Testo storia
'Pensieri'
"Discorsi"
"URLA"
Incantesimi
"Lingua dei serpenti"
Esplorando la Terra di Mezzo
Il resto del viaggio passò a bordo di un tappeto volante, gareggiando con gli uccelli, e anche se Bilbo lo apprezzò tantissimo, soprattutto quando sorvolarono Brea creando grande scompiglio, l'hobbit fu davvero felice quando poté scendere e finalmente rientrare in contatto con il terreno.
La felicità durò poco quando si accorse, ormai davanti al suo buco, che era arrivato proprio mentre si stava per chiudere l'ora in cui sarebbe stato dichiarato morto e messi all'asta tutti i suoi beni.
Per fortuna era riuscito ad arrivare in tempo ed i vicini dovettero ammettere che lui era proprio Bilbo Baggins, e ciò creò non poco dispiacere, soprattutto per i parenti che non vedevano l'ora di arraffare tutta la sua argenteria.
Dopo aver passato il resto della mattinata e l'orario del pranzo a risolvere problemi burocratici, finalmente il Conte della Contea diede il suo benestare, probabilmente si era accorto che rischiava di arrivare tardi per il pranzo a dilungare troppo i discorsi, e Bilbo poté finalmente ospitare Harry in casa sua.
Il pomeriggio dopo il pranzo andò tranquillo, finirono di sistemare e, con qualche aiuto del mago, di proteggere la parte del tesoro donata da Thorin, Harry predispose anche una serie di difese magiche se mai dovesse esserci stato un attacco.
La sera davanti alla cena ed al buon vino, dopo una breve passeggiata a mostrare al giovane le bellezze del luogo, un paradiso per chi come Harry si intendeva di giardinaggio, i due si scambiarono storie della propria giovinezza, almeno le poche felici per lo stregone. A notte fonda, finito di bere entrambi si ritirarono a letto a dormire.
Una bella amicizia era nata tra i due, fu quindi con una vena di tristezza che si salutarono, con Harry che promise di passare entro l'anno per prenderlo e portarlo con se al matrimonio. 'Proprio un bel tipo, ho fatto bene ad impostare quel rilevatore, non vorrei sbagliarmi, ma quell'anello continua a sembrarmi sempre troppo strano.' Con questi pensieri il giovane s'incamminò verso i confini della contea salutando chi aveva avuto modo di conoscere tramite Bilbo.
Una volta che ebbe superato le due guardie annoiate e spaparanzate alla postazione di guardia, tirò fuori dalla sacca la sua scopa ed una mappa. Dopo averla guardata a lungo decise che la prima tappa sarebbe stata ai rifugi oscuri, voleva visitare il famoso porto da cui gli elfi partivano quando lasciavano la Terra di Mezzo e poi vedere se i Monti Azzurri a nord potevano essere un luogo adatto.
Sotto lo sguardo stupito dei guardacontea prese il volo e si diresse a nord ovest verso i Porti Grigi, la terra di Cirdan il carpentiere.
Arrivò nel pomeriggio, perché era deciso a godersi il viaggio, in questa sua prima vacanza in solitaria, e la prima cose che vide fu l'alto faro, all'imbocco del porto, decise a quel punto di atterrare per non spaventare chi abitava quelle mura, ma probabilmente aveva calcolato male la distanza perché al suo arrivo trovò il comitato di benvenuto all'ingresso.
Un elfo più di tutti notò, l'unico ad ora che avesse visto mostrare i segni del tempo, e dai racconti ricevuti capì subito che si trattava di Nowë, famoso come Cirdan il carpentiere, insieme a Galadriel e Celeborn, tra i più vecchi della sua razza a camminare per le terre dei mortali.
Messaggeri dei vari reami elfici ero già giunti con la notizia delle sue prodezze, e quindi non si stupì se alcuni degli elfi in città mostravano segni di timore al suo passaggio, molti però lo accorsero con gioia, per la notizia della grande vittoria sull'oscurità a Erebor.
