Segreto Svelato

Parte I

Questi ultimi giorni di scuola procedono più lentamente di quanto vorrei. Ormai il club è chiuso e anche il campionato è andato, purtroppo non siamo riusciti a battere il kainan e ci siamo dovuti accontentare del secondo posto ancora una volta. Almeno ho potuto battere il mio avversai numero uno, Akira Sendo, bisogna dire che la squadra ha subito un netto declassamento dopo l'addio di Uozumi non hanno uomini validi e si nota in campo. Dovrebbero trovare un centro efficace, come abbiamo fatto noi. Non per elogiare il mio ragazzo ma Hanamichi è stato bravissimo, non si è mai perso d'animo e ha dimostrato che sta lavorando sodo per affermarsi nello sport che gli piace, certo meglio tralasciare gli scontri mortali tra lui e il porcospino. Ho provato a farlo ragionare ma alla fine li ho lasciati fare ,tanto con due teste vuote è inutile ragionare.

Mi fermo, dopo l'ennesimo canestro, non dovrei dirlo ma il regalo di compleanno dell'idiota è davvero utile. Ovviamente lui non sa che spesso gioco fino a tardi altrimenti lo sradicherebbe a mani nude dal muro Accondiscendo alla sua richiesta di non esagerare solo quando dorme da me, cosa si fa per non litigare. «kaede perché non rientri in casa che fa freddo?»

Annuisco raccogliendo il pallone, papà non è ancora tornato a Tokio e sebbene dovrei gioirne finché lui è qui non posso invitare l'idiota a passare qualche giorno a casa mia. Certo passiamo i pomeriggi insieme però ecco mi manca coccolarmi tranquillamente con il mio ragazzo, litigare per fare a pugni e poi passare il resto del tempo a baciarci. Sospiro purtroppo anche l'idiota ha casa perennemente occupata, visto che una signora che abita accanto, cara amica della madre, sta facendo dei lavori in nella sua abitazione e quindi la ospitano. Sempre detto che appena possibile mi prenderò un appartamento da solo, sono sempre stato autosufficiente e papà non ha mai passato tanto tempo con me. So che aveva delle ferie da smaltire ma almeno qualche weekend a Tokyo potrebbe anche passarlo ha tanti amici lì oppure potrebbe concedermi l'appartamento per qualche giorno, così io e il Da'hao potremmo visitare la città.

Rientro e vengo subito accolto dal miagolare felice di Ace, lui come me non ama il freddo ma se io faccio una concessione al basket lui non ci pensa proprio a mettere il muso fuori di casa. «Razza di piantagrane.»

Lo prendo in braccio, tanto quando fa così è l'unico mood per farlo smettere di miagolare. «Dovresti trattarlo meglio, ti aspettava da un po'. Credo sia geloso della palla da basket.»

Mio padre ci scherza ma è così, non solo per Ace c'è un altro piantagrane che quando lo lascio per troppo tempo solo dopo fa il mortalmente offeso. «HN!»

Mi siedo sul divano accarezzando il morbido pelo di Ace che dopo un po' prende a ronfare alla grande. «Papà, stavo pensando che sei molto a casa ultimamente. Hai deciso di tornare qui?»

«Mi stai cacciando via? Ti dà fastidio la mia presenza?»

Abbasso gli occhi, sono uno stupido egoista, mio padre prova a riallacciare il rapporto con me e io sinceramente dovrei dirgli il motivo per cui vorrei la mia libertà di prima. Io e Hana abbiamo deciso di parlare con i nostri rispettivi genitori ma ancora oggi non abbiamo programmato quando farlo, non per paura visto che siamo convinti di vivere questa storia alla luce del sole ma trovare le parole adatte è difficile. «No, ma ero abituato a stare solo e quindi mi mancano un po' miei spazi di prima.»

Mento e mi dispiace ma adesso non saprei neanche da dove cominciare per raccontagli la verità. «Capisco, devi riabituarti alla mia presenza. Sai, Kaede, anch'io fatico un po'. Mi piace passare del tempo con te, sei una persona meravigliosa sebbene tenti di nasconderlo dietro il tuo carattere chiuso.» Mi sorride. «Avevo molto più spazio per me nell'appartamento di Tokyo però spesso mi sentivo solo. Tu non ti senti solo qui?»

