Segreto Svelato

Parte II

Papà si siede sul divano poggiando i gomiti sulle ginocchia, non sembra arrabbiato e questo è un segnale positivo anche se la distanza che percepisco tra noi mi fa temere il peggio. Non amo parlare di me, spiegarmi mi è sempre stato difficile eppure so che devo farlo e con le parole giuste.

«Volevo dirtelo,» nonostante l'agitazione che provo mantengo la mia solita espressione calma. «aspettavo il momento opportuno per farlo.»

«Non credo ci sia un momento giusto, Kaede. Ma forse il modo in cui sono venuto a saperlo non è il migliore.» L'amarezza nella sua voce mi ferisce. Lo so, non deve essere facile accettare che tuo figlio è gay però allora tutti i suoi bei discorsetti sull'uguglianza a cosa servivano? «Andiamo, siediti. Non riesco a parlarti se sei sulla porta pronto a scappare.»

Una stilettata che poteva evitarsi, pensavo mi conoscesse. «Non scappo. Non ho fatto nulla di male, mi dispiace solo averti deluso.»

La questione è tutta lì ma me ne farò una ragione. «Non mi hai deluso, forse il mio atteggiamento può averti dato quell'impressione ma non lo sono.» Papà scuote la testa. «Cerca di capirmi, rientro prima a casa per farti una sorpresa e la ricevo io, posso essere almeno sconvolto? Insomma credevo foste amici, e invece...»

«Papà… io non ho nessuna intenzione di lasciare Hanamichi, anche se questo dovesse inclinare i nostri rapporti.» Sono duro, ma voglio capisca che se vuole chiedermi questo la mia scelta è già presa. Sono egoista? Forse, per tanti anni io e mio padre non siamo stati in sintonia ognuno di noi ha vissuto la perdita della persona amata in modo diverso. Un modo che non potevamo condividere, ecco perché le nostre strade si sono separate sebbene ci fosse sempre un contatto a tenerci uniti. Quando è arrivato Hana mi sono riscoperto voglioso di condividere le mie giornate con qualcuno, di uscire con persone diverse da me e divertirmi con loro. Il Do'hao mi ha ridato qualcosa che non credevo volessi più: stare insieme con persone che posso considerare amiche, contatto, amore. Non è solo il mio ragazzo, la persona che amo, ma anche il mio migliore amico e non permetterò a nessuno di dividerci. Ho sempre pensato che avrei dovuto difendere quello che proviamo e lo farò anche a costo di soffrire, perché so che al mio fianco avrò il mio rossino a sostenermi.

«Credi che voglia questo? No, kaede stai sbagliando. Ti prego lasciami spiegare. Sono sconvolto, non lo negi ma perché tu hai sorriso.» Spalanco gli occhi. «Kimi Sama, non ti vedevo ridere a quel modo da quando la mamma è morta. Pensavo che non lo avresti più fatto, perché lei fosse l'unica a riuscire a penetrare il tuo carattere così chiuso, e oggi ti ho sentito di nuovo ridere.»

Resto sorpreso, ma non posso fare a meno di comprendere quello che sta cercando di dirmi. Quando ho capito che non avrei più rivisto la mamma è come se fosse morto qualcosa dentro di me. Lei ed io eravamo molto uniti, forse per questo non amo parlarne ogni volta è come seppellirla di nuovo e allora preferisco far finta di nulla. Per molto tempo il mio rifiuto a ricordarla ha tenuto papà lontano, lui ama parlare di lei e lo considera un modo per non farla sparire completamente. Ma per me è come riaprire quella ferita ogni volta. Ero troppo piccolo per perderla. Toppo innamorato di lei per ricordarla con il sorriso.

«Il fatto che non abbia più riso da quando è morta la mamma non significava che non fossi più in grado di farlo.» Vorrei che capisse questa cosa: che non ho avuto molti motivi per sorridere. Con chi avrei dovuto farlo? Con i compagni che mi evitavano perché rubavo loro tutte le attenzioni delle ragazze? Alle pazze del mio fanclub che urlano slogan osceni al mio passaggio? Ai bulli che trovano divertente pestami solo perché scambiano la mia ritrosia in alterigia? Davvero a chi avrei dovuto sorridere? Non c'erano motivi per me di essere felice se non giocando a basket.

