Testo storia
'Pensieri'
"Discorsi"
"URLA"
Incantesimi
"Lingua dei serpenti"
Il culmine della battaglia è vicino
"Abbiamo subito delle perdite ma loro molto di più, se faremo attenzione, tra il secondo muro e le varie trappole ne usciremo vincitori!" Con queste parole Thorin accolse al secondo livello i sopravvissuti alle prime due ondate, "I vostri fratelli feriti sono tutti accolti nell'ospedale dentro la città, non abbiate timore che chi se ne occupa riuscirà a salvarli tutti!" Queste parole più di tutti risollevarono il morale a chi arrivava.
"Dannazione a chi ha inventato qualsiasi cosa rende i troll immuni al sole, con l'incantesimo di sire Potter ed i suoi compagni avremmo avuto metà delle perdite a nel mettere a morte quelle bestie!" Si lamentò Halbarad, che insieme a Bard ava avuto il maggior numero di uccisi e feriti, proprio a quei mostri. Dei cinquecento accorsi in aiuto di Erebor rimanevano solo poco più di un centinaio di uomini abili, più di un centinaio erano i morti e quasi duecentocinquanta i feriti nell'ospedale.
I nani aveva avuto anche loro centocinquanta feriti e poco meno di un centinaio di morti, grazie alla forza delle loro armature e alle loro lance, utili contro bestie più grosse di loro o in caso di assedio. Il reparto di elfi composto dai mille soldati al seguito di sire Celeborn, ed i principi Elladan e Elrohir invece avevano avuto una settantina di morti e poco meno di duecento feriti. Erano i meno numerosi sul primo livello ma i meglio addestrati per le continue scorribande contro gli orchi delle Montagne Nebbiose.
I soldati di Bosco Atro erano i più numerosi in campo, ma con grande disparita di esperienza al suo interno, infatti le guardie che vigilavano la foresta si dimostrarono le più pericolose in battaglia, a differenza dei reparti della guarnigione cittadina poco avvezzi agli scontri. Thranduil ebbe modo di notare che tra i duecentocinquanta feriti ed i centocinquanta morti, solo una piccola parte era tra i ranger della foresta, 'Ecco un altro segno dei miei errori, del mio isolazionismo!'.
"Azog però non aspetta nessuno ed ho come il sentore che abbia ancora degli assi nella manica, facciamo riposare quelli ancora abili al combattimento e mettiamo in campo chi era a riposo durante le scorse ondate. Spero soltanto che quel dannato orco non abbia strane sorprese." Con queste parole Celeborn tornò sugli spalti ad osservare la terza ondata in arrivo.
"Aye!" fu la risposta di Dain, che andò a controllare il suo reparto di cavalleria speciale, e Thorin, che invece, con il resto della compagnia, andò sugli spalti del secondo muro.
La marea nera anche questa volta si infranse contro le difese senza troppi problemi, certo il migliaio e passa di orchi rendeva complicato ogni tanto l'assalto, ma le forze erano fresche e stavano reggendo bene, 'Troppo bene!' pensò Gandalf che stava osservando da dietro le linee e fu il primo ad accorgersi della nuvola nera in arrivo.
"ATTENZIONE! Sopra di voi, sono i pipistrelli di Dol Gundur!" Urlò lo stregone compreso il pericolo.
Fu in quel momento che i goblin aumentarono il ritmo degli attacchi, tra di loro e gli orchi poca difesa venne creata contro le sortite che dal cielo gli enormi pipistrelli facevano.
Divenne il momento più pericoloso con molti più feriti rispetto alle prime due ondate, la linea sembrò anche sul punto di crollare e Azog stava per chiamare l'assalto finale quando un vento impetuoso soffiò sopra il campo di battaglia, dal cielo un grido attirò l'attenzione dei pipistrelli che si videro venire incontro in picchiata uno stormo di aquile giganti, le stesse che avevano salvato la vita precedentemente a Thorin e la sua compagnia.
La battaglia si spostò allora di momento, le aquile infatti, prima decimarono e misero in fuga le bestie volanti, poi si misero ad attaccare le forze terrestri dell'orco bianco. Questi quando vide che le sorti stavano cambiando decise di mandare gli ultimi reparti in campo, concentrando la maggior parte degli arcieri goblin rimasti nel respingere gli enormi volatili.
Gwaihir, signore delle aquile, riprese il volo e decise d'inseguire i pipistrelli sopravvissuti abbandonando la battaglia a lui sfavorevole in terra. Lui e la sua gente avevano fatto il loro dovere e avevano aiutato a ribaltare le sorti della battaglia come gli venne chiesto da Manwë in sogno.
