Testo storia

'Pensieri'

"Discorsi"

"URLA"

Incantesimi

"Lingua dei serpenti"


Inganni e disprezzo

Fu una proficua settimana per Saruman, quella in cui iniziarono ad arrivare i vari rappresentati dei Popoli Liberi, già da tempo aveva deciso di manipolare a suo discrezioni molte delle politiche degli uomini e dei nani, i primi ad arrivare. Solo l'ultimo giorno dovette moderare i suoi discorsi, i rappresentati degli elfi erano gli unici con cui doveva stare attento per la loro resistenza alle sue parole.

Le attività a Mordor avevano creato delle apprensioni in molti e lui era riuscito a dimostrarsi come figura di riferimento per convogliare della azioni, sì volte a combattere questa nuova minaccia ma anche a nascondere le mire espansionistiche. Solo lui con la sua conoscenza ed esperienza poteva creare una nuova età dell'oro.

Molti dei suoi piani stano già iniziando i loro corsi e l'unica cosa che gli rimaneva, oltre ad aspettare che arrivassero i primi frutti, era aspettare che i suoi fedeli servitori trovassero notizie dell'Unico Anello, una volta nelle sue mani l'artefatto sarebbe servito da ricettacolo del potere per spodestare Sauron e installare lui come somma guida di tutti i popoli e razze della Terra di Mezzo.

Gli ospiti erano stati accolti nel parco all'ingresso della torre, tra i maestosi alberi che ne adornavano i terreni, e fu proprio lì che ebbe modo d'incontrare la sera prima dell'ultimo giorno concordato i famosi cinque –maghi- di cui tanto aveva sentito parlare.

'Ammetto che sono proprio curioso di sapere quali trucchi hanno usato per far diffondere queste dicerie, soprattutto una esagerata come quella di un ragazzo capace di diventare un drago, quali erbe si sarà fumato Olorin per non distinguere più le illusioni di alcuni prestigiatori? Dovrebbe smettere di usare quella roba, soprattutto se non la sa reggere …' Pensava il bianco stregone, con lo sguardo velato già in partenza dell'arroganza e dalle menzogne che Sauron aveva detto lui tramite delle visioni.

Infatti, all'insaputa del Bianco Consiglio, egli aveva fatto uso molte volte del palantir presente ancora nella sua torre, continuando a scrutare le terre mortali fino a posare lo sguardo sul Monte Fato e lentamente cadere negli inganno del luogotenente di Morgoth. Sauron era infatti famoso per le sue trame ed i suoi inganni, ma l'arroganza di Saruman era cresciuta talmente tanto da disdegnare gli ammonimenti passati.

Lo stregone bianco chiamò a se qualche inserviente quindi e s'incamminò verso l'ingresso di Isengard, dove stavano arrivando a detta delle sue sentinelle gli ospiti di riguardo. Sfoggiando il suo portamento più regale, lo stregone aspettò gli ospiti pensando 'Metterò subito in riga questi fattucchieri e illusionisti, così che domani, appena avrò smascherato i loro trucchi, potremo portare argomenti più importanti a consiglio, non voglio perdere un'occasione come questa di avere vicino l'orecchio di tutti e regni e di tutte le razze.'

Li vide arrivare a piedi, cinque maghi con Gandalf al seguito, cinque ragazzini senza aurea o portamento, certo vestiti bene e certo le due fanciulle erano piacevole allo sguardo, ma subito pensò 'Cosa ci trova in loro Gandalf? Cosa mi sta nascondendo?'.

Saruman infatti aveva sempre nascosto la gelosia nei confronti del suo grigio compagno Istari, 'Galadriel aveva votato per lui alla scelta di chi eleggere capo del Bianco Consiglio, lui solo poteva essergli rivale tra i cinque inviati dai Valar, non di sicuro Radagast con tutti i funghi allucinogeni che mangiava o due stregoni blu, persi tra i popoli a sud-est, probabilmente morti.' Questi pensieri continuavano a frullargli in mente, stava pian piano diventando un'ossessione, 'Prima o poi dovrò averlo sotto il mio comando o dovrò sbarazzarmi di lui!' e dopo aver nascosto dietro la sua solita maschera d'indifferenza questi pensieri si avvicinò al grigio viandante, disdegnando completamente i cinque maghi e accennando un velato sorriso, come una piccola grazia, disse "Benvenuto Gandalf, a te e a chi t'accompagna,spero tu abbia fatto buon viaggio."

