Testo storia
'Pensieri'
"Discorsi"
"URLA"
Incantesimi
"Lingua dei serpenti"
Le prime manovre contro il Nemico
La mattina si stava iniziando a scaldare quando i gruppi, conclusi il processo e l'esecuzione del traditore, coi vari rappresentanti si misero in marcia per tornare ai propri regni e iniziare le prime manovre.
Il punto di ritrovo per le due armate venne trovato con la cittadella di Osgiliath per Gondor e il Nero Cancello per Rohan, il gruppo con l'Anello si sarebbe invece raggruppato a Lorien, da li avrebbero raggiunto Mordor tramite mezzi volanti, infine Harry e Nives sarebbero arrivati prima al cancello con Rohan, poi si sarebbero diretti verso Barad-Dur.
Un paio di mesi passarono velocemente e finalmente l'inverno fece posto alla primavera, il contingente di Rohan fu l'ultimo ad arrivare perché il fango del disgelo aveva rallentato la marcia dei cavalli, solo l'arrivo di Ron ed Hermione con qualche incantesimo ben speso permise di velocizzare la marcia, il loro gruppo si accampò fuori da Morannon, c'erano diecimila uomini tra cavalieri Rohirrim e la éored personale del Maresciallo del Mark alla loro guida.
Fengel, re di Rohan aveva infatti inviato un suo rappresentante, decidendo cautamente di non rischiare la propria vita ma allo stesso tempo di partecipare per non alienarsi i suoi vari alleati o vicini. Il maresciallo però ricevette la visita dell'erede al trono Thengel, che la madre aveva portato a Gondor anni prima, lontano dal controllo del padre, e che si era intrufolato nell'esercito della sua patria.
Fu questa notizia che risollevò gli animi dei soldati di Rohan, prima tutti pensavano che fosse una missione suicida e senza senso, e solo la stima per il maresciallo superava la paura per una decisione vista come voluta dal loro re solo per accontentare i popoli vicini; ora invece la presenza del principe portava lustro alla loro campagna e sete di gloria per i soldati, oltre che stima per l'erede al trono.
In maniera simile, le forse di Osgiliath vennero rinforzate da un contingente di diecimila uomini tra fanti e cavalieri, provenienti da varie province del regno di Gondor e capitanati dal figlio del Sovrintendente Turgon, Ecthelion II.
Questi ultimi decisero di lasciare le forze a cavallo e gli scout, i predecessori dei Raminghi, una forza speciale che sarebbe stata creata proprio su richiesta di Ecthelion II come esperti di spionaggio e guerriglia, a controllare il passo montano ed i terreni circostanti, perché Mordor non avanzasse inosservato dalla fortezza di Cirith Ungol.
Nel mentre i reparti di fanteria avrebbero cinto d'assedio la fortezza di Minas Morgul, con loro avrebbe viaggiato Gandalf, con il compito di tenere a bada l'eventuale entrata in scena dei Nazgul presenti.
Da Lorien invece, si stavano avvicinando in volo tramite tappeti i soldati dei vari regni, assieme a Luna, Neville e Bilbo, sarebbero stati accompagnati da una decina di nani, una decina di elfi e cinque dunedain del nord. Di conosciuti erano accorsi: Dwalin, Nori, Dori, Bifur, Fili, Kili, Legolas, Tauriel, Elladan, Elrohir ed infine Halbarad.
I primi però a entrare in azione furono Harry e Nives, i due partirono dall'accampamento di Rohan di mattina, dopo aver fatto riposare i soldati Rohirrim ed aver salutato Ron ed Hermione, erano in piena forma draghesca e sfondarono letteralmente il tristemente noto Cancello Nero, creando il varco che serviva alle forze di Thengel per massimizzare la potenza della loro cavalleria.
Dopo aver creato quindi molti danni con la distruzione del cancello e delle due torri a guardia dello stesso, mentre l'esercito di Rohan invadeva Mordor, i due si diressero verso l'accampamento vicino al Monte Fato, dove iniziarono ad attaccare il grosso dell'esercito di orchi e dove ingaggiarono alcuni dei servitori spettrali di Sauron, in sella ad abomini con le ali.
