Natale insieme a te

«No! No! NO! Venite qui!»

Il gorilla sta rischiando grosso, sono due ore che ci massacra e strilla come un matto. Insomma ma non ha nulla da fare? Che ne so, magari andare a raccogliere le banane per la sua cena in solitaria della vigilia. Capisco che non possiede la mente eccelsa del genio Sakuragi, però potrebbe arrivarci tranquillamente.

«Gorilla basta, liberaci della tua presenza e vai a cogliere le banane per la cena del 24!» Ah, quanto sono magnanimo. Ho un cuore d'oro, lo so. Un pugno, di quelli che ti possono ammazzare, si abbatte sulla mia povera testa sfracellandomi al suolo. «Ma sei pazzo? Volevi spaccarmi il cranio!»

«Do'hao!» Quando mai quella bestiaccia del mio ragazzo mi difende.

«Scimmione deficiente, come osi parlarmi così? Guarda che anche se non sono più il capitano, mi devi rispetto. Hai capito?»

«Akagi…» Kogure interviene per fermare il gorilla furioso. «Lascia stare, forse si è espresso male.»

«No, no intendevo proprio quello che ho detto. Sono stanco e personalmente ho parecchio da fare, domani è la vigilia.» Cavolo, possibile che nessuno di loro ha impegni? Be' il Tensai invece ha tantissime cose da finire per organizzare per il primo Natale con la volpetta del suo cuore.

Mi arrischio a guardare Kaede, come al solito palleggia per il campo insaccando un canestro dietro l'altro. All'apparenza indifferente a quanto succede intorno a lui, ma ormai quella maschera non funziona più con me. Sorrido, non vedo l'ora che sia domani. Il nostro primo appuntamento di coppia, anzi spero proprio che tutti capiscano che non siamo due amici che passano la serata insieme. Voglio che mi invidino per avere al mio fianco una creatura stupenda, come solo la mia Kitsune può essere.

«Che hai da ridere, imbecille?» Ancora, ma non aveva lasciato la squadra? «Siete stati voi a chiedermi degli allenamenti speciali per le ultime partite del campionato invernale. Quindi fila in campo e non lamentarti.»

«Akagi purtroppo ammansire quella scimmia è impossibile, sai com'è fatto. Tutta questa fretta a cosa è dovuta, Hanamichi?» Mitsui come sempre non si fa mai i fatti suoi. «Non dirmi che hai raccattato qualche scrofa per domani sera?»

«Taci teppista sdentato che non sei altro. Come osi parlare in questo modo? Il Tensai non raccatta scrofe, ma solo bellissime fanciulle bisognose della sua proteziiiiiiiioooooooooooooneeeeeeeeeee.»

Un pallone mi arriva diritto in faccia mandandomi lungo disteso. Ovviamente non devo spiegarvi chi sia stato l'infame che ha fatto questo. «Kitsuneeeeeeeeeee ma ti si è atrofizzato il cervello?»

«Sakuragi sta buono a terra.» Ayako mi raggiunge preoccupata con un asciugamano. Mi esce sangue dal naso, vorrei vedere dopo le due botte che ho preso. Cioè questi vogliono accoppare il genio, non c'è altra spiegazione.

Naturalmente quello stronzo del mio ragazzo si avvicina per chiedermi scusa. State a vedere che quando saremo soli le scuse dovrò fargliele io, per l'infelice frase che mi è uscita. Questo Natale sta cominciando proprio bene.

Mentre la squadra continua ad allenarsi, mancano poche partite e se vogliamo aggiudicarci almeno questo titolo dobbiamo lavorare sodo, io resto a bordo campo con il ghiaccio sul naso. La mancanza del gorilla in squadra si fa sentire, nonostante gli ottimi risultati dati dell'incommensurabile genio. Devo dire che a darmi manforte c'è spesso Rukawa, in partita basta una sua occhiata per farmi capire dove sbaglio. Questa sincronia tra di noi è dovuta al rapporto sempre più stretto che stiamo costruendo, ormai io e Kaede riusciamo a sentirci senza parlare.

«Va meglio?» Chiede Ayako leggermente preoccupata, stavolta hanno esagerato. Mi rialzo mettendomi seduto contro il muro continuando a tenermi la fronte, devo dire che mi gira un pochetto la testa ma ci vuole altro per affossare il Tensai.