Gandalf non fece in tempo a rispondere che Saruman lo prese per il braccio e si diresse verso la torre, dove li aspettavano gli altri ospiti, i cinque maghi non ebbero il tempo di dire alcunché e subito vennero ignorati ed abbandonati.

"Direi che questo la dice lunga sul nostro padrone di casa." Disse sottovoce Neville.

"Penso proprio che le cose siano peggio di quello che pensavo!" Aggiunse Harry.

"Già!" disse Luna "Credo proprio che l'incontro di domani rivelerà molte sorprese, non belle ma con opportunità inaspettate."

"E direi che abbiamo fatto bene a venire solo noi cinque, se fossimo arrivati coi nostri alleati, non avremmo mai avuto la possibilità di vedere davvero cosa questo stregone pensa di noi." Con le parole di Ron i cinque di misero in cammino e arrivarono alla torre stando sempre una ventina di passi dietro ai due Istari.

Superati gli alberi icinque maghi poterono ammirare per bene il prodigio chiamato Orthanc, una torre nera alta quasi trecento metri, levigata e intagliata da una singola enorme roccia, immersa in un paradiso di alberi e parchi. L'atmosfera era solenne e richiamava l'attenzione sul potere ed il rispetto che l'occupante aveva.

Neville e Luna continuavano però ad essere più interessati dalla foresta vicina, Fangor, soprattutto il mago perché aveva avvertito la presenza di creature benedette da Yavanna tra gli alberi e non vedeva l'ora di visitare gli alberi con Tauriel, in visita con Legolas come rappresentanti del Reame Boscoso.

Luna pure era interessata, anche se da come ne parlava, a lei andava bene qualsiasi posto dove avrebbe potuto avere del tempo da stare sola con Legolas, non ne poteva più delle lezioni che Thranduil le stava facendo impartire come futura sposa del principe.

Arrivati quindi allo spiazzo davanti all'ingresso della torre, furono fermati da un servitore che, in modo decisamente brusco, li diresse ad uno spiazzo tra gli alberi e disse loro di accamparsi lì, la torre era solo per i due Istari ed i vari inservienti.

I cinque sospirarono e montarono le loro cinque tende, attirando su di se gli sguardi sprezzanti dei vari valletti, i loro giacigli infatti erano da fuori decisamente deludenti e piccoli rispetto alle enormi tende dei vari rappresentanti.

Gli unici che guardavano con nostalgia e desiderio le cinque tende erano i rappresentanti dei vari popoli alleati ai maghi, loro sapevano bene i lusso che voleva dire vivere in una delle cinque tende e avrebbero fatto carte false per farsi un bagno al loro interno prima di ritirarsi su un vero letto.

Peccato per loro, si era deciso di arrivare senza dimostrare collegamenti o alleanze e senza dimostrare i portenti della loro magia, non prima dell'incontro coi vari rappresentati l'indomani mattina.

Dopo una breve cena servita dai servitori della torre, che ampiamente dimostrarono la divisione di classe tra i gruppi nobili ed i cinque giovani, ognuno si ritirò nella propria tenda e si mise a dormire.


Sorpresa al consiglio dei Popoli Liberi

Il mattino del consiglio tutti i rappresentanti furono fatti accomodare nella sala principale al primo piano della torre, i cinque maghi furono fatti rimanere in piedi fuori dalle porti, pronti per essere chiamati qualora fosse arrivato il loro turno per discute coi vari rappresentanti o i due Istari.

Solo i lievi movimenti del capo di Neville e Luna fermarono gli elfi del Reame Boscoso da ribellarsi alla decisione imposta sui loro alleati, e quindi i cinque maghi si trovarono in attesa fuori dalle porte, come qualsiasi questuante.

Così passò la prima ora, mentre provenire dall'interno si sentivano le chiacchiere allegre dei vari rappresentanti che venivano accolti dal padrone di casa e all'esterno solo il silenzio e piccole risa di disprezzo accompagnavo i cinque giovani. Quando alla prima ora si aggiunse anche la seconda, e ancora nulla era stato fatto, Ron fu il primo a perdere la pazienza.

