassi a casa, un'urgenza all'ospedale.» Serro le labbra ma tanto so cosa mi dirà e ci resto già male. «Alcuni colleghi sono assenti per malattia e come spesso accade sono a corto di personale.»
«Mamma sai che giorno è oggi, non ti chiedo spesso di prenderti delle ore da passare insieme...» Mi guarda dispiaciuta.
«Lo so e davvero avrei voluto passarlo con te, ma ho accettato perchè sono soldi in più che posso farci comodo, specialmente in questo periodo.»
Mi sento leggermente in colpa per averle fatto pesare la sua decisione. Lei fa tanto per mantenermi e non farmi mancare niente, ecco perché spesso mi trovo dei lavoretti per le mie spese. Sospiro, cercando di mascherare la mia delusione, non la merita in fondo ha accettato lo straordinario anche per me. «Ho capito, non devi darmi altre spiegazioni è giusto così.»
Vedere un sorriso sereno sul suo volto, dopo le mie parole, mi da coraggio per continuare a fingere che va tutto bene. «Sarò di ritorno prima di sera. Intanto tu compra l'albero, così lo decoreremo insieme stasera.»
«Ma no sarai stanca, il Tensai farà un lavoro bellissimo per te mamma.»
«Ok non dare fuoco alla casa però.» Annuisco salutandola con un bacio sulla guancia.
La porta di casa si chiude rimbombando con un tonfo sordo, mi accascio sul mobile all'ingresso. Non dovrei sentirmi così arrabbiato nei confronti di mia madre, lavora tanto darmi tutto e non farmi pesare l'assenza di papà, però questo è un giorno importante e avrei voluto averla vicino.
Le lacrime mi bruciano gli occhi, non voglio piangere non sono un bambino ma un uomo e devo dimostrarlo. Anzi il Tensai farà trovare alla sua mamma l'albero di Natale più bello che si sia visto.
«Sono o non sono un genio?» Prendo un bel respiro per calmarmi. «Questa piccola variazione di percorso non mi farà venire meno alla promessa fatta. Nessuno mi fermerà.»
Osservo gli scatoloni con le decorazioni che ho recuperato dalla cantina, devo solo andare al vivaio per scegliere l'abete giusto. Recupero i soldi dalla credenza ed esco in direzione dalla metro, ammetto di non sentire l'euforia degli anni passati quando scendo alla fermata della metro, per immergermi nelle strade affollate. Vorrei avere qualcuno vicino con cui condividere questo momento.
«Coraggio!» Non bado agli sguardi scioccati dei passati e senza perdere la mia indole battagliera entro nel vivaio più fornito del centro.
«Senta lei non riesce a capire, quindi siccome sono magnanimo glielo spiegherò di nuovo: non ci siamo.» Sono da un'ora qui dentro e ancora non ho trovato quello che cerco. Questo venditore poi è proprio duro di comprendonio, non sono mica stupido da farmi infinocchiare come un principiante. Io questi obbrobri spelacchiati non li compro.
«Ma ti ho fatto vedere tutti gli alberi che ho a disposizione per il tuo budget.»
Calmo devo stare calmo. «Non vanno bene!»
Incrocio le braccia al petto intenzionato a non muovermi di un solo passo. «Senti deve arrivarmi una nuova ordinazione tra qualche minuto, se vuoi puoi aspettare.»
«Il tempo del Tensai vale oro quindi dovrai farmi uno sconto.» Insomma dovevo già essere a casa intento a scegliere tra le tante decorazioni, quelle giuste per quest'anno, invece ancora non ho il pezzo principale. Mi siedo sulla panchina poco fuori il negozio e sospiro. In verità c'è un albero che mi piace però costa un po' di più e non sono sicuro che alla mamma faccia piacere spendere quella somma. Vorrei tanto averla qui a consigliarmi. Prendo il cellulare in mano, sono stato tentato più volte di chiamarlo ma mi è parso di capire che non ama molto questa festività e non mi va di costringerlo... si figuriamoci se ho il potere di fargli fare qualcosa che non vuole. Al diavolo siamo fidanzati quindi significa che deve sostenermi anche quando non ne ha voglia. La Kitsune capirà che ho bisogno di una mano e soprattutto che non voglio fare questa cosa da solo. Faccio partire la chiamata e resto in attesa, sia mai che risponde subito come al solito starà dormendo. Quando finalmente si degna di farlo non gli do il tempo di parlare.
