Buon compleanno… con sorpresa

Mi muovo leggermente, non voglio svegliare la volpe che come al solito mi usa come cuscino. Sorrido, adoro essere il suo personale materasso, anche se non glielo dirò mai apertamente già e ne approfitta così senza saperlo. Apro gli occhi, la luce tenue dell'alba filtra attraverso le tende chiuse, mi arrischio a guardare la sveglia sul comodino manca poco e il nuovo anno scolastico incomincerà, sono elettrizzato all'idea di quello che potrà succedere specialmente per il club di basket. Il Tensai e la Kitsune sono riusciti a cavarsela bene e quest'anno frequenteranno il secondo liceo, certo mi dispiacerà non vedere più il Gorilla e il quattr'occhi al club ma almeno quello sdentato di Mitsui c'è ancora. Anzi non capisco proprio come potesse pensare di passare il terzo anno dopo tutti i casini che ha combinato.

«Mmmm…» Questo leggero mugugno mi fa sorridere, ma non mi arrischio a svegliarlo meglio lo faccia da solo. Oggi non ho voglia di baruffa anche perché non è solo il nostro primo giorno di scuola ma è un giorno speciale per il Genio. Si, la Terra dovrebbe festeggiare tutta la nascita dell'unico e immenso Genio.

Kaede si allontana da me stiracchiandosi, appena apre gli occhi mi guarda e io cado come sempre ai suoi piedi. È bellissimo appena sveglio, ha gli occhi lucidi e i capelli tutti arruffati una volpetta dolcissima.

«Che hai da sorridere, Do'hao?» Ehh, mi dovrei offendere però sprecherei tempo e poi alle mie orecchie questa frase suona come: buongiorno amore.

«Kitsune indisponente.» Lo tiro a me e premo le labbra sulle sue, dovrei ritenermi offeso per il fatto che le prime parole che ha pronunciato non sono: auguri amore, poi se neanche mi bacia capite che urge il metodo Tensai.

«Do'hao!» kaede mi accarezza i capelli e il suo sguardo si fa più dolce, nei limiti del suo essere iceberg.

«Non dimentichi qualcosa, volpaccia cattiva?» Ecco vediamo se almeno si ricorda che giorno è.

«Si, anzi dovremmo muoverci se non vogliamo arrivare in ritardo il primo giorno di scuola.»

No, ma che fa? Si allontana e mi lascia da solo senza aggiungere altro? Ma io lo uccido, oggi mi regalerò per il mio compleanno una splendida stola di volpe perché stavolta non la passa liscia. Salto giù dal letto come un matto e mi dirigo al piano di sotto, sicuro che la bestiaccia è andata in cucina per preparare la colazione. Giuro che me la paga, com'è possibile che non si ricordi quale ricorrenza cade oggi! Spero vivamente per lui che sia uno scherzo altrimenti ci arriva in stampelle a scuola.

Entro in cucina e punto la mia preda ferma d'avanti al lavello, mi dà le spalle ma so benissimo che mi ha sentito arrivare quindi mi preparo ad assaltarlo. Quando sono a pochi passi lui però si volta e mi piazza sotto al naso un dolcetto con una candela accesa sopra.

«Ma cosa?» Sembra uno di quei cupcake con cui spesso facciamo merenda, un dolce americano tanto per ricordarmi quale sarà il nostro futuro, ma non mi soffermo molto su questo particolare preferisco guardare negli occhi il mio amore. Ha le guance leggermente colorite o mi sbaglio?

«Buon compleanno, Hanamichi.»

Mi sento sciogliere per la dolcezza che traspare dalla sua voce, la mia fredda volpetta con un dolce tra le mani e le guance arrossate è la quinta essenza della tenerezza.

«La smetti di fissarmi come se fossi un animale raro?» Meglio non sottolineare che effettivamente è un animale raro. «Spegni la candela prima che il cupcake diventi il tuo copricapo.»