Una vita vuota fatta solo di solitudine che non rinnego perché era ciò che volevo prima di Hanamichi. Ora non tornerei indietro per nessun motivo al mondo, il mio Do'hao è riuscito a farmi aprire in un modo che non credevo possibile. Non mi ha ridato solo il sorriso, è stato in grado di accedermi i sensi e desiderare qualcosa che non credevo avrei mai concesso. Mi ha fatto innamorare anche dei suoi difetti, che sebbene continui a rinfacciarglieli, che adoro come ogni cosa di lui.

«Lo so, ma ho sempre sperato di essere io la persona capace di cacciare fuori quel sorriso. È evidente che non è così.»

«Papà… non è colpa tua.» Sapevo che avremmo affrontato questo discorso, nuovamente, se gli avessi parlato di me e Hana.

«Davvero? Invece credo proprio di sì, non sono mai riuscito a capirti fino in fondo e vivere per tanto tempo lontano, ha peggiorato le cose.»

Sospiro alzandomi per sedermi accanto a lui, non sono tipo da grandi gesti però vorrei davvero che smettesse di torturarsi per qualcosa di cui davvero non ha colpa. «Ne abbiamo parlato altre volte, hai fatto quello che credevi giusto e per me va bene così.»

«Dovevo starti vicino, non ti è mai mancato il mio appoggio ma la presenza quella non c'è mai stata. Eri solo un bambino avrei dovuto avere più cura di te.»

Forse sono davvero uno stronzo insensibile perché questo discorso mi fa leggermente tremare, non vorrei credesse che se fosse stato al mio fianco ora non sarei fidanzato con un ragazzo. Faccio un lungo respiro e gli porgo la domanda che preme per avere una risposta. «Papà, accetti la mia storia con Hanamichi?»

Non è arrabbiato, quindi ho una buona possibilità che forse i discorsi fatti su l'uguaglianza non siano solo belle facciate di una mente omofoba.

«Vorrei davvero mantener fede a tutti i discorsi sull'uguaglianza che ti ho sempre fatto ma un conto è quando parli di qualcosa lontano da te, e un altro quando ti capitano davvero.»

Irrigidisco i muscoli alzandomi di scatto. Quindi è stato solo un'ipocrita, ovvio accettiamo i gay solo quando non è mio figlio a esserlo.

«Kaede siediti e fammi finire di parlare.» Così può buttarmi addosso il suo disprezzo per averlo deluso anche in questo. «Per favore.»

«Non voglio sorbirmi prediche e insulti, se non riesci ad accettare che sono gay puoi tornare a Tokyo.» Sono stato duro, per la prima volta sul volto di mio padre si dipinge un'espressione ferita.

«Se è questo quello che vuoi, tornerò a Tokyo ma permettimi di dire che stai giungendo alle conclusioni sbagliate senza darmi la possibilità di spiegarmi.»

Lo so, ma ho paura di sentirglielo dire e mi terrorizza anche l'impatto che questo avrà sulla mia testa rossa. Quando gli racconterò di questa conversazione, se non dovesse andare bene, si sentirà in colpa per avermi allontano dall'unico affetto rimastomi e poi potrebbe anche decidere di non parlare con sua madre.

«Spiegami allora, perché effettivamente non sei molto chiaro. Mi hai sempre detto che avresti accettato qualsiasi mia scelta, che saresti intervenuto solo per non farmi commettere sciocchezze.»

«Non mi sto rimangiando quello che ho detto. Ma devi anche capire che mi ha scioccato questa cosa, sebbene avrei dovuto capirlo che a legarvi non era un semplice sentimento di amicizia.» Questa frase mi colpisce. «Ho avuto modo di vedervi insieme e spesso restavo a pensare come fosse possibile che riuscissi ad andare d'accordo con una persona così esuberante. Ho visto le vostre partite, il modo in cui vi davate addosso e davvero non riuscivo a trovare una spiegazione logica a questo cambiamento. Forse non l'ho voluta vedere perché non è mai quello che ci si aspetta.»

«Quindi hai fatto finta pensando che sarebbe passata?» Non riesco a essere conciliante è più forte di me.