Chiudo gli occhi stringendomi Ace al petto, mi sentivo solo prima di avere Hana nella mia vita. Quando è arrivato lui il mondo è cambiato, no meglio dire che ho incominciato a vedere il mondo di nuovo e a vivere come non ho mai fatto. Siamo due ragazzini, questo lo so benissimo anche da me, le cose possono cambiare forse una mattina ci sveglieremo e non vorremo più stare insieme ma ora vorrei passare ogni momento con lui. «Prima mi sentivo solo, ma adesso c'è qualcuno che mi tiene compagnia.»

Lo dico sottovoce, quasi con timore possa giungere per intuito subito alla conclusione giusta. «Ho notato, Hanamichi è una buona compagnia anche se ammetto che all'inizio pensavo fosse troppo "casinista".»

Lo è, anche tanto. Senza contare che oltre a quello è un megalomane, esalto, terribilmente dolce. È un casinista ma nel senso buono, la sua allegria trascina, nelle ultime partite la sua inesauribile forza ha dato la carica a tutta la squadra. Perché se c'è una cosa in cui il mio idiota è un vero Tensai è quella di non scoraggiarsi e darsi per vinto.

«Credevo che un tipo così opposto a te sarebbe stato impensabile come amico e invece… ancora una volta mi hai fatto ricredere. Quando penso di averti capito ecco che vai dalla parte opposta.»

Se questa frase mio padre l'avesse detta ad Hana sarebbe arrossito come un bambino ma per fortuna la mia faccia di bronzo non lascia trapelare niente. Chissà come la prenderebbe se ora gli dicessi qual è il tipo di rapporto che lega me e Hana. «Papà ascolta…»

«Dimmi.» Alza lo sguarda dai fogli che stava leggendo e mi sorride. Non so perché ma ho la gola bloccata, non sono dicerto uno che teme il giudizio degli altri però lui è mio padre e anche se lontano in questi anni sapere che c'era mi ha sempre dato forza.

«Niente, non stare troppo a pensare come sono in fondo ho sedici anni.»

«Ma hai più carattere tu di tante persone molto più grandi. Per esempio hai già le idee chiare per il tuo futuro e questo credimi mi fa tirare un sospiro di sollievo.»

Lo fa tirare anche a me, perché davvero c'è stato un tempo in cui credevo che non mi avrebbe appoggiato. So benissimo che la carriera agonistica non dura tanto, per questo sceglierò un'università che dopo mi permetta di continuare a stare nel mondo del basket. Piccoli dettagli che definirò quando sarà il monto, però non è poi così lontano questo futuro. L'anno prossimo andrò in seconda liceo e punto diventare un campione, voglio mettermi in luce e portare lo Shohoku dove nessuno immaginava sarebbe mai arrivato. Questo pensiero ne reca un altro con sé, quando ho programmato quello che volevo fare una volta finito il liceo non avevo nessuno a trattenermi qui ma ora… come posso decidere una cosa del genere senza rendere partecipe Hanamichi? Non so cosa lui pensi a riguardo, certo la sparata con il Sannoh la ricordo bene ma appunto lo diceva sul serio o così per dire? Se non volesse seguirmi? In fondo non abbiamo mai parlato di questo e non ne capisco neanche il motivo, doveva essere una delle prime cose da fare.

Non so perché pensare a questo mi fa venire una voglia matta di vedere il mio idiota e stringerlo tra le braccia, come se stessi per pederlo da un momento all'altro. Mi sposto in cucina afferrando il cellulare e gli mando un messaggio, poco dopo mi arriva la sua risposta. Proprio quello che ci voleva. «Papà esco un attimo, non farò tardi.»

Prendo la bicicletta, nonostante il freddo, per fare prima. Il mio idiota è solo in casa anche se per poco e voglio approfittare, certo non posso spiegargli quello che mi sta frullando per la testa però almeno posso ricacciare indietro questo senso di soffocamento che mi infastidisce. Arrivo davanti casa sua abbastanza presto, ho pedalato come mai prima e soprattutto non sono mai stato così sveglio. È che abbiamo poco tempo e non voglio sprecarlo. Parcheggio la bicicletta vicino a quella del Do'hao e busso alla porta.

«Mamma ma sei già a casa?» Ovviamente resta stranito quando mi vede. «Ma mi hai mandato il messaggio cinque minuti fa?»

Sospiro e appoggio la testa sul suo torace. «Kaede è successo qualcosa?»