«Mi pulsa la testa, credo sia normale.» Aya mi sorride accarezzandomi i capelli. Stanno ricrescendo e piacciono parecchio così anche alla volpe. A proposito di volpe… mi volto a osservare il campo ed eccolo che sta cercando di sfondare la difesa del nostro ex capitano, per andare a segno. Ma per quanto provi nulla, un muro invalicabile. Chiunque altro mollerebbe la palla a un compagno ma non lui. Scatta in avanti con una perfetta finta, per poi fare un salto indietro, oltre la linea dai tre punti, e tira centranto un canestro da tre punti perfetto.

«È proprio in forma il nostro numero undici.» Ayako è tutta gasata mentre lo dice.

«Per così poco!» Incrocio le braccia sul petto, è l'amore mio ma non dirò mai ad alta voce che è più bravo di me.

Lentamente, dopo un'altra ora, con mio grande giubilo, strisciamo tutti verso gli spogliatoi. I prossimi giorni saranno di riposo quindi non siamo tenuti ad allenarci, ovviamente questo per i comuni mortali non per me che sono fidanzato con il dio del basket. Scuoto la testa, cosa non si fa per amore. Ci salutiamo abbastanza in fretta dandoci gli auguri, chissà come mai adesso sembrano tutti tarantolati... certo non è solo il Tensai che aveva da fare. Come al solito io e la Kitsune ci attardiamo negli spogliatoi, un po' perché siamo lenti ma il motivo principale è per stare insieme, dopo tanto tempo separati. Oggi però il Tensai è arrabbiato, insomma mi ha quasi rotto il naso e non mi ha detto ancora niente.

«Come va?» Sono seduto sulla panca intento ad asciugarmi i capelli, quando mi arriva questo mormorio.

«Secondo te?» Se crede di cavarsela con così poco si sbaglia.

Kaede si siede a cavalcioni sulle mie gambe alzandomi il volto, come al solito la volpetta muta non parla e agisce. Le sue labbra morbide si posano in ogni dove mento, guance, occhi, fronte, naso dove insistono parecchio. «Come va?»

Lo abbraccio stretto premendomelo contro. «Un pochino meglio. Però fa tanto male ancora.»

Non è vero ma volete che gli dica la verità ORA. Io così ci passerei tutto Natale e anche Capodanno… facciamo la vita.

«Male…male?» Annuisco e lui comincia daccapo, ma stavolta inseguo quelle labbra dolci coinvolgendolo in un bacio di quelli che tolgono il respiro. Lento, passionale, ma anche dolce perché coccolarci l'un l'altro sta diventando importate come perderci nella passione.

«Non azzardarti più a dire quelle cose.» Il tono è lapidario, come sempre non si è scusato ma mi ha fatto capire che non devo passare il segno altrimenti poi me la fa pagare. Certamente non me ne sto zitto, ho il diritto di difendermi.

«Ma perché cosa ho detto?» Il suo sguardo magnetico si pianta nei mei occhi obbligandomi al silenzio.

«Sei avvisato, idiota.» Si rialza e finisce di prepararsi. Volpe dispotica e gelosa.

Borbottando lo seguo anch'io perché si sta facendo tardi e rischio di non riuscire a fare tutto quello che devo. «Volpaccia hai da fare oggi pomeriggio?»

Lui annuisce senza dire altro. Ora una persona normale spiegherebbe al suo fidanzato ipergeloso cosa deve fare, ma lui no. Mister faccio quello che voglio, quando voglio, mi deve sempre far alterare. «Davvero e con chi?»

«Mica ho detto che vedo qualcuno. Ho solo annuito alla tua domanda, sono impegnato. Anzi,» Prende il borsone chiudendosi la lampo del giaccone. «chiudi tu.»

Mi bacia sulle labbra e va via. Cioè mi ha mollato qui senza dire altro. Mi arrendo ormai è un caso senza speranza.

Impego poco a chiudere tutto e mi avvio verso la metro. Oggi fa un freddo cane, per scaldarci in palestra abbiamo dovuto fare quasi venti giri di campo. C'è un po' di neve ammonticchiata ai lati delle strade, purtroppo ancora non è un bianco Natale ma ci spero, mi piacerebbe specialmente perché così potrei trascinare la volpe a fare un pupazzo di neve. Credo che sia un'altra cosa che non fa da tempo. Sorrido pensando al mio amore, non vedo l'ora che sia domani per dargli il mio regalo. Non è niente di speciale, quello me lo sono riservato per il suo compleanno. La volpe non sa cosa gli aspetta. Certo ho dovuto per forza di cose farmi aiutare da una persona ma voglio che capisca che non è più solo.