Che vi dicevo? La quinta essenza della faccia da schiaffi! Comunque lascio cadere a provocazione, capisco il suo intrinseco bisogno di schernirsi subito dopo una gentilezza altrimenti potrebbe perdere la sua fama di ghiacciolo. Soffio sulla candelina ma quando lui cerca di spostarsi lo blocco, imprigionandolo tra il ripiano e il mio corpo.

«Che stai facendo, idiota?» Ma guarda con che faccino innocente me lo chiede?

«Mi prendo il mio regalo.» Non crederà di cavarsela così? Assolutamente no, il Tensai merita anche un regalo. Ovvero: baciare fino a perdere il respiro il suo bellissimo ragazzo.

«Veramente è di sopra, pensavo di dartelo stasera.»

«Mi prendo un anticipo.» Mi protendo e mordo il dolce, ancora tra le sue mani, e poi lo bacio affondando subito la lingua nella sua bocca calda. Kaede per un po' risponde al mio bacio ma all'improvviso con decisione mi allontana.

«Guarda che il mio regalo non è quello che stai pensando, Do'hao!»

«Mmmm, ma io voglio anche quello.» Cioè non è che abbiamo bisogno di compleanni e ricorrenze, è quasi un mese che sono in pianta stabile da lui, da quando ha detto di noi al padre, quindi potete immaginare come sono le nostre giornate quando chiudiamo il mondo fuori… No, non azzardatevi perché la volpe è mia.

«Sei un hentai!» Mi sorride nel dirlo, deve aver pensato la mia stessa cosa, e non mi offendo perché il vero hentai tra di noi è lui. Che poi volendo dirla tutta, ci amiamo e desideriamo credo sia normale passare il tempo ad amarci. Kaede mi bacia, allontanandomi dagli inutili pensieri, stringendomi le braccia al collo e io non voglio altro. Il bacio è dolce e profondo peccato che finisca troppo per i miei gusti.

«Dobbiamo andare a scuola, non mi sembra il caso di arrivare in ritardo il primo giorno.»

Sbuffo rubandogli il cupcake dalle mani e lo mordo altamente infastidito. «Gli altri anni ero contento che la scuola iniziasse il giorno del mio compleanno ma ora, che noi due siamo insieme, preferirei restare a casa.»

Ru scuote il capo alle mie parole, anche perché sa bene che quando incomincio uno dei miei deliri alla fine finisce a cazzotti. Credo che non convenga a nessuno dei due di iniziare la giornata in questo modo, anche perché troveremo altri motivi per litigare durante il giorno, come sempre.

Finita la colazione ci prepariamo in fretta e usciamo da casa, niente bici stamattina anche perché la mia dolce metà ne ha sfondata un'altra. Siccome capisco che la mattina non è mai il momento migliore per tartassarlo incomincio a pensare a come sarà quest'anno, mi aspettano tantissime sfide e ho intenzione di vincerle tutte. La più importante sarà non far rimpiangere il Gorillone sotto canestro, raggiungere una media ragionevole negli studi ma quella più faticosa sarà dire a mia madre del mio ragazzo. Chiariamo il concetto, amo Kaede e sono fiero di lui. Sono così orgoglioso di essere il suo compagno e non ho paura di affrontare quello che sarà per difendere il nostro amore ma la mamma è un discorso a parte. Certo dovrei aver più fiducia della donna che mi ha messo al mondo, anzi non avere nessuna remore a dirle la verità però ho paura che questa cosa possa deluderla. Io non voglio deluderla un'altra volta.

«Ehiii sfigatoooooooooooo!» Una pioggia di coriandoli mi cade sulla testa. «Auguriiii, Hanamichi!»

Quei rompiscatole mai che facciano qualcosa di onorevole per il Genio ma dove si è visto che per dare gli auguri uno deve essere preso a schiaffoni. «La piantate? Altrimenti come dimostrazione d'affetto vi devasto con una delle mie migliori testate.»

