"Quindi hai deciso, parti."
Qualcosa scalpitò nella memoria di Nagato facendogli male come se avesse un vero e proprio corpo estraneo conficcato nel cervello. Lo immaginò a forma di T, con le estremità superiori piantate nella materia grigia; liberarsene avrebbe provocato uno strappo con un male ancora maggiore.
L'ultima volta in cui Nagato aveva parlato stando alle spalle di qualcuno che rovistava nell'armadio per preparare una valigia, era stato il giorno in cui aveva scoperto quale mansione avesse Itachi al Susanoo. Il moro, però, a differenza di Naruto, si era recato all'armadio per prendere solo un paio di scarpe da ginnastica, non stava riempiendo nessuna borsa e nemmeno sceglieva gli abiti in maniera meticolosa. Itachi arraffò solo quell'oggetto in fretta e furia.
Per andare da Kisame...
Sul momento Nagato aveva avuto l'impressione che a Itachi non importasse niente di essere sbattuto fuori di casa alla scoperta del suo lavoro, solo in seguito il moro gli aveva confessato come stesse, in realtà, trattenendo le lacrime. Itachi era così sconvolto che finì per dimenticarsi a casa tutto tranne quel paio di scarpe.
Itachi, me lo raccontasti percorrendo uno di quei ponti indissolubili che rimangono sempre tra due persone che hanno avuto un forte legame. Come lo hai con Naruto, del resto.
Il biondo continuava i suoi movimenti lenti e tranquilli con le mani ripiegando tutto con cura, mantenere la massima calma adesso era fondamentale, rispose a Nagato senza voltarsi. Era certo che, se si fosse girato, il dolore che avrebbe letto in quei bellissimi occhi dai riflessi viola sarebbe finito con lo spezzarlo.
"Nagato, la mia posizione richiede anche lo spirito di sacrificio di dare il buon esempio alle persone, se non lo facessi sarei solo uno che mira alla notorietà e basta. Ho il dovere di aiutare sia i nostri amici che le città ospitanti. Ti avevo detto che si sono uniti anche Sasori, Sarana, Tayuya e Deidara, sto offrendo loro una possibilità di farsi conoscere. Purtroppo gli artisti hanno necessità di crearsi un pubblico, per loro la vita non è semplice come per noi gente d'ufficio."
Ho pensato alle quattro persone arrivate in seguito unicamente per farti distogliere l'attenzione da Itachi visto che non potevo più annullare tutto quello che era già organizzato. Sono ignobile, non è un ragionamento da bravo sindaco, questo. Si può affermare che io li abbia usati. Forse è giunto il momento che io mi dimetta. Lo farò, dopo l'estate.
"Itachi e Sai non hanno bisogno di pubblicità, lavorano già alla palestra e hanno un sacco di clienti. E, se non mi sbaglio, la tua idea iniziale era quella di partecipare solo con loro due."
Nagato sentiva una crescente fitta al petto, la rabbia impediva alle lacrime di farsi strada. Naruto avvertì tutto questo come se il rosso avesse instaurato una sorta di telepatia. Si voltò cercando di mantenere l'azzurro intenso dei suoi occhi il più luminoso possibile, afferrò le mani di Nagato senza perdere la pozione accucciata che aveva davanti all'armadio.
"Bisogna pur invogliarli gli spettatori, no? Due acrobati uomini che si esibiscono in coppia ai nastri sono più unici che rari da vedere" Naruto dovette fare uno sforzo immane per non cedere al gesto di massaggiarsi la nuca con la mano destra, lo faceva spesso da ragazzino quando era imbarazzato "Ormai mi sono preso l'impegno, deluderei un sacco di gente se mi ritirassi ora. Tuttavia stare con te mi ha insegnato qualcosa di più importante, ho capito che ti amo e che farei di tutto per te, persino rinunciare al mio posto di sindaco. Ma se lo facessi adesso, ritirandomi all'improvviso, l'immagine della città non ne gioverebbe. Lo farò dopo l'estate così potrò dedicarmi alla cosa più importante che ho, e cioè tu, Nagato."
Addirittura arrivi a questo, Naruto? Non me lo aspettavo. Devi ripulirti la coscienza da qualcosa? Ora che ho sentito queste parole come potrò stare tranquillo per un intero mese?
Il viso di Nagato, a questi pensieri, non si rilassò come il biondo aveva sperato. Naruto si tirò in piedi abbracciandolo.
"Mi devi credere, Nagato. La mia personalità mi ha sempre portato ad aiutare tutti incondizionatamente, ma ora è arrivato il tempo di fermarsi, congedarsi con un sorriso e lasciare un bellissimo ricordo. Sei stato tu a farmelo capire."