Galvanizzati dalla sconfitta della nube nera e dall'intervento provvidenziale delle aquile gli eserciti dei Popoli Liberi riuscirono a sgominare la terza ondata, purtroppo il prezzo fu alto e molte delle difese erano a pezzi, anche se le sorti erano state più volte ribaltate grazie alle trappole, all'esplosione dei due punti laterali, ai paletti nel fossato che rendevano ancora più difficile riempirne lo spazio. Alla fine il numero di goblin e di orchi era stato troppo grande anche per loro.
La quarta ondata quindi spinse la tensione alle stelle, Azog aveva dato ordine alle sue riserve di spingersi verso la città, e dal tremore della terra aveva deciso di mandare in campo anche gli stessi mangiaterra.
Nonostante il rischio che queste bestie ponevano sia alla città che al suo stesso esercito, infatti era difficile domarli e farli mangiare con precisione, e ciò voleva dire che anche in caso di vittoria avrebbe avuto probabilmente meno forze del previsto per occupare Erebor, sempre che gli stessi mostri scatenati non la facessero seppellire con un crollo della montagna.
Dietro i tre mangiaterra quindi si mise in moto la quarta ed ultima ondata, i cinquecento goblin sopravvissuti fino ad ora, i duecento mannari rimasti in riserva, gli ultimi venti troll, i più temibili perché interamente corazzati ed infine i settemilacinquecento orchi, tra cui si trovava la guardia scelta di Azog, un centinaio di orchi ancora più grossi dei soliti Uruk-hai visti nella battaglia.
Tra loro e la porta della città dei nani rimanevano in piedi a combattere circa trecento nani, meno di cento uomini, circa settecentocinquanta elfi di Bosco Atro e circa trecento elfi di Lothlorien e Imladris, la maggior parte degli uomini si era salvata perché rimasta in riserva viste le perdite al primo muro.
I nani infatti avevano avuto più di duecento morti dopo la terza ondata, con più di centocinquanta feriti, gli uomini avevano perso per frecce e qualche attacco venti feriti e cinque morti, gli elfi di Thranduil avevano perso quasi trecentocinquanta unità e cinquecento feriti, infine l'altro reparto elfico aveva perso duecento uomini e avuto duecentoventi feriti in totale.
Un orda con più di ottomila mostri stava per prendere d'assalto gli ultimi difensori, meno di millecinquecento. Contando poi che le difese erano totalmente distrutte, i Popoli Liberi erano asserragliati alla porta pronti ad un'ultima e sanguinosa difesa.
Fu a questo punto che Thorin chiamò a sé i comandanti alleati, anche quelli feriti negli scontri precedenti, Gandalf, Harry ed i suoi compagni stregoni, in un momento mentre Azog lentamente, e pregustando la vittoria, si avvicinava.
"Harry so che sto per chiederti molto, ma penso che tu sia la nostra unica salvezza, so che domani, dovessimo vincere potresti essere considerato un fuggitivo da tutte le razze per quello che ti chiedo, ma non ho altre idee e dietro di noi ci sono più di mille feriti, sarebbe un massacro se noi dovessimo cedere." Thorin aveva quasi vergogna a parlare ma lo sguardo con cui fissò il giovane mago era deciso. "Sappi che Erebor sarà sempre aperta per te, qualora il mio popolo dovesse rifiutarti accetterò volentieri di cedere la corona ai miei eredi." Concluse il Re Sotto la Montagna nello sbigottimento generale.
Dopo un momento di tensione, Harry dovette fare due lunghi respiri primi di parlare, e probabilmente ci riuscì soltanto perché Neville, Luna, Ron ed Hermione erano lì con lui a confortarlo. "Va bene, ma ti chiedo anche la libertà di salutare e di cercare in pace il mio posto in questo nuovo mondo, chiedo a tutti voi questo, qualunque cosa pensiate voglio soltanto cercare un posto da chiamare casa, non un regno da conquistare."
Tutti acconsentirono, senza sapere e timorosi di quello che lì a poco avrebbero scoperto, soprattutto viste l'espressioni gravi sui visi di quelli che con lui avevano partecipato alla lotta per l'uccisione del drago.
Fu tra lo stupore di tutti quando il giovane mago si volse verso i mangiaterra e decise d'incamminarsi a piedi da solo. Le prime grida d'allarme si sentirono quando superò quel poco che rimaneva del secondo muro di cinta, ma nessuno fece alcuna mossa per avvicinarsi a Harry.
