Giusto per avvisarvi prima di leggere:

Non sono una donna,

Purtroppo non sono un gigante della letteratura inglese del '900,

Tutto completamente gratis,

Ho solo giocato con la trama di due storie a me molto care.

Detto questo sentitevi liberi di commentare perché cercherò di correggere al meglio gli errori e perché qualsiasi aiuto per migliorare la storia è utile, ammetto però che potrei decidere di non accettare tutti i vostri consigli, la storia mi piace così com'è per ora quindi se volete che la cambi dovrete convincermi!

Testo storia

'Pensieri'

"Discorsi"

"URLA"

Incantesimi

"Lingua dei serpenti"


Arrogante a chi?

"Cosa state tramando? Quale sortilegio state intessendo ai danni della mia gente?" Furono queste le parole del re quando arrivò nel corridoio delle celle.

"AH!" Rispose ridendo Ron, "Niente di pericoloso, almeno non direttamente, solo un utile modo di scambiare messaggi. A momenti vedremo che ogni azione ha delle conseguenze, e non sempre sono piacevoli."

"L'arroganza di voi umani nata da trucchi di prestigio e luce non ha limiti, foste uno degli Istari inviati da Valar potrei capire, ma… Comunque sia sono proprio curioso di sapere a chi appartiene il messaggero, pensate forse che un salvatore stia correndo in vostro supporto? Lui e quale esercito?"

"Solo un uomo, o forse di più, il migliore della nostra compagnia sarà qui a momenti." Aggiunse Hermione dalla sua cella.

"Ahahahahah" Le risa delle guardie personali e del re mostrarono il disprezzo per le parole appena udite. "Voglio proprio vedere quale differen…" Le parole del Re furono interrotte da un frastuono enorme proveniente dal cielo sopra la città.

Tutti gli elfi, tranne due guardie lasciate a controllare i prigionieri, uscirono per vedere quale fosse la causa.

Lo spettacolo fu da mozzare il fiato a tutti i presenti, in aria sopra la città, un uomo si ergeva a cavallo di una scopa. Harry infatti aveva deciso di farsi annunciare da un incantesimo creando un fragoroso tuono, così da attirare su di se l'attenzione, e, dopo aver usato l'incantesimo Sonorus per farsi sentire da tutti, urlò: "Sono queste le maniere che la nazione elfica di Bosco Atro riserva ai suoi ospiti? Inganni, raggiri e incarcerazioni?".

"Se la violenza e l'unico modo per essere presi sul serio, così sia!" E mentre gli elfi guardavano rapiti, Harry produsse, intonando Fiendfyre, un enorme bestia di fuoco, come un drago, e gli fece sorvolare la città.

"Che il re quindi si faccia avanti e non si nasconda come un codardo!" Dopodiché solo il crepitio delle fiamme fu udito in tutta la città.

Dopo qualche istante di silenzio, il giovane notò del movimento davanti a se.

"Quindi i nani hanno deciso di usare la magia nera, come sono caduti in basso pur di tentare a reclamare ciò che hanno perso, non mi sorprende!" Con queste parole Thranduil si fece avanti sulla torre del suo palazzo, ad un centinaio di metri dallo stregone.

"Cessa questa follia vile creatura dalle sembianze umane, o una freccia elfica sarà la tua unica risposta. Non permetterò che sei servitori oscuri ricattino impunemente la mia città ed il mio popolo!"

"Solo dopo aver liberato i miei compagni e aver avuto la vostra parola di sovrano che non ostruirete in nessun modo il nostro viaggio!" Rispose il giovane.

"Non scendo a patti con chi minaccia donne e bambini!" Furono le parole del re.

