Giusto per avvisarvi prima di leggere:

Non sono una donna,

Purtroppo non sono un gigante della letteratura inglese del '900,

Tutto completamente gratis,

Ho solo giocato con la trama di due storie a me molto care.

Detto questo sentitevi liberi di commentare perché cercherò di correggere al meglio gli errori e perché qualsiasi aiuto per migliorare la storia è utile, ammetto però che potrei decidere di non accettare tutti i vostri consigli, la storia mi piace così com'è per ora quindi se volete che la cambi dovrete convincermi!

Testo storia

'Pensieri'

"Discorsi"

"URLA"

Incantesimi

"Lingua dei serpenti"


Una cattiva prima impressione

Controllato che la direzione era giusta, 'Bisogna decidersi a chiedere a Hermione se esiste o se si può inventare un incantesimo che mappi il territorio intorno a te! Quanto mi manco le app con le mappe e le vecchie precise cartine stradali!' Herry penso in uno dei momenti di nostalgia che lo prendevano quando ripensava al vecchio mondo.

Non che fosse scontento dove fosse, finalmente un posto dove non era il Ragazzo-Che-è-Soppravvissuto, o il Prescelto, o l'Uomo-Che-Conquistò, nessuno sospetta (a parte i suoi fedeli compagni) che abbia i Doni-della-Morte, nessuno con altissime aspettative o una visione fasulla su chi sia, tutto è nuovo qui, anche la sua storia.

Però era stato un bel cambiamento, dal XXsecolo, o comunque l'epoca Vittoriana della comunità magica, all'Alto Medioevo. 'Però almeno finalmente posso volare alla mia velocità! Nemmeno Ron riesce a starmi dietro e con tutta la magia nell'ambiente è come se la mia scopa sia ancora più potente!' Fu con questi pensieri e il sorriso nato da un volo ben fatto che arrivò a vedere in lontananza quella che sembrava una cittadella su di un colle.

'Forse ci siamo!' e dopo essere disceso vicino agli alberi attivò ogni incantesimo e protezione, per non essere rivelato da ognuno dei cinque sensi. 'Chissà poi perché proprio tutti e cinque, spero non ci sia mai un momento dove anche il "gusto" vada nascosto ai miei nemici. O chi l'ha inventata pensava di entrare nella bocca di qualche bestia gigantesca?' Fortuna riuscì a contenere la risata isterica nata al solo pensiero.

La fortezza di Dol Gundur si ergeva sul colle a sud di Bosco Atro, antica capitale del regno elfico, era una cittadella possente, protetta da mura robuste in una posizione strategica. Apparentemente vuota, emanava però una sensazione talmente sbagliata da far venire i brividi una volta avvicinatosi.

Sembrava quasi come di essere in presenza di Dissennatori, ma in maniera più forte e compatta, come se ci fossero quei demoni e con loro qualcosa di peggiore. Harry decise allora di mascherare anche la sua impronta magica, non sempre gli stessi stregoni erano capaci di percepire l'aurea degli avversari, ma persone potenti o creature immonde molte volte avevano una specie di sesto senso per questo.

Non che fosse difficile da attuare, era solamente un'abilità che potevi imparare dopo aver completamente imparato ad Occludere la mente, attitudine che era parsa più facile ad Harry ora che non aveva un pezzo di anima succhia-energie-mentali appartenuta ad un megalomane psicopatico con problemi nella gestione dei legami famigliari.

Il suo sesto senso non sbagliava più si avvicinava e più sentiva la presenza di esseri sovrannaturali nella cittadella, e stando attento ai rumori che echeggiavano, anche segni del passaggio e della dipartita di un gran numero di orchi o mannari.

'Qui c'è qualcosa che non quadra. Se ci sono mannari nella fortezza e Gandalf fosse tra loro, sarebbe stato scoperto facilmente, e per il vantaggio che aveva sarebbe già dovuto essere qui.' Penso Harry mentre si avvicinava alle mura, stando abbastanza distante da sopportare l'orrore che abitava quel luogo ma abbastanza vicino da accorgersi di cosa succedeva all'interno. Più il tempo passava senza percepire la presenza dell'uomo che stava diventando un amico saggio e curioso, più si faceva strada nella mene del giovane il timore per lo stato in cui lo avrebbe trovato e l'orrore cresceva, perché sembrava quasi che l'entità al suo interno si stesse risvegliando.

Fu quando ormai non riusciva più a controllare il desiderio di entrare per scoprire la fine, inevitabile vista la mancanza di segnali di vita dello stregone, al comparire le prime stelle che vide del movimento strano nella torre più alta della lugubre fortezza, un orco di grosse dimensioni stava trascinando un uomo verso un ceppo.