Era orami da solo, davanti ai tre mostri in arrivo.
La battaglia si conclude
Azog non capì all'inizio cosa stesse succedendo, cosa sperasse di fare quell'umano da solo, fosse stato anche uno dei cani al servizio dei Valar o uno dei possessori degli anelli del potere in mano agli elfi, non avrebbe fatto nessuna differenza davanti alla carica di ben tre mangiaterra.
Nessuno si spiegava cosa stesse provando a fare, ne gli alleati di Thorin ne l'esercito di orchi e goblin, almeno finché l'urlo di sfida lanciato dal giovane non si trasformò in un ruggito, talmente forte da piegare le ginocchia di tutto l'esercito oscuro e di arrestare l'avanzata dei tre vermi giganti.
O forse la battaglia si fermò perché nel giro di un paio di secondi a ruggire non era più un giovane uomo, davanti a loro ora c'era un drago grosso quanto il cadavere di Smaug poco lontano dalla montagna, nero come la pece e con gli occhi così verdi che potevano essere scambiati per smeraldi, solo Harry aveva gli occhi di quel colore.
Era ormai l'alba quando il drago si palesò ed il luccichio delle sue scaglie sembrava irrorare di luce la piana, bastò quel secondo in cui tutti dovettero chiudere gli occhi davanti ai riflessi perché il primo mangiaterra a sinistra si trovasse spezzato a metà dalle forti zampe della bestia, il secondo venne incenerito da una poderosa fiammata e l'ultimo, quello centrale, fece in tempo a girarsi ed emettere un verso di terrore prima di essere ucciso con un veloce e deciso morso che quasi decapitò il mostro.
A quel punto i mannari furono i primi a riprendersi e si diedero velocemente alla fuga, quando poi il drago si lanciò verso l'esercito di Azog, l'orco bianco scappò, non diede nemmeno il segnale della ritirata 'Cosa cazzo è quello?' furono le sue ultime parole prima di finire in cenere con il grosso del contingente di orchi e tutta la sua guardia personale.
Harry intanto decimò il resto dei goblin e l'intero gruppo di troll con un paio di colpi ben fatti, ormai l'esercito attaccante era allo sbaraglio, solo un piccolo numero, oltre alla maggior parte dei mannari grazie ai loro istinti fu in grado di fuggire la maggior parte morì o fu lasciata dal drago ferita sul campo. Solo più avanti nel giorno un reparto di elfi di Bosco Atro avrebbe finito i vari feriti ancora in vita.
L'esercito dei popoli alleati era stordito, dalla forza, brutalità ed efficienza che Harry aveva dimostrato, molti furono completamente atterriti quando il drago si mosse verso Erebor e solo le parole di Thorin riuscirono a far ricordare a tutti che davanti a loro c'era semplicemente un giovane mago trasformato.
Furono però sguardi pieni di timore che accolsero Harry quando si trasformò indietro, pochi, i più coraggiosi e chi lo conosceva di più, riuscirono a comportarsi come se niente fosse. Il giovane mago decise che per ora era meglio fare buon viso a cattiva sorte e cercò di non pensare a quello che pensava la maggior parte dell'esercito.
Per fortuna anche alcuni dei suoi nuovi amici si dimostrò leale, quando infatti un uomo, troppo perso nel dolore per la morte del figlio urlò "Perché? Se potevi fare ciò non l'hai fatto fin da subito? Avremmo evitato tanta morte e sofferenza! Tutto perché hai deciso di stare in disparte e tenerti nascosto!" Aveva le lacrime agli occhi mentre teneva il figlio al petto appena fuori dall'ospedale.
A lui rispose Bard, "Marcus, siamo tutti addolorati per ogni perdita, ma credi forse che nei piani non si sapesse di questa abilità? Cosa sarebbe successo se avessimo deciso di far caricare tutto il peso dell'attacco ad Harry? Avremmo rischiato di far scappare buona parte dell'esercito di Azog, rischiando un lungo conflitto pieno d'imboscate degli orchi e dei goblin, e cosa pensi succederà ora che Harry è stato costretto a mostrarsi? L'oscuro Signore gli darà la caccia per le sue abilità, e penso che molti di voi faranno tutto ciò che possono per farlo allontanare renderlo un reietto, so bene che in voi parla la paura, e so anche bene che tra molti di voi si sta spargendo il pensiero che sia meglio che Harry muoia, piuttosto che rischiare di avere un drago in giro."