«Volpaccia vieni subito qui!»
«Se hai dato fuoco alla casa devi chiamare i pompieri non me!» Sarà ancora nel mondo dei sogni, perché dovrei aver dato fuoco alla cas… ahhhhh mi sta prendendo in giro.
«Baka piantala di dire stupidaggini. Non a casa mia ma qui!» Più chiaro di così come devo spiegarglielo.
«Qui dove, idiota?» Ops mi sono dimenticato di un piccolo particolare. «Non dovresti essere con tua madre?»
«Purtroppo mamma è dovuta correre all'ospedale per mancanza di personale e io... io... Invece di perdere tempo raggiungi al vivaio, quello grande, in centro. Muoviti!»
Chiudo la telefonata, non mi va di farmi scappare ciò che mi sta passando per la testa ma se lo conosco mi farà sputare fuori fino all'ultimo pensiero. Il bello di avere un ragazzo che ti ama e conosce talmente tanto da farti sentire completamente inerme di fronte a lui. Capitano tutte al Tensai.
Ancora stordito dalla telefonata mi alzo dal letto per prepararmi, credo che se non mi presento me lo ritrovo fuori la porta di casa. Con mio padre nei paraggi è meglio evitare, preferisco un approccio diverso che a fargli capire subito che mi sono messo con un Do'hao. Tanto lo capirà ugualmente.
Hanamichi deve aver sentito la mancanza della madre vicino, impegnata a lavoro, così ha ripiegato su di me. Cioè non proprio un ripiego, ha pensato alla persona che ama di più dopo la madre. Peccato che io detesti questa fasta e lui lo sa e ha fatto finta di non ricordarlo. Ma perché non gli ho detto subito di no.
Rassegnato scendo le scale, quel pazzo è completamente andato di testa però non credevo fosse a questi livelli…è peggio molto peggio di quanto pensassi.
«Ehii dove stai andando? Credevo che i tuoi progetti per oggi includessero solo il letto.»
Lo pensavo anch'io ma ho un ragazzo pazzoide quindi è normale che i miei piani saltino. «Mi ha chiamato Sakuragi chiedendomi di raggiungerlo in centro.»
«Sakuragi? Il tuo amico/compagno di squadra?» Be in teoria, in pratica è il mio ragazzo e dovrò dirtelo un giorno. Annuisco senza aggiungere altro. «Bene, mi fa piacere che vi vedete. A proposito verrà domani a guardare la partita qui?»
Sto per dirgli di sì ma mi blocco, l'idiota non ha risposto nonostante il mio metterlo alle strette. Stavolta però non accetterò un no, soprattutto perché penso che questa improvvisata non finirà certo al vivaio quindi mi deve un favore. «Certo che verrà. A dopo, papà.»
Con le buone o le cattive domani verrà a casa mia, deve finirla di aver paura di incontrare mio padre.
Raggiungere il luogo dell'appuntamento non è facile, c'è un sacco di gente per strada che corre da un negozio all'altro in cerca di regali. Kimi, questo mi ricorda che devo trovare qualcosa per il Do'hao. Posso dire di essere nel panico più totale, insomma io non so niente di regali. Cioè farli a Hana potrebbe essere abbastanza semplice, lo si fa felice con poco, ma non mi va di scadere nel banale. Va bene ci penserò, ora ho altro da affrontare.
Sorrido appena intravedo la sua testa rossa, quel matto si agita andando su e giù per il marciapiede. Possibile che non riesce a stare fermo per due minuti? Lo raggiungo con calma e non riesco a dire nulla che subito mi assale.
«Finalmente, ci hai messo un'eternità ad arrivare.»