Si diresse verso la porta della sala e verso le guardie a protezione della stessa, le quali abbassarono le lance al suo arrivo e gli intimarono di fermarsi, erano uomini robusti, ma davanti a loro non c'era un semplice giovane, ma un veterano di due guerre. I quattro soldati avvertirono subito, quando al giovane affilò lo sguardo che non sarebbe stato facile controllarlo, ma ormai avevano assunto una posizione di difesa e rilassarsi o lasciarlo passare sarebbe stato un colpo al loro orgoglio.

L'attimo di esitazione fu però un errore, perché il giovane con l'aiuto di Neville, accorso subito dopo, mise ko le guardie e insieme ai suoi compagni spalancò violentemente le porte, azzittendo quelli che stavano parlando all'interno della sala.

"È questa l'ospitalità dei Popoli Liberi e del famoso Saruman? Così accogliete gli ospiti a Isengard?" Tuonò la voce di Ron nel momento di silenzio.

"Che modi sono questi? Sono davvero tuoi amici questi maleducati giovani Gandalf?" Rispose Saruman senza neanche guardare i cinque ma rivolgendosi al grigio stregone.

Il quale non ebbe modo di rispondere, perché Legolas decise che in quel momento ne aveva avuto abbastanza e decise di alzarsi andando ad accogliere la sua fidanzata dicendo "Certo che no, almeno per noi elfi del Reame Boscoso, soprattutto quando poi si accoglie la mia futura sposa!" e nel silenzio stupefatto baciò dolcemente Luna.

A sua volta Balin decise di dire "Neanche il regno di Erebor approva tale comportamento, soprattutto per gli eroi della battaglia contro Azog il Profanatore, definiti Amici del popolo di Durin dal Re sotto la Montagna Thorin Scudodiquercia."

Per completare l'opera, Galdriel per Lothorien, Elrond per Imladris e Halbarad per i Dunedain del nord espressero pubblicamente il loro appoggio ai cinque maghi, chiedendo come mai i loro alleati erano stati fatti aspettare fuori dalla porta proprio quando con loro si sarebbe dovuto discutere.

Saruman fu preso in contropiede dall'alleanza che si era formata da tutti i sostenitori dei cinque maghi, e capì subito che i rappresentati di Gondor o di Rohan non sarebbero mai intervenuti prima di capire bene la posta in gioca e le dinamiche tra i vari gruppi.

Decise quindi di fare buon viso a cattiva sorte e alzatosi in piedi si scusò dicendo "Chiedo il perdono di tutti i rappresentanti presenti, ma solo dalle storie e dai pettegolezzi arrivati credevo di avere davanti a me solo cinque illusionisti o abili truffatori."

'Non è per niente una scusa che accetterei normalmente ma per ora me la farò andar bene' pensò Ron che subito rispose "Scusa accettate, quali sono i nostri posti?"

Dal silenzio il giovane capì che non era stata preparata nemmeno una postazione per il suo gruppo e con un sorriso decise di iniziare lo spettacolo, con un movimento della sua bacchetta, cinque comode poltrone comparirono davanti agli occhi di tutti e fornirono un comodo scranno dove sedersi.

Questa volta lo sbalordimento fu più profondo ed anche Sarumon istintivamente capì che c'era qualcosa che non quadrava, non capendo come fosse possibile un tale prodigio.

Fu il rappresentante di Rohan a spezzare il silenzio, "Sembra quindi che alcuni dei, come è stato detto, –Pettegolezzi- siano veri quindi…" tra tutti i presenti erano i meno felici del continuo immischiarsi di Saruman nei loro affari e quindi decise di prednersi una piccola vendetta contro il bianco stregone, che però non rispose alla provocazione, ancora era immerso nei suoi pensieri, nel cercare di capire come avesse fatto qual giovane a far materializzare delle poltrone dal nulla.

'Non è un illusione, non c'era nulla prima ed ho sentito come un movimento nella magia della torre, ma come ha fatto?' Continuava a pensare il vecchio Istari.

"Bene!" Riprese la parola Ron che chiese alla folla riunita "Avete quindi domande o perplessità particolari o possiamo provare a raccontare chi siamo prima?"

Galadriel prese quindi la parola prima che il padrone di casa potesse esprimersi, e rispose "Raccontate pure prima, se avremo domande le faremo alla fine quando avremo un'idea più chiara." Solo chi la conosceva capì che quel luccichio nello sguardo della dama stava a significare il divertimento che sentiva nel partecipare a questa burla contro Saruman.