Le forze di Rohan ebbero gioco facile quindi a neutralizzare i pochi sopravvissuti che ancora non erano fuggiti, lasciando un reparto alle rovine del cancello, e si poterono dirigere verso Carach Angren, il loro obbiettivo era impegnare la guarnigione presente, e se ci fosse stata la possibilità, sfondare l'ingresso ed andare a liberare gli schiavi tenuti nella piana oltre le fortificazioni.
Allo stesso tempo, l'assedio per Minas Morgul era cominciato, senza troppo ardore, perché l'obbiettivo era tenere occupato l'esercito a difesa, senza perdere troppi uomini inizialmente, e in un primo momento le cose stavano andando bene per l'esercito di uomini. La situazione cambiò rapidamente quando dalla città prese il volo un serpente alato, dall'urlo orribile e dalla presenza spaventosa tutti capirono subito che alla sua guida vi era un Nazgul, purtroppo si trattava del Re Stregone, il più forte dei nove.
Gandalf fu così costretto a lasciare la cura dei feriti e si lanciò all'attacco della creatura, la luce del suo bastone riuscì inizialmente a rallentare ed infastidire la creatura volante, riuscendo a diminuire le sue vittime, ma allo stesso tempo fece focalizzare su di sé le ire sue e del suo nero cavaliere.
Solo qualche freccia fu mandata contro il Nazgul, pochi erano i temerari che sentivano di poter affrontare un tale nemico, per fortuna quelle poche crearono la giusta distrazione che permise allo stregone di decapitare con un paio di fendenti la bestia alata. Ora non rimaneva che affrontare il nemico più pericoloso delle forze di Sauron.
Hermione che stava sorvolando il cielo e controllava insieme a Ron l'andamento dei tre scontri capì che era il momento giusto, tutte le forse di Mordor erano impegnate, e tramite le sue finte monete d'oro, come ai tempi del quinto anno, diede il via all'incursione del gruppo con l'Anello.
Questi erano arrivati alla catena montuosa, ma stavano solo aspettando il messaggio mentre rimanevano troppo in alto nel cielo per essere avvistati, riducendo la magia al limite per non essere avvertiti, ricevuto il segnale si diressero velocemente all'ingresso della caverna e, vedendo che si trovava al suo interno un manipolo di orchi, decise di dividersi, un piccolo gruppo con Luna e Bilbo avrebbero provato a superare non visti le guardie mentre Neville e il grosso dei soldati avrebbero attirato l'attenzione bloccando anche eventuali ingressi non previsti.
Il piano riuscì quasi alla perfezione, finché uno dei goblin non riuscì a far suonare il corno dell'allarme, a quel punto i difensori riuscirono sì a uccidere tutti gli orchi ma dovettero lanciarsi alle porte per difenderle e bloccare il passaggio, dando tempo agli altri per arrivare alla camera con la lava.
Non dovettero aspettare a lungo, con un Nazgul alla guida un centinaio di creature era in arrivo da Cirith Ungol, il resto della fortezza era stato diretto contro i due draghi che ancora creavano scompiglio. Contando che Hermione e Ron erano occupati, Neville e compagni si dovevano arrangiare, sperando di sopravvivere.
Purtroppo ognuno doveva fare del suo meglio per resistere, l'unica speranza era che l'anello venisse distrutto prima che gli orchi vincessero anche solo una delle battaglie.
I maghi si mostrano al mondo
Mentre Harry e Nives continuavano a decimare formazioni di Orchi, Goblin o Troll e si destreggiavano in manovre aeree per resistere alle incursioni dei Nazgul, le forze di Rohan erano bloccate ai muri di Carach Angren, dove erano in svantaggio perché i loro cavalli non servivano, Gondor invece stava proseguendo bene l'assedio, peccato che il Re Stregone stesse mettendo a dura prova Gandalf, chi avrebbe vinto il duello avrebbe deciso lo scontro anche per la fortezza.