Naruto lo stringeva affondando il viso nel particolare profumo che hanno tutti i rossi naturali. Nagato ricambiò l'abbraccio tuttavia il biondo avvertì i suoi muscoli rimanere rigidi.
Se la tua personalità è stata sempre quella di aiutare, Naruto, come potrai stare lontano da te stesso? Violentare il tuo carattere? Non tagli i ponti mai con nessuno figuriamoci con il tuo modo di essere.
Nagato non avrebbe mai ammesso cosa stava davvero alla base di quel pensiero. Non lo avrebbe fatto con Naruto ma nemmeno con sé stesso. Neanche lui era consapevole che quel qualcosa che rischiava di far trasformare il biondo in un soccorritore facendo passare il suo dolore di nuovo in secondo piano aveva un nome e un cognome. Fino ad ora Nagato si era sentito solo immensamente sollevato da non averlo incrociato più nella palestra. Non si era chiesto se fosse un caso o una cosa studiata appositamente da Naruto, bastava solo che il rischio di vedere il suo dolore invalidato o sorpassato stesse a zero.
"Per fare un'uscita in grande stile occorre pazienza" Naruto ora gli aveva preso il viso tra le mani e lo guardava negli occhi, l'estrema vicinanza faceva convergere le pupille verso l'interno "Un ultimo sforzo, ne varrà la pena, Nagato."
Il rosso avrebbe voluto crederci che quell'immenso amore fosse sincero e solo per lui; peccato che, da quando era venuto al mondo, era stato sempre convinto di non meritare niente, nemmeno il suo nome chiamato dalla madre. Sia lui che Itachi si erano persuasi di essere impossibili da amare. Ma, mentre Itachi aveva ben presente il motivo che lo aveva portato a questo, a Nagato era sempre sfuggito. A volte ci si era avvicinato, aveva avuto l'illusione di poterlo finalmente afferrare e comprendere, ma poi era rientrato, come un fantasma trasparente, in mezzo alle altre forme evanescenti ma crudeli che gli annebbiavano la mente.
"Tu te le vai a cercare, Nagato, c'è gente che i problemi li ha veri."
Dolore reale e dolore inventato.
Ma io lo sento, fa male. Però tu mi dici che non esiste. Quello degli altri invece sì e tutti si fanno in quattro per intervenire.
Era un percorso già fatto, non poteva costringere Naruto a compierlo di nuovo. Se Nagato avesse scoperto che il biondo lo stava ingannando, il suo dolore sarebbe esploso così potente che nessuno avrebbe più potuto negarlo.
"Va bene, Naruto, un ultimo sforzo."
Il biondo si sentì sollevato da quelle labbra che divorarono le sue.
Il mare rombava contro la scogliera scosso dall'intera giornata ventosa che aveva subito. Il frastuono delle onde era amplificato all'inverosimile dal muro di pietra e dalla piccola insenatura in cui, a quell'ora della notte, potevano trovarsi seduti solo Sasuke e Sakura. Reduci entrambi da un'intensa giornata di lavoro, se il mare non fosse stato così mosso sarebbero andati al pontile di legno a farsi un tuffo. Ma anche il posto del loro primo appuntamento andava bene comunque. Piccolissimi schizzi di acqua nebulizzata si posavano sulla loro pelle alleviando lo stesso il caldo. La Via Lattea spiccava nel cielo più luminosa del solito, il baratro nero delle iridi di Sasuke la percorreva fino a perdersi. Le parole che Shisui gli disse un giorno quando era ancora piccolo gli tornarono alla mente.
"Guarda lassù, Sasuke, la vedi la Via Lattea? Si dice che conduca alla felicità chiunque abbia la costanza di seguirla."
Già, quel ragazzo sapeva essere un vero poeta, quando voleva. Poi le sparava così, quando venivano e direttamente dal cuore. Non guardava la metrica perché, semplicemente, non la conosceva, ma i suoi versi avevano il potere di arrivare dritti all'anima di chi li ascoltava senza nemmeno passare dalla pelle. Il giorno della spiegazione di Shisui sulla Via Lattea, persino Itachi rimase spiazzato. Nonostante si trovasse ancora nel periodo in cui per lui esternare qualunque emozione equivaleva al più catastrofico dei delitti, le sopracciglia di Itachi si aggrottarono un attimo mentre inclinava la testa di lato puntando lo sguardo a terra, Sasuke fece appena in tempo a cogliere il suo lieve mugolio di sorpresa prima di alzare lo sguardo verso il cielo, dove indicava Shisui.