"Parole giuste Bard, re di Dale, si sparga la voce che Harry è sotto la protezione del reame boscoso di Lothlorien, e che da noi verrà sempre accettato come l'amico che è!" Continuò Celeborn, con solo la stima nei suoi occhi quando disse queste parole.
A quel punto tutti i sovrani, principi e capitani presenti dichiararono il loro rispetto e la loro stima per il giovane mago, placando almeno in parte lo spavento che la maggior parte dei soldati aveva vissuto al vedere l'enorme drago.
"Basta con questi discorsi serie! ABBIAMO VINTO! E bisogna festeggiare!" Urlò Thorin per cambiare finalmente discorso.
"E se è vero che abbiamo un drago qui con noi, allora noi nani lo sfidiamo, che l'ultimo boccale sancisca il vincitore!" Finì Dain tra le risa e le urla d'incoraggiamento dei nani.
Con ciò gli abili ancora in forze furono diretti a ripulire il campo di battaglia e a seppellire secondo le varie usanze i morti di ogni gruppo, alla fine della battaglia i morti furono in totale poco più di milleduecento, mentre i feriti ammontarono a poco più di millesettecento. Tutto questo grazie all'intervanto delle aquile e di Harry alla fine della battaglia.
Contro di loro Azog riunì un esercito di poco più che trentottomila unità, di queste solo un centinaio di mannari, qualche decina di goblin ed un centinaio di orchi, i primi per i loro istinti e quest'ultimi solo perché erano nelle retrovie, si salvarono. Fu la più grande sconfitta mai avuta per le stirpi di Morgoth delle Montagne Nebbiose, e ridusse notevolmente il pericolo per chi le attraversava.
Finito però di: dare il colpo di grazia ai feriti rimasti sul terreno, sistemare i cadaveri, ed averli sepolti, con i maghi che crearono un enorme pira per tutte le creature nemiche trovate sul campo, la parte dell'esercito libera dalla cura dei feriti si ritrovò appena fuori dalle porte di Erebor, era pomeriggio inoltrato, quasi sera, quando ciò avvenne.
Furono dette parole in ricordo dei vari morti da tutti i comandanti, capitani o autorità presenti, prima di dare fuoco alle varie pire e raccoglierne le ceneri, o seppellire i propri cari in bare fatte all'occasione, finito questo momento comune, senza nemmeno accordarsi ogni gruppo si riunì tra e con la formazione di tre campi ogni razza decise come meglio voleva festeggiare la vittoria.
Gli uomini si diedero alle danze e alla musica, come se il fracasso prodotto potesse stordire e far dimenticare tutte le fatiche e le paure della battaglia, lasciando solo la gioia di essere sopravvissuti, il vino della città di Esgaroth aiutò in particolar modo a raggiungere questo obbiettivo.
Gli elfi invece si trovarono in disparte a cantare lunghe nenie in ricordo alle imprese passate, dove i draghi volavano numerosi nel cielo e gli eroi camminavano sulla terra. Per una razza antica e dalla vita lunga come la loro, la malinconia del passato era ancora più forte nei momenti del saluto ai propri cari, ma allo stesso tempo era forte la consapevolezza che ognuno di loro avrebbe riabbracciato i propri fratelli nella aule di Mendos.
L'ultimo gruppo era quello composto dai nani, saldi come la roccia, essi si diedero all'alcool e alle danze come gli uomini, ma nel mezzo i giovani maghi notarono che si intrattenevano varie contrattazioni, del tipo che se eri parenti di un morto a cui io dovevo un debito, allora dovevo a te ed alla sua famiglia parte del debito, e se allo stesso tempo io ero partenti di un morto a cui tu dovevi una somma di denaro, allora bisogna mercanteggiare e discutere chi doveva cosa alla famiglia di chi.
Bombur, l'economo della compagnia, provò a spiegare ad Hermione cosa stesse succedendo, ma vuoi l'alcool e vuoi il casino, la strega non riuscì a capire fino in fondo come l'accordo si raggiungesse, tra chi alzava il proprio debito e abbassava quello del morto poi c'erano troppe usanze e motivazioni strettamente culturali per capirle in una sera.
La nottata finì così, con i nani vittoriosi ed Harry finalmente un po' più accettato, almeno dalla gente dei Colli Ferrosi, ma completamente ebbro, tanto che tutti quelli nelle vicinanze si trovarono con barbe e capelli di colori assurdi, dall'arcobaleno alle varie tonalità fluo, che s'illuminavano al buio o che luccicavano ad intermittenza come neon.