Mi lascio andare sul divano con un sospiro di sollievo. Porto un braccio a coprirmi gli occhi, non ho acceso le luci appena entrato, la stanza in penombra dovrebbe rilassarmi eppure le flebili luci che giungo dall'esterno mi infastidiscono. Questo nervosismo è dovuto al fatto che sono stato in giro per il centro fino ad ora. Luci sparate in faccia, chiasso, gente affollata in ogni dove... non sono abituato a tutto questo. Possibile che ogni giorno debba esserci questa calca? Cioè, capisco un paio di giorni per trovare i regali ma poi statevene a casa. Forse sono io che non riesco a capire fino e in fondo questo periodo, ho odiato per troppo tempo il Natale. Anzi, gli anni a dietro, mi rintanavo in casa per non essere travolto dalla bolgia infernale delle strade.

Questo accadeva gli anni passati, ma non quest'anno. Ora ho un motivo importate per andare in giro tra le vetrine colorate in cerca di qualcosa che attiri il mio sguardo. Voglio rendere felice il ragazzo che amo e, sebbene non mi piaccia la folla, per lui faccio un'eccezione. Non potevo accontentarmi dei soliti regali. Volevo donargli qualcosa che in qualche modo "parli" di noi e credo di esserci riuscito.

Ace mi salta addosso acciambellandosi sul mio torace, sorrido prendendo ad accarezzare il suo pelo morbido. «Fa freddo, vero?» Lui miagola senza nessuna intenzione di spostasi. «Se schiodi accendo il camino, lo troverai molto più caldo di me.»

In risposta alle mie parole miagola di nuovo accucciandosi ancora di più tra le pieghe della mia felpa. Sbuffo, in fondo perché dovremmo spostarci si sta bene così e dopo la fatica del pomeriggio mi merito un sonnellino.

Sbadiglio prendendo il plaid dallo schienale del divano per stenderlo addosso. Chiudo gli occhi e sprofondo in un sonno ristoratore...

... all'improvviso qualcosa nella quiete del mio riposo si insinua in modo fastidioso, mugolo poco propenso a svegliarmi ma alla fine quel tarlo diventa insopportabile. Apro gli occhi di botto fissando con odio il cordless, appoggiato sul tavolino basso davanti al divano, lo prendo e premo per rispondere ma non riesco a dire nulla perché vengo investito da una voce conosciuta, alterata e terribilmente agitata.

«Volpe scimunita perché non rispondi al primo squillo? Possibile che devi sempre farmi preoccupare? Ti sto cercando da ore sul cellulare mai che ti ricordi di inserire la suoneria.»

«Do'hao!» Si zittisce subito, ormai ho capito che è l'unico modo per rimetterlo in riga quando è in pieno delirio.

«Non darmi dell'idiota quando sono nervoso!» Bene praticamente non posso più chiamarlo così, è nervoso SEMPRE.

«Chiamarti idiota è l'unico modo per zittirti a quanto pare.» Credo che la mia calma in qualche modo lo faccia schizzare su tutte le furie, ancora di più.

«Comunque è inutile che cerchi di sviare la domanda, sono ore che ti cerco e posso sapere come mai non rispondi al cellulare?»

Inizio a pensare che mi stia cercando da prima che tornassi a casa, ecco perché è agitato. Gli ho detto che avevo da fare senza specificare cosa. Scommetto che la sua mente sarà partita verso mete sconosciute con il fine ultimo di salvare il suo volpino disperso, Kimi ma come ho fatto a innamorarmi di simile un'idiota?

«Non avevo il cellulare, anzi non lo vedo da stamattina, sarà rimasto nel borsone della palestra. Appena rientrato a casa mi sono cambiato e uscito subito senza farci caso.» Ho usato più parole del dovuto perché l'indole di Hanamichi è iperprotettiva, questo è dovuto anche a come è morto il padre. Dopo la mia spiegazione finalmente si calma.

«Detesto quando ti cerco e non mi rispondi.» Lo so amore mio, mi fa stare così bene questo tuo preoccuparti per me, sebbene dovrei detestarlo perché in qualche modo limita la mia libertà.

«Guarda che se non rispondo non vuol dire che mi è successo qualcosa.» Evito di puntualizzare che quello più casinista è lui. Quando esce con quei pazzi non so mai come lo ritroverò il giorno dopo.

Hanamichi è cambiato, per fortuna fa a pugni solo se provocato il problema è che basta poco per farlo andare in escandescenza. In questi anni grazie al basket la sua fama non è più solo quella di teppista, ma spesso capita ancora che qualcuno lo cerchi per provocarlo e, sebbene provi a tenermelo nascosto, alla fine vuota il sacco prendendosi la mia sfuriata. Non mi va che faccia a pugni per stupidaggini, potrebbe farsi male. Non è solo lui protettivo, certo io lo dimostro in altri modi e meno plateali.