«Hanamichi rilassati, capisco che la vecchiaia che avanza in coincidenza dell'inizio del nuovo anno scolastico sia troppo per la tua testa vuota, ma non c'è bisogno di innervosirsi così.» Mito come al solito non si risparmia nel dire la sua.

«Vecchio a chiiiii? Vorrei ricordati che abbiamo la stessa età!» Questi pseudo amici hanno l'abilità di farmi infuriare di prima mattina.

«Ma li porto meglio di te.» Ancora? Mito vuole davvero prenderle.

Neanche a dirlo, tra i sospiri delle ragazze di seconda e terza e le matricole in delirio, Rukawa si avvia verso l'ingresso senza degnarmi di un sguardo. La vedo molto male questa giornata spero proprio che non arrivi altro, non finisco neanche di pensarlo che il cellullare nella tasca inizia a suonare. Imprecando contro la sfiga lo prendo senza guardare lo schermo.

«Tanti auguri Hanamichi!»

«Mamma?» Mi sa che ho sbagliato a essere così sorpreso.

«Figlio degenere cos'è quel tono? Credevi che mi fossi dimenticata di che giorno è oggi? Come potrei, come ogni cosa che fai hai avuto fretta anche quel giorno e per poco non ti partorivo in strada, resterà un ricordo indelebile per la vira.»

«Mamma ma che…» Ci provo a ribattere però lei è più svelta di me.

«Non provare neanche a fiatare.» Chi ci riprova visto come sei arzilla stamattina finirei male anche per via linea telefonica. «Comunque non ho molto tempo, oggi pomeriggio ho organizzato una piccola festa con tutti i tuoi amici. Stamattina ho avvisato Yohei, fatti dire tutto da lui… ah porta Rukawa se non vuoi che la torta diventi il tuo copricapo. Ciao amore della mamma.»

Mi ha praticamente attaccato il telefono in faccia, ma ci rendiamo conto dell'affronto che ha osato farmi? Poi quella frase non mi è nuova, forse la mamma già frequenta la volpe allo stesso corso di battute. Giornata splendida non c'è che dire, il fatto che sia appena iniziata mi spingerebbe a nascondermi in casa ma io sono un Tensai e affronterò ogni sfida.

Raggiungo la classe assegnatami e mi accomodo al banco in fondo e vicino alla finestra. «Faccia da funerale o sbaglio? Andiamo è il tuo compleanno su con la vita.»

«Yohei non è proprio il momento, gira a largo.» Non ho proprio voglia di ascoltare la sua filippica.

«Lasciami indovinare: ti ha chiamato tua madre?»

«Nooo da cosa lo hai dedotto?»

«Dal tuo brutto muso, anche se non capisco a cosa sia dovuto.» Ride accomodandosi sul mio banco. «Avanti non sarà così malaccio, ne abbiamo fatte di feste a casa tua e inoltre non devi presentarlo come il tuo ragazzo.»

Sbuffo alla sua perspicacia a metà, il problema è proprio questo: vorrei proprio presentarglielo come il mio ragazzo perché non mi va di ripetere la scena avvenuta con il padre di Ru. Sono stato male ogni volta che lui mi apostrofava amico e non voglio che lui provi la stessa sensazione.

«Pensa a quello che vuoi, hai tutta la mattinata per farlo e prendere una decisione.»

Bella prosa come sempre, a volte non si ha scelta perché qualunque scelta porta a una conseguenza spiacevole. «Sai bene che ho paura di deluderla.»

«Hana non credo che tu abbia deluso tua madre, forse solo quando bighellonavi in giro per il quartiere a fare a botte. Lo abbiamo capito tutti che era il tuo modo di sfogare la rabbia, soprattutto lei. Ora hai messo la testa apposto, giochi a basket e hai un ragazzo che sa gestirti…»

«Ehiii, il Tensai non si fa gestire da nessuno, tantomeno da una Kitsune.» Mettiamo i punti sulle i.