Non che gli altri quattro maghi furono da meno, perfino Neville e Luna, finito di sistemare magicamente i feriti più gravi nell'ospedale vennero trascinati da Tauriel e Legolas alla festa, dove, nella loro spensieratezza nata dall'alcool, ravvivarono il gruppo di elfi, anche loro con accorgimenti molto originali ed appariscenti.
Segreti e scoperte
Fu con un gran mal di testa che i cinque maghi si risvegliarono il giorno dopo, così come i nani e gli uomini, salvi furono solo gli elfi che per la loro costituzione sopportarono meglio il vino usato la sera precedente.
E forse sarebbe stato meglio rimanere così, perché una volta fu nota la presenza d'incantesimi per togliere i dolori della sbornia, Ron e Neville dovettero perdere tutta la mattinata a ripetere l'incantesimo sui soldati che si svegliavano, le due ragazze furono esenti perché intente ad aiutare in ospedale, ed Harry perché con Thorin, con parte della compagnia, e Dain, coi suoi più fedeli collaboratori, decisero di effettuare un sopralluogo nelle sale dove Smaug aveva accatastato il suo tesoro.
Mentre all'ingresso della sala si avvertiva solo un leggero fastidio o la necessità di rubare uno sguardo in più al tesoro, più si avanzava più queste sensazioni crescevano, davanti al mucchio di monete e gioielli solo Harry con le sue difese mentali, Thorin per la sua corona e Dain per la sua forza di volontà riuscivano a resistere al richiamo, gli altri si erano fermati molto prima o erano stato fermati dalla magia del mago prima che commettessero una sciocchezza.
Fu deciso di chiamare a raccolta gli altri maghi con Gandalf ed i signori elfici, magari qualcuno avrebbe trovato una soluzione a questo problema.
Quando il consiglio si riunì davanti alla sala del trono ognuno diede il proprio pensiero in merito, alla fine però Neville diede la soluzione che fu considerata migliore: portare fuori il denaro al sole, elemento che sempre ha avuto la meglio sulle presenze oscure, e ammassarlo in mezzo ad un cerchio di alberi, una volta che le piante avessero inziato a rigermogliare allora la corruzione del drago sarebbe stata sconfitta.
Bilbo e Neville con l'aiuto degli elfi furono mandati con questo compito, Luna ed Hermione avrebbero preparato le difese per fare in modo che l'oro non fosse rubato dal cerchio mentre Harry e Gandalf avrebbero trasportato le monete all'esterno.
L'idea era anche mostrare che il tesoro c'era e che sarebbe stato diviso come da contratto con tutti i sopravvissuti alla battaglia.
Il cerchio di alberi fu fatto appena fuori dalla porta, e l'hobbit stupì tutti con le sue conoscenze botaniche e di riti in onore di Yavanna, solo Neville aveva avuto modo di conoscerli direttamente nel sogno con la Valar della natura e ciò fu particolarmente sorprendente finché gli elfi non ricordarono che quelle piccole creature ignorate da tutti erano il frutto dell'opera di Yavanna stessa.
Molti dei nani più anziani o eruditi accorsero quando si sparse la voce che le due maghe stavano iscrivendo un cerchio magico di protezione usando le rune del loro creatore Aulë. Vedere le iscrizioni sulla pietra come durante l'età d'oro di Khazâ Dûm fece commuovere molti dei presenti, e molti altri stavano già pensando a cosa offrire in cambio delle conoscenze mostrate davanti a loro.
Infine fu nell'ammirazione generale che i due stregoni spostarono le monete ed i gioielli, Harry sollevava in aria gruppi di monete e Gandalf, con la sua conoscenza dell'aria ed il potere che aveva su di essa, le dirigeva nel cerchio dove Luna, avendo finito il cerchio organizzava il tesoro, impilandolo e dividendolo per tipo.
L'arrivo delle monete creò una piccola commozione che però si spense subito da sola quando tutti poterono vedere che appena le monete toccavano terra, quest'ultima iniziava a seccare e creparsi, l'erba s'ingialliva e moriva a vista d'occhio, solo le piante persero un po' il lustro nelle foglie ed il tronco ma ressero l'impatto. Era chiaro a tutti che il maleficio del drago era ancora presente nel tesoro ed occorreva avere pazienza.
La collaborazione ed il movimento delle monete continuò fino a quasi la fine dell'enorme ammasso di tesori, quando con un grido sorpreso Harry notò un elemento estraneo, non era un gioiello o un cristallo quello davanti a lui, ma un enorme uovo, appena più grande di quello di uno struzzo che aveva visto anni prima in TV un secondo.