«Questo non lo puoi sapere...» Faccio finta di non notare il tono malinconico, non voglio che si rattristi più del dovuto. Però devo dire che cambia subito discorso, senza neanche aspettare che lo faccia io. «Senti, dove sei stato?»

«Ma dove vuoi che sia stato, avevo delle compere da fare. Ace mi ha distrutto un'altra cesta.» Mento, tanto sa che sono andato in giro per lui ma meglio non esaltarlo troppo.

«Strano, Ace sembra così tranquillo.»

«Lo sembrano tutti, poi invece si dimostrano i peggiori casinisti.» Mi alzo dal divano, appoggiando il gatto sui cuscini, tanto il Do'hao non mi mollerà facilmente. Entro in cucina e apro il frigo, ci sono un bel po' di cose pronte, come sempre la nostra governante esagera.

«Stai parlando di qualcuno in particolare?» Salta subito lui, evidentemente ha colto l'allusione.

«Hai la coda di paglia?» Prendo una cosa a caso e la metto nel microonde, papà non tornerà per cena ma pranzeremo domani insieme prima che lui vada alla solita cena dell'azienda. Già domani sera io e l'idiota abbiamo il nostro primo appuntamento e non so praticamente nulla su quello che vuole fare. «Cambiando discorso, che programmi hai per domani sera?»

«Come che programmi ho? Kitsune che programmi abbiamo! Prova a mollarmi e giuro che di te non resterà neanche una particella.»

Ma quanto può essere scemo. «La pallonata di oggi ha fatto più danni di quelli che pensavo.»

«Kaedeeeeeeeeeeeeeeee!» Allontano il telefono dall'orecchio, possibile che non riesca mai a essere perspicace? Non capisce mai niente e poi dà la colpa a me se le cose non vanno come vuole.

«Ma secondo te di cosa parlavo? Lo so che domani abbiamo un appuntamento, ti chiedevo solo quale fosse il programma.» Sospiro rassegnato, è tutto matto. Per fortuna che lo è altrimenti sarebbe una noia tra di noi.

«Ah, ma perché non spieghi mai? Comunque tieniti forte perché sarà abbastanza impegnativo, cerca di dormire...» Nel frattempo che lui mi spiega informa finisco anche di mangiare, caricare la lavastoviglie e a ritornare in soggiorno dove accendo le luci dell'albero. «Sei felice, Volpetta?»

Ammetto che per la prima volta in vita mia non vedo l'ora che sia domani.

«Mi piace.» Lo sussurro emozionato, davvero mi sento un cretino dopo tutto quello che abbiamo vissuto in questi mesi, però credo sia normale emozionarsi così per il primo appuntamento ufficiale.

«Sei sicuro, Kaede? Davvero se qualcosa non ti va bene voglio che me lo dici.» Quanta insicurezza amore mio, dovresti saperlo che ogni cosa che fai mi rende felice.

«Non vedo l'ora che sia domani.» Ha bisogno di sentirselo dire e io voglio dirglielo, perché lo merita. Hana mi dimostra il suo amore in tanti modi, mentre io resto sempre più silenzioso. Solo che mi spaventa tutta questa felicità e alle volte fatico a credere che sia arrivata proprio a me.

«Kaede... anch'io. Questo è il nostro primo Natale e voglio ricordarlo sempre, forse non sarà il migliore che vivremo ma...»

Hanamichi stranamente non termina la frase, non ne ha bisogno perché ho capito. Qualcosa che fino a oggi non è stato gioioso lo sta per diventare, e lo sarà perché siamo insieme noi due che siamo quanto di più lontano l'uno dall'altro.

«Da'hao lo sai che ti amo?» La sento benissimo la sua esclamazione sorpresa. Però per una volta non fa nessuna battuta.

«Certo, Kitsune, ma mai quanto ti amo io.»

Sorrido sedendomi, la conversazione andrà avanti ancora per molto e mi piace che non possiamo fare a meno l'uno dell'altro.

Vigilia di Natale

Ho l'ansia. Ho l'ansia. Ho l'ansia. Mamma quanto sono nervoso. Mica ci arrivo a stasera se continuo a stare così.

«Hanamichi ti prego siediti perché sono due ore che giri per la casa come una tigre in trappola. Si può sapere cosa c'è?»

Salto su punto sul vivo. «Mamma, tu che mi hai messo al mondo dovresti saperlo che quando sono nervoso è meglio lasciami stare.» Cioè l'ho sempre ritenuta una donna perspicace come può non comprendere me.

«Ma io lo so, il problema è che sei sempre nervoso.»