'Questo stallo non ci voleva, non riusciremo mai ad uscirne senza troppe casualità ed è vero che solo il re e pochi consiglieri sono direttamente responsabili.' Pensò Harry, che decise di fare leva sull'orgoglio del sovrano "Le vostre azioni mi hanno costretto, non lascerò prigionieri i miei compagni a lungo! Ma sono disposto a fare un patto, lascerò l'incantesimo senza fare danno, in cambio di un duello dove verranno decise le sorti della compagnia, se vincerete voi o il vostro campione mi rimetterò alla vostra giustizia, in cambio della mia vittoria invece lascerete liberi di proseguire il viaggio me ed i miei compagni."

"Ah l'arroganza vi fa sragionare, come i tuoi compagni, ma chi sono io per dire di no, sarò magnanimo e avremo il duello, ora, nella piazza più larga, e la mia giustizia sarà far rotolare la tua testa e quelle degli altri umani per l'affronto arrecato al nostro popolo." Dicendo questo il re si voltò per andare a prepararsi.

Nascondendo abilmente un sorriso, Harry cancellò l'incantesimo, togliendo parte della tensione che si stava creando nella città, e si avviò verso quello che sembrava il luogo del duello.

La paura si trasformò in eccitazione, quando il popolo capì che stavano per assistere ad un incontro unico, tra un sedicente mago oscuro e il loro sovrano, abile con l'arco e maestro di spada. Fu una folla che accolse il giovane ai bordi della piazza.

Circa dieci minuti più tardi, tra squilli di tromba e rullare di tamburi, 'Sembra sempre più un divo del cinema, snob e altezzoso.' pensò Harry, assistendo alla parata della guardia d'onore del re che decise di posizionarsi ai bordi della piazza, come cordone per delimitare dove sarebbe avvenuto il duello.

"Come ricevente della sfida, indico questo luogo e questa ora, nessun limite di armi e acconsento a quanto deciso come premio per la vittoria." Disse il sovrano, armato con la sua splendente armatura e con la sua fedele spada. "Tauriel, il mio capitano delle guardie darà il via al duello.

Un elfo dalla chioma rossa si avvicinò leggermente alla coppia, distante dieci passi tra di loro, e dopo aver alzato il braccio al cielo, urlò "Incominciate!".

Non aveva ancora finito la parola, che il re era già a due passi di distanza dal giovane, molti degli elfi stavano già iniziando ad esultare, quando un getto di luce rossa scaturì dalla mano di Harry e colpì in pieno viso il sovrano, facendolo cadere a terra privo di sensi.

Il silenzio fu l'unica risposta alle azioni del giovane, che avvicinandosi al sovrano lo risvegliò, molti furono i respiri di sollievo tra quelli che pensavano che Thranduil fosse stato ucciso, e solo questo evitò che i suoi fedelissimi saltassero alla gola dell'umano.

Dopo un attimo di sbalordimento, la furia del re si palesò sul suo volto, ma prima di riuscire a dire alcunché, Harry lasciò libero sfogo ai suoi poteri, azzittendo nuovamente la folla, che ora aveva imparato a rispettare e giustamente a temere il giovane.

Thranduil capì che non aveva più il controllo della situazione e, rinsavendo dal momento di arroganza che lo aveva preso, fece l'unica cosa possibile, dichiarò la resa ordinando di liberare i prigionieri.

"Accetto la mia sconfitta e ciò che ne consegue, ma sono sempre del pensiero che le vostre azioni siano folli e che ne pagheremo il prezzo anche noi." Queste furono le parole del re mentre tornava sconfitto nel suo palazzo.

"Allora folli sono anche gli altri signori elfici, gli Istari e chi fa parte del Bianco Consiglio. Dama Galadriel e sire Elrond hanno benedetto il nostro viaggio." Solo il secondo in cui il re si fermò fece intendere che aveva sentito le parole del giovane mago.

"A breve avrete modo di ricevere personalmente chi ha deciso di aiutare la nostra avventura." E con questa frase, Harry si voltò andando ad incontrare i suoi compagni.