Dato lo sguardo condiviso con il vecchio stregone, i due finirono velocemente le ultime monete e gli ultimi gioielli, poi chiamarono a raccolta nuovamente i rappresentanti di ogni razza e gruppo.
Bastò un momento a tutti per capire cosa avevano davanti a se, il problema era ora capire cosa farci. Il gruppo si divise in due, la maggior parte soprattutto dei nani, degli umani e degli elfi era per la distruzione immediata, Harry ed i suoi compagni erano per la continuazione della vita della bestia, se fossero riusciti a coltivarlo e far crescere un drago benigno sarebbe stato un enorme aiuto contro il male.
Gandalf era stranamente in silenzio, e solo dopo molte richieste decise di parlare "Scusate ma questo è un fatto curioso, non solo per il ritrovamento di un uovo di drago in se, in un era in cui pensavamo Smaug fosse l'ultimo della sue specie, ma anche perché abbiamo un drago votato al bene in questa stessa stanza. Credo poi che prima di decidere cosa fare sarebbe meglio capire con i nostri cinque amici se ci sono cose che possono e vogliono dirci." L'imbarazzo dei maghi rese chiaro a tutti che c'erano segreti molto importanti nascosti a molti nella sala "Non sentitevi sotto esame, non è un semplice fardello da avere il vostro, lo so perché questa notte infatti ho avuto un sogno, dove il vento mi ha parlato, posso solo credere che Manwë ne sia capace, e mi detto queste parole."
"Non temere la strada che sempre ha portato alla rovina, forze nuove agiscono in Arda, il cambiamento e la rinascita arriverà per molti."
"Il sogno finì con l'immagine di cinque foglie cha da due maestosi alberi, quasi ormai morti, volarono fino alla casa di Beorn il muta pelle."
Alle sue parole solo il silenzio continuò, molti erano i pensieri che queste parole avevano suscitato, soprattutto nei signori elfici che avevano capito subito di quali alberi si stesse parlando e che le cinque foglie potevano solo voler dire che i cinque maghi erano in verità cinque Maia venuti come nuovi Istari nel mondo.
Dopo una lunga lotta di sguardi Hermione si decise a parlare, fu con rapimento che i presenti scoprirono di essere stati in battaglia con cinque rappresentanti dei Valar, ognuno dedito ad uno in particolare. Forse i più felici di tutti furono proprio Tauriel e Legolas, che ebbero conferma che la loro relazione coi due maghi non sarebbe stata solo un lungo fugace momento, ma avrebbero potuto condividere appieno la loro vita anche ritornando ad Aman, una volta che sarebbero stati stanchi della Terra di Mezzo.
Tutto combaciava, sia per Thranduil che non aveva più nessun dubbio sull'origine dello sguardo dell'amata di suo figlio o le conoscenze di Neville sulla natura, sia per Thorin e gli altri nani che ora sapevano come mai Hermione avesse tutta quella maestria con le rune, oppure l'abilità nella caccia di Ron e per finire, nessuno ebbe più remore sull'animo di Harry, per essere stato scelto dal giudice dei Valar nessuno metteva in dubbio il suo essere da parte della giustizia.
Alla fine dei discorsi e dei pensieri quindi il consiglio decise di affidare l'uovo ad Harry, l'unico che avrebbe potuto far crescere e controllare il drago al suo interno. Venne infine deciso che la sua presenza sarebbe stato un segreto da riportare al massimo agli altri esponenti del Bianco Consiglio, con la richiesta ancora di Harry affinché tali segreti venissero riportati solo con la presenza dei cinque maghi. Ancora lui non si fidava di Saruman e voleva averlo sott'occhio quando avrebbero parlato.
Per ribadire poi che l'abilità del giovane era sì particolare ma non troppo diversa, tutti e gli altri quattro nello stupore generale dimostrarono di poter mutare le proprie forme, anche se almeno in animali più vicini alla natura ed al tempo odierno.
La compagnia si divide
Il gruppo aveva avuto una sorpresa dopo l'altra ed era ormai sera, fu quindi deciso che quella sera si sarebbe festeggiato un ultima volta prima di mandare a casa ed alle proprie famiglie i vari soldati, il rituale stava già facendo effetto e secondo Bilbo l'indomani mattina la luce dell'alba avrebbe completato l'opera, era in fatti uno dei momenti più magici, quando la luna, le stelle ed il sole potevano illuminare la terra insieme.