Messi peggio erano però i soldati delle varie razze all'ingresso del Monte Fato, Neville stava cercando di contenere il più possibile il cavaliere nero alla guida del distaccamento di orchi, purtroppo questi ultimi erano comunque poco più di un centinaio e avevano contro solo una ventina di difensori.
Fortunatamente i due maghi che fino a prima stavano semplicemente coordinando le forze e controllando i vari scontri purtroppo avevano deciso di rinforzare i due eserciti di uomini, per evitare che le sorti delle varie battaglie si ribaltassero contro di loro.
Con un urlo di battaglia Ron quindi arrivò a bordo di una scopa verso le fortificazioni attaccate dai Rohirrim e spese quasi tutta la sua energia magica buttandone giù il portone, poi con arco e frecce permise agli uomini di conquistare un parte di muro, come una reazione a catena, in pochi minuti le forza di Rohan erano riuscite a sfondare in più punti.
Arrivati a quel punto però la confusione era al massimo sui camminamenti e, deciso qual era il punto più in difficoltà, si fece scivolare in mezzo ad un gruppo di orchi e dimostrò il suo valore con la lancia e la spada, salvando la vita a gli uomini che erano rimasti separati dal resto delle forze amiche.
Passò un'ora prima però che si riuscisse a sopraffare l'ultimo gruppo di orchi e goblin, le perdite erano state varie, ma l'arrivo del mago e la distruzione del portone aveva permesso di mantenere alto il morale, e alto il numero dei sopravvissuti. Ora bisognava: sistemare i feriti, lasciare un gruppo a difesa delle costruzioni appena conquistate, dirigere un parte degli abili a rinforzare il gruppo al Monte Fato e dirigere alcuni scout nella piana per capire come liberare gli schiavi lì rinchiusi. La giornata non era ancora finita, ci si sarebbe riposati a sera dopo essersi ritirati da quelle terre corrotte.
Di fermarsi non pensavano nemmeno le forze di Gondor che, grazie all'incitamento di Ecthelion II e all'instancabile esempio di Gandalf che continuava a resistere nel duello contro il Re Stregone, continuò ad assaltare le forze di Minas Morgul.
Anche qui però l'arrivo di Hermione fu provvidenziale, il Nazgul era considerato il più forte dei nove e Gandalf stava lentamente cedendo terreno, stava arrivando ad usare sempre più energia, prosciugando le riserve di potere che aveva. 'Sento la morte sempre più vicina, ma allo stesso tempo non posso mollare la lotta, morirò in piedi e portando con me il nemico, darò così la possibilità agli uomini di conquistare la fortezza!' questo pensava.
Era talmente assorbito dalla lotta che non vide arrivare la strega, ed era tanta la sua foga che nemmeno il nemico si accorse di nulla, così concentrato sul duello, fu quando le sorti sembravano ormai decise, quando, con un possente colpo di mazza, Gandalf dovette lasciar cadere la sua spada, il bastone era in pezzi ormai da tempo.
Hermione usò quell'istante, in cui il Re Stregone stava assaporando la vittoria oramai ad un passo da lui, per dirigere verso le spalle indifese dello spettro tutte le spade dei feriti o caduti attorno a loro, il nemico non ebbe modo di girarsi che si trovò impalato da una decina di lame in varie parti del petto, quando però riuscì a voltarsi però capì che era la fine: incontro a lui stava venendo un piccolo essere di luce, già da lontano sentiva il dolore nello stare alla sua presenza. Il Nazgul non fece in tempo a dire nulla e, tra le ferite dalle lame e tutta l'energia positiva del Patronus di Hermione, dopo un urlo spaventoso esplose disintegrandosi.
La strega, l'unica in piedi perché aveva eretto delle difese all'ultimo, decise quindi prima di soccorrere Gandalf portandolo dai feriti a riposare, poi si lanciò in direzione della fortezza sul suo tappeto magico, l'unico mezzo volante che potesse sopportare.