Per poco non cado a terra ma come si permette, sono la tranquillità fatta persona, oggi sono stressato e ho tutti i motivi per esserlo. È la vigilia di Natale, questo significa che stasera vedrò il mio Kaede per il nostro primo appuntamento. Sembro scemo a vederla così ma davvero è una cosa che mi emoziona. Il bellissimo e scostane Kaede Rukawa uscirà questa sera con me, proprio oggi, il giorno in cui si invita la persona amata a stare insieme. Certo è strana come cosa però a Natale da noi si usa così.

Verso le diciotto io e Keade ci incontreremo in centro, staremo un po' in giro e poi andremo in un piccolo ristornate sul lungomare e dopo lo riaccompagnerò a casa. Non so se suo padre sarà lì, spero di no così potremmo passare un po' di tempo ancora insieme.

Faccio la linguaccia a mia madre e mi dirigo in camera mia, mi butto sul letto recuperando il piccolo pacchetto che ho nascosto nel cassetto del comodino, non vedo l'ora di darglielo per vedere la faccia che farà. Non è nulla di speciale, però è qualcosa che riguarda solo noi due e questo lo rende unico. Unico come l'amore che sentiamo l'uno per l'altro, certo quella bestiaccia infame si schernisce in continuazione ma ormai non può più fingere... è pazzo del sottoscritto.

Ripongo con cura il regalo e allargo le braccia sul letto ridendo come un pazzo, forse lo sono davvero e a far peggiorare la mia già precaria situazione mentale è stato proprio lui. La mia Kitsune è l'unica in grado di rendermi così felice. Si, è stata mia dalla prima volta che ci siamo incontrati o semplicemente ci stavamo cercando. Io cercavo lui quando mi dicevo innamorato di tutte quelle ragazzine e lui cercava me, in questi anni passati da solo in compagnia del basket.

Abbraccio stretto stretto il cuscino, voglio vederlo e stringerlo forte forte. Spesso quando lo faccio mi rimprovera di scambiarlo per un peluche ma io lo so che gli piace, fa solo finta per mantenere la sua nomea di ghiacciolo. Ma sapete come si dice: il ghiaccio si scioglie quando incontra calore. Ecco io sono il calore di cui kaede aveva bisogno e non avete idea di quanta bellezza nasconda sotto quella patina ghiacciata. Quanto sia unico essere amati da lui. Non è espansivo, la sua indole è quella di orsetto solitario eppure è in grado di farmi sentire al centro del mondo.

Chiudo gli occhi con il suo bellissimo musetto come ultima immagine prima di addormentarmi. Stanotte a causa dell'agitazione non ho dormito molto, pensare a lui e a quello che ci lega è riuscito in un attimo ad allentare la tensione che sentivo. Non vedo l'ora di vederlo….

«Ma sei vivo? Guarda che anche se abbiamo il patto che non posso entrare in camera tua, quando sei chiuso dentro, ma tra un po' apro la porta.»

Gemo irritato per quella voce che continua a infastidire il mio sonno, non voglio svegliarmi ancora insomma sono nel bel mezzo di un incontro a luci molto rosse con il mio volpacchiotto.

«Hanamichi Sakuragi guarda che sono le quattro del pomeriggio, svegliati immediatamente.»

Salto sul letto come una molla e metto a fuoco mia madre che mi guarda con un'espressione furente. Che gli ho fatto?

«Sono due ore che ti chiamo e non mi rispondi. Sono dieci minuti buoni che busso come una pazza alla tua porta, senza risposta.»

«Mi sono addormentato ero stanco… e… e…» l'occhio mi cade sulla sveglia «NOOOOOOOOOOOOOO.»

Urlo come un matto iniziato a correre per la stanza. «Ma non potevi svegliarmi prima. Adesso non farò in tempo.»

«Ingrato, ringraziami che ti ho svegliato.»

Mi tolgo la felpa in fretta e furia mentre mia madre resta al centro della stanza con le mani sui fianchi senza accennare ad andarsene. «Vorrei un po' di privacy, se non ti dispiace.»

«Guarda che ti ho messo al modo io. Ti ho visto nudo fino all'età di dodici anni.»

«Appunto se non te ne sei resa conto ora ne ho quindici, esci immediatamente da qui!» Rosso come un pomodoro le indico la porta, lei mi fa un sorrisino malizioso per poi fare come richiesto.