La gioia a questa notizia fu offuscata solo dalla notizia che Ron alla fine della battaglia in segreto aveva chiesto ad Hermione di sposarlo, avendo lei risposto sì si decise che ad un anno a quella parte, qui davanti alle porte di Erebor si sarebbe officiato il matrimonio.
I cinque maghi si riunirono tra di loro allora quella sera e parlarono a lungo di cosa era successo e dei progetti di tutti, Ron voleva solo seguire Hermione e proteggerla, magari una squadra di Quiddich sarebbe stata possibile con qualche studio con le rune.
Hermione, una volta aiutati i nani ad Erebor voleva gira il mondo e trovare un posto dove costruire una scuola, magari non Hogwarts, ma un luogo dove la gente si riunisse per discutere come migliorare il mondo.
Luna e Neville avevano deciso di accompagnare gli elfi e provare a far funzionare la storia tra loro, Legolas e Tauriel, magari sistemandosi a Bosco Atro e creando un enclave dove piante rare o animali mai visti sarebbero potuti prosperare.
Harry era quello più indeciso, davanti a se poteva fare qualsiasi cosa, ma sapeva in cuor suo che le storie della sua abilità si sarebbe sparsa rendendo difficile il suo abitare una qualsiasi città, per non parlare poi che ora aveva anche un uovo da far schiudere ed un drago da far crescere. Fu mentre piangeva che riuscì quindi a dire ai suo compagni e amici di una vita che avrebbe accompagnato a casa Bilbo, poi avrebbe girato il mondo e, dopo il matrimonio, avrebbe cercato un posto lontano dove far crescere i primi anni in pace il drago. Si sarebbero rivisti in caso ci fossero notizie importanti o quando sarebbe stato tranquillo a girare con il drago.
Fu con tristezza e malinconia che allora la compagnia decise che quella sarebbe stata la loro ultima sera assieme, l'indomani ognuno avrebbe preso la propria strada e tranne che per il matrimonio ognuno avrebbe iniziato a vivere la propria vita.
La serata fu molto più pacata del giorno prima, tutti erano ancora contenti della vittoria, ma ancora di più del poter tornare dai propri cari e dalle proprie famiglie, ognuno cercò di salutare chi sarebbe partito l'indomani e gli addii furono molti, dimostrando che l'amicizia tra razze così diverse era sempre possibile.
Il giorno dopo ogni gruppo fece i preparativi, anche i feriti più gravi, grazie all'attenzione di Luna, Neville e dei vari medici, furono messi in grado di muoversi e appena Bilbo diede l'ok iniziò l'opera di compensazione per chiunque avesse partecipato alla battaglia, Thorin si dimostrò oltremodo generoso, compensando inoltre tutte le vittime ed i feriti più gravi, per fortuna ed un pizzico di magia nessuno di essi avrebbe avuto alcun tipo di handicap.
Fu un lungo lavoro e forse Bombur sudò più in quella mattina che durante tutta la battaglia, ma alla fine riuscirono a consegnare il dovuto a tutti, anche grazie alla presenza di borse magiche regalate da Hermione e rese utilizzabili solo dal ricevente tramite una goccia di sangue donata. Per evitare che qualche malintenzionato potesse rubarla e usarla per i propri scopi.
A quel punto gli uomini del nord furono i primi a partire, con la promessa che nei suoi giri Harry sarebbe passato nel loro accampamento principale, così da impostare qualche difesa contro i continui attacchi degli orchi o dei troll, uguale richiesta venne fatta ad Hermione e Ron che stando ad Erebor avrebbero potuto organizzare una gita a Dale o Esgaroth con lo stesso obbiettivo.
Bard infatti fece la richiesta assieme al contratto stipulato con qualche gruppo di nani per aiutare a ricostruire la città, inutile ammassare tutto quell'oro per nulla., e poi si mise in marcia per riaccompagnare i suoi uomini a Pontelungo dalle varie famiglie, le sue figlie comprese.
Thranduil, dopo aver ricevuto le famose gemme ed essersi ancora scusato per il trattamento riservato, ritornò al suo reame, con lui vennero Neville e Luna, intenti a programmare assieme a Legolas e Tauriel un'azione contro i ragni giganti che ancora infestavano il bosco.
Il contingente di Imladris, con a capo Elladan ed Elrohir, decise di accompagnare fino alle aule di sire Elrond Bilbo ed Harry, Gandalf invece avrebbe fatto tappa prima Lothlorien con sire Celeborn e poi si sarebbe diretto da Saruman, per capire con lui come fosse possibile che i troll avessero resistito alla luce solare.