Arrivata mostrò al mondo la forza e l'ingegno di un mago, con tanti piccoli sortilegi, niente effetti speciali o forza bruta come Ron, o lampi di luce e vento come Gandalf, ma usando semplici incantesimi di telecinesi per distruggere le cerniere dei portoni, facendoli poi crollare verso i difensori, piccoli tagli agli ingranaggi o alle corde che gestivano i sistemi di difesa, colate di olio vicino alle torce dentro la città e rendendo scivolosi i camminamenti per salire sulle mura.
Riuscendo quindi conservare un po' di forze per andare a curare i feriti più gravi, ribaltò le sorti dell'assedio e permise alle forze di Gondor di conquistare con poche vittime le mura della città.
L'assedio di Minas Morgul si trasformò quindi a quel punto da una lenta perdita di uomini per ogni metro conquistato a una carica e conseguente massacro, con i soldati che inseguivano per le vie della città gli orchi in fuga, ormai terrorizzati dalla perdita della guida del loro generale Nazgul e dalla presenza di due stregoni nell'esercito degli uomini.
Le battaglie stavano volgendo al termine in tutti territori e perfino i due draghi erano ormai stremati, per le continue lotte, perché Harry e Nives avevano deciso, dopo aver sconfitto e scacciato i Nazgul con il grosso dell'esercito a Barad-Dur, di dirigersi verso la torre di Cirith Ungol, radendo al suolo la costruzione oscura con tutti gli orchi al suo interno.
I due in forma alata decisero quindi di dirigersi vero Monte Fato, dove le sorti finali della battaglia si sarebbero decise, qui trovarono Ron tra i feriti, che non aveva voluto fermarsi nonostante le frecce ricevute ed ora era stato bloccato in un letto da Neville, che ormai si reggeva in piedi a fatica anche lui per la stanchezza.
Harry si mise quindi ad usare le ultime forze per guarire i più gravi, pochi purtroppo, perché pochi erano i sopravvissuti del violento scontro.
Dwalin era caduto contro lo spettro per difendere la vita di Fili e Kili, vivi solo grazie a lui, con lui erano morti Bifur e Nori, Dori era tra i gravi salvati dal giovane mago per un soffio, anche i figli di Elrond erano sopravvissuti ma a caro prezzo, Elladan senza un occhio e Elrohir senza il braccio sinistro, così pure Halbarad, che perse solo il braccio destro e non la vita al prezzo di tutti i suoi uomini.
Dei venti circa quindi a difesa della porta solo la metà era sopravvissuta e molti avrebbero avuto con loro i segni della vittoria per sempre.
L'arrivo di Hermione, con la notizia che anche l'ultima fortezza del nemico era stata conquistata, portò grande gioia al gruppo, infranta solo dalla domanda della strega "Dove sono Luna, Bilbo e gli altri?"
La lepre più spaventosa
Luna, Bilbo, un paio di guerrieri nani, Legolas e Tauriel erano infatti riusciti a intrufolarsi dentro le sale del Monte Fato, mentre il grosso del loro gruppo ingaggiava le guardie. Dopo molto tempo perso ad esplorare il labirinto di corridoi e sale, erano arrivati quasi all'ingresso della caverna con il fiume di lava, il calore si faceva sempre più insostenibile, quando davanti a loro venne incontro un enorme mostro corazzato, dalla stazza un troll di montagna, seguito da un paio di orchi.
Alla vista dei nuovi arrivati, le tre creature urlarono e caricarono il gruppo, e subito i due nani e i due elfi si lanciarono contro la squadra nemica, permettendo a Bilbo e Luna di sgattaiolare nell'antro davanti a loro, sulla roccia che soprassedeva la marea di lava.
Capirono che dovevano fare in fretta, perché nei pochi minuti che erano trascorsi al loro ingresso nella caverna, mentre gli elfi avevano sconfitto i due orchi, i due nani erano morti uccisi dal troll, una montagna di metallo che neanche le asce dei due guerrieri erano riusciti a scalfire.