"Avrei voluto esserci per vedere le facce degli altezzosi orecchie a punta, quando hai sconfitto il sovrano!" Con queste parole ed il sorriso Thorin accolse il giovane in un abbraccio. Condiviso da tutti i compagni felici di ritrovarsi, perfino il giovane Hobbit comparì quasi per magia nei pressi del gruppo, tra lo stupore delle guardie che non capivano come fosse possibile che avesse evaso il loro sguardo così a lungo.

"Bene!" Disse Harry, "Ora possiamo finalmente rimetterci in marcia verso la montagna!"


Arriva la giustizia in città

La compagnia si era messa finalmente in marcia, solo Gandalf mancava all'appello ma le parole di Harry, dopo aver raccontato dello scontro a Dol Gundur e dell'incontro coi signori elfici, rasserenarono l'ansia dei suoi amici, lo stregone infatti li avrebbe raggiunti dopo aver ripulito la foresta.

'Spero solo che non ci siano altri problemi con re Thranduil dopo il nostro duello' Con questo pensiero il giovane mago ed il resto della compagnia arrivò alle sponde del lago Lungo, in vista della città di Esgaroth, anche famosa come Pontelungo.

Atterrati dopo il viaggio, il gruppo si avvicinò al ponte che collegava la terraferma alla città galleggiante, ma prima ancora che potessero dire qualcosa la guardia al portone li intimò di fermarsi.

Ne seguì un lungo dibattito, dove inutilmente la sentinella cercò di far arrendere e disarmare la compagnia, neanche l'arrivo di un gruppo numeroso di rinforzi e la conseguente brutta idea di provarci con la forza servì a molto, solo a dare una lezione a quelli che alla fine si erano rivelati dei briganti e non soldati, per di più dei semplici codardi.

Il rumore della lotta però attirò una gran folla, tra cui comparì un giovane uomo armato di arco e frecce che con coraggio, e l'aiuto di qualche compagno arciere o cacciatore, intimò al gruppo di spiegare cosa stesse succedendo e perché avevano aggredito le guardie del Governatore.

"E queste sono le guardi del governatore? Lui lo sa che i suoi sono semplici briganti? Chiedevano una moneta d'oro a testa per attraversare il ponte e metà delle nostre armi o mercanzie per rimanere la notte… Hanno provato anche a saltarci addosso in venti credendoci un bersaglio facile quei luridi codardi." Furono queste le parole di Thorin.

All'udire la spiegazione, la maggior parte della folla si mise a ridere e a sbeffeggiare le guardie rimaste a terra, l'arciere riposò l'arco in spalla come i suoi compagni e si presentò alla compagnia.

"Permettetemi di ringraziarvi a nome della città per aver dato una lezione agli scagnozzi del Governatore, mi chiamo Bard, a nome del popolo di Pontelungo vi accolgo, o almeno, a nome dei cittadini onesti che ancora resistono alle angheria del nostro caro despota."

"Vi ringrazieremo ancora di più se poteste spiegarci allora in che guaio ci siamo cacciati venendo qui, siamo in cerca di un riparo per la notte e provviste prima di rimetterci in marcia domani."

Alle parole di Ron, Bard spiego che da tempo la città era sotto il controllo del Governatore, che tramite accordi con gli elfi, gli vendeva il vino in cambio di provviste e denaro, aveva assoldato un gruppo di briganti e mercenari senza scrupoli con lo scopo di proteggere i suoi interessi e raccogliere le tasse da chi viveva nella città.

Alle domande sbigottite di Bilbo, non era possibile per lui che la città non potesse essere autosufficiente, con tutta la buona terra intorno, l'uomo spiegò che i pochi agricoltori esperti erano stati tutti convinti in un modo o nell'altro a lavorare nelle vigne, e i pochi giovani abili rimasti obbligati a lavorare in altre mansioni. In questo modo l'intera città era sotto il controllo del Governatore, perché unico ad avere i contatti con gli elfi, i quali non sembravano interessati alle sorti della città finché veniva data loro la quota di vino richiesta.