Harry riconobbe Gandalf dalla fievole energia che emanava, e appena capì che il mostro stava per mozzare la mano all'uomo, si mosse per intercettarlo.

Era quasi arrivato a tiro, quando una donna, luminosa come la luna attirò l'attenzione dell'orco e dopo uno scambio di battute lo polverizzò completamente. Sbigottito da tale forza Harry si arrestò di botto, ma il timore si trasformò in gioia quando vide la cura con cui la donna stava prendendo lo stregone in braccio. 'Accidenti, se tutti gli elfi sono forti come lei potrebbero conquistare il mondo!' Fu il pensiero mentre li seguiva in silenzio.

Sempre in silenzio assistette all'agguato che la coppia subì poco dopo da nove spettri, simili per portamento e poteri a Dissennatori, ma peggiori per la presenza di armi e armature che sapevano usare con maestria.

Fortuna vuole che la maga non era giunta da sola, in risposta ai nove assalitori arrivarono in aiuto due uomini, un guerriero armato di spada ed un vecchio uomo dritto e regale armato di bastone.

Dai racconti di Gandalf, Harry riconobbe i tre membri del Bianco Consiglio: la dama elfica Galadriel, riconosciuta dallo sguardo così particolare ma allo steso tempo simile a quello di Luna, il signore di Imladris Elrond, sgargiante nella sua armatura, ma con un atteggiamento affilato come le famose lame del suo popolo, ed infine il capo del consiglio, e membro più potente degli Istari, Saruman il Bianco, nelle sue vesti famose.

I Tre sembravano cavarsela, ed erano riuscite a scacciare le nove spettrali figure, quando d'improvviso una voce tuonò in una lingua oscura e come un occhio di fuoco si aprì sul ciglio della torre dove si trovavano.

S'insidiò dentro di tutti l'orrore e la paura per l'essere che si era palesato, solo Galadriel sembrava riuscire a combattere la presenza, e così Harry decise che doveva fare qualcosa, non poteva lasciare la lotta sperando che i tre avrebbero prevalso, non davanti a una figura tanto malvagia e potente.

Così, svelando la sua presenza al gruppo, e prima che Elrond o Saruman si muovessero per capire chi si era avvicinato così tanto a loro insaputa, il giovane mago lanciò l'unico incantesimo che sperava avrebbe funzionato.

"Expecto Patronum!" Con quest'urlo e la memoria di questi ultimi due anni di pace e gioia, la speranza di una nuova vita in questo fantastico mondo, Harry evocò l'essenza di tutto ciò che di buono conosceva e sperava, nella forma tanto amata del cervo, ancora più potente di quanto ricordasse, a prova di quanto era cresciuto in potenza dopo la battaglia di Hogwarts.

L'animale caricò a testa bassa la figura infuocata e se anche non riuscì a danneggiare in maniera apparente l'essere, per la sua sola presenza galvanizzò i presenti che unirono i loro poteri a Galadriel ed insieme riuscirono a ferire gravemente la figura vestita di fuoco, bandendolo alle prime luci dell'alba dal luogo dove si trovavano.

Galadriel si lasciò andare dopo l'enorme sforzo della notte e solo Elrond con il suo intervento evitò che si ferisse cadendo rovinosamente sul pavimento accidentato, Saruman invece si girò verso Harry con fare guardingo e puntandogli il suo bastone coi poteri ancora rimasti contro. "Fermo Saruman! È un amico mio!" Solo la voce di Gandalf fermò il confronto ed evitò di intensificare la situazione.

"Che si presenti allora questo forse amico, così abile a girovagare in maniera sospetta, e con poteri non conosciuti." Ordinò Saruman, ancora teso ma non più in posizione di attacco, e allo stesso tempo curioso del giovane venuto apparentemente in loro soccorso.

"Sono Harry Potter, ho conosciuto coi miei compagni Gandalf qualche giorno fa al villaggio di Beorn, quando arrivò con una compagnia di Nani e Hobbit. Sono un mago, diverso da voi Istari, e mentre i miei amici hanno deciso di accompagnare Thorin nella sua missione io all'ultimo ho deciso di controllare come andasse la spedizione esplorativa di questo mio mal ridotto quasi-amico. Non credo a proposito che tu possa essere un bravo scout, meglio se la prossima volta chiedi aiuto a dei professionisti!" Con il sorriso concluse la sua presentazione Harry, ed il sorriso fu la risposta degli elfi e del grigio viandante.

Saruman fu l'unico che osservava calcolativo e serio lo sconosciuto, ma dopo un momento disse "Per ora lascerò correre, ma mi aspetto che tu trovi un momento per rispondere a delle domande, e solo perché Sauron, o quello che ne rimane senza l'Unico Anello, è ferito e vorrei continuare ad inseguirlo."