«Dieci minuti e non sono neanche tanti considerando che non abito dietro l'angolo.» Il suo viso si infiamma subito, è talmente furioso da essere sul punto di esplodere ma all'ultimo deve ricordarsi della promessa fatta al padre.
«Lasciamo stare per oggi, ma domani sconterai tutto.» Mi afferra per mano trascinandomi nel vivaio, si ferma davanti a quello che dove essere il proprietario. «Kitsune fai capire a questo signore cosa significa che il Tensai vuole un albero alla sua altezza.»
Giuro un giorno dovrò farmi spiegare quali strade tortuose prendono i suoi pensieri prima di arrivare alla bocca. Il povero negoziante mi guarda spaesato e avvilito, segno che sta sopportando la follia dell'idiota da un bel po' di tempo. «Direi che siamo sul metro e novanta.»
Oltre al povero uomo anche Hana, adesso, mi guarda stralunato. Che ho detto di strano? «Cavolo dici stupida volpe?»
«Quello che volevi. Hai detto alla tua altezza, se non gli dici quanto sei alto mica può tirare indovinare?»
«Scimunita di una volpe non stavo mica parlando di quello. Voglio qualcosa che sia unico come me, ovvero quell'albero lì.»
Lo sapevo che sarei finito in mezzo alle sue pazzie. «Se lo sai già quale albero vuoi perché sono qui?»
«Devo ricordarti che sei il mio compagno e devi darmi supporto?» Lo bisbiglia e io scuoto la testa.
«Mi dispiace ma non posso vendertelo al prezzo che mi hai chiesto, vale di più.»
«Ancora? Siamo a Natale dov'è finito il suo spirito natalizio? Stiamo parlando di pochi yen di differenza.»
Non mi lascerò trascinare in questa discussione, ormai entrambi stanno urlando dimentichi dei presenti. Cerco un posto tranquillo dove osservare la scena nel caso degenerasse, tanto so che alla fine la spunterà quella furia rossa. Infatti, dopo una lunga contrattazione, stiamo trasportando con molta difficoltà la nostra sana e folta creatura verde. Cosa non facile, visto che ho voluto mettermi io davanti e non l'ho fatto per spirito natalizio ma solo per arrivare vivo a destinazione. Per tutto il tragitto lo sento borbottare contro le volpi siberiane prepotenti ma almeno sia noi che l'albero arriviamo sani e salvi a casa Sakuragi.
Quando entriamo nel soggiorno Hanamichi sembra aver sbollito la rabbia. «Si è fatto tardi, quel negoziante mi ha fatto perdere un sacco di tempo.»
Mi tolgo il giaccone mentre lui si affretta a sistemare l'abete in un vaso grande pieno di terra, lo guardo è teso e non capisco il motivo. «Preparo una tazza di te e vengo ad aiutarti.»
«Grazie volpetta. In tanto finisco qui così non ti rovini le mani con gli aghi che pungono.»
Sorrido alla sua gentilezza, oggi è una giornata particolare per lui e non dovrei essere qui. Solo non capisco come mai sua madre sia assente, avevo capito che ci tenesse molto anche lei. Preparo la bevanda calda e torno in soggiorno, l'albero di Natale fa bella mostra di sé in un angolo, appoggio le tazze sul tavolino basso di fronte al divano e mi siedo a terra accanto a lui. Il mio Do'hao è tutto concentrato a frugare fra i vari scatoloni aperti. Non mi piace forzarlo a parlare, se vorrà sono pronto ad ascoltarlo.
«Quante decorazioni, alla vostra famiglia piace molto il Natale.»
«Si, forse... a dire il vero non lo so.»
Sospiro. «Come mai è andata a lavoro?»
Sussulta e abbassa il volto.«Poco personale.» Sembra non intenzionato ad aggiungere altro, poi finalmentre si lascia andare. «Voglio bene alla mamma, fa tanto per me e ho sempre paura che qualcosa possa portarmela via però oggi, per la prima volta, ho capito che il più delle volte in lei ricerco il rapporto che avevo con papà. Mi odio per questo sembra quasi che avrei preferito la sua morte. Credo che lei lo percepisca quando facciamo queste cose insieme e oggi non le andava di fingere.»