Harry passò giorni tranquilli, a discutere con Cirdan della storia di Arda, dai Valar e di tutti i libri che la biblioteca comprendeva. In cambio il giovane mago si prese il tempo di aggiungere qualche tocco personale alle difese della città, porto compreso. Alla fine dell'opera l'elfo ne fu estasiato e promise una barca come mai fatte prima per ricambiare.
Quando ormai erano passate tre settimane però decise che era ora di rimettersi in cammino, quello non era il posto giusto per crescere un drago ed i Monti Azzurri a nord erano patria di troppe roccaforti dei nani per non rischiare la convivenza.
Le guerre passate tra loro ed i draghi mettevano a rischio i loro rapporti, sapeva inoltre che alcuni degli abitanti avevano ricevuto voce delle sue prodezze, proprio perché tra loro c'erano i parenti o proprio i sopravvissuti dell'antico regno di Erebor, ansiosi di poter tornare sotto il governo di Thorin. Bastava anche solo un avvistamento da parte di qualche nano con l'ossessione della vendetta o il sogno dei millantati tesori dei draghi per mandare a monte qualsiasi suo piano.
Preparati i suoi bagagli e salutati i pochi amici fatti oltre che il signore della città, prese il volo e si diresse verso est, aveva pensato di visitare Gundabad, e le zone limitrofe ora probabilmente ai minimi storici per numero di orchi, la Cirdan lo aveva sconsigliato. Era una zona dove l'oscurità serpeggiava ancora dopo il dominio del re Stregone di Angmar, era meglio avventurarsi con un esercito ed essere sicuro di aver ripulito ogni anfratto prima di provare ad abitare quelle sale.
Decise di non fermarsi ad Imladris lungo la strada, non sapeva bene cose muoversi davanti ad Arwen ed aveva paura di offendere in qualche modo la figlia di sire Elrond.
Puntò direttamente all'estremo est, aveva avuto una mezza idea di esplorare il desero a sud dell'area di Gondor, oltre l'Harondor, ma poi alla fine aveva pensato che fosse meglio puntare ad una zona montuosa, e quindi ai monti Orocarni, all'estremo est della Terra di Mezzo. Sapeva dalle ultime notizie che lì abitavano ancora quattro delle sette stirpi dei nani e i popoli elfici che mai avevano deciso di lasciare le terre mortali per andare a Valinor.
Harry sperava che però sarebbe riuscito almeno all'estremo oriente a trovare un posto che potesse chiamare casa.
Ci mise quasi una settimana, un tempo record per i viaggiatori dell'epoca, ed ebbe la sua piccola dose di avventure quando in due delle sere in cui si era accampato, la prima volta mentre era a sud di Bosco Atro, per la stanchezza dimenticò di erigere le barriere magiche e subì l'attacco di un folto gruppo di ragni giganti. Una volta passato lo spavento iniziale il risultato fu poco conveniente per i discendenti di Ungoliant, pochi si salvarono dalla spada del giovane mago.
La seconda volta invece decise di soccorrere una banda di nomadi da dei predoni, scoprì quindi che non tutti i popoli degli Esterling servivano l'oscuro signore Sauron, ma che i discendenti del popolo di Bòr ancora vivevano, pur sempre con il rischio di soccombere alle scorrerie dei discendenti dei popoli Esterling fedeli a Morgoth.
Avendo letto della loro storia, Harry decise di aiutarli ed incise, in alcune pietre da legare ai vari carri, delle rune che avrebbero permesso di passare inosservati in mezzo ai nemici o d tenere lontani animali famelici. Da loro in cambio ebbe notizia che ad est avrebbe potuto trovare un enorme lago salato, oltre il dominio degli uomini di Dorwinion, o Vinland come veniva chiamato da alcuni.
Al suo interno avrebbe potuto trovare un arcipelago, nominato Mayzri, e tranne l'isola vulcanica, la più grande ma anche la più pericolosa per le storie di tempi maledetti al suo interno, tutte le altre avevano a malapena postazioni di pesca o piccoli nascondigli di pirati. Poteva essere il luogo perfetto dove stabilirsi per i prossimi mesi.
Fu così che dopo un mese a girovagare per la Terra di Mezzo, Harry giunse nel mare di Rhun, in una delle sue isole, e qui decise di stabilirsi vista la mancanza di segni di vita senziente.