"Sicuro di esserne in grado? Potrei accompagnarti." Si propose Elrond

"Porta al sicuro dama Galadriel piuttosto, ha sprecato molte energie in questa notte e deve riposare, il ragazzo aiuterà invece Gandalf a seguirvi." E con queste parole il capo del Bianco Consiglio si lanciò all'inseguimento.

"Devi scusare Saruman, Harry, non che sia cattivo, è solo molto abituato a comandare ed a farsi rispettare."Provò a spiegare Gandalf vedendo la faccia del giovane rabbuiarsi al tono usato dal suo compagno stregone.

"Capisco, ma prima o poi qualcuno troverà il modo di sfilare dal suo didietro il palo nascosto e vedremo se riuscirà ad essere ancora così regale ed impettito!" Le risate della dama elfica fu il modo migliore per sistemare lo scambio e portare l'attenzione sulla maggior contribuente dell'assalto alla fortezza.


Sorvolando la foresta

Mentre Harry era in volo per raggiungere Dol Gundur, il resto della compagnia continuò a sorvolare la foresta. Tutto procedeva tranquillo finché il grosso del gruppo sui tappeti non vide arrivare di corsa Ron, con una faccia allarmata.

"Impostate le difese, scudi attivi e alzatevi di quota! Mi hanno quasi centrato con una loro freccia!" Urlò il giovane appena fu a portata d'orecchio.

"Ci sono orchi così vicino e dentro la foresta?" Chiese Thorin che intanto si stava armando.

"Magari, quella che mi ha quasi centrato la spalla non era una freccia degli orchi, l'avrei sicuramente riconosciuta, come una dei nani, visto che le ho avute sott'occhio per un paio di giorni ormai. Credo che sia, a meno che non vi siano bande di uomini armate nella foresta, una freccia elfica…" Rispose pensoso Ron.

"Maledizione, a che gioco stanno giocando le orecchie a punta lì sotto?!" Fu l'esclamazione di Dwalin una volta che capì cosa si stava dicendo sul tappeto.

"Magari è stato un malinteso, potrebbero non aver mai visto qualcuno su una scopa e aver frainteso la situazione." Cercò di spiegare Hermione.

Ron, che dopo aver raccontato quanto gli era capitato non aveva perso tempo a pensare quale sarebbe potuta essere la prossima mossa, allora disse "A questo punto abbiamo due opzioni credo: fuggiamo al di fuori della foresta il prima possibile dando l'impressione che ci sia qualcosa di losco e rischiamo di avere noie più tardi, oppure scendiamo appena trovato uno spiazzo e speriamo che dimostrando la nostra buona volontà non diventiamo dei puntaspilli…"

"Non sono molto dell'idea di dare la scelta agli elfi, soprattutto gli stessi che non hanno aiutato il mio popolo nel momento del bisogno." Contribuì Thorin con il suo pensiero, ed aggiunse "Ma sappiamo bene che è meglio affrontare le cose come vengono e lasciare rischi alle spalle che potrebbero colpirci quando meno ce l'aspettiamo, vediamo magari di trovare un modo per evitare di dipingerci dei bersagli sul petto!"

"Concordo." disse Ron "Ho visto uno spiazzo poco più avanti abbastanza largo e con pochi alberi ai bordi, perché non scendiamo lì e rinforziamo in maniere poco appariscente, così da non sembrare dei conquistatori?" e si girò verso Thorin, alla fine lui poteva parlare per il suo piccolo gruppo, si fidavano di lui, ma non poteva scegliere anche per i Nani e l'Hobbit.

"Va bene, facciamo come hai pensato. A terra voglio un muro di scudi, arcieri e maghi con le provviste al centro, Mastro Beggins sei il nostro scassinatore e sembra che tu sia abbastanza bravo, vediamo come te la cavi con gli elfi in una foresta."

"Urgh!" dopo un primo momento di smarrimento, Bilbo fece un respiro e disse "Va bene, ma non garantisco, siamo nella loro foresta in questo momento!"

Divisi gli ordini il gruppo arrivò nel punto indicato da Ron, che intanto stava tendo d'occhio la foresta e il movimento dei pochi elfi che a tratti sembrava scorgere. Si misero tutti in posizione come avevano deciso e attesero l'arrivo dei loro inseguitori.

Fu dopo qualche momento e qualche snervante minuto ad osservare la foresta, apparentemente senza vita, che arrivò a pochi passi dallo scudo di Thorin una freccia, come un avvertimento. Ad essa segui una voce che ordinò "Chi siete, voi che varcate i nostri confini e non badate al seguire la via silvana? Cosa cercano dei nani traditori e servi dell'oscurità con fare minaccioso tra i nostri alberi? E quale diavoleria Morgul avete con voi?"