"Ti vedo un po' distratto."
Gli occhi di Sasuke misero a fuoco un bicchiere dello squisito cocktail di birra e Coca Cola che solo Sakura era capace di fare, la ragazza glielo aveva messo praticamente sotto il naso. Prima di afferrarlo, il moro di soffermò un attimo a guardarla. Era incredibile come, pur essendo sempre vestita in modo molto semplice, riuscisse a combinare il tutto in maniera da farsi comunque notare. La striminzita salopette era dello stesso verde degli occhi, un po' più indietro, lo zainetto in cui teneva tutto l'occorrente per preparare le sue bevute, là dentro custodiva anche il mistero su come facesse a mantenerle così fresche nonostante il caldo. La luna molto più grande e luminosa del solito, permetteva a Sasuke di vedere tutto chiaramente, colori compresi.
"Grazie."
Sasuke abbassò lo sguardo quando, afferrando il bicchiere di spesso cartone, sfiorò inavvertitamente la mano di Sakura. Era infastidito da sé stesso e dai pensieri che gli impedivano di essere come sempre. Lei sorrise per rassicurarlo che aveva gradito e che non c'era niente di male.
"Scusa, Sakura, ma sono preoccupato per Itachi" gli occhi neri si persero di nuovo tra le onde "Ho cercato di parlare un po' con lui dell'aggressione che ha subito facendogli capire che io e Kisame non siamo due estranei qualunque e che siamo disponibili ad ascoltarlo, ma niente. Ho proprio l'impressione che sia arroccato dentro sé stesso. Di nuovo, come faceva qualche anno fa."
"Io non me la prenderei così tanto, Sasuke, magari ha solo bisogno di tempo. Ognuno ha i suoi modi di reagire al dolore."
Sakura sorrideva dolce e rassicurante, il bel viso di Sasuke si rilassò mentre due dita della mano destra presero a fare su e giù sotto la spallina della salopette. La pelle di Sakura era morbida e calda.
"Non vorrei che Kisame ne rimanesse troppo ferito" Sasuke lasciò andare un sospiro "Lo ama da morire a quel testone di mio fratello, se non fosse stato per lui non so che fine avrebbe fatto. Ha aiutato anche Shisui e Yahiko, Itachi dovrebbe smetterla di tirare la corda. Sta per partire per un intero mese, non vorrei che si salutassero con questa situazione."
"Magari la distanza farà schiarire le idee ad entrambi" il gloss di Sakura brillò sotto la luna "Molte volte questa è l'unica soluzione per capire bene cosa si prova nei confronti delle persone che abbiamo vicino e ritrovarsi cambiati e migliorati."
Sasuke si stupì di quanto riuscisse ad essere saggia Sakura nella sua semplicità e spontaneità. Era così e basta. Era lei. Il moro sorrise sganciando la chiusura di metallo a cui stava girando intorno da un po', la spallina verde si afflosciò rivelando che Sakura non indossava il reggiseno. Il capezzolo si indurì a contatto con l'aria fresca della notte, il moro avvertì il suo sesso irrigidirsi.
"E io non so che fine avrei fatto se non ti avessi incontrata."
Sasuke posò il bicchiere per sfilarsi la maglietta, Sakura restò un attimo a bocca aperta notando come il suo fisico stesse migliorando a vista d'occhio, il moro era proprio un soggetto portato allo sport di nascita. Senza darle il tempo di riprendersi, Sasuke le fu addosso. Rotolarono ridendo sui ciottoli levigati, il boato delle onde fece da sottofondo al bacio. Questa volta fu dolce come non lo era mai stato, la pelle rovente, le mani tra i capelli. Persino il calore che si sprigionava dai loro corpi sembrava fatto di onde. I gemiti erano sommessi e sfatti dalla ragione che vacillava nel piacere, un dolcissimo delirio. Il contrasto trai muscoli d'acciaio di Sasuke e la pelle morbida di Sakura, il moro si rese conto di essere completamente sé stesso, gli accadeva solo da quando aveva conosciuto Sakura e quando stava con lei.
"Fai in modo che ogni tuo giorno e ogni tuo gesto siano indimenticabili. Scoprirai che, anche se durano un attimo o un'eternità, tu non avvertirai nessuna differenza."
E quella fu una dolcissima eternità, Sasuke non sapeva perché la immaginava come una caramella toffee al latte. Una caramella indimenticabile. Sorrise a quel pensiero afferrando i fianchi di Sakura sotto di lui. Per la prima volta, riuscì a raggiungere l'orgasmo senza smettere di baciarla, il profumo di fiori che emanava la pelle di lei si era accentuato con il sudore. La distanza per migliorarsi, perdere per avere. Sakura gli stava insegnando che, quando questo accade, non bisogna disperarsi perché molto spesso è il presagio di qualcosa di positivo.