La situazione si faceva più losca e tragica per le persone della città più Bard andava avanti a spiegare la situazione attuale, e la folla dapprima arrivata per la lotta era ora intenta a seguire il gruppo ed a completare aneddoti sulle malefatte del tiranno.

Probabilmente questi era stato avvertito dello scontro, o forse avevano notato degli strani movimenti, e così il Governatore aveva deciso che doveva fare qualcosa e con il resto della sua guardia, quasi ottanta uomini, decise di caricare la folla e disperdere la massa di rivoltosi.

Peccato per lui, in una città del genere le notizie volano, soprattutto se serve ad avvertire un amico onesto del pericolo, fu così quindi che un amico di Bard arrivò di corsa ad segnalare l'arrivo del tiranno ed i suoi scagnozzi.

Capito che la situazione stava peggiorando Harry prese la parola "Amici, direi che abbiamo davanti a noi una scelta, o aiutiamo la gente del posto e ci facciamo un alleato in questa terra, oppure fuggiamo subito ed evitiamo di peggiorare la situazione."

"Ah, ma quali dubbi hai Harry se questa è la situazione?" Rispose Thorin, che aveva capito al volo l'opportunità davanti a loro.

"Già!" continuò Dwalin "Quando mai un nano sente il bisogno di fuggire se ha contro di se solo una marmaglia di animali?" e dopo di lui tutti gli altri nani del gruppo confermarono di avere lo stesso pensiero.

"Allora in formazione!" Urlò Ron "Facciamo vedere alla gente di Esgaroth che questi briganti travestiti da soldati sono solo dei codardi!"

Fu la determinazione dei nani, il coraggio dei giovani ragazzi con loro, e forse ancora di più la presenza di Bard nel gruppo, in quel momento gli uomini ed i giovani della folla accorsero nella piazza dove stavano a si unirono alla compagnia, le donne intanto corsero al riparo ed a chiamare chi ancora non si era reso conto di cosa stesse succedendo.

Quando finalmente il governatore arrivò alla piazza coi suoi uomini, armati come al solito di mazze e bastoni, pensando di avere una folla di poveracci da sopprimere come al solito e magari giusto qualche testa calda venuta da fuori, il fiatò mancò a tutti.

Erano letteralmente circondati da qualche centinaio di uomini armati di fortuna con mazze e spranghe o anche remi, sui tetti cerano un altro centinaio di uomini e donne armati di archi, e davanti a loro un gruppo di nani armati fino a denti.

Prima ancora che potesse formulare una parola o anche capire che cosa fosse successo una giovane donna superò i nani ed urlò al gruppo "Avete cinque secondi per posare le armi a terra e mettervi in ginocchio con le mani ben in vista sopra la vostra testa!"

A quelle parole il gruppo di guardie iniziò a brontolare, ma quando la ragazza senza neanche aspettare un momento iniziò a contare a rovescio e gli arcieri sui tetti presero a tendere gli archi tutti si irrigidirono e quando fu chiamato il numero due la maggior parte si era già arresa.

Quando la ragazza chiamò l'ultimo numero i pochi ancora armati, probabilmente i più pericolosi e quelli che rischiavano di più ad arrendersi, decisero di attaccare la ragazza, sapevano che dai tetti non avrebbero scoccato per paura di colpire chi si era arreso.

Peccato per loro una serie di getti rossi da parte dei cinque maghi ne fece piazza pulita, tutti gli spettatori furono sbigottiti e chi si era arreso capì di aver fatto la scelta giusta, era bastato che quei cinque ragazzi urlassero "Stupeficio" e –Bam!- i pochi rivoltosi erano a terra privi di senso.