Casa e Noia
Il primo mese sull'isola passò in fretta per Harry, bisognava renderla nascosta dai malintenzionati, quindi come da manuale, scritto da Hermione, decise di renderla non trovabile da mappe o coordinate varie, poi uno schema di rune che avrebbero allontanato chiunque avesse cattive intenzioni e chiunque non fosse uno stregone.
In particolare, usando del sangue raccolto e congelato dopo la battaglia, fece in modo che orchi, goblin e troll non potessero avvicinarsi alla costa, infine rese difficile distinguere la stessa isola da lontano, come un velo di nebbia nascondeva la terra ed i suoi abitanti da chi navigava le acque vicine. Purtroppo non aveva nessuno al momento con cui condividere l'incanto Fidelius e quindi per quello avrebbe dovuto aspettare.
Una volta sicuro delle difese dell'isola rimodellò vicino alla spiaggia settentrionale, quella che gli piaceva di più, la casa che aveva abitato quando era nel villaggio di Beorn. Stessi confort e disposizioni, solo una sala con un ampia piscina in più per la schiusa dell'uovo.
Uovo che resisteva ad ogni sua tecnica e ad ogni consiglio trovato sui vari testi dell'argomento, da qualche giorno ormai l'uovo era non più nella camera creata apposta come descritto dai racconti di chi lavorava nelle riserve, ma sempre con se, un istinto gli diceva che all'animale serviva un'occasione particolare.
Ad oggi l'unico cambiamento era stato quando, mentre si allenava e scambiava un paio di messaggi tramite il suo Patrono, l'animale fatto di luce invece di partire con il messaggio si era avvicinato all'uovo ed era stato risucchiato al suo interno. Lo stupore del giovane non finì quando notò in seguito avvicinandosi, che il colore dell'uovo era cambiato, come delle macchie di candeggina si era scolorito in alcuni punti.
Visto che l'incantesimo era la massima espressione del bene e della luce, e visto che non c'erano stati segnali di conseguenze negative, Harry decise che ogni giorno avrebbe fatto assorbire all'uovo l'incantesimo. E dopo un paio di settimane l'uovo diventò completamente bianco, puro, ma sempre rigido e senza una crepa.
Harry decise di continuare, era diventato per lui un modo di comunicare, sia le parole che i sentimenti, la sua voglia di famiglia, la ricerca di un posto da chiamare casa e la forza di combattere contro l'oscurità per le persone ritenute care. Si sentiva come un padre che cercava d'insegnare al figlio come bisognasse vivere.
E con questa routine un altro mese era passato sull'isola, troppa calma portò però il giovane mago ad essere incuriosito dalle storie e dalle voci che giravano riguardo all'isola maggiore, Tol Sûlereb per gli elfi o Egil Dorn per gli esterling.
Capito poi che la maggior parte della vita su quell'isola si svolgeva di notte, decise di dirigersi proprio al calare della sera, tra la luna nuova nel cielo ed il suo dono d'invisibilità nessuno notò il suo arrivo.
Lui però venne sorpreso dalla quantità di gente e razze presenti, molti degli uomini e le donne avevano lineamenti asiatici o arabi, alcuni poi erano vestiti come maghi del suo mondo, anche se non traspariva che una piccola dose di magia da loro, poco più che Squib avrebbero detto i suoi conterranei.
Gli altri presenti erano Orchi, goblin e qualcosa simile ad un incrocio tra troll ed un uomo, ma il peggio era la presenza di un essere simile ad un dissennatore, anche se meno pronunciata. Tutti insieme creavano una folla che il giovane mago avrebbe evitato volentieri, ma la curiosità lo spinse ad ascoltare per quale motivo si stessero incontrando.
E quello che scoprì gli fece accapponare la pelle, davanti a lui si era ritrovata un'intera società segreta dedita al culti di un certo –Dio delle Pianure- anche se dai discorsi fatti si capiva fosse uno pseudonimo di Sauron, l'intento era assoggettare i popoli nomadi degli esterling e formare un esercito al servizio del signore oscuro. Avevano appena confermato anche dei piani per rapire la principessa del regno di Vinland e costringere così il re ad allearsi con loro contro i regni nanici di Erebor e dei Colli Ferrosi.