«No, mi sono preso il mio tempo per capire, osservarvi e in qualche modo farmi un'idea.» Questo lo posso accettare.

«Quindi?» Aspetto ancora di sapere cosa vuole fare, perché non gli darò uno spiraglio fino a quel momento.

«Io voglio il tuo bene, Kaede.» Annuisco. «Quando ti guardo so che sei la metà perfetta di me e tua madre, so che dentro di te c'è una parte di lei che sopravvive e questo è bellissimo. Significa che il nostro amore, anche se lei non c'è più, vive ancora. Vive in te, come potrei non amarti, rinnegarti o tagliarti fuori? Farlo vorrebbe dire perdere anche quella parte di lei e non potrei mai.»

I suoi occhi diventano luci, mi sento leggermente in colpa per avergli dato contro ma ho sempre giocato all'attacco.

«Voglio che tu sappia che puoi contare sempre su di me, dammi solo il tempo di abituarmi a questa novità.» Lo ammetto mi ha spiazzato. «Non sono il padre moderno che credevo ma posso diventarlo, mi serve solo tempo in fondo Hanamichi mi è simpatico ed è in grado di farti ridere, non posso che ringraziarlo per questo.»

«Vuoi dire che non hai nulla incontrario se vorrei che vivesse qui con me?» Dovrei sentirmi sollevato, quando è iniziata questa conversazione temevo il peggio.

«Quindi è per questo che mi spingevi a tornare a Tokyo?» Fossi l'idiota arrossirei fin alla punta dei capelli, ma per fortuna so mantenere una certa faccia di bronzo anche nelle situazioni peggiori.

«Non prenderla male, quello che ti ho detto è vero: mi mancano i miei spazi. Ma non credere che non si noti che manchino anche a te, siamo abituati a vivere separatamente. Questa è casa tua comunque, non mi sarei mai azzardato a far vivere qui il mio ragazzo senza il tuo permesso.» Ho tirato fuori la voce, serve in questo caso e soprattutto voglio che comprenda che non lo taglio fuori dalla mia vita. Ho bisogno di lui, l'ho compreso in questi mesi che siamo stati più vicini.

«Vero, ho una vita sociale a Tokyo che qui non ho però non volevo più lasciarti solo… ma in realtà sei in ottima compagnia e questo mi solleva.» Mi sta dando il suo permesso a far venire qui l'idiota? «Però ci sono delle regole, non transigo su questo.» Annuisco. «Voglio che ti impegni di più a scuola, anche in previsione del tuo voler andare in America. Niente feste e baldoria, guarda che la governante mi terrà informato e la cosa fondamentale,basta risse e… mio figlio tutto per me almeno un weekand al mese.»

Sbuffo alzando gli occhi al cielo, assomiglia ad Hanamichi in modo in credibile forse per questo vanno d'accordo tra idioti si capiscono bene. «Nessun problema, comunque non ho mai fatto baldoria o feste in casa.»

Vorrei sapere come gli salta in mente di dire certe cose. «Tu no, ma Sakuragi è pieno di vitalità e presuppongo anche di amici.»

«Ma rispetta molto casa nostra e non ha mai proposto nulla. All''inizio aveva anche paura di prepararsi anche un tè.»

«Mi solleva saperlo. Spero abbiate ben chiaro che la strada che avete scelto non è facile. Rinnegare se stessi è orribile, dopo un po' il vero io preme per venire fuori, ma la società è ancora molto chiusa. Io ti ho appoggiato, ti appoggerò sempre perché sei mio figlio e ho promesso di essere dalla tua parte e di amarti per quello che sei. Ma non tutti saranno così ben disposti e l'ultima cosa che voglio è vederti soffrire.»

«Ho messo in conto che non sarà facile, ma non intendo andare contro me stesso.» L'unica cosa che mi spaventa è che Hanamichi possa soffrire per questo. Sono stato sempre solo, non ho mai avuto amici per questo senso di competizione che ho con chiunque e a causa del carattere chiuso. Ho imparato a bastarmi e non mi pesa più l'esclusione o la solitudine, ma il mio ragazzo è completamente diverso da me. Hana adora stare in gruppo, fare gruppo e in qualche modo riesce ad avere un legame con chiunque. Lui è così solare, ho paura potrebbe spegnersi se dovesse vedersi tagliato fuori solo perché mi ama e io non lo sopporterei. Amo il suo sorriso e niente deve cancellarglielo dal viso.