Il gruppo perse quindi un'ora a descrivere in maniera sintetica e senza entrare troppo nei dettaglia come erano giunti alla Terra di Mezzo, del fatto che fossero cinque stregoni e muta pelle e che avevano intenzione di stabilirsi in vari punti del mondo per seguire le proprie passioni.

Quando poi iniziarono a rispondere alle domande diedero una semplice descrizione delle loro abilità, Hermione ed il suo studio delle rune, Ron e l'abilità nella caccia, Neville con la botanica, Luna nelle pozioni e gli animali, quando infine fu il turno di Harry lui si presentò così "Guerriero, assassino, distruttore di armate, domatore di draghi e drago io stesso."

Il piano era concentrare su cose orami sapute da tutti quelli presenti alla battaglia di Erebor, e attirare su di sé l'attenzione per proteggere i suoi quattro compagni, peccato che non l'avesse detto a nessuno se non a Nives o Arwen, entrambe contrarie ma che alla fine decisero di supportare la sua idea.

Dal silenzio capì che forse aveva esagerato o che la gente non gli stava credendo, decise quindi di rimuovere il mantello dell'invisibilità da Nives mostrando a tutti la presenza della giovane dragonessa.

Questo risveglio la folla e tutti quelli che non erano stati presenti al matrimonio mesi prima estrassero le armi a difesa dei propri nobili con varie esclamazioni di sorpresa e allarme, quando dalla porta arrivarono altre guardie Harry decise che a questo punto tanto valeva mostrare tutto, almeno si sarebbe creato uno stallo ed era sicuro che uno dei più saggi sarebbe riuscito a contenere la folla.

Per fortuna che il salone era decisamente enorme e permise al giovane di diventare la usa versione draconiana, facendo svenire alcuni dei più delicati presenti e raggelando il sangue di tutti quelli che vedevano per la prima volta un drago in carne e d'ossa.


Il vero motivo del consiglio

Harry aveva ragionato bene e appena dopo la trasformazione, prima che chiunque potesse peggiorare la soluzione, Arwen si avvicinò all'enorme bestia e si mise a grattarne le squame sotto il mento, creando un'immagine ancora più assurda quando il bestione decise di fare l'equivalente delle fusa.

A quel punto Galadriel scoppiò in una magnifica risata che stemperò la situazione e, avvicinatosi ad Harry, iniziò a commentare la bellezza delle sue squame, passando poi a riempire di complimenti Nives per la purezza del suo colore e la lucentezza dei suoi occhi.

Quando ormai la situazione si era decisamente fatta più calma, sempre vigile ma non disperata, Harry, facendo tirare sospiri di sollievo a molti, decise di tornare umano e, dopo un bacio ad Arwen come ringraziamento, prese in braccio Nives tornando a sedersi.

Le guardie a quel punto rinfoderarono tutte le armi anche se rimasero decisamente sul chi va là, forse anche un po' impaurite, nelle vicinanze del giovane; a quel punto finalmente il consiglio poté andare avanti, anche se ancora una volta senza le parole di Saruman che con uno shock dopo l'altro aveva perso la parola e quindi venne preceduto da Galadriel stessa.

La dama di Lothlorien infatti prese a dire "Abbiamo avuto prova delle loro abilità e quindi prova del fatto che sono veri stregoni, anche se magari diversi dagli Istari conosciuti. Penso però che ora Gandalf debba dirci il vero motivo per cui siamo stati tutti chiamati a questo congresso."

Gandalf quindi si alzò e chiamò a se Bilbo, il giovane hobbit che fino a quel momento era stato in disparte vicino ai suoi amici nani, e gli chiese di mostrare sul tavolo di pietra cosa avesse trovato nel viaggio verso Erebor. Nel silenzio carico d'attesa la piccola figura, quasi a fatica prese dal taschino uno scrigno e lo mise sul tavolo, poi tornò al suo posto.

Prima che altri potessero chieder cosa ci fosse al suo interno i cinque maghi si diressero al centro della stanza e con il sangue di ognuno, sotto lo sguardo sorpreso dei presenti, aprirono i numerosi blocchi e resero possibile a tutti vedere un singolo anello d'oro, innocuo finché Gandalf non prese a dire una famosa frase nella lingua oscura, Luna decise quindi di evocare una fiamma attorno all'artefatto, facendo comparire una serie di glifi lungo tutta la banda.