Gli accarezzo un braccio, forse a volte dimentica di essere solo un ragazzino di sedici anni che ha affrontano un dolore immenso che ancora gli uccide il cuore. «Non credo che pensi una cosa simile. Purtroppo a volte è umano fare paragoni anche tra gli affetti più cari.»
La mano di Kaede mi accarezza delicata, un modo per darmi conforto. Adoro questo suo riuscire con pochi semplici gesti a farmi sentire tranquillo. Basta la sua presenza e il mio animo si acquieta abbandonando ogni difesa. Solo ora mi accorgo di non avergli mai parlato di mio padre, certo conosce quello che è successo e forse anche il senso di colpa che mi porterò dietro per la vita. Ma quello che provo davvero in fondo al cuore è rimasto per troppo tempo in silenzio, chi voleva ascoltare le stupide paure di un ragazzino?
«Stavamo sempre insieme, non c'è momento prima della sua morte che non ci fosse lui al mio fianco. Sono figlio unico e papà era un punto di riferimento, qualcuno su cui appoggiarmi quando mi si paravano davanti difficoltà troppo grandi per me.» Ora sono io la spalla della mamma, non posso mostrarmi debole davanti a lei che affronta già mille difficoltà. Ma io non ho nessuno a cui appoggiarmi e mostrami debole... non avevo nessuno, ora ho la mia volpe. «Mi ha sempre fatto da padre, fratello, amico, eravamo complici in tutto e dove non arrivava la mia inesauribile fiducia c'era lui a dissipare le ombre. Non mi ha mai rimproverato per la mia irruenza o l'indole da attaccabrighe combina guai.» Sorrido tirando su col naso. «Lo hai capito come sono fatto, vero Kitsune? Più si elencano i miei difetti e più devo dimostrare il contrario. Papà lo sapeva per questo mi diceva sempre: il Tensai non può fallire, prova ancora. Voleva che diventassi ogni giorno una persona migliore, mi ha insegnato a difendere i più deboli e io…»
Il dolore si fa sentire forte, i ricordi per un momento mi impediscono di parlare. Ci sono chiacchiere, istanti o semplici sguardi che il tempo muterà, ora è ancora troppo vicina la sua morte eppure qualcosa di ciò che lui era inizia a scomparire, nonostante mi affanni per non perderli. Temo quel momento, non voglio dimenticare nulla di lui.
«Un giorno svanirà, kaede, sebbene io continui a ricordare ogni cosa del mio papà. Un giorno la sua voce non sarà così chiara nella mia mente, come il calore del suo corpo quando mi stringeva in un abbraccio. Per quanto io possa fare lì perderò e io non voglio, sarebbe come ucciderlo una seconda volta.
«Hana…» kaede avvolge il mio viso tra le sue mani, vuole guardami negli occhi e io lo lascio fare, mi fido totalmente del mio amore da fargli vedere quanto dolore sento. Le iridi di Rukawa sembrano così tristi e so che non è per quello che gli ho detto, ma perché con quello che ho detto lo sto costringendo a ricordare qualcosa che vorrebbe. Mi dispiace amore mio. «Non puoi farti una colpa per questo. Come non puoi pensare di aver ucciso tuo padre? Ti hanno impedito di salvarlo, tu hai fatto quello che potevi.»
«Forse è così, ma una parte di me sa che potevo fare di più.» Come posso spiegarti il senso di fallimento che ho provato quando mi dissero che non ce l'aveva fatta. Quanto ho dovuto stringere i denti per non piangere dinanzi al dolore di mia madre ma darle una forza che non sentivo di possedere.
Le lacrime che brillano negli occhi del mio idiota mi fanno male. Lui che è sempre così allegro e vitale vederlo così triste è orribile, specialmente perché non sono in grado di consolarlo. Ho subito anch'io una perdita ma di proposito ho cancellato ogni ricordo di lei, non desideravo farmi tormentare da qualcosa che non avrei più potuto vivere. Anche in questo siamo diversi, sei più forte di me amore mio. Sospiro, c'è una cosa però che non sai Hana e questo posso dirtelo perché l'ho provato in prima persona.