"In effetti Bard" Iniziò a parlare Neville "Non ci siamo ancora presentati, siamo una compagnia in viaggio verso la Montagna Solitaria, Thorin, Re sotto la Montagna, ed i suoi compagni che vogliono reclamare le sale dei loro genitori." Indicando il più minuto del gruppo "Bilbo, il nostro Hobbit scassinatore e scout, e noi" Indicando se stesso "Neville" e poi ad uno a uno "Ron, Luna, Hermione ed Harry".

"Giusto per la cronaca" Continuò nello stupore generale il ragazzo "Noi siamo uomini, giusto con qualche abilità in più, da queste parti se non sbaglio ci potreste chiamare Stregoni o Istari."


Le armate sono in marcia

Mentre la compagnia riportava un po' di ordine a Pontelungo, tra batoste, incantesimi e battute da film americano, la notte nella capitale elfica non era stata tranquilla per tutti.

Thranduil infatti, dopo essere stato controllato e medicato, aveva deciso di isolarsi a pensare, diviso tra il rispetto che un mago come Harry incuteva per la sua prodezza magica, solo ora capiva che la sua arroganza lo aveva condotto alla sconfitta, e la rabbia per l'affronto subito davanti al suo popolo.

Passò quindi la sera a rimuginare se la situazione fosse salvabile senza rimetterci ancor di più la faccia o se l'unica opzione fosse una mossa drastica, a favore o contro la compagnia non riusciva neanche lui a chiarirselo da solo.

Controllato poi che la città fosse tranquilla dopo gli eventi della giornata e che Legolas fosse ancora chiuso nelle sue stanze 'Andrò domani a parlargli e vedremo davvero cosa sta succedendo tra lui e quella ragazza umana', decise di ritirarsi nelle sue stanze per dormire e riposare.

Fu un sonno intenso e breve, in sogno infatti si trovò immerso in un cielo stellato e davanti a se solo due occhi di un viso che anche senza vederlo appieno riconobbe all'istante, e riconobbe anche dove aveva già visto lo sguardo negli occhi della ragazza umana.

Si sveglio di soprassalto e si sentì come succedeva ere fa, quando suo padre lo rimproverava per i suoi capricci o gli errori. Capì quindi che la sua arroganza stava diventando la sua debolezza più grande e che doveva rimediare a tutti i costi, se la ragazza umana aveva quello sguardo, era un segno, da parte di colei che più di tutti gli elfi venerano.

Anche la sua arroganza e la sua rabbia erano nulla davanti a quello sguardo, ricordò gli insegnamenti che aveva ricevuto quando era un semplice principe e per la prima volta decise di guardarsi allo specchio senza l'illusione che nascondeva la ferita inferta dal fuoco di drago.

'È questo che sto diventando? Un codardo che nasconde la sua paura dietro l'orgoglio di imprese passate e l'arroganza di aver vissuto a lungo?' Come venne questo pensiero, così arrivò la decisione 'Basta, non posso più nascondermi ed è ora che io ritorni ad essere il sovrano degno delle terre di mio padre!'

Cancellò quindi l'incantesimo che nascondeva le cicatrici inferte dai serpenti volanti di Morgoth e decise che avrebbe parlato con suo figlio, come padre e non come re, che avrebbe supplicato piuttosto che perdere quel poco di fiducia che Legolas aveva per lui.

Stava per uscire dalla sua stanza quando sentì bussare e dopo aver aperto, si trovò davanti uno dei pochi elfi che lo seguiva da quando era giovanissimo, "Aranel, cosa ti porta con questa urgenza al mio studio, ed a quest'ora così particolare?" Era infatti l'aurora, appena prima dell'alba.

L'elfo stava per rispondere dopo aver preso fiato quando vide con chiarezza che il suo sovrano non teneva l'illusione sul suo viso e rimase stupito a bocca aperta.