Allo stesso modo poiché nessuna freccia riusciva a trovare un varco e le lame elfiche non avevano più fortuna, i due decisero che potevano solo bloccare il mostro e sperare che non si dirigesse verso la strega e l'hobbit.
Luna ebbe solo il tempo di sbloccare le ultime protezioni intorno all'Anello, quando questo si mise a brillare, richiamando l'attenzione su di se del suo padrone. Sauron infatti si materializzò vicino a loro e con un movimento del braccio evocò fiamme dalla lava contro i due, dicendo "Ladri, speravate di muovervi senza essere visti, ed invece mi avete consegnato ciò bramo più di ogni altra cosa! Morite e datemi ciò che è mio!"
La strega però era riuscita a creare uno scudo per proteggere lei e Bilbo, decise quindi di dare l'anello all'hobbit e iniziò a lanciare incantesimi contro l'orrenda apparizione che in maniera del tutto casuale distruggeva ogni cosa ricevesse.
Fu quando iniziava a perdere la speranza che ricordò cosa aveva raccontato Harry, della battaglia di Dol Gundur, e con tutte le sue forze pensò a Legolas, alla loro promessa ed al tempo passato assieme, quando ormai il suo scudo stava per cedere urlò "EXPECTO PATRONUM!" ed evocò un enorme lepre di luce, che caricò velocemente lo spettro di fuoco ed oscurità.
Sauron urlò in maniera orribile quando l'animale di luce lo colpì, era come se qualcosa stesse torturando la sua stessa anima, lui che ormai era completamente avvolto dall'oscurità e dall'odio, non poteva sopportare l'incarnazione della luce, della felicità e dell'amore. Questo bastò a distruggere e far svanire temporanemaente l'apparizione dell'essere e a far scomparire le fiamme da lui stesso evocate, avevano guadagnato qualche secondo di tempo.
Bilbò, superato lo shock di vedere i danni che una semplice lepre aveva prodotto, capì che era venuto il suo momento, e con un enorme dimostrazione di coraggio e sacrificio corse verso la fine della roccia, dove arrivò in un attimo e, tenendo la catenina dove era stato legato l'anello in mano, spinse il braccio oltre il bordo.
L'anello però continua a lottare e cercava di corrompere i pensieri del povero hobbit, che vide davanti a se tutte le ricchezze e tutta la bellezza che solo in un sogno avrebbe potuto avere, stava per cedere, stava per ripetere quanto successo con Isildur.
Mentre Bilbo stava per ripiegare il braccio verso di sé e con l'altra mano afferrare l'Anello, Luna riuscì a malapena a lanciare un ultimo incantesimo, che colpì la catenina tagliandola e facendo cadere l'artefatto nella lava.
L'hobbit stava per buttarsi per cercare di riprenderselo, quando una vampata di calore risvegliò i suoi sensi e lo liberò dalla corruzione, fece giusto in tempo a vedere che l'Anello era sul punto di sciogliersi, prima di dirigersi verso Luna.
Aveva appena fatto qualche passo quando un enorme esplosione si propagò dalla lava, un onda d'urto venne creata talmente enorme che venne avvertita da tutti gli eserciti all'interno di Mordor, allo steso tempo però lasciò incolumi tutti i combattenti dei Popoli Liberi.
Questo fu il colpo di grazia per i pochi orchi o goblin sopravvissuti alle varie battaglie, si salvarono solo quelli nascosti in tunnel inaccessibili o in territori lontani, anche l'enorme troll, nonostante la sua armatura venne falciato e perse la vita, permettendo ai due elfi di continuare a vivere.
I quattro però dovettero scappare a gambe levate quando capirono che ad essere danneggiati non erano solo le creature oscure, ma anche i pilastri che reggevano le varie sale, la caverna e i vari soffitti stavano iniziando a cedere.