«Volevo dire, che stai con Rukawa che è una persona leale e a suo modo con la testa sulle spalle. Io credo che tua madre sarebbe pazza di lui.»

L'ingresso del professore mette fine alla nostra chiacchierata, Yohi ha ragione però come prenderà il fatto che sono gay?

Siamo in terrazza da un po' ma Hanamichi sembra completamente assente, è seduto al mio fianco con il pranzo sulle gambe a guardare il vuoto e non capisco cosa posse essergli successo. Non amo vederlo così, insomma lui è sempre vitale e pieno di vita quindi detesto quando si spegne. Lo so che spesso lo accuso di essere iperattivo ma non mi piace quando sta così fermo. Ripongo il mio bento mentre lui non ha ancora toccato il suo, che di solito divora per poi finire quello che ho lasciato. Sospiro appoggiando il capo sulla spalla e attendo, non succede nulla e quindi mi decido a parlare. «Che cosa c'è? Qualcuno non ha fatto gli auguri al Tensai?»

Lo sento scuotersi ed è un buon segno, posa il suo pranzo a terra e mi risponde. «Ma quanto sei spiritoso.»

Ribatte piccato ma allo stesso tempo si sposta per farmi spazio in modo da stare più comodo in braccio a lui. «Allora cos'è successo?»

Detesto cacciargli le parole di bocca, però stavolta voglio capire cosa lo preoccupa. «Nulla… cioè… Io… dovrei… insomma…»

Sbuffo, possibile che non sappia formare una frase quando è nervoso? «Articola la frase con calma, so per certo che sei capace di farlo.»

So che è pericoloso fargli saltare ulteriormente i nervi quando sono già belli che saltati però questo è anche il nostro metodo di approccio e io non ho intenzione di rinunciarci. Non riesco a pensare ad altro che mi ritrovo disteso sul pavimento, i polsi bloccati dalle sue mani e lui furente sopra di me. Peccato che siamo sul terrazzo della scuola, la situazione sarebbe interessante.

«Stai tirando troppo la corda, Kitsune. Farò finta che sei mezzo addormentato e quindi non hai capito l'aria che tira, ma vedi di piantarla con il tuo sarcasmo.» Allungo il viso per raggiungere e sfiorargli le labbra tese. «Smettila!»

Continuo a regalargli piccoli baci fin dove riesco ad arrivare. «Ho detto smettila!»

Come protesta è parecchio debole, quindi vado avanti. Quando sento che sta cedendo decido di fargli notare la cosa. «Davvero vuoi che smetta?»

Annuisce ma si abbassa leggermente per farsi raggiungere. Finalmente lascia andare i miei polsi così poso affondare le mani nei suoi capelli e stringerlo a me, lui si rilassa appoggiando il capo sul mio torace.

«Mia madre ha organizzato una piccola festa per me a casa, ci sarà tutta l'armata.»

«Perché sei nervoso? Mi sembra una cosa bellissima.»

«Non lo so… cioè lo so…» Alzo un sopracciglio anche se lui non può vedermi. «Mamma ha invitato anche te.»

Questa risposta arriva inaspettata e ora sono io a tendere i muscoli. Lo sposto per rimettermi seduto, ho dato ad Hanamichi tutto il tempo per parlare di noi a sua madre ma un mese è bello che passato e ancora niente. Capisco la paura perché l'ho affrontata anch'io però mi urta la situazione che si è creata, le bugie che racconta per stare in pianta stabile da me.

«Divertitevi.» Lo dico in tono piatto e senza nessuna esitazione.

«Aspetta, dannata volpe dispotica fammi spiegare almeno.» Sono perplesso, francamente non ho voglia di ascoltare la solita tiritera.