«In me avrete sempre un appoggio, Kaede. Non ti chiuderò mai fuori, inoltre mi piace Hanamichi è un ragazzo molto forte con uno spirito battagliero, come il tuo. Insieme sarete innastabili.»

Finalmente la tensione che sentivo alla base dello stomaco sparisce, ora so di poter vivere quanto meno la mia storia con l'idiota senza più menzogne. Ho odiato questo periodo in cui ho mentito ogni volta che mi vedevo con il mio ragazzo, adesso non voglio più segreti tra di noi.

«Credo che tornerò a Tokio ovviamente mi aspetto che facciate i bravi.» Fossi meno faccia di bronzo arrossirei per la velata allusione.

«Guarda che è lui l'idiota!» Alla mia battuta scoppia a ridere. «Papà senti davvero non ti da fastidio che Hana venga ad abitare qui?»

Mi guarda con una strana espressione, credo che in questo momento abbia realizzato che faccio sul serio. Un po' mi urta che pensasse non facessi sul serio con il Do'hao.

«Hai già deciso immagino, qui non posso fare a meno che darti il mio permesso. Quindi lo direte anche a sua madre?» Annuisco. «Spero in maniera più calma di come sono venuto a saperlo io.» Conoscendo quel pazzo non ci metterei la mano sul fuoco. «Va bene, ti ho dato le regole da rispettare apposta perché sapevo che dicevi sul serio.»

Sbuffo ma non è niente di così proibitivo. «Per la mia media scolastica già ci stavo pensando a migliorare, anche in vista del mio trasferimento dopo il liceo in America. Per le risse, non sono io a provocarle di solito vengo stuzzicato e ovviamente reagisco. L'idiota se ne farà una ragione che un weekend al mese tornerà casa sua.»

«Bene!» Papà mi sorride e all'improvviso mi abbraccia. Una mano tra i miei capelli e l'altra intorno alla mia vita. Spalanco gli occhi sorpreso da questo gesto. «Ti voglio bene, Kaede. Non dimenticarlo mai, anche se adesso ho qualche difficoltà ad accettare la tua relazione con Sakuragi questo non significa che non ti starò vicino.»

Ricambio, titubante, la stretta perché voglio che sappia quanto è importante per me sapere che non l'ho deluso. «Lo so, papà.»

Lo guardo preparare le valige prima di salutarmi con un bacio sulla fronte, ammetto che mi ha messo un senso di agitazione tutto quello che è accaduto. Mi sento, per la prima volta in vita mia, fragile come il cristallo e ho paura di cadere in mille pezzi. Ho bisogno di avere Hanamichi vicino come mai prima, di sentire la sua presenza, il suo colore e l'amore che prova per me.

Voglio il mio volpacchiotto. Voglio il mio volpacchiotto, non è giusto che abbiamo dovuto separarci così proprio nel momento che precede la passione assoluta. Sospiro rigirandomi sul futon, strano che ancora non mi abbia telefonato spero che non sia crollato addormentato come al suo solito, sa che detesto andare a dormire senza avergli dato la buona notte. Non finisco neanche questo pensiero che il cellulare prende a trillare, salto su felice di poter parlare al mio amore. Badate bene alla mia espressione perché le nostre telefonate sono così: io parlo e lui ascolta, se aspetto che la Kitsune conversi faccio prima a diventare un campione mondiale di basket.

«Volpe mi stavo preoccupando, insomma a quest'ora dovresti essere già in letargo...»

«Hana...» Il suo tono strano mi blocca. «raggiungimi, di a tua madre che dormi a casa mia.»

«Ma kaede è successo...» Non mi lascia finire la frase.