Fu con il cuore in gola che gli alleati aspettarono la loro uscita dal vulcano, avevano capito ce qualcosa di buono era successo, ma non sarebbe mai stata una vera vittoria se gli eroi non fossero riusciti ad uscire in tempo dai tunnel. La cui apertura decise di crollare proprio appena dopo il loro passaggio, andando a bloccare qualsiasi ingresso ai laboratori di Sauron.
A quel punto iniziò una ritirata completa verso i cancelli a nord, perché l'esplosione aveva risvegliato un eruzione, che rischiava di fare più danni e morti di tutte le battaglie combattute quel giorno.
Quando finalmente i combattenti poterono arrivare ad Osgiliath, tutti tirarono un sospiro di sollievo e decisero di stendersi in ogni punto possibile, erano tutti esausti e decisamente grati quando alcuni volontari della città passarono ad offrire acqua e pane per loro o di curare i cavalli dei Rohirrim.
I cinque maghi si svegliarono a mezzogiorno del giorno dopo nella stessa tenda con Gandalf e i pochi feriti di nobile lignaggio, finalmente ristorati. L'unica a mancare era Nives, che si era addormentata appena fuori, viste le sue enormi dimensioni.
Guardandosi tutti in faccia e poi verso Luna, la strega disse dopo un momento di silenzio "È fatta, l'Anello è distrutto!". A lei seguì Bilbo, appena entrato nella tenda con "Ed io avrò incubi con lepri di luce spaventose!"
Le urla di gioia attirarono l'attenzione dei soldati e servitori vicini, oltre che dei medici, felici per la ripresa dei loro pazienti. A quel punto Ron fu il primo ad uscire e salendo sulla sua scopa prese a sorvolare il campo dei vari eserciti e urlava "ABBIAMO VINTO! SAURON È STATO SCONFITTO!", l'effetto fu immediato, urla di giubilo e balli improvvisati si sparsero per tutte le fazioni presenti, per il resto del giorno l'allegria riuscì a far dimenticare la fatica o i lutti avvenuti, bisogna festeggiare perché il Flagello di Isildur era stato distrutto.
Messaggeri vennero inviati a ogni nazione della Terra di Mezzo, anche ai lontani regni del sud e dell'est, perché si sapesse che il Signore Oscuro era stato finalmente bandito da questa terra.
Fu il giorno dopo che i pochi cadaveri presenti, molti dei caduti vennero consumati dalla lava dell'eruzione, vennero seppelliti con tutti gli onori, secondo le tradizioni del proprio popolo, in un cimitero costruito per l'occasione vicino alle rovine del Cancello Nero. I cinque maghi aveva eretto un pilastro coi nomi di tutti i caduti, ad imperitura memoria di chi aveva lottato fino alla morte per la libertà dei Popoli Liberi.
Alla fine della celebrazione fu il momento dei saluti, tante furono le lacrime di chi si separava da compagni e amici, legami indistruttibili perché forgiati dalle fiamme della battaglia. Per fortuna tanta anche gioia per le alleanze ricreate tra i vari regnanti e rappresentanti.
Harry e Nives decisero di volare fino Imladris per accompagnare i figli di Elrond e per andare a visitare Arwen, l'intenzione era di ritornare poi all'isola del mare di Rhun dove ormai si sentivano a casa. Qui avrebbero riposato e poi deciso il da farsi.
Ron ed Hermione si sarebbero diretti ad Ortanch invece, avevano deciso di accettare il dono di Gandalf e del Bianco Consiglio, lì avrebbero costruito i loro sogni: una scuola per migliorare la vita, dei maghi se ne avessero trovati e dei mondani, per Hermione e una squadra di Quiddich per Ron, era sicuro che la moglie avrebbe trovato una soluzione al problema di far volare su scopa un non-mago.
Neville avrebbe accompagnato Tauriel a Dol Gundur, dove gli elfi del Reame Boscoso avevano iniziato a purificare le sale ed il terreno, con l'obbiettivo di fondare una nuova città.