"Ahahahah" Sentirne la risata non migliorò la cosa, erano anni, forse da quando aveva perso la moglie, che il re non rideva così di gusto. "Non rimanere troppo stupito, il duello di ieri e il sogno di stanotte hanno risvegliato in me qualcosa che non sentivo da tempo, ma su dimmi quali problemi ti crucciano!"

Aranel si riprese e sperava davvero che le brutte notizie non facessero ricadere il sovrano nelle vecchie abitudini "Mi duole avvisarvi che il principe Legolas è sparito dalle sue stanze, lo stiamo cercando in tutto il palazzo e nei quartieri vicini ma ad ora non ne abbiamo trovato traccia." Così disse l'elfo chinando il capo per la vergogna di quello che aveva ammesso, suo era il compito di vigilare sul principe per ordine diretto del re.

Quasi non credette alle sue orecchie quando in risposta, Thranduil decise di ridere ancora più fragorosamente. Solo dopo qualche attimo per riprendersi il sovrano spiegò "Si vede che il principe è pronto per spiegare le sue ali se ha il coraggio di lasciare il nido e partire per la sua avventura senza la benedizione del padre, e forse il mio comportamento ha aiutato a far perdere molta della fiducia che teneva in me."

Vedendo che il suo amico stava per parlare, probabilmente per difendere il suo operato, riprese subito a dire "Non c'è bisogno che mi dimostri il tuo sostegno, lo so che approvi, magari non i modi ma il senso di quello che ho fatto. Lascia che vada dalla compagnia deve poter vivere e sperimentarsi per poter crescere, controllate intanto se per caso Tauriel, il capo delle guardie lo ha seguito, e poi mandate una squadra in loro inseguimento, non per riportarli indietro, ma per aiutarli nella loro impresa e con un compito per il principe. Sarà lui a conferire con il Re sotto la Montagna e trattare l'aiuto della nostra nazione ed i rapporti dopo che la montagna sarà riconquistata."

"MA SIRE!" urlò Aranel "Com'è possibile che riescano a catturare la montagna, sappiamo bene che Smaug non può essere morto di fame o di vecchiaia, e di certo è ancora lì o lo avremmo avvertito nel suo spostarsi."

"Nel mio sogno un Valar è comparso, e ho capito sia i miei sbagli, sia che questa impresa ha la loro benedizione, probabilmente quei cinque insieme ai nani e all'Hobbit sono molto più di quanto sembri."

"Vai quindi con questi ordini e poi convoca il consiglio di guerra, abbiamo un infestazione nella foresta da debellare e se mio figlio sarà tra gli uccisori di un drago io devo dimostrami degno sconfiggendo il negromante di Dol Gundur e i suoi maledetti ragni!"

Con queste parole il palazzo si svegliò iniziò i preparativi per la sortita contro la fortezza a sud della città.

Fu quando le truppe erano ormai in marcia da qualche minuto che loro incontro arrivò un messaggero con lo stemma di Lothlòrien, Thranduil decise quindi di andargli incontro per capire cosa stesse succedendo.

Dallo scambio il re scoprì che anche sire Celeborn e Gandalf stavano inizialmente venendo da lui con l'obbiettivo di liberare la foresta dai ragni, avendo già scacciato il negromante. Purtroppo però delle sentinelle dei Dunedain a nord aveva scoperto che c'era un enorme raggruppamento di orchi diretto ad Erebor con il compito di risvegliare il drago e formare un alleanza.

Il messaggero quindi avvisò il re che in arrivo stava arrivando un contingente in aiuto dal reame di dama Galadriel e un gruppo di elfi da parte di sire Elrond con un gruppo di ranger del nord, tutti con il compito di unirsi a lui per andare in aiuto ai nani e scongiurare la catastrofica alleanza tra Smaug e gli orchi di Gundabad.

Thranduil decise allora di fare manovra verso la montagna, chiedendo al messaggero di tornare da sire Celeborn e avvisarlo che lo avrebbe aspettato sulla sponda del lago Lungo che si affaccia sulla Montagna Solitaria, promise inoltre di mandare dei messaggeri al terzo contingente in arrivo per spiegargli il gruppo di ritrovo.