Come ho fatto ad addormentarmi? Io di rado mi appisolo dopo pranzo e proprio oggi doveva capitarmi? Volevo fare le cose con calma invece mi ritrovo a fare le corse per arrivare in tempo all'appuntamento con il mio ragazzo. Per fortuna il Tensai è un uomo previdente, ho fatto tremila prove in questi giorni così ho già tutto pronto. I vestiti che devo indossare sono belli stirati nell'armadio, quindi doccia veloce e vestiario non mi prendono molto tempo. Anche perché ne impiego un sacco per aggiustarmi i capelli, sia chiaro che sarebbe tutto più semplice se li tenessi buoni con un pochino di gel ma alla volpe non piace. Dice che altrimenti non mi può accarezzarmeli senza impiastricciarsela. Quindi il genio deve stare parecchio tempo con phon e spazzola per tenerli almeno decenti. Cosa non si fa per amore.

Dopo quasi un'ora e mezzo sono pronto, mi rimiro di nuovo nello specchio e devo dire che sono proprio figo. Ho indosso un maglione di una leggera sfumatura di grigio/blu, sotto spunta una camicia nera che si abbina al colore dei jeans che non sono molto stretti ma cadono morbidi. Le scarpe da ginnastica sono di sotto, così come il giubbotto non mi manca niente… «Ahhhhhhhhhhhhhhh!»

Il mio urlo deve aver raggiunto il polo nord, ma mi stavo dimenticando la cosa più importante: il regalo per la mia volpetta. Mi fiondo a prenderlo sul comodino dove l'avevo lasciato e con calma scendo al piano di sotto.

«Ohhhhhhhh Ohhhhhhhhhhhh. Mazza quanto sei bello amore di mamma.»

Ma come si permette! Che dite? Mi ha fatto un complimento e mi arrabbio? Non conoscete mia madre, quello non è un complimento ma una presa per il culo. «Finiscila. Non dire niente. Non fare domande. Esco!»

«Come? Andiamo sei figo da paura e stai uscendo la sera della viglia, hai un appuntamento?» Ha il coraggio anche di farmi gli occhi a cuoricino?

Meglio ponderare per una strategica ritirata, mi allaccio le scarpe con calma apparente. «Mi vedo con i ragazzi dell'armata.»

Chiaro, no. Mica le è sfuggito in tutti questi anni che uscivo la viglia con i miei amici? «Racconta un'altra balla. Sono una madre e una donna, so benissimo che non esci con Yohei e gli altri. Vuoi sapere come ho fatto a intuirlo?» Io lo so che poi mi pento, ma questa cosa voglio saperla. Annuisco, tanto sono già pronto vicino alla porta sebbene al suo terzo grado non sfuggirò in eterno. «Non ti ho mai visto così nervoso. Non ti ho mai visto così felice. Sei spesso fuori casa e i tuoi amici gironzalo qui intorno senza di te. Dormi fuori e credi che mi beva la scusa dell'amico solo? Sei diventato ancora più bello e il punto fondamentale hai l'aria idiota di uno innamorato.»

Non ho un madre ma una parente segreta di Nostradamus. Cioè ha preso in pieno tutto, solo che davvero dormo a casa di un amico. Con la volpe abbiamo deciso di parlare con i nostri genitori di quello che ci lega, quindi non mi sembra il caso di aggiungere nulla tranne... «Il tensai non ha l'aria da idiota innamorato. Sia chiaro!»

Esco di casa come una furia con il sotto fondo la risata della mamma. Ma tu guarda come deve essere tratto un genio come me. Continuo a sbuffare e nel frattempo raggiungo il luogo dell'appuntamento e appena vedo Kaede mi rilasso subito. È splendido il mio amore, potrei stare qui a guardarlo per ore senza stancarmi ma sapete meglio non lasciarlo troppo solo, qualcuno potrebbe pensare di avvicinarlo.

Mi soffio sulle mani ormai gelide, ma che fine ha fatto quell'impiastro? Prima mi dice di essere puntuale e poi non lo è lui? Però è strano, Hana non mi lascerebbe ad aspettare specialmente perché questo è il nostro primo appuntamento ufficiale… speriamo non si successo niente. Prendo il cellulare, meglio assicurarmi che sia tutto a posto.

«A chi stai per chiamare, Kitusne?» Salto su sorpreso. Mi volto e per poco non cado a terra, dove crede andare in giro vestito così, è terribilmente bello il mio idiota stasera. Cioè lo è sempre. Hanamichi possiede una bellezza calda e avvolgente, oltre ad essere incredibilmente sexy cosa che non passa inosservata a parecchi. «Tutto bene, volpetta? Non è che ti ho lasciato troppo al gelo?»

«Do'hao.» Scoppia a ridere e diventa ancora più bello. «Come mai in ritardo?»

