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Quella, che tanto l'agita,
è smania, e non dolor.
Minerva era fuggita via, sconvolta non solo dalle parole di schermo che Severus le aveva rivolto appena entrata, ma anche da ciò che aveva chiaramente lasciato intendere con quel suo ghigno crudele e che il cuore della vecchia strega non riusciva ad accettare, non dal suo ragazzo!
Una volta tornata nella sua stanza s'impose di calmarsi: levò la bacchetta nell'aria e la teiera si librò leggera a versare del tè nella piccola tazza sul tavolino di fianco alla poltrona. Si sedette e ravvivò il fuoco nel caminetto; sorseggiando la profumata bevanda, non poté fare a meno di ripensare ai gemiti soffocati che aveva colto prima di entrare in presidenza: c'era solo Severus nella grande stanza circolare, quindi potevano provenire solo da lui, e questo era un dato di fatto che le irridenti parole del mago non potevano in nessun modo cancellare.
Rivide nitida la scena che si era presentata davanti ai suoi occhi appena entrata in presidenza, del tutto inattesa: il mago era accasciato sulla scrivania, gli occhi rossi e gonfi, l'espressione del viso colma di indicibile angoscia. Era lui che aveva pianto, era lui che aveva sentito gemere: ne era assolutamente certa. I fumi irritanti del calderone erano solo una vana scusa, poco credibile, tra l'altro, considerato che il mago non poteva aver avuto il tempo per scendere nel suo sotterraneo a distillare pozioni.
Severus le aveva mentito. Di questo l'anziana strega era assolutamente certa.
Ma perché piangeva?
Solo in quel momento si rese conto dell'enormità dell'accaduto: Severus Piton aveva pianto, a lungo e disperatamente. Proprio lui, l'uomo che sembrava non provare sentimenti né emozioni, il mago che aveva spietatamente ucciso un vecchio amico e tradito tutti loro.
Il fiato le mancò e il suo vecchio cuore perse un battito: Severus sapeva piangere...
Qualcosa, nel suo cuore, ruppe l'involucro di protezione con cui l'aveva accuratamente avvolto dopo aver saputo che Severus - proprio Severus! Il suo ragazzo! – aveva ucciso Albus.
Minerva si concentrò, cercando di ricordare bene ogni sfumatura dell'espressione del mago per trovare la risposta che da troppo tempo inseguiva senza alcun risultato: con gli occhi della mente tornò a frugare nello sguardo cupo e tormentato di Severus e finalmente comprese.
Gli occhi del mago non erano solo lucidi per il pianto! I suoi occhi neri scintillavano, vivi di un sentimento potente che sul primo momento non era riuscita a comprendere. Solo alla fine se ne era accorta, quando si era avvicinata ed aveva visto la foto che stringeva con delicatezza tra le mani fin dall'istante in cui era entrata. Lui aveva cercato di nasconderla quando si era accorto che l'aveva notata, ma la strega aveva visto abbastanza: raffigurava Severus, un Severus immensamente felice che stringeva tra le braccia la sua donna con appassionato amore. Sì, le era bastato un solo, fugace sguardo per riconoscerla: l'anno precedente aveva supposto che tra loro fosse nata una storia d'amore, e quella ne era adesso la prova inconfutabile.
Le lacrime piante dal mago erano amare lacrime di dolore e d'amore! Altro che "solo il fumo del calderone" come aveva cercato di ingannarla!
I dubbi di Minerva erano ancora più forti di prima, adesso che aveva la certezza che anche Severus sapesse amare e piangere per amore, ora che sapeva che le sue sgradevoli parole erano solo un'odiosa recita e che la sua gelida impassibilità era solo una maschera che si imponeva sul volto pallido negando a se stesso e a tutti la sua umanità.
E dal fondo del suo vecchio, povero cuore, l'affetto che la strega aveva invano cercato di dimenticare, di fingere che non esistesse più, tornò con prepotenza in superficie gridando tutta la pena che anche Severus doveva aver provato quella sera mentre le mentiva orribilmente, mentre la scherniva con quelle sue ripugnanti parole. Mentre cercava di nasconderle gli occhi gonfi di pianto e colmi di sofferenza.
Eppure… Severus aveva ucciso Albus.
Perché?
Ecco, era di nuovo precipitata in quel dannato circolo vizioso in cui i suoi pensieri ogni volta si avvitavano e si bloccavano impedendole di capire cosa realmente era accaduto e cosa stava ancora accadendo al di là delle false apparenze.
Si volse al ritratto di Albus che aveva fatto appendere nella sua camera dall'inizio dell'anno scolastico. Dormiva. Come sempre. E rimaneva muto. Non le aveva mai rivolto la parola, lui che in vita non stava mai zitto. E non aveva mai risposto a quella sua importante domanda.
La ripeté ancora una volta, con voce stanca ma ancora non rassegnata:
- Perché? Perché Severus ti ha ucciso?
Il quadro rimase muto nel suo falso sonno, del tutto impassibile. Proprio come Severus.
Minerva scrollò stancamente il capo, ma nei suoi occhi brillava ancora una luce combattiva. Si sedette alla piccola ed elegante petineuse e, mentre toglieva le forcine dalla severa crocchia sciogliendo sulle spalle i lunghi capelli, mormorò tra sé e sé, il vecchio affetto d'un tempo, ancora intatto nel fondo del suo cuore, che le addolciva il volto rugoso e la voce:
- No, Severus, caro ragazzo mio, non sei riuscito a ingannarmi, questa volta: la tua recita e le tue menzogne sono state inutili!
Non è per niente solo il fumo del calderone!