«Muoviti!» Un comando lapidario prima di chiudere la conversazione. Ma vuole farmi infartare alla mia età? Sono telefonate da fare al ragazzo che ti ama alla follia? Insomma sta puntando a farmi morire giovane. Mi alzo dal futon vestendomi in fretta, sono preoccupato lo ammetto non vorrei fosse accaduto qualcosa. Rukawa è uno dai nervi abbastanza saldi, tranne quando si tratta di me, mi sembrava non so nervoso e questo mi spinge a pensare che possa aver avuto una discussione con il padre. Io non capisco perché non riesce ad andarci d'accordo, lo trovo un uomo molto piacevole con cui si può scherzare e inoltre si vede che vuole bene al mio volpacchio. Certo è figlio suo, anzi non comprendo perché la volpe non riesca a essere più aperta con lui.

Scendo come un tornado al piano di sotto, la mamma è in soggiorno con la sua amica ormai in pianta stabile a casa nostra. «Mamma io esco, dormo fuori, domani non c'è scuola, ti chiamo.»

Il Tensai è un uomo che sa sintetizzare al massimo quando ha urgenza di fuggire. Ma purtroppo ha una madre degna di lui.

«Figlio degenere fermo dove sei.» Una pantofola sbatte sulla porta prima che possa aprirla.

«Vuoi far del male al genio? Ma come osi?» Non è un bene urlarle dietro.

«Come ti permetti, porta rispetto. Credi che puoi fare come ti pare, vado e vengo, dormo fuori. Insomma si può sapere dove sei diretto?»

Divento rosso come un pomodoro, non posso farci niente, perché ormai mamma ha il sospetto. Cioè sospetta che ho la ragazza, quindi non crede minimamente che vado a casa di un amico. Lo so che dovrei spiegarle la verità ma ancora non mi sento pronto. «A casa di Rukawa.»

«Hanamichi Sakuragi piantala di dirmi le bugie!»

«Guarda che è la verità.» Lo so che fatica a credermi perché neanche con Yohei ho questo tipo di rapporto.

«Se vuoi uscire da quella porta prima devi promettermi che entro la fine del mese me lo farai conoscere.»

«Non si ricatta il genio, credi che basti poco per fermarmi?» La credevo più sveglia mia madre.

«Non mettermi alla prova.» Io lo conosco quello sguardo, non mi piace per niente.

Quello è l'occhio scintillante che precede la frase: ti mando in montagna dalla nonna, dove non prende il telefonino e dovrai faticare tutto il giorno. «Va bene, ma decido io la modalità.»

Non le do modo di replicare, ho perso anche troppo tempo in spiegazioni che non le dovrebbero riguardare. Ma è sempre la mia mamma quindi prima o poi il Tensai dovrà affrontare il discorso con lei, tanto io e Kaede ormai siamo sicuri di quello che vogliamo e quindi meglio dirlo ai nostri genitori.

Pedalo come un matto, avrei impiegato più tempo con la metro che a quest'ora è affollatissima, per arrivare dal mio amore. Ammeto che sono preoccupato, quando ci siamo lasciati le cose erano tranquille anche se come al solito non ho avuto il coraggio di dirgli quello che penso realmente. Non vorrei se ne fosse accordo, la Kitsune a un sesto senso micidiale ma non avrebbe comunque senso il fatto di chiamarmi e farmi precipitare a casa sua.

Arrivo tutto trafelato alla villetta Rukawa, le luci sono spente almeno così mi sembra, sta a vedere che andato a dormire ma io lo maciullo. Il cancelletto del giardino è aperto così entro e parcheggio la bici alla recinsione. Non devo neanche bussare che la porta si apre, è evidente che la volpetta mi stava aspettando. Entro e subito il calore mi fa distendere il volto, stasera si gela. Kaede è appoggiato al muro di fronte all'ingresso, ormai conosco bene la mia volpe e basta poco per capire che qualcosa non va anche perché appena chiudo la porta mi si fionda addosso cercandomi le labbra. Colto di sorpresa in un primo momento soccombo allo scancio passionale del mio ragazzo, salvo poi riprendermi alla grande dimostrando di essere un Tensai di nome e di fatto.

«Mi hai fatto venire sino a qui per questo?» Scherzo, ma al posto della solita parolina dolce Kaede cerca di chiudermi di nuovo la bocca. Mi tiro indietro, cosa che lo indispettisce non poco. «Sto aspettando una risposta.»