Luna infine, aveva deciso di rimanere con Legolas, e aveva avvertito i suoi amici più cari che a breve avrebbero avuto i loro inviti alle nozze, era sicura perché in un modo o nell'altro uno dei due si sarebbe dichiarato all'altro, anche a costo di fare lei la proposta con dono dell'anello!
Epilogo
È il capodanno del primo anno della quarta era nella Terra di Mezzo, e si può dire che tutti i rappresentanti della varie nazioni e popoli sono a Dol Gundur, quasi due anni sono passati dalle battaglie di Mordor, è passato abbastanza tempo per parecchie cose.
Le scuse per trovarsi sono le nozze del principe Legolas con la dama Luna Lovegood, famosa per lo sguardo più profondo tra i popoli degli uomini, ma per capire come mai al loro matrimonio siano arrivati anche i rappresentanti di tutti i popoli elfici, delle nazioni di Gondor, di Rohan, del Vinland, di alcune delle tribù degli Esterling, dei Dunedain del Nord e dei sette popoli dei nani, forse dobbiamo fare un passo indietro e capire cosa è successo in questo periodo.
Il Reame Boscoso ha debellato completamente i suoi alberi dalla presenza dei ragni e delle bande di orchi a sud, grazie soprattutto ai rituali di Neville che permisero alle piante più antiche di risvegliarsi e prendere vita, un esercito di Ent ora pattuglia il bosco coi ranger degli elfi. Luna rimase decisamente felice e soddisfatta della scelta, ora tutti i suoi animali a rischio sarebbero stati difesi. Allo stesso modo, ogni bosco abitato da stirpi elfiche venne visitato e risvegliato dal giovane mago, anche nelle terre ad est vicini ai monti degli Orocarni, dove alcune delle tribù di Teleri abitavano.
I regni dei nani ebbero invece una nuova età dell'oro, grazie alla propagazione, tramite un'attenta trasmissione di saperi da maestro ad apprendista sotto contratto, delle arti runiche, finalmente tornate in auge. La città di Erebor, sotto la guida di Thorin, vide l'afflusso di tutte e sette le popolazioni dei Nani e decise di aprire le proprie porte, diventando il centro culturale più importante, rivaleggiando e forse superando l'antico splendore della città di Kazad-Dum.
Il nome di Hermione, profeta di Aüle per i nani, era osannato in ogni cava dove veniva iscritta anche solo una runa.
La stessa strega però era osannata allo stesso modo nei reami degli uomini, dove le sue migliorie ed invenzioni iniziavano a propagandarsi, Ortanch stava sempre più diventando il centro del sapere per il mondo ad Ovest dei Monti Nebbiosi, i popoli degli uomini stavano evolvendo ed imparando a cooperare per migliorare la vita di tutti.
Ron non era riuscito ancora a creare un campionato di Quiddich, però era sempre più preso nell'insegnare nuove tecniche di caccia e arti marziali, due scuole infatti erano aperte ad Isengard, una per studiosi, scienzati, medici o ricercatori, ed un'altra per avventurieri o mercenari. Pur essendo diminuita la presenza di creature oscure, si potevano ancora trovare bande di orchi e goblin in giro, servivano uomini capaci di proteggere i villaggi e le carovane.
Allo stesso modo, Harry e Nives avevano raggruppato attorno a loro persone che pensavano allo stesso modo, che il mondo fosse migliore se libero dalla presenza di culti oscuri o tiranni, e facendo base ad est iniziarono una campagna contro i vari preti oscuri e i fedeli delle sette fondate da Sauron.
Girarono tanto i due, pur facendo tappa ad Imladris ogni due o tre mesi, e riuscirono a distruggere la maggior parte dei siti conosciuti a est e a sud di Mordor, la leggenda dei due draghi a caccia dei servitori dell'oscurità si propagò per tutta la Terra di Mezzo.
Per l'azione dei cinque maghi allora ogni popolo decise di omaggiare la loro compagna, anche usando l'occasione per poter fraternizzare coi loro eroi ed i vari alleati.