Le dita di Rin percorrevano il corpo del marito steso accanto a lei, le ormai sbiadire cicatrici sul lato destro del torace non avevano mai rappresentato una barriera tra loro. L'unico della famiglia Uchiha ad avere la pelle olivastra che, con il sole, assumeva una sfumatura dorata molto intensa. Aveva, di base, un sottotono giallo molto accentuato. A Rin era sempre piaciuta un sacco questa particolarità, come altre che erano solo sue. Ad esempio il costato che rimaneva sempre visibile per quanto si allenasse, Rin adorava vederlo muoversi al ritmo del respiro. Si stavano rilassando tra le lenzuola ancora umide. Forse aveva pienamente ragione Madara, i rapporti più profondi e indissolubili sono proprio quelli che hanno attraversato mille difficoltà. Il braccio destro di Obito era sotto la sua testa, aveva smesso di tenersi la frangia molto lunga e cotonata facendosi problemi per le cicatrici e la protesi oculare priva di movimenti. Ultimamente avevano parlato molto del loro desiderio di ingrandire la famiglia, per questo stavano facendo sempre l'amore senza protezioni.
"Madara si affezionerebbe subito al bebè, mi sembra di vederlo mentre lo tiene in braccio sorridendo con gli occhi lucidi."
Stavano passeggiando sulla spiaggia nella luce arancione del tramonto, il colore era talmente intenso che a Obito sembrava di sentirne il sapore. Ancora vestito da ufficio, si era tolto solo le scarpe per godersi la sensazione dei granelli tra le dita. A quella frase della moglie si era arrestato di colpo voltandosi a guardarla. Lei sorrideva tenendo con una mano il cappello di paglia affinché non le volasse via finendo in acqua. I capelli sottili e castani parevano essere parti di esso.
"Ma… vuoi dire che…" Obito aveva fatto un profondo respiro diventando ancora più raggiante di come era prima.
"Non ancora, ma mi piacerebbe."
Obito l'abbracciò e le fece fare una piroetta sollevandola da terra, entrambi risero felici. Obito sperò che alla realizzazione di quel sogno ne seguissero altri.
"Hai ragione, Rin, Madara stravedrebbe per il bambino" Obito continuava a guardare sul soffitto godendosi il lieve solletico delle dita della moglie "Ha tanto amore da dare e spero che non si riversi nella direzione sbagliata ora che Itachi starà fuori tanto tempo. Sta per mettere il piedi su una lastra di ghiaccio molto scivolosa, forse lo ha già fatto."
"Tesoro, abbiamo fatto bene a parlare con Kakuzu, vedo che da quando ha iniziato a frequentare anche lui la palestra sta usando un tatto straordinario con Madara, ricordati che sta facendo tutto esclusivamente per lui. Lo ama come probabilmente non ha fatto mai con nessuno nella vita. Magari la lontananza di Itachi potrebbe anche giovare a qualcuno, non so se capisci cosa intendo."
Obito si voltò trovandosi davanti quello sereno di Rin, sorrise anche lui comprendendo al volo: "Certo, il qualcuno che intendi è Kisame. Molto spesso per sentire l'amore bisogna prima sperimentare la mancanza della tua persona speciale."
Le prese il viso minuto tra le mani per baciarla e farle capire come avesse sempre apprezzato il suo infallibile intuito.
Come è accaduto nel mio caso, quasi sempre la lontananza permette di vedere le cose in modo più chiaro. Se una persona è importante per te, ti inizia a mancare in modo doloroso; se non lo era, la dimentichi. Qualcuno avrebbe potuto biasimare la scelta di Rin di allontanarsi da Obito dopo l'incidente affermando che avrebbe dovuto stargli vicino. Ma, a mio avviso, ripensandoci adesso è stata la scelta migliore che potesse fare, anche se difficile. Se fosse rimasta al fianco di Obito durante quel difficile periodo, il loro legame ne sarebbe uscito inesorabilmente distrutto. Grazie alla lontananza, Rin ha capito di amare solo lui iniziando a dargli tutta sé stessa. Nonostante i sentimenti provati da me in gioventù nei confronti di Obito, feci i salti di gioia sapendo che, durante la mia assenza, si erano sposati. Obito non avrebbe potuto trovare di meglio, oggi sono certo che il loro amore è vero e sincero e che sanno leggere l'uno l'anima dell'altra senza margine di errore.
"Tra le pagine della nostra vita" di Madara Uchiha.