«Dimentichi una cosa, Do'hao.» Ho la sua attenzione. «Chi ha detto che dimenticherai? Le persone a cui abbiamo voluto bene non vanno mai via. Basta una parola, una sensazione o anche solo un profumo per ricordarle. Non immagini neanche quanto è grande la memoria del cuore e se loro sono qui…» Appoggio una mano sul suo torace, riesco a percepire il suo battito sotto il palmo. «non potrai mai dimenticarle.»
«Kaede…» Appoggia la fronte alla mia e finalmente i suoi occhi tornano limpidi, la tensione che percepivo in lui si allenta. «Parli poco ma quando lo fai riesci sempre a farmi vedere ogni cosa sotto un'altra prospettiva. Grazie.»
Non devi ringraziarmi, sei importante per me e non potrò impedirti di soffrire perché vivere è anche dolore ma finché saremo insieme non ti lascerò affrontarlo da solo. Restiamo a guardarci negli occhi per un po' però ho sempre una reputazione di volpe di ghiaccio da mantenere. «Hai visto quanto sei fortunato a esser il mio ragazzo.»
Sorride annuendo ma poi gli scatta qualcosa nella testa. «Baka che cavolo dici! Qui se c'è qualcuno fortunato tra di noi quello sei tu, visto che l'immenso Tensai ti ha fatto l'onore di diventare il suo ragazzo.»
Staremo a vedere, ovviamente non l'avrai vinta ma credo che non ci sarà nessun vincitore e perdente siamo stati entrambi fortunati a trovarci.
Il ticchettio dell'orologio riempie il silenzio sceso nella stanza. Lui si volta per controllare l'ora. «Cavolo si è fatto tardissimo e volevo far trovare l'albero già addobbato alla mamma.» Si volta verso di me e inizio a tremare, non può chiedermelo e io non devo farmi assolutamente coinvolgere in questa cosa che odio. «Volpettaaaaaaaaaaa mi aiuti?»
Eccolo lo sapevo che c'era la fregatura a consolarlo, insomma non posso fare un piccolo gesto cortese che subito dimentica CHI sono. «Do'hao arrangiati da solo, io detesto il Natale e tutte le cose affini a questa festa.»
«Mi spieghi come fai a essere così dolce e due minuti dopo torni allo yogurt scaduto mode.»
«Devo compensare mica sono un'idiota sdolcinato come te.»
«Stai cercando di farmi arrabbiare? Guarda che non ci casco, tanto domani sconti tutto ma oggi… che ne dici di rendere questa giornata speciale dandogli nuova vita?»
Lo guardo senza capire cosa voglia dire. Mi porge un filo di luci con il suo sorriso migliore. «Posso avere una piccola opportunità per farti provare un po' di sano spirito natalizio?»
Perché deve avere questo potere su di me? Quando mi guarda con quel sorriso non riesco a dirgli di no è come se pronunciare quella sillaba potrebbe spegnerlo e non voglio. Il mio Hana è bellissimo quando sorride. «Vediamo se ci riesci, Tensai.»
«Non sfidarmi, volpe.» Mi ritrovo stretto tra le sue braccia e ne approfitto per baciarlo dolcemente. «Stai provando a distrarmi? Guarda che l'albero lo facciamo lo stesso.»
«Ma quanto sei scemo?» Gli chiudo di nuovo la bocca, ho accettato di addobbare l'albero ma prima mi prendo il meritato ringraziamento.
Tutta la tensione che sentivo è svanita in mezzo al mare di palline colorate, fili da sistemare e le punzecchiature tra me e la volpe. Dopo una lotta all'ultima lucina siamo passati alle palline, neanche lì ci siamo risparmiati io volevo farlo rosso e oro mentre lui bianco e blu' e indovinate chi ha vinto? Cioè vi rendete conto che ha avuto la meglio anche sul colore da mettere sul MIO albero di Natale!