Thorin avrebbe iniziato con Ron ed Hermione i primi lavori di recupero della città, il contingente di Dain sarebbe ritornato ai Colli Ferrosi e portato la notizia al resto del popolo di Thorin per iniziare il viaggio verso la loro dimora ancestrale.
Fu quindi in tarda mattinata che Harry, Bilbo e gli elfi si misero in marcia, prima con Il contingente di Bosco Atro, dove soggiornarono la notte, il viaggio sarebbe stato più lungo fino ad Imladris perché i cavalli mal sopportavano il viaggio sul tappeto, anche se con esso fu possibile spostare con facilità i vari feriti e i bagagli di tutti. L'unico meno soddisfatto fu Harry, obbligato ad andare lentamente sul tappeto e non alla solita velocità sulla sua scopa.
Fu durante il viaggio che Harry e Bilbo allacciarono un grande amicizia, e che mise qualche dubbio nella testa del mago, l'anello dell'hobbit sembrava sempre qualcosa di diverso ogni volta che veniva ispezionato di nascosto, come se contenesse qualcosa di più.
Osservando però che non c'erano problemi nell'amico e che entrambi i figli di sire Elrond non notavano alcunché di sbagliato, decise di far tacere i propri dubbi e di osservare prima la situazione.
Nei due giorni di viaggio dopo aver salutato Luna, Neville, Thranduil, che scherzosamente aveva richiesto in futuro un secondo duello, Legolas e Tauriel, il gruppo passò anche dal villaggio di Beorn, che aveva partecipato in segreto alla battaglia con un esercito di orsi, ripulendo gli ultimi mannari rimasti e la maggior parte dei goblin scampati al massacro.
Trovarono l'uomo felicemente accompagnato da tre donne, vedove di villaggi vicini che avevano deciso di vivere con Beorn e la sua gente, il muta pelle non era affatto in pensiero all'idea di avere più mogli. "Meglio tante per ripopolare la mia gente! Sono l'ultimo muta pelle della mia stirpe, ma ancora per poco!" Disse ridendo ai due amici sbigottiti.
Il viaggio poi proseguì tranquillo e quasi noioso, nessuna banda di goblin era presente ai passi, tra l'avventura della compagnia a Goblin Town e la battaglia di Erebor sarebbero passati anni o decenni prima che quelle luride bestie diventassero ancora un problema.
Finalmente il gruppo arrivò a Imladris, dove sire Elrond propose un banchetto per i suoi figli tornati vincitori ed il resto della squadra con i due ospiti. Qui Harry e Bilbo ebbero la fortuna di ammirare la figlia di Elrond, Arwen, detta stella del vespro dal suo popolo, colei che da molti veniva descritta coma la più bella a camminare per la terra dei mortali oggigiorno.
Fu un incontro piacevole, aiutato dall'allegria dei suoi due fratelli gemelli e dalle storie di battaglie epiche, Harry però aveva la testa su altre cose, l'uovo, il cercare una casa e l'anello di Bilbo, non scoccò nulla quella sera se non del semplice interesse, almeno per il mago che non riuscì a decifrare il sorriso enigmatico della giovane donna, ormai di settecento anni. Rimasto però incantato dalla bellezza del luogo e per ringraziare la famiglia di sire Elrond per l'amicizia e ospitalità donata, Harry decise di fare dei doni ai quattro elfi.
Ad entrambi fratelli diede una faretra che avrebbe recuperato le frecce lanciate, nonostante la lontananza una volta andate a segno, un bracciale con rune incastonate in piccole pietre al sovrano di quella terra donò, con le proprietà di difendere la mente da oscure corruzioni. Per dama Arwen un gioiello, tra quelli avuti da Thorin in dono, con al suo interno una serie di rune che avrebbe permesso alla sua famiglia di sentire se fosse stata in pericolo, grazie all'aggiunta di una goccia di sangue da parte dei fratelli e del padre, e sapere poi la sua direzione.
Ciò toccò l'animo di sire Elrond, che dichiarò Harry amico del suo popolo e della sua casa, i due fratelli abbracciarono l'amico fatto in battaglia e promisero che sarebbero corsi in suo aiuto se lo avesse richiesto, infine, per suo grande imbarazzo, un bacio sulla fronte fu l'unico ringraziamento della bella dama.
A qual punto finalmente tutti decisero di ritirarsi, graziando il giovane mago che stava diventando sempre più rosso per i commenti di Bilbo e dei gemelli. Il giorno dopo si misero in viaggio, finalmente dando sfogo all'amore per il volo e la velocità dello stregone.