La sorpresa più grande però avvenne quando, durante il ritrovo intimo tra gli amici più stretti, Harry mostrò l'ennesimo portento trovato nei suoi viaggi, una gemma, racchiusa in una conchiglia, che aveva la stessa capacità della pietra donata a Ron ed Hermione e dell'Arkengemma.
La provenienza delle tre gemme permise ai più saggi di riconoscere il loro vero nome, essi erano i tre Silmaril che tanto dolore avevano dato alla stirpe di Noldor, Galadriel più di tutti era turbata dalla scoperta e chiese a tutti voto di silenzio sulla scoperta, troppi danni era stati fatti per colpa loro, ma lei stessa non sapeva cosa farne.
Il Bianco Consiglio decise di radunarsi a tal proposito, e dopo un lungo dibattito Neville trovò la soluzione, dopo l'incoraggiamento della sua compagna spiegò che un sogno aveva ricevuto quando riuscì a ricreare il portento della nascita degli Ent, aveva visto in esso due delle tre gemme mischiarsi a due semi e dare due alberi, uno per gli uomini e uno per gli elfi, i nani stavano in disparte illuminati da una corona.
Finito di raccontare, Tauriel prese la parola e spiegò che uno strano seme era stato trovato nel buco del tronco dell'albero più antico e contorto della fortezza di Dol Gundur, un seme dorato da cui nessuno era riuscito a far crescere nulla, nonostante le migliori maestranze botaniche degli elfi avessero tentato.
Allo stesso modo, Ron mostrò a tutti un seme argentato, dono di Ecthelion II per tutto quello che lui e sua moglie avevano fatto per il suo reame.
"Direi che abbiamo la nostra risposta e forse che tutto ciò avvenga all'alba della quarta era è un segnale di auspicio, che l'oscurità sappia che i Popoli Liberi rimarranno saldi anche nei prossimi anni!" Disse Gandalf, che poi aggiunse "Neville, a te l'onore ed il compito di piantare i due semi, propongo di scegliere i due luoghi dove sono stati trovati o donati i semi, se Harry, che ha trovato le due gemme, non ha nulla in contrario."
Harry sorrise e disse a sua volta "Se mi darete il permesso di cogliere un frutto, il primo nato da entrambe le piante, per poterne piantare il seme in altri luoghi non vedo perché non possiate fare come preferite."
Nessuno trovò da ridire, alla fine era stato lui a ricevere le due gemme dai Valar, nessuno pensava che le cose fossero andate diversamente e poteva negare questa richiesta.
Fu così che il primo giorno del secondo anno della quarta era due semi vennero piantati, uno tra la torre di Ortanch e l'ingresso delle due scuole, a protezione della stessa e della regione di Isengard, il secondo sull'altura dove sorgeva la fortezza strappa al Nemico e ora il centro di una nuova città in costruzione.
Il miracolo fu vedere la pianta che sgorgò dal terreno momenti dopo aver ricoperto seme e gemma col terreno, maestosi era l'unica parola che poteva essere usata per descrivere questi miracoli della natura, risplendevano quasi ad illuminare la zona intorno a loro.
Tanta fu la gioia ed il giubilo per chi posava gli occhi sui due alberi, fieri discendenti di Telperion e Laurelin, non magici quando i loro antenati, ma potenti abbastanza da contrastare l'oscurità e la corruzione, l'animo stesso di chi si avvicinava veniva ripulito e chi si proponeva opere malvagie rifuggiva la loro presenza.
Passarono mesi da quegli avvenimenti ed era divenuta quasi subito consuetudine avere incontri importanti e giuramenti nelle loro vicinanze a testimonianza della purezza del proprio cuore.
Allo stesso tempo Harry si trovava con Nives ed Arwen sulla sua isola, lei ormai era una presenza fissa, mancava solo l'ufficialità alla loro unione, e proprio quella notte il mago andò a dormire pensando 'Domani è l'equinozio di primavera, una buona data per proporsi, spero dica di sì!'
Le cose stavano andando bene.
Fine
