Londra
I giorni erano scivolati via tra le dita dei due Walsh, parlavano ancora seduti nel bagno come avevano sempre fatto. Senza imbarazzo. Si confrontavano così. Si erano sempre confrontati così . In Minnesota ed in California. Avevano fatto una lunga videochiamata a Jim e Cindy in cui erano apparsi più affiatati che mai, rendendo i loro genitori felici e fieri di vedere i propri figli così uniti nonostante le loro vite scorressero a migliaia di chilometri di distanza. Si erano ripromessi di raggiungersi a Natale o anche prima.
Brandon aveva dato uno sguardo ai copioni di Brenda. Un paio di progetti da mettere in scena. Rise più volte e a lei piacque l'idea di essere capace di farlo ridere ancora. Brandon sembrava una persona sola. Sempre inattaccabile ma solo. E non è che lei se la cavasse meglio. Ma quel muro costruito, la corazza della propria indipendenza l'aveva difesa e protetta così come difendeva e proteggeva lui.
L'ultima sera andarono in un piccolo ristorante italiano non lontano da casa di Brenda. Un localino niente male nascosto tra le stradine di Soho, che Brandon aveva scovato ed apprezzato quasi subito dopo il suo arrivo nella city.
Brenda aveva scelto linguine cozze e vongole, senza interrogarsi sulla provenienza di quei frutti di mare; il fratello che da giornalista certe domande se le poneva, optò per delle fettuccine alla bolognese, confidando nella bontà della materia prima bovina della Gran Bretagna.
Il cellulare di Brandon cominció a vibrare sul tavolo.
"Ma non lo spegni mai quel coso?"
"No, mai " rispose lui. Osservó lo schermo e riconobbe il prefisso di Washington.
"A quest'ora?" chiese Brenda.
Il fratello senza distogliere lo sguardo dal cellulare "sorellina, sulla East Cost sono appena le 3 del pomeriggio"
"Ops", sorrise lei imbarazzata, ficcando la testa dentro l'ampia carta dei vini.
"Si,Philip, finalmente ti sei ricordato del tuo uomo al Colosseo, dimmi tutto...si uh..."
L'espressione di Brandon diventava sempre più corrucciata "che ti devo dire? È una bella opportunità professionale. Lasciami pensare un attimo. Non sono neanche tornato dall' Europa. Lo so che non c'è tempo. Dopodomani sono a Wash.. ok.." e riattaccò.
"Quindi? Dal l'espressione che hai Sembra che ti abbia appena licenziato. Eppure mi è sembrato di sentire che si tratta di una buona opportunità; cosa bolle in pentola, fratellino?".
"Non è una pentola, Brenda; è una padella con olio bollente e sta cuocendo un fritto misto. E dentro c'è di tutto, credimi. Di tutto".
Brenda gli aveva piantato gli occhi addosso "la smetti si essere così sibillino? Di che si tratta?".
Il cameriere servì i primi e Brandon aspettó che si allontanasse.
"Si è aperta una posizione a Los Angeles". E si avventò con la forchetta sulle fettuccine.
"Los Angeles?" Brenda ripetè il nome della città.
"Da dirigente" concluse lui.
Brenda si aspettava che lui dicesse qualcosa, voleva afferrarne una emozione ma Brandon sembrava preoccupato.
"E ci vai?"
Brandon smise di mangiare, posó la forchetta sul piatto.
"Non lo so"
Washington
Brandon prese il taxi e si recò immediatamente in ufficio. Il jet leg si faceva sentire ma era tardi e finse di ignorarlo. Spinse la porta a vetri e salutò di fretta la segretaria Sherlyl.
"Ti sta aspettando" gli gridò dietro.
Brandon inquadrò la porta ed entró senza bussare.
"Bentornato Walsh"
"Ciao Philip"
Era un uomo oltre i cinquanta anni. Non bello. Un tipo. Un grande giornalista e un celeberrimo giocatore di poker.
"Tre mesi Walsh. Non ti chiediamo di più"
"Che fine ha fatto Barret"
Thompson si guardó le scarpe .
"Sua moglie non sta bene, è una buona occasione"
"Si lo so"
"Tre mesi e torni qui"
Brandon non replicò
"Oh! Grazie Philip per la grossa opportunità" lo scimmiottó Thompson
"Non è questo.."
"E allora cosa?" Thompson aveva alzato la voce senza accorgersene ma si scusò quasi subito "ho avuto una brutta giornata".
"Si anche io" rispose lui.
Brandon uscì dando la risposta che tutti si aspettavano.
Quando apri la porta del suo appartamento a Washington lo accolse la freddezza delle pareti color ghiaccio. Rimase a guardare i piatti ancora sporchi di quando era partito.
Sprofondò sul divano slacciandosi la cravatta.
"Los Angeles" sussurró.
Beverly Hills
La camera da letto era ancora immersa nella penombra, nonostante fossero le 9 del mattino; l'arredamento era semplice, a tratti spartano. Un armadio a due ante, una sedia, una cassettiera sormontata da uno specchio, un comodino accanto il letto con mutande accatastate; pulite, ma ancora da sistemare. E vestiti. Ovunque. Vestiti lanciati alla rinfusa. Camicie, t-shirt, jeans, pantaloni. Sembrava fossero appena passati i ladri. Ed invece era il caos regnante da mesi in quella stanza. Il cellulare cominciò a squillare sulle note di Beverly Hills Cop e impietoso avvisava Steve che forse era ora di abbandonare il letto.
Una mano uscì da sotto il lenzuolo e cominciò a tastare il comodino alla ricerca dell'oggetto molesto, cadere per terra la foto della piccola Maddy che sorrideva in un delizioso abito di Minnie.
Finalmente trovò l'oggetto urlante, al quale chiese pietà scorrendo il dito sullo schermo "Chi è?" disse palesemente infastidito; una voce lontana, oltreoceano, esclamò: "Sveglia Sanders, è ora di alzarsi pelandrone!"
"Brandon!" sembrò subito recuperare tutte le sue facoltà intellettive tale era la gioia nel sentire l'amico "Come stai?"
"Io sto alla grande, in forma smagliante. Sto andando all'aeroporto. Ti chiamo per chiederti due cortesie".
Spara amico" Steve era già fuori dal letto, proiettato verso una doccia ed un caffè nero.
"Devi venire a prendermi al LAX questa sera; niente limu, va benissimo la tua utilitaria...a proposito, che macchina hai ora?"
"Una Corvette, perché?"
"Certe cose non cambieranno mai" pensò Walsh e continuò "Nulla, solo curiosità; ma andiamo alla seconda richiesta leggermente più impegnativa".
"Cosa hai in mente, Walsh?"
"Quante camere da letto hai ?"
"Una sola, piccola e maleodorante, perché?", Brandon alzò gli occhi al cielo, mentre il tassista domandava "All'aereoporto Signore?"
"Si, grazie"
Steve non aveva capito niente tranne che doveva andarlo a prendere. Un sorriso affiorò spontaneo sul viso abbronzato "Vuoi dire che..." "
"Bingo ragazzo!" fece l'altro "lavoro amico mio, hai presente o ti mando un videotutorial?".
Steve cominciò a saltare come se dei carboni ardenti si fossero improvvisamente accesi sotto i piedi nudi afferró un pezzo di carta strappato e una matita... "dimmi il numero del volo".