Ancora una volta Legolas tradusse le parole e tutti capirono di avere davanti a se l'Unico Anello.

Silenzio generale e poi il caos.

Gondor rivendicava l'uso dell'anello per proteggersi da Sauron e le armate di Mordor in movimento.

I nani di Ered Luin, o Monti Azzurri, volevano studiarne i segreti e creare delle armi con cui vincere le guerre contro gli orchi grazie a questi.

Alcuni dei compagni di Halbarad ne rivendicavano la proprietà per il fatto che i dunedain del nord erano i discendenti di Isildur e quindi conquistatori dell'anelllo.

Rohan voleva solo che l'anello non andasse in mano ad una fazione in particolare, per paura di dare troppo potere ad una certa razza o un certo regno.

Gli elfi erano tutti d'accordo che andava distrutto.

Gli unici in silenzio erano i Nani di Erebor ed i loro alleati, dai Colli Ferrosi e da Dale.

Saruman, in maniera molto diplomatica ma allo stesso tempo molte decisa, rivendicava lo studio dell'anello per tutte le conoscenze delle arti del Nemico, poi naturalmente avrebbe provveduto a farlo distruggere come più giusto. Harry aveva notato però il luccichio avido che il suo sguardo celava a malapena, anche se lo nascose subito dopo aver parlato.

Gandalf cercava di far da paciere e di convincere ad organizzare una spedizione per distruggere l'artefatto.

Il putiferio andò avanti ancora qualche minuto, finché Ron non si spazientì e decise di mettere un po' di ordine in quel marasma di urla e insulti, perché si stavano tirando nel discorso anche vecchie ferite o tradimenti, come se ci fosse un popolo presente che fosse più eleggibile a dire la sua rispetto agli altri. Evocò con un incantesimo il rumore di un colpo di cannone e riuscì a far trasalire tutti, guadagnando il silenzio e l'attenzione da parte dei presenti.

Hermione a quel punto prese la parola e disse "Direi che avete urlato abbastanza per ora, penso sia meglio che tutti tornino a sedersi e che si parli con calma, anche se rimango dell'idea che, da tutte le storie sentite fin'ora, l'unica soluzione intelligente è la distruzione di questa mostruosità."

L'uomo alla destra dal rappresentante di Gondor subito inveì contro la strega, "Come si permette una straniera, una donna di dubbie origini di comand…" anche se non riuscì a finire la frase perché si ritrovò silenziato, completamente legato ed immobilizzato.

Ron era stato così veloce che pochi avevano notato i suoi movimenti, ma tutti sentirono le sue parole "Bada a come ti rivolgi a mia moglie, Harry non è l'unico di cui dovresti temere!" e, per far entrare bene in testa il discorso dell'amico, Neville scelse quel momento per trasformasi in un orso enorme, tirando una zampata vicino al poveretto che svenne dallo spavento.

Tornato alle sue sembianze umane, il giovane mago disse "Se proprio non vi fidate di noi che siamo poco conosciuti, perché non chiediamo consiglio a chi cammina su questa terra da molto più di tutti noi e sicuramente conosce meglio cosa abbiamo davanti." E guardando gli elfi si sedette.

Elrond prese la parola e raccontò la storia dell'Unico Anello, calcando il discorso sul fatto che solo nel Monte Fato poteva trovare la sua fine, unico obbiettivo possibile per il pericolo che l'artefatto poneva sul mondo qualora Sauron fosse stato capace di riaverlo.

Saruman allora ancora provò a spiegare che questa era l'occasione perfetta per scoprire un modo di sconfiggere Sauron e chi come lui aveva deciso di servire il Nemico, stava cercando di convincere i presenti che non potevano avere fretta nell'agire e quindi sprecare l'occasione di costruire difese contro i nemici futuri, solo per paura del pericolo più imminente.

Probabilmente ci sarebbe anche riuscito, perché le sue abilità oratorie erano impareggiabili, ma in quel momento Harry lo interruppe e prese la parola "Saruman il Bianco, conoscitore delle arti oscure, capo del Bianco Consiglio, primo degli Istari per potenza, perché non vuoi distruggere l'artefatto maledetto?"