«Stai sbagliando di nuovo, le piccole vanno in cima le grandi in basso. Manchi proprio di senso estetico»
Continua a dettare legge. «Mai sentito parlare di ispirazione sul momento? Poi da quando saresti diventato un esperto in questo campo? Non sai niente di alberi di Natale e pretendi di dare consigli al genio?»
«Ho detto che non mi piace questa festività, mai detto di non aver addobbato un albero o di non sapere come si fa!»
«Saperlo fare non vuol dire essere bravo!» Mettiamo i puntini sulle I. Insomma questo è il campo del Tensai mica posso farmi superare da questo principiante.
«Conosco molte cose più di te e ci sono i fatti che lo attestano.» Non vorrà mica… «In ordine: ho evitato di farti dare fuoco alla casa, prendere una serie spropositata di scosse, rompere una trentina di palline o rotolare su di esse facendoti sfracellare al suolo… ora che ci penso se sei vivo è merito mio.»
Comincio ringhiare come una tigre pronta all'assalto ma alla fine non cedo alla provocazione. Rukawa è rilassato, sembra quasi che si sta divertendo e in fondo questo è un pomeriggio insieme che ha un sapore diverso dal solito. Devo ringraziarlo davvero per tutto quello che riesce a darmi con la sua indole silenziosa e solitaria. «Grazie volpetta, tieni tanto a me da essere sempre pronto a salvarmi. Come faresti senza il genio?»
Trattengo una sonora risata alla sua faccia sbigottita. «Quando mai ho detto una cosa del genere?»
«Ma come amore hai elencato tutto prima. Mi hai salvato perché sono la luce dei tuoi occhi e senza di me non potresti più vivere.»
Non c'è niente di così spassoso del pungolare la volpaccia artica, anche se lo conosco e mi arriverà la zampata. «Io ho elencato il tuo essere un impiastro. Sei talmente idiota da inciampare nelle tue stesse gambe.»
«Si ti amo tanto anch'io, ma è bello quando me lo ripeti con tale sentimento.» Stavolta sono riuscito a spiazzarlo eppure non si smentisce neanche adesso.
«Mai detto di essere innamorato di te.» Come replica suona falsa.
Lo prendo alla sprovvista e gli bacio la punta del naso. «Me lo dici sempre quando facciamo l'amore.»
Mi perdo nei suoi occhi che ora brillano con due bellissime stelle. «Non ho memoria di questo.»
Cos'è un invito? Quando mai il genio si tira indietro. «Posso rifrescartela?»
Il suo profumo è così invitate, la sua pelle così morbida... ora lo spoglio e lo prendo qui sul tappeto del soggiorno. Purtroppo per me lo squillo del telefono spegne i miei bollenti spiriti. Sbuffo facendo tremare la casa sin nelle fondamenta mentre raggiungo il rumoroso oggetto.
«Pronto!» Ecco giusto per scoraggiare l'interlocutore. Dall'altra parte della cornetta, come punizione divina, c'è la mamma che urla indignata per il mio modo cafone di rispondere al telefono. «Scusa non volevo, solo ero preso da altro e il telefono mi hai distratto facendomi arrabbiare…. Che significa che lo sono sempre, non è vero… Lasciamo stare, come mai hai chiamato è successo qualcosa? …. Ma come?... Un pochino ma capisco… No tranquilla…. Ci vediamo domani.»
Non mi sorprende sapevo che sarebbe successo la mamma ama passare il tempo con me ma ricordare papà la fa soffrire. Mi spiace solo che per questo motivo si affaticherà facendo il turno di notte, potrebbe parlarmene e trovare un altro modo per stare insieme in queste ricorrenze. Abbattuto appoggio il cordless sul mobiletto all'ingresso, mi scoccia passare la notte in casa da solo. Percepisco la presenza della volpe dietro di me, potei chiedergli di restare magari a suo padre non disturba se passa la notte fuori.
«Kaede senti…» Mi volto per guardarlo e non faccio in tempo ad aggiungere nulla che prende il telefono. Ma a chi vuole chiamare a quest'ora?