"Vaneggi forse elfo? Credi che non sappia che puoi benissimo vedere lo stendardo sullo scudo dei miei compagni? Non troverai traditori dei Popoli Liberi tra noi, solo viaggiatori, certo con più risorse di molti altri, ma non siamo conquistatori, siamo solo in viaggio dalle Montagne Nebbiose verso i Colli Ferrosi, per trovare famigliari e parenti." Rispose Thorin dimostrando forse maggior controllo di quanto ci si poteva aspettare da lui.

"La tua bocca dice una cosa, ma le armi e le diavolerie che avete fanno intendere un'altra storia, arrendetevi al giudizio del Re Thranduil se davvero siete amici!" Continuò la voce.

"Con chi stiamo parlando sire, perché non possiamo fidarci di solo una voce tra i tronchi!" Urlò Hermione prima che Thorin dicesse qualcosa di pericoloso vista la collera che aveva verso il sovrano del Bosco Atro. "Dimostra fiducia tu che per primo alzasti la mano contro di noi, e noi faremo lo stesso." Concluse Luna facendosi strada tra i ranghi dei nani nonostante il parere contrario dei suoi compagni.

Dopo un momento di silenzio si mostrò davanti a loro un elfo dai lunghi capelli biondi, chiari quasi come quelli di Luna, non aveva una feccia incoccata ma nessuno pensava di riuscire a prenderlo impreparato avessero deciso di attaccarlo.

"Legolas, figlio di Thranduil, è colui che vi parla." E dopo uno sguardo perso negli occhi della ragazza, chiese "Chi siete voi quindi e che modo di viaggiare state usando? Dal vostro sguardo, o fanciulla, vedo onestà e non l'oscurità o l'inganno, ma non posso venire meno ai miei doveri di difensore del reame boscoso."

Con il sorriso più radioso che l'elfo avesse mai visto e degli occhi che avrebbero potuto essere la cosa più vicina a quelli di Galadriel o forse anche Varda stessa dei Valar 'Che pensieri girano per la tua testa? Sembri quasi un poeta umano invaghito, torna in te!' pensò Legolas, per fortuna la ragazza prese a parlare spezzando quegli stupidi pensieri.

"Se chiedo ai miei compagni di abbassare le armi, ho la tua parola d'onore che non verremo attaccati, potrai anche far uscire i tuoi compagni dai loro nascondigli, non devono essere comode alcune delle loro posizioni." Disse Luna, guardando con una certa dose di umorismo alcuni dei punti dove gli arcieri elfi si erano accovacciati.

"Io sono Luna e insieme ai miei compagni siamo diretti ad est, non rappresento la compagnia ma posso dire che non siamo venuti con male intenzioni e che pensavamo di sorvolare semplicemente la foresta, spero che questo non sia considerato illegale dalla vostra gente."

Aveva appena finito di parlare che Thorin, ricordandosi le parole di Harry prima che si dividessero, ordinò agli altri di mettersi a riposo e rinfoderare le proprie armi.

Legolas rimase stupito ancora dallo sguardo che Luna glia aveva lanciato o da come Thorin avesse deciso di accettare senza rimostranze la richiesta della ragazza, tutti gli elfi avevano subito riconosciuto gli stemmi, ma non girava buon sangue fra i due popoli quindi non si erano preoccupati di rispettare il famoso Re Sotto la Montagna. Solo dopo un attimo decide di chiamare il resto della sua squadra di sentinelle.

Ci furono attimi di tensione quando i due gruppi si fronteggiarono con sguardi sospettosi da ambo le parti, ma questo finì quando, dopo uno sguardo e aver ricevuto un cenno di assenso da parte del principe elfico, una delle guardie, un'elfa alta dai capelli rossi incominciò a parlare.

"Potete chiamarmi Tauriel stranieri, sono uno dei capitani delle guardie e vorrei farvi qualche domanda, semplici curiosità ve lo garantisco, ma siete un gruppo numeroso e tra di voi vi sono personaggi di spicco che non possono passare inosservati." L'ultimo pezzo lo disse guardando proprio Thorin.

A quel punto Thorin stupì tutti e prima di rispondere si girò a guardare Balin ma anche Luna ed il resto dei giovani maghi, i quali diedero tutti il loro consenso.

"Salute a voi allora, a mio nome vi ringrazio per l'ospitalità, saremo disponibili a parlare purché ci sia possibile ripartire non più tardi che fra due giorni, abbiamo parte del nostro gruppo che dobbiamo incontrare a Esgaroth per poi proseguire verso est."