'A quanto pare la batosta subita e la perdita di Azog con il suo intero esercito sta costringendo il nemico a delle mosse disperate!' Penso Harry.
Inoltre in quella sera di luna nuova, senza stelle, quando l'oscurità è piena sulla terra avrebbero officiato un rito alla presenza di tutti i capitani e tenenti della società, stipulando poi un'alleanza con il culto Della Lunga Notte, presente nel deserto tra Bosco Atro ed il mare di Rhun.
'Quindi questa notte tutti i massimi esponenti delle dei due culti di Sauron si riuniscono qui, è un occasione più unica che rara, devo inventarmi qualcosa …' Iniziò a pensare Harry mentre la sala si riempiva degli ultimi arrivati.
'Ah, è Ron alla fine quello delle tattiche e delle strategie, e senza Hermione qui non ho idea se esiste un incantesimo più adatto. Tanto sono in una stanza chiusa, un sotterraneo con un unico ingresso e loro sono tutti intorno all'altare. Direi che posso solo fare piazza pulita, meglio bruciare la stanza intera, non voglio che per sbaglio si salvi qualche marchingegno oscuro o peggio.' Il mago aveva deciso.
Mentre il simil dissennatore pronunciava le parole del rito nella lingua di Mordor, Harry decise di rendersi visibile, suscitando la sorpresa di tutti. Nessuno pero fece in tempo a chiedere ad alta voce chi fosse e cosa ci facessi lì, il mago semplicemente disse "Grazie per esservi riuniti, non dite nulla, di discorsi da super cattivi ne ho sentiti abbastanza stasera." Dopo di che urlò "Fiendfyre!" e la stanza si trasformò in un inferno di fiamme e mostri di fuoco.
Poco ci mise l'incantesimo a ripulire la stanza, ma l'urlo straziante dello spettro ed il veleno nelle parole di chi morì quella sera resero interminabili quei pochi minuti, per fortuna alla fine finì ed il silenzio tornò nella sala.
Stava quasi per uscire quando un pensiero e il tremolio dell'uovo lo costrinse a fermarsi, seguendo quindi i suoi istinti posò l'uovo al centro della stanza dove ancora il calore del fuoco magico era presente e capì proprio cosa mancava: Fuoco Magico, come quello di drago.
Il guscio infatti, pur rimanendo bianco come la neve stava continuamente assorbendo il calore, Harry decise quindi di riutilizzare l'incantesimo e creare un serpente di fuoco attorno all'uovo. Avrebbe continuato affascinato ad osservare il fenomeno, quando sentì che dalle scale fuori dalla stanza proveniva il rumore di molti piedi, tra cui calzari di guerra credeva di sentire.
Decise quindi di lasciare la stanza e di risolvere la rogna, davanti a se, quando aprì la porta di scatto trovò un paio di orchi ed esterling armati, una donna asiatica, una donna del nord, un comandante orco ed un mezzo troll.
Sorpresi dalla sua entrata rimasero inizialmente in silenzio, ma subito l'orco con il mezzo troll e le varie guardi si lanciò all'assalto, peccato che a riceverli furono una serie di ben mirati "Diffindo!", il risultato furono una serie di teste rotolanti sul terreno, le due donne capirono la mal parata e cercarono di allontanarsi, ma caddero a terra prive di sensi pochi passi dopo.
Giratosi a controllare che il drago stava ancora assorbendo il calore della fiamma, Harry pensò 'Cosa faccio ora?'
La fine delle vacanze
Harry decise che se doveva aspettare che l'uovo finisse di scaldarsi, doveva rendere produttivo il suo tempo, così incenerì i cadaveri di chi lo aveva attaccato poco fa, legò le due donne che aveva fatto svenire e, dopo aver reso la stanza chiusa a chiunque tranne che a lui o qualcuno di egualmente forte magicamente, ispezionò il palazzo da cima a fondo mettendo fuori gioco tutti i suoi abitanti.