«Papà… si tutto bene…. Volevo avvisarti che stasera non torno a casa a dormire.» Cosa? «No, non è successo nulla, solo che la madre di Hanamichi è stata trattenuta a lavoro e lui mi ha chiesto di fargli compagnia. D'accordo ci vediamo domani, buona notte.»
Lo osservo sconvolto, ma come ha fatto a intuire che volevo chiedergli di dormire da me? «Togliti quell'espressione da pesce lesso dalla faccia, quante volte devo ripeterti che il Tensai ormai è un libro aperto per questa volpe?»
Effettivamente sta diventando imbarazzante, cioè già lo era prima perché tante volte in partita è stato grazie a Rukawa se mi sono dato una svegliata e il tutto senza che io gli dicessi niente. Pensare che non ci conoscevamo neanche, mi chiedo come sia possibile questa unione così profonda tra noi. Diventerà ogni giorno più stretta tanto da non potermi più neanche pensare da solo senza la sua presenza al mio fianco? Perché ora sono in grado di farlo? Kimi, se penso all'anno sprecato a urlargli il mio finto odio. Come hai fatto a innamorarti di un'idiota come me?
«Sono riuscito a zittirti? Ormai mi viene naturale farlo, buon per la squadra almeno finiranno le tue figuracce in campo.»
Ok è l'amore della mia vita, senza di lui non posso stare, ma ho una reputazione da mantenere anch'io. «Senti finiscila con quest'aria da saputello altrimenti quell'albero diventerà il tuo copricapo per tutto l'inverno.»
«Nh!» Ahhh lo sta facendo a posta, non devo cedere dinanzi a questa provocazione bella e buona.
«Che significa? Non ricominciare a monosillabare se non vuoi una sonora testata, cos'è ti si sono logorate le corde vocali?»
«NH!»
«Insisti!» Con passo di carica mi fiondo su di lui ma appena lo afferro per le spalle, pronto a dargliele di santa ragione, mi fermo.
«Cosa vuoi fare, idiota?» La lista è lunga soprattutto quanto ti tengo così e tu mi guardi con quell'espressione maliziosa.
«Niente e tutto infida di una baka Kitsune.» Alla fine ci sorridiamo e abbracciamo stretti. Questo è il bello del mio amore, farmi dimenticare la tristezza con questa finta insofferenza tra noi. Osservo l'albero ancora incompleto. «Dobbiamo finire di mettere gli ultimi addobbi.»
Dopo una mezz'ora, qualche litigio e lancio di palline abbiamo completato l'opera. «Non è mai venuto così bello.»
«Stai ammettendo che sono più bravo di te? Però il Natale fa bene alla tua zucca vuota.»
«Finiscila. È così bello perché lo abbiamo fatto insieme.» Kaede sorride e io ricambio arrossendo. Ha la facoltà di farmi sentire uno scemo. Prevedo una vita dura per il genio. «Hai fame? Che ne dici di mangiare la cena preparata dalla mamma e poi andare a nanna?»
«Cos'è questa fretta di andare a dormire?» Poi l'hentai sono io. Tra noi due è lui con quel pensiero sempre in testa.
Arrossisco come un pomodoro, non è solo lui diciamo che siamo parecchio vivaci entrambi su quel "pensiero". «Maniaco non stavo affatto pensando a quello.»
Senza più guardarlo vado in cucina per scaldare la nostra cena. Ovviamente quando mi raggiunge Rukawa inizia a darmi una mano e in poco tempo siamo a tavola. Restiamo in silenzio, lui credo debba riprendersi dalla fatica e io c'è una sensazione che non mi abbandona dopo la telefonata. «Sai penso che alla mamma l'abbia fatto a posta.»
«Che intendi dire?» Sembra confuso e spero di riuscire a spiegarmi.
«Io e lei abbiamo un modo diverso di sopperire alla mancanza di papà. Per me queste giornate sono un modo per sentirlo vicino mentre per lei è solo un modo per percepire in modo tangibile la sua perdita. Sono proprio un'idiota a non averlo capito, no… ho fatto finta di non vedere perché la volevo accanto. Mi sono comportato da egoista.»