Si, devo parlare sia a te che a mio padre. Io non brillo per la conversazione e specialmente non sono discorsi semplici da fare e se dovessi sbagliare le parole?

Hana mi tira dentro e finalmente ci abbracciamo esattamente come volevo. «Tutto bene, volpaccia?»

Annuisco, senza tirare fuori la voce. «Sicuro che non devo preoccuparmi?»

«Do'hao!» Visto che ci tiene lo accontento.

«Kimi sia lodato, iniziavo seriamente a pensare che fossi un clone.» Gli mollo una gomitata nel fianco. Possibile che non riesca mai a chiudere quel forno che ha al posto della bocca!

Sospiro allontanandomi e lo guardo, mi piace il modo in cui regge il mio sguardo e soprattutto adoro vedere come mi accarezza. «Tutto bene, Idiota. Mi andava di vederti.»

«Quale onore.» Si allontana facendomi cenno di entrare in casa. «Dai togliti il capotto e vieni a scaldarti vicino alla stufa.»

Mi accomodo sul divano insieme a lui. «Tua madre?»

«Come ti ho detto al telefono ha il turno fino alle ventidue, quindi la signora che sta da noi in questo periodo ne ha approfittato per uscire a fare delle compere. Per ringraziarci dell'ospitalità prepara sempre lei la cena.»

Mi mordo le labbra, dovrei dirgli il reale motivo che mi ha spinto a venire qui solo che proprio non riesco a trovare le parole adatte. «È successo qualcosa con tuo padre?»

Mi volto a guardarlo. «Perché?»

«Non so hai qualcosa di strano. Non provare a negarlo, ormai ti conosco e so riconoscere quando qualcosa ti turba.»

Alzo un sopracciglio, non gliela darò vinta sebbene odoro questo suo modo di interpretare il mio volto. Per molti sono un mono espressivo, arrogante e borioso invece lui va oltre. È sempre andato oltre la mia corazza questo adorabile idiota. «Non so a cosa tu stia alludendo.»

Incrocia le braccia mettendo su quell'espressione da schiaffi che detesto. «Il Tensai non sbaglia. Mi hai chiamato, sei venuto qui e appena ho aperto la porta mi hai abbracciato. Quindi o sei sotto l'effetto di qualcosa di potente oppure è successo qualcosa.»

«Do'hao!» Lo dico apposta per farlo innervosire.

«Teme Kitsune, finiscila che diventi stola.» Ci guardiamo in cagnesco ma dopo un po' mi appoggio alla sua spalla, non ho voglia di fare a pugni.

«Hana pensi mai a cosa farai dopo il liceo?» Voglio sondare il terreno e capire quali sono i suoi progetti futuri, perché mi rendo conto che io non so niente di cosa vuole fare. Credo che il basket gli sia entrato nel sangue ma è disposto a lasciare tutto per venire con me in America se glielo proponessi?

«No!» Non so perché ma ho la sensazione che si sia irrigidito.

Cioè non parla mai ed è corso qui per discutere del futuro? Vuole già mettere le mani avanti dicendomi che lui andrà in America e che la sua scelta è stata presa senza pensare a noi? No, non voglio proprio affrontarla questa cosa. Non in questo momento che già mi prendono un sacco di ansie per la fine dell'anno scolastico, so benissimo che tra breve saremo a meno due. Cos'è crede che io non ci pensi? Cavolo, lo faccio eccome specialmente quando lo vedo completamente preso dietro alla palla, mi rendo conto di avergli fatto il peggior regalo di compleanno possibile. Sta sempre a sgambettare al canestro e spesso il tempo per stare insieme diventa ancora più esiguo.

«Dovresti, Hana. Anzi non capisco come mai non ci hai mai pensato!» Eccolo che mette il dito nella piaga.

Mi scosto da lui perché mi sto innervosendo e non voglio fargli capire quanto. «Sei venuto per conoscere i progetti del mitico Tensai? Forse sei a corto di idee su cosa fare dopo volpaccia?»

«No, io le idee le ho molto chiare.» Il cuore prende a battermi più forte dopo la sua risposta. Ho una voglia matta di spaccargli la faccia e chiedergli se nelle sue idee rientra anche questo stupido idiota!

«Buon per te allora.» Mi alzo di scatto. «Vuoi un tè, ancora non ti ho offerto niente.»