«Davvero hai voglia di ciarlare?» La Kitsune, con la sua innata eleganza, facendo forza sulle braccia intorno al mio collo, mi circonda con le gambe la vita. Ecco di fronte a questa provocazione bella e buona come si fa a restare impassibili? Cioè quando la volpe ha slanci passionali di questo tipo va sempre accontentata. Voi non potete capire come si trasforma, avete presente il fuoco ecco un giorno mi farà finire male.

«Assolutamente no.» Lo premo contro il muro, tenendolo saldamente a me piantadogli le mani sul suo fondoschiena da legenda. Stavolta sono io a cercargli le labbra, affondo subito nel suo umido calore duellando con lui fino a perdere il respiro.

«Hana…» Adoro quando sospira in questo modo il mio nome, con quel tono morbido e sensuale in grado di farmi rabbrividire di eccitazione.

«Kaede…» Ci guardiamo negli occhi, ed incredibile come questo momento all'apparenza dolce faccia crescere il nostro desidero. Non ho bisogno di altro, per il momento, facendo attenzione inizio a salire le scale per raggiungere la stanza della volpe. Certo non è facile, anche perché se faccio male al numero undici il nano potrebbe uccidermi ma soprattutto non potrei mai perdonarmelo, ovviamente lui non fa niente per rendermi le cose facili. Mi bacia il collo, succhiandolo ossessivamente, lo morde gemendo piano nel mio orecchio quanto questa cosa lo ecciti… dovrebbe sapere l'effetto che fa su di me. Dovrebbe sapere che il Tensai non va provocato in questo modo.

Piano, gradino dopo gradino, arriviamo a destinazione. Cadiamo sul letto, ovviamente lui sopra di me altrimenti il peso del genio avrebbe potuto rompergli qualche vertebra, la Kitsune è deboluccia.

Gli accarezzo dolcemente la guancia, non so come spiegarlo sento che vuole fare l'amore con me però c'è qualcosa in lui che non mi convince. Infatti kaede, dopo un po', appoggia il capo sul mio torace. Prendo un lungo respiro, mi ha eccitato alla follia ma lo amo troppo per non capire che ha bisogno di parlare.

«Come mai solo in casa?» Iniziamo dalla domanda più semplice, anche perché mi sembra strano che il padre non ci sia.

«Papà è tornato a Tokyo.» Questa cosa non mi convince, l'ultima volta che ho visto il signor Rukawa aveva detto che si sarebbe fermato ancora un po' qui. Kaede precede la mia successiva domanda. «Ci ha visti, oggi pomeriggio.»

Irrigidisco di scatto i muscoli e lui si alza per guardami negli occhi, scivola al mio fianco conscio che la cosa deve avermi scioccato. Vorrei ben vedere, non è per niente piacevole sapere che mi ha visto sbaciucchiarmi con suo figlio, penserà che sono un maniaco. Ok, sto andando in iperventilazione. Mi sento male, chiamate un'ambulanza.

«Hana calmati. Sei tutto rosso, respira se non vuoi morire soffocato.» Parla facile lui, io non ci riesco. Mi sento male, insomma adesso dovrà cacciare la voce e spigarmi perché, non avrei mai pensato di dirlo, non riesco a pronunciare mezza parola. Chiudo gli occhi e prendo un grosso respiro, devo assolutamente affrontare questa cosa con la classe innata che mi contraddistingue.

«NON DIRMI DI STARE CALMO QUANDO SONO NERVOSO!» Glielo urlo praticamente contro ma lui resta imperturbabile come al solito. Questo urlo disumano è riuscito in parte a farmi buttare fuori il magone che sentivo.

«Agitarti non serve a niente, inoltre non cambierà le cose.» Il suo tono leggermente triste mi fa frenare la risposta pungente in replica. «Comunque non ha visto niente di che solo un bacio, alla fine volevamo dirlo ai nostri genitori. Forse abbiamo tentennato troppo.»

Il suo discorso non fa una piega, ha ragione abbiamo aspettato troppo e siamo stati poco prudenti. «Scusami, spiegami cosa vi siete detti.»

Adesso è chiaro il motivo per cui mi ha fatto venire qui di corsa, aveva bisogno di me dopo la chiacchierata con il padre. Ammetto che mi farebbe male da morire sapere di aver spezzato un legame che stava di nuovo diventando forte.