«Ho perso tempo a farmi bello per la mia volpetta.» Arrossisce e provoca in me un desiderio incredibile di baciarlo, peccato che siamo in mezzo alla folla e devo trattenermi.

«Direi che ci sei ampiamente riuscito.» Mi guarda come se avesse davanti un alieno, non gli dico spesso che per me è bellissimo sempre e comunque perché tanto non mi crede. Quindi decido che l'imbarazzo può essere sciolto, in fondo è il nostro primo appuntamento ufficiale ma ormai siamo una coppia da mesi. «Allora il tuo programma se non ricordo male includeva passeggiata?» Ammetto che mi dà un po' fastidio il fatto che non abbia voluto darmi i particolari però ho deciso di lasciarmi andare ancora una volta, in fondo non me ne sono mai pentito.

«Per adesso camminiamo, dobbiamo raggiungere il lungo mare e non mi va di prendere la metro. Preferisco camminare per la città.» Annuisco e lo seguo… questo è il nostro primo Natale insieme, il primo spero di tanti, e ho voglia di godermi ogni instante. Voglio cancellare gli anni passati a giuardare fuori dalla finestra, specialmente quando la neve mi impediva di giocare a basket. Riscoprire questa festa accanto alla persona che amo e che riesce con poco a farmi sentire felice.

Sai che ti amo?

«Dobbiamo ritornarci. Riservato, poco affollato, si mangia benissimo e le porzioni sono abbondanti.»

Alzo gli occhi al cielo, stiamo andando a casa mia, dopo la serata passata fuori. Ammetto di essere un po' stanco, la folla purtroppo continua a non piacermi ma Hanamichi è stato bravissimo. La passeggiata in centro era quasi tutta nelle stradine secondarie, il lungo mare semideserto e quel ristorantino defilato con pochi clienti mi hanno fatto sentire a mio agio, segno che davvero tiene a me e ha pensato a come rendermi questa uscita piacevole.

«Guarda che le tue porzioni erano abbondanti, visto che alla prima ti sei lamentato che il Tensai ha bisogno di crescere.» Lo punzecchio però effettivamente ha un che di patologico, ma come fa a mangiare tanto? Va bene che esagitato com'è consuma parecchie calorie ma a volte esagera. Certo guardandolo non si direbbe un mangione il mio idiota ha un fisico perfetto.

«Sempre il solito, io mangio mica come te che fai finta.» Si allontana lasciandomi indietro e io ne approfitto per guardarlo. Be' cosa c'è di male, è il mio ragazzo posso guardarlo come e quanto voglio, poi stasera non so ma ha qualcosa di particolarmente eccitate. Lo ammetto non ho fatto altro che pensare alle sue braccia strette intorno a me, alle nostre labbra unite e a tanto altro… mi sventolo con una mano, nonostante la temperatura gelida ho caldo.

«Volpe tutto bene?» Hana torna indietro e mi poggia una mano sulla fronte. Devo essere arrossito. «Sei caldo e rosso, non è che ti sei preso la febbre.»

No, mi sono preso la do'haotaggine maledizione a te, guarda come mi fai sentire. «Tranquillo tutto a posto.»

«Sicuro volpacchiotto.» Appoggia la fronte alla mia e non resisto, manca ancora un po' a casa ma voglio baciarlo… devo baciarlo e lo faccio.

«Se è una conseguenza della febbre mi piace.» Ma quanto è scemo.

«Non è la febbre... non del genere che pensi.» Lo costringo a camminare all'indietro, mentre continuammo a baciarci, tanto casa mia non dista molto e infatti poco dopo la sua schiena sbatte gentilmente sul ferro del cancello.

«Siamo arrivati, volpetta.» Non riesco a staccarmi da lui «Restiamo qui oppure vado via?»

«Vuoi già andare via? Ancora non ho avuto il mio regalo di Natale.» Sorride e scostandosi alle mie spalle mi permette di aprire il cancello. Pochi passi e siamo in casa, nonostante il buio ci cerchiamo subito per un altro bacio stavolta più profondo, coinvolgente e soprattutto che nessuno può disturbare.

Perdo sempre la cognizione della realtà quando lo bacio, come siamo finiti senza giaccone e pullover addossati al muro?

«Mmmm, sei assolutamente irresistibile, ma se non sbaglio volevi scartare il tuo regalo, Kitsune.»

In verità mi piacerebbe scartare lui ed essere scartato a mia volta, ma conoscendo l'idiota prima dovrò assolutamente aprire il suo regalo di Natale e poi voglio che apra quello che gli ho fatto io.