Arrivato nelle prigioni perdette quasi due ore a liberare e mettere in condizione di camminare chi vi ci aveva trovato. Per fortuna però i sopravvissuti era quasi tutti dello stesso gruppo ed erano freschi di cattura, qualcosa a che fare coi festeggiamenti per dopo il rituale di stanotte. Aiutato quindi da chi era ancora in forze, riuscirono tutti ad arrivare alla banchina dove grazie alla nave requisita poté mettere in libertà tutti i prigionieri.
Lasciò il capo carovana con la promessa che avrebbe discusso dei suoi di prigionieri agli ufficiali del regno di Vinland, lui avrebbe portato con questi le prove di quanto stessero tramando, appena avrebbe finito di interrogarli.
Deciso quindi a smascherare chi altro facesse parte delle due sette, Harry prese coraggio e usò uno dei tre incantesimi che meno aveva piacere ad usare, bisbigliando "Legilimens" riuscì a carpire i nomi dei vari sicari, traditori e delle varie spie nel regno vicino.
Per quanto riguarda i piani contro le varie stirpi di nani degli Orocarni o contro le tribù degli elfi vicini, avrebbe mandato un messaggio a Thorin tramite Ron, i canali ufficiali avrebbero avuto più successo che i racconti di un umano qualsiasi.
Mandato quindi un messaggio ai suoi amici di Erebor, Harry dosò tutti i suoi prigionieri con qualche goccia di troppo di Veritaserum, non abbastanza da farli morire ma giusto quello che serviva a distruggere in loro la capacità di mentire per il resto dei loro giorni.
Ritirò l'uovo che continuava a tremare e di corsa portò tramite tappeto volante portò i vari prigionieri, arrivando assieme alla barca dei sopravvissuti, era ormai l'alba, consegnò a loro quindi i vari prigionieri da interrogare, con un foglio che avrebbe spiegato quali domande chiedere per capire con chi avevano a che fare. Senza poi fermarsi ad accettare i vari ringraziamenti ripartì lasciando sbigottiti i pescatori, i guardiani del porto e tutti i presenzi sulla banchina.
Sapeva che sarebbe stato meglio rimanere a spiegare la situazione, ma non voleva rischiare di far schiudere l'uovo in una città di umani, doveva precipitarsi a casa il prima possibile! Riuscì ad appoggiarlo sul piano in pietra creato apposta e questi iniziò a creparsi, la temperatura della stanza si alzò considerevolmente e nel giro di pochi attimi con un colpo secco parte del guscio si spezzò completamente.
Prima uscì il muso, allungato e che ricordava molto Smaug, poi piano piano, con qualche goffo movimento il resto del corpo di palesò. Harry non riusciva staccare gli occhi dallo spettacolo davanti a sé, il drago, o viverna visto che le ali erano unite alle zampe anteriori, era di un bianco purissimo, come la neve a Natale.
Gli occhi erano d'oro, come la luce più sacra, non con il luccichio delle monete o dei gioielli. Era lunga dal muso alla coda circa un metro e le ali avevano un apertura di poco meno il doppio.
Ancora fu sorprendente fu la voce che sentì nella sua testa, a dispetto di qualsiasi runa di protezione o difesa mentale, era chiaramente femminile e con una dolcezza da commuovere, "PAPA'!" Urlò la voce quando lo sguardo del drago incontrò due occhi verde smeraldo.
Harry rimase pietrificato, e riuscì a riprendersi solo quando il drago, nel venirgli incontro, decise di saltargli addosso.
Furono giorni complicati, avere l'equivalente di un bambino della testa era complicato, la questione della privacy totalmente inesistente, e doveva girare parecchio per preparare i pasti della sua figliola.
La cosa più difficile divenne però darle un nome, qualsiasi nome elfico sembrava non piacerle per niente, nomi da nano furono vietati quando anche solo aveva iniziato a formulare il pensiero, e molti dei nomi degli uomini sembravano troppo banali, 'Non posso mica accontentarmi!' fu il pensiero ben accettato.