«Si può sapere che diavolo hai?» No, non ti dirò adesso quali pensieri mi stanno passando per la testa.

«Io, niente. Ti ho solo chiesto se vuoi un tè.» Faccio per allontanarmi ma Kaede mi afferra per un braccio buttandomi di nuovo a sedere. «Ahio, dannata volpe ma si può sapere che cosa diavolo fai?»

«Stiamo parlando di una cosa seria e tu vuoi andare a preparare il tè?»

«Ma sei venuto qua per parlare di questo? Allora sappi che non ne ho voglia, ho dei progetti e quando sarà il momento te li dirò.» Già il fatto che se ne sta calmo, come se avesse raggiunto il nirvana, mi dà sui nervi. Nella sua testolina saprà bene che io non posso andare con lui in America, ed essendo un'idiota non lo priverei mai di raggiungere il suo sogno quindi ci lasceremo tra due anni. Non si può portare avanti una relazione a distanza alla nostra età, siamo troppo giovani e non basterebbe il sentimento a tenerci uniti.

«Non sono venuto per questo ma vorrei sapere perché ti alteri, guarda che è una cosa normale pensare a quello che sarà dopo il liceo. Mica sei convinto che ci resteremo a vita?»

Sbuffo. «Non sono così Do'hao. Vorrei solo non parlarne ora, sono abbastanza nervoso di mio.»

Cala il silenzio tra di noi. Kaede non è uno insistente se capisce che non gli si vuol dire una cosa smette di chiedere. Dopo un po' si alza, lo so che si è creata una frattura tra di noi e mi spiace però non può mica pretendere che sia sempre un libro aperto. Non posso esserlo specialmente quando ho così tanta paura e non riesco ad affrontarla anche aprendomi con lui, forse perché è proprio il ragazzo che amo a farmela povare.

«Meglio se torno a casa, ho lasciato mio padre all'improvviso senza dirgli niente.»

«Si, meglio. Tra un po' dovrebbe tornare la signora che stiamo ospitando e preferisco non vi incontrate, sa essere terribilmente invadente.» Lo dico scherzosamente ma Kaede non sembra neanche notarlo, va via senza neanche darmi un bacio e questa cosa fa male. Detesto quando ci chiudiamo entrambe nei nostri mutismi, perché è venuto qui per un motivo e quel motivo è proprio la domanda che mi ha fatto. Segno che sta iniziando a prendere decisioni importanti e non sapere dove colloca me in questo disegno mi uccide. Potrei chiederlo, in fondo parlare fa sempre bene, ma ho paura di sentirmi dire o dentro o fuori e questo non c'entra niente con l'avere fiducia nel ragazzo che amo. Proprio perché lo amo non lo metterei mai di fronte a una scelta.

Il giorno seguente prima dell'inizio delle lezioni io e il volpino ci evitiamo di proposito e durante la pausa pranzo ho saputo che lui è rimasto inchiodato al banco, quindi non mi avvicino proprio. Potrebbe mordere se solo provassi però non è giusto, lo sapevo che poi sarebbe stata tutta colpa mia.

«Litigato con la volpe? Non so perché ma oggi Rukawa ha un che di più glaciale del solito.»

«Yohei grazie, tu sì che sai come confortare un amico!» Lo guardo torvo, insomma ma chi ha inventato il detto: gli amici si vedono nel momento del bisogno, sicuramente non conosceva Mito.

«So di essere bravo.» Schiva il mio pugno diretto al volto per pura fortuna. «Non scaldarti subito, perché non mi racconti cos'è successo stavolta? Mi sembrava che andasse tutto a gonfie vele.»

Effettivamente sembrava anche a me che le cose stavano andando bene ma evidentemente prima o poi sarebbe saltata fuori la crepa. Anche perché se non era lui l'avrei messo in mezzo io l'argomento, lo amo troppo già adesso e non saprei come reagire se un giorno lo vedessi andare via lasciandomi indietro.

«Ieri Kaede si è presentato all'improvviso a casa mia.»

«Cosa strana.» Ironizza Yohei

«Si, visto che sa la situazione. Comunque sai benissimo che Ru non fa mai nulla senza uno scopo preciso. Be lo scopo preciso è nella domanda che mi ha fatto: cosa vuoi fare dopo il liceo.» Ora mi aspetterei una faccia scioccata, invece il mio amico continua a guardami senza capire.