«Spiegare cosa? Che non è il caso che venga? Ma io non ne ho nessuna intenzione, quindi puoi anche rilassarti.» Il suono della campanella per fortuna mette fine a questa conversazione, anche perché so che litigheremo e non mi va. Lo lascio avviandomi verso la mia classe, e appena la raggiungo mi lascio andare sul banco cercando di chiudere gli occhi. Non dovrei pressare Hana, conosco bene quanto può diventare stupido quando è impanicato però mi ferisce questa paura di parlare con la madre. Insomma agli amici non ha avuto tutte queste difficoltà mentre lo impaurisce parlare con la madre. Vorrei capire la sua paura dove sta, anch'io lo ero nel raccontare la nostra storia a mio padre però quando è successo non mi sono tirato indietro. Sbuffo chiudendo gli occhi, non voglio pensarci e non voglio neanche pensare al fatto che avrei voluto festeggiare con lui il suo compleanno e invece dovrò aspettarlo a casa. Poteva semplicemente invitarmi come amico, so che è orribile sentire il proprio ragazzo che ti chiama così ma lui lo ha fatto per me e io l'avrei fatto per lui… ma tanto è inutile non ci arriva proprio.

Quando suona la campanella mi avvio subito all'uscita, non mi va di vedere la sua faccia bastonata che mi chiede scusa. Visto che oggi non ci sarà ancora il club potrei andare al parco ad allenarmi, tanto non credo che Hana tornerà presto, anzi potrei chiamare Mitsui e chiedergli uno one o one o anche Sendoh ma preferisco non alimentare la gelosia di uno e le speranza dell'altro. Detesto tutte queste complicazioni non le volevo, sempre detto che l'amore è la causa della perdita della tranquillità. Non che mi lamenti, non credo che potrei fare a meno del mio idiota però… lo ammetto sentirmi escluso oggi mi fa male. Preso dalla rabbia mi incammino per le strade del centro, tanto ad aspettarmi non c'è nessuno e non mi va di rinchiudermi tra quattro pareti.

Quando arrivo a casa, ormai è abbastanza tardi, noto subito che c'è qualcuno ad aspettarmi davanti al cancello, con il sole al tramonto non riesco a vedere bene chi è finché non mi avvicino.

«Ciao Rukawa è un po' che ti aspetto, dovremmo muoverci altrimenti faremo tardi.»

Alzo un sopracciglio sorpreso, anche perché non capisco dove dovrei andare con lui anzi non dovrebbe essere a casa dell'idiota?

«Credo che tu voglia cambiarti ma tanto un po' di ritardo in più non fa niente.»

Apro il cancello senza invitarlo a entrare tanto lo farà lo stesso e quando siamo nel mio soggiorno finalmente faccio uscire la voce. «Non credo di aver capito, dove dovremmo andare?»

«Sei leggermente addormentato?» Non mi inalbero Mito è un provocatore nato. «Oggi è il compleanno di quell'impiastro del tuo ragazzo, la madre ha organizzato una piccola festa con noi dell'armata e poche altre persone. Lo fa sempre, tutti gli anni, e credo proprio che dovresti venire anche tu.»

«Non sono stato invitato. Hana ha un modo tutto suo di affrontare le cose e non sarò io a mettergli fretta. Presentarmi potrebbe farci litigare e non voglio.» Ho fatto uscire la voce, perché vero che ci sono rimasto male ma non ho intenzione di vedere la persona che amo in difficoltà. Se anche solo presentarmi come amico gli dà fastidio lo accetto, come ogni cosa di lui.

«Ma quando mai dai ascolto a quella testa matta, andiamo non puoi iniziare proprio oggi.» Questa conversazione inizia a stressarmi e oggi ci vuole poco. «Senti sai bene che non sarei venuto qui se non sapessi che Hanamichi ti vuole presente. Lo conosci e sai che spesso affrontare i salti nel vuoto negli affetti lo frenano e di conseguenza commette delle sciocchezze. Inoltre non vuole che provi le sue stesse sensazioni: lo faceva sentire sbagliato quando tuo padre pensava fosse solo un amico.»