«Non credo. Ognuno di noi reagisce in modo diverso davanti alla scomparsa di una persona cara. Inoltre tua madre ti è sempre stata vicina in questa ricorrenza senza farti pesare nulla, perché le faceva bene. Magari è solo più fragile e per questo ha preferito non esserti vicino, per non farti sentire questa fragilità. Io penso che sapeva che non saresti stato solo.»
Odio quando l'indole da cucciolo indifeso di Hanamichi riesce a farmi fare tutto quello che vuole, senza neanche una parola. Basta una mutazione nel suo tono perennemente allegro a mandarmi i segnali che qualcosa sta per fargli male. Ho compreso dalla sua voce che la telefonata stava per avere risvolti spiacevoli, dopo essere riuscito a fargli dimenticare la tristezza ecco che incombeva di nuovo su questo strano pomeriggio. Ho preso la decisione di restare, anche se sua madre poteva semplicemente avergli detto che poteva tardare, non volevo lasciarlo solo e sono felice di aver ascoltato i miei desideri. So di non poter colmare le sue paure o far sparire i suo dolore ma voglio stargli vicino come posso cercando di mitigarli, però tra un po' non avrò più voce a forza di parlare. Quanta pazienza ci vuole con lui, comunque deve smetterla di fissarmi a quel modo sa che mi infastidisce.
«La smetti di fissarmi?» Detesto quando lo fa come se fossi una bestia rara. Dovrebbe essere contento della presa che ha su di me invece resta stupito di quello che riesce a farmi dire o fare.
«Impossibile. Io ti fisso sempre, Kaede.» Almeno non si nasconde. «Mi piace farlo specie quando fai uscire il tuo lato docile.»
La volpe selvaggia… docile? Ha fuso il cervello per dire una cosa simile? «Lato docile?» Alzo il sopracciglio contrariato. «Piantala di dire assurdità!»
«Dovresti smetterla tu di negarlo. Non c'è nulla di male e poi lo conosco solo io quanto lo sei.»
Finisco di cenare e lo lascio da solo andando verso il soggiorno. Sono stanco e non ho voglia di questionare anche su questo. Se vede un lato docile in me è perché lui riesce a farlo uscire fuori, quindi non posso negarlo.
Quando mi raggiunge mi si siede vicino senza toccarmi. «Sei stanco?» annuisco. «Ti piacerebbe dormire qui in soggiorno con l'albero accesso?»
Gli accarezzo una guancia, sei così dolce Do'hao come faccio a non ammansire il mio carattere davanti al tuo sorriso? «Va bene, però prima di addormentarmi ti ricordo che domani tu vieni a casa mia a vedere la partita.»
Mica ha creduto che me ne sono dimenticato?
«Aspetta parliamone…» La mano che ho sul suo viso si muove in automatico. «AHHHHHHHHHHH mollami, Kitsune mi stai staccando la guancia.»
Se non lo avesse capito di sto dando un pizzicotto e visto che non vuole cedere...Tiro più forte. «Non ho sentito la risposta.»
«Mollami. La violenza non ti servirà a estorcermi il sì che tanto desideri.» Ma sentite quanto è scemo.
«Se lo dici tu!» Premo più forte e sento la carne diventare bollente sotto le dita. Gli occhi gli si riempiono di lacrime ma ancora non molla.
«Basta hai vito. La violenza ti è servita, Kitsune.» Non lo lascio ancora deve prima rispondere. «Hai sentito? Ho detto basta!» Niente da fare, anzi con cattiveria uso ancora più forza. «Vengo domani. Vengo domani. Adesso mollami.»
Lo lascio andare finalmente soddisfatto, ero stanco del suo tergiversare. Insomma mica lo sto invitando a bere un te avvelenato.
«Sei cattivo mi hai fatto male.» Piagnucola massaggiandosi la parte offesa.
«Per così poco? Che fine lagnosa ha fatto il mitico Tensai.»
«Ridi. Ridi. Credi di cavartela così? Domani verrò a casa tua e non solo per la partita.» Che significa quel ghigno distorto? Non so perché ma ho un brutto presentimento. «Domani addobberemo il TUO albero di Natale.»
Continua…