«Allora? Mi sembra normale, l'anno prossimo approderemo in seconda e bisogna che iniziamo a pensare al dopo.»

«Ma sei scemo!» Lo grido facendo girare più di una testa nella nostra direzione. Fortuna che siamo in pausa pranzo. «Sai cosa vuol dire questa domanda? Che lui già lo sa e… lo perderò Yohei. Sappiamo entrambi qual è il sogno di kaede Rukawa, giocare in America e io non posso permettermelo di andare con lui. Quella domanda è come se avesse messo una scadenza al nostro rapporto.» Finalmente Mito si concentra sulle mie parole, anzi bisogna dire che non mi chiede nulla di più segno che ha compreso appieno il perché sono così nervoso.

«Non potevi spiegargli questa paura? Magari aveva delle idee da proporti…»

«Quale? Io qui e lui laggiù? Andiamo siamo ragazzi quanto tempo impiegheremo prima di vedere questa relazione una catena inutile?» Non sono mai stato così pessimista in vita mia, ammetto che non mi piace proprio ma non vedo alternative.

«Prima di tutto non credo proprio che dovresti vederla così nera. In fondo sei un ottimo giocatore e potresti anche solo tentare di entrare in un'università per meriti sportivi. Certo ci sarebbe la lingua e come mantenerti ma tu sei uno dalle mille risorse. Senti, Hana, io ti conosco da una vita e non ti ho mai visto così preso, Rukawa e il basket sono ormai capi saldi della tua vita ma davvero vorresti perderli?» Scuoto la testa. «Allora non fare il frignone e dimostra al mondo quanto il genio può sfondare, anche in America.»

Sorrido più rilassato, non devo fasciarmi il capo prima di aver tentato certo adesso devo sistemare la situazione con la Kitsune. Non ci parliamo da poche ore e già sono in tilt e mi manca tanto, però anche lui che fa l'offeso quando non ne avrebbe proprio il diritto.

«Ha senso quello che dici, Yohei…»

«Lo so, la mia genialità è molto più spiccata della tua.»

«Ver…. Come sarebbe a dire. Nessuno è geniale come me.» Mi altero, so già che sono rosso come un pomodoro ma ne ho tutti i diritti.

«Va bene, sta calmo.» Mito alza le mani in segno di resa. Devo tornare a mollargli testate è l'unico modo per farlo rientrare nei ranghi.

Passo il resto delle lezioni pensando a come fare per rimediare a questo silenzio, ammetto anche che fare il primo passo significa andare da lui spiegandogli il perché del mio totale rifiuto di ieri. Il fatto è che non saprei neanche da che parte iniziare, cioè vado da lui e gli dico riprendiamo il discorso di ieri che oggi sono più conciliante per affrontarlo? No, mi mollerebbe un pugno di sicuro o peggio non mi starebbe a sentire.

Quando suono la campanella non mi schiodo dal banco, come se farlo fosse una condanna a morte. Andiamo ho affrontato la volpe in situazioni peggiori e non mi sono mai tirato indietro.

«Hana che fai, hai deciso di restare a scuola? Se non sbaglio non hai gli allenamenti quindi ti conviene muoverti perché la tua volpe ha già preso la bici e sta uscendo dal cancello.»

Sospirò, meglio così ho bisogno di pensare ancora un pochino. Così esco da scuola, rifiuto l'invito della Gundan di unirmi a loro per una bella partita a pakinko, e prendo a camminare per le strade affollate. Fa sempre più freddo, quest'inverno sembra quasi volerci ricordare quanto si ha bisogno di calore, persone da stringe a cui sorridere e passare del tempo. Non mi è mai piaciuto l'inverno, riesce a rendere cupo persino una persona come me, con le sue giornate brevi, le nuvole e la voglia di starsene al caldo davanti alla stufa. Sospiro creando una piccola nuvoletta di fumo che si perdere verso il cielo ormai all'imbrunire. Mi fermo guardando le vetrine, non credevo di aver camminato così tanto sono arrivato alla pasticceria dove io e Kaede ci fermiamo spesso per fare merenda. Guardo all'interno, il nostro tavolino nell'angolo è vuoto mi sembra di vederci io con la cioccolata calda e due fette di torta mentre lui sorseggia il suo te con i biscotti. Alla volpetta piacciono i biscotti di questa pasticceria, mi frugo nelle tasche e conto i soldi che mi sono rimasti. Dovrei farcela, forse ho trovato il modo per addolcire un po' la mia Kitsune prima di parlargli.