"Con chi vi dovete incontrare se non sono indiscreto?" Chiese Legolas curioso, soprattutto dal tono di rispetto usato dal Re nano.

"Gandalf il Grigio ed Harry Potter." Rispose pacatamente Ron che si era fatto avanti con la freccia scoccata come avvertimento, al vedere dei dubbi sui nomi fatti continuò "Suppongo che Gandalf sia da voi conosciuto, Harry è un uomo nostro compagno che si staccato per aiutare lo stregone in una missione personale."

Il nome dello stregone portò il sorriso sul viso del principe, erano infatti molto legati, essendosi conosciuti nei lunghi peregrinare del grigio viandante. Fu proprio con allegria che quindi disse "Venite allora nella nostra città, non sia mai che gli elfi si dimostrino cattivi padroni di casa con chi passa per le nostre terre, è da molto che non vedo Olorìn e vorrei sapere come se la passa, oltre che scoprire il metodo dei vostri viaggi, se non è ingegno di nani e un miracolo della magia. Inoltre devo farmi perdonare per la freccia che ho incautamente scagliato alla vista di questa sorprendente invenzione." E dopo aver ricevuto la freccia da Ron, mandato un messaggero ad avvertire il padre del loro ritorno, si mise in marcia accompagnando i nani verso la loro capitale.

Mentre stavano camminando non pochi notarono che il principe sembrava preferire la compagni della graziosa Luna, e che cercava sempre di essere a portata d'orecchio per rispondere alle sue molte domande sugli animali del luogo.

Neville invece sorprese il gruppo chiedendo se mentre camminavano poteva raccogliere qualche arbusto per i suoi studi, e se in un primo momento sembravano quasi offesi dall'ardire dell'uomo, gli elfi cambiarono idea allo scoprire la sua conoscenza, rivaleggiava per ingegno quella dei loro più grandi conoscitori e lungo il percorso riuscì perfino a stupire il capitano, esperta guaritrice, per il suo acume e abilità nel cogliere ciò che lo affascinava. Legolas fu molto stupito dal cambio di umore di Tauriel, che sembrò entrare molto più in confidenza con l'umano di quanto avesse fatto con i suoi compagni d'arme.

Non ci furono molte chiacchiere o risate, se non da parte dei due maniaci di piante ed animali e di chi con loro conversava, ma quel poco di equilibrio fu rotto quando, presi tutti di sprovvista appena fuori dalle porte della capitale, i nani e gli umani furono attaccati, con dardi soporiferi davvero potenti vista la velocità con cui crollarono.

La compagnia non ebbe modo di capire nemmeno quello che stava succedendo che si trovarono tutti a terra, solo lo stupore e l'orrore in faccia a Legolas ed al resto del gruppo di elfi fece capire alle vittime che non si era trattato fin dall'inizio di uno stratagemma.

'Ma allora chi è stato? Spero che l'Hobbit sia al sicuro.' Fu l'ultimo pensiero di Thorin mentre cercava invano di lottare contro l'azione del sonnifero.


La compagnia si rivela al Bianco Consiglio

Dopo la estenuante nottata, Saruman era già lontano all'inseguimento dello spirito di Sauron, Harry, Gandalf, Elrond e Galadriel si misero in viaggio per tornare verso la foresta di Lòthlorien dove la dama aveva il suo regno e un marito in attesa.

Qui poterono riposare e rifocillarsi dopo la fatica della lotta e del viaggio. Fu nel pomeriggio che i quattro si rincontrarono con il marito Celeborn per soddisfare la curiosità verso il giovane uomo.

A dispetto delle storie e di quanto tutti si sarebbero aspettati, la prima a rompere il silenzio fu proprio la regina del regno, Galadriel infatti chiese "Com'è possibile che tu sia qui davanti a me, ma che io non riesca a percepirti? Secondo i miei sensi tu ci sei, ma la mia mente non ti avverte …"

"Immagino sia tu allora che stia cercando da un po' di superare le mie difese mentali, potresti fermarti per qualche momento? È come avere un leggerissimo mal di testa, innocuo ma costante." Rispose Harry con un sorriso stanco "Immaginavo non fosse qualche malintenzionato, ma è buona educazione evitare mosse del genere da dove vengo io."

"Ti offro le mie scuse Istari, farò attenzione ma è una capacità nata in me col crescer dei miei poteri e ormai è parte di me." Si affrettò a dire Galadriel.

"Se davvero esistono queste difese, ti scongiuro insegnami, non avete idea di cosa vuol dire avere una moglie che legge nella tua mente anche solo senza pensarci sù!" Il tentativo di alleggerire la discussione di Celeborn riuscì, date le risate degli altri tre uomini della stanza. Purtroppo così facendo si beccò un'occhiataccia dalla moglie.