«Non me l'ha mai detto, anche se l'ho intuito. Non piaceva neanche a me chiamarlo in quel modo.» Possibile che ancora mi tiene nascoste le cose più importanti? Quanto ancora dovremmo litigare su questo punto?

«Purtroppo è la personificazione dell'idiozia ma si fa amare anche per quello. Gli ho parlato all'uscita da scuola, credo che non sia riuscito a spiegarsi ma ti vuole alla festa.» Yohei mi strizza l'occhio. «Allora vai a farti bello, non troppo altrimenti ci togli la piazza nel quartiere.»

Scuoto la testa dirigendomi al piano superiore, sono circondato da idioti ma ormai credo sia il mio infausto destino. Ammetto che oggi sono stato pessimo, è più forte di me, mi sono sentito rifiutato così tante volte e per i più svariati motivi e quindi mi difendo. A volte penso che se non avessi quest'aspetto, che in molti trovano piacente, e la bravura nel basket nessuno mi noterebbe. Essere messo nell'angolo da Hanamichi mi urta, non ho mai voluto spiattellare il nostro legame a qualcuno ma che avesse addirittura paura di presentarmi come amico mi infastidisce. Allo stesso modo detesto quando non riusciamo a parlare tra di noi, perché creiamo stupidi malintesi che diventano montagne insormontabili a causa del nostro orgoglio.

Mi preparo abbastanza in fretta e prendo, dal posto dove lo avevo nascosto, il regalo che gli ho fatto. Ho impiegato parecchio tempo a trovarlo, non volevo che fosse il solito oggetto ma qualcosa di speciale perché lui ha reso speciale la mia vita. La somma di cui disponevo era piccola ma non è tanto il valore commerciale a renderlo importante, il mio dolce idiota farebbe i salti di gioia anche per un pacco di cioccolatini. Il significato del nome della testa rossa è fiore e il suo cognome in parte significa ciliegio, e proprio a breve i ciliegi fioriranno rendendo il paesaggio bellissimo. Il mio regalo è una felpa su cui ho fatto dipingere un ramo di ciliegio in fiore con l'anagramma del suo nome. Volevo qualcosa di personalizzato, che può sembrare banale ma alla fine spero non lo sia.

«Sei pronto? Se non arriviamo in tempo Takamiya si mangerà tutte le leccornie e non ci lascerà niente.»

Non rispondo, anzi il tragitto è abbastanza silenzioso forse perché temo il momento il cui incontrerò Hanamichi insomma Yohei ha detto che mi voleva al suo fianco però mi stanno venendo parecchi dubbi.

«Mito si può sapere dove sei finito? Guarda che ti stiamo aspettando da un po', quella piaga di Hanamichi ha detto che non avrebbe iniziato senza di te.» Mi chiedo come sia possibile che non riescano a parlare senza gridare.

«Sono andato a recuperare chi mancava.» Scuoto la testa e saluta a mezza bocca, come mio solito, alla banda di matti che ho davanti.

«Il festeggiato dov'è?» Fortuna che Yohei legge nel pensiero.

Takamiya alza la testa dalla ciotola di patatine. «È in camera sua, indeciso se chiamare o no la Kitsune per farla venite alla festa.»

In simultanea tutti si voltano a guardami, circondato da idioti ma forse è il caso che vado a cercare il mio preferito. Li lascio in giardino ed entro in casa, ovviamente so bene dove devo andare però mi fermo e aspetto che la signora Sakuragi appari all'improvviso, quando capisco che non sarà così mi avvio verso la stanza di Hana ed entro senza bussare. La mia testa rossa è appoggiata alla scrivania e mi dà le spalle.

«Possibile che non posso avere cinque minuti da solo?» Lo vedo maneggiare il cellulare. «Fuori!»

«Do'hao!» Spero adesso che mi degnerà della sua attenzione.

«Baka Kitsune non adesso, sto cercando di chiamarti per dirti di venire qui e mi serve concentrazione.»