Quando mi apre la porta la volpetta sembra abbastanza sorpresa, certo non mi aspetto che mi salti addosso dicendomi che è felice di vedermi. Quando si è fidanzati con un iceberg gli slanci gioiosi sono da debellare automaticamente.

«Che ci fai qui?» Il tono piatto è segno di sventura ma sia mai che retrocedo davanti alla volpaccia.

«Guarda.» Gli mostro il pacchetto della pasticceria. «Sono quelli che prendi sempre quando ci fermiamo a fare merenda alla solita pasticceria. Un segno di pace… lo accetti.»

Il broncio che mette su mi fa venire voglia di baciarlo, è passato un secolo da quando l'ho fatto l'ultima volta, però mi freno anche perché non so come potrebbe prenderla. Ru non sembra arrabbiato, conosco bene quando lo è, solo parecchio intristito e questo mi fa male perché io non voglio essere la causa della sua tristezza.

«Entra.» Sospiro sollevato, almeno non mi ha sbattuto fuori. «Oggi eri troppo impegnato?»

La frecciatina mi pungola sul vivo. «Non mi sembra che qualcuno si sia schiodato dal banco.»

«Do'hao»

«Baka Kitsune vedi di non cominciare a farmi innervosire, sono venuto con tutte le buone intenzioni per spiegarmi.» Glielo grido arrossendo come un gambero lesso.

Kaede non dice niente torna a sedersi davanti al camino come se niente fosse, lo raggiungo allungando le mani per farle scaldare. Il silenzio, rotto solo dallo scoppiettio della legna, tra noi mi infastidisce perché sento che non è come al solito e posso darmi la colpa di questa situazione. Ho le mie paure e non mi piace parlarne, odio apparire debole e in questo Ru ci riesce benissimo, forse perché mi legge dentro o semplicemente perché glielo permetto io. Ma il fatto che stavolta è come se dovessi affrontare un enorme buco nero.

«Ieri ammeto che ho esagerato.» La voce morbida di kaede mi raggiunge azzerando il mio monologo interiore. «Non devo spingerti a niente, magari stai valutando con calma e poi mi dirai.»

«No, Kaede è che…» Ci guardiamo negli occhi e tutta la tensione magicamente svanisce. Mi avvicino, attratto come una falena alla luce senza paura di bruciarmi perché tanto già sono bello che andato per il mio volpacchiotto. Lo bacio, ne ho bisogno perché la lontananza che c'è stata tra di noi in questo giorno mi ha fatto male, e sentire che anche lui voleva questo contatto mi rende felice. «Penso spesso a quello che sarà dopo il liceo, Ru. Non è vero che non lo faccio ma ho ancora tempo per perdere una scelta definitiva, ora ho altro a cui pensare. Ci sono gli esami finali per passare in seconda, le nuove visite che mi ha detto di fare il dottore per la schiena e la più importante: dire a mia madre di noi.»

Prendo un grosso respiro, l'ultimo motivo per cui tremo ovveromil pensiero di quando arriverà la fine del liceo lo tengo per me. Non sono ancora in grado di affrontare la risposta. «Perché non me ne hai parlato?»

«Ehh? Ma se sai benissimo che abbiamo gli esami, poi non devo ricordarti che dirlo ai nostri genitori è stato una scelta presa insieme.»

«Non parlo di questo, idiota. La schiena, perché devi fare altre visite?» È un lampo di paura quello che gli vedo negli occhi.

Sorrido accarezzandogli una guancia. «Tranquillo. Il dottore ha detto che è normale stare sotto osservazione, specialmente visto che sono esuberante e mi alleno troppo.»

«D'accordo però voglio sapere quello che ti dirà. Voglio controllarti che lo segui alla lettera.» Un comando proprio.

«Si ma non dirmelo con quel tono di comando, decido io quello che fare o non…» Il pugno mi arriva in faccia zittendomi. «Scimunito!»

«Nh!» Ti pareva che non rispondeva così

«Nh! Ancora non ho capito cosa intendi con questo NH, forse al fatto che sei una testa di baka.» Mi massaggio la guancia offesa.