Alla fine decise che venendo lui da un altro mondo avrebbe proposto nomi della sua cultura, il primo alla fine fu sufficiente, la viverna si sarebbe chiamata "Nives". Come la neve che ricordavano le sue scaglie.
La piccola, dopo aver capito il significato della parola e cosa rappresentasse, ne fu entusiasta, tanto che continuava a ripeterlo mentalmente.
Fu così che per i restanti otto mesi, il giovane mago provò l'ebbrezza di essere padre, di una creatura che ogni mese si allungava sempre di più e che prima dello scadere di un anno e mezzo, al massimo due secondo tutti i libri, dalla schiusa avrebbe continuato a crescere.
Fu una delle notti passata con lei a godersi il vento fresco sulla spiaggia, durante la caduta di alcune stelle cadenti, che successe un fatto curioso: dal cielo una stella sembrava cadere verso di loro. Dopo il primo momento in cui entrambi pensarono 'Impossibile!', Harry ebbe giusto un momento per creare davanti ad essi uno scudo magico, e poi un boato.
Quando i due si ripresero scoprirono che le difese magiche avevano retto a malapena e che vicino a loro c'era un cratere con una pietra luminosa, come un pezzo di sole. Harry incuriosito la colse ed era quasi calda, e pulsante d'energia.
Passò un paio di mesi a studiare la gemma, incuriosito e frustrato dai continui insuccessi a capire cosa fosse, finché, quasi per caso scoprì un metodo per utilizzare la gemma e capì di avere il regalo perfetto per i due amici in attesa delle nozze. Ci volle quasi un mese ma alla fine aveva tutto pronto, lo stesso mese che concluse la sua vacanza, era ora di tornare ad Erebor.
Era una mattina quando Harry decise che era ora di mettersi in cammino verso Erebor,aveva finito ilregalo la notte prima ed inoltre sarebbe dovuto passare a trovare Bilbo, avevano concordato mesi prima di andare insieme al matrimonio.
Decise quindi di svegliare Nives, che da brava draghessa dormiva sempre fino a tarda mattinata ed era sempre lui a svegliare lei, il contrario accadeva soltanto quando lui rimaneva alzato a studiare qualche libro fino a tardi e quindi la fame di lei vinceva sulla sua pigrizia.
"Avanti dormigliona, finalmente è arrivato il grande giorno, si parte per la nostra prima avventura!" Disse Harry una volta sceso dalla scaletta interna di casa.
Per Nives infatti era diventato impossibile dormire con Harry nel letto, per grande dispiacere del giovane drago, quelle furono settimane difficili, finché il mago non si decise ad insegnarle come diventare Animagus, ma all'inverso, non che sapesse se era possibile riuscirci, ma diede una direzione al drago verso cui spingersi.
La casa quindi era collegata alla sala sotterranea sia da un sentiero che portava all'esterno, sia da una scaletta interna. Ormai Nives però usava solo il vialetto esterno, perché era arrivata a misurare in lunghezza quasi quaranta metri, con un apertura alare di settanta metri.
Quando per la prima volta si accorse che poteva ferire Harry data la sua stazza ebbe quasi una crisi, risolta soltanto quando Harry dimostrò che poteva diventare enorme anche lui, per quasi due settimane decise di vivere e dormire in dorma di drago, facendo così tranquillizzare la più piccola.
Il giorno della partenza poi sarebbe stato l'ultimo test sul volo per Nives, mai si era spinta al di fuori dell'arcipelago, e sempre sotto incantesimo di invisibilità per evitare sospetti dei pescatori e pirati. L'unico momento in cui avevano rischiato di essere scoperti fu quando una delegazione di Vinland riuscì consegnare un messaggio di ringraziamento da parte dei vari sovrani, per le informazioni avute dopo l'attacco al tempio oscuro.
Dopo vari mesi infatti, passati inutilmente a cercare di rintracciare l'enigmatico salvatore, Hermione, su richiesta di Thorin, concordò un incontro in mare aperto tra i vari rappresentanti ed Harry. Fu per fortuna una breve cerimonia, troppo pomposa per i suoi gusti, ed era quasi morto dalla noia quando notò un enorme ombra sotto la nave. Riuscì a fermare in tempo il drago prima che qualcun altro se ne accorgesse, ed a convincere mentalmente Nives a tornare a casa e ad aspettarlo con la cena, quel giorno fu quello in cui rischiarono di più.