Con le sue parole il giovane mago aveva attirato lo sguardo dello stregone e decise proprio in quel momento di attaccarne la mente e carpirne i segreti, tutte le trame di quel giorno erano per giungere a quel momento di verità, per capire di chi ci si poteva fidare davvero, nonostante i sospetti.

Non fu facile all'inizio, perché anche se non allenato come Harry, la mente dello stregone bianco era tenace, peccato per lui la trasformazione in animago dava la possibilità al mago di unire la propria forza mentale a quello della bastia in cui ci si poteva trasformare, mentre solitamente non donava un aiuto, nel caso di Harry l'unione trasformò l'attacco in una furia travolgente che assalì le difese di Saruman e distrusse ogni resistenza.

Quello che vide lo disgustò profondamente, e decise di dare il segnale: con una serie di incantesimi il traditore si trovò seduto su una sedia con manette ai polsi, il suo bastone in mano a Luna e impossibilitato a muoversi o a parlare. Davanti agli occhi di tutti in pochi attimi uno degli esseri più potenti del mondo mortale era stato reso innocuo.

Prima che qualcuno potesse però lamentarsi per l'oltraggio, Harry disse "Ho con me un potente siero della verità, tre gocce e per un'ora chi beve non può mentire. Datemi dieci minuti e capire da soli il perché di questa violenza."

Affascinati e incuriositi dalla sue parole la folla di servitori, rappresentanti e guardie presente decise di rimanere in attesa e giudicare coi fatti successivi quanto era appena accaduto, dando il tempo al giovane mago di somministrare la pozione allo stregone.

Fu così che l'interrogatorio di Saruman ebbe inizio.


Le prime mosse dei Popoli Liberi

La sala era tutta raccolta in una rapito silenzio, 'Stiamo per scoprire qualche sordido segreto, o semplicemente i cinque giovani maghi si stanno scavando la fossa da soli e si sarebbero inimicati i più potenti della Terra di Mezzo?' questi pensieri giravano fra tutti i rappresentanti, che furiosamente stavano cercando di capire come si sarebbero evolute la storia e le politiche fra tutti i presenti, in entrambi i casi, e quindi come si sarebbero dovuti comportare.

Saruman provò inutilmente a resistere, ma la magia che lo teneva fermo veniva da tutti i maghi presenti, per quanto infatti uno degli Istari fosse decisamente più forte come potenza magica rispetto ad uno dei maghi, nemmeno lui, il più forte, aveva speranze contro l'energia combinata dei cinque. Per non parlare poi del fatto che lo stesso Harry non era molto più debole rispetto a Gandalf, il secondo più forte del gruppo di vecchi stregoni.

Somministrata quindi la pozione i maghi chiesero al grigio viandante di formulare le domande, per evitare che si facessero domande troppo personali qualora avessero fatto un errore, e per avere l'appoggio di qualcuno che conosceva meglio la storia e le dinamiche del mondo.

Il risultato fu inaspettato per molti, meno Harry che aveva già visto tutto direttamente dalla mente del traditore, ecco davanti a tutti smascherato colui che aveva con la sua complicità creato tanti drammi e tanti problemi.

Uno degli ultimi fu anche l'invenzione di un olio da spalmare sulla pelle delle creature che temevano il sole, per poter sopravvivere durante il periodo di luce, Balin e tutti i sopravvissuti della battaglia di Erebor dovettero essere contenuti quando scoprirono ciò, per non farli avventare sul prigioniero.

Allo stesso modo si scoprì che l'inseguimento dopo lo scontro di Dol Gundur, ora spiegato anche perché lo stregone bianco aveva cercato di non far attaccare la fortezza fino all'ultimo, era stata tutta una messa in scena per dare modo di guadagnare punti sia con il Bianco Consiglio che con Sauron stesso.

Saruman infatti aveva da tempo intessuto una relazione di mutuo aiuto con il servo del Nemico, qualche favore per qualche notizia o conoscenza, non capiva che stava venendo manipolato a sua volta.

Interessante fu anche scoprire che nella torre venivano custoditi vari tesori: l'Elendilmir, il diadema della casa regnante di Numenor, il famoso gioiello era stato ritrovato dai suoi servi nelle ricerche dell'Unico Anello e poi nascosto nella torre, assieme ad esso una delle pietre veggenti, uno dei famosi Palantir, oramai inutilizzabile perché corrotto dalla magia oscura di Mordor.