«Comunque possiamo aspettare prima di parlare ai nostri genitori. Finiamo l'anno scolastico e sentiamo cosa dirà il dottore.» Kaede guarda le fiamme e io capisco che c'è qualcosa in lui che non va, insomma la volpe non è uno che tira in ballo gli argomenti così e quindi deve esserci qualcosa sotto.

«Sicuro? Ho l'impressione che il tuo discorso dell'altra sera mirasse ad altro.»

Alza le spalle iniziando a giocare con Ace, che nel frattempo ci ha raggiunto, capisco che non tirerà fuori più una parola e lascio stare in fondo finché non so bene cosa dirgli meglio non affrontare il discorso: mi mollerai per andartene in America?

«Senti visto che ha incominciato a nevicare e che i biscotti sono buoni, ti va una cioccolata calda?»

Lui annuisce e io sorrido contento, di solito preferisce il tè, mi alzo e vado in cucina per prepararla. Se non sbaglio la governante di solito compra anche della panna spray, potrei usarla per rendere la merenda ancora più golosa.

Hana ritorna in sala con due tazze fumanti piene di cioccolata e panna, un'idiota goloso non c'è che dire. «Sai quante calorie saranno?»

«Non mi importa, fa freddo e siamo in fase di crescita quindi zitto e bevi.» Si siede a terra, dietro di me, imprigionandomi tra le sue gambe. «Soffia che scotta.»

Scuoto la testa alla sua evidente provocazione, tra noi due è lui quello che si scotta sempre non io. Beviamo la cioccolata mangiando i biscotti in silenzio, davanti al camino, guardando la neve che cade fuori dalla finestra. Mi appoggio a lui, in questi giorni mi è mancato tanto sentirlo vicino, so bene che questo testone mi nasconde ancora qualcosa ma me lo dirà quando sarà pronto... ormai lo conosco.

«Come mai solo volpacchiotto?» Non gli è sfuggita l'assenza di mio padre.

«Papà aveva delle cose da fare ma stasera sarà a casa. Tu invece ancora preso tra sua madre e la signora che ospitate?» Buffa appoggiando il mento sulla mia spalla.

«Non hai idea della rottura, praticamente non posso invitare neanche più Yohei per giocare con la play. Oltre al fatto che devo subirmi le loro frecciatine sul perché non ho una ragazza.»

«Potresti raccontare delle tue fantomatiche conquiste, ne hai tante no?» Lo provoco spostandomi leggermente da lui.

«Teme Kitsune non osare muoverti da dove sei!» Mi riacciuffa stritolandomi quasi nel suo abbraccio.

«Idiota.» Provo a svincolarmi ma neanche tanto e lui inizia a farmi il solletico. «Cretino smettila.»

«Qui lo soffri tanto il solletico vero volpetta?» Cerco di fermargli le mani ma questo scemo insiste.

«Da'hao.» Provo a resistere ma alla fine non ci riesco e comincio a ridere, e nonostante sia lui a torturami lo sento ridere con me e questa è una delle sensazioni più belle. «Hana bast..aaaaa.»

Tra un po' mi metterò a supplicarlo ma non c'è la faccio più, ho le lacrime agli occhi. Sospiro riprendendo fiato. «Hana...»

Finalmente si ferma e mi sorride dolcemente. «Adoro quando pronunci il mio nome così... lo fai solo quando...»

Arrossisce senza finire la frase ma non ha bisogno di farlo, mi volto leggermente e ci guardiamo negli occhi ed è come se il mondo scomparisse. Non esiste niente appena mi sporgo per baciarlo e quando lui si avvicina per impossessarsi della mia cedo il controllo offrendogli le labbra appena sento la sua lingua cercare la mia. Non è un bacio violento ma tenero, profondo e dolce mi stringe forte e gli allaccio le braccia al collo per tenerlo ancora di più a me. Ci stacchiamo lentamente ma senza allontanare troppo le nostre labbra.

«Ti amo volpetta. Ti amo tanto, tanto.» Ogni volta che me lo dice è come se si sciogliesse qualcosa dentro di me, forse il ghiaccio dietro cui ho rinchiuso il cuore.

Lo abbraccio stretto affondando il volto nel suo collo respirando il suo odore che mi è diventato familiare in così poco tempo. «Lo so, Hana... ti amo anch'io.»