Finite le preparazioni intanto, il giovane mago saltò in groppa al drago bianco, che con un poderoso battito di si alzò nel cielo e prese il volo in direzione ovest, prima tappa: la Contea.
Rimanere senza parole
Fu un viaggio molto breve, grazie alle portentose ali di Nives, in una giornata riuscirono infatti ad arrivare appena prima della città di Brea, forse molto aveva aiutato l'entusiasmo di poter vedere paesaggi nuovi per la giovane viverna.
Decisero quindi di riposarsi nascosti tra le Colle Vento fuori dalla città, al sicuro con qualche runa per poter riposare senza essere disturbati da malintenzionati o animali notturni, non che quest'ultimi potessero avvicinarsi, la sola presenza di Nives faceva fuggire la selvaggina e qualsiasi predatore.
Il giorno dopo Nives dimostrò l'unica capacità che le lezioni di Animagus aveva portato a galla in lei, il drago imponente di quasi quaranta metri in lunghezza si rimpicciolì fino a misurare un semplice metro, peccato solo che questa capacità potesse tenerla attiva solo quando si concentrava, altrimenti avrebbe continuato a dormire con "Il suo Harry!", come lo chiamava telepaticamente.
Tale fu lo stupore quando atterrarono davanti ai guardacontea che i due poveri hobbit lo lasciarono entrare senza nemmeno alzarsi dalle loro sedie, solo quando il mago aveva salutato ed era già in paese i due capirono cosa fosse successo e cosa aveva con se lo straniero.
Subito i due decisero di correre alla casa del vecchio Tuk per fare rapporto, andarono così di fretta che si dimenticarono di avvertire che l'ingresso era incustodito, ma davanti ad un drago, per quanto piccolo potesse essere, qualche disattenzione era prevedibile.
Nulla stupì Harry, ne gli sguardi sbigottiti di chi incontrava lungo la strada, ne le urla ed i gridolii strozzati di chi riconosceva cosa portasse in braccio, come un qualsiasi gatto domestico.
Non si stupì nemmeno che il suo amico, sentita la confusione decidesse di uscire a veder cosa succedeva davanti alla sua bella tana.
"Buongiorno signor Baggins, pronto per il viaggio?" Chiese Harry, quasi divertito da tutto il casino, "Ah, ti presento Nives, come puoi vedere sono riuscito a schiudere l'uovo!" finì divertito dallo shock che la faccia di Bilbo mostrava.
Quando finalmente i suoi neuroni ricominciarono a funzionare subito rispose "Barzul! Harry, sei così spensierato che nessuno potrebbe mai pensare tu abbia un drago in braccio!" Bilbo aveva ancora l'abitudine di imprecare come un nano, un anno lontano non era riuscito a togliergli questo vizio.
"Vieni dentro però che io possa accogliere entrambi i miei ospiti come meritano, anche perché i vicini potrebbero avere una crisi di nervi ad averti qui fuori!" Concluse con il sorriso.
La mattina proseguì tranquilla quindi con chiacchiere ed un bicchiere di vino tra i due amici, molto Harry aveva da raccontare ed a Bilbo un po' di tempo serviva per preparare lo zaino per il viaggio, inoltre il pranzo di Nives andava alla grande, tutto finì quando il vecchio Tuk con un gruppo male armato di fanti ed arcieri arrivò per chiedere cosa stesse succedendo.
All'inizio non aiutò che la viverna, indispettita da questi esseri che avevano deciso di rovinare il momento al suo Harry con un amico, decise di dar fuoco a tutti i cappelli con la piuma delle guardie, le stesse che vedendo l'attacco se la diedero a gambe levate.
Trovatosi da solo il conte abbassò i toni e ciò facilitò la spiegazione con una triplice promessa di lasciare la contea entro il primo pomeriggio, sistemata la faccenda la situazione migliorò poi perché Harry decise di scusarsi per i cappelli e pagò profumatamente la perdita a tutti i soldati.