«Anch'io ti ho preso un regalo.» Ci togliamo le scarpe mentre lui accende tutte le lucine dell'albero io mi avvio a preparare il tè.

«Kitsune accendo anche i riscaldamenti, fa parecchio freddo in casa.»

Ormai sa bene come muoversi e questo mi piace tanto, specialmente in virtù di quello che voglio dire a mio padre. Hana si trova bene in casa mia, non si sente più un estraneo, prima anche solo per toccare una cosa mi chiedeva il permesso. Torno in soggiorno e lui è seduto sul divano con un pacchetto appoggiato sulle gambe, è teso posso notarlo dalla tensione delle sue spalle. Poso le tazze fumanti e vado a prendere il mio pacchetto sotto l'albero.

Quando torno da lui ha lo sguardo felice di un bambino. «Mi hai fatto il regalo?» Perché così sorpreso? Non mi piace che pensasse che non gli avrei preso nulla. Il mio sguardo deve essersi incupito perché Hana precisa subito. «Non fraintendere, so che odi andare per negozi e poi… il regalo più bello questo Natale per me sei tu.»

Sussulto, sembrano le classiche parole che qualsiasi innamorato può dire ma io so che non è così. Lo capisco dal suo sorriso sincero, dal fatto che davvero non si aspettasse niente. Non rispondo alle sue parole, mi siedo dandogli il pacchetto e lui mi porge il suo. Li scartiamo insieme e subito ci ritroviamo a ridere. Credo di dovermi preoccupare se inizio ad avere le sue stesse idee. In mano ho una fascetta nera, come quelle che porto sempre al braccio, ma questa dentro è personalizzata c'è scritto kitsune con una piccola volpe disegnata vicino. Mentre io gli ho preso una di quelle fasce che si mettono sulla fronte, così non gli daranno più fastidio i capelli che gli cadono sugli occhi, e dentro c'è scritto Do'hao con una piccola scimmietta disegnata.

«Abbiamo avuto la stessa idea.» Hanamichi ride di gusto. Provandosi la fascia che gli sta benissimo. «Sono o no un figone.»

«Do'hao, diciamo passabile. Così la prossima volta che sbatti contro il tabellone almeno l'impatto è minore.»

«Quando mai è successa una cosa del genere?»

«La lista è lunga.» Poso il mio regalo e lo guardo intensamente, beviamo il tè con una strana calma. Finché sono io a rompere il silenzio. «Ti ho detto che mio padre starà fuori fino a domani.»

Non ho il ragazzo più sveglio ma devo dargliene atto su certe cose coglie al volo. «Anche mia madre stasera cenava con delle amiche e poi non ho capito, faranno tipo un pigiama party anzianotto.»

Rido, ma non gli do modo di fare altro che mi siedo a cavalcioni su di lui. «Che fai volpetta?»

Vuoi giocare? Sai che alla fine vinco sempre io. «Visto che entrambi i nostri genitori sono fuori…»

Comincio a succhiargli il labbro, scendo giù verso il mento. «Al nostro primo appuntamento? Sai che non ti facevo così…» Lascia la parola in sospeso, però capisco al volo cosa vuole dire. «Mi sa che domani ti chiedo un altro appuntamento.»

Devo fagliela pagare per quello che ha detto prima, mettere le cose in chiaro è una delle cose che preferisco fare con lui. Mi alzo dirigendomi al piano superiore. «Domani sono impegnato con un altro e secondo la tua teoria del mio essere "facile" immagina come andrà a finire.»

Praticamente salgo le scale di corsa, perché so già cosa accadrà quanto avrà assimilato le mie parole. Arrivo in camera mia e una furia rossa mi afferra prima che possa far niente pressandomi contro il muro. «Non ti azzardare, Kitsune.»

«Lo hai detto tu. Inoltre io faccio quello che voglio.» Potrebbe sembrare il preludio a una legata, in realtà ci strusciamo uno addosso all'altro con le labbra che si sfiorano a ogni parola.

«Chiariamo una cosa: puoi fare quello che vuoi…» Mi allontana dal muro per spingermi sul letto. «vedere chi vuoi…» Si toglie la camicia restando a dorso nudo. «ma sei mio. Solo mio.»

Lo afferro per farlo cadere su di me, mi piace quando ribadisce i concetti ovvi in questo modo. «Credo di non aver capito bene il concetto. Ti va di spiegarmelo in modo prato come sono tuo?»

Mi sorride. Un sorriso caldo, innamorato e felice. «Tutte le volte che vuoi, Kitsune.

Grazie amore mio per aver reso questo Natale unico e speciale, proprio come sei tu.»

Fine…