Mi passo la mano tra i capelli, io non posso essermi innamorato di uno così è impossibile. «Do'hao!»

Annullo la distanza che ci separa e, poco delicatamente, lo faccio girare verso di me. «La finisci di fare l'idiota?»

«Kaede?» Mi sta scoppiando il mal di testa. «Ma perché sei qui?» Non ho modo di dire nulla «Io credevo fossi a casa e volevo… insomma come al tuo solito oggi non mi hai fatto spiegare…»

Sta gridando come un ossesso e forse è meglio farlo tacere. Lo bacio all'improvviso e finalmente si clama. «Pensavo avessi mandato tu Yohei a prendermi.» Mi sa che ha agito per conto proprio.

«Quello non si fa mai i fatti suoi, il Tensai gli confida una cosa e subito ne approfitta.» Bene almeno adesso è calmo, forse noterà anche che sono qui nonostante la piccola incomprensione di oggi. «Perché sei venuto? Oggi hai detto che…»

«Dovevo lasciarti parlare.» Ecco che comincia a guardami come una bastia rara.

«Cosa odono le orecchie del genio? Ti stai scusando volpaccia?»

«Non ti ci abituare, diciamo che è una concessione perché è il tuo compleanno.»

«Stai diventando pessimo a dire le bugie.»

«Chi va con lo zoppo impara a zoppicare.» Decido che abbiamo parlato anche troppo e quindi lo bacio mettendo fine alla nostra piacevole schermaglia.

Abbraccio stretto la mia volpetta e lui si lascia andare rilassandosi completamente su di me. Sono felice che alla fine la mia stupidità non abbia creato spaccature, bisogna dire che se lui mi desse il tempo di parlare, ascoltando prima tutti i miei giri di parole, forse non litigheremmo quasi mai.

Mi godo questo momento solo nostro, perché mi sento in pace con il mondo quando posso abbracciarlo stretto e lui è così tranquillo tra le mie braccia. Le mie mani scivolano lungo la sua schiena, Kaede si fa più vicino poggiando le labbra sul mio collo… forse è meglio smetterla qui. Questa stanza per noi è speciale, qui abbiamo fatto l'amore per la prima volta e quando ci ritroviamo tra queste mura entrambe pensiamo a quella sera. Ci viene quasi naturale percepire quelle emozioni della prima volta e di lasciarci trasportare dalla passione

«Peccato avere tutta questa gente in casa.» Gli bacio il collo dolcemente e lui sospira peggiorando la situazione. «Kitsune davvero non è il caso.»

«Io non sto facendo proprio niente, Do'hao.» Certo mica deve fare qualcosa, lo sa benissimo che mi basta la sua presenza per non capire più niente.

«Non serve che lo fai, dovresti sapere che ti voglio sempre.» Insomma non può farmi il faccino innocente, mentre si muove in quel modo nel mio abbraccio. «Kaede…»

Lo trascino con me a terra bloccandolo con il mio peso. «Avevi detto che non ti sembrava il caso.»

«Infatti non lo è ma in questa stanza ho dei ricordi di noi ed è ancora più difficile seguire la ragione.» La volpe mi accarezza una guancia e sorride, quel sorriso che ho imparato a conoscere. Ovvero quello che lascia andare quando sta predirmi...

«Sei davvero un Do'hao. Un dolce Do'hao e io ti amo.»

«Ti amo anch'io Kitsune.» Il bacio che ci scambiamo è dolce, intenso uno di quelli che ci lasciano avvinghiati per ore e ore. Un suono alla porta purtroppo spezza l'incanto.

«Hana ma ti sei addormentato?» La voce di mia madre ci fa schizzare in piedi come due molle, ecco evitiamo di farci trovare in certe situazioni da un altro genitore. Io non ho il sangue freddo della volpe quindi non saprei come uscirne.