"Harry, come puoi vedere sei tra le figure più importanti della Terra di Mezzo, Saruman che conosci e pochi altri sparsi in vari luoghi esclusi, fidati di me e racconta la tua storia perché si possa discutere sul da farsi e domani dopo esserci riposati sono disposto ad accompagnarti anche sulla tua strana scopa per fare prima."

"Ammetto che Saruman non mi ha fatto una bella figura, sarei curioso però, prima di cominciare a parlare, di sapere se la qui presente dama di Lòrien ha mai provato a navigare i suoi pensieri." Chiese Harry però.

Galadriel lo fissò un momento negli occhi e leggendo che lui capiva cosa volesse dire invadere l'intimità dei pensieri di un'altra persona, decise di rispondere senza sentirsi offesa "No, ammetto di avere dei dubbi, Gandalf ben sa che votai affinché fosse lui a capo del Bianco Consiglio, non Saruman, ma ho sempre deciso di fidarmi, essendo lui steso inviato da Aulë, uno dei Valar."

"Allora vi chiedo questo, tenete per voi quanto verrà detto oggi, alla prima occasione che il Bianco Consiglio avrà per riunirsi, lì verrò anch'io per discutere anche con lui della mia storia. Potete fare questo per me?" Chiese il giovane.

Quando risposero tutti in maniera positiva, grazie alle parole di fiducia di Gandalf, Harry iniziò a raccontare, di dove fosse nato, come fosse vissuto, degli anni a Hogwarts, della guerra iniziata alla fine del quarto anno, la caccia agli Horcrux, l'esilio e finalmente l'arrivo alla casa di Beorn e la prima notte con il sogno a lui ed i suoi compagni e la fondazione di una compagnia tra loro cinque, l'incontro coi Valar in particolare colpì gli ascoltatori, quasi più che l'ascolto di come tre giovani di diciassette anni fossero riusciti a distruggere sette versioni, sicuramente meno forti o potenti, dell'Unico Anello.

Il silenzio regno nella sala all'inizio, tutti erano stati sovraccaricati chi dal ricordo, chi dal vissuto e chi dal significato che il suo arrivo assieme ad altri quattro stregoni portava nelle vite dei Popoli Liberi.

"Ci hai dato molto a cui pensare Harry Potter" Esordì Elrond dopo qualche minuto a pensare, "Credo però che a questo punto sia importante che tu continui la tua missione con Thorin, abbiamo appena pagato il prezzo del nostro tralasciare possibili pericoli, non voglio svegliarmi un giorno e scoprire che Smaug è vivo e vegeto o peggio, alleato a Sauron."

"Concordo, sia io che mia moglie siamo stati d'accordo quando decidemmo di dare il nostro permesso a Gandalf di portare avanti la missione con la compagnia, ancora di più se con il vostro arrivo le possibilità di riuscita aumentano considerevolmente!" Aggiunse Celeborn.

"Concordo con mio marito, ma come vi sarete accorti è ormai sera. Farò in modo che siate accompagnati tutti nelle vostre stanze, perché credo che per oggi si sia parlato abbastanza, domani mattina ci ritroveremo in questa stessa sala e capiremo qualcosa di più dopo una notte di riposo." Concluse Galadriel facendo entrare degli inservienti.

Harry dormì tranquillo, 'Dovrei chiedere se esistono qui incantesimi per render più riposanti le notti, non ho mai dormito così bene!' Con questo pensiero e sentendosi in piena forma decise di uscire dalla propria stanza e incontrarsi coi padroni del reame.

"Spero con piacere che la notte sia stata piacevole." Disse Celeborn incontrando nei corridoi il giovane "Dicono che la magia di mia moglie renda più favorevole la stessa aria del regno e ciò giova a tutti coloro che qui abitano."

"Parlate per esperienza personale vostra altezza?" Chiese Harry, cercando di essere il più rispettoso possibile vista la presenza di altri dignitari e aiutanti nel palazzo.

"Decisamente sì, anche se ormai non ricordo più cosa vuol dire dormire lontano da lei, pregio dell'essere sposi dalla Prima Era." Rispose con il sorriso "E ti chiedo fermamente di essere più familiare quando ti rivolgerai a me o a mia moglie, alla fin fine senza il tuo aiuto la spedizione alla fortezza sarebbe finita molto probabilmente peggio."

"Grazie per la possibilità, Celeborn." Disse il mago, che dopo un secondo d'imbarazzo chiese se poteva accompagnarlo, perché tra la stanchezza e l'enormità di questo luogo non si ricordava dove fosse la sala da raggiungere, le risate dell'elfo non aiutarono.

Fu una coppia sorridente a raggiungere il luogo prefissato dove gli altri erano già presenti.