Rimaniamo così stretti e nell'alzare lo sguardo, oltre la spalla dell'idiota, mi accorgo che stranamente Ace è fermo sulla soglia della porta della cucina, scodinzola e miagola come se stesse guardando qualcuno. Sto per chiamarlo ma il mio ragazzo mi rapisce di nuovo trascinandomi in quel limbo fatto solo di noi e mi dimentico di tutto. L'unica cosa che so è che sono immensamente felice, che vorrei restare tra le sue braccia fino a domani mattina. Purtroppo per quanto piacevole il pensiero e per quanto tutti e due lo verremo dobbiamo separarci.

«Sai Kaede non vedo l'ora di affrontare questo discorso con i nostri genitori, almeno così avremmo molto più tempo per stare insieme…» Hana si blocca e impallidisce. «Perché ci concederanno di stare insieme?»

«Do'hao!» È un pensiero così tipicamente suo, e mi piace vedere come lentamente stai abbandonando tutti i timori. Anche con la squadra, spesso quando qualcuno allude che siamo diventati civili nel rapportarci prima arrossiva ora invece mi guarda e sorride, per boi sbottare in una delle sue classiche frasi.

«Kitsune cattiva e arrogante…» Mi si avvicina minaccioso, temo voglia rifilarmi una delle sue testate ma invece mi prende e bacia con passione. «Terribilmente sexy.»

Me lo soffia sulle labbra e non posso impedirmi di nascondere quanto mi faccia effetto sapere quanto mi desideri, perché per me è lo stesso. Il mio idiota è assolutamente perfetto non c'è parte di lui che non sia eccitante, e forse dovrei preoccuparmi di questa cosa ma mi fa impazzire averlo addosso. Sentire le sue mani possessive. Sentire la forza del suo corpo dentro di me quando mi possiede… mmm, meglio che non penso a certe cose altrimenti lo trascino di sopra fregandomene che tra un po' dovrebbe rincasare mio padre.

«Ho una voglia matta di fare l'amore con te.» Lui però non migliora la situazione.

Gemo premendomi contro il suo corpo caldo e gli sorrido quando sento la sua eccitazione, non è che io si in condizioni migliori. «Mmmm…»

Mugolo affondando le mani nei suoi capelli. «Kitsune non provocarmi oltre, altrimenti ti prendo qui nell'androne di casa tua fregandomene di tutto.»

Gli mordo le labbra. «Non sarebbe mica la prima volta.»

«No…» Mi spinge contro il muro e di riflesso gli allaccio una gamba intorno alla vita. Lentamente i nostri corpi si cercano accendendo la passione. Gemo e lui si ferma.«Meglio che vada.»

Lo dice con le parole però non riesce a staccarsi da me e questo potere su di lui mi dà alla testa. Annuisco, perdere il controllo ora sarebbe da incoscienti. Ci baciamo ancora e poi lui va via.

Mi manca già, questa cosa di dividerci mi urta tantissimo forse perché sono sempre stato indipendente e quindi non ho mai avuto bisogno di dare spiegazioni a nessuno. Papà era sempre via, la governante principalmente viene quando sono a scuola quindi sono cresciuto secondo i miei ritmi e orari mentre adesso devo tenerne conto. Mentre lui ha una madre, vero che lavorando in ospedale ha un sacco di turni di notte, e una spiegazione la deve dare. Però vorrei tanto avere il mio idiota qui.

«Grande kaede ti stai decisamente rammollendo.» Mi volto per andare in cucina a preparare la cena e sussulto spaventato quando mi trovo papà a pochi passi da me. «Quando sei rientrato?»

Mi prende una strana agitazione, non entra mai dalla porta di servizio della cucina, non vorrei che avesse assistito a qualcosa tra me e Hana.

«Dobbiamo parlare, kaede.» Una frase che ha il potere di raggelarmi il sangue nelle vene. «Sono rientrato prima e... Ho visto te e Hanamichi insieme.»

Ci guardiamo negli occhi e sebbene so di avere la mia solita facci, quella che non fa trasparire l'emozioni dentro mi sento morire. Volevo parlare con papà in questi giorni, sapevo non sarebbe stato facile ma spiattellarglielo così in faccia è ancora peggio.

«Lo sai che non amo parlare, ma sono disposto ad ascoltarti solo se tu farai lo stesso con me.» Lui annuisce, credo che sarà una lunga chiacchierata.

Continua…