«Papà era sorpreso, credo sia stata normale una reazione del genere, lui mi ha sempre detto che siamo tutti uguali. Non si devono avere pregiudizi e le persone vanno amate per quello che sono, anche se non rispecchiano ciò che vorremmo. Mi ha cresciuto, le poche volte che tonava a casa, inculcandomi che l'amore è amore indipendentemente dal sesso.» Annuisco, già il fatto che ne parli tanto è un bene. «Quando ho iniziato a pensare di parlargli di noi due avevo in testa le sue parole, credevo fosse sincero nel dirmele.» Sussulto, ho paura di sentire il seguito. «Ma ha ragione lui quando mi ha detto: è facile essere aperti mentalmente finché le cose non ti capitano da vicino.»

«Kaede…» Gli accarezzo una guancia, siamo entrambi voltati su un fianco. Occhi negli occhi, pelle contro pelle eppure non ho mai percepito tanta lontananza con il mio volpino.

«Ha detto che ha bisogno di tempo per accettare di avere un figlio gay, ma che non mi mancherà mai il suo appoggio. Ha solo deciso che è meglio che ognuno di noi due si riprenda i suoi spazi.»

Lo dice che un tono monocorde ma ormai non mi frega più, so che deve avergli fatto male e magari nella sua testa stanno passando anche una marea di pensieri che non mi dirà. Almeno non subito. «Gli ho detto che vorrei che venissi ad abitare qui e lui è favorevole alla cosa. Però ha messo delle condizioni.»

Ecco questo non mi piace, quale condizioni vuole imporre al Tensai? «Voti al di sopra della sufficienza, basta risse e un weekend al mese senza interferenze con me.»

Non ha chiesto l'impossibile e il Tensai può lasciare la Kitsune per un weekend con il padre. Tutto sommato non è stata la catastrofe che mi aspettavo. In fondo era pronto a combattere come un samurai d'altri tempi per l'amore del mio volpacchiotto, battendomi con onore contro il padre che vuole impedirci di amarci…

«Hana,» La voce del mio amore spegne i miei sogni di prode condottiero. «hai avuto paura che mio padre potesse dividerci?»

Questa domanda mi spiazza, ma forse è arrivato il momento di dirgli quello che davvero mi fa paura. «No, Kaede. Forse ti avrebbe fatto male ma non gli avresti mai permesso di mettersi tra di noi. Quello che davvero temo possa dividerci è il basket.»

Credo che dovrei segnare questa data sul calendario, sono riuscito a spiazzare la mia volpe e non credo in meglio. «Tu hai un sogno. Un sogno bellissimo che è giusto provi a realizzare in ogni modo. Ricordo ancora le tue parole a Sawakita: anch'io vado in America. L'America, quando penso che tra due anni davvero punterai ad andare lì tremo di paura… ecco perché non riuscivo a parlarti del dopo liceo. Ho paura di cosa accadrà. Ho paura che sarà la fine di tutto e ti perderò, perché non potrei mai venire con te e non potrei mai impedirti di realizzare il tuo sogno.»

Credo di sentirmi più leggero, finalmente sono riuscito a buttare furori quello che realmente penso e le mie paure.

«Perché me lo dici solo ora?» La voce mi esce a fatica, mentre Hanamichi parlava dentro mi è esplosa una bolla di dolore incredibile. Ammetto che avevo capito che non mi aveva detto la verità, questo pomeriggio, ma sentirla ha fatto male. Ha fatto male perché crede davvero che il nostro stare insieme possa avere una data di scadenza?

«Non lo so, forse perché dirtelo mi fa ancora più paura. Non ti sto dando dell'insensibile o mettendo in dubbio quello che senti per me, ma è il tuo sogno e io… io… non voglio entrare in competizione con il basket perché so che ne uscirei sconfitto. Ne esco già sconfitto.»