Lì discussero dei progetti per la montagna ed il drago, dei rischi che l'oro sporco dalla maledizione del drago avesse sui nani, sul come purificarlo, e della situazione del bosco attorno alla fortezza.

Si decise che Harry sarebbe andato avanti in volo per raggiungere i suoi compagni alla città sul lago, mentre Gandalf e Celeborn avrebbero guidato un contingente alla capitale di Thranduil in aiuto e con l'obbiettivo di organizzare un'azione congiunta con l'obbiettivo di ripulire la fortezza e la foresta vicina da tutti i covi di ragni che si erano venuti a creare nel tempo.

Elrond decise di unirsi a questa battuta di caccia e decise che avrebbe inviato i suoi figli a capo di un gruppo di soldati, aggiungendo che avrebbe provato a sentire tra i suoi contatti nei Raminghi del Nord chi poteva aggiungersi.

Fu con queste parole che il gruppo si divise dopo aver organizzato provviste per il viaggio e gli ultimi saluti.


Un incontro tempestoso

Fu una sorpresa per Thranduil l'arrivo del figlio Legolas accompagnato da Tauriel, immaginava sarebbe stato scosso dall'accoglienza mostrata alla compagnia, 'Davvero poco ortodosso, in effetti un episodio riprovevole, ma a mali estremi, estremi rimedi' pensava il sovrano.

Sapeva che non avrebbe accettato facilmente la sua decisione, ma la rabbia con cui si scaraventò contro il suo stesso padre sorprese tutti, anche le stesse guardie personali del re, che non fecero in tempo ad intervenire ed il risultato fu una rissa tra genitore e figlio, finita con la sottomissione di Legolas, troppo agitato dalla rabbia per dare filo da torcere, passato il primo momento di stupore.

"COME HAI OSATO!?" Furono le prime parole del principe. "Perché? RISPONDI!"

"Tu? Osi alzare la voce nel mio palazzo, cos'hai imparato in questi anni? È questo il comportamento che ci si aspetta dal principe, dall'erede al trono?" Rispose Thranduil, non capiva proprio quale fosse il problema, "Da dove esce tutta questa rabbia? Non ti sapevo così vicino alla stirpe di Durin… O sono forse i trucchi di qualche umano che si crede troppo furbo? Così in basso è caduto il tuo sguardo da non distinguere la verità dall'inganno?"

"Hai rovinato la mia possibilità! Ora non si fiderà mai di me!" Il principe continua a dimenarsi, talmente tanto che… "Non hai idea di quello che hai..." Fu l'ultima cosa coerente che riuscì a dire Legolas prima di essere messo a dormire da una delle guardie.

"Portatelo nelle sue stanze!" Ordinò il sovrano, "Dovrà rimanere chiuso a riflettere finché non darò parola del suo rinsavimento!" E poi, volgendosi verso il suo capitano delle guardie, "Cos'hai da aggiungere? Dopo il rapporto che avete inviato con il corriere e su quanto ha scioccato mio figlio."

Tauriel prese a raccontare come avevano incontrato il gruppo, i primi scambi e l'accordo prima di incamminarsi verso la capitale. Cercò anche di spiegare come Legolas fosse sembrato molto stupito dalla presenza dell'umana bionda, Luna, e di cosa si era parlato prima di arrivare alle porte della città.

Thranduil ascoltò pensoso, almeno finché non si arrivò a parlare del rapporto che sembrava nascere tra il figlio e l'umana "Basta! Non voglio sentire altre storie su questo argomento, proprio ora Legolas deve mostrare il suo lato capriccioso ed immaturo?"

Alla domanda del perché fosse stato necessario agire in quel modo contro la compagnia di Thorin, le uniche risposte furono uno sguardo freddo e le parole "Osi forse mettere in discussione le mie decisioni? Chi sei tu per mettere in dubbio le parole del tuo re? Vattene, con le vostre azioni avete imbarazzato il reame abbastanza per oggi."

Per quanto riguarda la compagnia, prima iniziarono a svegliarsi i quattro stregoni, la magia in loro permise di rispondere meglio alla droga usata dagli elfi, i quali, subito dopo aver capito cosa fosse successo e aver notato che si trovavano divisi a coppie in varie celle, richiamarono i nani facendoli uscire dal tepore indotto dal sonnifero.

Inutile dire che le prime parole, per fortuna in nanico, non furono piacevoli da sentire per chiunque fosse a portata d'orecchio. Quando tutti si furono sfogati, finalmente tornò il silenzio, rotto solo dalle urla dei un componenti della compagnia, al fine di avere sempre qualcuno che desse fastidio alle guardie, per coprire i discorsi fatti tra Thorin ed i quattro stregoni, avrebbero continuato almeno finché qualcuno non avesse avuto il coraggio di andare a spiegare cosa stesse succedendo.