Il vecchio comandante decise allora che, per ripagare parte di quella somma per lui troppo grande, doveva assolutamente donare qualcosa in cambio e guardando il drago decise di regalargli il maiale più grosso che aveva. Nives fu felicissima del regalo, arrivando anche a lasciarsi accarezzare dal vecchio hobbit, creando un immagine assurda di un Hobbit seduto su una sedia di vimini con un drago sulle ginocchia a godersi l'aria fresca dopo pranzo.
'Spero che Hermione sia riuscita a ricreare un pensatoio, perché questo momento merita una foto!' Pensò Harry mentre aspettava che Bilbo finisse di preparare le sue cose.
Era giusto il primo pomeriggio quando, quasi a malincuore, Nives dovette salutare il suo nuovo amico, che questa volta chiese la promessa di averli come ospiti quando sarebbero tornati con Bilbo. Questa volta mentre uscivano dal paese non ci furono problemi, se il vecchio Tuk non ne aveva, nessuno poteva lamentarsi.
I tre arrivarono appena oltre la curva dopo la stazione di controllo e decisero che potevano iniziare a volare, Bilbo pensava avrebbero usato la scopa o il tappeto come l'anno prima, ma invece Harry decise che un'ultima sorpresa al giovane Hobbit non guastava. Tra le risa del giovane mago e la mascella slogata a forza di boccheggiare come un pesce, Nives riprese le sue dimensioni naturali, e intimò ai due di salirle in groppa.
Bilbo riprese possesso delle sue facoltà mentali quando ormai erano sopra le montagne nebbiose, ed Harry se ne accorse solo perché si sentì chiedere "Ma perché non ci siamo fermati ad Imladris?" dall'hobbit.
Quasi imbarazzato, anche perché Nives aveva notato che il volto di un elfa era comparso nella mente di Harry come un fulmine al nominare la città, il giovane mago provò a rispondere "Pensavo fosse meglio arrivare prima e dare una mano con i preparativi … E poi sire Elrond magari è già in viaggio … E poi non vorrei spaventare o mettere in difficoltà il suo popolo …"
"Ah!" Esclamò Bilbo, prima di dire "E tutto questo non a che vedere con una certa bella dama che hai avuto il piacere d'incontrare l'anno scorso, vero?" Concluse le sue parole ridendo come un matto alle spese del mago.
"Immagino sia il tuo modo di vendicarti, quindi eviterò di risponderti!" Disse Harry mettendo fine alla discussione.
"Certo certo … farò finta di nulla …" Bisbiglio l'hobbit, anche se sapeva che il mago lo avrebbe sentito comunque.
'Qualcosa non torna, devo discutere con l'amico Bilbo chi è questa dama che gironzola attorno al mio Harry, credo di potermi fidare, non sembra un bugiardo, e io devo poter difendere il mio Harry dalle grinfie delle streghe cattive!'
Nives aveva iniziato negli ultimi due mesi a leggere parecchi libri, soprattutto molti romanzi d'amore che Hermione aveva comunque deciso di copiare e donare a tutti i suoi compagni. Harry non fu felice della cosa, ma ormai il danno era fatto e non pensava che ci sarebbero stati grandi problemi, al massimo la viverna avrebbe perso più tempo del solito a leggere che studiare, ma non aveva notato niente del genere …
Peccato che in quel momento fosse distratto tra i suoi pensieri, e non notò quindi cosa Nives pensava di fare, altrimenti invece che preoccuparsi di cosa provava per la bella dama elfica, avrebbe cercato di capire cosa le stesse passando per la testa, grande com'era, era comunque in un'età simile all'adolescenza umana, con molti dei casini che nascono in quegli anni.
Fu quindi uno stregone molto pensieroso ed un hobbit sotto interrogatorio mentale da parte di un drago, una cosa decisamente stressante, che arrivarono all'inizio di Bosco Atro. Decisero di fermarsi sulla sponda del lago, anche Bilbo ora voleva godersi lo shock di arrivare con un drago al seguito, e ci mise poco ad essere convinto ad avvicinarsi non visti il più possibile alla città di Erebor.