«Do'hao!» Lo dico dolcemente, perché è davvero un'idiota se ha pensato questo. Non sono un'ipocrita il basket conta molto per me, è stato la valvola di sfogo contro ogni malinconia. L'amico che non ho mai avuto. Io, la palla e il canestro. Per anni siamo stati insieme, non esisteva altro, anche se il basket è un gioco di squadra prima dello Shohoku non avevo mai diviso quel terreno con nessuno. Ma, per quanto sia importante per me afferrarmi come giocatore, quando ho conosciuto Hanamichi le cose sono cambiate. Lui mi ha dato quello che il basket non poteva donarmi, la sua allegria e spacconeria, il fatto stesso di trascinarmi nelle sue pazzie mi hanno fatto sentire vivo come non mai. L'amore che mi dona è infinito, perché davvero quando mi stringe mi fa sentire unico e importante e questa è la sensazione più bella al mondo. Più bella anche di una vittoria nello sport che amo.

«Non darmi dell'idiota in questo momento. Sai bene che quello che dico ho senso e non te ne faccio una colpa, è giusto che provi a realizzare i tuoi sogni.»

«È tu? Quali sono i tuoi sogni, Hana? Non conta il basket per te? Se non sbaglio sempre nella partita contro il Sannoh mi hai detto che se andavo in America ci saresti andato anche tu, era solo una delle sparate del Tenai?» Voglio sapere tutto quello che prova, sente e pensa. Non deve nascondermi niente, proprio come quando facciamo l'amore e non ha pudore nel mostrarmi il suo corpo nudo. Tra di noi non devono esserci segreti e paure, anche perché non mi piace saperlo spaventato per qualcosa e men che meno per colpa mia.

«So benissimo quello che ho detto, ma… sai bene che quella era solo una sparata megalomane.» Ammetto che ho voglia di tirargli un pugno, non capisco perché non dovrebbe puntare in alto. «L'America è un sogno ma io non ho il tuo talento, tu incanti e sei in grado di reggere da solo una partita mentre io non verrei mai notato. Inoltre studiare in un altro continente costa, non posso assolutamente mettere questo peso sulle spalle di mia madre.»

Il suo discorso fila, tranne sul fatto che non ha talento. Lo ha e lo sa benissimo perché se c'è una cosa che Hana è in grado di fare è quello di trascinare la squadra nei momenti difficili, grazie alla sua inarrestabile forza.

«Non sto dicendo che è facile, anche per me. In America ci so no un sacco di giocatori migliori di me e anche di Sawakita, ma chi dice che non possiamo aspirare a far parte di una squadra universitaria? Inoltre credi che mio padre mi mantenga negli USA? Assolutamente no, ha già detto che devo guadagnarmi la borsa di studio e poi lavorare per tutti gli extra. Come vedi è un percorso che possiamo fare insieme.» Non voglio credere che si lasci abbattere senza provare, non è nella mia testa rossa.

«Messa così, non lo… Kaede mi sembra un salto nel buio e…»

Gli accarezzo una guancia baciandogli le labbra. «Saremo insieme a farlo.»

Non ti lascerei mai solo. Non ti lascerei qui, Hana. Pensavo l'avresti capito. «Credi che il Tensia abbia bisogno di una baka kitsune per riuscire?»

Sorrido. «Non hai bisogno di dimostrarmi di essere un Tensai, per me lo sei perché quando vuoi qualcosa riesci a ottenerla.»

Arrossisce, significa che ha capito che alludevo a noi due insieme al fatto che è riuscito a farmi suo in ogni senso abbattendo i miei muri. «Davvero vuoi fare questa cosa insieme?»

«Solo se è quello che vuoi, Hana. Vuoi venire in America con me?» Il cuore credo mi stia per scoppiare nel petto mentre attendo la sua risposta.

«Kaede… se ora ti dicessi di no…» Si morde le labbra. «Tu andresti lo stesso?»

«No!» Il mio tono è molto serio. «Resteremo qui finché non cambierai idea. Perché lavorandoci so che cambieresti idea.»

Il volto del mio idiota si apre nel più bel sorriso mai visto. Si fionda su di me, travolgendomi con la sua irruenza. «Si, voglio venire in America con te.»

Afferro il suo volto cercandogli le labbra, perché so che lo sta dicendo sul serio non ci sono ombre nel suo sguardo e io sono così felice. Però non rinuncio a una prvocazione.«Tu non hai idea del guaio in cui ti sei cacciato, Do'hao.»

Lo spingo sotto di me togliendogli il maglione. «Sei il guaio sei tu, Kitsune… allora sono finito nel guaio migliore in cui potessi cacciarmi.»

Continua...