«No, mamma scusami è che stavo facendo vedere la mia stanza a Rukawa. Ti ricordi che mi hai detto tu di invitarlo?» Kaede mi guarda sconvolto, certo mica si aspettava che lo chiudessi qui dentro per non farli incontrare ma per chi mi ha preso? Alzo le spalle e apro la porta, sono tranquillo so che non succederà niente tanto la Kitsune fa effetto anche sulle donne âgée, figuriamoci se mia mamma non cade ai suoi piedi.

Apro la porta e la mamma entra con fare preoccupato in stanza, ma che diavolo le prende? Comunque fa due passi e subito punta gli occhi sul mio bellissimo volpacchiotto. Perché davvero è bello da mozzare il fiato con quel maglioncino di un verde tenue da cui spunta il colletto di una camicia bianca.

«Piacere di conoscerti Rukawa.» Si inchina leggermente e gli sorride.

«Piacere mio signora Sakuragi.» La volpe sa presentarsi in modo impeccabile.

«Mito mi aveva detto che eravate qui e così sono venuta a chiamarvi. Sono contenta che hai accettato l'invito, quell'impiastro di mio figlio non voleva presentarci.»

Il volpacchiotto mi guarda e ovviamente non sa cosa rispondere… «Purtroppo i pensieri della testa rossa fanno giri inimmaginabili per noi comuni mortali.»

«Ma come ti permetti!» Io lo sapevo, oltre che a venerarlo mia madre si coalizzerà con lui.

«Non ti azzardare a gridare contro al tuo amico. Vieni, Kaede… posso chiamarti per nome? Ho preparato un sacco di leccornie, andiamo.» Cioè lo ha preso sotto braccio e lo sta portando via? La vedo male, molto male per me, comunque decido di seguirli meglio non lasciarli troppo da soli.

Scendo al piano di sotto e vengo investito da urla e coriandoli. «Auguri Hanamichi!»

Nel salotto di casa mia è radunata una piccola folla, la Guntan al completo e i miei compagni di squadra più Haruko e Ayako. Ma loro cosa ci fanno qui?

«Abbiamo zitto la scimmia.» Mitsui

«Un evento raro.» Miyagi

«No, sta solo elaborando la sua sparata.» Il Gorilla

«Ma che dite, adesso è maturato.» Kogure

«Maturato? Un anno in più non significa niente.» Yohei

«Ma no, lasciatelo stare poverino è solo sorpreso.» Haruko

«Allora non dici niente Sakuragi, dai dammi una reazione degna di te.» Ayako

Li guardo uno a uno, e devo dire che mi fa effetto vederli nel piccolo soggiorno di casa mia. Tossisco cercandomi di darmi un contegno. «I Tensai non ringraziano e non invecchiano, prostratevi davanti alla sua grandezza.»

Mi arriva un.. «DO'HAO» Cumulativo prima che tutti escano in giardino dove mamma ha piazzato le cose da mangiare.

«Non cresci mai vero?» La mamma mi prende la mano per portarmi fuori. «Il tuo amico Rukawa è davvero bellissimo, anche molto diverso dagli altri amici che frequenti di solito. Ammetto che mi piace, all'apparenza sembra un principe di ghiaccio ma…»

«Mamma guarda che non è un mio amico è il mio ragazzo, ti pregherei di non entrare nella schiera del suo fanclub che è già bello nutrito.»

Mi mordo la lingua appena realizzo quello che ho detto. La guardo e lei non sembra per nulla sorpresa o scioccata. «L'avevo intuito mi credi così stupida? Questo non mi impedirà di dire quanto è bello tutte le volte che voglio.»

«Ma mamma…. Tu…io… insomma… non sei…» Ecco che parto con il balbettio, sento che sto per mettermi anche a piangere.

«Rilassati, Hanamichi ne parliamo domani da soli. Adesso goditi la festa senza pensarci, va tutto bene. Auguri, ti voglio bene.» Mi bacia sulla guancia e si allontana. Chissà perché non mi sento per nulla tranquillo.

(Fine?)