"Maledette creature, pochi anni di pace e poi bisogna ricominciare da capo!" Così uno dei suoi generali commentò la notizia.

"Maledetti e stolti, fino alla morte, perché solo questo troveranno alla montagna solitaria quando le armate di tre regni elfici avranno contro!" Con queste parole e tra l'esultanza delle truppe l'armata si mise in marcia.


Finalmente la meta

Una volta che tutte le guardie ed il Governatore furono sbattuti nelle celle del palazzo, finalmente la maggior parte delle persone tornò a casa a dormire, l'unica raccomandazione fu di scegliere per ogni quartiere e ogni gruppo di lavoratori un rappresentate in modo che l'indomani fosse possibile organizzare la città finalmente libera dal tiranno.

Non fu necessario avere nessuno di guardia grazie all'aiuto dei cinque maghi, che poi insieme ai nani ed a Bilbo decisero di riposarsi nello stesso edificio giusto per sicurezza.

Fu all'alba del giorno dopo che nella piazza i vari rappresentati votarono all'unanimità l'elezione di Bard a rappresentante della città, anche per il suo lignaggio come discendente dell'ultimo re di Dale.

La mattinata proseguì quindi con un onesto mercanteggiare, tanto caro a Bombur, per discutere aiuti alla compagni, compensi alla città e trattati futuri.

L'accordo finale prevedeva: provviste per l'ultima parte del viaggio come ringraziamento dell'aiuto nel liberare la città, una parte del tesoro alla città in cambio di una delegazione armata che avrebbe aiutato a controllare i confini della città in attesa delle armate dei nani dei Colli Ferrosi, un trattato di pace e duplice alleanza difensiva tra Erebor e Pontelungo, la promessa di aiuti per la ricostruzione della città di Dale con eventuale alleanza difensiva tra le tre città e vari accordi economici per il flusso di merci e commercio.

Fu subito dopo la firma del trattato che un ragazzino, mandato dalle guardie messe di vedetta ai cancelli della città, arrivò dicendo che un gruppi si soldati elfici era in arrivo dalla foresta.

Tutti gli uomini abili si misero in posizione alla palizzata, memori sia del fatto che il Governatore era l'unico a d avere rapporti con loro e la sua assenza poteva far peggiorare la situazione, sia dell'avventura della compagnia nella foresta.

Quando furono vicini però la compagnia poté tirare un respiro di sollievo e spiegare, mentre chiedevano di rilassarsi agli altri della città, che chi veniva loro incontro era un gruppo amico e quindi probabilmente con buone intenzioni, ancora più palesi quando Legolas si mise a sbandierare un fazzoletto bianco in direzione dei cancelli.

"Bard, penso possiamo andare loro incontro a questo punto, io per i nani e Bilbo, te per la città e uno dei maghi?" Thorin iniziò a dire mentre scendeva dal parapetto della palizzata.

"Mi sembra una buona idea." Acconsentì Bard.

"E direi che oramai puoi andare anche a nome nostro!" Disse Ron "Giusto ragazzi?", i cenni bastarono per confermare quanto detto, riempiendo d'orgoglio Thorin per la fiducia dimostrata.

L'incontro fu breve, poche parole per spiegare cosa ci facessero e quali fossero le loro intenzioni. Si decise quindi di accogliere la squadra in città e con il finire della mattinata anche l'accordo con gli elfi fu concluso.

La squadra avrebbe intrapreso la lotta con la compagnia in cambio delle gemme stellate tanto amate dagli elfi, dietro giusto pagamento gli elfi avrebbero poi spedito provviste e quanto poteva servire nell'attesa che il regno potesse essere autosufficiente, infine i due regni avrebbero suggellato una doppia alleanza difensiva contro le invasioni degli orchi e degli Esterling dall'est.