Nel mentre un piccolo Hobbit si aggirava non visto per le strade della città, una volta capito dove fossero le prigioni bisogna cercare un modo di capire come fare a scappare e di portare del cibo ai compagni.

Quando ormai la notte era passata ed il giorno iniziava, la pazienza delle guardie si era inoltre assottigliata parecchio al frastuono che i prigionieri stavano continuamente facendo, Thranduil decise che era giunto il momento di ricevere il suo ospite di riguardo, Thorin, e la ragazza che sembrava aver tanto colpito suo figlio.

Fu quindi durante la mattinata, mentre Harry si stava riprendendo dalle fatiche della lotta con Sauron e Bilbo stava graziosamente ricevendo il pasto per i suoi compagni, che il re della stirpe di Durin e la strega vennero accompagnati all'udienza con il sovrano elfico.

"Thorin, figlio Thraìn, nipote di Thror, Re Sotto la Montagna, o almeno di ciò che resta della tua gente, quali sono le tue intenzioni quando decidesti di attraversare come un ladro il mio regno, valicando i sentieri lontani dalla via prescritta? E perché non mi parli dell'abile ciarlatana che ha deciso di ammagliare mio figlio? Quali inganni e trame si celano dietro le vostre azioni? Voi, pazzi incuranti delle conseguenze delle vostre folli azioni, voi, ladri che avete osato profanare le tombe della mia gente, appropriandovi di armi di cui non siete degni." Così esordì Thranduil quando i due prigionieri furono senza riguardo lanciati ai piedi del suo trono, senza neanche il rispetto di liberare i lacci alle loro mani.

"Ecco che i miei giudizi, giusto appena sopiti dopo l'ospitalità di sire Elrond, si fanno più giusti che mai ora che sono ospite delle vostre aule, mai avrei pensato che un elfo sarebbe potuto cadere così in basso…" Fu l'unica risposta di Thorin, prima di venire colpito dalla lancia di una delle guardie rimaste nella stanza.

"So perché siete in viaggio, nano, ma non capisco cosa vi renda così sicuri dell'impresa, così incuranti del terrore che il risveglio di Smaug porterà sulla mia gente quando fallirete!" e passato lo sguardo sulla ragazza, il signore elfico riprese a parlare "Cosa avete da rispondere o aggiungere a quanto appena chiesto? Chi vi credete di essere per pensare di potere attraversare impunemente le miei terre?"

"Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. La tua arroganza ti ha portato a questo punto e la tua paura si sta impadronendo di te." Disse Luna "Ascolta il consiglio di chi hai vicino e puoi ancora salvarti." Così parlò la ragazza, e, oltre che le parole, fu il suo sguardo a far tremare impercettibilmente Thranduil che, preso dall'imbarazzo e la rabbia per non aver resistito a quello che vedeva un attacco alla sua persona, decise di far riportare in cella i due prigionieri, ordinando alle guardie di tenerli al limite della fame, così da evitare problemi e rischi di un'evasione.

Durante il giorno a nulla servirono le richieste di Legolas di parlare con suo padre o le parole di Tauriel in difesa della compagnia, il re era inamovibile e aspettava solo che il gruppo iniziasse a cedere.

Nel mentre sia i nani che gli stregoni stavano solo aspettando l'occasione giusta, Bilbo aveva consegnato il primo carico di cibo e fatto da spola tra le varie celle riportato il piano d'azione: aspettare l'arrivo di Harry sperando che lui trovasse una soluzione che non comprendesse attaccare le guardie, oppure attendere sempre l'arrivo di Harry con la conseguente distrazione che avrebbe permesso di far fuggire tutti tramite una botola nelle vicinanze della cantina.

Nella giornata passata insieme era stato chiaro che non tutti gli elfi avrebbero accettato il modo di fare di Thranduil, quindi c'era speranza che la questione si rivolgesse pacificamente e senza dover mostrare tutte le loro abilità al sovrano loro avverso.

Avrebbero quindi aspettato l'arrivo del loro amico per avvisarlo, non sapevano infatti se il re avesse modo di tenere sotto controllo le attività magiche nel suo regno o nel suo palazzo.

Fu solo la sera del secondo giorno di prigionia che un cervo maestoso trottò tra le case della città e arrivò fino alla cella di Ron, con la voce di Harry chiedeva di capire dove fossero nel viaggio così da poterli raggiungere. Fece appena in tempo ad evocare il proprio Patronus e a lasciare un messaggio, che il re con la sua guardia personale entrò nelle prigioni, deciso a chiedere spiegazioni per l'evento appena accaduto.