Divenne chiaro a tutti quindi il perché delle manovre attuate dai cinque maghi e solo il rinnovato rispetto per loro li convinse ad assecondare la loro decisione di non linciare sul momento il traditore. Questi venne invece reso immobile da catene di mitrhil incantate che bloccavano i flussi magici e non permettevano al prigioniero di usare qualsiasi forma di magia, e poi sistemato in una delle prigioni presenti dei sotterranei della torre, guardato a vista da guardie di varie fazioni e razze.

Finalmente il consiglio poté tornare sulle questioni urgenti per cui era stato chiamato, prese la parola ancora Galadriel, la dama infatti era la più rispettata da tutti e agì da moderatore.

Dopo una lunga e accesa discussione si votò in maniera unanime per la distruzione dell'artefatto, venne anche deciso che ogni fazione contribuisse prestando soccorso con una unità di soldati d'elite per questa missione al alto rischio. Si sarebbe così formato un manipolo di guerrieri in grado di intrufolarsi a Mordor e portare a termine la missione.

Ognuno avrebbe avuto il suo compito, Gondor e Rohan avrebbero attuato delle manovre militari vicine ai neri cancelli, fingendo un attacco e distraendo la guarnigione presente, essendo i più vicini avrebbero potuto nel giro di un mese essere in posizione.

I tre popoli dei nani presenti avrebbero contribuito con una squadra ciascuno di tre o cinque soldati, con l'obbiettivo di stare in riserva qualora fosse necessario forzare l'ingresso o difendere l'entrata stessa alla camera lavica del vulcano. Allo stesso modo i regni elfici e il popolo dei dunedain del nord avrebbero mandato dei loro rappresentanti.

I maghi e Gandalf invece si sarebbero divisi in tre gruppi: Luna e Neville avrebbero guidato il gruppo insieme a Bilbo con l'anello da distruggere, Hermione, Ron e Gandalf avrebbero coordinato l'esercito di Gondor e di Rohan, invece Harry e Nives avrebbero fatto da seconda distrazione, creando caos tra la guarnigione degli orchi e dei goblin.

Finito di preparare i piani per la battaglia, la maggior par dei rappresentanti si ritirò nei propri alloggi e permise ai presenti membri del Bianco Consiglio di ritrovarsi insieme ai cinque maghi, andava infatti deciso chi mettere alla guida del gruppo, ora che il traditore era stato scoperto.

Anche qui si ebbe una lunga discussione, più per la reticenza ad accettar la decisione del gruppo che per il decidere chi nominare, infatti Gandalf cercò in tutti i modi di evitare questa responsabilità, solo l'incessante opera dei cinque maghi e degli elfi permise di chiudere la discussione. Il grigio viandante sarebbe diventato il rappresentante del consiglio, e forse per ripicca decise subito di attuare due azioni: prima di tutto i cinque giovani sarebbero entrati a far parte del consiglio, nessuno si ribellò alla scelta, la seconda mozione invece di consegnare le chiavi della torre di Isengard ai cinque, come ringraziamento per tutto quello che avevano fatto.

Gandalf dovette spendere a sua volta molto tempo, ma riuscì a convincere Hermione e Ron che questo luogo poteva diventare la sede della loro scuola, comodo da raggiungere e da tempo in territorio neutrale, quindi libero da qualsiasi influenza. Concluso l'incontro il neo eletto rappresentante pensò 'Mi avranno anche convinto a prendere questo fardello, ma almeno non sarò bloccato a gestire questa torre, posso continuare a girovagare il mondo!'

In un modo ed un altro tutti andarono a dormire soddisfatti, l'unico non appagato dalla giornata appena finita rimase il traditore, nella sua cella, sapendo che l'indomani avrebbe avuto il suo momento per essere giudicato dal tribunale dei Popoli Liberi, ebbe tutta la notte per riflettere a come fare per scappare o per convincere della sua utilità contro le azioni del nemico. Nessun dubbio che la sua era la via giusta, quello non era in dubbio nella sua testa.

Peccato per lui, la mattina dopo, nel freddo dell'inverno, la sua testa fu fatta rotolare come punizione per le sue malefatte, venne perso più tempo per decidere chi avrebbe dato il colpo di grazia che per confermarlo colpevole e metterlo a morte.