Finito poi di pasteggiare, la compagnia si rimise in marcia, con loro c'erano una ventina di elfi e una ventina di cacciatori di Esgaroth. Il resto degli uomini abili e degli esperti di costruzioni decise che avrebbero iniziato a viaggiare verso le rovine di Dale, per iniziare a ripulire la città e permettere agli altri ottanta nuovi soldati, scelti per aiutare la pattugliare i confini di Erebor, di essere vicini in caso di bisogno. Il resto della guardia neo eletta sarebbe rimasta a difesa degli anziani, delle donne e dei bambini, con il compito di presidiare il processo a carico dei prigionieri.

Oltre ad eleggere Bard infatti, la città si era finalmente permessa di eleggere un giudice ed un capo conestabile così da favorire un sano servizio di polizia per la città, a loro poi era stato aggiunto il sindaco, queste tre figure avrebbero regolato i tre dipartimenti a base della vita delle persone, tutte e tre temporaneamente e con il limite di due mandati da cinque anni ciascuno.

L'unico vero compito di Bard sarebbe stato di comandare l'esercito e presidiare il gruppo in spedizione a Dale, questo almeno in forma momentanea finché la situazione di Erebor non si fosse risolta e non fosse possibile davvero fermarsi a rivedere le leggi della città.

Mentre quindi la città ricominciava a prosperare e iniziava i vari processi, mentre Bard dirigeva i suoi uomini a Dale per i primi lavori di recupero, la compagnia era in arrivo alla montagna, nello sbalordimento generale di tutti quelli che ancora non avevano avuto modo di provare a volare su dei tappeti.

Sicuramente fu un esperienza unica ed elettrizzante per tutti, meno per quattro persone, che fecero di tutto per sembrare casuali e per non far intendere i propri interessi, peccato per loro agli uomini di una città solitaria spettegolare non è cosa strana, per non parlare di storie d'amore poi, i nani inoltre non erano certo di primo pelo e qualche anno d'esperienza sulle spalle ce l'avevano, infine inutile dire che il gruppo di elfi notò all'istante che il principe Legolas e il capo delle guardie Tauriel tramavano qualcosa, ma non erano preoccupati, il re aveva dato il suo benestare a qualsiasi relazione.

Gli unici ignari erano Ron, che come diceva solitamente Hermione aveva per queste cose l'intelligenza emotiva di un cucchiaino, ed Harry preso a discutere con Thorin racconti del drago e le sue caratteristiche.

Queste storie potevano essere vitali nel pianificare l'eventuale attacco al drago, soprattutto dopo aver sentito le storie di Bard, l'uomo infatti era sicuro che il suo antenato Girion fosse riuscito con una freccia a scalfire la corazza del drago creando un punto debole, piccolo ma esistente.

Per il dispiacere di pochi quindi la compagnia arrivò ai piedi della montagna, Neville inoltre decise di far cadere qualsiasi pretesa e cavallerescamente aiutò Tauriel ad alzarsi e scender dal tappeto, seguito quindi da Legolas, che non voleva sembrare meno nei modi nonostante la differenza culturale, in aiuto a Luna.

Hermione poi fu piacevolmente sorpresa quando Ron la aiutò, anche se il bacio rubato verso la fine e le risate del gruppo alla sua faccia imbarazzata distrussero il momento ed il povero mago si trovò con capelli e barba verde fluorescente.

"Ammetto che la barba è venuta molto bene Hermione!" Iniziò Balin "MA ti prego non usare un colore simile, fa male agli occhi se lo guardi!" e dopo le risate Ron poté tornare normale.

"Bene, il viaggio è finalmente concluso, ora basta trovare la porta e la vera avventura può avere inizio!" e tutti seguirono Thorin e Balin, quelli che meglio ricordavano la città, verso la parete di roccia cercando intanto un posto dove accamparsi per la notte.